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sabato 5 aprile 2014

Paint Me The Moon: Capitolo 48 ( Seconda Parte )


Ho letto dai vostri commenti che con la prima parte avete pianto. 
Bene. 
Auguri. 

Buona Lettura. 

Sun 


Richard mi tira su di se all'improvviso, prendendomi in braccio. Si avvinghia ai miei fianchi, si imprime sul mio corpo e non mi lascia nessuna via di fuga. Mi bracca con gesti di passione sfrenata e mi bacia profondamente, ansimando con forza sul mio viso e stringendo gli occhi per il forte bisogno.
Soffiandogli sul collo una raffica di "ti voglio", scivoliamo dentro casa, vacillando per quasi tutto il loft, fin dentro il bagno. 
<<Tieniti su>>.
Salda la presa sulla mia schiena con la mano, mentre con l'altra apre l'enorme soffione tropicale della doccia. 
In meno di un minuto, la stanza si riempie di vapore, con l'acqua che, bollente, cade con la densità di un temporale. 
Il suo viso si muove ad un centimetro dal mio e rimango a fissarlo: se allungassi di poco le labbra potrei ricominciare a baciarlo.
Sentendosi osservato con insistenza, mi punta addosso i suoi occhi blu indaco che si dilatano all'istante. Luminosi ed accecanti. Gli zigomi si coprono di un rossore che risalta la sua pelle bianca e sottile. Lo stesso colorito che molte volte ho osservato con ossessionante devozione, poco prima che il suo corpo vibrasse di piacere.
Con le dita risalgo sulla nuca, fino ad affondarle tra le ciocche lunghe e morbide dei suoi capelli scompigliati. Stringo leggermente e Richard chiude gli occhi. 
Osservo la sua espressione cambiare, come se la sua impazienza fosse improvvisamente domata dal mio tocco. I muscoli sulle spalle si sciolgono e rilascia un sospiro che infiamma il mio viso. 
Solletica la mia schiena con i polpastrelli facendomi scendere coi piedi per terra. Senza aggiungere una sola parola, sbottona l'unico bottone del mio copri spalle di filo bianco che scivola via dalle braccia in un secondo. Resto in silenzio ad osservare ogni suo gesto e lo fisso con insistenza. 
Con lo sguardo inchiodato sul mio corpo, afferra i bordi della mia t-shirt, lunga alle ginocchia, e la sfila rapidamente da sopra la testa. 
Quando il mio viso si libera dal cotone, la sua bocca mi arriva all'improvviso addosso e la mano si stringe sul mio seno. Accarezza le curve ripetutamente, stringendole e solleticandole, seguendo il ritmo del mio respiro. Le mie braccia restano abbandonate lungo i fianchi, impotenti.
Le sue labbra succhiano umide su per il collo e la lingua vortica, percorrendo una linea di fuoco fino a sotto l'orecchio.
Il suo nome diventa un sussurro fantasma, lo ripeto fino a farmi seccare la gola. Sono almeno un milione le sensazioni di gelo e fuoco che mi scorrono nelle vene e le percepisco moltiplicarsi all'infinito. 
Lecca e mi bacia, scavalca il mento, lo morde e arriva alle labbra. Le tira tra i denti e mi strappa un lamento. 
Risponde con un gemito e la sua lingua scivola dentro la mia bocca, con prepotenza. Lo sento irrigidirsi ed io con lui, reazione al tempo trascorso senza che il suo corpo e il mio corpo si toccassero e sentissero a vicenda. 
Si stacca e finalmente mi guarda, aprendo gli occhi lentamente. Nessun sorriso, solo tanto, tantissimo desiderio. Un'ombrosa espressione che si trasforma in un ghigno, quella che tutte le volte mi tortura e mi ricorda che, se ne avrà voglia, mi lascerà in biblico tra impazienza e supplica. 
Si sfila via la maglietta dalle stampe afro color caffè e i suoi capelli si scompigliano proprio davanti al mio viso, sembrando ancora più selvaggi. 
Lo guardo da sotto le ciglia e allungo una mano per accarezzare la curva della spalla sinistra, in piccoli cerchi che ne sottolineano la forma. 
Come fa a destabilizzarmi sempre? Come riesce a farmi sentire il vuoto sotto i piedi e l'intero universo nel cuore? Ogni singola volta, amore e sesso si fondono in una nuvola di odori che pizzicano nell'intimità, sguardi indecifrabili e carezze che sembrano nascere per la prima volta dalle nostre mani. 
Con gli indici curvi, aggancia le spalline di cotone del mio reggiseno leggero e le porta giù di colpo. Un altro strattone e scivola oltre le rotondità, rimaste nude davanti ai suoi occhi.
Afferra la mia mano adagiata sulla sua spalla e me la poggia sul seno, accarezzandomi attraverso le mie stesse dita. Piega la testa di lato schiudendo le labbra, mentre si gode la vista. Non mi sono mai sentita così: totalmente sedotta, dolcemente confusa.
Spostando solo gli occhi, fissa il soffione che continua a sprigionare vapore e a scrosciare acqua. Riduce il flusso e la pioggia diventa una nebbiolina liquida, dolce. 
L'aria satura di umidità rende i nostri corpi immediatamente lucidi di una lieve patina di sudore, sento gocce scivolarmi giù per la schiena e darmi i brividi. 
Le mie dita sotto la sua mano continuano a vagare sulla mia pelle e provo un immediato ed inatteso piacere nel farmi guidare; Prosegue, lasciando che io stessa tocchi tutto ciò che anche lui vorrebbe accarezzare e chiudo gli occhi per colpa dell'irresistibile provocazione.
Non c'è imbarazzo, non c'è pressione, ne alcuna fretta. L'ombra di un sorriso accompagna la sua ultima destinazione, premeditata e ambita. 
Ho un sussulto, mentre le sue dita si accavallano alle mie. Diventano un unico intreccio contro cui mi fa sfregare dal tessuto degli slip. Stringo gli occhi, mi muovo contro le nostre mani senza neanche accorgermene e gemo.
<<Guardami>>.
Con fatica obbedisco. Il mio campo visivo diventa il suo volto e viceversa: siamo come uno specchio che riflette quello che di più amiamo al mondo. 
Un dito sfugge alla presa ed inizia ad invogliare la mia intimità a contrarsi maggiormente. Lo sapevo. Lo avevo letto sul suo volto che avrebbe voluto la mia resa dopo i giorni di astinenza.
Con un passo chiude la distanza fra noi ed il suo petto sbatte contro il mio. Continuo a barcollare, ma la mano che aveva libera, aperta sulla mia schiena, non mi permette di allontanarmi di un millimetro dal suo corpo. 
Dopo aver premuto e sfregato le nocche contro lo slip e sul monte di venere, le nostre mani si allontanano di colpo dalle mie parti intime, ormai umide e tese. 
Insieme risalgono sulla mia pancia e sullo sterno e si sciolgono proprio tra le nostre bocche. 
Sgancia e sfila via il reggiseno, ormai abbandonato a mezzo busto, e in un istante spariscono anche gli slip. A bocca aperta, spalanco gli occhi davanti al leggero bruciore che avverto sulla pelle per via dello strappo. Non avevo mai pensato a quanto potesse piacergli polverizzare il mio intimo e compiacersene.
Con le dita percorro i leggeri solchi arrossati lasciati dalla foga e... sorrido. Lo guardo scalciare i jeans e i boxer contro un angolo sperduto del pavimento e poi riavvicinarsi a me esitando un istante. Accompagnati solo dall'addensarsi dell'aria e dal lento gocciolio dell'acqua, i nostri corpi si ritrovano e si uniscono letteralmente: I miei piedi nudi fra i suoi, le mie gambe che si scontrano con le sue, su due livelli. Il mio bacino tocca e sfrega sul suo. Sulla pancia il calore della sua eccitazione piena, mi inarco involontariamente per aumentarne l'attrito. Richard sibila tra i denti, sentendosi stringere tra i nostri corpi, e le sue mani raggiungono improvvisamente le mie natiche per dondolarmi su di lui ad un ritmo cadenzato. 
Osservando l'uno le espressioni di piacere dell'altro, lasciamo i nostri corpi in balia di quella meravigliosa sensazione del sentirti, rabbrividire e riscaldarsi. Minuti che sembrano ore.
Preda dei respiri in affanno e delle scariche di desiderio che non sembrano darci tregua, Richard mi solleva all'improvviso e mi trascina con se sotto il soffione. La parete di pietra oltre le mie spalle diventa un chiaro invito a mettermi comoda, così indietreggio e mi trascino il suo corpo dietro. Il getto dell'acqua, direzionale per via dei sensori, si assesta sopra le nostre teste e ci trasforma in rocce in preda all'erosione.
L'acqua trabocca dalle ciocche di Richard, si riversa sulle sue labbra e bagna quelle ali immaginarie che me lo fanno sempre sembrare un angelo tormentato. 
Zampilla dalle sue spalle e si dirama in numerosi corsi d'acqua sparsi tra le pieghe dei suoi muscoli o dalle fessure del suo splendido corpo. 
Sulla mia testa, i ricci rossi diventano adesso un pesante manto tra le spalle ed il collo, le dita di Richard non smettono di accarezzarli. Sento il trucco sciogliersi e mi lecco le labbra nel tentativo di asciugarle; Inutilmente, perché Richard non mi da tregua e non smette per un attimo di baciarle.
La luce nella stanza si abbassa di colpo. Rimaniamo al buio per forse due secondi, prima di ritrovarci avvolti in un arcobaleno fluorescente: una lenta e sensualissima sequenza di colori morbidi che ci accarezzano da sopra il soffione. Mi sorride. Le sue mani sono in tutto il mio corpo. Dio come le sento. 
Non avevo mai provato la cromoterapia, non avevo mai fatto nulla di così eccitante in vita mia. Non avevo mai esposto i miei sensi a tanta sollecitudine e non avevo neanche mai immaginato di dovermi tenere da qualsiasi appiglio di cui la doccia è fornita, per non cadere addosso a Richard. 
Eppure avrei giurato che trovarmi nella vasca con lui, seminudo, qualche mese fa, avesse riscritto i miei confini erotici. Quanto mi sbagliavo.
Chiudo gli occhi e lascio che la mia testa si abbandoni sulla parete. La bocca di Richard beve gocce dal mio corpo, oltre la pancia e giù su tutta la superficie all'interno delle cosce. 
Prima una, poi l'altra. Meraviglioso amore, meraviglioso sesso. 
Risale sui fianchi, continua a baciarmi la pelle e a scivolare sull'acqua fino a farmi voltare di schiena con entrambe le mani. Stende le braccia sopra le mie spalle e le accarezza, per distenderle. Dolcemente, le sue mani cadono verso il basso per concentrarsi sul mio sedere. Poggio la fronte sulla superficie asimmetrica e ruvida lasciandomi sfuggire un gemito.  
La temperatura dell'acqua vira lievemente dal tiepido, al fresco, poi al caldo. Le sue labbra disegnano le curve, ma resto instabile per il tremore alle gambe. Mi sento stordita dal piacere e nello stesso tempo desiderosa di avere di più. Debole, forte. Le sue dita si muovono lentamente fino a toccare i punti più caldi. Fragile, determinata. Le sue labbra giocano al centro della mia schiena, proprio sull'osso sacro, sprigionando un impressionante rete elettrica per tutto il corpo. Oh Dio. Sua, Mia. 
Affondo quasi le unghie sulla pietra e digrigno i denti per il godimento. Lo sento sorridermi su una natica, soffiando calore e leccando acqua. I sibili che provengono dalla sua gola non fanno che richiamare i miei gemiti e, ormai incapace di distinguere il calore dentro il mio corpo da quello dell'acqua sopra le nostre teste, arrivo al punto che probabilmente attende tutte le volte. 
<<Richard, ti prego.>>
Silenzio. Non si ferma. Bacia, sfrega. Le dita si muovono, scivolano tra le pieghe. Affondano, toccano ritmicamente alcuni punti che sembrano volermi far disintegrare da un momento all'altro. L'aria satura di umidità, odore del suo corpo e voglia di urlare. L'acqua, complice di Richard, mi sferza il seno rendendo la mia tortura più caotica e meravigliosa.
<<Richard>>
<<Non ancora>>
<<Richard... non>>
<<Capisci quanto ti desidero? Capisci quanto soffro lontano da te?>>
<<Ti prego, ti voglio.>>
 <<Non lo vedi? Siamo un unico desiderio, siamo lo stesso pensiero. Diventiamo gioia insieme, fuoco ed è l'amore che provo per te.>> 
Ansima, biascica le parole contro la mia pelle mentre si risolleva.
Le sue mani, come manette, bloccano le mie braccia sopra la testa. Intreccia le dita alle mie con una forza che enfatizza le sue parole. Il suo corpo si allunga contro il mio e lo sento completamente sopra di me. La mia schiena rabbrividisce al contatto col suo petto, il mio sedere si tende contro il calore della sua erezione, la mia testa scatta all'indietro cercando una tregua nell'incavo del suo collo. Le sue labbra soffiano subito al mio orecchio: <<Sei così bella Clay. Quanto vibra il tuo corpo sotto il mio. Sei splendida>>.
A palmi aperti, ci sosteniamo entrambi contro la parete mentre Richard infila un ginocchio tra le mie gambe e le sospinge per allargarle piano. Lo spazio necessario per entrarmi dentro quasi senza preavviso. 
Mi invade ed io mi sento sopraffatta. Il piacere denso, i colori intorno a noi nella semioscurità. L'acqua spegne, Richard incendia. 
Soffoca dei lievi ruggiti contro la mia spalla ad ogni lenta ed appagante spinta. La piena ed esaltante sensazione di essere un unico corpo che dona e riceve piacere simultaneamente. Lui ha il pieno controllo del mio corpo, ma riesce anche a farmi sentire cosa prova dentro: il suo cuore sembra impazzito, batte così forte da rimbombarmi nel petto in sincrono col mio. La sua testa è un uragano di emozioni, perché questo provo anch'io. C'è spazio solo per quei piccoli momenti di lucidità in cui gli confesso che lo amo, come il giorno in cui ha dipinto il London Eye sull'asfalto, come il giorno in cui mi ha accarezzato i capelli in ospedale, mentre dormivo. Tutto ciò che non faceva parte di noi, ma solo di lui. 
Le sue dita si stringono ancora più forti attorno alle mie e il ritmo si fa improvvisamente più sostenuto. Sento Richard lasciarsi andare in un modo nuovo rispetto alle altre volte, senza freni, in una posizione che ci rende esausti ed appagati. Meno dolce, più esigente e... fantastico. Sentirlo così preso mi travolge e inizio a respirare a pieni polmoni per sostenere la sua energia. Oh cavoli. Un impatto così violento di piacere e desiderio che ci investe in pieno. Le braccia iniziano ad intorpidirsi, le gambe iniziano a cedere e tremare. Richard sembra non volersi fermare, ma la tensione sul suo corpo mi dice che non resisterà ancora per molto. Inizia a massaggiarmi le spalle e allenta la presa sul mio bacino. Ci diamo pochissimi secondi di tregua, istante in cui Richard abbandona momentaneamente il mio corpo per potermi girare frontalmente. 
Quando gli sguardi si incatenano, il cuore esplode e i nostri corpi si uniscono nuovamente. Sorridiamo, poi chiudo gli occhi, avvolta dal calore che si propaga dal basso ventre fino ad ogni angolo di piacere che possiedo. Richard si spinge ancora più affondo, aiutato dalle mie gambe avvolte e spalancate sul suo bacino. Mi regge fra il suo corpo e la parete e tutto sembra ancora più nitido e devastante. Le mie mani si perdono tra i suoi capelli, mi godo in pieno il suo bellissimo viso arrossato e mi stringo più forte. Le spinte sempre più ravvicinate, l'inguine che sfrega ritmicamente contro il mio e le sue mani che artigliano le natiche, stuzzicandomi inaspettatamente nel punto meno esposto. Il suo pulsare alimenta le mie contrazioni ed è un attimo quando entrambi, senza un briciolo di preavviso, esplodiamo in sincronismo perfetto. Nel mio corpo, stavolta, il culmine è un eco. Si ripete intensamente fino ad appannarmi la vista. 
Cuori in corsa. Affanno. Incontenibile amore mio.
Nei minuti successivi nessuno dei due parla, solo respiri che ritrovano piano piano un ritmo regolare. Mi guardo intorno sbattendo le palpebre, con Richard che lentamente trascina entrambi per terra. Si abbandona incrociando le gambe, con me a cavalcioni su di lui. Mi accarezza la schiena poggiando la fronte sul mio seno, fa dei lunghi respiri. 
Lo abbraccio forte e mi godo il breve riposo che ci concediamo; L'acqua tiepida diventa come una coperta sotto la quale ci coccoliamo, e l'alternanza dei colori fluorescenti fanno da sfondo ai baci delicati con cui ricopro il suo viso.
<<Vuoi darmi uno schiaffo?>>, solleva il volto dal mio petto e ruota gli occhi al cielo, pronto a riceverlo sul serio.
Di che diavolo parla? 
<<Perché mai dovrei fare una cosa del genere?>>, sorrido con un sospiro.
<<Perché ti ho assalita>>
<<Non mi lamento affatto. Tu sei sempre il benvenuto nel mio corpo>>, lo bacio lentamente e qualcosa ancora vibra dentro di me. 
Risponde al bacio, allargando gli angoli della bocca in un sorriso. 
<<Scusami comunque, se ti ho... sorpresa in quel modo>>
<<Sarei una pazza ad accettare le tue scuse per questo. Piuttosto, penserei ad un premio come "Best Performance" con l'attenuante dell'acqua e della cromoterapia>>, sollevo lo sguardo lasciandomi incantare dal gioco di luci sopra le nostre teste. La penombra argentea tutta intorno, in momenti come questi, è decisamente afrodisiaca. 
Strofinandosi stancamente l'accenno di barba sulla guancia, sorride malizioso guardando altrove. 
<<Stavo impazzendo dalla voglia di provarla, con te. E' stata piuttosto raffinata come fantasia maschile, ti è andata bene!>>
Scoppiamo a ridere, poi mi fermo a guardare il suo bellissimo volto: riflette per un attimo i lineamenti del padre e della madre, riportando tutto a galla. 
Mi viene la pelle d'oca e Richard se ne accorge. 
<<Ci prenderemo un brutto raffreddore se non ci asciughiamo subito. Fuori, forza!>>
Avvolti in due caldissimi accappatoi termici, ci accoccoliamo sulla grande poltrona ai piedi del letto di Richard. Davanti a noi il mega schermo spento. L'uno accanto all'altro, aggrovigliati in un improbabile ma comodissimo abbraccio, pilucchiamo schifezze disposte su piccole ciotole sparse tra le nostre gambe e in bilico sui braccioli piani. 
L'inevitabile fame che colpisce sempre dopo sessioni così intense. 
<<Mi dispiace di essere stata distante in questi ultimi giorni>>. Il mio viso si oscura, ma resto a testa bassa per non compromettere tutto, proprio adesso. 
<<Clay, di solito non lascio correre quando qualcosa non va, ma mi ci hai quasi costretto perché ti sei chiusa sul serio>>, mi accarezza il volto cercando i miei occhi. 
Li lascio puntati in basso, leccandomi il sale dalle labbra. 
<<Adesso ti va di dirmi il motivo?>>
Merda. 
<<Credo sia stata la conseguenza di tutto quello che ci è piombato addosso. La paura di perderti, a New Orleans. La tua storia, quella di mia madre, e il destino decisamente beffardo che ci sa fatto incontrare. Gli devo tutto, sia chiaro. A volte ti dicono: "Hai solo bisogno di elaborare la questione" e invece, Richard? Come si può elaborare quello che ti è successo? Qualcosa dentro di te si è rotto, poi ti sei caricato di dispiaceri e sensi di colpa e hai lasciato tutto. Questo non si elabora. Poi, ho sempre saputo che il motivo della separazione fra i miei genitori fosse stato qualcosa di troppo pesante per venirne informata, eppure ho lasciato che il tempo facesse il suo corso. E cosa ho ottenuto? Che gli eventi si sono accavallati e non ci ho capito più niente.>>
<<Beh, parli con uno che di sbandamenti se ne intende. Nonostante la vita che ho scelto di vivere in questi ultimi tre anni, dopo la morte di mio nonno, questa è la prima volta che mi trovo di nuovo dentro un casino assurdo. Direi che il destino si è giocato la sua fottuta, subdola carta nel migliore dei modi. Ci si potrebbe scrivere un romanzo!>>
<<Oh dio no, direi che ne ho abbastanza di storie da leggere.>>
Mi abbraccia. 
<<Piccola, lo so che tutto questo è assurdo, ma per una volta riesco a dare un senso, una direzione a ciò che mi sta accadendo. Sono cambiamenti radicali, scossoni che arrivano all'improvviso per darti un ultimatum: la vita è tua, o la riprendi in mano o sei finito. E quell'ultimatum per me si chiama Claire Morris>>.
Sollevo il viso e lo guardo addolcirsi terribilmente.
<<Sei stato il solo ed unico motivo per cui ne è valsa la pena>>
<<Spero che la penserai sempre così>>, mi lascio scappare le parole dal cuore e mi si riempiono gli occhi di lacrime. 
<<Tutto l'amore che mi dai è l'unica cosa che conta per me. Ti sei fidata, mi hai accolto in casa e mi sei rimasta accanto, rispettando le mie scelte>>
Un pugno dritto nel petto. La mia fortuna vacilla. 
<<Cosa non riesci a capire? Cosa ti fa dubitare? Lo vedo nel tuo sguardo.>>
Mi stringo al suo braccio. Dovrebbe essere questo il momento in cui decido di aprire bocca e confessare ogni cosa. Invece la paura ha il sopravvento e rimango dell'idea che, ne stanotte, ne domani sarò in grado di affrontare l'incontro tra Richard e i suoi genitori. Dopo tre lunghi anni. Il solo pensiero mi fa desiderare di scappare, aspettando la sentenza. 
<<Sai cosa c'è? Che forse mi sono resa conto di quanto la mia felicità dipenda dalla tua. Se tu sei davvero, davvero felice Richard, allora ho un motivo più che valido per essere amata. Sei il dono più prezioso che la vita mi abbai lasciato davanti al negozio, in un giorno qualunque. Sei come Edward che all'improvviso, col suo buio, illumina la vita di Bella e le regala notti senza fine. Sei quel tipo di droga che Lei era per Lui. Sei il crepuscolo, una nuova luna, un eclissi e un alba tutte insieme. Sei come la Luna che non vuoi mai dipingere: nascondi la tua bellezza a tutti, anche ai tuoi genitori.>>
Richard trattiene il fiato, mi guarda come se lo avessi colpito in pieno viso. Come se stesse decidendo se mandarmi via o tenermi qui fra le sue gambe. 
Invece mi spiazza, e mi bacia. 
Un bacio lungo il tempo che impiega per aprire la cintura del mio accappatoio e sfiorarmi su tutto il corpo con le sue lunghe dita fredde.
Si stacca per guardarmi, con gli occhi arrossati. Si solleva con un po di fatica, invitandomi a porgergli la mano.
Un po confusa, ma profondamente felice, la poggio sulla sua ed insieme raggiungiamo il letto. 
Si avvicina all'orecchio e mi sussurra una sola frase, nella sua lingua, che vale per tutta la notte: <<Twilight, New Moon, Eclipse and my Dawn, i want to make love.>>

*

Nonostante il tocco delicato, sussulto quando sento una mano poggiarsi sulla mia spalla. Mi volto di scatto, trattenendomi il cuore con le mani; Con l'espressione rammaricata, il padre di Richard si scusa silenziosamente. 
<<Claire, io e Kristen volevamo ringraziarla infinitamente. Qualsiasi sarà la reazione di Richard, qualunque evoluzione avrà questo incontro, grazie. Non c'è altro modo di dirlo, perciò grazie>>. Lo guardo corrucciarsi, l'espressività del suo volto mi lascia totalmente spiazzata. Riesce a farsi capire in tutto, e la sensazione mi è così familiare. 
Non ho risposte da dargli. Solo tanta amarezza. 
Avrei preferito conoscerli in un'occasione diversa, tenendomi a distanza da dietro una transenna. Con la security pronta ad allontanarmi, non ad includermi nella protezione. Avrei potuto godermi la loro reverenziale presenza, la loro bellezza, da ammiratrice e non da persona meschina. Anche se il mondo intero mi guardasse come la ragazza che ha restituito Richard Pattinson alla famiglia, sono e resterò semplicemente Clay che ha tradito Richard. Dopo tutto quello che abbiamo intensamente vissuto in pochi mesi. 
Con tutte le buone ragioni per farlo, non riesco a darmi pace. 
Kristen, che fa capolino da dietro il marito, mi rivolge un sorriso profondo e sincero. Allunga una mano e stringe il mio polso per pochi secondi, in segno di gratitudine. 
Sono sconvolti dall'attesa, logorati dall'ansia e ciò che vedo nei loro occhi non è minimamente paragonabile alla desolazione che provo io. 
E' come se mettermi da parte fosse l'unica cosa giusta da fare, per dare loro lo spazio che meritano. In fondo è per quello che li ho chiamati: Richard è un ragazzo meraviglioso, che si lascia amare senza confini, e per i suoi genitori questo è elevato ad un numero esorbitante. 
Un ragazzone di colore, possente ed alto quanto la porta, staziona all'esterno. Continuo a guardarmi intorno spaesata, come se il loft venisse profanato da persone che con la nostra intimità centrano poco. La tensione è palpabile e non faccio che sospirare, cercando di calmarmi. 
All'ingresso dell'edificio pare ci siano altre persone della Sicurezza, confusi tra i passanti affinché passino inosservati. Richard ha perfettamente chiari questi tipi di meccanismi. 
Mi sento esausta. Dopo l'indimenticabile notte passata fra le sue braccia, sotto il suo inappagabile corpo, ci siamo addormentati alle prime luci dell'alba. 
Solo qualche ora dopo, Richard era pronto per un appuntamento importante con il Sig. Sebastien: voleva fargli vedere un piccolo seminterrato coloniale; Un laboratorio, un posto tutto suo dove potersi dedicare alle commesse dei dipinti. Casa, in effetti, stava diventano ingestibile per via del traffico di tele, colori e materiali sparsi per tutto il soppalco. L'unico spazio disponibile di cui Richard poteva disporre. Quello che era diventato un gioco, una passione e un arte dimostrata solo per strada, ora diventava una vera e propria professione, anche se per una cerchia ristretta di collezionisti. 
Quell'uomo è stata la sua buona stella e il talento di Richard non si è fatto attendere. Non mi sorprende che sia entrato nelle grazie del ricco mercante d'arte di New Orleans. 
Come un antichissimo Re Mida, mi sembra di vederlo trasformare tutto ciò che tocca in oro, e affetto aggiungerei. Le sue mille risorse, i modi cortesi ed affascinanti, un viso angelico e sorridente - DNA che ho davanti ai miei occhi proprio adesso - non sono propriamente tratti comuni tra quelli della nostra generazione, per questo risaltano agli occhi di chi li sa apprezzare. Tutto questo non va sprecato e proprio perché lo amo tantissimo, voglio che meriti di essere figlio di Robert e Kristen. Deve a loro quello che è. 
Nonostante siano qui da un po, non siamo riusciti che a scambiarci qualche parola di cortesia. Ad un tratto mi salta in mente una cosa importante, essenziale. Qualcosa che forse per distrazione o per mancanza di vera condivisione, visto che preferiva tenersi ogni dettaglio per se, non è mai uscito fuori. 
<<Com'era Richard da piccolo?>>, mi volto, incassando la testa nelle spalle per la domanda dai toni apparentemente indiscreti, visto il momento. 
E' Kristen a sorridermi per prima, mentre ci pensa un po su. Robert continua a fissare il pavimento, con le mani nelle tasche dei pantaloni. 
<<Cagasotto>>. Entrambi si guardano complici, poi ridono di gusto come se parlassero in sua presenza. 
Strappano una risata anche a me e li guardo perplessa. 
Kristen annuisce in direzione di Robert, poi mi sorride e si mordicchia le labbra nervosamente. <<Dio, aveva paura di tutto: insetti, fantasmi, di nuotare, dei pattini. Lo lasciavamo libero di sperimentare, ma poi gli succedeva sempre qualcosa e non ci cascava più>>.
<<Io non so quand'è il suo compleanno>> lo mormoro quasi parlando a me stessa, poi li guardo entrambi. In effetti, mi sento piccolissima davanti all'enormità dei loro ricordi. Per un attimo mi domando con chi sia stata fino ad oggi. Conosciamo forse due Richard diversi? E' quello che provo adesso. Una sensazione che proprio non mi piace. Viviamo quasi in simbiosi, con un legame che va al di la di ogni logica, ma non saprei quando festeggiargli un compleanno. 
La madre si avvicina a me di qualche passo, poi fa un gesto inaspettato: mi accarezza i capelli. Solo per poco, un istante. 
<<Da piccolo lo prendevamo in giro. Lo avevamo soprannominato Eros, come il dio greco dell'amore. E' nato il 14 Febbraio del 2013, dopo un travaglio di otto ore infernali>>, Kristen si tocca la pancia e fa una smorfia.
Il giorno di San Valentino. Non posso crederci. Il suo ultimo compleanno lo ha trascorso per strada e Matt mi aveva chiesto da poco di uscire insieme. Oh no.  
<<L'arrivo di un figlio proprio non ce lo saremmo aspettati. Ma quelle di Cannes erano state notti troppo perfette per renderci conto fin dove ci eravamo spinti. Abbiamo passato dei giorni meravigliosi, impegnati a presentare ognuno il proprio debutto indipendente dopo... la Saga, beh lo saprai.>>, Robert si gratta la nuca con fare imbarazzato e adesso so da chi ha preso Richard. 
<<Ho visto alcune foto. Kristen, lei con l'abito rosso era davvero... Eravate...wow, si perdono le parole>>, gesticolo in difficoltà perché è assolutamente vero: la loro bellezza incute quasi timore e al tempo stesso vorresti tenerli al sicuro dalla loro stessa notorietà.
In sole 48 ore di conoscenza, ho avuto l'impressione che siano entrambi un esempio raro di anti-divismo, e che la fama e l'enorme clamore intorno alle loro vite sia solo una bolla di sapone, pronta ad esplodere senza lasciare niente di veramente importante. Ad un tratto, mi è chiara la stima che nutre mia madre e la fedeltà che ha dimostrato in tanti anni. Semplicemente, lo meritano.
E allora perché mi sento orribile?
Nessuno in questa stanza ha idea di cosa accadrà, forse per questo restiamo pietrificati quando il trillo ci avvisa dell'arrivo dell'ascensore all'attico. 
Robert, intento a fissare il Mississippi dalla portafinestra, si gira di scatto lanciando un occhiata a sua moglie. Lei, seduta su uno degli sgabelli della cucina con le mani tra i capelli, rivolge lo stesso sguardo al marito. 
Io, rimango impietrita ad osservare il tizio di colore che rientra in casa e si defila in fondo al corridoio per non farsi notare. E' una scheggia invisibile. 
Meno di un minuto e Richard si fionda in casa altrettanto fulmineo, a testa bassa. Si libera del giubbino leggero, alzandosi le maniche della camicia evidentemente accaldato dal sole dell'ora pranzo. Scuote la testa. 
<<Non mi piace. Non mi piace per niente. Ho visto confusione in strada, riconosco certi movimenti>>, solleva finalmente gli occhi per guardarmi e trafelato si avvicina, afferrandomi per le braccia: <<Amore, sei sicura che Sofi non abbia detto ad anima viva che...>>. In un istante accade: si irrigidisce, decifrando la mia espressione terrorizzata.  
Poi, come attratto da un campo magnetico alle sue spalle, si volta lentamente verso la penisola della cucina. Sua madre si era mossa, e lo aveva percepito con la coda dell'occhio. 
Gli avambracci di Richard si tendono, si ricoprono di pelle d'oca e gli si drizzano i peli. E' terribile come riesca a sentire addosso quel gelo che in questo momento lo immobilizza. 
Le sue mani si staccano lentamente da me, abbandonate lungo i suoi fianchi. 
C'è un lungo momento, devastante, in cui Richard e suo padre si scambiano uno sguardo indecifrabile e profondo. Kristen non riesce a staccare gli occhi, stracolmi di lacrime, dal viso di suo figlio. 
Nessuno si muove. Nessuno respira. Siamo tutti fermi sulle proprie mine e spostarsi significa saltare per aria. 
Ci sono emozioni così violente che dentro ti disintegrano, ma fuori difficilmente le potrai riconoscere. Tre anni di separazione, giorni di angoscia per loro e di abbandono per lui, si polverizzano davanti ai loro stessi occhi. Troppi abbracci mancati, parole mai dette e sofferenze accumulate sotto pelle, non sono niente quando un metro d'aria ti separa. 
I loro sguardi sono un concentrato di ricordi, ma la tensione e la paura di come affrontarsi sembrano avere la meglio. 
La tensione che cala su tutti inizia a preoccuparmi e provo a prendere Richard per un braccio. E' freddo, e dal modo in cui inizia a scrutare il volto della madre capisco che a malapena mi sente. Il cuore mi batte all'impazzata. 
Ad un tratto, Robert fa il primo passo. Cammina instabilmente verso la moglie, le afferra la mano e intreccia le dita alle sue. La esorta ad alzarsi ed insieme raggiungono il centro del loft, ad un soffio da loro figlio. Indietreggio di qualche passo e, senza sapere bene cosa fare, resto ad osservare la scena. Sembra quasi una punizione, vista la sofferenza. 
<<Richard>>, Kristen pronuncia il suo nome in un modo che lo rende nuovo anche per me. Aspetta un cenno, qualsiasi cosa che lo scuota dallo shock, asciugandosi inutilmente le lacrime. Robert prova a toccarlo, nel volto la paura di un rifiuto e invece non accade nulla. Gli sfiora una spalla ritraendo la mano.
Richard sembra ancora in uno stato di semi coscienza, mi da le spalle e non riesco a capire come stia. 
Incoraggiato, il padre gli sfiora i capelli, gli stringe il polso, poi gli poggia una mano sul viso, incredulo. Il piacere del tocco, ritrovare i lineamenti di un figlio che ti somiglia in tutto. Non riesce a trattenere le lacrime, quando Richard sembra uscire dal suo stato catatonico e allarga le braccia per avvolgere la sua minuta e bellissima mamma. 
<<Tre. Lunghi. Anni. Richard. Cristo.>>, mormora suo padre abbracciando entrambi.
Dal fondo della stanza scoppio in un pianto di disperato sollievo, ma lo trattengo nel petto. Con forza. Tutto questo è troppo grande anche per me. Non posso restare, non posso. Non è giusto. 
Come una folata di vento, supero tutti e tre e scappo via dal loft, senza riuscire a chiudermi la porta alle spalle. Non prendo neanche l'ascensore: giù per le scale, in una corsa forsennata pur di raggiungere l'esterno. Salto un paio di scalini alla volta, quasi cado, ma non me ne curo. 
L'ultimo metro che mi separa dal portone principiale sembra la luce alla fine di un tunnel. 
Freno di colpo sul marciapiede, prima di andare a sbattere contro il via vai dei passanti. Mi guardo intorno e per un attimo, giuro, non so dove mi trovo. 
Smetto di piangere, cercando di darmi un contegno, davanti alle decine di facce che mi fissano sbalordite. Guardo a destra e a sinistra della strada prima di attraversarla e abbandonarmi su una delle panchine del piccolo parco. Quando trovo quella più al riparo di tutte, non riesco neanche a sedermici sopra. Scivolo sulle ginocchia e affondo il viso tra le braccia conserte, singhiozzando come mai in vita mia. A voce alta. 
<<Amore>>
<<Clay>>
Riconosco all'istante le voci di Lynn e di mia madre. Una si siede e mi accarezza i capelli, l'altra si china accanto a me poggiando la guancia sulle mie spalle. 
Le sento, ma non posso concedere loro neanche un minuto di razionalità. Ora sento che è il momento di buttare via tutta la desolazione accumulata nel cuore. Sento che adesso posso crollare, visto che più a terra di così non posso andare. 

*
<<Hai freddo?>>, alla mia sinistra Lynn mi accarezza i capelli. 
<<Clay, sei distrutta. Siamo qui da quattro ore. Per favore, andiamo a casa.>>, alla mia destra mia madre non si da pace. 
Scuoto la testa, il petto sussulta per i singhiozzi. Non piango più. Fisso l'attico del palazzo dal mio misero posto nel parco. 
<<Clay, ha ragione tua madre. Ne avranno per tutta la serata e forse anche per tutta la notte. Dovresti riposare.>>. 
Scuoto la testa. 
*
-Adesso, come mi hai promesso, va a casa e mangia qualcosa. Non passarmi di nuovo tua madre, non farmi questo! Resto al telefono con te finché non sarò certo che tu sarai nel tuo letto, nella tua camera. Li, dove ti ho lasciata l'ultima volta che ti ho detto " sta attenta". Ti supplico. Vuoi che un padre supplichi così la figlia? Lo faccio! 
<<Papà?>>
-Dimmi.
<<Quanto ti manca stare con me? Voglio dire, è davvero così brutto?>>, fisso ancora il vuoto davanti a me. Le corde vocali, usurate dal pianto, mi fanno sibilare e tossire.
-A volte mi sento trafitto Claire, e mi domando se ho fatto la cosa giusta. Ma per la maggior parte del tempo so cosa fai, dove sei, che sei felice. Non mi chiedo sei sei ancora viva. Questo per loro è stato decisamente orribile. 
<<Papà aiutami. Dimmi che ho fatto la cosa giusta.>>
- Hai ancora dubbi? Sul serio? Non hai idea del coraggio che hai avuto. Quel ragazzo aveva bisogno dei suoi genitori, dio santo, non era scappato da un Lager! Se non saprà darti un briciolo di merito per questo, allora avrai solo fatto una buona azione, non un atto d'amore. Non ti meriterebbe nemmeno.
<<Mi manchi>>
-Anche tu. Va a casa, dai. 
<<Vedremo>>
Sfilo via l'auricolare ad orecchino e lo lascio scivolare nella tracolla di mia madre. Sia lei che Lynn mi fissano, restando in piedi di fronte a me. Mi guardano con aria amareggiata ed io odio quello sguardo adesso. Vorrei solo tornare da Richard, tenergli la mano e farmi guardare negli occhi. Sarebbe sufficiente per capire.
<<Andiamo>>. 
Sospirano di sollievo, poi ci allontaniamo dal quartiere per raggiungere l'auto di Lynn. Un istante prima di perderne la visuale, mi volto fissando ancora il loft. 
Quando arriviamo a casa di mia madre, nessuno mi rivolge la parola. Stavano per farlo, lo so, ma ho sollevato un palmo per garantirmi un po di sano silenzio. 
Non riesco a tenere gli occhi aperti. Sono gonfi e mi bruciano. Neanche fare le scale mi alletta, quindi cammino spedita verso il divano del salotto e mi ci lancio colma di un peso enorme. 
<<Ti preparo qualcosa. Non hai mangiato, ne bevuto nulla>>
Chiudo gli occhi.
<<Vuoi del tè?>>
Sospiro.
<<Un plaid?>>
Sollevo di nuovo il palmo e con voce esasperata, quasi pronta a piangere di nuovo, mi rivolgo duramente ad entrambe: <<Vi prego, è troppo. La mia testa non riesce a gestire altro. Okay?>>.
Queste sole parole, prima di crollare in una miriade di sogni, stranamente tutti a lieto fine. 

*
<<Clay, tesoro>>
Merda che mal di testa. 
<<Amore, svegliati>>
Gli occhi mi fanno male, la gola è secca e le gambe sono intorpidite. Non so come ci si senta ad uscire da un coma, ma la sensazione che provo deve essere molto vicina.
Credevo di non riuscire a chiudere occhio e invece mi sembra di essere partita per un lungo viaggio e non sapere che giorno è. 
Quando riesco a mettere a fuoco, scorgo la presenza di mia madre seduta sul mio letto con una tazza in mano. 
<<Mi sento a pezzi, mi viene da vomitare>>
<<Hey, lo so>>, mi accarezza da sopra le coperte.
<<Qualsiasi cosa ci sia in quella tazza, preferirei evitarla>>
<<Hai lo stomaco vuoto da ieri>>
Mi sollevo di scatto, seduta sul letto. La testa sbanda immediatamente.
<<Che ore sono?>>, mi tengo la testa con le mani. 
<<Hey calma, calma>>
<<Mamma, quanto ho dormito? Dov'è Richard? Cos'è successo?>>
<<Stanno bene. Okay? Sta calma, ti dirò tutto>>
<<I suoi genitori sono rientrati in albergo alle 3 del mattino. Per fortuna senza confusione per strada. Richard è rimasto al loft. Non ha voluto parlare con nessuno, ma ha chiesto di te, pochi minuti fa.>>
Schizzo dal letto come un fulmine facendo volare la tazza dalle mani di mia madre. <<Gesù, Clay!>>
Afferro dalla sedia la tuta stropicciata appena lavata e domino i capelli con una fascia di cotone. Non metto neanche un ombra di correttore, ma dal riflesso distratto dello specchio, accanto alla porta, ho notato un viso sfatto e imbruttito. 
<<Merda. Merda. Non arriverò mai. Sono a piedi!>>, infilo le scarpe da tennis saltellando su ogni piede.
<<Lynn ti ha lasciato la card della la sua auto di sotto, Clay? Ti prego, aspetta! Devi almeno bere qualcosa!>>
Guardo mia madre e chiudo gli occhi per un secondo. Sospiro e scuoto la testa. 
<<Mi dispiace. Devo andare>>.
Mi precipito giù per le scale e scandaglio ogni angolo della cucina finché non scorgo la card floreale dell'auto di Lynn. Solo adesso che il tempo mi sembra un nemico giurato,mi rendo conto dell'ora. E' pomeriggio! Ho dormito tantissimo ed ho sprecato tutto questo tempo. Come hanno potuto lasciarmi tutto questo tempo lontana da Richard. E come mai non mi ha cercata prima? 
Non mi do neanche il tempo di pensare a qualche possibile risposta logica che sono già sotto il loft. Parcheggio con difficoltà e rimango attonita davanti alla folla raccolta proprio davanti l'ingresso. Due uomini della sicurezza impediscono a chiunque di avvicinarsi anche solo a due metri dal portone. Dal lato opposto della strada, tra i viottoli del piccolo parco, sostano paparazzi con dispositivi di ogni genere e misura, e tutti a prova di microscopio. Solo 24 ore e quest'area del centro non è più la stessa! C'è tensione, caos e aspettativa. C'è morbosità e tutt'altro che tranquillità. Esattamente ciò che Richard cercava con tutti i mezzi di evitare. Ed è dipeso da me. 
Non mi sono preoccupata di controllare le news o i weblog, tanta mi è estranea la circostanza. Nonostante tutto, non mi sfiora l'idea che adesso quel ragazzo che viveva da clochard davanti al mio negozio, l'uomo di cui mi sono perdutamente innamorata, sia Richard Rey Pattinson. Il figlio che Robert e Kristen cercavano disperatamente da tempo. Il figlio della fama e dello star-system. Il figlio di Hollywood e della generazione Twilight. Il figlio di un Premio Oscar e della stimata produttrice Stewart. 
No. Non era solo l'attenzione del Sig. Coleman a non voler attirare su di se. Ne dei passanti. E' quello che vedo che odia, e adesso capisco perché. Mi sento profondamente irritata e infastidita da tutto questo.
Quando a stento riesco ad avvicinarmi alle doppie porte di vetro del palazzo, non so bene come comportarmi ne cosa dire. Pensare per un attimo di venire allontanata come un'estranea o una curiosa giornalista mi squarcia il petto. Mi costringono, infatti, ad annunciarmi e ad attendere una conferma dall'attico per autorizzarmi ad entrare. 
Sono totalmente spiazzata. Adesso è così che funzioneranno le cose? Sono diventata una persona qualsiasi a cui viene permesso di avvicinarsi a lui? La nausea mi colpisce nuovamente e faccio in tempo a sostenermi al muro prima di abbandonarmi ad un paio di conati a vuoto. 
<<Signorina sta bene? Signorina Morris?>>
Mi volto, afferro la salviettina umida che uno dei due mi offre e me la passo sulla nuca. Sto malissimo.  
Annuiscono entrambi e mi fanno cenno di salire su. 
Mi tengo dalle pareti dell'ascensore, allargando le braccia per darmi equilibrio. Andrà tutto bene. Andrà tutto bene. Gli manchi. Gli manchi tanto. Vedrai. 

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A chi fosse rimasto l'amaro in bocca e vorrebbe sapere cosa è accaduto tra Richard e i suoi genitori, vi annuncio in anteprima che verrà dedicato un intero Outtake a questo incontro. 
Grazie.. ma di cuore e di pancia! 
Questa storia significa moltissimo per me e voi che la leggete ancora di più. 
Un abbraccio e ... a prestissimo con il seguito. 
Sun.



5 commenti:

  1. IL MIO CUORE è USCITO DAL PETTO!!! Sapevo che mi avresti lasciata senza fiato!!! Ma sei riuscita a fare molto di più!!! Sono qui che tremo e piango poi sorrido!!! Un susseguirsi di EMOZIONI FORTISSIME!!! Vorrei venire li dove sei tu per riempirti di baci e farti vedere e sentire come sono messa dopo questa PaintLettura!!! Può un cuore riprendere a battere solo per un PaintRacconto!!! Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!! Vorrei che tutto quello che la tua mente e il tuo cuore a creato prendesse VITA!!! Mi hai fatto sognare ancora con tutto quello che avrei voluto e vorrei capitasse nella realtà!!!
    Scoprire che PaintPittore sia nato a FEBBRAIO non ha prezzo!!! Sono SuperSoddisfattaFeliceOrgogliosaEntusiasta e chi più ne ha ne metta!!! Sono in PaintEstasi!!! Per ora non dico altro perchè non ne sarei capace!!! Ti sono grata perchè ci donerai anche quello che capita in quella stanza fra Paint e i suoi genitori!!!
    Che posso dirti se non Ti Lovvo e PaintForever!!! Perchè questa tua OPERA sarà per sempre incisa nel mio CUORE e nella mia PaintANIMA!!! <3 <3 <3!!!

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  2. solo quando sono arrivata alla fine mi sono resa conto di aver trattenuto il fiato per mezzora...e la tensione non se ne va,devo ancora sapere del tanto atteso incontro e soprattutto cosa succederà tra Richard e Clay,andrà bene o no?aggiorna prestissimo!!

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  3. Io riesco a dire solo quello che ha detto Clay: "Tutto questo è troppo grande anche per me".
    Meraviglioso Richard, meravigliosi i suoi genitori. Meravigliosa questa storia che mi ha fatto versare fiumi di lacrime.
    Aspetto con ansia il "to be continued..."

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  4. Mamma mia questo capitolo e' un susseguirsi di emozioni ...Quello che è accaduto in quella stanza non si sa ancora...ma si è percepita la tensione e' Clay comprendo la sua paura ...e cosa gli dirà Richard ....ansia a mille aspetto il seguito !!!!!

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  5. Più andiamo avanti con la storia più le emozioni crescono Silvietta mia..che dire? Anche questo capitolo è MERAVIGLIOSO, anche se sono belli lunghi a me sembrano sempre troppo corti per la velocità in cui li leggo XD Grazie ancora per averci donato questa storia e aspetto con ansia il prossimo capitolo..

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