Si avete letto bene !!! >>DOMANI LA SECONDA PARTE
Non fucilatemi, aspettate di leggere il seguito.
Perdonatemi se ho diviso il capitolo, sono stata COMBATTUTA ma ho deciso di farvi leggere tutto e subito perché tengo a tutto il capitolo. HO davvero bisogno che venga raccontato insieme.
Grazie per l'infinita pazienza... Le "colonne sonore " sono volute.
Buona luunga lettura - Sun
Lo riconosco subito poggiato accanto alla mia auto, le mani in tasca e la faccia da cane bastonato <<Che ci fai qui?>>.
<<Scusami...sono, ero... passato da casa tua. Stavo impazzendo dovevo vederti, parlarti...domani. Io domani devo partire. Tua madre mi ha detto che forse ti avrei trovata qui .poi ho visto l'auto ma non sarei salito>>
<<Mia madre doveva avvisarmi prima di mandarti qui ..>> scuoto la testa e mi avvicino cercando in tutta fretta di infilare la card nell'auto. Le sue braccia mi bloccano abbracciandomi da dietro inaspettatamente. Chiudo gli occhi e con una smorfia lo allontano.
<<Credi che ogni volta bastino due parole e un abbraccio? I tuoi alti e bassi non fanno per me.. mi hai lasciata per strada Matt, come una qualsiasi che raccatti e poi scarichi dall'auto! >> lo guardo con rabbia e ancora mi chiedo perché diavolo sia venuto fin qui.
<<Clay, sono stato imperdonabile..mi dispiace, mi dispiace così tanto che non riesco a fare un cazzo!>>
<<Ho bisogno di un po di tempo, sono nei casini nel caso te lo fossi dimenticato e non ne voglio aggiungere altri!>> si avvicina ancora accarezzandomi il viso continuamente e cercando un contatto che rifiuto.
<<Vieni con me! Clay... vieni via con me, passiamo qualche giorno ad Atlanta e vediamo cosa si può ottenere laggiù..>> scuoto la testa stranita.
<<Ottenere cosa Matt ? Di cosa stai parlando..? >>
<<Ho riflettuto stanotte e penso che...per come si sono messe le cose quì, credo che dovresti provare altrove..>> spalanco incredula occhi e bocca incamerando più aria possibile <<Aspetta, mi stai chiedendo di trasferirmi Matt? Dopo che mi hai vista coi tuoi stessi occhi stare male a sole tre ore da casa, dopo averti parlato di quello che provo a proposito di questa città e del mio unico punto di riferimento andato in mille pezzi? Non posso crederci. Io NON VOGLIO TRASFERIRMI, la mia vita è quì. Non so perché tu non riesca a capirlo ma non sarebbe l'unica cosa...>>
<<Che intendi dire.. Clay ti prego, non possiamo fare finta che non sia successo nulla? Io ho bisogno di te...>>
<<Nu-nulla?!>> chiudo gli occhi, questo è troppo <<Io, IO ho bisogno di me, Matt, ho bisogno di stare bene, di mantenere la calma e cercare di riordinare i pezzi. Non dev'essere anche questo un casino. I tuoi punti di vista mi sono chiari e non sembrano andare molto d'accordo coi miei in tutta onestà>>
<<Ho capito...domattina ho il volo, intorno alle 10:30. Prendiamoci questi giorni per riflettere..e quando torno ne riparleremo>> l'insicurezza che lo contraddistingue riappare, sul suo viso la convinzione di poter aggiustare tutto. Sul mio la sicurezza di non riuscire a provare altro che tristezza.
<<Fa buon viaggio e in bocca al lupo per il lavoro>> mi allontano in tono freddo e salgo immediatamente in macchina. Si aggrappa al mio finestrino costringendomi a mandarlo giù <<Mi chiamerai? Ti prego chiamami...>>
<< Per dirti cosa? Per dirci cosa? Quanto sembravamo simili e quanto siamo incredibilmente diversi? >> lo guardo intensamente dando a me stessa anche la conferma di essermi mostrata troppo, di aver abbattuto le mie difese come nulla fosse. Ho provato, non me ne pento, ma non posso iniziare una relazione nascondendo lacune così profonde. Mi ritroverei a coprire distanze abissali in meno di sei mesi. La faccia di Matt passa da un espressione mortificata ad una trafitta da rancore <<Cosa ci facevi qui >> irrigidisce la mascella <<Ho accompagnato Lynn da Ryan e non capisco perché tu me lo chieda...>> con indecifrabili occhi solleva le mani dal vetro e annuisce <<Sei una stupida! Stai mandando tutto per aria..>> senza voltarsi si allontana frettolosamente e lo stesso faccio io con l'auto.
Rientro pochi minuti dopo con il viso stravolto. Detesto questo genere di confronti, odio ferire ed essere ferita.
Dopo l'ultimo rapporto arenatosi ai tempi dell'Università credevo di sapere cosa volessi.
Prima della nostra evoluzione era sempre tutto così semplice. Poi, non c'è stata una sola volta in cui io mi sia sentita davvero a mio agio e libera di esprimere idee e pensieri che non venissero bacchettati o giudicati. Sentirsi così sotto pressione da parlare di "sistemare le cose" dopo solo una settimana, no, non credo funzioni così, non dovrebbe. E mi sento una stupida per aver creduto in cose così lontane dal mio modo di essere. Avevo messo in conto che la nostra splendida amicizia avrebbe potuto bruciarsi oltrepassando il limite. Vorrei non averlo fatto. L'ho perso due volte così.
Salgo l'ascensore senza accorgermene, trasportando tra le mani il sacchetto del Take-Away anche se sento di aver perso l'appetito o l'entusiasmo. Non vedo ne Lynn ne Ryan perciò mi trascino lenta fino alla porta della sua stanza ed entro senza neanche bussare. Sollevo gli occhi verso il letto, vuoto, ma l'ombra che scorgo con la coda dell'occhio in piedi davanti alla finestra mi fa sussultare. Con indosso solo il camice, la spalla sinistra tenuta premuta contro il corpo e la mano destra poggiata sulle grandi vetrate, non mi guarda rimanendo voltato di spalle. Sono sicura che mi abbia sentita entrare. Adesso definisco con più chiarezza le linee che delimitano il suo corpo: come avevo avuto modo di notare quella sera al parcheggio, è alto e slanciato; piuttosto magro rispetto alla stazza. Benché le spalle siano larghe, il suo tono muscolare è spento ma è senza dubbio il fisico di un ragazzo molto giovane. Le braccia sembrano essere quelle più toniche, le scorgo dalle maniche del camice arrotolato fin sopra i bicipiti.
Poggio sul ripiano il sacchetto, spogliandomi velocemente del cappotto e della borsa. Calamitata, mi avvicino accostandolo alla finestra. Fisso oltre il buio ma non guardo nulla perché tutti i sensi sono concentrati su ogni suo più piccolo movimento. Dopo quello che è successo vorrei tanto che mi parlasse, anche solo un ciao, un va al diavolo, qualsiasi cosa purché io non senta più questa brutta sensazione che stia sbagliando l'ordine delle priorità.
Una leggera spinta sul fianco mi fa girare le testa di colpo verso lui.
Continua a guardare fuori ma si dondola lentamente sbattendo contro il mio fianco con una cadenza costante, gentile, dolce. Rispondo appoggiandomi con la testa sul suo braccio nudo e smette subito.
<<Parlami>> puntando la testa al bicipite mi trascino ruotando la fronte fino a raggiungere il suo petto. Lo faccio con cautela, con delicatezza. Cerco di non pesare sul torace e non procurargli fastidi, o peggio dolore. <<Parlami>> la mia fronte affonda sul suo petto fasciato e respiro a fatica chiudendo gli occhi. Perché sento questo immenso bisogno di lui, perché è sempre così ?
<<Parlami>> bisbiglio bisognosa mentre inspira con grande fatica provocandosi diversi colpi di tosse che mi fanno sollevare il viso preoccupata. Abbassa lentamente gli occhi sui miei e ne leggo una profonda tristezza, un angoscia che non riesco a comprendere ma che mi fa sentire inadeguatamente al posto giusto. E senza alcun motivo apparente scoppio in lacrime; forse per tutto, per lui, le botte che ha preso, il The Page distrutto, il mio futuro incerto, la mia relazione andata a monte, il segreto di mia madre, la mancanza di mio padre.
Allungo il braccio sinistro circondando solo la parte destra del suo torace e mi aggrappo forte. Pensavo di sentire odore di strada, di sporco, di qualcosa che sulla sua pelle stona e invece il forte odore di glicerolo e lavanda della fasciatura mi fanno pizzicare il naso. E' comunque un buon profumo anche se nulla sa ancora di lui.
Sento le sue dita chiudersi delicatamente tra i miei ricci e riprende a dondolare nel più assoluto silenzio sospirando forte e stringendo sempre di più la presa attorno a me; ed è la cosa più bella che mi stia capitando dalle ultime ore. La sua ostinazione a non parlarmi, lasciandomi dentro il dubbio che forse non sia in grado di farlo, viene però sostituita dalla profonda dolcezza e dall'audacia dei suoi gesti: pensavo odiasse mostrare le sue debolezze e invece mi sta comunicando qualcosa che ha dentro. Credevo di essere un disinteressato momento di passaggio nella sua vita e invece ogni volta allaccia un pezzo di me a se. Dalla strada alle mie braccia, un cambiamento che non osavo immaginare fino a un paio di giorni fa. E' il tempo che detta le regole proprio come in questo momento che ci invita a perderne la cognizione per non rovinare tutto.
Tiro su col naso al centro del suo sterno e mi calmo. Respiro una, due volte.
<<Domani ti fanno uscire. Domani vieni via con me>> strofino la tempia sul suo petto e scatto una foto di questo momento nella mia mente perché so che da un momento all'altro mi cacceranno.
*
The VIDEO Song Quì
Now don't you understand I'm never changing who I am"
The VIDEO Song Quì
"Quindi è questo quel che intendevi
quando hai detto che eri esausta
e adesso è tempo di costruire
dal fondo di una fossa
fino su in cima
non tirarti indietro"
quando hai detto che eri esausta
e adesso è tempo di costruire
dal fondo di una fossa
fino su in cima
non tirarti indietro"
Costretta dai lampi di luce della mia videosveglia apro gli occhi confusa e assonnata come se mi fossi addormentata soltanto cinque minuti fa. Le note della canzone che però amo, non aiutano certo ad alleviare lo stato catatonico ne il nervosismo che ne deriva. Sembra già essere una di quelle giornate decisamente pesanti da gestire, con una quantità di pensieri tale da non riuscire nemmeno a scinderne quelli positivi dai negativi.
Mi porto di corsa sotto una doccia caldissima seguita da un ultimo getto freddo che mi colpisce in pieno facendomi urlare e gelare. Rido della mia scelta poco saggia ma è a quella risata che mi aggrappo coi denti per affrontare tutto il resto.
" It's time to begin, isn't it?
I get a little bit bigger, but then I'll admit
I'm just the same as I was Now don't you understand I'm never changing who I am"
Canto praticamente come una forsennata mentre indosso i vestiti: jeans di un blu scurissimo, magliettina a mezze maniche panna corredata da un fiocco che si lega al lato del collo. Giubbino di pelle color cannella abbinato agli stivaletti e alla borsa della stessa nuance.
<<Giorno Mamma...faccio colazione con Lynn >>
<<Mhhh.. >> finisce il suo sorso di caffè e mi fa cenno di aspettare prima di andare via <<Tesoro stai bene?>>
<<Si, perché ? Ho qualcosa che non va?>>
<<No...è che ti ho sentita cantare... >> ammicca e poi se la ride avvicinandosi a me per un bacio sulla guancia << Non preoccuparti troppo del Sig. Price, vedrai che il The Page lo rimettiamo a nuovo in meno di un mese..>>
<< Mamma ne ho già parlato con Papà e come ti ho già detto, nemmeno un dollaro. Ad occhio credo che i danni non siano irrecuperabili e con un po di sacrificio..>>
<<Lo so...ed è solo colpa mia>> si incupisce e la cosa mi turba perché non voglio che pensi a quanto la sua situazione influenzi la mia.
<<Mamma sono cose diverse, vedrai che invece troveremo anche un modo per accorciare i tempi del risarcimento. Non ci pensare dai >> le accarezzo la spalla lasciandola in mezzo alla stanza a rimuginare.
Lynn ed io ci ritroviamo sedute all' Highland Coffe, un posto che io e lei conosciamo dai tempi della scuola e a cui siamo affezionate per la sua atmosfera decisamente PopArt, così come la regola del posto detta: grandi stampe fotografiche in bianco e nero del Mississipi che ricoprono, come carta da parati, le mura. L'enorme parete dietro l'altrettanto grande bancone vetrina, dove fanno bella mostra le delizie di casa, è dipinta a mano con delle wallArt raffiguranti afroamericani intenti a suonare Jazz. Un esplosione di curve morbide, colori, di bocche e nasi e strumenti musicali. Una serie di schermi in 3D dove a manetta vanno in random dei videoclip musicali da paura. L'originalità di questo posto però sta nell'incredibile stile del "contrario" : i tavoli non sono altro che piedistalli a forma di sgabello e gli sgabelli sono delle superfici piane a forma di tavolini. Sono oggetto di migliaia e migliaia di foto ricordo sulla bacheca digitale, al centro del locale, dove ognuno ne invia una copia in wi-fi dai loro tablet o cellulari.
<<Allora Clay...hai capito tutto?>> Lynn finisce il suo ultimo sorso di cappuccino dondolando la gamba accavallata.
<<Mh mh>> io bevo il mio con calma.
<<Dai, ripetimi tutto.. >>
<<Mmhh..>> mi pulisco in fretta <<Lynn ho capito! Quando arrivo al loft per aprire devo prima disinserire l'allarme, poi inserire il codice di accensione della corrente elettrica e di tutti i servizi; quando esco devo fare al contrario. L'App che mi permette di gestire i comandi di casa dal mio Tab si chiama "HomeSafe" e la password è la data di nascita di tua madre! Uffff >> butto via l'aria rimasta e poi torno a respirare.
<<Perfetto! Io ho già predisposto da quì... >> mi mostra il tuo Tab << Vedi? La casa si sta già deumidificando così quando arriverete troverai l'aria meno satura, ti basterà soltanto togliere un po di polvere e cambiare le lenzuola>> la vedo arricciare il naso <<Sei davvero sicura?>>
Improvvisamente il suo sguardo mi fa perdere sicurezza <<Oh Lynn, si lo sono...però credimi non voglio metterti nei casini coi tuoi, se c'è qualsiasi problema io..>>
<<Oh assolutamente Clay.. non dirlo neanche per scherzo. E' tutto okay..potrai..no, potrete starci quanto vorrete>>
<<So che tutta questa cosa ti sembra assurda e stupida..e so anche che non sto dando la giusta importanza al disastro del The Page considerando che c'è di mezzo anche il tuo lavoro ma ti giuro che->> mi torturo i ricci.
<<Hey da quando in qua io giudico o metto in discussione le tue scelte? Sarei una pazza a non aiutarti proprio in questo momento. So quanto dolore provi dentro pensando ai tuoi sforzi e ai sacrifici e alla grossa porzione di cuore che ci hai messo in quel posto. Io ti seguo, mi fido e ti voglio bene amica mia. Non potrei mai giudicare il tuo dolore, non pensarlo mai. Quel ragazzo decisamente ha un ascendente su di te è innegabile. Devi andare a fondo, devi capire di cosa si tratta e perché lui sia legato a te allo stesso modo>>
Sollevo gli occhi sorpresa della sua affermazione <<Lo credi davvero? Si insomma da cosa.. >>
<<Io non ho semplicemente visto quei disegni, io li ho guardati..e c'è tanto per chi sa guardare..>> sorride affettuosa.
<<E' quello che penso anch'io. Ogni colore, ogni singolo colore rappresentava cose diverse, scenari diversi e tutti potenti, tutti intensi. Ho visto quanta forza e passione ci mette nel dipingere, come si dimena quasi colto da euforia, quando si spostava da un lato all'altro incurante dei passanti, della strada. Tutto pur di dare vita ad un pezzo di carta o di strada. Come fai a non provare interesse? Come si può restare indifferenti? Io ne sono estasiata almeno quanto lui. >>
Mi accorgo di avere lo sguardo perso mentre ne parlo e Lynn ridacchia <<Cosa?>>
<<Il tuo Serial Killer.. >>
<<Oh smettila... tu e le tue fissazioni! Lo hai chiamato così fin dal primo giorno e invece....il male lo fanno a lui>> abbasso lo sguardo sospirando profondamente.
<<Andiamo e facciamo in quattro il portafogli del Capo>> Lynn afferra di colpo la borsa trascinandomi via con una mano. Mi volto il tempo di notare una banconota sul nostro sgabello.
-
E' quasi ora di pranzo e un tizio pelato, insieme ad uno spilungone dall'aria impettita e deprimente, continuano il lunghissimo e svilente sopralluogo all'interno ed esterno del The Page senza scavalcare neanche il più piccolo centimetro. Prendono misure, scattano decide e decine di foto, lasciano note audio nei loro portatili di ultima generazione e ogni tanto fanno un cenno d'assenso al Sig. Price che mi parla a macchinetta da non so quante ore. Aaron Price è un uomo sulla cinquantina, di statura media e corporatura magra.
Sposato con una francese, ha due figlie che studiano in prestigiose università in Europa. Si, insomma i suoi soldi li spende più che bene non c'è dubbio. Ma nel suo regno a LaFayette è famoso per essere uno degli uomini più tirchi e di successo nel suo ambiente. Uno squalo. Entrare nelle sue grazie non è da tutti ma è anche vero che, preso da mille cose, i suoi progetti non sono sempre un ossessione. A parte Orange!
Lynn passeggia poco lontano da me, cercando di convincere Ryan a non far procedere alle dimissioni del mio artista fino a quando non avrò finito con questo supplizio: i suoi colleghi sembrano impazienti di toglierselo di torno.
Un vero e proprio supplizio e non per le persone che calpestano i cocci ancora per terra del mio locale, delle foto, delle parole e dei cenni incomprensibili. No.
La vera tortura è aver memorizzato ogni singolo frammento distrutto, ogni scheggia, incrinatura, poltrona a pezzi, postazione disintegrata. Il dolore che provo nel vedere tutto per aria piuttosto che stare li dentro a lavorare come tutti i giorni. Non ricevere nessuno con accoglienza, vedere i volti intristiti e affranti dei miei clienti che, sorpresi ed increduli si trovano davanti questo spettacolo orribile. Neanche il wi-fi funziona più. Non possono neanche rimanere nei paraggi e continuare in qualche modo a dargli vita semplicemente con una benedetta connessione wi-fi. E poi se ne sta lì, il ricorrente quanto insidioso pensiero del Chi e Perché. Una tortura.
<<Signorina Morris, venga con me le devo parlare>> il Sig. Price mi riporta alla realtà facendomi cenno con l'indice di seguirlo poco distante. Ha il viso teso e si stropiccia gli occhi. Il suo gesto mi fa agitare.
<<Signorina Morris, avremo bisogno di qualche giorno per fare la conta dei danni e in tutta sincerità speravo che la cosa fosse meno .. ehm.. appariscente di così>> mi fa cenno con gli occhi verso il The Page <<Tuttavia i miei collaboratori hanno dato una valutazione provvisoria su quanto riesca a far intervenire la mia Assicurazione e sono fiduciosi che gran parte del danno venga coperto>> inizio a sorridere gradualmente fino ad illuminarmi <<Questo significa che mi darà una mano con le spese?>>
<<Certo! Questo posto mi frutta parecchio Signorina Morris, lei è una delle persone più in gamba che conosca. Il numero degli iscritti, gli introiti, le sue idee di marketing, la gestione web.. le fa tutto onore. E' per questo che punto su di lei.. di sicuro odio i finanziamenti a vuoto perciò....>> il suo sorriso diventa un ghigno e annuisce ancora prima di parlare. Rimango interdetta.
<<Perciò..mi basterà una telefonata!>> lascio andare tutta l'aria che avevo trattenuto durante il suo sermone e l'adrenalina inizia a solcare le pareti delle mie vene. C'è un unico coro dentro di me che non fa che urlare "Tutto si sistemerà presto, tutto si sistemerà presto, è fatta". Lancio una mano stringendo forte quella del Sig. Price e con il sorriso più grande che riesco a tirare fuori, dopo giorni di buio totale, lo ringrazio <<Grazie! Davvero, la ringrazio.. lei non sa quanto questo significhi per me. La prego mi faccia sapere quanto tempo occorrerà per la ristrutturazione ed io sarò a sua completa disposizione, io...>>
<<Bene! Proprio questo volevo sentirle dire. Claire, in cambio le chiedo un piccolo favore che so che sarà lieta di ricambiare non è vero? >> riecco il ghigno <<Ad Orange è tutto pronto. Sarò molto lieto di saperla lì già da domani o al massimo dopodomani giusto il tempo di farla organizzare e visto che quì non ci sarà molto da fare se ne potrà occupare tranquillamente. Verranno portati avanti i lavori, non dovrà preoccuparsi di nulla, manderò qualcuno dei miei a fare da supervisore >>.
Rimango di pietra senza provare alcun tipo di emozione. La mia bocca diventa di colpo asciutta e uno strano senso di vuoto misto a nausea mi fa girare la testa tanto da poggiarmi ad un aiuola in pietra accanto a me, decoro tipico del lungo viale alberato. Lo guardo come se fosse un fantasma, una presenza paranormale e inquietante che mi ha appena bucata in mezzo allo stomaco. Dentro me un desiderio immenso di aver capito male, di aver sentito un enorme cazzata frutto della mia fantasia frustrata. Cazzo.
Deglutisco iniziando a iperventilare <<Lei, le..le....Lei non può farmi questo! Io non posso andare ad Orange adesso, io non posso lasciare e non voglio lasciare il The Page. Voglio poter seguire in prima persona la ristrutturazione e voglio che tutto sia esattamente com'era. Lei non può pretendere..>>
<<Oh andiamo Claire, non vorrà farmi credere che la sta prendendo sul personale? La prego, non sia così sentimentale, gli affari sono affari. Quando tutto sarà pronto ne riparleremo. La saluto, ora devo proprio scappare. E' stato un piacere rivederla, vedrà che andrà tutto bene le sto dando una grossa mano dopo tutto>> con un cinico saluto colmo di finto affetto se ne va lasciandomi nella merda.
Nella merda. Tanto sconvolta da non riuscire a dire nulla neanche quando Lynn mi si getta praticamente quasi addosso chiedendomi cos'avessi.
<<Niente, ... andiamo in Ospedale. Tieni guida tu... >> lascio scivolare la card della mia ibrida e inizio a camminare abbracciandomi le spalle, con lo sguardo perso. Come cazzo è possibile che succeda tutto a me? Sento tutta la pressione del mondo addosso, mi sento vinta, vinta da ogni punto di vista. E' una sensazione così desolante, che mi sento inaridire dentro. In auto mi accorgo appena della voce di Lynn <<Clay senti, se riesci a lasciarmi al volo davanti al loft, vorrei sistemare un po di cose per quando arriverete. Te la senti di proseguire da sola da lì?>>
<<Si, si.. okay >> annuisco un po assente ma credo sia meglio.
Quando arrivo sotto al parcheggio del BR General salto giù dall'auto quasi correndo verso l'ascensore che mi porterà da lui. Ticchetto sulla parete senza mai togliere gli occhi dal display che ignora la mia impazienza segnando lente -1,0,+1.
Le porte si spalancano ma sono fuori già da un pezzo, mi guardo intorno cercando qualcuno al Triage ed uno dei dottori a conoscenza annuisce indicandomi con l'indice il corridoio che porta alla sua stanza. Cammino velocemente e voltandomi solo un istante verso chi mi segue, chiedo come sta.
<<Sembra molto meglio, prima di mandarlo via devo spiegarle alcune cose>>
<<Si, ma in fretta. Prima lo porto fuori da quì, prima inizio a prendermi cura di lui..>>
<<Non è facile con una costola incrinata, ma in fondo ha solo bisogno di riposo..tutto quì..>>
<<Okay..>> annuisco preoccupata ed entro senza neanche bussare. Sorrido quando l'infermiera di colore, quella simpatica e rotonda che ha già una cotta per lui, mette a posto il vassoio quasi vuoto del pranzo e mi strizza l'occhio. E finalmente lo guardo. Sento il cuore battere due volte di seguito e mi spavento per il calore improvviso al volto.
I suoi occhi si inchiodano violenti ai miei, aperti e smaglianti in quel blu infinito che sembra accendere tutto il suo volto di vita.
<<Ciao.. >> bisbiglio avvicinandomi con un sorriso di gioia insensata che spazza via tutto quello per cui stavo piagnucolando in macchina. In meno di un secondo siamo quasi soli.
Inizio il mio percorso visivo dai suoi capelli alla folta barba per poi notare con mia grande sorpresa che è vestito con abiti puliti e chiari. E' un altra persona, diio se lo è. Stento a riconoscere anche le forme del suo corpo che mi sembravano più sottili e prive di tono. L'infermiera si avvicina al mio orecchio << Omaggio del Dottor Atwood, ci chiami quando siete pronti ad andare è importante >>.
<<Sul serio? Oh..d'accordo >> sorrido al regalo di Ryan mentre lei va via.
Quando ritrovo i suoi occhi mi perdo per diversi secondi e senza neanche accorgermene il mio palmo destro è affondato sulla sua guancia sinistra. Si rilassa sospirando e il suono che provoca la sua bocca mi mette i brividi fino all'ultimo centimetro di pelle.
<<E' ora di andare, ti porto in un posto dove potrai stare tranquillo. Devi solo promettermi di stare buono e non andartene in giro..>> ovviamente il suo silenzio è diventata una certezza, non risponde ma i suoi occhi mi comunicano il suo consenso. Deglutisco con una strana emozione dentro, come se lo vedessi davvero per la prima volta e forse solo ora mi rendo conto della scelta che ho fatto di prendermi cura di lui senza avere la minima idea di quali davvero siano i suoi bisogni. <<Direi che possiamo andare..>> il cuore inizia la sua folle corsa quando lo vedo alzarsi in piedi e iniziare a guardarsi intorno con smania e nervosismo. Scandaglia la stanza con i suoi occhi accesi e poi lo fa anche con i suoi passi misurati e barcollanti. <<Qualcosa non va? Cosa stai cercando? >> lo seguo provando a rendermi utile, finché si ferma davanti alla fila di armadietti incassati al muro che si aprono con una semplice pressione delle dita e li spalanca tutti, uno dopo l'altro fino ad afferrare con fervore un mucchio indistinto di roba scura e sporca dal primo della fila. Li porta sul petto tenendoli stretti a se con la mano e con il resto del braccio e poi si volta a guardarmi ansioso <<Quelli sono i tuoi vestiti? Li rivuoi? Possiamo portarli con noi..gli faremo fare un giretto in lavatrice sta tranquillo >> annuisco sorridendo e cerco di sottrarli delicatamente alla sua presa permettendomi di infilarli nel sacchetto di tela dentro cui stavano quelli puliti di Ryan. <<Adesso possiamo andare?>> un accenno di sorriso e il mio cuore rilascia di nuovo due volte uno stesso battito sordo. C'è qualcosa di così bello nella sua espressione e l'idea che sia nascosta da quella odiosa tenda pelosa mi irrita.
Una volta fuori, il collega di Ryan, accompagnato dalla simpatica infermiera che ho scoperto chiamarsi Ella, mi fa firmare una sorta di dichiarazione che esonera l'Ospedale.
Storco le labbra ma in compenso mi lascia una lista di cose pro/contro e una confezione intera di fasce impregnate di antidolorifico da applicare durante la notte <<Il nastro staminico va tolto domani, è incredibile come ha ricucito i tessuti. Una volta con la sutura ci volevano giorni adesso bastano 24 ore...>> non faccio caso alla sua esaltazione medica e annuisco per tagliare corto. Sento il suo corpo alto accanto al mio ma quello che percepisco di più è il senso di soggezione, lo sento fin nelle ossa così, in fretta e furia, congedo tutti e senza dirci nulla camminiamo fianco a fianco fino alle porte dell'ascensore. Le sue gambe lunghe gli fanno compiere passi dondolanti ma piuttosto che sembrare scoordinato, l'andatura è tremendamente affascinante.
Muove la testa da un lato all'altro come se fosse stordito, ed anche le palpebre, si alzano e si abbassano lentamente mentre studiano l'ambiente circostante. Appare smarrito e posso capirlo dopo giorni passati per strada al buio o coperto fin sopra i capelli. In ascensore si poggia alla parete in fondo, incrocia le gambe e con il braccio destro si tiene stretto il fianco sinistro. In piedi di fronte a lui, osservo le sue gambe fino ad arrivare ai suoi occhi che già mi fissano <<Hai dolore?>> le due lame cobalto sono fuse nei miei occhi, dondola impercettibilmente la testa quasi con compiacimento.
<<Ti fa male?>> ripeto dolcemente indicando la costola. Mi fissa con l'ombra di un sorriso sghembo.
I miei occhi diventano due fessure <<Sai, ho la sensazione che tu sappia parlare perfettamente e che non abbia malattie o handicap. Ti piace solo tirare la corda...>> metto il broncio e gli do le spalle con ancora i suoi occhi divertiti addosso. Scuoto la testa ruotando gli occhi. Bene, inizia a farsi conoscere il ragazzo. Che stronzo.
Per tutto il viaggio in auto non ha staccato gli occhi dalla strada, è rimasto rivolto verso il vetro con le lunghe gambe ripiegate nell'abitacolo. Se penso che se ne sta seduto accanto a me, sulla mia auto il mio cervello va in corto. Ogni tanto le sue dita torturavano la barba o picchiettavano sul labbro inferiore ma nulla di più. Dopo i primi due minuti di monologo non ho retto e ho scelto anche io un sereno e adeguato silenzio.
Il centro di Baton Rouge è un posto perennemente incasinato soprattutto nella fascia della pausa pranzo per chi lavora. Riesco a stento a trovare un buco per la mia ibrida abbastanza vicino da non fargli fare troppa strada a piedi e stancarlo. Si guarda intorno spaesato e i suoi occhi scattano velocemente da un volto all'altro, da un persona all'altra come se li trovasse una minaccia ogni volta che gli passano accanto.
Gli poggio delicatamente una mano sul braccio e lo guardo accigliata <<Stai bene? Troppa luce?>>
Scuote la testa.
E' una risposta! Non mi ha guardata ma mi ha risposto. Oddio mi ha risposto?! Si mi ha risposto. Con la bocca spalancata quasi inciampo oltrepassando il grosso portone a specchi oscurati dell'edificio dove si trova il loft. Sette piani in ascensore e la sua posizione non cambia: addossato alla parete in fondo a gambe incrociate e occhi fissi nei miei. Quegli occhi addosso, di quell'intensità e colore per ben sette piani sono troppo. Al quinto piano, in preda all'imbarazzo, sposto lo sguardo senza avere più aria da trattenere. Mi confonde, non riesco neanche a capire se sono io a guardarlo con malizia o lui, so solo che i lineamenti del suo viso iniziano a diventare sempre più familiari, belli e comunicativi. Troppo.
Le ampie porte dell'ascensore si aprono proprio sull'unico pianerottolo dell'attico che ospita il piccolo loft di Lynn. E lei è proprio sulla porta che ci attende con un sorriso imbarazzato ed entusiasta <<Ho sentito che stavate salendo>> la guardo perplessa e annuisce con l'espressione da "poi ti spiego anche questo".
Lo sento a pochi millimetri dietro di me, sembra quasi che si nasconda provato dal disagio o dal senso di inadeguatezza. Immagino che il cambiamento per lui non è facile, tutto all'improvviso, tutto così diverso. Lo capisco così bene.
Gli sorrido <<E' tutto okay..in questo posto non ci abita nessuno al momento..ci sarai solo tu>> i suoi occhi si spalancano stavolta palesando sorpresa e incredulità mentre si porta le dita al labbro inferiore, incerto, puntellando con i polpastrelli sul gonfiore fino ad aggrottare la fronte cupo. I suoi bellissimi occhi blu cobalto schizzano dai miei a quelli di Lynn scuotendo la testa. Senza lasciargli il tempo di rimuginare o di scappare lo afferro dal braccio destro con entrambe le mani e lo trascino dentro <<Si si e si...non fare storie, tu starai quì fino a quando non ti riprenderai completamente. E' un ordine!>> gli sorrido puntando ora l'indice di fronte al suo naso. Il dolcissimo sguardo che mi regala e l'accenno di un profondo e splendido sorriso mi fanno crollare le spalle e bloccarmi abbagliata davanti al suo silenzioso grazie.
<<Claay? io vado...solo un ultima cosa>> ridacchiando Lynn si porta accanto al mio orecchio <<Ogni qual volta chiamano l'ultimo piano dell'ascensore troverai l'avviso sul display principale. Fa parte del sistema di sicurezza visto che all'attico ci siamo solo noi. Sono riuscita soltanto a ripulire il bagno... il resto è un po impolverato e..e il frigo è vuoto>> la mia Multicolor continua a mordicchiarsi le labbra <<Lynn, ti rendi conto di quello che stai facendo per me? Di quanto tu sia stata generosa? Come minimo rimetto in sesto questo appartamento fino agli angoli più nascosti...solo per dirti grazie!>> l'abbraccio prima di vederla avvicinarsi a lui e salutarlo con un cenno della mano <<Riprenditi in fretta, quì sei il benvenuto, davvero>>.
Mi libero della borsa e del sacco di tela coi suoi vestiti, poggiandoli sul ripiano della cucina che trovo subito a destra. Descrivere questo loft è praticamente impossibile. E' uno spettacolo. Tutto piccolo ma lineare e perfettamente simmetrico, forme, colori e lo stile hightech. Non esiste un ingresso e non ci sono divani; appena la spessa porta bianca e larga si apre, si viene catapultati in un ambiente completamente realizzato in mattoni a vista rossi e parquet ciliegio. Un enorme letto bianco campeggia proprio lì davanti su una sorta di palco a cui si accede salendo due scalini; sulla parete ai piedi del letto un enorme TV-3D appesa come un quadro. A destra del portone d'ingresso, si nota una penisola bianca a cui bisogna avvicinarsi per vedere incuneata in un angolo la piccola cucina a L bianca e acciaio alle cui spalle si trova un enorme finestra a tutta parete che da sul Mississipi e da cui riesco a scorgere una parte del Riverfront.
Accanto al letto, in fondo alla parete, si trova una scala a chiocciola in parquet e ferro che da su un soppalco dove mi sembra di scorgere un altro letto a due piazze. Oltre la cucina un piccolo corridoio che da su due porte rigorosamente bianche l'una di fronte all'altra. Sospiro ruotando la testa per riammirare di nuovo l'intero incantevole appartamento fino a tornare alla figura impietrita accanto a me che imbraccia sulla spalla destra lo zaino che gli ho restituito e che contiene tutti i suoi disegni e chissà cos'altro.
Una strana vibrazione si impossessa dell'aria saturandola e prima che inizi a balbettare, conscia del fatto che siamo soli, in cima ad un edifico che sembra la sommità di un monumento, prendo un profondo respiro concentrandomi sul da farsi. Inizio a dare un ordine alle cose e infilando le mani nella tasche posteriori dei jeans mi volto irrigidita verso i suoi occhi che mi fissano ancora cupi e illeggibili. <<Ehm, ascolta..visto che sei riuscito a mangiare qualcosa in ospedale credo sia il caso che tu riposi un po. Mi darai anche il tempo di mettere un po a posto e giuro che sarò silenziosa e non ti disturberò... puoi poggiare lo zaino e le tue cose e puoi andare in bagno o puoi fare qualsiasi cosa tu voglia>> mi accorgo che la valanga di cose che gli sputo addosso non aiutano a farlo sentire a proprio agio e sfido chiunque in una situazione tanto complicata ed insolita. Mi avvicino lentamente e con il cuore che sembra voglia uscirmi dal petto faccio l'unica cosa che so lo tranquillizza. La mia mano scorre lentamente sulla sua guancia, la spontaneità del gesto e la libertà con cui mi lascio andare mi spaventa, tanto è lecita. Sembra apprezzare perchè di colpo il suo zaino scivola sul pavimento con un tonfo sordo e la sua mano destra accompagna la mia. Chiude gli occhi e continua a rimanere in silenzio <<Sei così esausto.. >> ma la mia voleva essere una constatazione a cui annuisce lentamente ad occhi chiusi. Una altra risposta! Oddio mi ha risposto. Ha detto si? Si. Sospiro costretta a tirar via la mano.
<<Siediti su uno di quegli sgabelli, io faccio in un attimo.. >> gli sorrido mentre inizio a vagare senza meta nell'appartamento in cerca di lenzuola pulite e quando trovo un intero corredo lo sostituisco in pochi istanti a quello polveroso nel letto principale davanti all'ingresso. Sempre velocemente trovo e aziono il piccolo aspiratutto silenzioso che come un topo d'appartamento si infila in tutti gli angoli della stanza ripulendo e lucidando fino all'ultimo listone.
Mentre quel giocattolo gira intorno all'appartamento, ridacchio e mi avvicino alle sue ginocchia piegate sullo sgabello stando attenta a non sfiorarle. Il suo sguardo è ancora caldo e delizioso su di me e giurerei di aver incrociato più volte i suoi occhi seguirmi divertiti nel vedermi gironzolare tra un lato e l'altro del letto.
<<Quel mostriciattolo toglierà la polvere e tra pochi minuti sarai libero di tuffarti in quel morbido letto e poltrire ad oltranza...>> sbatto le palpebre aggrottando la fronte <<bhe non proprio tuffarti, la tua costola non ne sarebbe tanto entusiasta..se solo però mi raccontassi come te la sei ammaccata...>> il mio volto si indurisce ma cerco di non premere troppo sull'argomento. Per quanto si rifiuti di parlarmi scorgo dai suoi occhi che le percosse c'entrino parecchio con il The Page e che la mia tesi che lui fosse li e abbia visto tutto sia reale <<Ho bisogno di sapere...potrebbe aiutare anche me, potresti ricordare qualche particolare>> sbuffo <<..tanto lo so che eri lì!>> senza volerlo il mio tono si fa teso e in effetti non posso negare che la cosa mi indispettisca. Che senso ha tutto questo? Se lui fosse stato lì, se avesse visto tutto, se avesse reagito e le percosse ne sono la conseguenza perché diavolo non me lo dice? Perché non si fida abbastanza da raccontarmi tutto? E non per il The Page, ma per se stesso. Non sopporto l'idea che si butti via, che non si prenda cura di se e non denunci chi l'ha riempito di botte. Ha dei lividi enormi sul fianco e sulle gambe e il suo labbro è ancora violaceo e gonfio. Cosa lo porta a farsi del male più di chi lo ha aggredito?
<<Non puoi permettere che chiunque alzi le mani, non puoi difenderti solo chiudendoti sotto strati di stoffa e accucciarti come se li meritassi e non avessi scelta!>>
Di colpo i suoi occhi, che prima erano intenti ad osservare l'esterno dalla grande finestra, si scagliano nei miei con ferocia, le ciocche lunghe di capelli si poggiano pesanti sulle spalle e la mascella si irrigidisce storcendosi. Il suo sguardo è così duro e severo che per un attimo brividi di paura si fanno strada dentro me. Respira pesantemente e non c'è espressione adirata più chiara di questa, la prima che mi abbia mai mostrato da quando riusciamo a guardarci faccia a faccia.
Per tutta risposta la mia paura si trasforma velocemente in sfida <<Allora..? Continuerai per sempre con questo silenzio? Vuoi dirmi o no se riesci a parlare perché di sicuro mi capisci >> senza alcun indugio assottiglia lo sguardo indurendolo e infierendo ancora di più sulla sua rabbia, ma rimane in silenzio. Quell'odioso e stupido silenzio. <<Bene.. >>
Mi allontano di scatto e con la punta del piede spengo l'aspiratutto lasciandolo in un angolo. Mi avvicino alla borsa di tela e con i suoi vestiti in mano provo a cercare la lavanderia nel tentativo di sbollire rendendomi utile. Spinta solo dal vuoto d'aria sul fianco, il suo braccio mi strappa i suoi abiti dalle mani lasciandomi con la bocca spalancata. No so come abbia fatto a liberarli dalla mia presa senza neanche sfiorarmi. I respiri affannati di entrambi sono l'unico urlo sordo in tutta la stanza. Capriccioso e stanco lui, incazzata e stanca io. I suoi occhi sono vernice densa, sembrano adesso più chiari, sfumati di azzurro, duri.
<<Perfetto, lavateli da solo...non avrai la lingua ma le mani funzionano benissimo..buona notte!>> afferro di scatto le mie cose ed esco sbattendo la porta perfettamente consapevole che sono appena le due del pomeriggio.
In un secondo sono sull'ascensore e mentre le porte si chiudono urlo un <<Merda, il codice.. >> ma io li dentro non ci torno, almeno finché non mi calmo.
-
Sono una stupida! Non voglio fare altro che tornare lì, da lui. Il solo pensiero di allontanarmi è come uno schiaffo al centro della guancia: brucia.
Lo dicevo che questa giornata sarebbe stata difficile da gestire, sentivo che non avrei retto e la colpa è solo di quel figlio di puttana. E' solo un fottuto figlio di puttana.
Orange. Tornare in quella casa dove sono stata con Matt, lì dove ho ricevuto una delle notizie più brutte della mia vita. Quelle pareti calde di casa e fredde di cuore.
Un deserto confezionato ad arte per chi muore di sete. Sono ferma da cinque minuti davanti al portone di casa mia e mi manca.
Una cosa è certa tra noi la comunicazione sembra trasformarsi da bozzolo in farfalla e viceversa. Da un lato proprio non riesco a comprendere quali difficoltà abbia nell'esprimersi anche in poche parole, almeno con me. A volte sembra voglia darsi una tregua dalla sua crudele chiusura auto-imposta, e l'istante successivo è lì che con le unghie e con i denti mi intima a non scavare, a lasciare le cose come stanno a non sfondare porte perchè dall'altro lato ci sarà lui a reggerle. Sospiro.
Credo che in ogni caso la colpa sia mia perché questi piccoli ma importanti passi avanti dovrebbero bastarmi e non farmi chiedere di più. Si è mostrato aperto e fiducioso con me nonostante non apra bocca. Il fatto di capirlo è un grande passo avanti. E lui capisce me. Come posso anche solo pensare di mandare a puttane una cosa così rara.
Parlarsi senza proferire parola. Devo assolutamente trovare una soluzione per non andare in quel maledetto mortorio.
Entro in casa e quando trovo mia madre nel suo ufficio, intenta ad impostare un articolo muovendo le dita sulla lavagna digitale, la blocco con le mani e mi lascio abbracciare forte.
<<Hey.. che succede?>> mi accarezza con l'espressione triste.
<<Mamma e adesso cosa faccio? Mi hanno messa in trappola...sono nei casini e non so come uscirne.. >>
<<Calmati... prima di tutto..hai mangiato?>>
<<Oh no... non ho fame...>>
<<Vieni, questo non vuol dire che tu non debba mangiare..>>
In pochi attimi mi ritrovo ad inforchettare della pasta scoprendomi affamata. Mangiando, mi aiuto con le parole spiegando l'ennesima messa al tappeto del Signor Price. Parlo tanto, tantissimo di ciò che provo, di ogni più piccolo dettaglio, delle parole tessute col filo dell'inganno e del ricatto. Perché non è altro che questo. Un fottutissimo ricatto per ottenere in cambio soldi e riavere il The Page il prima possibile. Quando copro il viso con le mani mi do mentalmente dell'idiota per aver lasciato l'uomo che mi regala piacevoli tormenti da solo tra quelle mura. Ma la cosa peggiore che mi blocca lo stomaco e mi spezza fino all'ultimo pezzo di cuore è il fatto di doverlo lasciare per molto più che delle semplici ore.
Non ce la faccio. Non ce la farò mai a stargli lontana è questa la verità. Ho promesso, l'ho fatto e la mia promessa combacia perfettamente con i miei desideri. Per la prima volta.
<<Io non voglio lasciare Baton Rouge, non adesso...n o n a d e s s o. Forse riesco appena ad ottenere altre 24 ore e poi?>>
Trascorrono lunghi istanti di silenzio in cui mia madre finisce di rassettare la cucina senza dire una parola. La guardo, seguo ogni movimento che compie aspettandomi da un momento all'altro che mi dia coraggio. Nulla.
<<Non ti chiederò a quanto ammonta il danno...ma ho bisogno di chiederti alcune cose>> rimane vaga mentre asciuga il mio piatto appena lavato dandomi ancora le spalle.
Sbatto le palpebre perplessa <<va, va bene.. >>. Si volta lentamente poggiando le mani all'indietro sul ripiano. Mi guarda seria in volto. Ma che hanno tutti oggi con questi volti di pietra?
<<Se ti ha detto che ad Orange è tutto pronto vuol dire che ha già allestito il Corner giusto? E quindi tu dovresti andare lì e iniziare una qualsiasi mattinata di lavoro come qui no? Devi iniziare a pubblicizzare il Corner e partire con le iscrizioni, quante più possibili vero?>> annuisco come un ebete ad ogni domanda. Non capisco.
<<Manderà qualcuno dei suoi li?>> scuoto la testa accigliata.
<<E' nelle sue abitudini controllare i tuoi spostamenti?>> scuoto la testa.
<<Come vi tenete in contatto?>>
<<Mamma..io..che...>> solleva una mano <<Amore, rispondimi...>>
<<No. Solo telefonicamente. Tutto quello che faccio è inviare un recap settimanale con i dati insight>> il volto di mia madre si illumina e sorride.
<<Tutto quì?>>
<<Si, tutto quì.. mamma ti prego non capisco perché mi fai tutte queste domande?>>
<<Amore ma non lo capisci? E' fatta... non devi preoccuparti di nulla. Perché stare male e partire quando posso farlo io al tuo posto? Amore mio, sto prosciugando i miei soldi e quelli di tuo padre. Viviamo degnamente con i tuoi guadagni...l'unico modo per restituirti il rispetto e la stima che hai verso di noi, al di là dell'immenso amore nonostante tutto, è quella di sollevarti da questa incombenza. Ci andrò io e lo faccio con piacere, devi credermi>>. Rimango di sasso e sconvolta. Non credo di aver capito bene.
<<E non guardarmi così... tanto ormai ho deciso e guarda che non sto andando in Brasile>> scuote la testa e ride come se avesse appena raccontato una barzelletta.
<<Stai scherzando vero? Mamma tu hai il tuo lavoro->>
<<Non ho un ufficio tesoro, il mio lavoro sono io>>
<<Ma hai i tuoi articoli da scrivere->>
<<Ovunque mi trovi, anche dentro un caldo ed accogliente Digital Corner... ahh ho sempre sognato poterci lavorare... diio un posto così è un paradiso per tutti lo sai!>>
<<Mah...mah..mamma tu hai.. le tue cose>>
<<Trasportabili...come il portatile e la connessione internet>>
<<Ti prego lì è un buco...non riusciresti a resistere..>>
<<Ci sono musei?>>
<<Si>>
<<Ci sono ristoranti carini?>>
<<Qualcuno, si>>
<<C'è una palestra secondo te?>>
<<MAMMA! .. Ti prego non prendermi in giro non puoi..>>
<<Perché?....prova a chiederti perché e vedrai che non troverai un solo valido motivo>>
<<Perché mi mancheresti...>>
<<Piccola mia, ti mancherei lo stesso se tu andassi lì e ti mancherei di più perchè ci staresti male, e mancheresti a Lynn e.... a chi sai che conta su di te>>
<<Ma come farai con le iscrizioni , con il programma con l'inserimento dei titoli e tutto il resto...non hai dimestichezza..>>
<<Oh ti prego! Forse hai dimenticato il tuo Carnevale a New Orleans con Lynn e i gavettoni che vi hanno messe ko per due settimane? Bhe se funziona ancora come allora, ricordo tutto! E poi basterà qualche video conferenza per i primi giorni, ci teniamo in contatto ed è fatta. Clay, figlia mia.. so che hai bisogno di questo posto e questo posto ha bisogno di te..>>. Non riesco a dire una sola parola di più. Non riesco a credere a ciò che ho appena ascoltato e mi sembra tutto un assurdo sogno, un assurdo bellissimo sogno. Non posso credere che faccia questo per me. E' un angelo, il mio angelo. <<Mamma io non so cosa dire..>> non credevo che un idea del genere potesse essere presa davvero in considerazione da entrambe, mia madre è veramente in gamba non mi sorprende.
<<Tesoro.. dico che dovresti aiutarmi a mettere in borsa un po di cose.. SI PARTE!>> sorride come una bimba, sta davvero sorridendo come una bambina.
<<Mi Dio Mamma grazie, grazie infinite..sono senza parola, grazie..>> le corro incontro catapultandola con un abbraccio <<Oh dai su, non piangere...non l'avrei data vinta a quell'idiota per niente al mondo piccola. Andrà tutto bene>>.
No ma sti due sono l'amore....riescono a comunicare e a capirsi solo con gli sguardi e a sentirsi attraverso l'elettricità che sprigionano. Riescono persino a litigare (ora però voglio che facciano pace hihi). Sono meravigliosi.
RispondiEliminaDevo dire che la mamma di Clay mi ha stupita....sta facendo un gesto enorme verso sua figlia. La ama incondizionatamente.
Tesoro io non so davvero come esprimerti la mia stima per questa storia stupenda. Il modo in cui riesci a scrivere e a farmi sentire ogni sensazione ed emozione....non so come fai, ma ci riesci perfettamente :-*
Quindi stasera seconda parte????
RispondiEliminaCmq la mamma di Clay è eccezionale, vai lei *-* a parte che penso si divertirà un mondo!!!!!!!
Passiamo al nostro bel barbone con gli occhi cobalto......è testardo e sicuramente Clay ha centrato il punto sul perchè lui non parli, ma spero che prima o poi capisca che vale la pena lottare....per LEI!!!!
meno male che sono io quella a cui devono cavare le parole di bocca con le pinze XD in questo momento sono tornata una 12 enne "fangirlante",sono meravigliosi Paint e Clay insieme *-* *-* *-* anche se lui non parla si capiscono lo stesso solo con i gesti...
RispondiEliminae il signor Price è proprio un gran figlio di puttana!Lily mi ha stupita,non pensavo che se ne uscisse con questa soluzione,ma d'altronde il cuore di una mamma...
sono piacevolmente sorpresa, allora la mamma di Clay non è poi tanto sciroccata!!...che colpo di genio! ottima idea....ero già in ansia che Clay dovesse partire per quel dannato Orange!
RispondiElimina....Paint e Clay litigavano "silenziosamente" e io leggendo sorridevo da ebete con gli occhi a cuoricino! sono adorabili insieme!..emh...basta commenti: corro a leggere il prossimo capitolo!!!!!
Gli occhi cobalto di Paint sono la morte mia.......
RispondiEliminaUna ola per la mamma di Clay.....lei sa perfettamente che la figlia non può assolutamente lasciare "chi ha bisogno di lei"
Le piccole schermaglie tra Clay e Paint sono il preludio di un sentimento così potente che sicuramente li travolgerà in maniera totale....
Niente taglio di barba però.......
*________________* aaaaaaaaaaaaaaaaaw <3 Quanta dolcezza sua madre!
RispondiEliminaSi vede che è una Twilighter, tsk! ù.ù
Madre di Clay, una di noi! xD
Che meraviglia *_* non ci crederai, ma a me quest'uomo piace pure incazzato. Ormai sono senza speranza xD
*_______________* sono troppo curiosa di scoprire in che modo si evolverà il rapporto tra questi due signorini meravigliosi!
E comunque, io la mia idea riguardo al The Page, ce l'ho ù.ù
La dico? Non la dico? La dico? O_O DILEMMA!
U_U ebbene, non ti dirò niente. Ma per me c'entra il simpaticone. E gli amici di Matt, non so perché O_o sono strana, lo so -.-" ormai mi sono arresa con me stessa, e nemmeno lotto più per non dire quello che mi passa per la testa xD
Ti dirò, ho sospetti anche su Matt, ma per adesso gli concedo un minimissimo beneficio del dubbio. Molto molto minimo. U_U
*__________* Brava polp!