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lunedì 4 novembre 2013

"This is War" prologo


*Entra in punta dei piedi*, SALVE gente, ci siamo diamo inizio a una nuova avventura, anche se devo concludere l'altra storia, ma per quella non manca molto e cercherò di finirla subito.
So ... qui abbiamo il prologo della nuova storia, spero vi piaccia. Premetto che non vedete nessuna donna nel banner per un motivo ben preciso, voglio che ve la immaginiate voi. Ovviamente la descriverò, ma voi potete immaginarla come meglio credete! Buona lettura



Mi aggiro per il campo quando ancora il cielo è nero. Sono le 4 del mattino, ma il sonno sembra essere andato via. Nessun rumore, se non qualche animale notturno …questa calma mi angoscia. Ho imparato che quando da queste parti tutto è calmo, è segno che qualcosa bolle in pentola, qualcosa di grosso.  Sono anni che sono qui ormai, ogni tanto torno a casa, il tempo necessario per far contenti i miei genitori ma poi torno qui,  forse un po’ masochista o uno sciocco ma sento che il mio posto è in questa terra arida, martoriata dalla guerra ormai da anni.
Ho visto cadere tanti miei compagni, sono morti tra le mie braccia mentre li stringevo al petto cercando di dar loro quel minimo di calore che stavano perdendo. Molti avevano famiglia, genitori, mogli … bambini mai visti nascere eppure erano qui, ad aiutare le persone che hanno bisogno di protezione, di una speranza.
Quando leggo le mail dei miei amici mi chiedono perché mi ostino a rimanere qui, cosa mi spinge a rischiare la mia vita, rispondo sempre nello stesso identico modo: non lo so. Non mento, non lo so davvero, ma voglio stare qui, DEVO restare qui.
Mi stringo nella giacca e dalla tasca prendo il pacco di sigarette, unico piacere che ci è concesso qui. Ne accendo una e lascio che il fumo scenda giù fino a riempirmi i polmoni per poi buttarlo fuori, lentamente.
-Capitano, le hanno mai detto che è dannatamente sexy quando fuma?! Il suo modo di arricciare le labbra … se fossi donna potrei farci un pensierino-
-Sei sempre il solito idiota Dean. Come mai sei già sveglio?-
gli porgo una sigaretta che accetta volentieri, si siede vicino a me e insieme fissiamo l’orizzonte che pian piano si colora di arancione.
-Non lo so Thomas, sono inquieto. Senti anche tu?-
-Si, silenzio. Pensavo la stessa cosa prima, questa calma mi inquieta-
Non parliamo più, ci godiamo la sigaretta e riusciamo anche a goderci l'alba, ma la sirena suona, spezzando quel silenzio assurdo e si sentono le voci degli altri ragazzi.
-Bene, direi che vado-
-Si, io devo andare dal Colonnello-
con una pacca sulla spalla ci salutiamo, per poi prendere direzioni differenti. Cammino lentamente, salutando di tanto in tanto qualche militare, hanno una strana paura nei miei confronti o forse paura non è la parola giusta, direi devozione, timore ...non capisco neanche perché; al dire il vero, per me tutti sono uguali, io sono uno di loro, di certo le medaglie che porto non cambiano nulla per me, sul campo siamo tutti uguali, con o senza medaglie. 
Raggiungo la piccola costruzione del colonnello e con un leggero colpo aspetto che mi dia il via per entrare, ma stranamente la porta si apre e mi trovo davanti l'uomo con cui dovrei parlare.
-Ehm, colonnello-
-Oh Thomas ciao, ti aspettavo! Andiamo in mensa ho una fame da lupi- 
Inizia a camminare a passo spedito e rimango a fissarlo inebetito.
Lo raggiungo facendo una piccola corsa, ha uno strano sorrisetto, quello che di solito usa per darmi certe notizie!
-Non credi sia una giornata meravigliosa?-
-…dovrei?-
-Oh si, dovresti. Oggi andrai in aeroporto, devi andare a prendere una persona a me molto cara-
è calmo mentre mi parla, prende un sorso di caffè, un boccone di cibo e poi altro caffè.
-Viene un altro superiore?-
-No, viene una ragazza, una giornalista-
-Che cosa? Sta scherzando vero?-
-Calma signorino, ho la faccia di uno che scherza?! Oggi arriva questa ragazza, starà con noi nel campo, fine della storia-
-Signore, questa non è New York, qui la gente muore! Come può una ragazzina venire qui? Tutto questo è folle!-
-Senti, mi hanno chiamato quelli dei piani alti e mi hanno detto dell’arrivo della ragazza, non so neanche quanti anni ha, magari ne ha 50 e loro hanno detto ragazzina, sta di fatto che tra qualche ora atterrerà e io ti sto dicendo di alzare il culo e andare a prenderla, hai afferrato il messaggio?-
-L’ho afferrato Signore, anche troppo bene. Direi che devo portare con me qualcuno-
-Tu e Dean andrete più che bene, adesso scusami ma devo fare un giretto-
porto le mani sul capo incrociandole dietro la nuca, che diavolo ha in testa? Una donna, qui, una giornalista con poca esperienza a quanto ho capito, direi una suicida!
Picchio la fronte sul tavolo, e sento qualcuno sedersi vicino a me.
-Il Colonnello mi ha detto che dobbiamo andare in aeroporto-
-Mh-
-Non sembri entusiasta-
-Infatti-
-Quindi ehm … hai intenzione di venire o mi lasci solo e abbandonato nel mondo pericoloso?!-
-Mh, sapresti cavartela ma no, vengo con te-

Prepariamo la camionetta, con dentro munizioni e cassetta di primo soccorso, abbiamo imparato che non bisogna mai dare nulla per scontato, un attacco potrebbe arrivare quando meno te lo aspetti e di attacchi noi americani ne riceviamo tanti!
Mentre preparo l’auto sento già i primi "commentini" dei ragazzi, a quanto pare la notizia dell’arrivo della ragazza si è diffusa e, portare una ragazza in un campo di soli maschi che non vedono una donna da mesi non è proprio una decisione saggia!
Entro dal lato del guidatore e aspetto il mio compagno, sembra che questa giornata sia iniziata decisamente con il piede sbagliato!
-DEAN, DATTI UNA MOSSA-
-Arrivo, arrivo. Come siamo permalosi stamattina,  andiamo capitano!-
Le strade della città sono come sempre affollate, donne a cui malapena si vedono gli occhi, macchine vecchie, altre camionette militari di altre nazioni. Saluto i militari italiani che camminano a piedi in strada, ricambiano il saluto mantenendo lo sguardo fisso sulla strada, siamo abituati a non abbassare mai la guardia, anche se qui venisse qualcuno di importante per noi non farebbe differenza, rigore e concentrazione sono le parole d’ordine per noi.
Raggiungiamo l’autostrada in assoluto silenzio, le radiotrasmittenti gracchiano ma non presto tanto orecchio a quello che dicono, quello che noto invece è lo sguardo di  Dean perso nel vuoto.
-A cosa pensi Dean, sei silenzioso e non è da te-
-Nulla solo …è una ragazza quella che stiamo andando a prendere, sai cosa vuol dire questo? Un ragazza nel campus, ci sono ragazzi che non vedono una donna da due anni, mi chiedo come si comporteranno credo … non so, sono inquieto, ho paura che qualcuno di loro possa fare qualche sciocchezza-
-Lo so, lo so, ci ho pensato anche io. Dobbiamo solo sperare che sia brutta e che non ispiri nulla-
-Thomas …-
-Senti, lo so sono le paure che ho anche io da quando mi hanno dato la notizia, ma cosa possiamo fare? Sono ordini che vengono dall'alto, l’unica cosa che posso fare è quella di mettere in guardia i ragazzi e sperare che recepiscano il messaggio!-
-Mi toccherà fare da baby-sitter, me lo ha detto stamattina il colonnello-
-Be’, buona fortuna amico e fa il bravo-
-Per chi mi hai preso scusa? Io sono fedele alla mia Charlotte-
-Lo credo bene, aspettate un bambino!-
-Già …chissà-
-Non pensarlo neanche, lo vedrai nascere e crescere, te lo prometto-
Gli stringo la mano per fargli coraggio, non dice niente e continua a star in silenzio fin quando non arriviamo all'aeroporto di Baghdad lasciando la camionetta nel posto riservato ai militari, andiamo nell'aerea arrivi e dal tabellone ci rendiamo conto che il volo che arriva da NYC è appena atterrato.
-Be’, quando meno non dobbiamo aspettare molto. Ehm, Thomas, hai idea su come la riconosceremo?-
-No, ma suppongo sarà lei a trovare noi. Credo si aspetti dei militari quindi …-
-Giusto. Senti, io vado a prendere un caffè al bar, tu vuoi qualcosa?-
-Un caffè anche per me anzi due, facciamo gli uomini educati e prendiamo qualcosa anche per la signorina-
-Come sei galante-
-Solo a modo. Adesso va-

Rimango li, a fissare le persone che arrivano da tutti i paesi  e mi chiedo cosa ci fanno qui certi imprenditori, cosa li spinge a venire in una terra cosi difficile dove le ricchezze vengono manovrate solo dai potenti. La folla diminuisce ma in nessuno di loro noto una potenziale giornalista, forse ha avuto qualche problema con i bagagli o con i controlli, mi faccio avanti ma mi blocco quando una ragazza mi si para davanti.
-Salve, lei deve essere il capitano Miller-
-Si, lei è …-
-Oh, giusto non le avranno detto neanche come mi chiamo. Sono Laura, Laura Lewis-
-Piacere Signorina Lewis-
ci stringiamo la mano e cerco di essere il più delicato possibile, ha la mano piccola e dannatamente magra.
-Bene, direi di andare Signorina Lewis, dobbiamo solo recuperare il mio collega-
le sfilo il borsone dalle mani pigiandolo sulle spalle, da lontano scorgo Dean  che lo vedo avanzare con passo svelto.
-Dean, dove diavolo ti eri cacciato-
-Mi hanno chiamato dal campo, dobbiamo andare, subito-
-Signorina Lewis mi dispiace dirglielo ma dobbiamo correre, inizi ad abituarsi-

Il tragitto dall'aeroporto al campo, passa in assoluto silenzio. La ragazza si perde a guardare le terre aride che ci circondano, mentre Dean continua a comunicare con la ricetrasmittente, le notizie che ci arrivano non sono chiare, l’unica cosa sicura è che qualcuno ha cercato di entrare dentro la base ferendo qualche commilitone.

Quando finalmente arriviamo scendo dalla camionetta lasciando indietro Dean e Laura, vedo folla in quello che è l’ospedale da campo e prego fio che non sia nulla di grave. Quando i miei compagni mi vedono mi fanno spazio per farmi passare e quello che vedo mi fa gelare il sangue nelle vene.
Patrick, uno dei più anziani qui dentro è steso in una branda, completamente ricoperto di sangue. Mi libero della giacca, buttando a terra il cappello e mi avvicino a lui. Gli accarezzo la fronte, macchiandomi le mani di sangue, lui ha lo sguardo perso nel soffitto, ma quando mi vede incontra il mio sguardo e mi sorride.
-Ehi campione-
-Patrick, non posso lasciarti un paio d’ore da solo che fai questo gran casino?-
-Mi piace stare al centro dell’attenzione …sto bene ragazzo, dico davvero. Solo … solo una scheggia-
il medico mi sorride, ma è un sorriso finto, di quelli che non coinvolgono gli occhi.
-Ho sonno Thomas, tanto sonno-
-Dormi, io … io resto qui-
la voce si incrina e non faccio nulla per nascondere le lacrime che iniziano a rigarmi le guance. Intorno a noi regna il silenzio e, quando chiude gli occhi, si sente il suo ultimo sospiro.

7 commenti:

  1. me lo sento,mi serviranno molti fazzoletti con questa storia...ma vuoi perchè sono masochista,vuoi perchè mi hai già intrigata ma non vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo!

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  2. E' stato sufficiente questo prologo già mi sento coinvolta fino al collo.....sarà una storia bella tosta....aspetto il seguito Marty mia!!!

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  3. Questo prologo già mi ha incuriosita molto...l'ambientazione è diversa dalle solite ff ... da queste prime righe si capisce che sarà una storia bella impegnativa,non vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo...intanto inizio ad immaginarmi Rob in divisa!

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  4. Bene e' ancora presto a questa mi ha già conquistata ..... Sarà sicuro una storia dura insomma mi preparo con i fazzoletti ..non vedo l'ora che arrivi il prossimo capitolo!!!

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  5. Ho le lacrime agli occhi solo con il prologo, non oso immaginare come starò quando leggerò i capitoli..questa storia già mi piace Marti, non vedo l'ora di leggere il seguito...
    Immaginare Rob in divisa è una visione meravigliosa *__*

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  6. Oddio.....iniziamo presto con le lacrime......
    Ma questa storia sento già che mi piacerà (e non perchè il protagonista è Rob, che si chiama Thomas ed è un militare quindi con la divisa.....nooo assolutamente tutto questo non c'entra....XD)
    Lei....beh dopo una piccola incertezza, me la sono immaginata subito (ma non dirò mai chi è per me...)

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  7. Il prologo già mi ha incuriosita parecchio, con questa storia ci farai piangere come delle fontane.....

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