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giovedì 28 novembre 2013

Paint Me The Moon: Capitolo 42


Avevo promesso che il capitolo sarebbe arrivato presto, ma la scorsa settimana l'ho magicamente cancellato e dopo essermi ripresa dall'avvilimento, l'ho ricomposto. 
E ci siamo. ( In tutti i sensi )
Buona Lettura :) 


Chiudo al volo una breve conversazione con Lynn sull'imminente riapertura del The Page, lasciando ancora appeso l'auricolare ad orecchino. Con il trolley e le borse in mano, entro in casa in punta di piedi grazie al prezioso comando vocale che mi concede questa innovativa libertà. Prima ancora di avvisarla, sento la voce di mia madre che discute di qualcosa con la sua proverbiale passione da giornalista. L' anima da freelance non la abbandona mai, sembra di sentirla a capo di un esercito di anticonformisti. Ho sempre ammirato questo suo lato così determinato.

Mi libero dai pesi e la raggiungo, certa di trovarla sola nel pieno di una video discussione con uno degli editor dei tanti Newslog su cui scrive.
Poggio le dita sulla superficie scorrevole e all'improvviso le voci diventano chiaramente due, fisiche e chiarissime. Capisco all'istante che possa trattarsi della sua amica Sofi ed esito per paura di intromettermi bruscamente. Quando decido di bussare per presentarmi, parti della conversazione catturano la mia attenzione.
Pur detestando il gesto, mi fermo ad origliare.
<<Quindi se tutto coincidesse dovrebbe aver fatto da qui a qui nello spazio di qualche giorno.>>
<<Sofi, non sono convinta che sia il caso di interpellare i loro contatti. Può essere seriamente controproducente e se dovessero accorgersi che qualcuno di noi... No, voi. Io mi chiamo fuori>>
<<Lily, questa è una situazione diversa. Si è vero, troppa strumentalizzazione e il livello di assedio a cui sono sottoposti è costante, ma sapere di aver anche una piccola opportunità di collaborare per ritrovarlo mi è di grande consolazione. Come avere qualcuno che stia dalla loro parte>>
<<Sofi, sono sempre stata dalla loro parte e lo sai bene. Ma non posso lasciare che questa cosa mi travolga ancora. C'è stato un processo. Concluso. E poi il tuo coinvolgimento è stato irrisoio. Perché ti ostini in questa caccia? E poi chi ci dice che non sia..?>>
<<No. Sono sicura che sta bene. Più che sicura>>
<<Ho il cuore a pezzi per loro, pur mettendocela tutta non riesco a non farmi coinvolgere da ciò che è successo. Da madre di una figlia che ha quasi la sua età non posso restare indifferente a tutta la faccenda>>
<<Avrebbe dovuto darsi una possibilità con i suoi genitori. Non è stata colpa sua>>
<<Deve aver subito uno strappo irreversibile, era il suo punto fermo. Ed era lì con lui, per lui. Non so cosa si possa provare tanto da mollare il colpo pur sapendo quanto grava su di loro il peso della notorietà.>>
<<Ho sentito che lui è dedito completamente all'Associazione, mentre lei ha dovuto rimandare la sua ultima produzione da quando hanno perso anche quelle poche tracce>>
<<Proverò ad aiutarti, ma non voglio che salti fuori nulla. Con nessuno.>>
Sebbene la conversazione mi fa sentire a disagio, non riesco a cogliere il senso di ciò che dicono. Distrattamente penso a Papà e al fatto che un altro possibile sotterfugio lo manderebbe davvero in bestia. Non provo neanche a concentrarmi sulle loro parole. Una strana sensazione, come una vertigine, mi porta ad allontanarmi da un botta e risposta che per qualche strana ragione mi irrita. Perciò, ritorno sui miei passi e faccio in modo che si accorgano della mia presenza.
 <<Mamma sono a casa!>>
Ancora perplessa, mi pianto un sorriso in faccia proprio mentre mamma mi raggiunge per fare le presentazioni. Sofi la segue fuori dallo studio, mi sorride immediatamente con un espressione genuina e dolce.
<<Hey, guarda un po chi è arrivata?>>
Ha un aspetto semplice, un po più giovane di mamma e con un taglio orientale nello sguardo nascosto da un paio di occhiali da vista. Lunghi capelli scuri, leggermente ondulati e una figura filiforme ma molto elegante.
<<Tu devi essere Claire, hai proprio il sorriso di tua madre. Piacere, Sofi>>, la sua stretta è gentile e affettuosa e ne resto piacevolmente sorpresa.
<<Piacere mio, benvenuta. Ti sei già sistemata su da me?>>
<<Oh si, ti ringrazio sei stata davvero molto gentile. La vista è mozzafiato>>
<<Beh, Si. Non è lo skyline di New Orleans, però..>>
<<Invece va benissimo Claire, è anche troppo generoso da parte tua>>
<<Oh tranquilla, sei la migliore scusa che abbia mai avuto per dormire fuori casa!>>, sporgo le labbra facendo la vaga, ma la vedo la testa di mamma scuotersi contrariata.
Ridiamo un istante per poi ripiombare nel silenzio.
<<Tesoro, Sofi non vedeva l'ora di conoscerti. Le ho raccontato che sei a conoscenza di tutto, così eviteremo qualsiasi disagio>>
Annuisco in direzione di entrambe.
<<Tua madre è una Twilighter tosta ma molto, molto onesta. Non meritava quello che le è capitato, c'ero e posso assicurartelo>>
<<Grazie, è davvero importante che ci sia ancora qualcuno che la pensi così. Mi sento ancora scossa dopo tutta questa incredibile storia, se solo fossi stata informata prima>>, le parole mi sfuggono al controllo. Involontariamente mi ritrovo a lanciare un accusa sia a mia madre che a mio padre, ma è la verità. Avrei voluto conoscere prima certi dettagli  così pesanti della vita di mia madre, mi avrebbero aiutato a capire molte cose. La ritrosia quasi furiosa contro i libri sui vampiri della Meyer. La loro separazione, per esempio.
Lo sguardo di mia madre sembra voler urlare scuse a profusione ma le sorrido, non ha più senso tirare fuori l'argomento. Ha avuto modo di raccontarmi il suo punto di vista e i sentimenti contrastanti che l'hanno spinta a tenermi fuori da tutto. Ed io l'ho accettato.
<<Clay, a volte noi genitori pecchiamo di iper protezione senza pensare alle conseguenze. In fondo non è mai un buon momento per dare cattive notizie>>
<<Già, probabilmente un giorno lo capirò...>>
Tiro con me il trolley facendo un passo verso le scale, poi mi volto con un sorriso ironico verso Sofi.
<<Ti spiace se mi intrufolo nella tua stanza? Giuro che afferro al volo lo stretto necessario e poi è tutta per te!>>
Sofi risponde con un sorriso complice <<Oh, beh fa come se fossi a casa tua!>>
Sulla scia di una risata comune cerco di congedarmi <<Fate le brave mentre svuoto l'armadio e buone chiacchiere. Tra l'altro mi ricorda il pranzo con la mia di chiacchierona. Sarà meglio sbrigarsi>>.
<<Ah ti vedi con Lynn, non resti con noi?>>, mamma che fa il broncio è un evento.
<<Oh, lunedì riapriamo e stiamo ancora completando gli ultimi dettagli. Vorremmo finire per stasera, così sarò libera per domani>>
<<Dio Clay, mi sembra incredibile. Non vedo l'ora di rivedere sul tuo viso lo stress da "The Page">>
<<Non lo avrei mai detto, ma anch'io>>, scuoto la testa emozionata.
<<Allora pranzo della Domenica?>>, rilancia lei strizzando l'occhio a Sofi.
<<Si, ci sto>>
<<Ci vieni con Richard vero?>>
Mi blocco sulle scale e mi volto.
Spalanco gli occhi davanti all'entusiasmo di mia madre nel nominarlo con tanta naturalezza. Non lo aveva mai fatto e mi lascia addosso quel senso di condiscendenza che non credevo di ottenere. L'ho sempre relativamente coinvolta nei mie svariati tentativi di tirare su Richard dal marciapiede ma in ogni mia azione, lo so, lei ci aveva già visto lungo. Non si era mai esposta, ma aveva capito. Dopo i discorsi tirati fuori sulla nostra relazione e sulle obiezioni di Papà, non ero convinta che avesse però compreso fino in fondo quanto fosse importante per me. Per un attimo esito, non sapendo cosa rispondere davanti a Sofi. Lei, però, ci mette poco a togliermi dall'imbarazzo. Si volta con un sorrisetto storto verso l'amica sempre più perplessa: <<E' il suo nuovo ragazzo>>.
Ancora incerta, ruoto gli occhi al cielo mentre spingo su il trolley <<Dio Mamma, com'è che suona come se avessi comprato un auto nuova?>>. Sofi ridacchia e poi si volta verso mia madre con uno strano sguardo malinconico. Poi le bisbiglia "Richard" come se il nome evocasse un ricordo. Probabile amore passato? Mi ricorderò di chiederglielo domani a pranzo. Mamma fa spallucce, ma il suo sguardo si oscura per pochi secondi fino a far finta di nulla.
<<Quindi per quattro?>>
<<Si, credo di si Mamma, ma ti ricordo che dovrai zittire la tua vena giornalistica. Niente domande. Niente allusioni.>>, le punto l'indice minacciosamente e poi sorrido a Sofi proseguendo su per le scale.
-
Il pranzo con Lynn si trasforma nel pomeriggio con Lynn. Un lungo susseguirsi di istruzioni, idee e chiarimenti sul nuovo volto del The Page e su quanto ci sembra incredibile riappropriarci finalmente della nostra routine lavorativa. In queste lunghe e sfiancanti settimane è stato messo in discussione tutto, e in alcuni momenti ci sembrava di non venirne mai a capo. Schemi di vita rivoluzionati ed eventi che hanno cambiato inevitabilmente tutto. Lynn si chiede ancora come sia potuto accadere. E io mi domando che fine abbiano fatto le indagini, dopo aver consegnato gli schizzi anonimi di Richard.
Poi, la prassi vuole che la mia Multicolor tiri fuori le notizie siluro che ama sempre lasciare per ultime. Come la serena e conciliante conversazione avvenuta tra lei e Matt. Diventato ormai un perfetto neo-californiano, ci ha voluto comunicare ufficialmente l'autorizzazione all'utilizzo delle licenze editoriali. Non solo ha mantenuto gli accordi, ma ci ha anche lasciato più autonomia grazie ad un programma interamente gestito da noi e che non prevede più la presenza di un Book trader per l'acquisizione di tutti i nuovi testi, comprese le esclusive internazionali. Rimane comunque l'unico intermediario, ma solo all'occorrenza.
Ha fatto dei passi indietro che non mi sarei aspettata, vista la piega che avevano preso gli eventi. Il suo lauto finanziamento, alla serata organizzata da Richard poi, è stato il top. Come se volesse riparare qualcosa che, in fin dei conti, non ha affatto danneggiato lui.
Ma è sempre stato questo il Matt che ho conosciuto e a cui mi ero legata. Non mi pento di averci creduto, ne di aver tentato, ma c'era una netta differenza tra le proprie visioni e percezioni delle cose. Ciò che mi spingeva a prodigarmi verso un essere umano sbandato e abbandonato alle difficoltà, non era la stessa visione di altruismo che mi ha mostrato lui. Inevitabilmente questo mi ha portato a pensare che dalla vita volevamo altro e che fosse incompatibile. E ciò, ancor prima di sapere che dietro un senzatetto si celasse una personalità come Richard. Richard stesso.
Matt è in gamba, ma la sua idea di coppia non collimava granchè ne con me, ne con la mia vita. Sarei sempre stata inquieta, avevo davanti qualcuno di così grande da sentirlo ancora prima che arrivasse.
Ed è su Richard che ho monopolizzato l'intero pomeriggio, lasciando Lynn per una volta senza parole. Le ho raccontato, ancora sognante, quello che era avvenuto la sera prima. Sorvolando sui risvolti fisici del rivedersi dopo i miei ultimi e definitivi giorni ad Orange, le ho descritto il meraviglioso dipinto che tappezza per intero la nuova parete unica, posta proprio di fronte alle vetrate.
La splendida creazione di Richard sarà visibile da ogni angolo della strada e, di comune accordo, io e Multicolor opteremo per lasciare la retroilluminazione sempre presente, anche di notte. Non crediamo sia un rischio: abbaglierà tutti e tutto e la fonte di luce costante non sarà così invitante per i teppisti. Le digital-cam scelte da Richard, poi, sono a prova di Tornado, che per la Louisiana non è male.
Descriverne le sfumature, i toni e il tema insolito hanno solo alimentato la sua curiosità tanto che, qualche ora dopo, mi ha letteralmente trascinata al The Page.
Sapevo che Richard sarebbe stato impegnato tutto il tempo dal Sig. Sebastien e sull'acquisto di alcuni materiali, e non sarebbe stato un problema se avessimo curiosato da dietro il telo, nonostante l'impalcatura ancora issata.
Lynn era letteralmente a bocca aperta. Lo sguardo di pura ammirazione mi ha riempita di orgoglio e mi ha ricordato ancora una volta come dalla strada al mio negozio, il percorso sia stato intenso e inatteso.
Il religioso silenzio viene spezzato da un pensiero, a voce alta, che Lynn esprime con un tono insolitamente serio:
<<Lo fissavi dalle vetrate, te ne restavi li per minuti interi a chiederti le stesse cose, tutti i giorni: chi fosse, che ci facesse per strada, come avresti potuto aiutarlo. Sei stata perseverante e se Richard meritava un opportunità, non c'era persona migliore di te per afferrarla. Ti ammiro molto Clay. Per paura, io mi sarei tirata indietro.>>
Lei, imperturbabile continua a fissare il dipinto. Io, abbasso lo sguardo imbarazzata. Lynn difficilmente si esprime così. Non riesco a dire nient'altro che un "Ti voglio bene".
Il momento empatico viene improvvisamente interrotto dall'ingresso prorompente di Richard, carico degli ultimi materiali per la finitura.
<<Uragano, Multicolor. Siete splendide ma non posso darvi molta retta fino a quando non mi libero di questi...>>, lascia andare quasi di colpo la roba che tiene fra le braccia e poi, accaldato, si libera immediatamente della felpa e del baschetto. E' bellissimo. Come sempre. Scompiglia le ciocche castane scuotendole tra le dita, e dopo uno sbuffo di fatica si ferma con le mani sui fianchi a guardarci, con un sorriso spettacolare: <<Beh? Allora Lynn, che te ne pare?>>, indica la parete col mento e le strizza l'occhio con una faccia di marmo.
<<Richard, cosa vuoi che ti dica? E' un capolavoro, ma la tua espressione compiaciuta mi dice che già lo sai>>
Ride, mandando indietro la testa, ed io rimango ancora a fissarlo senza dire una parola. Quando i nostri sguardi di incrociano, l'elettricità si diffonde inevitabilmente. Con lunghe ed eleganti falcate mi raggiunge, baciandomi la tempia e abbracciandomi stretta.
<<Ciao>>, mormora sulla mia pelle.
<<Ciao bellissimo>>, bisbiglio chiudendo gli occhi per godermi un secondo bacio sulla tempia.
Lynn, sorridendo come una bimba, fa un giro su se stessa e ammicca dirigendosi verso la porta.
<<Quando iniziate a fare le fusa è meglio dileguarsi, prima che inizino anche i miagolii e i graffi.. sarebbe troppo per me>>, si copre gli occhi mentre prosegue verso l'esterno.
Lo fa voltandosi verso di noi, salutandoci con la mano e con uno sorriso tirato a denti stretti che ci fa il verso. La porta principale però le sbatte addosso, proprio mentre Ryan sbuca da chissà dove per farle un'improvvisata. La scena è esilarante e mentre Lynn, ancora frastornata, si lascia accoccolare sotto la sua spalla, Ryan annuisce con gli occhi spalancati verso la parete. La studia, si strofina il mento e continua ad annuire per ogni dettaglio. Dopo un lungo silenzio, accenna ad aprire bocca.
<<Amico il tuo DNA fa paura. Hai l'arte nel sangue, c'è poco da fare>>
<<Te l'avevo detto che dovevamo festeggiare>>, Richard punta l'indice e il pollice a mo di pistola verso Ryan che ridacchia e gli strizza l'occhio.
<<Non mi dai buca vero?>
<<Dottore, come potrei? Lei mi ha salvato la vita>>, mimando un mezzo inchino senza staccarsi dal nostro abbraccio.
<<Se non fosse stato per lei, la tua costola incrinata diventava ben altro!>>, Ryan sorride indicandomi, poi fa un saluto militare a Richard e sparisce con Lynn.
Quando restiamo soli, sollevo un sopracciglio perplessa e lo fisso in attesa che parli. La sua faccia è impassibile.
<<Cosa?>>
<<Festeggiare?>>, sorrido a denti stretti.
<<No. Hai ragione. Troppa enfasi: due birre, due amici>>
<<Esci con Ryan? Da solo?>> piego la testa, incredula.
<<Esco con Ryan, non sono solo>>
<<Mi sono persa qualcosa?>>
Scioglie la stretta su miei fianchi per prendermi il viso tra le mani. Avvicina le labbra già sporgenti alle mie e mi bacia con uno schiocco lieve.
<<No. Provo ad ambientarmi, mi sto riabilitando con te e vorrei provare...>>
<<...a camminare da solo. Questo mi rende orgogliosa Richard. Dovrei mettere il broncio per questa improvvisata tra uomini e invece mi piace>>, restituisco il bacio rendendolo solo più lungo e intenso.
<<E visto che siamo in tema, domani hai un altro impegno sociale sai?>>, ancora baci. Piccoli e continui, intorno a tutta la sua bocca. Il suo profumo mi calma ed esalta nello stesso modo.
<<Quanto sociale?>>
<<Solo una parola: Lily>>
<<Awh. Tua madre è un osso duro! Eh bene, accetto. Dimmi dove e quando si terrà il duello>>, solleva un sopracciglio con aria bellica ed io scoppio a ridere. Dio, quando è così teatrale!
<<Si il campo di battaglia sarà una tavola apparecchiata e tanto, troppo cibo! Ci sarà anche una sua amica, perciò sarà proprio un evento sociale in grande stile!>>
<<Mh, mi vuole presentare a tutto il quartiere?>>, simula un tono rassegnato.
<<No, sta tranquillo. E' una straniera>> arriccio il naso, prendendolo in giro. <<Richard, non sei obbligato. Questo lo sai vero?>> gli accarezzo il volto lentamente, fissandolo negli occhi.
<<Non guardarmi così. E' proprio quel tuo sguardo sincero che mi spinge a fare tutto ciò che posso per renderti felice. Al peggio le diremo che sono un trafficante d'armi!>>
Scoppio a ridere mentre la mia faccia viene riempita da una raffica di baci che mi fanno il solletico.

*




Dove tu finirai, io comincerò.
La porta sbatte funesta dietro la mia schiena, non ho il coraggio di voltarmi. Il suo respiro è affannoso, ma è solo il sintomo di un affanno ben peggiore.
E' ira. Le mie spalle tremano e trattengo il respiro, nel vano tentativo di capire se il suo ansimare si calmerà o se continuerà a scuotere le mura di questa stanza vuota e fredda. Ma dalle sue mani, ondate di bianco latte si frantumano umide sull'enorme dipinto davanti a noi. Piano piano, sparicono i miei capelli, il mio viso, le pagine del vecchio libro e le piccole volpi. Una parete striata e resa anonima da fiotti color bianco sporco. Rovinata per sempre.
"NO! Ti prego non farlo! Fermati!"
"Ti restituisco La Pagina bianca, ti restituisco la tua vita bianca.. senza colori, senza noi".
 
Il suo viso diventa una maschera di severità e freddezza e non c'è traccia di un sorriso. La sua bellezza non è più dolce ma glaciale. 
Siamo distanti, distanti come mai prima d'ora. Le sue parole premono sulla spina dorsale e mi trafiggono come stalattiti. 
"Queste gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere che si distruggono al primo bacio. Il più squisito miele diviene stucchevole per la sua stessa dolcezza, e basta assaggiarlo per levarsene la voglia. Perciò ama moderatamente; l'amore che dura fa cosi; chi ha troppa fretta, arriva tardi come chi va troppo adagio" 
"Te ne andrai per colpa mia?"
"Non c'è niente di me qui. Niente di me che debba rimanere qui"
"Se scegli di vivere senza un equilibrio stabile, una tua serenità, non puoi vivere con me"
"Sono deluso, ferito e non c'è niente che possa ricostruire in me l'idea di fiducia. Anche solo il suono di questa parola mi da la nausea"
"Mi dispiace"
"Lascia stare. Non voglio vederti più"
"Aspetta!", mi volto e cerco di afferrare il suo braccio, ma scivola via. Tutto scivola via. La stanza, il suo corpo, la mia voce. Tutto scivola via come se non fosse mai accaduto. "Aspetta, merda. Aspetta!"
<<Per favore, ASPETTA! FERMATI!>>, il busto si solleva di scatto come animato da una spinta innaturale. Mi inarco sul letto e sono coperta da strati d'acqua umidiccia. Tremo per il freddo ma sono in un bagno di sudore. Mentre cerco di incamerare aria, dando un ritmo sano al mio respiro, due braccia mi bloccano per le spalle, poi una mano toglie via i ricci bagnati dal viso, accarezzandomi dolcemente. 
<<Hey, ssh. Amore che succede?>>
<<Aspetta!>>
<<Amore sono quì, Clay guardami>>, le sue mani calde, troppo calde non mi fanno respirare. Le spingo via e mi raggomitolo tra le lenzuola <<Hai le mani troppo calde, bruciano>>
<<Ok, calmati. Aspettami qui>>, sbatto le palpebre fino a percepire un po di penombra e l'ambiente circostante inizia a prendere vita, ad avere senso. Richard si allontana fino in cucina per poi tornare immediatamente con un bicchiere d'acqua e un panno umido.
<<Clay mi hai spaventato! Guardami, apri gli occhi>>. Tampona la fronte, le guance e infine il petto dove gocce di sudore scivolano fino a perdersi tra i seni. Quel fresco e i suoi gesti delicati mi ridanno subito lucidità, mi apro un varco tra le sue braccia e mi aggrappo al suo collo. 
<<Oddio, Richard ho appena fatto un sogno orribile!>>, rigida e sconvolta finisco per piangere. La sua stretta mi tiene al sicuro, il suo abbraccio mi calma all'istante e il ritmo del suo respiro, misto al profumo della sua pelle, mi infondono una pace che inizia a lavare via un po di angoscia.
<<Si, l'ho notato. Il tuo cuore batte come un forsennato. Cosa hai sognato?>>, afferra il mio viso tra le mani e mi bacia. Il suo bacio arriva come il più efficace dei calmanti ed è per questo che quando prova a staccarsi, non glielo concedo. La paura che ho provato durante l'incubo, il dolore che la sua espressione furiosa mi provocava, me le sento ancora addosso facendomi sentire pesante e vuota al tempo stesso. Lo bacio furiosamente, insisto e lo sprono a lasciarsi andare toccandolo ovunque e stringendolo a me. Dopo un attimo di esitazione, Richard sembra capire e si lascia andare, restituendomi carezze più intense e baci più passionali. 
<<Che ti succede? Clay amore, parlami e ti darò il conforto di cui hai bisogno>>, si stacca per imposizione e mi fissa determinato a farmi parlare. Leggo la tristezza nei suoi occhi e per l'amore che provo per lui, trovo inutile nascondergli tutto e mi confido. 
<<Ho sognato che mi guardavi con odio e che non mi amavi più. Ma la cosa peggiore è che te ne stavi andando via>>
<<Stronzate>>, mi afferra di scatto e mi abbraccia forte, accarezzandomi la schiena. 
<<Stavi rovinando il dipinto al The Page, per rabbia, ma non c'era altro intorno a noi. E poi mi hai detto qualcosa, qualcosa che ho letto in uno dei libri di Twilight...>>
Ritorna con lo sguardo nel mio, scuotendo irritato la testa. 
<<Quante cose spiacevoli ci hai infilato in questo sogno Clay, eh? Non devi pensarci più. Non è possibile, nulla di tutto quello che hai sognato è credibile>>
<<Solo che..>>, i suoi pollici sollevano il mio mento.
<<Guardami. Ti amo da morire. L'unico modo che ho per lasciarti è che lo faccia tu, per me è fisicamente impossibile farlo. C'è un legame profondo che va al di la di tutto, per me>>
<<E per me>>, mi porto la mano sulla fronte deglutendo a fatica. 
<<Non posso lasciarti sola per una sera che la tua testolina fa tilt? Oppure è tutta una finta perché mi volevi a casa?>>, sorride inarcando un sopracciglio. La sua smorfia ammiccante è il suo tentativo di veicolare il mio stato d'animo, riuscendoci per altro benissimo. 
<<Non so neanche che ore sono, ne se siano passati giorni interi. Dio che sogno idiota!>>, il mio sorriso si trasforma in una risata quasi isterica come a scaricare tutto e non pensarci più. Cerco di distendermi, sollevando la testa verso il soffitto e poggiando mani e gambe come se stessi prendendo il sole seduta. 
<<Holy fuck, Clay, quel dipinto mi ha portato via intere settimane! Sarei totalmente fuori di testa se lo facessi a pezzi>>, ridacchia tranquillo, come se non fosse accaduto nulla.
Si sistema meglio sul letto, gattonando lentamente verso di me e la portata del suo sguardo cambia rapidamente. Quando si mette in testa di distrarmi dalle mie proverbiali ansie, non lo ferma nessuno. Non desidero altro, in questo momento il bisogno di lui viaggia così velocemente che travolge mente e corpo. Senza aggiungere altro, Richard si aggrappa a questo bisogno di sentirmi al sicuro e mi seduce totalmente. 
<<Credevo che tornassi sulle spalle di Ryan>>, lo osservo avanzare con un sorriso che mi corrode l'anima.
<<Sono lucidissimo. Reggo le birre piccola. Sono inglese. Apri le gambe>>
<<Si, signore>> separo le cosce più che posso, lasciando ampio spazio a tutto il suo corpo. Mi aspetto di trovarmelo addosso in una frazione di secondo e invece esita, proprio davanti alle mie ginocchia. Senza muovere la testa, sbatte di poco le ciglia spostando lo sguardo dal mio viso alla mia intimità e di nuovo al mio viso. 
Dopo un lungo silenzio, si fa strada per raggiungere le mie labbra e baciarle spudoratamente solo con la lingua <<Niente più brutti sogni. Adesso resta sveglia e vieni a giocare con me...>>
<<Venire dove? Oh!>>
La sua bocca rovente si impossessa della mia, travolgendoci. I punti sensibili si risvegliano in un riverbero velocissimo dalla lingua a tutto il corpo. Un vero e proprio circuito di piacere e calore messo in funzione. 
Senza possibilità di replica, le sue dita si muovono già inesorabili in perfetta armonia con il mio bacino. L'attesa estasiante prima che il suo corpo finisca completamente immerso nel mio. 

*
Davanti la porta di casa, poco prima di allungare le dita per sfiorare il piccolo display che autorizza l'accesso, Richard si volta lentamente verso di me. La sua mano destra si solleva piano, intenta ad accarezzarmi il viso fino ad intrecciarne le dita dietro l'orecchio, tra i capelli. Il pollice sfiora l'estremità del mento, poi traccia delicatamente il labbro superiore, lasciando il posto ai suoi denti che ne tirano la parte piu carnosa. Quasi non mi ero accorta che il suo viso fosse chino sul mio, tanta l'emozione che i suoi gesti mi provocano. Mi bacia, lasciandomi sorprendere da un piccolo sospiro sommesso e tutto il suo profumo, il sapore e l'incalzante bisogno sono dentro di me in un attimo. Mescolati e persi nel tepore dei raggi del sole della domenica mattina, ormai agli sgoccioli di un Aprile frenetico. Lascio scorrere le mani lungo le maniche della camicia bianca di Richard, che fascia le sue braccia lunghe e toniche, rendendo più ampie persino le sue spalle. Sembra ancora più alto di quanto non lo sia già ed il suo aspetto è quello di un ragazzo qualunque, se non fosse per quell'aria da vissuto e quegli occhi blu indaco che perforano fin nelle ossa. Immerso nel buon umore di un appagante risveglio, mi ha convinta ad indossare l'abitino di sangallo bianco che mi aveva regalato durante il suo primo vero shopping al negozio vintage. Lui, alla ricerca della perfezione da "Sono il ragazzo giusto", ha provato almeno una decina di abbinamenti per poi infilarsi un jeans nero che gli strizza il sedere e una camicia bianca con le maniche sapientemente raccolte sui gomiti. 
<<Ti amo>>, sorride fissandomi.
Non riesco neanche a replicare, in realtà mi è difficile pensare.
<<E' il tuo modo di rifugiarti in me per paura di non piacere a mia madre?>>
<<Sono un po agitato, lo ammetto, ma no. Calmo solo il mio bisogno di te, da bravo egoista.>>
<< Sei un ottimo calmante anche tu, sai?>>
<<Dopo stanotte, ne accetto volentieri l'incarico>>, mi afferra la mano intrecciandone saldamente le dita. 
<<Sono pronto>>
<<Beato te. Io per niente>>, e con il cuore in gola, per la prima volta, varco insieme a Richard la soglia di casa mia. 
Mi guardo intorno velocemente, ma le voci convergono tutte in cucina. Dopo qualche passo, tra occhiate di incertezza e sorrisi agitati, faccio capolino per verificare la situazione. 
Mamma si accorge subito della mia presenza, voltandosi con una discreta pila di piatti in mano. Sofi invece, mi accoglie con un largo sorriso mentre preleva dei bicchieri da un ripiano a scomparsa. 
<<Tesoro che ci fai li senza dire una parola?>>, ma il suo sguardo si è già tuffato alle mie spalle dove, sollevandosi sulle punte, cerca indizi oltre la mia figura.
 <<Non sei sola vero?>>, ammicca strizzandomi l'occhio. Ha lo sguardo tipico di chi davvero non sta più nella pelle ma la fulmino all'istante, puntandole l'indice come a ricordarsi del patto. 
<<Mamma, Sofi. Come promesso, non sono sola>>
Ruoto gli occhi al cielo, mentre da dietro la parete afferro la mano di Richard che improvvisamente non ha parole, ne risolutezza. 
Quando mi sporgo per fargli un cenno di incoraggiamento, scuote la testa e butta via un po d'aria. E' meraviglioso vederlo così impacciato e teso e per un attimo mi rilasso, felice di poter giocare in casa, di poter guidare le conversazioni e di poter finalmente mostrare la persona splendida di cui mi sono innamorata. 
Il cuore batte forte e lo sguardo si perde distratto, quando trascino Richard davanti a mia madre. 
Mi sorride per poi voltarsi verso le due donne e presentarsi con il suo meraviglioso accento inglese, la sua splendida luce negli occhi e quella bellezza mozzafiato che non risparmierà nemmeno loro.  
<<Signore, buon giorno. Signora Morris, è un onore per me fare la sua conoscenza>>, Richard si avvicina con passo sicuro anche se noto la tensione nelle sue spalle, la sua mano sinistra non accenna a staccarsi dalla mia. L'altra è tesa verso mia madre: <<Piacere, Richard>>.
Sollevo gli occhi e il volto di mia madre è di pietra. Un sorriso mi muore sulle labbra mentre la guardo fissare Richard con aria sconvolta. Le sue mani iniziano a tremare facendo tintinnare la pila di piatti, un paio sfuggono alla sua stretta finendo in decine di frammenti rotti per terra.  
Richard si blocca senza dire una parola, ritrae la mano di scatto e trattiene il respiro. La confusione lo avvolge e non si volta neanche a guardarmi. 
Sofi, accanto a mia madre, si era appena liberata dei bicchieri per portarsi entrambe le mani davanti la bocca e sibilare un inquietante "Oh Mio Dio". 

Al prossimo capitolo... tic tac.

7 commenti:

  1. BOOOOOOOOOOOOOOOOOOM!!spero che il sogno di Clay non fosse premonitore!
    quanto odio i finali aperti,aggiorna il prima possibile!

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  2. Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh lo sapevo che Sofi sarebbe stata il punto di svolta, adesso non vedo l'ora di sapere come tutto si ricollega!!!!!!!!!!!!!!!!

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  3. ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh cacchioooooooooooooooo lo hanno riconosciuto??!!!!?!!! ora scoppierà bomba, e non vedo l'oraaaaa!!!

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  4. OH MIO DIOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!! e la bomba è scoppiata!!! lo hanno riconosciuto, chissà perchè!??! non vedo l'ora di scoprirlo................

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  5. Oh Signore lo hanno riconosciuto?! Sono troppo curiosa di sapere cosa succederà nel prossimo capitolo, aggiorna presto Sil ;)
    La canzone dei The Script è bellissima!

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  6. E come di dice dalle mie parte: E SI FICIRU I FICU
    ...L'ANSIA!

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  7. Si è scoperto tutto............. Adesso tutti i nodi verranno sciolti.... Ormai lo hanno riconosciuto si salvi chi può Ansiaa!!!!

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