SCUSATE IL R I T A R D O .. !!
Aaahhhh *Sospiro* E finalmente sono felice di poter dire che se vi piace questa storia dovete dire Grazie alla canzone presente in questo capitolo.
E' da lì che è nata Paint Me The Moon.
Buona Lettura e ... bho se vi va commentate.
Dopo aver aiutato mia madre a mettere da parte un po di cose da portare ad Orange, mentre imperterrita le chiedevo se fosse sicura del passo che stava per compiere, prendo il giubbino sportivo ed esco di casa con un unica destinazione: Mall Of Louisiana.
Senza troppi dettagli riesco a convincere mamma a non aspettarmi per la serata e che avremmo organizzato tutto, con calma, il giorno seguente. So che capisce perfettamente per cosa o meglio per chi mi stia sbattendo così tanto ma per fortuna si fa bastare le mie risposte.
Al Mall ci passo dentro più di un ora cercando ed acquistando tutto quello di cui ho bisogno, compresa un bel po di roba per riempire quel tristissimo enorme frigorifero pieno di piccoli schermi touchscreen. Mentre guido fino in centro, ripasso mentalmente le mie scuse preparate con cura mentre mi cambiavo i vestiti. Avevo anche scaricato l'app che mi aveva consigliato Lynn sul mio tablet e da lì avevo inserito il codice di sicurezza presa dall'insostenibile cruccio che potesse andare via. Se avesse tentato di lasciare l'appartamento lo avrebbe potuto fare ma io l'avrei saputo. So che la cosa ha un inquietante non so che di stalking ed per questo che ho pensato di farmi perdonare il più in fretta possibile.
Se il sistema di sicurezza avesse in qualche modo fallito e lui non ci fosse, mi sarei sentita persa sguazzando a vita nel mio senso di colpa.
Quando scendo dall'auto, per canalizzare l'adrenalina e il batticuore, mi riempio di quante più borse di tela riesco a portare e con l'aiuto di una gentile inquilina riesco ad infilarmi in ascensore. All'incalzare numerico dei piani, la mia agitazione lotta contro l'impellente bisogno di vederlo e di sapere che sta bene. L'ho lasciato per diverse ore da solo e nonostante sia tardo pomeriggio spero con tutto il cuore che il suo tempo sia volato nel più assoluto riposo.
Le porte dell'ascensore si fermano all'ultimo piano e si aprono con un trillo che riverbera sui miei nervi tesi. Sono di nuovo carica come un mulo e sono costretta a mettere giù almeno un paio di sacchetti per inserire il codice: la porta scatta e chiudo gli occhi sospirando quando varco la soglia e la sbatto dietro di me con un calcio misurato.
I miei occhi schizzano facendo una rapidissima panoramica ma nessuno è a portata di vista. Sento il battito furioso fino alle orecchie e gracchio prima di sospirare e poggiare una parte dei sacchetti sulla penisola. Ed è lì che lo trovo. Dietro la cucina, poggiato con la fronte sul vetro freddo. Un imponente ed elegante figura, rannicchiata per terra, con le ginocchia al petto e l'espressione distratta. Gli stessi abiti. Preoccupata pensando che stia male, mi accorgo invece che guarda fuori dalla finestra lo scorrere lento e costante dell'enorme corso d'acqua. Si perde ad osservare poi il cielo, poi le auto, di nuovo l'acqua, in una successione di occhiate che sembrano studiare ogni più piccolo particolare. Non mi aspetto che si volti perciò, rasserenata dal fatto che appare cupamente rilassato, finisco di portare dentro le altre borse richiudendo piano la porta questa volta.
E' così assorto nella sua posizione da osservatore che decido di non disturbarlo e di sistemare la spesa, spendendo tutto il tempo ad ammirare i suoi lineamenti spigolosi, magri e tormentati. A volte mi costringo a scuotermi dopo interi minuti rapita dal suo sguardo perso. Una volta finito di riempire la dispensa, mi immergo nell'atmosfera rilassata che ha creato e con due birre stappate in mano mi siedo sul pavimento accanto a lui a gambe incrociate. Sfioro la sua spalla destra con la pancia della bottiglia e finalmente si volta osservando l'oggetto che lo tocca. Un lieve sorriso si affaccia sulla sua bocca, circondata dalla folta barba castano dorata e poi i suoi occhi raggiungono molto lentamente i miei come se sciogliesse finalmente la tensione tra di noi. La vista della birra lo ha praticamente esaltato e afferrando con due dita solo il collo della bottiglia respira profondamente e poi manda giù una lunga sorsata portando la testa all'indietro e chiudendo gli occhi. Riesce a trasmettermi tutta l'emozione di questo momento, dio da quanto non ne beveva un sorso?
<<Vacci piano è doppio malto...e sei digiuno da....da quanto non mangi? Da quanto non fai un vero pasto..?>> con un dolce pop allontana le labbra dai bordi e le schiocca leccandosi il palato. Il Mississipi torna ad interessarlo ancora ed io torno alla carica tendendomi leggermente verso di lui <<Mhh, una bella bistecca, ti piace la pasta? Conosco una ricetta italiana che..ti va di mangiare qualcosa con me? Stavolta non romperò promesso >> abbasso e risollevo la testa subito dopo, proprio mentre si volta a guardarmi e con un malizioso ghigno annuisce lentamente. Dio grazie, un altro si. E' tregua! Continua a fissarmi e con due sole dita riporta la bottiglia alle labbra mandando giù un altro sorso e continuando a puntare gli occhi nei miei con prepotenza. Un lungo e vibrante brivido si impossessa della mia spina dorsale mandando strani segnali anche allo stomaco, poi sorrido e lo imito prendendo un sorso di birra.
<<Scusami, non volevo aggredirti prima. Non è il The Page il mio cruccio se i tuoi lividi ne sono in qualche modo la conseguenza, mi preoccupa il fatto che tu non ti protegga ecco. Però capisco anche che la mia mano tesa è arrivata come un fulmine a ciel sereno per te>> guardo fuori anch'io continuando a bere e intensificando le mie scuse <<non so da quanto tempo vivi per strada, e non so neanche quale sia la tua storia ma ciò non mi ha fermata, e non lo farà, dall'aiutarti. Se mi chiedessi perché lo faccio ti risponderei che non lo so e che dentro me so che è la cosa giusta da fare>> deglutisco a fatica, con la coda dell'occhio mi accorgo che non smette di fissarmi <<te l'ho detto tante volte ma voglio farlo anche ora, quì>> mi giro inchiodando i miei occhi ai suoi e dopo secondi interminabili ritrovo il coraggio e l'ossigeno per parlare davanti alla forza di quel blu <<Le tue mani sono un dono, la tua mente è un dono prezioso, la tua arte emoziona. Non devi buttarla via...>> dentro di me il cuore batte ancora una volta veloce. I nostri sguardi non si abbandonano più neanche quando mandiamo giù sorsi fino a svuotare le bottiglie. Ho sempre amato il silenzio, ma fra due persone è qualcosa di profondamente raro; ci si sente sempre in dovere di riempirlo perchè si sente il disagio dell'altro. Per fortuna esiste un momento in cui non è così: il nostro. Interminabile e fragile.
<<Direi che la cuoca può iniziare a spadellare e regalare una cena degna di questo nome al.. tenebroso e misterioso pittore che si aggira come uno spettro un po ammaccato per le stanze di questa caaaaasa>> simulo il tono agghiacciante dei trailer horror, vittoriosa di essere riuscita a strappargli un occhiata perplessa ma decisamente divertita. Afferro delicatamente la bottiglia dalle sue dita che improvvisamente si allungano verso le mie accarezzandole sui polpastrelli. Lo fa mentre guarda di nuovo il Mississipi. Devo respirare.
Sfrigolio, profumo di pomodoro e basilico, pasta, olio e prezzemolo fresco, filetto di manzo, la pietra lavica circolare e rovente. Profumo di cucina, calore, cibo italiano, languore. Immersa e concentrata sulla cena, sistemo le tovagliette sulla penisola e, quando mi giro per completarle con le posate e i bicchieri, le sue braccia vi sono poggiate sopra incrociate facendomi fermare di botto. Lo guardo sorpresa, quasi spaventata, credevo fosse ancora a gironzolare per casa curiosando insistentemente nella libreria posta sotto la scala a chiocciola. Sembra piuttosto a disagio, appollaiato su uno dei posti liberi, il suo corpo sobbalza a intermittenza spinto dal movimento nervoso delle sue gambe sulle assi dello sgabello. Assottiglio le palpebre curiosa <<Hai fame...? Allora ti servo subito..>> piega la testa di lato e sorride continuando ad osservare le mie mani che poggiano un piatto fumante di pasta al pomodoro fresco proprio sotto il suo naso. Lo osserva e sorride scuotendo la testa.
Fa sorridere anche me ma non capisco cosa voglia dire <<Che c'è? Non ti piace? Non dirmi che sei allergico al pomodoro, al nichel? Ti prego di qualcosa...>> solleva di scatto gli occhi e mi guarda intensamente, mentre porta alla bocca una prima forchettata piena e inizia a masticare, poi esita un istante. Non sorride più, chiude gli occhi e dal fondo della sua gola nasce un lieve mugolio sordo che mi lascia interdetta. Sembravano le fusa di un felino e per aiutarmi a non svenire, mi sorreggo anch'io allo sgabello proprio di fronte a lui.
<<Okay, ti piace>> Cazzo. Lo lascio mangiare con calma, osservando di tanto in tanto le sue espressioni indecenti e i suoi continui mugolii che mi spingono alla fine ad alzarmi piacevolmente esasperata e portare il mio piatto dentro il lavello. Ho bisogno d'acqua, ho bisogno di bere. Che diavolo mi succede?
Al contrario di ciò che mi aspettavo, dopo lo spettacolo che mi ha regalato godendosi fisicamente quel piatto di pasta, non tocca altro che un pezzo di pane caldo e parecchi bicchieri d'acqua. Ha bevuto tantissimo, come se approfittasse di qualcosa che potrebbe mancargli da un momento all'altro: il pensiero che fosse costretto a misurare le sue "scorte", donate dai passanti di buon cuore, mi rattrista al punto da non riuscire a mangiare più nulla nemmeno io. All'ultimo l'ultimo sorso d'acqua, sbuffa e stacca il nastro staminico dalle labbra in un lampo, nascondendo una smorfia di dolore.
<<Hey no, il Dottore ti aveva detto di aspettare domattina...>> sbuffa scuotendo la testa, mi alzo e gli vado incontro osservando il profondo segno di un taglio che sembra perfettamente ricucito ma che sta lì, ampio e pulsante di rosso>> le mie dita arrivano a sfiorare quel punto ferito ma non lo toccano <<Fa male ? >> stringo le labbra ma cerco di non far notare la mia frustrazione nel saperlo stare male. Scuote ancora la testa <<Mi dispiace così tanto..>> mi abbasso di lato e con la mano poggiata sulla sua guancia sinistra spingo il suo volto verso di me, costringendolo a guardarmi. Ne ho bisogno. I suoi occhi ci mettono qualche secondo a trovare i miei e mi ci tuffo fino ad arrivare alle venature grigiastre, fino a portare entrambi ad un momento al quanto imbarazzante. Improvvisamente si stacca dalla mia presa e si alza portandosi via il piatto e avvicinandosi al lavello.
<<No, dai cosa fai? Sta fermo... faccio io....cioè, grazie sei davvero gentile ma non devi preoccuparti. Questa farà tutto..>> lo raggiungo e batto una mano sul portellone della lavastoviglie sorridendogli. Poi, continuo a sparecchiare cercando di non fare troppo rumore, come se sporcare il nostro silenzio fosse insopportabile. Lo vedo avvicinarsi nuovamente alla finestra a tutta parete dietro di me e perdersi ad osservare il tramonto che cala su Baton, lanciando lame arancioni e porpora tra le vetrate e nella stanza.
Ripenso all'espressione di prima, mentre assaporava ogni boccone di pasta, trascinandola dentro la bocca con la lingua anche quando scottava; cercavo di immaginare più chiaramente i lineamenti del suo viso senza la barba. Le sue labbra sono ampie, vanno assottigliandosi verso l'esterno mentre al centro sono piene, quello inferiore più pieno rispetto a quello superiore che si piega a cuore. Bellissime, perfettamente disegnate per esprimere concetti o....baciare appassionatamente. O le sue mani, le dita magre e ossute che si muovo morbide, come abituate a tratteggiare, puntellare, sfumare ombre coi polpastrelli, le immagino ballare su qualsiasi superficie o riposarsi tra le mie dita.
Non so quanto tempo sia passato mentre viaggiavo mentalmente spedita verso luoghi sconsigliati, ma quando fuori ormai è buio mi avvicino ad una delle borse di tela e tiro fuori le cose che ho preso per lui. Lo raggiungo accanto a quella che sembra essere diventata il suo punto di curiosità: la libreria e capisco anche perché visto che non se ne vedono molte in giro. Gli tocco gentilmente la spalla e si volta fissandomi con i suoi grandi e lucenti occhi blu che sembrano usciti da un romanzo della Meyer.
<< Sono stata al centro commerciale e sono riuscita a trovare questi, pensa..in un negozio per bambini..>> sollevo i pugni in cui stringo dei rotoli di fogli di carta di varie misure e una sacchetto contenente tempere, bastoncini di china, smalti ad acqua, colori alimentari e pennelli con setole delicate e pregiate. Spalanca quei due grandi cerchi blu lasciandomi senza fiato, un impagabile ed irripetibile espressione si dipinge sul suo volto e neanche tutta la roba che ho in mano potrebbe riprodurla. Sembra felice tanto da commuovermi <<Tutti tuoi... non credo tu riesca a resistere troppo a lungo senza... e veramente, ecco.. beh, nemmeno io senza vederti dipingere...>> e non so se sia stata la mia frase o la voce tremante o l'emozione e la fatica di gestire un cuore impazzito ma afferra con foga tutto dalle mie mani e schizza con passi felpati e impazienti fino allo spazio davanti all'enorme letto.
Succede tutto in pochi minuti, si toglie le scarpe e i calzini lasciandosi sfuggire un lamento quando si piega all'ingiù per via della costola dolente. A piedi nudi inizia a stendere uno dei fogli e sull'angolo in alto a destra inizia a fare delle forme grossolane e confuse con una china nera cominciandola a sfumare con le dita proprio come avevo immaginato. Come un automa senza aria nei polmoni mi avvicino e mi incanto a fissarlo. Sono sbalordita. Da una serie di linee e tratteggi confusi inizia a prendere vita un disegno magnifico.
Si muove veloce ed elegante, felino, su e giù per il foglio, muovendo ogni muscolo del suo corpo in ginocchio. Geme, a volte col fiato corto, probabilmente perchè la costola gli fa male ma non smette, come impazzito continua il suo folle intento a dipingere e imprimere sullo spazio bianco tutto ciò che la sua mente aveva osservato poco prima. Si ferma in cerca di altri colori da sfumare, mescolare. Con il polso tira via le ciocche di capelli che ricadono penzoloni ai lati del suo viso e continua, non si ferma come un uragano in tempesta, come se stesse facendo l'amore. E' una delle cose più belle che abbia mai visto in vita mia, una delle più appaganti... ed eccitanti. Diamine eccitante è poco. Si accovaccia sul ginocchio sinistro, il piede nudo destro fermo sul foglio. Non riesco a smettere di guardarlo sto per impazzire. Mi fa venire voglia di abbracciarlo, di gettarmi accanto a lui, prendergli il viso tra le mani e dirgli che non mi sono mai sentita così scossa da un emozione. Non ho la più pallida idea di quanto tempo sia passato, si alza di scatto e senza guardarmi afferra la mia mano portandomi proprio sopra il disegno. Dio ditemi che non sono così ridicola e stupida da mettermi a piangere proprio adesso. E' solo la vista da una finestra è vero, ma è il Mississipi visto dalle vetrate della cucina, con vegetazione ed edifici annessi. Il tocco intimo però è la sfumatura impercettibile del tramonto: quello che ha fissato per minuti interi, diventando tutto un bellissimo fermo-immagine. Non so che dire, sul serio non so proprio cosa dire. Mi guarda ansante.
<<Non ho parole>> lo bisbiglio, lo ripeto, lo sussurro. Non ho parole. Amo tutto questo, amo come mi fa sentire e amo ogni singola cosa che le sue mani trasportano su quello che tocca.
-
Mi sveglio di colpo con la gola secca, una sete tremenda si impadronisce di me. Stropiccio gli occhi e mi fermo in mezzo a quel letto che non è mio. Per un attimo perdo la cognizione del tempo e dello spazio ma poi tutto riprende il senso che aveva lasciato poco prima di addormentarmi. Questo a due piazze su nel soppalco è grande quanto quello che c'è praticamente sotto di me. Ho cambiato le lenzuola anche quì quando ho deciso di passarci la notte. Non lo avrei lasciato per nulla al mondo, non la prima notte al loft. Non da solo dopo settimane di solitudine e abbandono. Mi alzo lentamente e poggio delicatamente i piedi a terra per non far scricchiolare il parquet. Il bianco dell'enorme foglio con il tramonto di Baton Rouge dipinto, si erge fiero sopra la cassettiera bassa davanti a me. Sorrido ammirandolo e passandoci sopra con le dita per la milionesima volta. Anche questo, come i precedenti, è per me. Poggio le mani sulla balaustra bassa ma non mi sporgo per precauzione. Sempre silenziosamente scendo la scala a chiocciola con addosso solo la felpa dalle stampe manga e un paio di short probabilmente del fratello di Lynn. Arrivata all'ultimo scalino tolgo via i ricci dalla fronte come gesto d'imbarazzo e mi preparo all'ennesima vista del suo corpo sul letto.
Dopo aver dipinto, aveva l'aria esausta, stanca e agitata. Sono bastate un paio di carezze, sue e mie, per farlo crollare sul letto poco dopo. Gli avevo fatto promettere di cambiarsi, trovando altri indumenti conservati per casa: una maglietta con la scritta "A-Team" dalla preziosa collezione 1980 del padre di Lynn e un paio di pantaloni di tuta. Aveva annuito ed io ero felice. Le luci esterne che arrivano prepotenti dalle vetrate lasciano l'appartamento sotto una penombra costante. Non so neanche che ore sono.
Quando i miei occhi si abituano a quella semi oscurità le forme arrotolate che scorgo sul letto non sono altro che le lenzuola incastrate nel piumone e i cuscini lasciati lì in mezzo.
Di lui neanche l'ombra.
Una fitta dritta in pieno stomaco quando faccio il giro del letto e lo trovo per terra.
Rannicchiato con le ginocchia al petto, le braccia sotto la testa. Anche stavolta per un attimo ho creduto che stesse male, invece con il cuore che va in frantumi, mi accorgo che la sua posizione non è altro che quella tenuta per strada. Il suo corpo è così abituato all'asfalto che sul letto non ci sa stare. Mi asciugo le lacrime guardando per aria e dentro me prego che non lo abbia fatto anche in ospedale. Non si muove, respira lento e costante e la cosa peggiore è che sta dormendo profondamente. Le lacrime aumentano quando mi accuccio con lui e toccandolo piano sento la sua pelle ghiacciata. Trema perchè le sue mani, le sue braccia e il petto sono completamente scoperti. Si era cambiato sì, ma aveva messo solo il pantalone ed ora stava tremando di freddo. Afferro velocemente il piumone e glielo sistemo con delicatezza sopra tutto il corpo, poi mi dirigo verso la porta bianca oltre la cucina, quella di sinistra e, senza pensarci un attimo, in pochi minuti riempio la vasca di acqua bollente.
A piccoli passi torno da lui e prendendogli le mani da sotto il piumone lo sveglio con un bacio sulla fronte <<Vieni, alzati da terra... vieni con me.. >> apre gli occhi di scatto, subito vigile e subito imbarazzato. Quando si rende conto di stare sdraiato sul pavimento, solleva le spalle tenendo strette le mie mani e guardandosi intorno con aria ora spaesata.
<<Vieni, devi scaldarti...>> si solleva da terra lasciandosi aiutare e senza alcun cenno di ribellione mi segue a testa bassa fin dentro l'ampio bagno che ospita una vasca enorme. Esita un istante quando vi si trova di fronte, mi porto dietro la sua schiena ghiacciata e con le mani sui fianchi lo spingo fino a farlo entrare nell'acqua calda <<Brucerà, resisti qualche secondo e vedrai che ti scalderai... la tua pelle è fredda e a contatto con l'acqua calda brucerà...ma devi resistere o giuro che mi arrabbio sul serio stavolta..>> mormoro inquieta, lo sento sospirare profondamente e poi con un ultimo sforzo si immerge fino al collo iniziando a tremare vistosamente e a increspare la fronte, tirare aria dalla bocca e iperventilare per pochi secondi per il fastidio. Lascio che si abitui e lo osservo asciugando una lacrima, poi quando inizia a calmarsi afferro una grossa spugna sopra il ripiano in marmo e ci verso sopra una grossa quantità di un bagnoschiuma colorato di blu, la scritta pubblicitaria mostra la fragranza di talco. Solo quando apre gli occhi di scatto e si solleva violentemente a mezzo busto, schizzando acqua dappertutto, si accorge che ho iniziato a lavarlo. I suoi occhi rimangono rigidi nei miei, combattuto dalla voglia di cacciarmi o forse di chiedermi di continuare. Lo ignoro rispondendo con un altrettanto sguardo severo <<Non sei affidabile, devi scaldarti..non voglio farti del male>>continuo a passare gentilmente e dolcemente la spugna sulle caviglie, strofinando laddove posso e passando delicatamente sui punti in cui la pelle è violacea. Da fuori la vasca la posizione è scomoda per poter raggiungere anche l'altra parte del suo corpo, mi sporgo e mi riempio d'acqua, mi piego con la schiena ma è davvero così longilineo che faccio parecchia fatica. Dopo diversi minuti l'acqua inizia a raffreddarsi così riapro il getto dalla parte delle gambe riscaldando nuovamente il fondo della vasca. L'espressione del suo viso rimane quella di puro disagio ma anche inerme e abbandonato, per fortuna non trema più. Le mie braccia si stancano quasi subito e sbuffo spazientita mentre continuo a bagnarmi fino ai capelli.
Poi, in un gesto fulmineo, stringo le labbra fra i denti e, nell'imbarazzo generale, deglutisco entrando nella vasca anch'io. Nessuna sorpresa, nessuno spavento sul suo viso. Inerme e abbandonato mi lascia fare guardandomi insistentemente, senza mai staccare gli occhi, senza mai parlare. Continuo a deglutire rumorosamente mentre in ginocchio mi raccolgo in fondo alla vasca e ricomincio a lavarlo dai piedi fin sopra le ginocchia, arrivo a metà sulle cosce ruotando impercettibilmente la spugna. Oh merda.
Deglutisco secca quando mi accorgo che la situazione prende un piega alquanto fisica per me e stimolante per lui. Facendo finta di nulla, per non vederlo seppellirsi dall'imbarazzo, salto completamente il bacino passando direttamente all'addome, alle spalle. Osservo ogni più piccolo particolare compiendo lo sforzo più grande mai fatto in vita mia; gestendo la situazione più imbarazzante e sconveniente mai provata in venticinque anni. Con cura e dedizione tolgo via tutta la sofferenza, il dolore e l'abbandono sulla sua pelle. Lo sporco, il fango, il cattivo odore, il sangue e le ferite più profonde. So che non otterrò la sua guarigione, non quella interiore ma voglio che si senta pulito e lucente come la sua mente e il suo spirito. Afferro la mano destra e passo la spugna sul dorso, sul polso, su per tutta la lunghezza del braccio, sul bicipite magro ma tonico, evitando con cura di incontrare i suoi occhi. Se cedo anche solo per un istante mi perdo, lo so. Risciacquo e ripasso con il bagno schiuma sulla spugna calda, la strizzo e quando è piena la strofino delicatamente giù per il braccio sinistro, il polso, fino alle dita sollevando la sua mano quasi davanti al mio viso. Quando lascio il suo corpo, poggio la spugna sul bordo della vasca e mi avvicino con le ginocchia un po più al centro immergendo le mani sotto l'acqua calda e profumata. Lentamente e facendogli capire le mie intenzioni, porto le dita gocciolanti sul suo viso accarezzandolo e bagnandolo con dolcezza. Passo i pollici sulle sue palpebre chiuse e sospira così forte che di colpo una leggera contrazione interna mi spiazza. Oh merda, merda.
Scuoto la testa liberando la mente da un accavallarsi di scenari contrastanti e mi concentro su ciò che toccare il suo viso mi sta provocando. Le mie dita esplorano le rughe d'espressione sulla fronte, ai lati degli occhi; con i polpastrelli traccio gli zigomi, scendo lungo le mascelle spigolose attraverso la consistente barba ormai umida. La bagno di nuovo con le mani e passo le dita sopra il labbro inferiore, poi di nuovo sul mento e sulla barba; la tiro leggermente per strizzarla. Improvvisamente, provocato dal mio gesto, apre gli occhi di scatto e si sporge contro il mio viso, ad un millimetro dal mio viso. Mi pianta quegli occhi blu spalancati addosso e trattengo di getto il respiro. Rimango di sasso. Immobile. Cos'ho fatto? Me lo ripeto continuamente quando il suo corpo rimane rigido davanti al mio, fissandomi duro. Cos'ho fatto? Me lo ripeto anche quando dall'acqua le sue mani si sollevano gocciolanti e dopo un secondo di esitazione mi afferrano il volto in un presa dolce e ferrea. Se il cuore spinge ancora in questo modo su per la gola mi farà vomitare decine di gemiti. La testa si libera dal peso della gravità e inizia a girare quel tanto che basta da farmi sentire euforica e pronta a svenire. Mi guarda come nessuno mi ha guardata mai, mi sveste di ogni difesa e si passa la lingua sulle labbra prima di schiuderle << You are an angel... >>.
La mia fantasia è sempre stata spiccata, ha sempre fatto di me una persona piena di entusiasmo, pronta a scommettere sulle situazioni più strane, insolite e soddisfacenti. Mi ha regalato sogni astratti e indicibili, strampalati e intensi. Ma mai, mai avrebbe potuto farmi questo. La sua voce è il suono più bello del mondo. Non è come l'avevo immaginata, non è nulla che abbia mai ascoltato neanche in musica. La sua voce c'è, esiste ed è dentro le mie orecchie, dentro di me. Inglese, forse Irlandese. Senza dubbio europeo.
Non so perchè abbia aspettato tanto per farlo, ma parlarmi è il regalo più bello che potesse donarmi. Lo spettacolo di cui non farò mai più a meno.
Dirmi che sono un angelo non è reale.
Dirmelo come se fossi l'unica al mondo non può essere reale.
Alla prossima..
Sun
Il Disegno che "Paint" ha realizzato per Clay

N O N C I P O S S O C R E D E R E
RispondiEliminaha parlato....il nostro english man ha parlato finalmente!! e da quella meravigliosa bocca, non poteva che uscire una frase altrettanto meravigliosa. Dio quanto è bello! ormai me lo immagino continuamente...!!
Mony ce l'abbiamo fatta!!! si è lavato, non ha più le piattole!! XD awww chissà come sa di buono....
la song Sis, è bellissima e perfetta *_*
...ohhhhhhh sento già il suo profumo che mi invade!!!!! però poraccio l'ha pure svegliato per fargli dare una lavata ahahahah
Eliminapensavo usasse la brusca però invece del bagnoschiuma!XD
EliminaSenza parole, sono in mare di emozioni e commozione......
RispondiEliminaquesti due mi faranno morire, mhhhh qualcosa mi dice che è ingkese non irlandese,e questi occhi cobalto come uno dei romanzi della Meyer.....
You are an angel....pianfo *fermami altrimenti continuo a commentare*
RispondiEliminaCAZZO HA PARLATO!!!!! ....dio il suono di quelle parole mi rimbombano in testa!!...sono così emozionata e commossa che in questo momento neanche riesco a ironizzare sullo sterminio di quelle povere piattole!!!
RispondiEliminaLe sue movenze, le espressioni del suo viso, quegli sguardi...e ora anche quelle parole con quell'amato accento inglese.....ehhhhh Silvia mia, mi farai morire per Lui...
tre capitoli di seguito, un solo occhio aperto ma ancora bramo.. oddio mio quanto è perfetto tutto, sei un'artista come il nostro Paint. Giuro che ormai mi sento dentro come se la stessi vivendo davvero.. E comunque lazzarona, dì che volevi la scusa del bagno per spogliarlo eh?!! MERAVIGLIOSO TUTTO!!!
RispondiEliminaTanto è rincoglionita dal suo corpo la cara CLAY che non si è manco accorta che s'è levato i pantaloni in acqua.. nnamo bene!
EliminaPs. Che poi anche io ero accecata tanto da dimenticarli! bhuahaha
Lavoriamo di fantasia MODE ON
Dio mio ha parlato.......hai ragione a dire che ti sei emozionata.....
RispondiEliminaio ti ho seguito a ruota.....
E da qui mi sa che la nostra Clay è definitivamente persa.....
English man....of course.....
NON CI CREDO!!! I CAN'T BELIEVE IT!!HA PARLATOOO!!!!la smetto di assordarti virtualmente e torno ad un tono normale,anche se cerca di capirmi,è l'emozione!
RispondiElimina"you are an angel" oh mamma *-* di nuovo la 12enne fangirlante...
e comunque avevo indovinato,è inglese!
*_* Sa parlare *_* ha una bella voce *_* le ha detto you're an angel *_*
RispondiEliminaE' l'inizio della fine Clay, sappilo... Non ne esci più!!!! xD
Davvero bel capitolo, le scene finali che te lo dico a fà... stupende!
La parte di Paint che lascia il letto e si mette rannicchiato sul pavimento mi ha ricordato moltissimo Nick Brody in Homeland (non so se l'hai mai visto, ma lui è un Marine americano che è stato prigioniero in Iraq per 8 anni, quindi puoi immaginare le condizioni in cui stava ed il ritorno alla vita "normale").
Insomma... Clay is an angel, but You're GREAT my partner! ;)
...si ricordo che ne avevamo parlato di questo TF e dell'attore..
Eliminaanche se non ho visto gli episodi.. posso immaginare.. mi sono immedesimata un po anche alle situazioni in "Cast Away" quando torna a casa... anche se il nostro "Paint" il suo isolamente se l'è auto-imposto. Lo scopriremo più avanti.
E cmq.. Grazie Partne *_* <3
EliminaO.o ma io e te non abbiamo mai parlato di Homeland! Forse ti confondi con Oliver di "Arrow" che invece è il naufrago figo... mwuahahahah!
EliminaAd ogni modo, attendo sviluppi.... *_*
Ecco -.-' appunto.. sono un tipo affidabile devo dire..
Elimina^_^ :*
OH.MIO.DIO!!! Silvietta mia tu prima o poi mi farai morire....
RispondiEliminaCapitolo stupendo, troppe emozioni e Lui che finalmente ha parlato!!
CAZZO!
RispondiEliminaCAZZO, CAZZO, CAZZO, CAZZO, CAZZOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!
NO SILVIA MIA, TE COSI' MI UCCIDI. DAVVERO. NON MI BECCHI PIU'.
SONO. APPENA. MORTA. DOLOROSAMENTE.
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!
DA DOVE CAZZO INIZIO, PORCA MISERIA??? MI VIENE SOLO VOGLIA DI URLARE!!!!!!!
Senti, quel momento nella vasca da bagno è uno dei più belli e intimi che mi sia mai capitato di leggere. Sono in una pozza d'amore languido, con le lacrime che scivolano via senza un cazzarola di ordine, solo confuse, imperterrite, davanti ad un emozione così grande.
HA PARLATO! HA PARLATO!!!! T^T
E' inglese, ovviamente. Certa classe, ce l'hanno solo loro.
E quella canzone... cioè tu sai quanto io amo questa canzone, ma da oggi sarà indissolubilmente legata non solo alla tua storia, ma a questo momento così intenso.
Sto morendo!
Amo tutto di lui.
Amo il suo schermarsi, i sorrisi silenziosi, il fatto che sembra fare sesso con qualsiasi cosa faccia, dal mangiare al dipingere. Amo il suo corpo lungo, elegante, un po' impacciato. Amo il suo cuore disperatamente ferito. Amo il suo passato, anche se ancora non lo conosco. Amo i suoi sorrisi sbiechi, e il suo silenzio che vale più di mille parole.
Amo questa storia, e non ti ringrazierò mai abbastanza per avercene fatto partecipi.
E quando dico che dovresti farne un libro.... lo dico davvero.
Oh, e vedi di muovere il culo con il capitolo 22! ù.ù
*_________________* io vado a premere il tasto repeat su questo capolavoro musicale <3
Eddino colpisce ancora ù.ù
"Con cura e dedizione tolgo via tutta la sofferenza, il dolore e l'abbandono sulla sua pelle. Lo sporco, il fango, il cattivo odore, il sangue e le ferite più profonde."
<3
Sto ancora piangendo...
"Amo il suo schermarsi, i sorrisi silenziosi, il fatto che sembra fare sesso con qualsiasi cosa faccia, dal mangiare al dipingere. Amo il suo corpo lungo, elegante, un po' impacciato. Amo il suo cuore disperatamente ferito. Amo il suo passato, anche se ancora non lo conosco. Amo i suoi sorrisi sbiechi, e il suo silenzio che vale più di mille parole." ...........seeee vabbè e chi sarà mia Robert Pattinson ????
RispondiEliminaMhuaaahahahaah .. LOL
Tenerooo lui ha parlato *_* tanta emozione che Paint incomincia ad aprirsi finalmente ...Clay la comprendo non ci sta capendo più nulla..è andata !!!
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