Che mazzata lo scorso capitolo eh?! Come notate faccio capitoli più corti, ma posto decisamente più spesso. In realtà mi godo questo momento di ispirazione o.O So ...secondo voi come sta Anthony? Domanda idiota, i know! So ... buona lettura!
E’ passata ormai una settimana, la rabbia e la delusione non
è passata. New York non mi è mai sembrata cosi spenta come adesso, e pure le
luci che si vedono dal mio appartamento illuminano le strade, le persone
intorno a me continuano la loro vita frenetica, prendono la metro per andare a
lavoro, attraversano la strada fregandosene delle macchine che suonano il
clacson come a rimproverarli, mi sento estraneo a tutto questo, sono a NY ma la
mia mente non è qui, è altrove.
Con il braccio poggiato alla vetrata e la fronte poggiata su esso, guardo
fuori, è ormai il crepuscolo e i palazzi di fronte al mio iniziano ad animarsi.
Da una settimana sono un tutt’uno con questa casa, salvo quando Caroline vuole
essere portata a Central Park. Ho
ripreso a dipingere, resto ore chiuso dentro il laboratorio come se fuori non
mi aspettasse nulla, come se non ci fosse più vita.
Le uniche persone che vedo sono i miei genitori, mia madre è perennemente in
casa mia, è diventata quasi morbosa a volte non la sopporto neanche. Fa due
milioni di domande, del perché abbia deciso di tornare a NY, che fine ha fatto
Katherine … come se le dispiacesse poi.
Caroline mi ha chiesto di tenere delle foto sue con LEI, non ho avuto il coraggio di dirle no e più volte sono entrato
nella sua stanza di notte per guardarle.
Loro due insieme che sorridono, che fanno delle facce buffe, noi tre insieme
quei giorni qui, a New York. Il più delle volte esco di fretta da quella stanza
e torno in laboratorio a dipingere con foga, fin quando non sento più il
braccio per il dolore e la fatica.
Qualcuno bussa alla porta del laboratorio, mi gratto la fronte con le mani
ancora sporche dei colori ad olio, dovrò staccarmi la pelle dentro la doccia
per togliere il colore, Caroline entra ma rimane sulla soglia, sa che non ha il
permesso di entrare qui dentro.
-Papino, è arrivata la nonna-
“Sai che novità” penso.
-Sto arrivando, grazie tesoro-