Abemus capitolo. Cortino ma bello pieno ... buona lettura!
Seduto alla scrivania del mio studio, continuo a studiare dei documenti che mi hanno inviato via mail. E’ una lettera del mio superiore che mi informa che un pezzo grosso vuole venire a visitare il museo, ma ha delle richieste ben precise sulle opere che vuole vedere. Abbiamo parecchie opere importanti qui in galleria, ma alcune dovranno inviarcele dall’Europa. Odio quando fanno queste richieste assurde, quando vogliono solo venire a visitare un museo e nel contempo avanzare delle pretese assurde. Gli occhi vanno su una foto che ho sulla scrivania; ritrae me con Katherine e Caroline qui a NY. Siamo a Central Park con gli alberi attorno a noi tutti innevati, dei sorrisi che farebbero invidia anche alla persona più felice del mondo. Sembriamo una famiglia, quella famiglia che forse in un futuro saremmo potuti essere. Sbuffo lasciandomi cadere indietro, la poltrona mi avvolge e inizia un leggero movimento che mi rilassa, che per un attimo mi fa dimenticare di tutti questi problemi che mi opprimono, che non fanno altro che arrovellarmi il cervello. A volte mi chiedo se non sarebbe più semplice perdonarla e buttarsi tutto alle spalle, cercare di non pensare al modo in cui ha rovinato la nostra storia, la nostra felicità … ma poi la rabbia, e forse anche l’orgoglio, si fanno vivi e penso che lasciare le cose cosi come adesso sia l’unica soluzione per noi. Dal canto suo Caroline non fa altro che parlarmi di Katherine, di quanto le sia mancata, di quanto sia bella e che non vorrebbe mai lasciarla andare. Ho capito il gioco di mia figlia, vuole che torni con lei, la assecondo dicendole che sono contento che siano di nuovo amiche ,ma non la illudo. Non voglio pensi che io e Katherine stiamo per tornare insieme, non voglio farla soffrire ancora. Guardando la foto non riesco a non notare i piccoli cambiamenti che sono avvenuti nel suo corpo . Ha sempre lo stesso sorriso che riserva a me e Caroline, solo i suoi lineamenti sono cambiati, sta lasciando posto a quelli di donna e non più a quelli da ragazzina. Il telefono dello studio squilla, rispondo e la voce squillante di una donna mi investe
-Anthony, tesoro come stai?- -Marie?- -In carne e ossa- -Non ci sentiamo da una vita. Io sto bene, tu? Come diavolo hai fatto ad avere questo numero- -Oh be’, ho le mie conoscenze. Sto per venire nella tua galleria. Un mio cliente dovrà venire a visitarla …- -Non mi dire che è il tuo cliente quello che mi sta facendo muovere mezzo universo per delle opere!- -Posso anche non dirtelo. Sono atterrata da poco a New York, dammi qualche minuto e sono da te!- -Certo, ti aspetto!- Marie è una delle mie vecchie compagne di corso, l’unica con cui ho mantenuto un rapporto al di fuori del collage. Sono anni che non la vedo e, rivederla, non mi dispiace affatto. Mi piaceva stare in sua compagnia, mi ha sempre sostenuta nei momenti un po’ brutti, quando un ritratto non mi piaceva e mi veniva voglia di buttarlo giù dal balcone, lei era li pronta a fermarmi e a farmi ragionare. Torno a lavorare, con decisamente più voglia e, quarantacinque minuti esatti dopo, sento la porta dell’entrata aprirsi. Non ho bisogno neanche di chiedere chi è, Marie è come un tornado, mi investe e mi salta addosso stringendomi forte. Ricambio la stretta e rimaniamo cosi minuti interi, le sue mani che mi stringono forte all’altezza della nuca, il suo volto nascosto nell’incavo del collo e, per la prima volta dopo mesi, torno a star meglio. Ci stacchiamo e ci fissiamo negli occhi; mi accarezza la guancia, il profilo del naso e il contorno delle labbra, è tutto troppo intimo, sento anche quanto sia sbagliato ma non riesco a ritrarmi dal suo tocco. Da mesi non sentivo il bisogno di essere toccato o semplicemente sfiorato da una donna, ma adesso che lei è qui, in questo modo, sento che forse potrei lasciarmi andare. -Non sei cambiato di una virgola, professore- -Mmmh, neanche tu … anzi- -Anzi cosa …- -Sei più donna- -Wow, ci stai provando con me?- -Anche se fosse?- -Non ci troverei niente di sbagliato … anzi- -Bene … allora stasera usciamo. Chiedo a mia sorella di tenere Caroline- -Quando me la farai conoscere?- -Mmmh, presto promesso- -Ok. Adesso parliamo di lavoro-
Le due ore in compagnia di Marie passano in fretta, siamo riusciti a metterci d'accordo su parecchi punti. Più volte mi sono perso a guardare i suoi gesti, il modo in cui metteva una ciocca di capelli dietro l'orecchio, o il suo inumidirsi le labbra. La voglia di lei è aumentata con il passare delle ore, per questo quando ci siamo dati appuntamento per la sera, non son riuscito a non baciarla a non sfiorare quelle labbra rosse e peccaminose. Apro la porta di casa e trovo Caroline sul divano con Katherine ...cosa diavolo ci fa lei qui? -Papino- Strige le braccine attorno alle mie gambe e solleva di poco il viso. -Dov'è la zia?- Katherine si schiarisce la voce, come ad annunciarsi. -Tua sorella ha avuto un impegno improvviso, mi ha detto che hai una cena con un'amica stasera, cosi mi ha detto se potevo rimanere con lei, ma se per te è un problema che io sia qui ...- -No, nessun problema. Ma magari anche tu avevi qualche impegno- - Dovevo vedermi con un amico, nulla che non si potesse rimandare- A quella affermazione scatto, la gelosia si fa vedere nuovamente, ma cerco di reprimerla e di far finta di nulla. Lei rimane impassibile, mi osserva con le braccia conserte e un sopracciglio alzato. Mi guarda fisso negli occhi, cerca di studiarmi, come se volesse leggermi dentro. -Bene, direi che vado a prepararmi- -Già, direi che è ora. Non è carino fare aspettare una DONNA. Caroline vieni qui, andiamo a mangiare- Le vedo sparire nella cucina, sento il rumore dei piatti e le loro risate. Sbircio quando passo li davanti e torno indietro di mesi ...lei che aiuta la piccola a mangiare, loro che ridono. Scuoto la testa e vado in bagno per fare una doccia, una doccia fredda e lunga. L'acqua che scorre mi rilassa, pensare che di la c'è Katherine di certo non aiuta, neanche il modo in cui è vestita...quei pantaloncini cortine quella canottiera scollata che non lasciano nulla all'immaginazione! Il suo corpo ha sempre avuto questo effetto su di me, l'ho desiderata la prima volta che l'ho vista e la desidero ancora, inutile negare l'evidenza, come è inutile ignorare la mia erezione che accarezzo in maniera lenta e lasciva, ma la lascio andare non ho il tempo per questo! Esco di fretta e, uscendo dal bagno entro dentro la cabina armadio, ljdevo sbrigarmi o arriverò tardi al mio appuntamento. Indosso un pantalone nero e un maglione in filo dello stesso colore, i capelli sono ancora rasati, ma passarvi la mano sopra è ormai un tic. Sento suonare il campanello e subito dopo delle voci di donna; merda è Marie! Scappo subito in soggiorno dove trovo lei e Katherine che chiacchierano. -Oh, tesoro stavo giusto parlando con la baby-sitter- -Lei non è ...- -Signore ...è meglio che andiate o farete tardi- Rimango immobile quando sento il modo in cui mi si rivolge. È fredda, distaccata ma soprattutto nei suoi occhi quanto sia ferita. Non doveva andare cosi, non volevo la vedesse. -Katherine...- -Ci vediamo più tardi, ora scusatemi ma vado dalla bambina- Va via cosi,senza degnarmi di uno sguardo, sparisce nel corridoio e quasi mi pento di uscire.
Seduti uno accanto all'altro, ci sfioriamo, ridiamo e tra noi si avverte quell'elettricità che urla sesso. Lei mi sfiora, poggia la mani sul ginocchio, poi sale e si ferma all'altezza del cavallo dove la mia erezione è presente da quando siamo usciti. Dal canto mio non sto fermo, anzi...le sussurro nell'orecchio, le mordo il collo e le accarezzo l'interno coscia. Mugula e geme quando la mia mano sale,arrivo a sfiorarle l'intimo ma poi torno indietro. Il cameriere arriva e ci chiede se vogliamo qualcos'altro, neghiamo e dopo aver pagato il conto, la spingo verso l'auto, ridiamo come due adolescenti complice il vino e l'euforia. Quando saliamo in auto, lei si fionda sulle mie labbra, ci baciamo con passione, labbra che si mordono, lingue che si cercano.
Si ritrae e mi guarda, lussuria nei suoi occhi, desiderio nel mio. Metto in moto e sgommo nelle strade semi deserte della città. Raggiungo un poso dove ero solito portare le ragazze quando ero ragazzo, in pochi minuti lei è stesa sopra me, che si muove sulla mia erezione, geme il mio nome e io mi approprio del suo corpo.
Stringo il suo seno, troppo grossi per la mia mano ... i suoi gemiti iniziano ad infastidirmi, il suo viso non è quello che voglio vedere a pochi centimetri dalle mie labbra e subito mi stacco allontanandola.
-Marie, Marie fermati-
riesco a scollarmela e ad alzare il sedile. Stringo il volante e vi poggio la fronte, lei ansima ancora e cerca di accarezzarmi ma intercetto la sua mano e la blocco.
-Anthony, che diavolo ...-
-Mi dispiace, davvero vorrei ma non posso-
-Pensavo lo volessi anche tu-
-Ed è così, credimi ma non posso, non quando immagino un'altra su di me-
-Capisco ... be', direi che per stasera abbiamo concluso e forse anche per le altre-
-Mi dispiace, ti accompagno in albergo-
Il viaggio fino al suo albergo passa in silenzio, lei è offesa io mi sento in colpa. In colpa per cosa poi? Quando arriviamo scende senza salutarmi, non le posso dar torto, la vedo sparire all'interno della hall. Girovago ancora qualche minuto per la città, amo New York di notte, anche se le strade sono piene mi infonde tranquillità, forse perché è la mia città, quelladoa in cui sono cresciuto e fatto le mie esperienze, ma le luci e i suoi dei clacson mi calmano. Butto un occhio nell'orologio digitale della macchina, segna le 12pm, decido di tornare a casa, Katherine dovrà andare a scuola domani e non posso approfittarmi cosi di lei, anche se il pensiero di tornare a casa e rivederla mi scalda il cuore.
Non ci metto molto a raggiungere casa, ma impiego più tempo del previsto a salire ... sembra che l'ascensore sia lento stasera. Entro dentro e le luci sono quasi tutte spente, eccetto per la lampada della scrivania. Mi sporgo e li la vedo, sta disegnando ed è cosi concentrata che non mi sente. Rimango nel buio per un po', mi sono sempre pero a guardarla, quando disegna è in un altro mondo. Arriccia il naso, si gratta la testa con la matita per poi distendere la schiena e guardare il suo operato da una certa distanza di solito si sporge subito e ricomincia a disegnare ma non questa volta. Chiude gli occhi e si massaggia le tempie. Probabilmente Caroline ha fatto i capricci, la immagino che la prega di non portarla a dormire o che le chiede di giocare ancora e lei come al solito non riesce a dirle di no, perché lei è cosi, non riesce a dire di no a mia figlia. Decido che è meglio farle sapere della mia presenza, cosi che lei possa andare a casa!
-Katherine-
-Oh, sei qui. Scusami se mi sono appropriata di questa scrivania, ma dopodomani devo presentare questo progetto-
-Non scusarti, lo sai che casa mia è come se fosse la tua-
-Ehm si ... ok, adesso è meglio che vada-
-Lascia, ti chiamo un taxi. Vorrei accompagnarti ma non posso lasciare la bambina da sola-
-Non ti disturbare, chiamo un mio amico-
la rabbia monta e la lingua non riesce a stare a posto!
-Nuovo amichetto?-
il tono che uso è sarcastico, non sono riuscito a frenarmi
-E a te, come è andata la serata?-
-Divinamente-
-Ne sono contenta. Adesso se non ti dispiace, chiamo il mio AMICHETTO!-
raccoglia di fretta le sue cose e prende il telefono, ma la blocco e lo butto nella poltrona vicina.
-Ehi-
-Perché non capisci Katherine, perché?-
-Cosa dovrei capire esattamente?-
-Che mi da fastidio che tu chiami un ragazzo che non sono io quando hai bisogno, che mi da fastidio il pensiero che tu stia con un altro-
-Cosa ne sai tu di quello che sto passando mh? Credi che mi abbia fatto piacere vederti con Marie stasera? Credi sia andata da Caroline quando vi ho salutati? No, mi sono chiusa in bagno per calmarmi, per ripetermi che non ho nessun diritto di sentirmi cosi. Ho perso l'occasione di sentirmi cosi per te, quella sera che ti ho lasciato. Ma sai, pensavo ci tenessi ancora a me, almeno cosi mi dice Caroline e tua sorella ma sembra proprio si sbaglino, non ci hai pensato neanche mezzo secondo a buttarti tra le braccia di un'altra-
-NON OSARE KATHERINE, TU NON SAI L'INFERNO CHE HO PASSATO IO! SONO MESI CHE NON ESCO, MESI CHE NON FACCIO ALTRO CHE PENSARE A COSA CAZZO E' SUCCESSO TRA TE E MIA MADRE!-
sgrana gli occhi e cerca di dire qualcosa senza riuscirci.
Stringo il suo seno, troppo grossi per la mia mano ... i suoi gemiti iniziano ad infastidirmi, il suo viso non è quello che voglio vedere a pochi centimetri dalle mie labbra e subito mi stacco allontanandola.
-Marie, Marie fermati-
riesco a scollarmela e ad alzare il sedile. Stringo il volante e vi poggio la fronte, lei ansima ancora e cerca di accarezzarmi ma intercetto la sua mano e la blocco.
-Anthony, che diavolo ...-
-Mi dispiace, davvero vorrei ma non posso-
-Pensavo lo volessi anche tu-
-Ed è così, credimi ma non posso, non quando immagino un'altra su di me-
-Capisco ... be', direi che per stasera abbiamo concluso e forse anche per le altre-
-Mi dispiace, ti accompagno in albergo-
Il viaggio fino al suo albergo passa in silenzio, lei è offesa io mi sento in colpa. In colpa per cosa poi? Quando arriviamo scende senza salutarmi, non le posso dar torto, la vedo sparire all'interno della hall. Girovago ancora qualche minuto per la città, amo New York di notte, anche se le strade sono piene mi infonde tranquillità, forse perché è la mia città, quelladoa in cui sono cresciuto e fatto le mie esperienze, ma le luci e i suoi dei clacson mi calmano. Butto un occhio nell'orologio digitale della macchina, segna le 12pm, decido di tornare a casa, Katherine dovrà andare a scuola domani e non posso approfittarmi cosi di lei, anche se il pensiero di tornare a casa e rivederla mi scalda il cuore.
Non ci metto molto a raggiungere casa, ma impiego più tempo del previsto a salire ... sembra che l'ascensore sia lento stasera. Entro dentro e le luci sono quasi tutte spente, eccetto per la lampada della scrivania. Mi sporgo e li la vedo, sta disegnando ed è cosi concentrata che non mi sente. Rimango nel buio per un po', mi sono sempre pero a guardarla, quando disegna è in un altro mondo. Arriccia il naso, si gratta la testa con la matita per poi distendere la schiena e guardare il suo operato da una certa distanza di solito si sporge subito e ricomincia a disegnare ma non questa volta. Chiude gli occhi e si massaggia le tempie. Probabilmente Caroline ha fatto i capricci, la immagino che la prega di non portarla a dormire o che le chiede di giocare ancora e lei come al solito non riesce a dirle di no, perché lei è cosi, non riesce a dire di no a mia figlia. Decido che è meglio farle sapere della mia presenza, cosi che lei possa andare a casa!
-Katherine-
-Oh, sei qui. Scusami se mi sono appropriata di questa scrivania, ma dopodomani devo presentare questo progetto-
-Non scusarti, lo sai che casa mia è come se fosse la tua-
-Ehm si ... ok, adesso è meglio che vada-
-Lascia, ti chiamo un taxi. Vorrei accompagnarti ma non posso lasciare la bambina da sola-
-Non ti disturbare, chiamo un mio amico-
la rabbia monta e la lingua non riesce a stare a posto!
-Nuovo amichetto?-
il tono che uso è sarcastico, non sono riuscito a frenarmi
-E a te, come è andata la serata?-
-Divinamente-
-Ne sono contenta. Adesso se non ti dispiace, chiamo il mio AMICHETTO!-
raccoglia di fretta le sue cose e prende il telefono, ma la blocco e lo butto nella poltrona vicina.
-Ehi-
-Perché non capisci Katherine, perché?-
-Cosa dovrei capire esattamente?-
-Che mi da fastidio che tu chiami un ragazzo che non sono io quando hai bisogno, che mi da fastidio il pensiero che tu stia con un altro-
-Cosa ne sai tu di quello che sto passando mh? Credi che mi abbia fatto piacere vederti con Marie stasera? Credi sia andata da Caroline quando vi ho salutati? No, mi sono chiusa in bagno per calmarmi, per ripetermi che non ho nessun diritto di sentirmi cosi. Ho perso l'occasione di sentirmi cosi per te, quella sera che ti ho lasciato. Ma sai, pensavo ci tenessi ancora a me, almeno cosi mi dice Caroline e tua sorella ma sembra proprio si sbaglino, non ci hai pensato neanche mezzo secondo a buttarti tra le braccia di un'altra-
-NON OSARE KATHERINE, TU NON SAI L'INFERNO CHE HO PASSATO IO! SONO MESI CHE NON ESCO, MESI CHE NON FACCIO ALTRO CHE PENSARE A COSA CAZZO E' SUCCESSO TRA TE E MIA MADRE!-
sgrana gli occhi e cerca di dire qualcosa senza riuscirci.
-Si, so tutto. Per quale motivo non sei venuta da me a parlarne, avremmo risolto tutto invece hai preferito buttare tutto nel cesso!-
-Perché mi ha minacciata, idiota! Perché mi ha fatta sentire inadeguata, sporca!-
-Cazzate, avremmo risolto tutto insieme-
-Lascia perdere, ormai è troppo tardi no?-
afferra la borsa e corre verso la porta, ma riesco a bloccarla e scaravento la sua roba a terra. La blocco con le spalle al muro e le mani dietro la schiena.
-Troppo tardi dici? E dimmi Katherine secondo te perché sono qui con te e non con Marie? Perché sono stato questi mesi chiuso a casa come un eremita? Tardi dici ... tu sei una malattia, sei come un cancro che ti mangia dentro, che neanche le migliori cure può guarire. Tu, tu mi hai per intero, nessuna sarà mai te, per quanto ci abbia provato tu rimani qui, dentro la mia testa un pensiero costante che mi fa scoppiare la testa. Quindi, quando dici che è troppo tardi be' non so proprio a cosa tu ti riferisca-
-Perché sei uscito con lei allora?-
-Perché volevo dimenticarti, voglio dimenticarti-
-Allora perché mi hai bloccata, cosa ci faccio ancora qui-
le lascio le braccia e poggio le mani sul muro sovrastandola.
-Fai troppe domande stasera-
e la bacio. La bacio come avrei voluto fare da mesi, riscopro il suo sapore fruttato che mi è mancato, la morbidezza delle sue labbra, la sua lingua. Un bacio "feroce" che esprime tutta la passione che ho accumulato in tutti questi mesi, la voglia di lei che non si è mai assopita. Lei ricambia, stringendo le braccia intorno al collo, accarezzandomi la nuca. La sollevo facendole stringere le gambe attorno ai miei fianchi, ma non mi sposto rimaniamo cosi a baciarci, a morderci le labbra e a riscoprirci. Quando siamo a corto di fiato mi allontano quel tanto che basta, ma appoggio la fronte sulla sua e pianto i miei occhi sui suoi.
-Mi sei mancata, mi sei mancata da morire-
-Anche tu, non sai quanto. Mi dispiace, mi dispiace per tutto!-
unisce nuovamente le nostre labbra, in un bacio dolce. L'urgenza di prima non esiste, c'è solo amore, voglia di stare insieme. Mi sposto in camera, lei ancora tra le mie braccia, le nostre labbra ancora unite.
-Resta qui, non andare da lui-
-Non c'è nulla tra me e lui, sono tua Anthony, lo sono sempre stata e probabilmente lo sarò sempre-
-Dimmi che nessun altro ha preso il mio posto, che nessuno ti ha fatto sentire come ho fatto io-
le bacio il collo e con infinita lentezza le alzo la maglia, le bacio lo sterno, la pancia e lei inarca i fianchi gemendo piano. La stringo all'altezza della vita e poggio il viso sul ventre piatto
-Nessuno Anthony, solo tu. Sono tua. Adesso vieni qui, voglio dormire abbracciata a te. Mi sei mancato-
le tolgo i pantaloncini e con loro le scarpe. Mi spoglio anche io lasciando tutto a terra, la raggiungo e la stringo a me. Le bacio i capelli, le accarezzo le braccia e lei si stringe a me come se fossi la sua ancora.
-Ti amo e lo so, lo so che è troppo presto, che ti ho ferito ma voglio che tu lo sappia. Voglio che tu capisca che non è mai cambiato nulla per me-
-Lo so e ti amo anche io. Domani dobbiamo parlare, mi devi raccontare un paio di cose. Devi dirmi TUTTO!-
-Promesso-
-Adesso dormi. Sono qui, non vado da nessuna parte-
-Perché mi ha minacciata, idiota! Perché mi ha fatta sentire inadeguata, sporca!-
-Cazzate, avremmo risolto tutto insieme-
-Lascia perdere, ormai è troppo tardi no?-
afferra la borsa e corre verso la porta, ma riesco a bloccarla e scaravento la sua roba a terra. La blocco con le spalle al muro e le mani dietro la schiena.
-Troppo tardi dici? E dimmi Katherine secondo te perché sono qui con te e non con Marie? Perché sono stato questi mesi chiuso a casa come un eremita? Tardi dici ... tu sei una malattia, sei come un cancro che ti mangia dentro, che neanche le migliori cure può guarire. Tu, tu mi hai per intero, nessuna sarà mai te, per quanto ci abbia provato tu rimani qui, dentro la mia testa un pensiero costante che mi fa scoppiare la testa. Quindi, quando dici che è troppo tardi be' non so proprio a cosa tu ti riferisca-
-Perché sei uscito con lei allora?-
-Perché volevo dimenticarti, voglio dimenticarti-
-Allora perché mi hai bloccata, cosa ci faccio ancora qui-
le lascio le braccia e poggio le mani sul muro sovrastandola.
-Fai troppe domande stasera-
e la bacio. La bacio come avrei voluto fare da mesi, riscopro il suo sapore fruttato che mi è mancato, la morbidezza delle sue labbra, la sua lingua. Un bacio "feroce" che esprime tutta la passione che ho accumulato in tutti questi mesi, la voglia di lei che non si è mai assopita. Lei ricambia, stringendo le braccia intorno al collo, accarezzandomi la nuca. La sollevo facendole stringere le gambe attorno ai miei fianchi, ma non mi sposto rimaniamo cosi a baciarci, a morderci le labbra e a riscoprirci. Quando siamo a corto di fiato mi allontano quel tanto che basta, ma appoggio la fronte sulla sua e pianto i miei occhi sui suoi.
-Mi sei mancata, mi sei mancata da morire-
-Anche tu, non sai quanto. Mi dispiace, mi dispiace per tutto!-
unisce nuovamente le nostre labbra, in un bacio dolce. L'urgenza di prima non esiste, c'è solo amore, voglia di stare insieme. Mi sposto in camera, lei ancora tra le mie braccia, le nostre labbra ancora unite.
-Resta qui, non andare da lui-
-Non c'è nulla tra me e lui, sono tua Anthony, lo sono sempre stata e probabilmente lo sarò sempre-
-Dimmi che nessun altro ha preso il mio posto, che nessuno ti ha fatto sentire come ho fatto io-
le bacio il collo e con infinita lentezza le alzo la maglia, le bacio lo sterno, la pancia e lei inarca i fianchi gemendo piano. La stringo all'altezza della vita e poggio il viso sul ventre piatto
-Nessuno Anthony, solo tu. Sono tua. Adesso vieni qui, voglio dormire abbracciata a te. Mi sei mancato-
le tolgo i pantaloncini e con loro le scarpe. Mi spoglio anche io lasciando tutto a terra, la raggiungo e la stringo a me. Le bacio i capelli, le accarezzo le braccia e lei si stringe a me come se fossi la sua ancora.
-Ti amo e lo so, lo so che è troppo presto, che ti ho ferito ma voglio che tu lo sappia. Voglio che tu capisca che non è mai cambiato nulla per me-
-Lo so e ti amo anche io. Domani dobbiamo parlare, mi devi raccontare un paio di cose. Devi dirmi TUTTO!-
-Promesso-
-Adesso dormi. Sono qui, non vado da nessuna parte-

Alleluliaaaaaaaaa!!!!! Finalmente alla buona di dio si sono resi conto che devono parlare, e finalmente capiremo come quella megera ha minacciato Kath in modo tale che lei prendesse quella decisione così brutta!!!! Sicuramente dovranno chiarirsi molto, ma adesso basta giochetti, Marie e cavoli vari, finalmente sono di nuovo insieme!!!!
RispondiEliminaAWWWWWWWWWWWW SONO L'AMORE *__________*
RispondiEliminaQuanto ho aspettato questo momento e quel bacio dio mio...ora devono solo parlare e chiarire alcune cose!!
...e poi mentre leggi con lo stomaco aggrovigliato e pensi che ormai non c'è più niente da fare, arriva il momento che hai tanto sognato e finalmente riprendi a respirare...
RispondiEliminaBellissimo capitolo, ho percepito tutta la rabbia, la frustrazione,la passione e l'Amore nei loro gesti e nelle loro parole....CHE EMOZIONE!!!
Grazie Marty e bentornati a Anthony e Kath !!
tra l'amichetto e Marie ho pensato per un attimo di dover mettere mano a spranga perchè si decidessero finalmente a parlare,fortuna per loro che hanno fatto da soli,anche se hanno ancora molte cose da chiarire...voglio proprio sentire cosa ha detto a Kath quella stronza della madre!ma l'importante per ora è che siano tornati insieme "Tardi dici ... tu sei una malattia, sei come un cancro che ti mangia dentro, che neanche le migliori cure può guarire. Tu, tu mi hai per intero, nessuna sarà mai te, per quanto ci abbia provato tu rimani qui, dentro la mia testa un pensiero costante che mi fa scoppiare la testa." <3 <3
RispondiEliminaBellissimo!!!!!! Ho le lacrime agli occhi, sarà anche corto ma è davvero intenso e completo
RispondiEliminaFinalmente si sono decisi a parlare e presto chiariranno tutto
Ma sono troppo commossa
ADORALIIII ...sono troppo contenta ...all'inizio aveva preso una brutta piega ..Anth poi si è reso conto che Marie non contava, e anche l'amico di Kath .. Non potevano continuare ad ignorarsi ...si amano troppo anche se verranno tempi duri, e i problemi ci sono sempre adesso che Kath parlerà di quella bastarda della madre... awww stupendo capitolo ... mi sono commossa nell'ultima parte <3 <3
RispondiEliminaMi viene da piangere......è da tanto, troppo che aspetto questo momento!! AMORI MIEI <3 <3
RispondiEliminaSCUSATE MA IO POSSO RISPONDERE SOLO COSI'
RispondiEliminaEH EH EH EH EH ... ORMAI NON MI FERMA PIU NESSUNO!!!!!!! ... Amooooooorriiiiiiiii
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