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giovedì 19 dicembre 2013

Paint Me The Moon: Capitolo 43


Giuro che non neanche lo rileggo!
Acchiappatevi il capitolo così com'è che la Dea del "Figlia, esprimiti a parole tue" è venuta a farmi visita. 
Buona lettura. 
Non vi parlo di tempi, non garantisco nulla ma spero prima di Natale che arrivi un 44! 
Odio l'impasse... perdono.


Grazie come sempre a loro per avermi regalato l'ISPIRAZIONE SACRA E SANTA! 






Il silenzio che cala nella stanza si protrae oltre il limite consentito, portando quattro persone a gelarsi sul posto. Alla fine, è mia madre che tenta di ricomporre i pezzi, non solo dei piatti. 
<<Oddio scusate, scusatemi sono proprio sbadata>>. 
Sotto lo sguardo di tutti, poggia sul ripiano i piatti rimasti ancora illesi per poi tamponarsi la fronte con la mano.
<<Mamma!>>
<<Permettetemi, torno fra un momento>>, a braccia conserte ed un espressione illeggibile in volto, Sofi sparisce per fiondarsi in bagno. 
Mi guardo intorno spaesata, scontrandomi con l'espressione atterrita di Richard. Continua a fissare i cocci sul pavimento fino a quando in silenzio non si china a raccoglierli. Mamma però, lo blocca all'istante: <<Oh no, ti prego. Faccio io. Mi dispiace tanto, mi sono scivolati di mano e...>>, si affretta a ripulire mentre mi accorgo del suo tono sottomesso; Così strano per lei che mi fa drizzare le spalle. Poggio la mano sull'avambraccio di Richard, cercando la sua attenzione. Si volta, puntando ai miei occhi con un intenso sguardo di disagio. Purtroppo non posso fare altro che scuotere la testa, davvero non so cosa diavolo sia preso ad entrambe. 
<<Forse non è stata una buona idea venire qui, mi dispiace>> rammaricato, mi sussurra all'orecchio sempre meno convinto del pranzo. 
Vedo mia madre alzare le mani in segno di resa, sorride guardando Richard come se guardasse una statua greca.
 <<Oh no. No, è tutto apposto. Non è successo niente di grave, è stata una piccola disattenzione. Non era questo il benvenuto che avevo in mente, ti prego Richard, accomodati>>, stavolta è la mano di mamma a tendersi per stringere quella di lui: <<Piacere mio, Lilian>>. 
<<Mi dispiace, siamo entrati in punta di piedi..>>, il tocco tra i due è breve e rigido.  
<<No, è stata solo una mia distrazione. E' tipico delle madri che vogliono assicurarsi che sia tutto perfetto>>
<<Lei non deve scusarsi, posso darle una mano se serve>>
<<Grazie, sei davvero molto gentile ma sei un ospite speciale... per Clay e per me. Fa come se fossi a casa tua, ti va qualcosa da bere?>>, fisso mia madre trattenere ancora un forte disagio dietro un apparente calma da padrona di casa. 
<<Un po d'acqua grazie>>, con le dita accarezzo dolcemente la schiena di Richard nel tentativo di farlo rilassare, infatti si volta e mi sorride. 
<<Mamma, dai ti do una mano io>>, faccio per avvicinarmi ma Sofi mi sorprende con una pacca sulla spalla ed un sorriso immacolato: <<Tranquilla Clay, aiuto io tua madre. Mi sa che il tuo ragazzo ha bisogno di un po di coraggio, un po come me ieri>>.  
Le sorrido, annuendo da sopra la spalla. 
Anche lei, alla fine, stringe la mano a Richard ma lo fa silenziosamente e guardandolo appena. Continuo ad osservare tutta la scena e a non capire, ma dopo un istante tutta la mia attenzione è rivolta a Richard che ha ancora lo sguardo smarrito. 
<<Dai inglese, dammi la giacca e fa un bel respiro. E' andata! Sei ufficialmente in casa Morris!>> ruoto gli occhi al cielo per rassicurarlo sulla normalità delle nostre stranezze.
<<Che ingresso col botto>>, solleva un sopracciglio e mi fa sorridere. 
Lascia scivolare la giacca dalle spalle e poi me la porge dolcemente. Mi avvicino al suo orecchio e dopo un bacio veloce sulla guancia, bisbiglio in modo che nessuno mi senta. 
<<Le hai sconvolte. Inizio a detestare la tua sconsiderata bellezza Richard. Sul serio. Piantala di abbagliare tutti!>>, non è esattamente quello che penso ma è la prima cosa che mi viene in mente per tentare di frenare la direzione dei suoi pensieri. La sua ansia a volte è proporzionale a quanto si espone, ma non so cosa pensare. 
<<Sei incredibilmente di parte, meravigliosa donna che non sei altro>>, risponde con un sussurro sulla mia fronte, prima di posarvici un bacio. 
Mi allontano il tempo di mettere via le nostre cose e notare il mio splendido uomo avvicinarsi alla penisola della cucina. Mamma si volta verso lui con ancora quel sorriso da ebete stampato in faccia e fatica ad aprire bocca. Non è da lei. Sono sempre più perplessa, non può davvero fare questo effetto. 
<<Sei sicuro che va bene solo dell'acqua? Apriamo una bella bottiglia di vino bianco?>>, si volta verso me come se in qualche modo possa convincerlo ad accettare qualcosa di un po più brioso dell'acqua. Faccio spallucce, poi con una smorfia e un sorriso mi avvicino, stendendomi rilassata coi gomiti sul ripiano. Il mio avambraccio sfiora quello di Richard e le nostre dita si intrecciano all'istante. 
<<Per me va bene, mi fai compagnia?>>, lo guardo mentre si rilassa piano piano e, sorridendo, annuisce verso mia madre subito carica di felicità. Dio, ma cosa diavolo le prende oggi?.   
Sofi continua a rimanere in silenzio, completando alla perfezione il tavolo dell'area living poco distante da noi. La osservo e qualcosa nel suo atteggiamento mi riporta alla conversazione a cui ho assistito ieri. Non mi piace. 
<<Allora, Richard. Clay dice che sei un pittore di talento. Mia figlia dice molte cose in realtà>>, sorride maliziosamente mentre allinea quattro calici davanti a noi. Avvicina delle piccole ciotole in ceramica di finger foods pronto e si appresta ad aprire la bottiglia appena tolta dal frigo. Richard le fa cenno di passare a lui il compito, e con il primo sorriso genuino da quando siamo arrivati, lo lascia fare invitando Sofi ad unirsi a noi. 
Dopo aver versato la stessa esatta quantità di vino nei quattro calici, restituisce la bottiglia a mia madre. 
Esita nel rispondere, imbarazzato dal complimento, e infatti si volta a guardarmi con un sorriso che però sembra ammonirmi. E' un piccolo rimprovero lo so, ma ormai il ruolo che gioca, anche se involontariamente, è quello di sottovalutarsi e rimanere nell'ombra. Poco mi importa. Io so quanto sia incredibile il suo talento. 
<<E' solo una passione, Signora Morris. Lo faccio da quando ero bambino, dipingendo qualsiasi superficie mi venisse a tiro e mi ispirasse qualcosa>>
<<Chiamami Lilian, è l'unico espediente che ho per ringiovanirmi!>>, sorridono entrambi di gusto. 
<<Magari è una frase fatta, ma davvero non ne ha bisogno. Lei e Clay->>. 
Quando Mamma lo fulmina nuovamente con lo sguardo, Richard si corregge : <<Tu e Clay siete assolutamente due gocce d'acqua. Mi spiace, suona un po strano per me>>
<<Tranne per il colore dei capelli>>, mi infilo a gamba tesa assaggiando un po di cibo dalle ciotole e afferrando un calice. 
<<Neanche tuo padre li aveva, credo siano le origini irlandesi di tuo nonno>>
<<Il mio bisnonno materno era della Contea di Wexford>>, spiego rivolgendomi a Richard. 
Osservo Sofi di sottecchi, sorseggia in silenzio con un sorriso da convenevoli ed un mutismo che inizia a preoccuparmi. Forse è solo disagio, forse ha solo voglia di starsene sulle sue. Il punto è che, a volte, osserva Richard come se accanto a me fluttuasse una presenza paranormale. 
<<Abbiamo allora entrambi un animo europeo, dicono che siano i più inclini all'arte e alle tradizioni>>, Richard me lo dice quasi sussurrando, poi porta il calice lentamente a sfiorare le sue labbra e lo fa senza malizia. Lo so perché non mi tenterebbe davanti ad un pubblico di cui fa parte anche mia madre. Ma nei suoi gesti e nei movimenti del suo corpo, ricordo una particolare carezza o un tocco sulla mia pelle che inevitabilmente mi fa pensare a noi. Lo osservo bere appena e lanciarmi un occhiata dalle trasparenze del cristallo. Dopo il primo sorso, con mia sorpresa riprende a parlare.
<<Quando mia madre vide il primo graffito, nascosto dalla testiera del letto, credevo mi volesse staccare la testa. Alla fine ha fatto in modo che si vedesse, cambiando addirittura la disposizione della mia camera. Non ha detto nulla, ne fatto complimenti. Ma per me è valso più di tutto.>>, il tono pacato e lo sguardo basso hanno un non so che di profondamente nostalgico. Quanto vorrei che si lasciasse andare e prendesse una decisione. 
<<Beh, non mi sorprende affatto!>>, replica mamma di getto. 
Sofi le da una piccola gomitata, percepibile solo da chi come me la osserva da minuti interi, e Richard alza la testa di scatto per fissare mia madre. 
<<In che senso?>>, le chiedo perplessa. 
Ruota gli occhi e sorride: <<Da madre la capisco, ho osservato qualche tuo dipinto e sei assolutamente fuori portata! Hai un talento incredibile. I genitori non ostacolano i propri figli se guidati da tanta bravura. Clay lo sa.>>, gesticola nervosamente.
<<Si, lo ammetto. L'idea del The Page ti ha entusiasmata molto più che a Papà>>, la mia smorfia di compiacimento rilassa Richard all'istante. 
<<Vedere ciò che Clay ha fatto con il The Page mi riempie di orgoglio, spero che la tua famiglia lo sia altrettanto>>, che qualcuno le tappi la bocca. La sua audacia mi spiazza. 
<<Le cose sono un po... complicate, ecco>>, il calice di cristallo ruota intorno alle dita di Richard, sembra assorbire stress. Non posso permettere che si senta a disagio.
<<A volte siamo così presi dalle nostre fragilità, Richard, che non riusciamo a capire... a renderci conto che è tutto ben diverso da come appare>>. 
Entrambi si fissano.
E nei loro sguardi colgo qualcosa che va oltre una semplice conversazione, una strana connessione. Come se mia madre capisse fin troppo quello che Richard ha subito come conseguenza della scelta fatta tre anni fa. Le avevo chiesto di non superare certi limiti, di non affrontare alcun argomento che riguardasse la sua vita per strada. Richard però sembra cogliere il messaggio e non esita neanche davanti ad un estranea come Sofi.
<<Capisco la...tua reticenza Lilian, mi è tremendamente difficile adesso spiegare quanto fragili si può diventare e fin dove si è capaci di spingere la propria vita. Ma lo ero. Ero un uomo di strada, un senzatetto, uno sbandato e ho perso tutte le coordinate della mia esistenza. Non ho mai mentito a Clay su quanto sia stato difficile, ne su quanto per assurdo mi sia piaciuto. Il... tuo punto di vista lo comprendo. Ma se una persona come Clay...>> si volta a guardarmi con un ammirazione che mi lascia inerme <<..se lei ha trovato qualcosa di buono, allora lì nasce la mia indiscussa voglia di renderla felice.>>
<<Richard, credimi. Non ho alcun dubbio su ciò che lega Clay a te e viceversa. Non volevo affrontare l'argomento ne osare giudicarti, quì sei il benvenuto, sei in famiglia. Ma per il tuo bene, dovresti ritrovare la tua>>, il tono calmo e dolcemente conciliante con cui mia madre ha sganciato un ordigno travestito da consiglio, mi raggela.
<<Mamma! Ti prego...>>
<<Lilian mi dispiace, non era mia intenzione darti un impressione poco rassicurante. Anche se ti raccontassi chi sono e da dove vengo, sono innamorato di Clay e spero che questo a lei basti per adesso>>. 
Dopo le parole di Richard, sia Sofi che mia madre lo fissano con ancora quell'aria sconvolta, faticano a deglutire e all'improvviso la cosa diventa insopportabile e afferro mia madre dal braccio, cercando di essere più naturale e scherzosa possibile.  
<<Mamma ti aiuto a mettere qualcosa in tavola, dai vieni>>, afferro due piatti che hanno tutta l'aria di aprire il pranzo, un antipasto o qualcosa di simile. Lancio un occhiata diretta per farle afferrare il concetto e senza dire una parola mi segue come se nulla fosse. Sofi porta il suo calice in bocca, tirando giù il vino tutto in un sorso, poi fissa Richard come se fosse la cosa più surreale mai vista.
<<Mi spieghi che sta succedendo? Stai spaventando Richard, e francamente anche me>>, sibilo a denti stretti cercando di non farmi sentire dal centro della zona living. Mia madre spalanca la bocca giustificandosi invano a gesti. 
<<Tesoro non sta succedendo proprio nulla, è solo strano che tu sia qui con lui. L'ho sempre immaginato con ancora l'aria da senzatetto trasandato, e questa evoluzione e il vostro legame, sono un po strani ecco. Non voglio mettervi a disagio>>
<<Allora mantieni la calma. E ti prego, anche la tua amica, è inquietante!>>
<<Magari è normale, sono sempre due persone che non si sono mai viste prima. Diamo loro il tempo di... socializzare>>
<<Riecco quell'espressione smarrita, Mamma. C'è qualcosa che ti turba nella presenza di Richard? Perché possiamo andare via, non voglio rendergli questa visita un incubo. Ci hai invitati tu.>>
<<Ed è quello che voglio, che restiate. Dai su non fare storie e mettiamoci a tavola. Abbiamo solo bisogno di rompere un po il ghiaccio. Tutto quì>>, dopo aver sistemato alcune portate taglia corto e mi lascia lì, senza neanche guardarmi. 
<<Allora, vogliamo mangiare?>>, con un elegante cenno della mano invita entrambi ad unirsi a noi al tavolo del pranzo.
Richard si alza per ultimo e si avvicina a me con l'aria da intruso. Non sopporto di vedergli quell'espressione confusa, lo prendo per mano e mi avvicino ancora una volta:
<<Possiamo andare via in qualsiasi momento, basta che tu me lo dica e scappiamo. Promesso>>
Sorride raccogliendomi sotto il suo braccio con fare protettivo. <<E' tutto apposto. Ma terrò la bocca chiusa, parlare sembra non aiutarmi>>
<<Richard non è vero. Sai che ho imparato a rispettare i tuoi spazi e i tuoi tempi e se questo è troppo voglio solo...>>
<<Ssh, perché non ci sediamo e proviamo a rilassarci?>>
Mamma ci osserva mentre bisbigliamo tra piccole e istintive coccole, la accompagna un sorriso che sembra sincero e proprio per questo non riesco a capire cosa la stranizzi tanto. 
Mossi da un istinto di protezione, intrecciamo le dita sotto il tavolo e piano piano tutto sembra calmarsi tra conversazioni superficiali e l'allerta uragani che proviene direttamente dallo schermo wall alla parete. 
Sofi ci racconta dell'esperienza di un suo seminario svoltosi in alcune Università della Louisiana. Argomento: "Fantasy" come fenomeno esploso negli ultimi trent'anni. Mamma, invece, ha raccontato della sua esperienza con il Corner di Orange e di come Albert sia stato all'altezza della situazione nonostante non fosse il suo campo. 
Poco dopo aver gustato anche il dolce, Richard sembra avere ripreso colorito in volto e qualche sorriso in più, pur restando il più delle volte silenzioso. 
<<Mi preoccupa questa storia dell'allerta>>, mi guarda piegando la testa di lato e lancia un occhiata al monitor, dove un piccolo quadrato del mosaico interattivo della Tv è rimasto sul meteo. 
<<Beh, siamo a Baton Rouge quì sono i benvenuti. La Louisiana è il posto preferito dagli uragani, non lo sapevi?>>, strizzo l'occhio ironizzando sul fatto che in effetti lui è nuovo del posto e non conosce i disastri a cui spesso siamo abituati. <<L'allerta parla di un categoria 3, basterà stare chiusi in casa>>, mi avvicino maliziosa baciandogli le labbra. Giusto il tempo di approfittare della lontananza di mamma e di Sofi, intente a infilare tutto nella lavastoviglie. 
<<Mmh, al massimo daranno la colpa a noi se ci saranno danni>>, ricambia il bacio prendendomi il viso fra le mani e poi sorride, ma stranamente la dolce piega della sua bocca non raggiunge il suo sguardo. 
<<E' stato un pranzo pessimo vero?>>
<<No era tutto squisito, e poi niente più domande mi pare. Tua madre è stata brava!>>
<<Ti va di andare?>>
<<Dai, rimaniamo ancora un po o sembreremmo scortesi>>
<<Oh, voi inglesi e le buone maniere!>>
<<Parli come se fossi il primo britannico conosciuto in vita tua>>, dondola il ginocchio piegato, mentre con le dita solletica le mie facendomi aprire il palmo. Il suo sguardo si accende di giocosa malizia e mi fa stranamente arrossire. 
<<In realtà si. Vieni, voglio farti vedere una cosa>>
Solleva un sopracciglio curioso mentre afferro le sue dita e lo tiro su, obbligandolo a seguirmi. Attraverso le stanze senza curarmi di nulla, sorridendo e guardandomi ogni tanto indietro per controllare che la sua smorfia perplessa sia ancora li. 
Entriamo in punta di piedi nella mia camera e di getto lo trasporto in quello che è stato fino a pochi mesi fa il mio spazio vita. Non ho bisogno di dirgli dove ci troviamo perché lo capisce all'istante, mentre per una volta è lui a spalancare gli occhi davanti ad una parete. 
Su uno dei lati c'è appesa una tela retroilluminata che raccoglie tutti i suoi disegni. Ci sono proprio tutti, realizzati coi pastelli di cera che gli ho regalato durante il nostro insolito modo di frequentarci. 
Tutte riproduzioni che sono riuscita a farmi digitalizzare in uno studio ad Orange e che riempiono almeno un metro quadro di parete. Gli originali invece li ho conservati in un porta documenti che custodisco con cura e gelosia in uno dei ripiani alti della cabina armadio.  
Con qualche passo incerto si avvicina proprio davanti alla fonte luminosa da cui risplendono i colori, le forme e l'anima di quello che mi ha voluto comunicare quando non era pronto a farlo con le parole. 
Mi avvicino da dietro poggiando la guancia e la tempia sulla sua schiena, abbracciando il suo torace. 
<<Quelle che vedi sono le cose più belle che tu mi abbia mai detto sai?>>
Le sue mani si uniscono alle mie proprio sul suo petto. 
<<Quello che vedo è la cosa più bella che tu abbia mai fatto. Mi rendi orgoglioso, mi fai sentire al posto giusto con te che non vi rinuncerei per nulla al mondo Clay>>, volta leggermente la testa all'indietro. Non può guardarmi in volto ma la sua attenzione è tutta rivolta a me. 
<<Neanche per tornare a casa.>>
Chiudo gli occhi temendo che mi dicesse proprio questo. Non so se sentirmi rassicurata dal fatto che mi ama abbastanza da non andare via o in pena per la sua famiglia. 
<<Richard, mia madre non doveva spingersi così lontano. Scusala. Lei non sa nulla di quello che io e te ci promettiamo, di quello che rispettiamo l'uno dell'altro. La sua preoccupazione non è giustificata. Lei sa solo che io ti amo. E lo sai anche tu>>
<<Come io amo te. Tua madre non è un problema, è solo...  una madre. Ha comunque la mia ammirazione per il solo fatto di starti accanto>>
Sospiro. 
<<Se solo ti ascoltassi. Hai bisogno che loro sappiano, lo sento. E dio solo sa se ne hanno il diritto Richard. Non posso più darti tempo. Devi prendere una decisione>>
Scivola da un fianco e si volta guardandomi in faccia. Abbasso lo sguardo mentre lui, repentino, solleva il mio viso dal mento. 
<<Clay, no!>>
<<Si, si>>
<<Domani devo andare a New Orleans. Il Sig. Sebastien vuole che valuti alcuni dipinti che un suo amico possiede in un deposito coloniale>> si passa una mano sulla bocca e sul mento e poi sposta lo sguardo dalla grande vetrata che da sul Mississippi. Assorto, poggia le mani sui fianchi e guarda distrattamente lontano da me. 
<<E' lunedì, domani riapriamo il The Page e devi esserci!>>
<<Lo so. Non posso rimandare Clay e per assurdo questo tizio ha intenzione di pagarmi per almeno uno dei miei dipinti. Mi sorprende tanto interesse, ma se può servire a rimettermi in sesto e prendermi cura di te, voglio farlo. Mi fa stare bene>>
<<Richard...non>>
<<No. Non dire che non ce n'è bisogno. Non si tratta di un interesse improvviso per i soldi, se non fosse che di solito fanno comodo se hai in testa solo una cosa>>
Afferro le sue mani e cerco il suo sguardo. 
<<Cioè?>>
<<Vivere con te, a tutti gli effetti e con... tutte le situazioni a posto>>, sorride timidamente e piega la testa fulminandomi con quell'indaco lucente e liquido. 
<<Non capisco>>, lo guardo confusa. 
Mi abbraccia all'improvviso e mi stringe così forte che trattengo il respiro e chiudo gli occhi. Il suo cuore batte fortissimo e non so perché la cosa mi emoziona.
<<Capirai, te lo prometto>> 
Rimanendo ancorato al mio corpo, volta solo la testa per riammirarsi sotto la luce soffusa della tela retroilluminata. Una meravigliosa invenzione che avvolge qualsiasi dipinto in un'incantevole penombra color miele.
Non ne manca nessuno, c'è tutto quello che abbiamo vissuto e che ci ha portato ad innamorarci e a non desiderare di più.
<<Voglio andare a casa adesso>>
<<Quando lo dici mi scaldi il cuore, come se avessi realizzato già tutto con te>>
<<Richard, in qualsiasi posto decidessi di stare io ti seguirei comunque. E' più importante che in questo momento io segua la tua di strada>>
<<Ti amo e grazie per averlo detto, ma adesso siamo in due. E' una strada che faremo sempre in due, te lo prometto>>
<<Però domani andrai lo stesso a New Orleans>>
<<E' solo New Orleans e non posso chiederti di venire con me. Ma sarò di ritorno prima di quanto pensi>>. 
Alle sue parole rassicuranti, rimango in silenzio lasciandomi cullare lentamente verso la parete, dove accanto ai suoi dipinti iniziano baci più intensi e carezze infinite. 
Sofi per un po non sarà la benvenuta.  


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Al prossimo capitolo
Sun

6 commenti:

  1. ho come la sensazione che la sorpresa e la meraviglia di Lily e Sofi non fossero dovute solo all'incredibile bellezza di Richard...
    <>, sorride timidamente e piega la testa fulminandomi con quell'indaco lucente e liquido.
    <>, lo guardo confusa.
    Mi abbraccia all'improvviso e mi stringe così forte che trattengo il respiro e chiudo gli occhi. Il suo cuore batte fortissimo e non so perché la cosa mi emoziona." mmmm magari sono io che corro troppo ma parlando di situazioni mi sono venute in mente due cose:la prima è quella con la famiglia,e la seconda...magari è un'idea stupida ma ho pensato che ci fosse un po' di profumo di fiori d'arancio nell'aria *-* o forse è il profumo d'arancio del Cologne che mi ha dato alla testa XD

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  2. Conquistate da Richard Lilian e Sofie dalla sua eleganza e bellezza sicuro...ma mi sa che c'è dell'altro ..staremo a vedere come reagirà Clay quando verrà a saperlo..anche se già ha intuito qualcosa ... Adoro i momenti romantici fra loro awww ..sopratutto all'ultimo *_*

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  3. ....di certo la mamma sciroccata e la sua amica nascondono ben altro dietro quel comportamento così bizzarro se non inquietante.....misteri e ancora misteri......
    Richard era tenerissimo così imbarazzato....

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  4. Dopo una settimana finalmente commento -.-
    Cmq più ci avviciniamo alla fine e più non ci capisco un tubo!! :'(((
    ahahahah ma come dice moony, tra la mamma e l'amica, non so chi sia più sciroccata XD

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  5. Eh già la mamma e l'amica nascondono qualcosa, come dice Mony "misteri e ancora misteri.."
    Richard è la dolcezza imbarazzato awwwww *O* e loro due sono sempre ahjbfkhfbsdfkasfih

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