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martedì 28 gennaio 2014

Paint Me The Moon : Capitolo 45



Salve a tutti i lettori, 
Vi chiedo sinceramente scusa per l'attesa tra un capitolo e l'altro ma sono stata assorbita da un po di lavoro e non riuscivo a trovare il giusto momento per scrivere degnamente e non solo per riempire una pagina. 
Mi sono messa sotto e ci sto lavorando a pieno ritmo perchè siamo agli sgoccioli e tra un capitolo e l'altro NON posso far passare molto visti gli argomenti e i risvolti che ci saranno. 
Quindi Capitolo 46 prossima settimana di martedì - come oggi! 
Spero non vi siate annoiati, in caso contrario.... ne vedremo delle belle :) 
E se pensate che questa storia valga la pena di essere letta "CONDIVIDETELA" ... i passa parola a volte fanno miracoli <3

Sun1600  
Ps. Vi consiglio la canzone dal titolo eloquente "Secrets" 







Le ginocchia piantate sul pavimento iniziano a farmi male. E' colpa della rigidità e della tensione accumulata in pochi minuti. 
Le mani sono immobili sul pavimento, intente a sorreggermi, mentre resto piegata in avanti su un infinità di materiale. 
Ho svuotato quasi tutto, ma in realtà osservo senza mettere a fuoco. Non so cosa sto cercando e non so da dove cominciare. 
L'impatto iniziale mi mostra solo numerosi fogli di carta patinata. Inizio a spulciarli, fermandomi a leggere in sequenza articoli e didascalie, sotto immagini di gente parecchio famosa. 
Raccolte, edizioni limitate, speciali e registrazioni video che non mi dicono molto. 
Il tema è solo uno: La Saga di Twilight. 
Ci sono gli attori, i personaggi, le loro vite e qualsiasi chicca o cimelio che una vera fanatica come mia madre dovrebbe possedere. 
Nulla che abbia a che fare con Richard, nulla che mi dica chiaro e tondo ciò che voglio sapere una volta per tutte. 
E le domande si moltiplicano : Richard detesta questa storia, cosa c'entra allora? 
Perché mia madre conosce questo dettaglio comune? 
Sfoglio le pagine di vecchi tabloid che parlano, per la maggiore, della vita privata dei due protagonisti principali. Ovunque mi volti ci sono loro, la loro storia, il loro continuo contrasto con la vita reale. E per un attimo mi soffermo su alcuni dettagli. Come osservare i volti di entrambi, la straordinaria e affascinante aura di estrema bellezza che li avvolge. Li osservo come non avevo mai fatto prima e ne scorgo lineamenti dolci e quasi familiari, rivedendoli perfettamente in Edward e Bella ma non solo. 
Continuo con la mia ricerca e non faccio che imbattermi nelle solite notizie: l'uscita dei film e di centinaia e centinaia di immagini tratte dai vari set realizzati. 
Spalanco gli occhi davanti a delle vecchie foto risalenti al 2011, quasi 28 anni fa. Non ci credo, non è possibile. 
Erano qui, erano a Baton Rouge e ci sono rimasti per mesi interi. Hanno realizzato praticamente gli ultimi due film nella nostra città ed avevano iniziato ad integrarsi con il posto. Immagino mia madre come sia schizzata al solo pensiero di averli avuti ad un palmo di naso, per così tanto tempo. 
Non me ne ha mai parlato. Di nulla, in realtà. 
Scuoto la testa con un sentimento di urgenza che mi spinge ad andare oltre, a tornare a focalizzarmi su ciò che mi preme. 
Mi concentro sul cognome di Richard, ma di Weller nessuna traccia. 
In fondo ad una delle scatole rigide, trovo una coperta in pile raffigurante il personaggio di Edward Cullen: senza dubbio quello che ho preferito dalla prima lettura. 
Mia madre non si è fatta mancare nulla. La afferro per aprirla ma non faccio in tempo: da dentro le pieghe, salta fuori una chiavetta usb. 
Mi manca l'aria all'istante e mi poggio sui talloni, il cuore inizia a galoppare con tanta di quella forza da sentirlo rimbombare il tutto il corpo al ritmo del sangue. 
Fluisce ovunque, come l'inquietudine e la paura, non appena leggo il nome "File Richard".
Rimango confusa e immobile per qualche minuto, fissa con lo sguardo su quel piccolo rettangolo di plastica. Un oggetto così piccolo, adesso, fa così fottutamente paura.  
Senza tanta indecisione la afferro e mi sollevo lentamente, il mio corpo è rigido e stanco come mai in vita mia. 
Lascio lo studio nel caos più totale e ritorno in cucina, dove mia madre e Sofi impallidiscono nel vedermi sollevare per aria la chiavetta: <<E' tutto qui?>>
Mia madre si avvicina, con le mani intrecciate fra loro, come in una muta preghiera di lasciar perdere. Il volto triste e rassegnato e un incomprensibile desolazione. 
Sofi non si muove, rimane a testa bassa seduta sullo sgabello del bancone della cucina. 
<<Dimmi solo si o no>>
<<Si, ti prendo il portatile>>
<<No. Torno a casa.>>
<<Cosa?>>
<<Qualsiasi cosa ci sia qui dentro Mamma, la cosa più importante per me in questo momento è sapere che Richard è vivo e sta bene. Credimi, non mi frega un cazzo adesso>>
<<CLAY! Per la miseria>>
<<Perdonami se sono troppo sconvolta per moderare in qualche modo il mio linguaggio. Non posso fare altro per te. Torno a casa. Torno dal mio ragazzo, dalla persona che amo mamma, chiunque sia>>
<<Puoi almeno ascoltarmi un attimo, per favore?>>, blocca il mio passaggio per un istante.
Sollevo le sopracciglia, stanca di tutto. 
<<Chiamami, appena sai qualcosa. Sono in ansia per lui Clay, come non lo sono stata mai in tre anni dalla sua scomparsa! Ti prego, avvisami se torna a casa. Non ti chiedo altro>>, rimango spiazzata davanti agli occhi lucidi di mia madre e a quelli di Sofi, che seguono un secondo dopo. 
A quanto pare erano sulle tracce di Richard da parecchio tempo. Scoprirlo così, adesso, è un colpo violento. 
Se non lo avessero riconosciuto, se non avesse messo piede in questa casa, per quanto ancora sarebbe andata avanti questa storia? 
Alzo le mani, scuotendo la testa completamente frastornata. Infilo la chiavetta in tasca, da dove tiro fuori la card dell'auto di Lynn. 
<<D'accordo>>, mormoro ormai alla porta. 
Percorro di corsa il vialetto, con gli occhi già ricolmi di lacrime. Le strofino via con la stessa velocità con cui mi infilo in auto per tornare al loft. 
Le porte dell'ascensore si aprono all'ultimo piano, dove Lynn e Ryan mi aspettano con l'ansia in volto. 
Li guardo e mi blocco, spaventata che aprino bocca per darmi qualche brutta notizia. 
<<Clay no, nessuna notizia. Ma abbiamo saputo che non ci sono vittime, ne feriti gravi. Solo danni ambientali e nulla di più.>>
<<Oddio. Sto per avere una crisi isterica, giuro!>>, corro come un fulmine diretta in bagno. Mancava solo che vomitassi l'anima adesso. 
 <<Clay, tesoro>>, avere un tono di voce così flebile non è proprio da Lynn. E' preoccupata e mi dispiace averle fatto passare una giornata infernale, quando doveva essere un nuovo inizio per entrambe. 
<<Lynn, scusami. Sto una merda, mi sento tutta sotto sopra>>
<<Aprimi ti prego... Ryan ha appena parlato con il Sig. Sebastien>>
Oh Dio ti prego, fa che siano buone notizie. Mi trascino in ginocchio alla porta e, tenendomi lo stomaco, le apro. 
Mi sento i capelli arruffati e il viso stravolto, gli occhi rossi dal trucco sbavato e i brividi. 
Senza esitare, Lynn si abbassa e mi abbraccia sorridendomi: <<Sembri tirata fuori dal centro dell'uragano, lo sai?>>, rido e piango tra le sue braccia. 
<<Spara>>.
 Mi abbraccia più forte e sorride ancora di più. 
<<Calmati adesso, il Sig. Sebastien è riuscito a parlare con il tizio di New Orleans e Richard sta bene! Stava bene fino ad un paio d'ore fa, quando lo ha visto per l'ultima volta>>
<<Che vuol dire?>>, sollevo il viso cercando di capire cosa c'è di positivo in tutto questo. 
<<Richard era al sicuro in uno dei rifugi ma si è intestardito a voler recuperare la tua auto. Ha finito per mettersi in pericolo poiché l'auto purtroppo è andata. La tua ibrida è finita sbattuta contro un vecchio edificio, ma lui è riuscito ad aiutare una coppia di ragazzi ad uscire dalla loro di auto. Erano bloccati, Richard li ha aiutati.>>
Scuoto la testa, piangendo, sorridendo e imprecando contro la sua testa dura. 
<<Poi, da li ovviamente la confusione, il caos e l'impossibilità di comunicare. Ha lasciato solo detto che tornava a casa dalla sua ragazza, in qualunque modo, e che il suo smartphone era ormai andato, insieme alla tua auto.>>
<<Dio Lynn, e questo credi che mi faccia stare meglio? E' un incubo!>>
<<Sarà già di ritorno Clay, l'uragano ha smesso di mettere sotto sopra New Orleans già da un pezzo. Starà tornando a casa, ne sono sicura>>
<<Lynn, è un incubo! E' tutto un maledetto casino.>>, ritorno a piangere tra le sue braccia e la sento esitare prima di parlare di nuovo. 
<<Cos'è successo? Dove sei stata?>>
<<Mia madre. Mia madre sa chi è Richard.>>
Si irrigidisce e si sposta per guardarmi in viso. Mi porge una salvietta ad occhi spalancati. 
<<Sa, cosa?>>
<<Tutto, credo. Da dove viene, la sua storia, la sua vita prima di me, della strada. Forse anche il motivo della sua scelta.>>
<<Ma.. come, come?>>, si acciglia <<E ti ha raccontato tutto? Così? Su due piedi?>>
<<No, l'ho capito da sola. Ho messo insieme alcuni pezzi che mi giravano in mente, che non avevano un senso logico. Fino a poco fa.>>
<<Come fa a saperlo? Chi è Richard, Clay?>>
Con le dita scavo dentro la tasca del cappotto. Lo indosso ancora, da quando abbiamo chiuso il The Page.
<<Questa la teneva mia madre in fondo ad una scatola, nascosta. Leggi il nome.>>
<<Cazzo>>, porta la mano davanti la bocca, sconvolta quanto me. 
<<Mia madre è stata chiara: c'è tutto quello che devo sapere>>
<<Hai già guardato il...?>>
<<No!>>
<<Hai paura, non è così?>>
<<Folle, infinita e sconsiderata>>
<<Aspetterai lui?>>
<<Aspetterò lui, aspetterò di vederlo su quella porta. Sano come un pesce, tutto intero e ancora innamorato di me. Il resto lo affronterò in seguito.>>
<<Piccola Ly, io purtroppo adesso devo scappare, tra un ora ho il turno in ospedale. Non vorrei lasciarvi in queste condizioni. Clay devi riposare, sei a pezzi>>, la testa bionda di Ryan fa capolino dalla porta del bagno, gli occhi nocciola teneramente puntati su di me, poi su Lynn.
In un attimo di silenzio il mio sguardo rimbalza sul viso di entrambi. 
<<Come fate ad essere così calmi?>>, scuoto la testa sollevandomi dal pavimento e avvicinandomi al grande specchio dalle bordature di pietra. Mi stropiccio la faccia per poi buttarci addosso un po di acqua fredda. 
Entrambi, silenziosi, sono ancora poggiati ai lati opposti della porta, come due guardiani buoni. 
<<Il tuo uomo ha la straordinaria capacità di cadere sempre in piedi Clay, fossi in te non mi preoccuperei e terrei un po di tè caldo pronto per quando fra poco busserà a quella porta>>, Ryan si volta e abbraccia Lynn inondandola di piccoli baci. Le sussurra piano e poi mi strizza l'occhio in segno di saluto. 
<<Lynn, va pure tu>>
<<Oh no, non ci penso nemmeno, non ti lascio sola>>
<<Multicolor, stai... sbiadendo e io voglio che tu vada a riposare. E' un ordine>>, la abbraccio e le bacio la guancia <<Ho un tè da preparare e Ryan sta per andare via>>
<<Sei sicura? Guarda che posso restare>>
<<Lo so, ma ho bisogno di rimanere un po da sola>>
<<Non ti metterai al computer, spero?>>
<<No, non ho intenzione di farlo senza Richard. Non mi serve sapere nient'altro>>
<<D'accordo, come vuoi, ma teniamoci in contatto qualsiasi novità salta fuori, okay?>> 
Annuisco, dirigendomi verso la scala a chiocciola che porta al soppalco. Ho bisogno di cambiarmi e indossare qualcosa che si intoni al mio stato emotivo di abbandono e attesa.

Ritraggo ancora una volta le dita dalla chiavetta. Non posso. 
Mi sono abbandonata più o meno un ora fa su uno sgabello del bancone della cucina, con davanti il Pc. 
Non riesco a trovare il coraggio di infilare questa maledetta chiavetta e aprire il suo contenuto. 
Non faccio che fissare la porta, uscire sul terrazzino e rientrare, camminando come un fantasma per il loft. 
Ho la gola secca e per quanta acqua stia comunque bevendo, le mie speranze si stanno prosciugando come fossero nel bel mezzo di un deserto. 
All'ennesimo sorso fresco, ma per nulla dissetante, accade. 
Il suono dell'avviso dell'ascensore, quello riservato solo all'ultimo piano. Un bip che adesso si estende per tutta la stanza, un eco che mi rivela quanto sia rimasto vuoto a lungo lo spazio intorno a me. Mi immobilizzo per qualche minuto, poi mi precipito ad aprire il portone, tirando con me, distrattamente, anche lo sgabello per terra.
Incasso la testa nelle spalle per il forte tonfo. 
Mi ritrovo a fissare lo sgabello con la stessa velocità con cui mi volto a fissare l'ascensore, proprio mentre le porte si aprono e una versione di Richard identica a quella di strada, forse ancora più frastornata e cupa, mi investe in pieno. 
Senza dire una parola, i suoi occhi mi fissano terrorizzati. 
Osservo il suo stato: trema per il freddo e metà degli abiti con cui era uscito di casa, ora sono solo un groviglio sporco di fango. Ha il fiato cortissimo, il suo diaframma si alza e si abbassa sofferente.
Con un incedere lento si avvicina, per poi chiudere in due lunghe falcate lo spazio fra noi.
<<Santo Dio, sarei tornato anche a nuoto dal Mississippi>>, mormora con un soffio di fiato. Ed è un istante. 
Non lascio che la mia mente o il mio corpo se ne rendano conto, ma lui è qui ed io mi sento travolta dalle sue braccia. 
La stretta fortissima poco sotto il mio seno. Mi sento sollevare e portare in casa con uno sforzo leggero e un impeto che quasi mi fa male. 
Un calcio. La porta si chiude con un suo calcio e quello che sento sono solo i suoi respiri forti, tremanti di sollievo e paura insieme. Nessuno dei due parla. Nessuno dei due osa dire qualcosa. Mi prende il viso tra le mani. I suoi occhi tormentati di un blu, denso come il petrolio, restano incollati ai miei. Si insinuano dentro di me, tanto da svuotarmi di tutta l'angoscia accumulata in un giorno interminabile e orribile. Nonostante tutto, è bellissimo. Bellissimo.
Ad un tratto, tutto è sfuocato e traballante. Le lacrime si accumulano con un intensità paragonabile alla pioggia che è caduta addosso a Richard. E' completamente fradicio. 
I capelli, scuri e pesanti intorno agli occhi, grondano ancora acqua e i suoi abiti sono completamente pregni, tanto da ricoprire d'acqua e fango anche me. 
Libero una mano dalla morsa che ho creato intorno al suo collo e mi asciugo gli occhi col dorso. Inizio a singhiozzare stringendomi forte, più forte che posso alle sue spalle.
Le gambe artigliate ai suoi fianchi che stringono, il corpo incatenato lì dove credevo di non tornare più.  
Nonostante il suo aspetto esausto e totalmente distrutto, non fa alcuna fatica a sorreggermi. Le sue mani si muovono libere sul mio viso, mi asciuga le lacrime e mi guarda, mi scruta e scuote la testa come se la sua mente fosse attraversata da non so quanti pensieri di cui non riesce a liberarsi.  
Ed io, che vorrei entrarci fino a leggere ogni cosa, fino a scoprire e sapere tutto quello che ha vissuto in 24 ore e in più di tre anni della sua vita, finisco per bagnare il suo viso di lacrime. Strofino la bocca sulla sua guancia che si piega per venirmi incontro. Richard inspira profondamente, quasi ansima mentre le mie labbra, il mio viso e i miei occhi percorrono con forza ogni centimetro della sua faccia stanca. 
Con la punta del naso percorro la linea della mascella, annusandolo. Mi lascio graffiare dall'attrito di un accenno di barba color miele. 
Fino a quando le nostre labbra si toccano in un bacio profondo e dolce, come la gioia che stiamo provando in questo istante. Labbra che si amano, si assaporano e si affrontano con esigenza e passione. Ingoiamo l'uno i sospiri liberatori dell'altro e, con il passare dei secondi, non c'è più spazio per altro. 
Ho avuto paura. La mancanza non è nulla paragonata alla paura. 
Non è stato solo egoismo per i miei sentimenti, piuttosto l'angoscia che dopo essersi esposto ai rischi più assurdi, in tutti questi anni, potesse perdere la vita nel momento stesso in cui l'ha ritrovata. 
Passo dalla lucidità alla sensazione di essere sopraffatta dalle emozioni e le sento alternarsi anche dentro Richard, le sento scuoterlo. Ci irrigidiamo per l'angoscia provata, poi i muscoli si rilassano di colpo come a lasciar fluire il sollievo che stiamo sentendo, tocco dopo tocco. E' così forte che non servono parole. Mi sento rinascere adesso che lui è al sicuro. Mi sento morire per quanto ho desiderato rivederlo, riaverlo e sentirmi inabissare dal suo stesso bisogno di ritrovare me. 
Si volta di scatto, sorreggendomi fino al bancone della cucina. Ignora lo sgabello ancora disteso per terra e guarda solo dritto dentro di me.
Con la bocca ferocemente attaccata alla mia, inizia a tirarsi via tutti gli abiti completamente sommersi d'acqua, lanciandoli dove capita. Cerco di aiutarlo, ma le dita tremano vistosamente e, con mia sorpresa, abbandona un istante gli indumenti per baciarne le punte. Una dopo l'altra. 
Porto una mano davanti alla bocca e trattengo un singhiozzo, guardando sorpresa negli occhi blu di Richard. E' tornato a casa. E' davvero qui. 
Ride, inizia a ridere quasi istericamente, con un tono di voce che possiede una melodia innata. Ride mentre io piango e lo aiuto a levarsi fino all'ultimo pezzo di stoffa. 
<<Devi asciugarti>>
<<Shhh>> la sua bocca sulla mia, di colpo serio. 
Le sua lingua diventa esigente. Possessiva, poi morbida e calda. La sento colpire la mia, tirarla, accarezzarla e farla sua, mandando un chiaro segnale di desiderio. 
Fino al centro del mio corpo, oltre che del mio cuore.
Per un attimo la ragione mi suggerisce di rimandare il momento, di considerare la stanchezza e il peso di una giornata così difficile da temerne le conseguenze. 
Scegliere il dialogo e tirare fuori gli assi nascosti. Adesso o mai più.
Afferro le sue mani e le porto sul mio viso ma ora che non ha più vestiti addosso, lo guardo e vedo quanto sia meravigliosamente libero da ogni paura, con me.
Apro le gambe e con una rapida spinta dei talloni sulle sue cosce lo attiro a me, le mie braccia si avvinghiano al suo torace e la mia testa si posa sul suo petto. 
Lo stringo forte e, con piccoli soffi d'alito, riscaldo la sua pelle, all'altezza del suo cuore. 
<<Lascia che ti riscaldi, smetti di tremare>>
Annuisce, portandosi col volto davanti al mio. I suoi occhi si assottigliano proprio quando i pantaloncini della mia tuta scivolano sotto le sue dita, fermandosi alle ginocchia. Si scosta quanto basta per sfilarli, tirando via in un colpo anche sneackers e calzini. 
Di nuovo tra le mie gambe e sorpreso che non indossi intimo, le sue mani vagano sicure, afferrando e accarezzandomi le caviglie, per poi risalire fino ad artigliarmi le natiche e sollevarmi di poco dal bancone. 
Avvicina i miei fianchi al suo bacino con una lieve spinta e accompagna i miei piedi fino ad intrecciarsi dietro la sua schiena. Liscia, ancora fredda e umida. 
Il profumo della sua pelle inizia a diffondersi e d'istinto la mia bocca si attacca alla sua spalla, baciandola e mordicchiandola. Ad occhi chiusi. 
Tutti i miei sensi iniziano a vorticare lentamente attorno a lui: ascolto il battito del suo cuore, l'odore del suo corpo e provo una sensazione di totale abbandono. La sua sola presenza mi riempie l'anima. Il suo ansimare, muoversi freneticamente, dolcemente e con desiderio, valgono più di mille parole, di qualsiasi tipo di rassicurazione.
Prende i miei seni tra le mani, insinuandosi dolcemente da sotto la felpa corta. Inizia a sfiorare i capezzoli, facendoli scorrere tra indice e medio, fino a pizzicarli e inturgidirli a suo piacimento. I respiri diventano incontrollabili. Una mano abbandona un seno per scendere a sfiorarmi tra le pieghe intime, senza sosta, senza vie di mezzo. 
Troppa ansia ci ha consumati, troppa attesa ci ha sopraffatti e ora, anche un solo minuto in più ci sembra insopportabile. 
Richard mi accarezza come non ha mai fatto prima, dimostrando di conoscere il mio corpo meglio di me stessa e donandomi sensazioni che sembrano dilatarsi e moltiplicarsi in un vortice di eccitazione. Il mio corpo risponde, inondandolo. 
Inarco la schiena, avvinghiandolo ancora di più nella morsa del mio corpo, come un ragno che intrappola la preda. Persa in una miriade di nervi tesi ed eccitati, la mia mano scivola a raggiungere la sua tra le nostre intimità. Ne accarezzo il dorso, invitandolo silenziosamente a darmi di più. 
Un sorriso compiaciuto si confonde tra il costante ansimare di Richard e in un istante le sue dita sono dentro di me. Un lamento confuso e la mia mano si porta automaticamente sulla sua erezione, che si dimenava tra le mie gambe già da prima che si togliesse tutti gli abiti.    
Ci accarezziamo a vicenda, vinti dalla passione, desiderosi di quelle forti emozioni e del piacere che solo stando insieme riusciamo a darci. 
I miei gemiti si perdono tra le sue labbra, poggiate sulle mie, gonfie e rosse di baci. 
<<Dio, come ti desidero>>
Con un gemito improvviso, sfila lentamente via le dita da me e mi prende in braccio, a cavalcioni sul suo corpo. 
Allontano per un attimo la mano dalla sua eccitazione solo per aggrapparmi e non cadere. Infilo le dita tra i suoi capelli fradici, affondando il viso sul suo collo per ricoprirlo di baci. 
Ci sposta entrambi sul letto, atterrandovi dolcemente accompagnata dalle sue mani. Si solleva per spogliarmi della felpa: unico indumento rimasto. Mi osserva per diversi secondi, percorrendo, con l'indaco liquido e luminoso, ogni linea o curva del mio corpo nudo.
Si china lentamente sul mio viso e mi sorride, come se questo momento premiasse la sua audacia. La sua vittoria personale per essere tornato tutto intero.
Sfidando la sorte, sfidando la natura, esattamente come aveva detto Ryan. 
Le sue labbra sfiorano le mie in un tocco debole, studiato appositamente per acuire il desiderio già elevato. Afferro le sue labbra con i denti e lo costringo a lasciarmi un passaggio per la lingua che lo possiede senza esitazioni. Oscillando lentamente i fianchi, si apre facilmente un varco tra le mie gambe, posandosi su di me con erotica dolcezza.
In un attimo, le 20 ore che hanno preceduto questo istante così intenso, crollano miseramente sotto le insaziabili e lunghe spinte di Richard dentro di me. Ascoltare il suo respiro, sentirlo muovere così lentamente e con tanta fame mi leva il respiro. 
Poi si sposta di poco, chiude gli occhi come se un onda di desiderio e piacere lo colpisse in pieno. Lo osservo rilasciare un lungo ringhio ovattato. 
Si porta in ginocchio tra le mie gambe. Mi solleva il bacino sostenendolo con le braccia e il tempo scivola via con la stessa intensa passione con cui abbraccio il suo piacere. Sembra deciso a non volermi concedere pause, a consumare il resto della notte dentro di me, a ritornare a casa anche così.
Le mie mani abbandonate sopra la testa e gli occhi fissi nei suoi per avere una visione chiara e limpida del mio personale uragano su di me. 
Il suo sguardo così diverso e combattuto; Perso in un inquietudine che non comprendo ma così pieno di amore da farmi sentire che c'è, e che qualsiasi segreto porti con se non potrà scalfire neanche lontanamente quello che siamo e saremo sempre insieme.
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Al Prossimo capitolo e...... se volete osare nei commenti.. fatelo pure! ;)
Sun

6 commenti:

  1. Dico solo UNF!
    La bomba sta per esplodere, AMEN

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  2. di certo non hanno perso tempo XD
    l'esplosione è rimandata al prossimo capitolo ma resta comunque molto vicina...non vedo l'ora di scoprire cosa contiene quella chiavetta!

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  3. MADRE SANTISSIMA, sti due sono una bomba a letto......!!!
    E direi che ormai ci siamo.....anche se forse una mezza idea adesso ce l'ho.....

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  4. Qui ci prepariamo prossimamente all'esplosione ......una certa idea me la sono fatta ma staremo a vedere... intanto la passione fra loro due è sempre bollente *_*

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  5. SUDOOOOOOOOO...cosa sono quei due a letto mado!!
    Aspetto il prossimo capitolo con trepidazione..ormai ci siamo!

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  6. La disperata curiosità che avevo nel voler sapere cosa c'è in quella dannata chiavetta, è stata annullata, DISINTEGRATA, nel vederli finalmente riuniti così dolci, innamorati e INGRIFATI!!!!
    .....emh.....ma nel prossimo capitolo però gliela diamo una bella sbirciata quella chiavetta vero??????eheheh

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