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giovedì 27 febbraio 2014

Paint Me The Moon: Capitolo 47



E dopo "La" rivelazione, vediamo come si evolve tutto il resto. 
In questo capitolo c'è un particolare che mi auguro fortemente e con tutto il cuore sia di buon auspicio. 
Grazie infinite a chiunque legge! Grazie 
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Fuori c'è ancora il sofà color cioccolato con cui Richard aveva abilmente arredato il piccolo terrazzino. Quella notte avevamo fatto l'amore qui, dopo la raccolta fondi che lui stesso aveva architettato con cura. La notte in cui mi ha vista abbracciare Matt, travisando ogni cosa e infuriandosi di gelosia. 
Accarezzo il morbido tessuto e non riesco a smettere di pensare.

 
A quanto sia stata sconvolta la sua vita dall'incidente alla morte del nonno. Dalla strada alla nostra storia. La sua forza di volontà non conosce limiti, nel bene e nel male, e ha conservato la determinazione nel portare avanti le sue scelte. Cadere. Rialzarsi. Cadere. Alzarsi ancora. 
Io non ci sarei mai riuscita. 
Ripenso alla prima volta che l'ho visto: poco prima di Natale, una figura alta e nera si era stancamente seduta su quel marciapiede e lì è rimasta. Inosservata ed ignorata da tutti, fino al giorno in cui il Sig. Coleman non lo ha aggredito. 
E mentre incuriosita mi chiedevo chi fosse e perché fosse tanto ossessionato dalla pittura e dal disegno, il destino stava già tracciando il percorso che avrebbe portato me da lui e viceversa. 
Un brivido mi attraversa e stringo a me il plaid. Sono rimasta tutto il tempo seduta qui fuori a guardare il Mississippi che scorre costante, direzionale e pacifico. 
Sotto corrode, consuma e se esonda, danneggia. Come le conseguenze della verità di Richard che ricadranno su tutto. 
Richard si è nascosto per evitare non uno, ma tutti i riflettori del mondo. 
Richard si è confinato a Baton Rouge contro ogni possibile sospetto, visto che i suoi genitori ci hanno vissuto e lavorato per un po di tempo. Ora che ci penso è stato anche in Francia, a Cannes, e in Brasile. Luoghi che ho scoperto essere stati molto importanti per loro. 
Questo mi dice molto. Mi fa capire che in realtà sperava che i suoi fossero così sensibili da usare il cuore, oltre alla logica. 
Riflettendoci probabilmente hanno sempre saputo che, in un modo o nell'altro, il suo girovagare seguiva una linea affettiva. Si è sempre spostato all'improvviso e questo gli dava un po di vantaggio, prima che arrivassero agli agganci. Sofi per esempio, ecco perché parlava di un "aiuto a ritrovarlo". Come un segugio era arrivata nel posto giusto, ma non sapeva di averlo fatto anche nel momento giusto e coinvolgendo inconsciamente proprio la persona perfetta: mia madre.  
E come in ogni labirinto dentro cui ci si arrovella, il destino trova sempre la sua via d'uscita. Lui ha trovato il coraggio di mettere a nudo il suo dolore, ma la parte più difficile sarà unirne i pezzi con la storia di mia madre. Il Processo in cui è stata incastrata ha coinvolto anche la sua famiglia. Richard era troppo piccolo, io non ero ancora nata, ma le ritorsioni le senti anche distanza. Come è accaduto ad una ignara me, proprio qualche settimana fa. 
Cosa accadrà in quel caso? Cosa faremo? Mi spaventa tutto. Mi spaventa perderlo. 
Ci sono i colori dell'alba che si riflettono sullo specchio d'acqua increspato. Ci sono le luci della abitazioni che si moltiplicano come l'odore del primo caffè e il silenzio che sfuma, lasciando il posto al brusio di chi inizia a lavorare o di chi si appresta a studiare.
Pace e silenzio che provengono anche da dentro casa. Dal sonno profondo di un Richard stanco e provato. Dal leggero respiro che sono andata a coccolare almeno un milione di volte, per tutta la notte. 
Perchè sento di essermi innamorata di una persona che non posso avere? Il suo mondo, e quello che brulica intorno alla sua ben nota famiglia, non ha niente in comune con il mio. Non faccio che inventare immagini di Richard con i suoi colleghi, gli amici, gli ambienti del cinema e dello Star-System, i viaggi, le conoscenze e... i soldi.
Tanti soldi. Proprio come mi aveva confidato in una delle nostre intense notti di parole. 
Lui che per pagare il loft di Lynn ha venduto un dipinto in un negozio di chincaglierie, quando avrebbe potuto comprare l'intero edificio. Si è nutrito di avanzi e si è curato con medicinali scaduti, dentro un lurido bagno dismesso, ai capannoni industriali. Ha tagliato i ponti con una vita che tutti sognano per punirsi e diventare spazzatura. Nessuno avrebbe detto addio al lusso e alla smisurata notorietà per occupare un posto da invisibile.  
Sono convinta che la sua famiglia non gli avrebbe voltato le spalle. Se Richard non avesse ceduto, avrebbero avuto una possibilità di confrontarsi e perdonarsi a vicenda, senza vivere tutto questo. Ora più che mai devo convincere Richard a parlarci, a ridare a loro e a se stesso una possibilità, o dentro il suo cuore si sentirà sempre e comunque solo. Io non posso davvero bastargli. Non dopo quello che mi ha raccontato. 
<<Hey....>>. 
Nonostante la dolcezza del suo bisbiglio rauco, salto sul posto come se mi avesse sorpresa a rubare. 
Mi sporgo in avanti per guardarlo fare capolino dalle vetrate. Si è avvolto con il lenzuolo fino al collo e, dal groviglio di cotone bianco, spunta il suo bellissimo viso esausto. La barba un po più lunga e ciocche castane-rame come aculei addomesticati. La sua espressione non promette nulla di buono, rivela una profonda stanchezza mista a delusione. 
Gli faccio cenno di sedersi accanto a me e lo fa, esitando per un istante. 
Quando siamo l'uno accanto all'altro, con i fianchi che si sfiorano, Richard percorre con un dito il dorso della mia mano. Cerco di non distogliere lo sguardo dal Mississippi, nonostante il fremito, poi chiudo gli occhi così da non permettere alle lacrime di tradirmi prima che apra bocca. 
<<Avresti dovuto dirmelo. So bene che in questi mesi non mi hai mai mentito, hai omesso. Ma questa è un altra storia.>>
Ritira le ginocchia al petto abbracciandosele, poi si china quasi sul mio viso. 
<<Non ti ho mentito. Quello che ho fatto mi ha distrutto, non ho mai pensato al perdono di nessuno, figuriamoci di me stesso. Clay, come avrei potuto dirti tutto, quando io stesso cercavo di sperare che non fosse mai accaduto?>>
<<Richard, forse nessuno te lo ha mai detto, ma non è stata colpa tua. Non hai permesso a tua madre e a tuo padre di dirtelo, non lo hai permesso a tua nonna. Non hai permesso a nessuno di darti il beneficio del dubbio. Non è stata colpa tua. So che non mi hai mentito su questo e, magari ti sorprenderà, ma comprendo persino la tua chiusura totale col mondo. Però io non parlavo di quello che mi hai raccontato.>>
<<Clay, di cosa parli?>>
<<Del tuo cognome. Di chi sono i tuoi genitori. Di chi sei tu. Del mondo dal quale provieni.>>
Il suo sguardo cambia velocemente. Prima confuso, poi sorpreso, adesso colpevole. Abbassa lo sguardo e irrigidisce la mascella, definitivamente contrariato.
Non sembra intenzionato a ribattere, perciò continuo, incerta sulle conseguenze. 
<<Ricordo quella frase. La ricordo ancora "Richard Weller non si ->>
<<Cambia! Si esatto. Nonna Clare. Lei mi diceva così perché sono sempre stato testardo, determinato e assolutamente controcorrente, esattamente come lei!>>, mi interrompe con una tensione nuova nella voce.
<<Richard...>>
Mi guarda e la sua espressione è un affronto. Come se volesse buttare giù un muro di cose non dette.  
<<E' il suo cognome. Si. In famiglia mi ripetevano tutti questa frase, quando portavo avanti un idea o quando mi intestardivo su qualcosa. Come, per esempio, pagare l'affitto a Lynn, mandare all'aria dei fasulli progetti di ristrutturazione e assicurarmi un identikit, consapevole che sarei finito in ospedale!>>
<<Richard ti sei esposto a dei rischi enormi per me e so che fa tutto parte di ciò che sei, la fama non centra. Sei buono, sei giusto e non c'è niente di discutibile in te. Ti amo per un milione di motivi diversi ed è per questo che tutto ciò che non sappiamo deve venire fuori>>
<<Dimmi allora qualcosa che non so, Clay. Da dove arrivano tutte queste informazioni se non sei stata tu ad ottenerle?>>
Abbasso lo sguardo per poi risalire lentamente, fino ad incontrare i suoi occhi. Sento una spiacevole tensione fra di noi, ma nessuno dei due può più tirarsi indietro. 
<<Il giorno che mia madre e Sofi hanno reagito in quel modo, appena ti hanno visto entrare in casa, lo avevi capito. Avevi capito che eri stato riconosciuto, ma hai voluto fare finta di nulla. Questo adesso mi ferisce, avresti dovuto dirmi tutto>>
<<Clay, non era la prima volta che mi trovavo davanti ad una reazione simile, ma l'ho ignorata esattamente come ho fatto con le altre. Somiglio molto a mio padre ed è quasi inevitabile che la gente mi riconosca anche solo per quello, ma alla maggior parte per fortuna non fregava nulla di dove fossi e di cosa facessi. Il mio aspetto poi è cambiato, come ben sai. Se vedi un senzatetto non pensi che sia il figlio di un premio Oscar.>>
E' vero. E' identico a suo padre. Mi infilo le dita tra i capelli, prendendo sempre più coscienza della portata della sua fama. Avranno sguinzagliato decine di investigatori e sono praticamente sua complice. 
Mio padre darà di matto come mai in vita sua. Tutto il vissuto del processo tornerà a galla e sarà motivo di litigi, pensando che mia madre centri di nuovo. 
<<Oh mio dio. Ecco perché era venuto a trovarci: mia madre aveva scritto quell'articolo su una persona scomparsa e si trattava di te . Mio padre perciò l'aveva ripresa, convinto che si fosse nuovamente infilata in qualcosa di scomodo, troppo scomodo. Quel Richard che tutti cercavano era sotto i miei occhi, con le dita piene dei miei pastelli di cera, tra i disegni che ho conservato gelosamente. Eri tu. Eri davanti a me, tutti i giorni. E' assurdo.>>
<<Clay, frena! Ti prego, cosa stai farfugliando? Tua madre cosa?>>, con una torsione del busto si porta quasi davanti a me. Il lenzuolo scivola via dalle sue spalle e si ripiega sui suoi fianchi. Mi sfila le dita dai capelli e mi obbliga ad alzare il viso per guardarlo negli occhi. <Clay...>>
<<Ora capisco la tua reazione quando ti ho letto Eclipse e la tua avversione per la Luna. E' tutto legato alla Saga di Twilight, al motivo per cui credevi che i tuoi avessero disertato la Laurea. Un marchio che si sono portati addosso per una vita, nonostante i tuoi genitori siano due affermati produttori e attori. Sotto pressione, sotto assedio mediatico e questo ti è pesato sempre di più>>
Richard mi guarda a bocca aperta, mentre il quadro nella mia testa si fa cristallino. <<Ricordi come chiamavano i fans di questa Saga? Ricordi che ci fu un processo che ha coinvolto cast e produzione?>>
<<Me lo ricordo bene Clay. E' esattamente il motivo per cui ho odiato tutto ciò che riguardasse quei maledetti libri. Mia madre aveva anche rischiato di perdermi, hanno dovuto affrontare un periodo difficile. Ma non ho mai generalizzato, quei... quei twihards come li chiamano, hanno fatto un gran casino. Si sono giocati tutto contro una macchina che li avrebbe schiacciati. Una mega produzione come la Summit, cosa credevano di fare? Gli è andata bene con la sola penale per il risarcimento. Mio nonno non mi lasciava studiare i dettagli del caso e dopo un po ho lasciato perdere. Era tutto finito, passato e non ci sono state conseguenze per la mia famiglia per fortuna.>>
<<Per la mia si, però>>, allontano le mani dalle sue e incrocio le braccia sul petto. Cosa penserà di me adesso?
Ruota gli occhi al cielo esasperato, butta giù un paio di sbuffi e scuote la testa. 
<<Clay, adesso>>
<<Mia madre è Lilian Sheldon. Una delle twihard implicate nel processo. Ti risparmio quei dettagli che forse non sai, ma lei era innocente Richard. Ti prego di credermi>>, deglutisco a fatica. Il suo volto è di pietra. 
<<La sua passione gli è costata cara, ma ha portato avanti il profondo rispetto verso quei libri, l'intero fandom e tuo padre e tua madre>>
<<Cazzo>>
<<Lei adesso fa la giornalista freelance e ho scoperto da poco che ha seguito la tua storia con molta attenzione. Ho scoperto che per una sorta di redenzione personale, alcuni di loro si sono prodigati nella tua ricerca, ma mia madre era solo preoccupata per te>>, lo sento appena, ma le sue imprecazioni sono eloquenti.
<<Un affetto virtuale, un istinto materno, un etica e la comune compassione. Nessun interesse.>>
<<Cristo Clay, mi prendi in giro? Non può essere possibile. Che razza di scherzo del destino è questo?>>
Richard annuisce, basito e sconvolto.
<<E' stata lei a trovarmi? Ha mandato lei quel tizio a New Orleans?>>
Dove andremo a finire a conclusione di tutto? Inizio ad avere davvero paura che il punto di rottura sia io, adesso.
<<No! Richard, no! Non lo avrebbe mai fatto. Piuttosto è stata in ansia tutto il tempo, cogliendo al volo proprio questo particolare e preoccupandosi che qualcuno ti vedesse, e scatenasse un putiferio!>>
<<E' stata lei a darti quella chiavetta?>>
<<Si>>
<<Avevi detto che volevi fossi io a raccontarti tutto. Invece, hai cambiato idea? Mentre dormivo?>>, il tono accusatorio.
<<Richard, mi dispiace. Cerca di capirmi, stavo impazzendo. Il tuo dolore, pezzi da ricomporre, nulla che mi svelasse il punto fondamentale di tutto. Tu, io, la mia famiglia, la tua famiglia>>. Sollevo le mani per aria, impotente. So di aver sbagliato. 
<<Come siamo arrivati a questo punto?! Come abbiamo fatto ad incontrarci? Com'è possibile che una scelta mi abbia portato a te, così?>>, le sue mani tremano ma non mi tocca.
<<Davvero non lo so! Il destino ci ha giocato uno scherzo davvero di pessimo gusto e sono così... confusa>>, il groppo in gola diventa sempre più pesante. 
<<Non sai più se valga la pena stare insieme, vero?>>, aggrotta la fronte severo.
<<E' quello che pensi?>>
<<Non ti sei fidata di me!>>
<<Continuavi a mentirmi!>>
<<Cercavo di proteggerti, non sai cosa si prova. La pressione, è troppa anche per te>>
<<Avresti dovuto dirmelo in ogni caso>>
<<La mia presenza qui diventerà notizia con o senza di te, si allargherà a macchia e non voglio affrontare quel momento. Non voglio che ti arrivi tutto addosso>>
<<La tua famiglia merita comunque di sapere che stai bene e che ti manca. Credo che dovresti fare un passo verso di loro>>
<<Ammetto che mi mancano>>, batte un pugno sul sofà, irritato. <<Si, d'accordo, mi mancano moltissimo e avrei davvero bisogno di... di qualcosa che somigli alla comprensione ed al loro perdono. Per tutto. So anche di chiedere troppo>>, poggia la fronte sui suoi palmi e trema lievemente. 
La pelle liscia sopra le sue spalle e sui bicipiti si ricopre di brividi. Siamo così vulnerabili adesso, vorrei solo che non soffrisse più.
Senza dire una parola, sollevo il lenzuolo oltre le sue spalle, cercando di coprirlo. Mi sembra distante: due persone che credevano di essere unite solo dall'amore e invece si ritrovano aggrovigliate da ben altre inaspettate situazioni. Adesso comprendo lo sconvolgimento di mia madre e di Sofi. Ad un tratto era tutto sotto i loro occhi. L'introvabile Richard, girovago e solitario figlio d'arte. Via, da un mondo che lo voleva protagonista. 
<<Ho letto che avevi una ragazza>>, la voce mi si spezza, senza preavviso. 
<<Hai letto che avevo un ragazza>>, ripete la frase come per rifletterci su, <<Non hai letto granché, dopo tutto>>.
<<Richard...>>
<<Cosa? Userai quella chiavetta tutte le volte che le mie risposte non ti soddisferanno? Andrai a cercare la verità ogni volta?>>
<<Oh per favore>>, sbuffo frustrata.
<<Sono cazzate, non verità! Dio, già cambia tutto. Senti, ho. Ho bisogno di fare una doccia>>, si alza di scatto avvolgendosi con tutto il lenzuolo. 
<<Ti prego resta qui, parliamo>>
<<No. Ho bisogno.. di una doccia. E di pensare>>. 
Con un piede dentro casa ed uno fuori, si ferma di colpo: <<Posso chiederti una cosa?>>
Annuisco ad occhi chiusi. E' freddo.
<<Com'è andata l'inaugurazione al The Page?>>
Apro gli occhi fissando dritto davanti a me, dopo qualche secondo rispondo con l'unica cosa a cui ho pensato e ripensato per l'intera serata.
<< "Merita un'esposizione in grande stile. Collezionisti e Vintagisti farebbero follie per il suo stile" , è così che Sofi ha commentato il tuo straordinario dipinto. E lei è solo la ciliegina su una torta piena di complimenti per te. E' andata alla grande, se non fosse per quel particolare così fondamentale per me: tu non eri li.>>
<<Credi che mi venderà alla Stampa?>>
Rimango interdetta per qualche secondo. 
<<Mia madre?>>
<<No. La sua amica>>
<<Sinceramente, credo di no>>
<<Bene. Significa molto per me, visto che non ho idea di cosa fare adesso>>
<<Credo invece che tu lo sappia benissimo>>, mi insinuo nel suo sguardo pur sapendo di fargli pressione. 
<<Scusami per ieri. Non era mia intenzione deluderti>>, con l'indice si gratta nervosamente la punta del naso perfetto. 
<<Io sono orgogliosa di te e ti amo. Sei ben lontano dal deludermi, Richard>>, ci guardiamo intensamente per un breve e silenzioso momento. Mi perdo nei suoi occhi. In quel blu in cui ho di nuovo voglia di perdermi, da cui dipende la mia felicità e che riempiono il mio cuore di vita. 
<<Non dimenticherò mai la sensazione che ho provato. Mai.>>
<<L'uragano ti ha sconvolto>>
<<Non poter tornare da te mi ha sconvolto>> e con una sola falcata sparisce dalla mia vista, lasciandosi l'alba alle spalle. 
Per quanto l'istinto mi suggerisce di seguirlo e dissolvere i dubbi che mi assalgono, mi scrollo il plaid di dosso e afferro una tuta sbiadita, cambiandomi velocemente accanto al letto. Tendo l'orecchio e sento l'acqua scorrere lenta a riempire la vasca: niente doccia. Richard sta prendendo tempo. 
Mantenendo la promessa fatta a mia madre di farle avere notizie, metto il tab nella tracolla e lascio un piccolo avviso vocale per lui sul display accanto al portone. 
Esco, determinata a farmi l'intera città a piedi e a trovare il modo di scrollarmi di dosso la sensazione di vedermi scivolare l'amore dalle dita.  
Attraverso a passo svelto quasi tutte le strade principali, costeggiando per qualche centinaio di metri il Riverfront. 
L'aria umida e pungente del mattino ha sempre avuto un effetto rilassante, come il sole ancora debole e il lento risveglio della città che sembrano dirmi: "non vogliamo disturbarti, prenditi il tempo per iniziare la tua giornata". Baton Rouge è riservata, ed esplode solo quando sei pronta a farti travolgere dal suo entusiasmo. E' una città che si lascia prendere per mano, anche se alla fine è lei a condurti dove le piace. Richard si è lasciato condurre fino a me. 
Mi prendo tanto di quel tempo per riflettere che a stento mi accorgo dei saluti della gente: qualche cliente del The Page, ex colleghi di Università. 
Solo dopo essermi quasi volutamente persa tra le vie fiorite e i vicoli coloniali, mi rendo conto di aver ricevuto diversi messaggi da mia madre, sempre più preoccupata che non arrivassi. L'avevo avvisata due ore fa. 
L'ultimo messaggio è di Richard. Il cuore inizia la sua rapida doppia corsa e al posto di un esponenziale sorriso, mi acciglio: *Ringrazia tua madre per me fin da adesso, per non darmi in pasto a nessuno. E nel caso non fosse chiaro: non rinuncio a te*.

Parlare con mia madre, alla fine, si è rivelato essere tutto il contrario di quello a cui mi ero preparata da casa. Nel breve messaggio che le avevo inviato c'erano insieme la rassicurazione del ritorno di Richard e la verità sulla sua identità. Avrei scommesso su un litigio in grande stile, tra la sua disapprovazione totale del nostro rapporto e la mia disapprovazione totale sui suoi continui segreti. Sulla lotta tra il dire la verità e proteggere Richard, rispettando la sua scelta. 
Invece no. La realtà è stata molto diversa.  
Inaspettatamente, Sofi è andata via. Ancora sconvolta, aveva promesso a mia madre di non farne parola con nessuno. Aver incontrato, riconosciuto e ritrovato il figlio famoso che tutti cercavano, in tutta la sua gloriosa forma e innamorato della figlia di Lilian Sheldon, è stato troppo anche per lei. 
Ho visto mia madre emozionarsi nella sua silenziosa dignità, felice di sapere che Richard è sano, salvo e particolarmente legato a sua figlia. Al contrario di me, sembra essere sollevata dal fatto che finalmente tutto sia risalito in superficie. Si è perfino presa l'incombenza di raccontare tutto a mio padre, non appena si saranno calmate le acque e Richard avrà deciso se è il caso di incontrare di nuovo la sua famiglia. 
E proprio sull'argomento si è soffermata parecchio, spiegandomi che il padre e la madre di Richard non hanno mai smesso di cercarlo e che sono profondamente in pena per lui. Non hanno mai permesso alla stampa di infierire o di gettare fango sull'accaduto. Lo hanno protetto e hanno continuato a cercarlo mantenendo, per tutto il tempo, un bassissimo profilo. Erano arrivati al punto di farsi bastare anche solo la soffiata, certa, che fosse vivo. In poche parole, dopo tutto questo tempo, sono ancora distrutti e pronti a riportarlo a casa con ogni mezzo. Proprio come mi aspettavo. 
Secondo mamma, Richard è stato un vero asso nel far perdere le sue tracce, ma nella fragilità della sua fuga non si è mai voltato indietro per vedere che i suoi genitori non volevano perderlo. Il dolore ed il senso di colpa lo hanno annebbiato, non poteva sapere che non aveva niente per cui farsi perdonare. 
Tutto questo non fa che convincermi che Richard non ha la più pallida idea di quello che stia facendo. Nonostante quel briciolo di equilibrio che crede di aver trovato qui, insieme a me. Crede ancora di non meritare l'affetto della sua famiglia e il successo come artista. 
Ovviamente Mamma non si è risparmiata in avvertimenti e preoccupazioni, ma la sua razionalità proprio non me l'aspettavo. Abbandonerà il giro degli agganci per evitare che si concentrino su Baton Rouge, ma non può assicurarmi che l'episodio a New Orleans passi inosservato. Richard non è pazzo, ne tenuto contro la sua volontà e se la nostra storia conta davvero qualcosa, non permetterà che mi accada nulla. Lui sa che amo il senzatetto che viveva per strada, non il ragazzo lustrini e fama. 
Ho mantenuto anche la promessa di ringraziarla da parte sua per la discrezione, sperando in un secondo tentativo con Richard. 
Al ritorno verso casa, infilo gli auricolari ad orecchino facendo il percorso inverso rispetto all'andata: non pensare. Non pensare affatto. 
Ascoltando musica, mi sono ritrovata a vagare in centro, passando per il The Londoner e lasciandomi invitare dai profumi speziati che arrivano dalla caffetteria preferita da me e Lynn. Si è praticamente fatta ora di pranzo e l'unica esigenza che sento è quella di tornare da Richard, avvertendo la pesantezza delle ore passate lontana da lui. 
Sono andata via, certa di aver fatto bene a lasciarlo da solo. Eppure non mi sento più così sicura.
Quando mi volto per proseguire verso casa, a testa bassa, finisco addosso ad un paio di pettorali dal calore inconfondibile e dall'odore di acrilico e Londra che mi riportano in mente la battaglia di colori prima di finire a fare l'amore per la prima volta. 
Sollevo lo sguardo incontrando inevitabilmente la sua bocca schiusa, poi due avvolgenti iridi indaco. Una bellezza così insolita a cui è impossibile abituarsi. 
Immobile lo fisso, incapace di emettere suoni. 
Le sue mani raggiungono lentamente gli auricolari, sfilandoli con dolcezza. Basta un alzata di sopracciglia per illuminare il suo viso e le rughe di espressione intorno agli occhi. La sua bocca si allarga quanto basta per vedere una smorfia trasformarsi in un bellissimo sorriso. 
<<Amo trovarti per caso. E' proprio destino.>>
Tra tutte le persone che mi sarei aspettata di incontrare, Richard non era tra queste. 
Non ama uscire nelle ore di punta. Non ama esporsi senza un abbigliamento adeguato ad uno stalker. Di rado si concede lunghe camminate, men che meno girare per tutta Baton Rouge sperando di incontrarmi. Il suo inaspettato look colonial chic mi fa sorridere, ma con un pizzico di gelosia per il fascino che, come aura, lo accompagna ad ogni passo. 
Indossa un paio di jeans neri stretti alle caviglie, una camicia bianca avvitata con le maniche girate sui gomiti ed un gilet nero. Il colpo assolutamente french è il basco nero poggiato sulla scarmigliata castana. E' da togliere il fiato. 
<<Davvero? Per caso?>>, rimetto gli auricolari nella tracolla e improvvisamente mi ricordo della mia tuta sbiadita. Chiunque noterebbe la differenza tra una sciatta ragazza rossa dagli occhi assonnati e un alta colonna inglese. 
Si guarda velocemente intorno, poi poggia l'indice sulla mia bocca zittendomi. Mi sorride con occhi così sereni che dopo la notte passata tra le lacrime e la mattinata a discutere, non mi sembra vero. Quel mezzo sorriso sfrontato che mi affonda tutte le volte, mi scruta e si avvicina al mio viso: <<Ssh, non dirlo a nessuno. Non dire a nessuno che Richard Rey Pattinson ti stava cercando>> e proprio li, sul ciglio della strada, davanti a decine di passanti curiosi e sguardi rubati, Richard afferra il mio viso con entrambe le mani e chiude gli occhi con devozione, prima di poggiare le labbra sulle mie e baciarmi con una dolcezza disarmante. E sono di nuovo con Richard e basta. E sono di nuovo a casa. 
Stendo le braccia lungo il suo collo fino ad intrecciarle dietro la nuca. Senza togliere equilibrio al basco, chiudo i gomiti per avere la sua testa tra le mie mani, averlo ancora più vicino, sul mio viso, sulla mia bocca. 
Il bacio non si placa, a ondate si riversa sulle nostre lingue, sulle labbra umide, per una carezzevole tregua.
Non so esattamente quanto tempo sia rimasto dentro la vasca, ne se ripensare a tutte le cose che ci siamo detti lo abbia fatto arrivare ad una qualche conclusione. 
Non so cosa lo abbia reso più tranquillo e accessibile, ma mi consola profondamente pensare che il prossimo passo lo potremo fare in avanti.
Ad occhi chiusi, il suo bacio mi riporta in quella scatola di emozioni che ci ha tenuti insieme durante questi mesi, dove tuffarsi alla scoperta l'uno dell'altro non faceva così paura.
Quando si stacca, lo fa troppo presto. 
<<Clay, amore, ti avevo lasciato un altro messaggio dal loft>>, bisbiglia chinandosi all'altezza del mio volto.
Tiro fuori il tab dalla tracolla, non mi ero accorta di nulla per via della musica. Lo leggo davanti a lui e sorrido: *In centro, tra un ora. Devo parlarti. Non ho più uno smartphone e mi affiderò alla fortuna: Augurami buona fortuna*
<<Qualcuno deve aver augurato buona fortuna a me, allora>>, picchietto dolcemente un dito sul suo naso. Mi sorride da mozzarmi il respiro, poi d'un tratto si fa serio.
<<Ho chiesto a Ryan e Lynn di raggiungerci per pranzo. Vorrei parlare con loro di persona, spiegare la situazione e dire la verità>>
<<Richard, sei sicuro? Non devi affrettare le cose, sta accadendo tutto così velocemente e...>>
<<Devo molto ad entrambi, non voglio che si trovino impreparati se qualcuno venisse a cercarmi>>
<<Loro non direbbero nulla comunque, ti proteggono>>, gli accarezzo il volto. 
<<Ma io non voglio più scappare. Se qualcuno chiederà di me, mi troveranno qui con te. In questa città e con la ragazza di cui sono innamorato>> 
<<Richard>>, mi lascio trasportare da un ondata di sollievo e sospirando mi stringo forte al suo torace.

Quando Lynn, sotto lo sguardo carico di affetto di Ryan, si alza dalla poltrona del pub Revì, lo fa con gli occhi lucidi. Supera me e si ferma davanti a Richard per abbracciarlo come fosse un fratello. Lo coglie di sorpresa e sorrido davanti alla sua espressione imbarazzata.
Fa una smorfia a Ryan, il quale solleva un sopracciglio come per tranquillizzarlo: Lynn è fatta così.
<<Ci hai fatto prendere uno spavento assurdo!>>, conclude Multicolor con un colpetto sulla sua spalla. 
<<Sono il pezzo forte della festa, lo sai che quelli arrivano sempre all'ultimo, no?>>, Richard fa un passo verso Ryan che in piedi lo abbraccia sportivamente. Da uomini.
<<Bentornato a casa straniero>>
<<Grazie Dottore>>
Si volta tendendomi la mano, la afferro e mi accoccolo sotto il suo braccio con un espressione preoccupata. Non riesco ad evitarla. 
Non appena ci sediamo tutti e quattro, i miei occhi incontrano quelli di Lynn. Capisce che qualcosa non va e l'atmosfera cambia rapidamente proprio quando Richard, con una certa difficoltà, inizia a raccontare tutto. 
Nonostante conosca dettagli che a loro preferisce risparmiare, ascoltarlo ancora una volta non mi è di nessun conforto. Provo con lui lo stesso dolore, lo stesso disagio e la stessa devastante sensazione di solitudine che lo ha spinto a vivere per strada, per un senso di colpa profondo, che ha fatto radici.
Inutile negare che, dalle facce di Ryan e Lynn, ricevere un brutto colpo è solo un eufemismo. Troppe notizie da digerire e quella parte di dolore che, quando tieni a qualcuno, inevitabilmente ti carichi sulle spalle. 
Il silenzio calato su uno dei peggiori brunch a cui abbia mai partecipato, non ha però fermato Lynn dal lasciarsi andare a battute ironiche; Come per esempio l'essere diventata improvvisamente amica di una persona famosa o quella sensazione che le ha sempre fatto pensare che Richard non fosse una persona qualsiasi. 
Una parola leggera, un sorriso e una pacca sulla spalla si trasformano in gesti di grande conforto per lui, sciolgono l'inquietudine e sembrano davvero fargli cambiare prospettiva sulla gravità del suo gesto. Per la prima volta. 
Lynn poi, mi sorprende chiudendo in bellezza. Riesce a convincere Richard ad accompagnarla al The Page per tutto il pomeriggio e la prospettiva di un po di normalità mi invoglia a seguirli, buttandomi per qualche ora nel lavoro. 
Non sono riuscita a fare nulla di straordinario, se non osservare Richard studiare ogni angolo del Corner, ritoccare maniacalmente il suo dipinto e sorridere a tutte le donne che ha mandato in iperventilazione. I suoi abbracci improvvisi, il suo cogliermi di sorpresa mentre lo fissavo in silenzio per minuti interi, i piccoli baci rubati; Dentro queste mura sembra che il tempo si sia preso una pausa e ci abbia concesso di allontanarci da tutto quello che ci ha travolti nelle ultime ventiquattro ore. 
Ho letto sul volto di Lynn la preoccupazione e l'ho rassicurata sul fatto che per adesso stiamo bene. E' confusa e scossa, ma riesce a reagire d'istinto, e questo è un bene visto che adesso più che mai ho bisogno di lei. 
Quando ci saluta per tornare a casa, qualche ora dopo, lascia un silenzio che io e Richard cogliamo al volo. Mi sposto fra le postazioni a mezza luna, sollevate come bozzoli hi-tech. Cammino girovagando fra questi spazi nuovi, con in sottofondo solo il fruscio dei miei movimenti. Richard è immobile davanti alle vetrate e fissa un punto davanti a se. 
Mi avvicino senza invadere il suo spazio riflessivo e capisco immediatamente che sta osservando proprio quel metro di strada che è stata la sua casa. Ha gli occhi lucidi e con le braccia conserte si copre la bocca con una mano. Non riesco neanche ad immaginarle le cose che sta provando, se si sta anche lontanamente rendendo conto di come siamo cambiate le cose.
Lo abbraccio forte scivolando sulla sua schiena da dietro. Chiudo gli occhi e i sussulti del suo più intimo pianto mi schiacciano il cuore. 
Non avrai più strade su cui dormire davanti a te Richard, non ci saranno notti di pioggia ne di freddo. Non ci sarà nessuno a farti male e non aspetterai più qualcosa da mangiare, dalle mani di sconosciuti con un briciolo di compassione. Non avrai più sensi di colpa da combattere e nessun incubo ti verrà a cercare, solo il sorriso di tuo nonno che ti ha perdonato e ti ha chiesto di fermarti qui. Di fermarti con me. Non mi chiederò più chi sei, non starò più in pena per te. L'amore che mi lega alla persona migliore che abbia mai conosciuto non lo permetterà. 
<<Per settimane ho attraversato la strada per raggiungerti, ma adesso l'hai fatto tu. Quella vita non ti appartiene più, il tuo posto è dall'altra parte di quel marciapiede. Con me>>
E' nel silenzio del The Page che si volta ad abbracciarmi, che indovina i miei pensieri e sa che non ha bisogno di dirmi altro. 
E' nella penombra delle luci che si abbassano fino a sembrare candele, ai piedi di un dipinto che ritrae uno spirito fantastico e libero, sull'unica superficie pubblica su cui gli permetterò di rannicchiarsi, che Richard sfoga ancora una volta il suo profondo dolore. 

Ho sognato di uragani che spazzano via intere città, di auto ammaccate e quadri galleggianti. Ho sognato il The Page con ancora i vetri rotti e ragazzi incappucciati. 
Ho sognato Richard, incappucciato disteso per strada a chiedere l'elemosina. Poi ho sognato carezze, dita che mi sfioravano la pelle, labbra che solcavano i miei seni e una lingua calda che bramava la mia. Ho sognato sussurri e parole di fuoco, fiamme sul viso e pioggia fitta sul Mississippi. Ho sognato Mamma e Papà che si abbracciavano. 
Mi è sembrato di sentire piangere, singhiozzare e trattenersi. Ho mescolato questa sensazione al sogno, ma poi mi sono svegliata perché sembrava tutto vero. 
Mi sono alzata dal letto con le orecchie tese nel silenzio, il dipinto che mi ritrae nuda mi chiama per un attimo. Lo guardo e sorrido, trasmettendomi un po di quel desiderio latente. 
Desiderio che si congela all'istante, quando ascolto di nuovo quel lamento trattenuto provenire dalla penisola in cucina. 
Mi sporgo dal soppalco e le spalle nude di Richard attirano immediatamente la mia attenzione: tremano, si scuotono e sussultano mentre con i pugni chiusi si preme le tempie. 
La terra mi trema sotto i piedi quando la luce del mio portatile si riflette sul suo viso e dal monitor passano tutti i contenuti della chiavetta "File Richard". Probabilmente, chi non conosce il mio Richard, vedrebbe solo un ragazzo che sfoglia ricordi e non la ferita sanguinante di una vita che non c'è più. Di una famiglia che non vede da lungo tempo, di violente emozioni e pugnalate nel petto, inferte dai media e dalle loro didascalie ignobili. 
Il mio cuore si spezza. 
Non regge, non sopporta. Non accondiscende più. 
Si spezza davvero e mentre piango da lontano, prendo la più difficile delle decisioni. 

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Vi aspetto al prossimo capitolo 
Sun

5 commenti:

  1. ahia ho paura per la decisione presa da Clay,ho qualche idea su quale potrebbe essere però è il risultato che mi preoccupa...

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  2. quando Rich si è scontrato per strada con Clay e gli ha sorriso, giuro ho ripreso fiato perché dalla sua precedente reazione temevo decidesse di scappare di nuovo e Clay tornata a casa non lo avrebbe più trovato!!!!
    .... vedere lui in lacrime davanti al pc, davanti a quella che era la sua vita, mi ha spezzato il cuore......sono certa che Clay prenderà la giusta decisione ....

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  3. ....sono in una valle di lacrime....per quello che ha passato Richard ma anche i suoi genitori, che lo amano e non hanno mai smesso di cercarlo. Immagino quale possa essere la decisione di Clay e la condivido. Spero solo sia la scelta giusta...

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  4. Mi spaventa la decisione presa da Clay ma sicuramente prenderà la decisione giusta!
    Sono in un stato pietoso per Richard e per tutto quello che ha passato T________T

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  5. La decisione che prenderà Clay di certo non sarà semplice....il mio cuore ha ceduto quando Richard si trova davanti al pc.. E' si ritrova davanti tutta quella sofferenza ..e' quella che è' stata la sua vita passata !!!!

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