Mi dispiace tantissimo.
UN MESE
Sono imperdonabile.
Siamo agli sgoccioli, lo so. Cercherò di impegnarmi come si deve.
Aspettare diventa noioso e toglie tutto il piacere del "filo del discorso"
Mi inginocchio. Perdonatemi.
E se posso, ho dalla mia che il capitolo è stato difficile da scrivere e che per la quantità di eventi e situazioni sono costretta a splittarlo: (Da 1 a 2 ).
Ho promesso impegno.Perciò non vi farò attendere.
Buona lettura e ... I'm SO SO SORRY :(
Quella notte, nessuno dei due era riuscito più a dormire, ne la notte successiva, ne quella dopo. Il mese di Maggio sta portando folate calde e umide, ma niente di lontanamente paragonabile al profumo del sole, al bianco delle magnolie e alla settimana del Vintage in Lafayette Street. Uno degli eventi più caotici e colorati che precedono l'estate.
In questi ultimi giorni, Richard ed io abbiamo vissuto di passi avanti e passi indietro, in una successione di albe e tramonti trascorse, a volte più uniti e innamorati che mai, a volte distanti e nel dubbio o paura che tutto potesse cambiare da un momento all'altro.
I passi avanti li faceva Richard, per aprirsi e chiarirmi fino ai più lontani dettagli della sua vita e della sua famiglia trovati in quella chiavetta. Aveva sbriciolato la diga, aveva rimosso i paletti e aveva ridisegnato i confini che ci tenevano separati. Ogni peso di cui si alleggeriva lo cambiava e lo notavo dai suoi nuovi sorrisi e dal suo nuovo risveglio, quando i baci che mi dava sapevano di tutto. Quasi lo senti, quando qualcuno ti poggia sui palmi la sua vita e ti guarda mentre te ne prendi cura. Nonostante i miei sentimenti per lui, così profondi, radicati e irreversibili, mi sorprendo di quanta fiducia abbia riposto in me e nel mio istinto.
I passi indietro, però, li facevo io, cercando il momento giusto per agire alle sue spalle e convincermi che fosse davvero la cosa giusta. Potevo dubitare del fatto che, dopo tutto il dolore, fosse sbagliato riavvicinarlo alla sua famiglia? Quanta di quella enorme fiducia mi stavo giocando adesso?
La vigliacca nascosta proprio nella tana del lupo, rintanata in casa di mia madre ad inventarmi un mucchio di scuse per tenermi lontana da Richard, il tempo utile per tradirlo.
Come se tenerlo occupato al The Page potesse imprigionarlo nella capsula del tempo, in attesa che si rassegni alle decisioni che io ho preso per entrambi.
L'auricolare mi cade due volte di mano tanto da dover tastare, come un non-vedente, le assi del pavimento per riacciuffarlo.
Sono le mani di una persona che trema senza sosta. Le dita di qualcuno che sta faticando a portare avanti il suo intento e che inizia a perdersi tra le fitte di panico e tristezza. Sono le 4,30pm e in casa non c'è nessuno. Ora o mai più.
<<Buona sera, è l'Associazione "Rey"?>>.
Quella che sento è la voce di una ragazza che ha paura, che si sente fragile davanti alla consapevolezza che dall'altra parte del mondo, molte persone hanno brancolato nel buio. La stessa oscurità dove io ho trovato luce. E quella voce trema anche di sensi di colpa.
<<Si, salve.>>
<<La prego di perdonarmi, so che è un orario insolito e spero di non aver disturbato.>>. Sii diretta. Non esitare.
<<Non si preoccupi. La prego, mi dica.>>
<<C'è un responsabile o... qualcosa del genere?>>, Dio Clay sei un disastro.
<<Beh, qui in realtà non ce ne sono. Siamo tutti dei semplici volontari, con molta..volontà in effetti>>, una risata appena accennata, moderata ma buffa, mi coglie totalmente di sorpresa quando la scopro praticamente identica a quella di Richard. Così come l'accento e addirittura l'inflessione melodica della voce: Inglesi fatti col marchio.
<<Oh, mi perdoni. Io volevo, beh so che vi occupate della scomparsa di Richard, Richard Pattinson.>>, ho il cuore che sembra volermi schizzare dal petto e scappare lontano. Non mi sento affatto bene.
Un sospiro frustrato si scioglie all'altro capo del telefono e capisco.
<<No, aspetti! Mi ascolti. So che probabilmente riceverà centinaia di...>>
<<Migliaia!>>, mi interrompe la voce calda in risposta.
<<Si, capisco. La fama poi, non aiuta. So già che è un effetto collaterale che aggrava solo la situazione già delicata. Immagino tutte le informazioni sbagliate, manipolate e falsate che vi arrivano ogni giorno, ma...>>, un singulto violento mi blocca all'improvviso mozzadomi la voce. Sto per crollare e sento che manca poco per non farcela.
Ma onestamente è l'unica cosa che gli devo, senza contare che mi costerà tutto. Tutto.
<<La prego, non lo faccia. Siamo assediati da persone che puntano a tutto per un po di visibilità. Le parlo con molta franchezza: si risparmi la fatica se al suo miracoloso avvistamento ci aggiunge "potrei anche sbagliarmi".>>
<<E' a Baton Rouge! Richard si trova a Baton Rouge, in Louisiana. Negli Stati Uniti.>>
<<Qual'è la sua occupazione? So che non mi dirà la verità, ma la prego. Non la accuserò, ne le inveirò contro perché sinceramente non ne ho più le forze. Lei é una giornalista?>>
<<Non sono una giornalista.>>
<<Bene, la saluto.>>
<<NO! La prego. Dio, la prego, aspetti. Ho tutto quello che vi serve sapere, ma desidero parlare con qualcuno della sua famiglia: anche io ho le mie riserve! Mi conceda questa possibilità, anche se mi rendo conto di chiedere l'impossibile. Parlerò solo con loro.>>
<<Può provarlo?>>, qualcosa nel suo tono di voce si spezza come se stesse cedendo ad un ansia inattesa: <<Chi è lei? Come fa a saperlo? Ne é certa? Senta, darà un dolore enorme alla sua famiglia se tutto questo fosse falso, ancora una volta!>>
<<Conosco Richard personalmente, ho foto e video che provano che non sto mentendo. Mi creda, tutto questo è difficile anche per me. Glielo assicuro.>>, tossisco un lamento e cerco di soffocare le lacrime.
<<Mi dica chi è lei>>, il tono di voce dell'uomo che è all'altro capo del telefono si fa improvvisamente di una dolcezza disarmante.
<<Non credo serva a molto>>
<<Per chiamarci, senza dubbio è qualcuno che gli vuole bene>>
<<Se le dicessi che sono la sua ragazza, mi crederebbe?>>
<<La sua cosa??! E' assurdo. Non so neanche da quanto tempo non mangia, ne se è finito sotto un auto e lei mi dice che ha una ragazza, e cosa? Una vita normale?>>
<<Non mi aspetto che mi creda, voglio solo che avvisi i suoi genitori. Lo faccia, la prego! Deve metterli in contatto con me. Richard ha bisogno di loro ed è solo per amore che lo sto facendo. Solo per amore.>>, singhiozzo senza neanche provare a trattenermi. Ormai l'ho fatto. Ormai ho aperto il Vaso di Pandora e verrà fuori una tempesta che colpirà tutti. Metterà a rischio mia madre, distruggerà me fino all'ultimo centimetro, sconvolgerà mio padre e tradirà Richard.
<<Amore. Ha idea a cosa si appella? Non posso dirlo a mia moglie se non fosse vero, non posso. Faremo anche questa ricerca e non so neanche perché, ma mi sento un idiota a crederle.>>, e quando l'uomo al telefono tira su col naso, segno inequivocabile di un pianto leggero e dignitosamente contenuto, non ho più dubbi. Sua moglie.
Dio mio. Le corde vocali mi si seccano all'improvviso. La voce dell'uomo con cui parlo è identica a quella di Richard.
L'inflessione dell'accento, nonché il soffio leggero dalle narici.
<<Sua moglie? Lei è il padre di Richard?>>, bisbiglio singhiozzando.
<<Qual'è il suo nome?>>
<<...Cl, Claire. Claire Morris.>>
Sussurra una specie di imprecazione, qualcosa in inglese, ma la sento appena.
<<Quanti anni ha?>>
<<Venti... venticinque>>
Una breve pausa. Un leggero sospiro.
<<Potrebbe farmi vedere Richard? Inviarmi una foto, adesso?>>
<<Si, aspetti>>. Mi avvicino al tab che riesco appena a scorgere, tra le lacrime che mi impediscono la visuale.
Richard e Claire. A volte solo Richard. Altre volte solo io. Scorro ogni fotogramma della nostra vita insieme: breve, piena, viva, vera. Ieri, per esempio, se ne stava poggiato a torso nudo, coi gomiti sul parapetto della verandina. Teneva tra le dita il collo della bottiglia di birra e rideva di un gatto scivolato dal ramo di un albero, nel piccolo parco sotto casa. Mi ero avvicinata, gli avevo baciato a lungo la linea dello sterno e mentre mi afferrava il mento per un bacio sulle labbra, sono riuscita a scivolargli via per scattare una foto. Poi, c'è quella di Richard inginocchiato sul pavimento: mi guarda con un espressione imbronciata mentre finge di bere dell'acrilico verde. Si era addirittura disegnato il rivolo sulla gola. Avevamo riso tantissimo.
Ora singhiozzo, senza curarmi di chi mi ascolta, attenta a non inviare anche quella della mia schiena nuda, del mio sedere nudo e della mano destra di Richard poggiata alla base, sull'osso sacro. La foto gli serviva per potermi dipingere da dietro e la mano mi stava spingendo dolcemente giù. Un'istantanea fatta poco prima che Richard mi accarezzasse i fianchi, mi baciasse la spina dorsale e si abbandonasse dentro di me, facendo l'amore come se fosse sempre l'ultima o la prima volta.
C'è un lungo silenzio che segue.
L'uomo piange in silenzio, non fa altro. Non riesce a fare altro e lo comprendo. Il suo sfogo così contenuto, trattenuto, per un momento sembra suggerirmi che dopo tutto, non ho sbagliato. Non ho fatto niente di crudele, di male.
<<Signorina Morris. Claire, giusto?>>
<<Si>>
<<Le foto sono di due giorni fa. Richard sta davvero così bene?>>
<<Si>>, sorrido piangendo.
<<Lui sa di questa telefonata?>>
<<No>>
<<Ora capisco. Da quanto vive con lei?>>
<<Da qualche mese. Si era accampato per strada, davanti al mio negozio.>>
<<Cristo...>>. Ricomincia il suo pianto, soffocato da qualcosa, forse un pungo chiuso o la mano.
<<Non riuscivo a smettere di osservarlo, di farmi domande. Poi ha avuto bisogno di aiuto ed io gliel'ho dato. Dall'istante in cui ci siamo avvicinati, ho capito che non avevo mai desiderato altro che diventare la mano che lo avrebbe spinto a rialzarsi dalla strada, dal fondo, dal buio. E mentre lo facevo, è successo: me ne sono innamorata.>>
<<Qualche mese. Immagino abbia avuto paura ad avvisarci prima, non è così? Temeva qualche ritorsione?>>
<<No. Io non...>>
<<God, mi perdoni. Non volevo, è solo che vorrei farle un'infinità di domande, ma non voglio spaventarla.>>
<<Non si preoccupi. Anche Richard si porta dietro un dolore immenso. Ho scoperto tutto solo pochi giorni fa, mi creda. Si chiederà che razza di persona lascia entrare in casa un completo sconosciuto, che potrebbe raccontare bugie su bugie e rivelarsi un mostro. Non le dirò che è stato l'istinto, ma solo che lo rifarei. Richard mi ha insegnato qualcosa che nello stesso momento stava imparando da me: la fiducia.>>
<<Quasi non lo riconosco. Mi perdoni se non riesco a smettere di piagnucolare come un bambino, è così assurdo. E' una situazione strana, come se questa conversazione io la stessi solo immaginando. Diio, credevo che non lo avrei mai più rivisto. Credevo che non fosse più capace di sorridere...>>, l'emozione e la commozione nelle sue parole sono un pugno allo stomaco. Riesco quasi a comprendere tanta apparente pacatezza, sopprimendo la voglia di urlare di gioia per paura di non reggere neanche quella.
<<Lei è il padre di Richard?>>
<<Lieto di fare la sua conoscenza, Claire. Si>>
E non avrei avuto dubbi, Richard è come suo padre. Meno calmo, forse, ma la dolcezza nei Pattinson sembra avere peso, forma e colore. Se chiudo gli occhi riesco persino a vederla mentre scioglie per un attimo le mie paure.
<<Mi dispiace. Mi dispiace profondamente per quello che è successo. Per suo padre, per Richard. Per le scelte che ha fatto e per tutto il dolore che si sarebbe potuto evitare. Davvero, mi dispiace. Richard non ne ha voluto parlare, lui non riusciva neanche a rivolgermi la parola!>>, le lacrime interrompono l'impeto dello sfogo. <<Ho faticato, abbiamo faticato insieme, ed un passo alla volta ha ritrovato qualcosa, qualcuno, posti, sapori, sentimenti. La sua famiglia gli manca come l'aria, si sente smarrito e lo sento anch'io. Gli incubi che nella notte non smettono di agitarlo; I cambi di umore quando sente, vede o riconosce qualcosa che gli appartiene; Nonostante l'amore, gli amici e la sua arte, non riesco più a sopportare quella sua parte di solitudine che risiede nel profondo. Non ci riesco, mi fa male vederlo così. Ha bisogno di Lei, ha bisogno di sua madre e del perdono di tutti.>>
<<Perdono?>>
<<Si. Il suo senso di colpa è più grande e forte del dolore. Le sole cose che crede di sapere sono le più severe: sa di non meritare niente e nessuno, sa di aver perso la persona più importante, sa che nessuno di voi è disposto a perdonarlo, ne concedergli una spiegazione per ciò che ha provato quando è andato via. E' rinchiuso nei suoi sbagli e anche se ha ritrovato un po di serenità, solo voi potete salvarlo veramente.>>
<<La prego, non aggiunga altro. Può lasciami i suoi contatti, un indirizzo al quale possiamo trovarla? Partiremo prima possibile. Claire, nessuno e dico nessuno deve sapere di tutto questo. E' fondamentale che nessuno, che sia lontanamente vicino alla stampa, possa tenderci un imboscata; Tanto meno che annusi nell'aria l'arrivo di gente famosa! Se ama Richard quanto noi, so che lo farà>>.
E' andata. L'ho fatto. Verranno qui, sistemeranno tutto e Richard sarà felice, alla fine. Capirà, mi perdonerà e avrà tutto il tempo del mondo per prendersi qualche piccola rivincita. Andremo avanti e resteremo insieme, permettendoci anche di fantasticare sui sogni.
Balbetto senza controllo. Diventa praticamente difficile e a tratti impossibile dettare l'indirizzo del loft.
<<Vorrei avvertirla che potrebbe ricevere qualche telefonata dai nostri investigatori, dovrà solo dire come si chiama e per il resto farò in modo che nessuno la importuni. Se riuscirò a vedere mio figlio e a parlarci, sarà solo merito suo e le garantisco che non basteranno le nostre vite a ringraziarla. Mi assicurerò che riceva il minimo disturbo dalle autorità per il bene di tutti.>>
<<Sig. Pattinson>>
<<Mi chiami Robert>>
<<Oh, beh... E' un po difficile ma ci proverò. Ro...bert, per me il peggio deve ancora arrivare e non saranno ne le domande dei suoi investigatori, ne la stampa. Vorrei solo avere la certezza che Richard la pensi come lei e che al posto di un improbabile "grazie" non mi rifili un "addio">>
<<Claire, le ha mai detto che il suo nome richiama quello di mia madre?>>
<<Si. Mi ha raccontato di un sogno in cui il suo amato nonno Richard gli raccomandava qualcosa di inaspettato: me. Di restare con me quando ancora neanche ci conoscevamo; Richard non conosceva il mio nome, ed io non conoscevo il suo.>>
<<Deve sapere. Lui deve sapere che lo amiamo forse più di prima e che non è stata colpa sua. Ho perso mio padre, so che non tornerà. Rey, però, è vivo. Lui può tornare. Vogliamo solo la sua felicità, vogliamo solo quella. La sua vita è libera, ma non voglio che diventi più una fuga. Noi lo amiamo, lo amiamo così tanto.>>
<<Spero di aver fatto la cosa giusta. Lui non si sente pronto, non la prenderà affatto bene. Credo che una madre ed un padre amorevoli, però, abbiamo il diritto di proteggere il proprio figlio, e non importa se sia un bambino o un adulto>>
<<Grazie, non so cos'altro dirle per il momento.>>
<<Robert, dica a Kristen che Richard non vede l'ora di riabbracciarla.>>
<<Gra... zie>>
<<La saluto.>>, chiudo la comunicazione fissando il vuoto. Nella testa risuona la commozione di un padre profondamente in pena, ora pieno di speranza. E' l'unica consolazione che mi concedo, pensando a come Richard guarderà al mio gesto. In fondo potrebbe capire. Non avrei permesso al mio egoismo di prevalere, aggrappandomi al suo rifiuto di riconciliarsi con la sua famiglia per alleggerirmi la coscienza.
Aspetto diversi minuti prima di uscire dalla mia camera, a casa di mia madre. Cerco di ricompormi e tamponare gli occhi per non lasciare che si gonfino ancora di più. Faccio dei lunghi respiri per allontanare il tremore dalle mani e rilassare le tempie.
Quando credo di essere poco meno che presentabile, spingo la porta scorrevole bloccandomi davanti a mia madre, rannicchiata sul pavimento con le ginocchia al petto.
Solleva gli occhi lentamente e annuisce con quell'espressione, tra il sorpreso e il rassegnato, che da qualche giorno le è rimasta intatta in faccia.
<<Hai molto più coraggio di me. Hai molto più equilibrio di me. Sei una persona meravigliosa e sono orgogliosa di te Claire.>>
Non credo di aver afferrato bene tutte le parole.
<<Mamma>>
<<Ho sentito tutto. Scusami se l'ho fatto, ma ho sentito ogni cosa.>>
<<Sentito?>>, deglutisco pesantemente.
<<Hai davvero parlato con suo padre? Stavi parlando con Robert Pattinson, lo sai?>>
<<Mamma...>>
<<Clay, solo tu potevi farlo. E ti assicuro che hai avuto un coraggio troppo grande anche per te. Il tuo non è solo amore, piccola mia, è anche rispetto per quel ragazzo.>>
Scuoto la testa, ancora lacrime che ormai non sembrano avere una fine.
<<Non lo so più, mamma. Non lo so più>>, scivolo giù insieme a lei e mi lascio abbracciare. Mentre piango, capisco quante vale un momento così e il solo pensiero che Richard possa di nuovo ritrovare le braccia dei suoi genitori mi ripaga di tanta tristezza.
Mia madre è preoccupata.
Lynn è in ansia e Ryan quasi non mi rivolge la parola da giorni. Dice che non capisce dove sia l'amore in una pugnalata alle spalle del genere.
Mio padre mi chiama tutte le mattine da quando la mamma gli ha raccontato tutto nei minimi particolari. Ha passato notti insonni e ho dovuto dissuaderlo dal prendere l'aereo un centinaio di volte. A cosa servirebbe? Troppo caos, troppi genitori in arrivo contemporaneamente. Non ce la farei.
Richard è tornato a New Orleans in un paio di occasioni: Lì la situazione è ancora fragile, ma fortunatamente il tizio pieno di soldi ha ancora bisogno delle sue valutazioni ed è rimasto di parola anche nella faccenda soldi. Mancano ancora una ventina di giorni, ma Richard ha già pagato l'affitto del loft a Lynn per il mese di Giugno, con un sorriso di puro compiacimento. Ha anche offerto da bere per un intera serata, quando in quattro siamo andati a vedere i SoulSky al Colonial Jazz Festival per la settimana del Vintage.
"Che ti succede Clay?", "Amore, cosa c'è che non va?", "Non facciamo l'amore da giorni, non so cosa ti prende".
Queste le frasi che mi stanno consumando, distruggendo, annientando. Perché non riesco a dirgli tutto? Come faccio a spiegargli tutto? Darà di matto. Tutto svanirà in un soffio di vento e l'amore sfiorirà.
Ogni giorno, lo guardo muoversi per casa, seduta senza forze sul letto e immaginando qualsiasi tipo di scenario in cui le sue parole mi arrivano addosso come spintoni violenti, a ripetizione. Lo osservo andare da un lato all'altro del loft, salire sul soppalco, annuire soddisfatto davanti al mio dipinto di nudo e fare altre semplici cose che intasano la memoria.
Le sue lunghe braccia che di notte scivolano sul mio corpo in cerca di calore e passione. L'odore della sua pelle è sulla mia, come la polvere che per un attimo si solleva, ma ritorna ad attaccarsi sulle superfici. Bastano le sue labbra sul mio collo o le mani che risalgono sui fianchi per farmi desiderare l'infinito. Dura poco però, la realtà mi sveglia e mi blocco quando l'espressione risentita di Richard, quella che immagino, mi viene a cercare.
Nonostante il mio essere distratta e scostante, riesce ad indossare quel sorriso perfetto e a donare amore per entrambi. Riempie i silenzi e, ad un mio sguardo buio, risponde con una smorfia buffa, come a dirmi: "Andrà tutto bene. Qualsiasi cosa tu abbia".
Quello che mi succede, però, lo sanno tutti. Tutti tranne lui. Una bugia dopo l'altra.
Sono rimasta in contatto con la sua famiglia nell'ombra, a sua totale insaputa. Sono stata avvertita di ogni singolo dettaglio sulla loro visita a Baton Rouge.
Sono arrivati stamattina presto a New Orleans e resteranno lì per non dare troppo nell'occhio.
Nessun comitato di accoglienza, solo Robert e Kristen e una guardia del corpo per entrambi.
Avevano chiesto gentilmente se potevo dedicare loro qualche ora, con possibilità di rifiutarmi senza alcuna pressione. Ho accettato. Questo pomeriggio mi sono ritrovata nella loro suite. Non ho mai vissuto un momento così difficile in tutta la mia vita. Ho avuto bisogno di restare seduta, fare dei profondi respiri e ripetermi mentalmente che sono persone comuni, sono persone normali. Ho avuto bisogno di bere dell'acqua, di restare per un po di tempo in silenzio ad osservarli.
E' impressionante la somiglianza: le espressioni sul viso di sua madre, quei leggeri tic nervosi e il suo continuare a stringere le labbra per gestire l'imbarazzo. Minuta, bellissima nei suoi abiti così semplici e formali. Mi intimidisce, quasi non trovo il coraggio di guardarla in volto. Cammina per la stanza, con i pugni chiusi.
Suo padre, alto quanto lui e con lo stesso identico fisico prestante e asciutto, nonostante i suoi 51 anni. Bello da togliere il fiato, timido e riservato con la dolcezza che rivedo in ogni sorriso di Richard. Meno di un ora ed ero già fuori. In lacrime.
Con una fatica immensa, ho solo esaudito il loro desiderio di sapere come sta Richard e conoscere la sua situazione. Prendere coscienza della sua vita attuale, un appiglio che li possa aiutare a non crollare nel rivederlo. Strano che proprio loro temino un rifiuto totale da parte del figlio. Se così fosse, avremo perso tutti. Richard se ne andrebbe per sempre e non si fiderebbe più di anima viva.
E la colpa graverebbe su di me, rinchiusa per sempre nel mio amore per lui e nella peggiore delle scelte.
Il mio sguardo si incanta davanti all'ennesimo tramonto che ha il suo retrogusto amaro. La mia gola inizia a pizzicare di solitudine e questo basta a rendere Richard irrequieto.
Dovrei dirglielo. Potrei farlo adesso che lo sento rincasare.
<<Piccola, sapevo di trovarti qui fuori. Non vieni a salutarmi con un bacio?>>
Mi volto lentamente, arrossendo. Si, mi capita ancora. Mi capita sempre.
E poi, adesso che lo guardo ancora una volta.
<<Dici sempre che somigli a tuo padre, ma penso che tu abbia moltissimo di tua madre.>>
Piega la testa mordendosi le labbra, ma sorride. Non sembra più quel tanto odiato campo minato su cui mi vietava di camminare.
<<Grazie del complimento.>>, sbatte le palpebre così lentamente che sembra un rallenty e tutto resta sospeso. E' così dolce e bellissimo.
Si avvicina al sofà e poggia le mani sullo schienale chinandosi sul mio viso. Strofina il naso sul mio per poi poggiare la fronte sulla mia.
<<Ti amo. Ti amo.>>
Un nodo in gola mi strappa il respiro e cerco disperatamente aria sulle sue labbra. Lo bacio con foga, con forza e bisogno, come non facevo da tempo.
<<Devo parlarti di una cosa. Una cosa importante.>>
<<Shh. Va tutto bene>>, le sue mani mi accarezzano.
<<No. Non lo so, ma devo dirti questa cosa e...>>.
Sfuggo ad un paio di prese, abbasso il viso cercando di evitare la sua bocca e non perdere l'intento, ma fallisco. Mi solleva il mento con l'indice e mi fissa determinato.
I baci diventano improvvisamente un nuovo modo di alimentarsi l'uno dell'altro, leccando, respirando velocemente e mordendo l'uno la carne dell'altro.
I giorni passati tenendomi a distanza, improvvisamente si fanno sentire tutti in un solo colpo e perdo il controllo. Come un macigno di vetro che contiene tutte le preoccupazioni, le bugie, i colpi bassi e i sensi di colpa, il mio corpo e la mia mente cadono in picchiata, spaccandosi fragorosamente al suolo. Niente, non resta spazio per nulla che non sia Richard su di me, Richard con me, Richard per me. Adesso.
Se solo potesse vedere fin dove arriva il mio amore, se solo bastasse ripeterglielo fino a non avere più fiato.
<<Ti amo Richard. Non so neanche se esiste un limite, ma l'ho superato.>>, lo mormoro, quasi a metterlo in guardia.
<<Fai l'amore con me. Dimmi che mi vuoi ancora.>>
Occhi negli occhi, scegliendo lui, metto da parte la verità.
Fine prima parte...<<>>
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che magone...che sofferenza...eppure lo sapevo T_T sapevo che Clay lo avrebbe fatto di nascosto,ma a questo punto,soprattutto visto il finale,non penso proprio che Richard la prenderà bene...dovrò prepararmi psicologicamente per il prossimo T_T
RispondiEliminaDEVASTANTE!!! Sono travolta da una miriade di EMOZIONI!!! Le lacrime non smettono di scendere non ho più il controllo di me stessa!!! Mi hai sorpresa con ogni capitolo di questa storia!!! Ma questo non riesco a spiegarti come mi sento!!! Di una sola cosa sono sicura non voglio che finisca!!! Ma comprendo che la PaintStoria sia quasi arrivata al termine!!! Anche se trovo molto dura staccarmi da loro!!! Sono certa che rileggero con molto piacere FOREVER!!! Vorrei tanto che tu inizi una nuova avventura!!! Una nuova storia!!! Non puoi abbandonare questa tua VenaArtistica!!! Torno a piangere!!! Aspetto il prossimo capitolo con le PALPITAZIONI!!! <3 <3 <3!!!
RispondiEliminaBrividi e un magone assurdo .....leggendo poi quei due nomi li ho avuto un colpo al cuore ....Sono in ansia per quello che possa succedere tra loro due.... Le parole come reagirà Richard... Avevo compreso che Clay avrebbe agito di nascosto .... Speriamo bene!!!!
RispondiEliminaho pianto per tutta la telefonata......ero qui a leggere immaginandomi LUI piangere per suo figlio, riuscivo a sentire la sua sofferenza così profonda e radicata.. ......e ancora adesso ho un nodo alla gola..
RispondiEliminaNon so come Richard reagirà, ma Clay ha fatto la cosa giusta ....
DEVASTANTE.
RispondiEliminaQuesto è quello che posso dire di questo capitolo.
Intenso, si, ma soprattutto DEVASTANTE.
Non so neanche cosa dire, solo che quella telefonata ha distrutto tutti i cuori delle tue lettrici che, bada bene, avrai sulla coscienza a vita.
Come ti ho detto in privata sede, non so se riuscirò a continuarla a leggere,nel senso che a questo punto aspetto la fine, perché aspettare, anche una sola settimana, è impensabile.
Grazie per le emozioni comunque ç_ç
Lo sapevo che Clay avrebbe preso questa decisione spero solo che Richard la prenda bene!
RispondiEliminaQuesto capitolo è straziante Silvia..fa male tanto male La telefonata è stato un colpo al cuore..TRISTEZZA T___T
Così anche questa storia sta per finire, grazie per le emozioni che ci hai fatto provare! Mi mancheranno..
Ho pianto tutto il capitolo, te possino....che angoscia -.- non oso immaginare la reazione di Richard quando si troverà davanti i suoi....non la prenderà bene penso ma Clay è stata grande. Come sempre le donne dimostrano di avere due palle enormi.
RispondiEliminaQuando ho letto i nomi di quei due....già sai :'(
Ti prego aggiorna presto amo!!