L'unica cosa da dire è: S C U S A T E !
Un mese, un mese senza aggiornare, sono imperdonabile. Diciamo che non è il periodo giusto per scrivere, non so perché sto avendo questa sorta di blocco e dire che le idee non mancano ma, quando inizio a scrivere tutto va via. Questo capitolo è stato scritto in più riprese, quindi non garantisco nulla.
Non doveva neanche essere così questo capitolo, è triste da far schifo e succede una cosa che non avevo neanche progettato, quindi abbiate pietà e compatitemi.
Vi lascio al capitolo, corto, ma meglio di niente. Spero di tornare presto, nel caso vi chiedo solo un po' di pazienza.
Un mese, un mese senza aggiornare, sono imperdonabile. Diciamo che non è il periodo giusto per scrivere, non so perché sto avendo questa sorta di blocco e dire che le idee non mancano ma, quando inizio a scrivere tutto va via. Questo capitolo è stato scritto in più riprese, quindi non garantisco nulla.
Non doveva neanche essere così questo capitolo, è triste da far schifo e succede una cosa che non avevo neanche progettato, quindi abbiate pietà e compatitemi.
Vi lascio al capitolo, corto, ma meglio di niente. Spero di tornare presto, nel caso vi chiedo solo un po' di pazienza.
-No, no e ancora no. Come puoi dire una cosa del genere?-
-Non sono affari tuoi. Adesso lasciami in pace, voglio dormire-
-Ma bravo, grand’uomo, questo si che è il modo giusto per affrontare le cose. Sai che ti dico, va all’inferno-
-Ci sono tutti giorni all’inferno, quindi …-
-Argh, mi chiedo come possa stare ancora qui a parlare con te-
-Già, me lo chiedo anche io-
braccia conserte lo fisso ancora, mentre lui continua a darmi le spalle. Ho cercato di convincerlo a chiamare i suoi. Sono passati due giorni e la sua voce non è più quella di un moribondo e credo sia il momento giusto per affrontare il problema, ma lui non sembra per nulla della stessa opinione.
-Thomas, avevi promesso-
sbuffa, continuando a stare in silenzio.
-Fai come ti pare, io me ne vado-
-Era ora-
il suo è solo un borbottio ma riesco a sentirlo. Saluto le infermiere che incontro nei corridoi, mi hanno aiutata in questi due giorni lasciandomi anche dormire nella stanza con Thomas.
Quando esco fuori dallo stabile, la prima cosa che faccio è telefonare mia madre, ci siamo sentiti spesso in questi due giorni, non ha fatto altro che chiedermi le condizioni di salute di quello zuccone e sembra che in tv non si faccia altro che parlare di questo “attacco”.
La voce di mia madre è stanca, preoccupata. Oltre a doversi preoccupare per me, la situazione a casa non è per niente semplice e con un bambino piccolo è anche peggio.
Fa di tutto per non farmi preoccupare ma sento che sta per avere un crollo e la voglia di tornare a casa è tanta, ma poi lei dice che tutto va bene, che è solo un momento un po’ cosi e che il mio posto è qui e … e mia madre ha sempre avuto questa capacità di convincere le persone, anche quando quelle non sono per nulla convinte.
Mi parla di Juliet, di come faccia male vederla su un letto d’ospedale, lei che è sempre cosi attiva e sorridente e sembra che mio fratello Mike si stia spegnendo insieme alla moglie. Cerco di cambiare discorso, parlando di Thomas e del so essere cosi testardo nel non voler parlare con i suoi, mamma sorride quando gli racconto dell’ultimo battibecco avuto e, come al solito, dice che il ragazzo ha ragione che non sono affari miei, ma quando le chiedo se la situazione fosse invertita, se fossi io al suo posto è riuscita a dire solo “è diverso”.
Probabilmente ha anche ragione, non la situazione famigliare non è la stessa, io ho più o meno un bel rapporto con i miei, ma lui … lui non si sente con loro da anni ormai e di certo farsi vivo in questa situazione non è la migliore soluzione.
Cammino per le via della città, le persone mi spingono ma non me ne curo, il mio obiettivo è quello di raggiungere l’hotel il prima possibile. Dopo quello che ho visto con i miei occhi, ho paura … ho davvero capito in quale posto sto adesso, quanto spietate possano essere le persone.
Fanno tutto per religione, si suicidano per questo ma quello che mi domando è; quale Dio vuole questo? Quale Dio vuole che il proprio popolo si uccida tra di loro, che faccia del male ad altre persone?
Con questi pensieri in testa raggiungo l’hotel che mi hanno consigliato i medici, è relativamente vicino all’ospedale e soprattutto pulito.
Il ragazzo alla reception non mi degna neanche di uno sguardo, lo saluto ma si limita a darmi le chiavi della mia stanza e a riabbassare il capo nelle scartoffie.
La stanza è pulita, sento quel profumo di spezie tipico del posto … incenso e cannella, questi sono gli odori che riempiono la stanza. Mi lascio cadere sul letto, e fisso il tetto.
Sinceramente, non ho intenzione di starmene qui con le mani in mano, potrei chiamare Dean e chiedergli di portarmi il pc … ma di certo non posso andare a fare un giro fuori da sola, quello è decisamente fuori discussione.
Forse, dopo una doccia e magari un paio d’ore di sonno potrei tornare da Thomas, magari si è calmato e riuscirò a farlo ragionare.
Prendo il telefono dal mio jeans, componendo il numero di Dean ma, come immaginavo, non risponde. Probabilmente sarà impegnato in qualcosa, a volte dimentico che al campo hanno tanto lavoro e che di certo non è a mia disposizione 24h al giorno.
Continuo a seguire il programma che mi ero fatta, entro in doccia e abbandonandomi contro la parete calda, lascio che tutti i pensieri e lo stress di questi giorni, scivoli via.
***
-Signorina, le ho detto che non puo’ entrare-
-Che vuol dire non posso entrare?! La prego, mi dica che lui sta bene …-
-Signorina-
-La prego …-
-Ha la febbre alta e prima ha avuto una crisi respiratoria. Sinceramente non ci aspettavamo questo, i polmoni non sono stati toccati. I medici stanno cercando di capirci qualcosa… Laura, è in buone mani, le prometto che non gli succederà nulla-
-Ok-
-La vengo a cercare non appena so qualcosa-
va via, risucchiata nuovamente da quelle dannate porte che ho imparato ad odiare due giorni fa. Sono stata via due ore, due fottutissime ore e lui si permette di star male. Stringo forte i capelli, graffiando la cute e per assurdo, quel dolore mi fa star bene.
-Cazzo-
-Buonasera anche a te. Avete litigato di nuovo e ti ha cacciato dalla camera?-
-Dean …-
gli salto in braccio, stringendolo con tutte le forze che ho in corpo e inizio a piangere. Ricambia la stretta, sedendosi del posto più vicino. Non mi chiede nulla, mi lascia sfogare ma so che ha capito …
-Cosa ha?-
-Mi sono allontanata due ore, due ore Dean e lui ha avuto una ricaduta. La febbre è tornata e sembra abbia avuto una crisi respiratoria-
-Merda-
-Io … io non so che fare, come comportarmi. Dean, voglio il numero dei suoi genitori, hanno il diritto di sapere-
-Lo so. Tieni. Si incazzerà da morire, ma sono d’accordo con te, hanno il diritto di sapere-
-Grazie, sei un angelo-
-Prego. Vado a chiamare al campo, dico loro che non rientro fin quando lui non starà bene-
-È pericoloso-
-È mio amico-
Mi poggia sulla sedia vicino a noi e dopo avermi lasciato un bacio sulla fronte, si allontana. Io rimango li, immobile, fissando il foglietto che mi ha lasciato … le mani tremano, ma sento che è la cosa giusta da fare.
Non hanno notizie del figlio da troppo tempo e probabilmente vivranno con l’ansia di ricevere la telefonata che tutti temono.
Porto il telefono all’orecchio, il suono degli squilli non mi ha mai provato cosi ansia come in questo momento. Squilla, ma non ricevo risposta e proprio quando sto per staccare la chiamata sento una voce rauca.
Rimango in silenzio un attimo, mentre la voce dall’altro capo del telefono continua a chiedere chi è, fin quando non sento sussurrare il nome “Thomas”.
-No, non sono Thomas, sono una sua amica-
-Cosa gli è successo, non mi dica che …-
-No, no. Sta bene, cioè, non proprio ma… Dio, è cosi difficile. Suo figlio ha avuto un incidente, un agguato per l’esattezza. E’ rimasto gravemente ferito, lo hanno operato e sembrava che le cose andassero per il meglio ma …- scaccio le lacrime che stanno uscendo e dopo un sospiro riprendo a parlare – oggi ha avuto una ricaduta. Senta, so che le cose con Thomas non vanno bene e se sapesse che vi ho chiamati si arrabbierebbe ma, avete il diritto di sapere-
-Si, certo. Io …devo parlare con mia moglie e si, con l’altro mio figlio-
-Certo, certo. Può chiamarmi a questo numero a qualsiasi ora-
-Si. Grazie, Signorina-
-Laura, mi chiamo Laura-
-Laura …ho bisogno di sentirmi dire che mio figlio starà bene-
-Glielo prometto, suo figlio è la persona più testarda e forte che abbia mai conosciuto. Vedrà, sono sicura che in questo momento starà urlando contro il suo corpo per averlo tradito in questo modo-
-Si, è probabile. Va bene, la chiamerò presto, voglio raggiungervi-
Non riesco neanche a rispondere che ha già messo giù.
Lascio ricadere il capo tra le mani, mi sento stanca, come se avessi fatto la corsa campestre. Sento ancora parlare Dean, lo fa in maniera concitata tenendo i denti stretti. Mi chiedo cosa stia succedendo, se ci siano problemi al campo, ma i pensieri passano in secondo piano quando vedo il dottore uscire da quella maledetta stanza. Poggia lo sguardo su me, mentre il respiro si mozza e il cuore accelera i battiti.
Riesco ad alzarmi e non so come lo raggiungo
-Dottore …-
-Sta bene, ma è in coma farmacologico. Non so da cosa sia dovuto questa insufficienza respiratoria, ma al momento è meglio tenerlo cosi, almeno per 48h. È comunque un fisico giovane, vedrà che si rimetterà presto. Gliel’ho promesso no?-
-Si, lo ha fatto. I suoi genitori stanno venendo dall’America-
-Ha fatto bene. Laura, io non le ho detto nulla, sa che non potrei-
-Si, lo so. Posso … posso rimanere con lui stasera? Dormirò sulla poltroncina nell’angolo, non mi avvicinerò a lui-
sorride afferrandomi la mano e stringendola appena.
-Puo’ rimanere e, se vuole, puo’ avvicinarsi e osare anche stringergli la mano. Solo, stia attenta a tutti i tubicini che vedrà-
ricambio la stretta e con un sussurro lo ringrazio. Con un ultima stretta di mano va via, sparendo dietro le porte dell’ascensore. Entro dentro la stanza, rimanendo ferma davanti la porta e guardo il ragazzo disteso
sul lettino, quel ragazzo che fino a poche ore fa si comportava come un bambino, ora è li immobile e il solo suono che si sente è quello delle macchine che gli permettono di respirare.
Mi avvicino cauta e mi sembra di vedere tutto a rallentatore, come in un film. Il mio avvicinarmi al letto, lo sfiorare appena la sua mano, quasi con la paura di potergli fare male e le lacrime scendono silenziose sulle mie guance, lasciando i segni, come fossero fuoco.
Mi lascio cadere sulla sedia dietro me, non allontano lo sguardo dal suo viso neanche un secondo. La porta dietro me si chiude e una mano si poggia sulle mie spalle.
-Solo cosi poteva stare tranquillo-
-Già, ma avrei preferito vederlo sbraitare e fare l’idiota, piuttosto che in coma. Ho parlato con suo padre, mi ha detto che cercherà di venire qui-
-Bene. Non appena si sveglierà e vedrà i suoi genitori qui, si incazzerà a bestia-
-Che lo faccia, ma loro avevano il diritto di sapere-
il suono dei macchinari è l’unico suono che si sente, rimaniamo entrambi a guardarlo e con leggere strette cerchiamo di farci coraggio.
-Dean se …-
-Non lo pensarci neanche. Lui si alzerà da questo dannato letto. Gli ho salvato tante volte il culo e lui ha fatto la stessa con me, non permetterò che muoia, non glielo perdonerei mai-
-Lo so-
-Non sono affari tuoi. Adesso lasciami in pace, voglio dormire-
-Ma bravo, grand’uomo, questo si che è il modo giusto per affrontare le cose. Sai che ti dico, va all’inferno-
-Ci sono tutti giorni all’inferno, quindi …-
-Argh, mi chiedo come possa stare ancora qui a parlare con te-
-Già, me lo chiedo anche io-
braccia conserte lo fisso ancora, mentre lui continua a darmi le spalle. Ho cercato di convincerlo a chiamare i suoi. Sono passati due giorni e la sua voce non è più quella di un moribondo e credo sia il momento giusto per affrontare il problema, ma lui non sembra per nulla della stessa opinione.
-Thomas, avevi promesso-
sbuffa, continuando a stare in silenzio.
-Fai come ti pare, io me ne vado-
-Era ora-
il suo è solo un borbottio ma riesco a sentirlo. Saluto le infermiere che incontro nei corridoi, mi hanno aiutata in questi due giorni lasciandomi anche dormire nella stanza con Thomas.
Quando esco fuori dallo stabile, la prima cosa che faccio è telefonare mia madre, ci siamo sentiti spesso in questi due giorni, non ha fatto altro che chiedermi le condizioni di salute di quello zuccone e sembra che in tv non si faccia altro che parlare di questo “attacco”.
La voce di mia madre è stanca, preoccupata. Oltre a doversi preoccupare per me, la situazione a casa non è per niente semplice e con un bambino piccolo è anche peggio.
Fa di tutto per non farmi preoccupare ma sento che sta per avere un crollo e la voglia di tornare a casa è tanta, ma poi lei dice che tutto va bene, che è solo un momento un po’ cosi e che il mio posto è qui e … e mia madre ha sempre avuto questa capacità di convincere le persone, anche quando quelle non sono per nulla convinte.
Mi parla di Juliet, di come faccia male vederla su un letto d’ospedale, lei che è sempre cosi attiva e sorridente e sembra che mio fratello Mike si stia spegnendo insieme alla moglie. Cerco di cambiare discorso, parlando di Thomas e del so essere cosi testardo nel non voler parlare con i suoi, mamma sorride quando gli racconto dell’ultimo battibecco avuto e, come al solito, dice che il ragazzo ha ragione che non sono affari miei, ma quando le chiedo se la situazione fosse invertita, se fossi io al suo posto è riuscita a dire solo “è diverso”.
Probabilmente ha anche ragione, non la situazione famigliare non è la stessa, io ho più o meno un bel rapporto con i miei, ma lui … lui non si sente con loro da anni ormai e di certo farsi vivo in questa situazione non è la migliore soluzione.
Cammino per le via della città, le persone mi spingono ma non me ne curo, il mio obiettivo è quello di raggiungere l’hotel il prima possibile. Dopo quello che ho visto con i miei occhi, ho paura … ho davvero capito in quale posto sto adesso, quanto spietate possano essere le persone.
Fanno tutto per religione, si suicidano per questo ma quello che mi domando è; quale Dio vuole questo? Quale Dio vuole che il proprio popolo si uccida tra di loro, che faccia del male ad altre persone?
Con questi pensieri in testa raggiungo l’hotel che mi hanno consigliato i medici, è relativamente vicino all’ospedale e soprattutto pulito.
Il ragazzo alla reception non mi degna neanche di uno sguardo, lo saluto ma si limita a darmi le chiavi della mia stanza e a riabbassare il capo nelle scartoffie.
La stanza è pulita, sento quel profumo di spezie tipico del posto … incenso e cannella, questi sono gli odori che riempiono la stanza. Mi lascio cadere sul letto, e fisso il tetto.
Sinceramente, non ho intenzione di starmene qui con le mani in mano, potrei chiamare Dean e chiedergli di portarmi il pc … ma di certo non posso andare a fare un giro fuori da sola, quello è decisamente fuori discussione.
Forse, dopo una doccia e magari un paio d’ore di sonno potrei tornare da Thomas, magari si è calmato e riuscirò a farlo ragionare.
Prendo il telefono dal mio jeans, componendo il numero di Dean ma, come immaginavo, non risponde. Probabilmente sarà impegnato in qualcosa, a volte dimentico che al campo hanno tanto lavoro e che di certo non è a mia disposizione 24h al giorno.
Continuo a seguire il programma che mi ero fatta, entro in doccia e abbandonandomi contro la parete calda, lascio che tutti i pensieri e lo stress di questi giorni, scivoli via.
***
-Signorina, le ho detto che non puo’ entrare-
-Che vuol dire non posso entrare?! La prego, mi dica che lui sta bene …-
-Signorina-
-La prego …-
-Ha la febbre alta e prima ha avuto una crisi respiratoria. Sinceramente non ci aspettavamo questo, i polmoni non sono stati toccati. I medici stanno cercando di capirci qualcosa… Laura, è in buone mani, le prometto che non gli succederà nulla-
-Ok-
-La vengo a cercare non appena so qualcosa-
va via, risucchiata nuovamente da quelle dannate porte che ho imparato ad odiare due giorni fa. Sono stata via due ore, due fottutissime ore e lui si permette di star male. Stringo forte i capelli, graffiando la cute e per assurdo, quel dolore mi fa star bene.
-Cazzo-
-Buonasera anche a te. Avete litigato di nuovo e ti ha cacciato dalla camera?-
-Dean …-
gli salto in braccio, stringendolo con tutte le forze che ho in corpo e inizio a piangere. Ricambia la stretta, sedendosi del posto più vicino. Non mi chiede nulla, mi lascia sfogare ma so che ha capito …
-Cosa ha?-
-Mi sono allontanata due ore, due ore Dean e lui ha avuto una ricaduta. La febbre è tornata e sembra abbia avuto una crisi respiratoria-
-Merda-
-Io … io non so che fare, come comportarmi. Dean, voglio il numero dei suoi genitori, hanno il diritto di sapere-
-Lo so. Tieni. Si incazzerà da morire, ma sono d’accordo con te, hanno il diritto di sapere-
-Grazie, sei un angelo-
-Prego. Vado a chiamare al campo, dico loro che non rientro fin quando lui non starà bene-
-È pericoloso-
-È mio amico-
Mi poggia sulla sedia vicino a noi e dopo avermi lasciato un bacio sulla fronte, si allontana. Io rimango li, immobile, fissando il foglietto che mi ha lasciato … le mani tremano, ma sento che è la cosa giusta da fare.
Non hanno notizie del figlio da troppo tempo e probabilmente vivranno con l’ansia di ricevere la telefonata che tutti temono.
Porto il telefono all’orecchio, il suono degli squilli non mi ha mai provato cosi ansia come in questo momento. Squilla, ma non ricevo risposta e proprio quando sto per staccare la chiamata sento una voce rauca.
Rimango in silenzio un attimo, mentre la voce dall’altro capo del telefono continua a chiedere chi è, fin quando non sento sussurrare il nome “Thomas”.
-No, non sono Thomas, sono una sua amica-
-Cosa gli è successo, non mi dica che …-
-No, no. Sta bene, cioè, non proprio ma… Dio, è cosi difficile. Suo figlio ha avuto un incidente, un agguato per l’esattezza. E’ rimasto gravemente ferito, lo hanno operato e sembrava che le cose andassero per il meglio ma …- scaccio le lacrime che stanno uscendo e dopo un sospiro riprendo a parlare – oggi ha avuto una ricaduta. Senta, so che le cose con Thomas non vanno bene e se sapesse che vi ho chiamati si arrabbierebbe ma, avete il diritto di sapere-
-Si, certo. Io …devo parlare con mia moglie e si, con l’altro mio figlio-
-Certo, certo. Può chiamarmi a questo numero a qualsiasi ora-
-Si. Grazie, Signorina-
-Laura, mi chiamo Laura-
-Laura …ho bisogno di sentirmi dire che mio figlio starà bene-
-Glielo prometto, suo figlio è la persona più testarda e forte che abbia mai conosciuto. Vedrà, sono sicura che in questo momento starà urlando contro il suo corpo per averlo tradito in questo modo-
-Si, è probabile. Va bene, la chiamerò presto, voglio raggiungervi-
Non riesco neanche a rispondere che ha già messo giù.
Lascio ricadere il capo tra le mani, mi sento stanca, come se avessi fatto la corsa campestre. Sento ancora parlare Dean, lo fa in maniera concitata tenendo i denti stretti. Mi chiedo cosa stia succedendo, se ci siano problemi al campo, ma i pensieri passano in secondo piano quando vedo il dottore uscire da quella maledetta stanza. Poggia lo sguardo su me, mentre il respiro si mozza e il cuore accelera i battiti.
Riesco ad alzarmi e non so come lo raggiungo
-Dottore …-
-Sta bene, ma è in coma farmacologico. Non so da cosa sia dovuto questa insufficienza respiratoria, ma al momento è meglio tenerlo cosi, almeno per 48h. È comunque un fisico giovane, vedrà che si rimetterà presto. Gliel’ho promesso no?-
-Si, lo ha fatto. I suoi genitori stanno venendo dall’America-
-Ha fatto bene. Laura, io non le ho detto nulla, sa che non potrei-
-Si, lo so. Posso … posso rimanere con lui stasera? Dormirò sulla poltroncina nell’angolo, non mi avvicinerò a lui-
sorride afferrandomi la mano e stringendola appena.
-Puo’ rimanere e, se vuole, puo’ avvicinarsi e osare anche stringergli la mano. Solo, stia attenta a tutti i tubicini che vedrà-
ricambio la stretta e con un sussurro lo ringrazio. Con un ultima stretta di mano va via, sparendo dietro le porte dell’ascensore. Entro dentro la stanza, rimanendo ferma davanti la porta e guardo il ragazzo disteso
sul lettino, quel ragazzo che fino a poche ore fa si comportava come un bambino, ora è li immobile e il solo suono che si sente è quello delle macchine che gli permettono di respirare.
Mi avvicino cauta e mi sembra di vedere tutto a rallentatore, come in un film. Il mio avvicinarmi al letto, lo sfiorare appena la sua mano, quasi con la paura di potergli fare male e le lacrime scendono silenziose sulle mie guance, lasciando i segni, come fossero fuoco.
Mi lascio cadere sulla sedia dietro me, non allontano lo sguardo dal suo viso neanche un secondo. La porta dietro me si chiude e una mano si poggia sulle mie spalle.
-Solo cosi poteva stare tranquillo-
-Già, ma avrei preferito vederlo sbraitare e fare l’idiota, piuttosto che in coma. Ho parlato con suo padre, mi ha detto che cercherà di venire qui-
-Bene. Non appena si sveglierà e vedrà i suoi genitori qui, si incazzerà a bestia-
-Che lo faccia, ma loro avevano il diritto di sapere-
il suono dei macchinari è l’unico suono che si sente, rimaniamo entrambi a guardarlo e con leggere strette cerchiamo di farci coraggio.
-Dean se …-
-Non lo pensarci neanche. Lui si alzerà da questo dannato letto. Gli ho salvato tante volte il culo e lui ha fatto la stessa con me, non permetterò che muoia, non glielo perdonerei mai-
-Lo so-

T______T il capitolo non fa schifo ma è tristissimo. Caspita non pensavo che si sarebbe sentito di nuovo male, povero Thomas.
RispondiEliminaLaura ha fatto bene a chiamare i genitori anche se lui si incazzerà da morire
è tristissimo bisogna ammetterlo T_T la ricaduta proprio non me lo aspettavo...in compenso prevedo una sfuriata con i fiocchi anche se Laura non ha avuto tutti i torti
RispondiEliminaIl capitolo mette un po' di tristezza ..Laura non ha sbagliato, ma di sicuro qualcuno si arrabbierà molto... Una ricaduta non me l'aspettavo....
RispondiEliminaMa no!!!! Che tristezza :'(
RispondiEliminaMa so che quel zuccone (:-D) si riprenderà e a quel punto non vorrei essere nei panni di Laura... (anche se ha fatto più che bene)
Meno male che non doveva venire così questo capitolo!!! Cacchio Cacchio Cacchio!!! Mi sento stordita da questo capitolo!!! SoldatoThomas che mette il muso con braccia conserte già me lo vedo in tutto il suo splendore anche se in un letto in ospedale!!! PorcaPaletta!!! Poi Laura che è così presa da questo uomo che in realtà non è ancora nulla per lei!!! MITICA!!!
RispondiEliminaDean mi piace sempre di più!!! GRANDEEE!!! Un vero AMICO in tutti i sensi!!!
Adesso sono molto preoccupata per quello che capiterà sia per il SoldatoThomas che per Laura!?!?!?
Al prossimo capitolo mi aspetto scintille!!! BotteDaOrbi!!! UrlaDisumane!!! Sti AZZI!!!
Domanda da un milione di dollari quando ci molli questo ThomasLauraBagnoDiSangue???