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mercoledì 4 giugno 2014

"This is war"cap8

Salve, sono tornata. Volendo non vi ho fatto aspettare tantissimo, almeno rispetto all'ultima volta!
Finisce un poco cosi, ma un così positivo e conoscerete anche due nuove personcine!
Voglio sapere se vi intrigano, soprattutto uno!
Buona lettura!


1 giorno, 4 ore e 7 minuti.
Sono dentro questa stanza da troppo tempo, aspettando una qualsiasi notizia positiva sulle sue condizioni, ma niente.  I medici entrano ed escono da qui, mi guardano compassionevoli ma nessuno ci dice nulla.
Dean resta qui con me, si allontana solo per un paio d’ore ma poi torna e resta al capezzale del suo amico.
Non chiude occhio, rimane li a fissarlo braccia conserte e occhi fissi sul corpo immobile.
L’unico rumore che si sente è quello dei macchinari che controllano il suo respiro e il debole battito cardiaco.
Non credo di essermi mai sentita cosi impotente come in questi giorni, il mio telefono ha squillato più volte, una volta mia madre, un’altra volta il mio capo, a quest’ultimo non ho risposto. Non ho voglia di sentirlo, tanto meno sentire le sue urla per non avergli mandato ancora nulla.
L’ultimo mio pensiero è quello di scrivere, non saprei neanche cosa inviargli; l’unico mio pensiero è quello di vedere Thomas con gli occhi aperti.
Suo padre è in viaggio insieme a suo fratello, hanno parlato con Dean e in questo momento sono su un volo che li porteranno qui.

Più volte mi sono chiesta che tipi siano e come reagiranno nel vedere il figlio e fratello steso su un letto, di certo non immaginavano il loro incontro cosi, non dopo cosi tanto tempo di silenzio.
Non capisco come Thomas abbia potuto tagliarli fuori dalla sua vita cosi, per me è inimmaginabile pensare di non sentire i miei per cosi tanto tempo, eppure lui ha un motivo, un motivo che non condivido ma ha deciso comunque di estraniarsi dalla sua famiglia e adesso, pensandoci … mi ha detto di essere figlio unico, ma suo padre ha detto che con lui c’era suo fratello …
-Dean, Thomas è figlio unico?-
-Si-
-Ma suo padre ha detto …-
-Lo so, ma non è proprio suo fratello. E’ un suo caro amico, che i suoi genitori trattano come un figlio e lui lo tratta come se fosse suo fratello. Non so bene come sia la storia, Thomas non parla molto della sua famiglia, lo sai-
-Capisco. Sai a che ora arriveranno?-
-Si, tra un paio d’ore. Troveranno qualcuno in aeroporto-
-Pensavo andassi tu-
nega con il capo e non aggiunge altro. Questi due sono gli uomini più ermetici che abbia mai conosciuto. Parlano solo se le parole gli vengon tirate fuori con le tenaglie, ma di parlare di spontanea volontà non se ne parla.
-Sei sempre di cosi tante parole Dean, mi commuovi-
Trattiene un sorriso, ma continua a stare in silenzio.
-Non vuoi dirmi proprio nulla eh?-
-Perspicace.  So che sei curiosa, sei una giornalista ed è normale, ma non sono io a doverti dire certe cose. Aspetta Thomas no?-
-Non mi dirà mai nulla-
-Problemi tuoi-
-Sei antipatico, te lo hanno mai detto?-
-Si, tutti i giorni. Adesso fai silenzio, voglio dormire-
Chiude gli occhi allungando le gambe davanti a se e alza un muro tra noi. E’ impossibile, questi due lo sono. Riguardo il corpo vicino a me, sembra cambiato anche se è impossibile. Mi sembra più magro e il colorito non è di certo dei migliori. Afferro la sua mano fredda, la racchiudo tra le mie cercando di riscaldarla. Mi perdo ad osservarlo, non ho fatto altro in queste ore. Ho notato ogni particolare del suo volto, dalla mascella squadrata, al suo profilo dritto e perfetto. Le labbra sembrano un po’ imbronciate, ogni tanto inarca le sopracciglia, a volte ho pensato stesse per svegliarsi, ma il medico mi ha risposto che sono riflessi involontari, chissà cosa sta sognando, probabilmente non riesce a stare tranquillo neanche quando lo costringono a dormire.
-Si riprenderà-
volto di scatto il capo verso la voce che ha parlato. Il medico mi sorride gentile mentre controlla la cartella clinica ai piedi del letto.
-Lo spero-
-Abbia fiducia, Laura. Stiamo facendo il possibile per salvarlo-
-Lo so, è solo che … lo conosco da una settimana e di certo non mi sarei immaginata di vivere una cosa del genere, tanto meno affezionarmi cosi a lui-
-Queste cose succedono e basta, non si può trovare una giustificazione a tutto-
gli sorrido gentile e lui ricambia
-Tra un po’ lo verranno a prendere, deve fare la tac-
-Va bene. Tra un paio d’ore arrivano i suoi-
-Lo troveranno qui, promesso-
con un cenno del capo si concede e io torno a guardare Thomas.
-E’ semplice volergli bene. Non credere sia una cosa anormale-
-Non stavi dormendo?-
-Ho il sonno leggero. Sai, quando sono arrivato al campo io e Thomas non andavamo per niente d’accordo. Lui era qui da più tempo rispetto a me e io non sopportavo vederlo primeggiare in tutto. E’ tenace, cerca sempre di fare tutto al meglio e, se qualcosa non viene fatta come dice lui, perde la testa. Una volta mi ha chiesto di pulire la mensa, ero furioso, chi si credeva di essere per darmi un ordine del genere? Ho comunque ubbidito, facendo il lavoro in maniera svogliata, quando è venuto a controllarmi, non mi ha sgridato, no, si è limitato a farmi notare come il lavoro non fosse fatto bene, ricordo ancora le sue parole: “ Come pretendi che ti dia una missione  che necessità precisione se non sei in grado di pulire come si deve la sala mensa?”. Da li ho capito, ho capito quanto in realtà tenesse a ognuno di noi. Era, è, pignolo perché vuole che tutto vada per il meglio, sa che un solo piccolo errore o una cattiva organizzazione puo’ mandare in aria una missione. Da li ho iniziato a capirlo e a rispettarlo! Quando è successa quella disgrazia, non si faceva avvicinare da nessuno, era sempre  scorbutico, più del solito almeno, ma io ho trovato il coraggio di avvicinarmi a lui. Non gli ho detto nulla, mi sono limitato a portargli una birra e a stare in silenzio. Siamo stati in questa situazione di stallo per un po’, finché non è stato lui a iniziare a parlare, piano piano si è aperto con me e adesso siamo amici, è come un fratello per me e non posso permettermi di perderlo, capisci? Non posso proprio. Mi fa arrabbiare perché questa volta non mi ha voluto con se, avrei potuto coprirlo ma lui …-
-E’ colpa mia, se non ti avessero affidato a me…-
-No, no. Non pensarlo, non sentirti in colpa di questa cosa, lui non mi avrebbe comunque portato con se. Da quando ha saputo che sto per diventare padre cerca sempre di proteggermi, dice che quel bambino ha il diritto di conoscere suo padre e so che ha ragione, ma ho anche bisogno del mio amico e l’idea di perderlo mi fa star male-
Mi avvicino lui accarezzandogli la mano, gliela stringo debolmente cercando il suo sguardo.
-Andrà bene, non lo perderai-
-Si, andrà tutto bene-


Metà della mattina passa cosi, tra qualche chiacchierata e lunghi momenti di silenzio, fin quando non portano Thomas a fare la tac, in quel momento l’ansia torna nuovamente. Non sappiamo cosa aspettarci, neanche i medici, e questo ci rende nervosi perché non immaginiamo neanche da cosa possa essere scaturito un attacco respiratorio. Per la miseria, è stato ferito da armi da fuoco e lui ha problemi ai polmoni!!
Per tutto il tempo che aspettiamo l’esito dell’esame, Dean fa avanti e indietro per il corridoio, questo suo movimento mi innervosisce ma sto zitta e buona, capisco che è il suo modo per scaricare l’ansia!
Stando davanti quella maledetta porta, mi sono resa conto delle persone che ci fissavano, per lo più del posto. Alzando gli occhi pensavo di trovare occhi pieni di comprensione e magari di pietà, ma non ero pronta a vedere degli uomini con gli occhi pieni di freddezza, indifferenti al dolore altrui. Per lo più posavano lo sguardo su Dean, con espressione di puro disprezzo e li ho capito; a loro non importa nulla se li dentro c’è un ragazzo che rischia la vita, per loro noi americani siamo e saremo sempre il nemico.
Sentiamo aprire la porta e entrambi alziamo gli occhi, ma di certo non siamo pronti a vedere le persone che, con passo veloce si avvicinano a noi. E’ il padre di Thomas.
-Signor Miller, sono Dean, abbiamo parlato prima al telefono-
si stringono la mano, mentre io rimango ferma ad osservare l’uomo che ho davanti. La prima cosa che noto sono gli occhi, identici a quelli di suo figlio. Ha i capelli bianchi ed è alto, molto alto!
E un bell’uomo, pur avendo la sua età, che comunque non supererà i 60 anni. Lo sguardo si sposta sul ragazzo vicino a lui, mi fissa e inclina piano il capo. Mi sento a disagio, il suo sguardo è insistente. Distolgo lo sguardo, riportandolo sulla porta ed è li che vedo uscire il medico.
Senza pensarci, superando anche quello è il famigliare diretto, mi lancio sul Dottore. Mi sorride, portando le mani sulle braccia cercando di calmarmi.
-Laura, sta bene. Le ho detto di avere un po’ di fiducia in noi-
-La ho. Qualche novità?-
-Ha un polmone collassato, deve aver preso una qualche malattia e non lo sapeva, ma si vive anche con un polmone, sai?!-
-Si, ma …-
-L’uomo dietro di te è suo padre?-
-Porca miseria- mi guarda storto, cercando di reprimere un sorriso
-Forse è meglio se parlo con lui, scusami-
Dean mi si avvicina, mentre vedo i tre uomini parlare. Probabilmente gli sta spiegando tutta la storia clinica di Thomas.
-Quindi?-
-Ha un polmone collassato, si è preso una qualche malattia e lui non lo sapeva-
-Merda-
-Capisci? Un polmone collassato, questo vuol dire che non potrà più fare tante cose …-
-Be’, potrebbe sempre fare un trapianto-
-La fai facile tu. Sai quanto tempo ci vuole per un trapianto? -
-Si, ma non è una cosa impossibile-
-Dovrebbe comunque tornare in America e non credo lo farà-
-O si che lo farà, lo trascinerò io, puoi giurarci piccola-
sorrido lievemente, tenendo il capo chino verso i lacci delle mie scarpe, ma il suono di un tossicchiare fa si che lo alzi di scatto, puntando il mio sguardo su quegli occhi cosi simili a quelli di LUI.
-Lei deve essere Laura, giusto?-
-Si, si, sono io-
mi sorride gentile e con delicatezza mi stringe la mano.
-Sono Phil e lui è John-
-Piacere di conoscervi. Voglio scusarmi per prima, non avevo nessun diritto di scavalcarvi è solo che …-
-Lo so, lo capisco, non sentirti in colpa di nulla-
-Va bene-
-Stanno per portarlo in camera, saresti così gentile da indicarmi la sua stanza?-
-si, certo-
Durante la strada che ci conduce alla camera, parliamo del più e del meno. Su come è andato il volo e di come sia stato difficile convincere sua moglie a non venire. Sembra che la Signora Miller sia testarda e non faccio fatica a immaginarla. Mi scappa un sorriso quando mi spiega cosa ha dovuto fare per convincerla e la immagino li, con i pugni sui fianchi che urla contro il marito e capisco anche da chi abbia preso Thomas.
-Immagino che suo figlio abbia preso dalla mamma-
-Immagini bene. Quei due, quando litigavano, erano terribili. Testardi, testardi come muli-
lascia un sospiro e ci fermiamo nel corridoio. Con il capo gli indico la stanza e John affianca il padre mettendogli una mano sulla spalla.
-Laura, non entri?-
-No, rimango fuori con Dean. Credo andrò un po’ in albergo, ho bisogno di una doccia-
-Oh, certo. Ci vediamo stasera?-
-Credo di si. A dopo Phil, John-
non ci siamo scambiati una parola, ma ho sentito il suo sguardo sulla schiena e questo non mi è piaciuto affatto.
Dean mi è immediatamente accanto, una mano sulla schiena e mi spinge pian piano fuori dal reparto.
-Quel ragazzo non mi piace- lo borbotta appena ma riesco comunque a sentirlo.
-Non piace neanche a me-
-Bene, siamo d’accordo su tante cose allora. Andiamo, ti accompagno in albergo e resto con te fin quando non sarai linda e profumata-
-Mi stai dicendo che puzzo?-
-Ma che dici, non oserei mai. Andiamo, forza!-
-Non ho bisogno della guardia del corpo-
-E invece si, adesso stai un po’ in silenzio, ho già mal di testa!-

-Dean, sicuro che non vuoi fare una doccia?-
-Si, mi stai per caso dicendo che puzzo?-
-Si, in effetti puzzi-
-Ah-
-Già. Trovi un altro accappatoio in bagno, vai, forza-

Tampono i capelli con l’asciugamano, sono dannatamente lunghi ma di certo non li taglierò qui, non mi fido dei parrucchieri della mia città, figuriamoci se affido i miei capelli a degli sconosciuti. Cerco di districare i mille nodi che si sono formati e il telefono inizia a squillare. Non guardo da chi arriva la chiamata, rispondo e di certo non pensavo di sentire la voce del medico.
-Laura, ci sei?-
-Si, è successo qualcosa?-
-Il padre e il fratello di Thomas sono andati via e lui ha iniziato a respirare da solo, non so come sia potuto succedere ma, sta reagendo. Pensavo di  svegliarlo dal coma, se poi dovesse avere difficoltà, possiamo aiutarlo con i macchinari-
-O mio Dio. Arrivo-
Colpisco con forza la porta del bagno, sento il rumore della doccia ma quello scimmione non sente nulla.
-Dean, cazzo-
-Ehi, rilassati-
la porta si apre improvvisamente e quasi rischio di cadergli tra le braccia.
-Stanno svegliando Thomas e i suoi sono andati via, dobbiamo andare, corri-



5 commenti:

  1. Mmm....chissà che problema ha sto John...ma non c'è da fidarsi, mi sa....Thomas appena rivede suo padre, cade di nuovo in coma XD no, scherzo ovviamente. Speriamo la prenda bene....

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  3. Certo che non mi ha fatto una bella impressione questo John. ...chissà che cosa nasconde.... Thomas si sta per svegliare bene..anche penso che se non sarà una bella sorpresa per lui rivedere li papà e il fratello..diciamo!!!

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  4. mmm questo John non mi ispira per niente fiducia...
    per fortuna si è risvegliato,anche se mi sa che non sarà un risveglio tranquillo quando scoprirà le notizie dell'arrivo della famiglia e del polmone collassato che potrebbe incidere parecchio sul suo lavoro...

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  5. Bel capitolo finalmente si sceglierà!! Speriamo non sia un risveglio traumatico!! Non vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo

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