Lo sembra un miraggio, ma sono riuscita a buttar giù un capitolo che, se pur cortino è comunque bello succoso!
Non so quando aggiornerò,ve l'ho detto anche nella one shot, però so per certo che non abbandonerò la storia. Impiegherò più del previsto, quello è palese, ma meglio tardi che mai!
Buona lettura!
Dove eravamo rimasti: Tampono i capelli con l’asciugamano, sono dannatamente lunghi ma di certo non li taglierò qui, non mi fido dei parrucchieri della mia città, figuriamoci se affido i miei capelli a degli sconosciuti. Cerco di districare i mille nodi che si sono formati e il telefono inizia a squillare. Non guardo da chi arriva la chiamata, rispondo e di certo non pensavo di sentire la voce del medico.
-Laura, ci sei?-
-Si, è successo qualcosa?-
-Il padre e il fratello di Thomas sono andati via e lui ha iniziato a respirare da solo, non so come sia potuto succedere ma, sta reagendo. Pensavo di svegliarlo dal coma, se poi dovesse avere difficoltà, possiamo aiutarlo con i macchinari-
-O mio Dio. Arrivo-
Colpisco con forza la porta del bagno, sento il rumore della doccia ma quello scimmione non sente nulla.
-Dean, cazzo-
-Ehi, rilassati-
la porta si apre improvvisamente e quasi rischio di cadergli tra le braccia.
-Stanno svegliando Thomas e i suoi sono andati via, dobbiamo andare, corri-
Pov Laura
Quel giorno Thomas non si svegliò. Non appena i medici
avevano provato a risvegliarlo dal coma, ecco che una crisi respiratoria lo
sorprese.
Era passato un mese ormai, un mese fatto di sofferenza, di lacrime e rabbia!
Dean era tornato in America, la licenza l’aveva chiesta parecchi mesi prima e la sua ragazza aveva bisogno di lui.
È stata dura convincerlo a partire, diceva di non voler lasciare il suo amico, che sicuramente avrei avuto bisogno di lui, ma gli ho fatto notare di non essere sola, che il padre di Thomas mi sarebbe stato vicino e con lui anche John, anche se di quest’ultimo continuo a non fidarmi.
Sospiro pensando alle ultime parole dette dal medico: la terapia sta rispondendo bene.
La massa che ostruisce il polmone sta pian piano regredendo. Certo, non è del tutto guarito ma si vedono i miglioramenti e questo mi fa bene sperare.
Abbiamo anche parlato di un possibile trasferimento, Phil vuole portare sua figlio a casa, anche sua madre ha il diritto di stare vicino al figlio e i medici stanno facendo il possibile per poterlo fare. Di certo avrà bisogno di un aereo particolare, non possono di certo metterlo in aereo di linea, ma i Marines hanno messo a disposizione ogni mezzo, pur di portare in patria uno dei miglior soldati!
Sento una mano poggiarsi sulla spalla e un aroma forte di caffè invadermi le narici. Sollevo appena lo sguardo e vedo due occhi scuri, quelli di John, fissarmi
-Bevi, anche se dovresti mangiare qualcosa-
annuisco appena prendendo il liquido scuro che mi porge.
-Non ti ho mai chiesto come fai a conoscere Thomas-
-Sono una giornalista freelance, ero stata mandata al campo dove lavorava Thomas e affidata a lui. Abbiamo avuto un rapporto di amore e odio, ma lui e Dean sono state le prime persone che ho conosciuto-
-Capisco. Quindi sei una giornalista. Non ti ho visto lavorare in questo mese-
-No, infatti. Ho chiamato il mio capo …me ne sono tirata fuori. Non ero neanche pagata, per cui …-
-E lo hai fatto per Thomas? Davvero hai lasciato il lavoro per poter stare con lui?-
il tono in cui lo dice non mi piace, non sono comunque affari che lo riguardano.
-Non credo ti debba interessare quello che faccio o per chi lo faccio, comunque si, ho lasciato il lavoro per poter stare vicino a lui-
-Devi tenere a lui-
-Non sarei qui. Senti, vado in camera da lui-
Lo lascio li, mentre ancora guarda fuori dalla finestra. L’ho detto, non piace. Ha un modo strano di approcciarsi con le persone, quello sguardo … più di una volta l’ho osservato quando si trovava in camera di Thomas. Mai una volta ha chiesto informazioni, mai una volta l’ho visto avvicinarsi al fratello… è come se non ci tenesse e allora mi chiedo: Cosa è venuto a fare qui?
Era passato un mese ormai, un mese fatto di sofferenza, di lacrime e rabbia!
Dean era tornato in America, la licenza l’aveva chiesta parecchi mesi prima e la sua ragazza aveva bisogno di lui.
È stata dura convincerlo a partire, diceva di non voler lasciare il suo amico, che sicuramente avrei avuto bisogno di lui, ma gli ho fatto notare di non essere sola, che il padre di Thomas mi sarebbe stato vicino e con lui anche John, anche se di quest’ultimo continuo a non fidarmi.
Sospiro pensando alle ultime parole dette dal medico: la terapia sta rispondendo bene.
La massa che ostruisce il polmone sta pian piano regredendo. Certo, non è del tutto guarito ma si vedono i miglioramenti e questo mi fa bene sperare.
Abbiamo anche parlato di un possibile trasferimento, Phil vuole portare sua figlio a casa, anche sua madre ha il diritto di stare vicino al figlio e i medici stanno facendo il possibile per poterlo fare. Di certo avrà bisogno di un aereo particolare, non possono di certo metterlo in aereo di linea, ma i Marines hanno messo a disposizione ogni mezzo, pur di portare in patria uno dei miglior soldati!
Sento una mano poggiarsi sulla spalla e un aroma forte di caffè invadermi le narici. Sollevo appena lo sguardo e vedo due occhi scuri, quelli di John, fissarmi
-Bevi, anche se dovresti mangiare qualcosa-
annuisco appena prendendo il liquido scuro che mi porge.
-Non ti ho mai chiesto come fai a conoscere Thomas-
-Sono una giornalista freelance, ero stata mandata al campo dove lavorava Thomas e affidata a lui. Abbiamo avuto un rapporto di amore e odio, ma lui e Dean sono state le prime persone che ho conosciuto-
-Capisco. Quindi sei una giornalista. Non ti ho visto lavorare in questo mese-
-No, infatti. Ho chiamato il mio capo …me ne sono tirata fuori. Non ero neanche pagata, per cui …-
-E lo hai fatto per Thomas? Davvero hai lasciato il lavoro per poter stare con lui?-
il tono in cui lo dice non mi piace, non sono comunque affari che lo riguardano.
-Non credo ti debba interessare quello che faccio o per chi lo faccio, comunque si, ho lasciato il lavoro per poter stare vicino a lui-
-Devi tenere a lui-
-Non sarei qui. Senti, vado in camera da lui-
Lo lascio li, mentre ancora guarda fuori dalla finestra. L’ho detto, non piace. Ha un modo strano di approcciarsi con le persone, quello sguardo … più di una volta l’ho osservato quando si trovava in camera di Thomas. Mai una volta ha chiesto informazioni, mai una volta l’ho visto avvicinarsi al fratello… è come se non ci tenesse e allora mi chiedo: Cosa è venuto a fare qui?
Quando entro in camera, noto Phil al capezzale del figlio,
Gli stringe la mano poggiandola sulla fronte.
-Phil-
-Oh, ciao. Hai visto il medico?-
-No. Tu?-
-Si, entro oggi Thomas si sveglierà. Pensavo te lo avesse detto John, gli avevo detto di portarti un caffè …-
-Il caffè lo ha portato, ma non il messaggio. Posso…posso rimanere qui?-
-Perché mi fai questa domanda. Tu sei la benvenuta qui, lo sai-
gli sorrido e mi siedo dalla parte opposta alla sua, afferro l’altra mano e mi perdo ad osservare il volto di quel ragazzo che ho imparato a voler bene.
È dimagrito, dimagrito davvero, gli si possono contare tutte le ossa. Le mani, che fino a un mese fa erano forti, adesso sembrano quelle di uno scheletro. Scuoto la testa, tornerà quello di una volta, il ragazzo forte ed esuberante che ho conosciuto.
Rimaniamo in quella stanza per ore, John è entrato un paio di volte ma è sempre uscito, proprio non riesce a rimanere in questa stanza per più di due minuti!
Sento dei mormorii venire dalla mia sinistra, immediatamente punto gli occhi su Thomas.
Gli occhi tremano, in quel vano tentativo di aprirli, le mani si muovo e stringono la presa sulla mia.
-Thomas-
Phil rimane immobile, come se non riuscisse a dire o fare qualcosa, non molla lo sguardo dal figlio neanche per un secondo e solo in questo momento ricordo la loro situazione. Come reagirà quando vedrà suo padre? Per un attimo sono tentata di mandarlo via, ma poi mi do uno schiaffo mentale: non sono nessuno, non posso pretendere nulla.
-Laura…io…io esco. Non voglio…non voglio peggiorare la situazione-
-Phil, sei suo padre-
-Lo so, ma ho paura della sua reazione e non vorrei…-
-Ok, io…gli dirò che sei qui-
-Grazie-
Esce dalla stanza e io torno a guardare lui.
-Thomas, ehi-
mi sporgo a carezzargli il volto, lui piano apre gli occhi e per un attimo vacillo quanto punta il suo sguardo sui miei.
-La …Lau-
-Ehi, sono qui. Stai calmo-
-Cosa…-
-Sei stato male, davvero male. Adesso …adesso stai migliorando ma…-
-Non…non piangere-
-Non lo sto facendo-
Rimaniamo in silenzio per minuti, forse ore, fin quando il medico non entra e mi chiede di lasciare la camera. Ho quasi paura a farlo, tutte le volte che l’ho fatto è sempre stato male … gli stringo un’ultima volta la mano e lascio la stanza.
Quando chiudo la porta, mi appoggio su essa, lasciando andare un sospiro. Il primo a farsi avanti è Phil, che inizia a farmi domande sulle condizioni di Thomas, gli dico quel poco che so, il che è veramente poco, ma sembra essere sollevato.
Il medico esce parecchi minuti dopo, ha un sorriso rassicurante sulle labbra e mentre parla con Phil, rientro in camera.
Thomas ha gli occhi chiusi e quasi mi si blocca il respiro quando lo vedo.
-Thomas…-
-Mh-
grazie a Dio.
-Come stai?-
Apre gli occhi di scatto e mi fissa e per un attimo avrei voglia di indietreggiare.
-Il tuo sguardo mi fa capire che la mia è una domanda stupida-
annuisce e torna a chiudere gli occhi.
Mi avvicino a lui, sedendomi sul materasso, e gli afferro la mano.
-Devo parlarti, ma devi promettermi che non ti arrabbierai- annuisce- Qui fuori, c’è tuo padre e tuo fratello …cioè, so che non è proprio tuo fratello, comunque sono qui. Li abbiamo chiamati quando sei stato male, ci sembrava… GIUSTO! E lo so che adesso ti arrabbierai e ricorda che mi hai promesso che rimarrai calmo, tuo padre vorrebbe entrare e capirò se non vorrai John, quel ragazzo non mi piace- sorride, producendo un gorgoglio strano, ma sembra comunque calmo.
-Che dici, posso fare entrare tuo padre?-
mi fa segno di si e baciandogli la guancia vado da Phil.
È ormai sera quando Phil e John lasciano l’ospedale. Rimango io con il paziente preferito da tutte le infermiere, che anche se non puo’ muoversi e parlare, è rimasto il ragazzo presuntuoso e rompiscatole di sempre.
Il medico gli ha consigliato di non parlare troppo, così abbiamo escogitato un metodo per parlare: lui scrive, io rispondo, ma sembra che in questo momento non abbia tanta voglia di farlo, solo perché ho deciso di rimanere con lui anche stasera.
-Thomas, non vorrei essere in nessun altro posto al momento. Sono sola in albergo e non mi va di passare il tempo a guardare la tv o altro-
mi guarda storto e inizia a scrivere
“Come se qui ti stessi divertendo. Hai perso peso in questo mese, lo vedo, e i tuoi occhi sono spenti. Hai bisogno di riposare e poi …come hai fatto con il tuo lavoro?”
-Phil-
-Oh, ciao. Hai visto il medico?-
-No. Tu?-
-Si, entro oggi Thomas si sveglierà. Pensavo te lo avesse detto John, gli avevo detto di portarti un caffè …-
-Il caffè lo ha portato, ma non il messaggio. Posso…posso rimanere qui?-
-Perché mi fai questa domanda. Tu sei la benvenuta qui, lo sai-
gli sorrido e mi siedo dalla parte opposta alla sua, afferro l’altra mano e mi perdo ad osservare il volto di quel ragazzo che ho imparato a voler bene.
È dimagrito, dimagrito davvero, gli si possono contare tutte le ossa. Le mani, che fino a un mese fa erano forti, adesso sembrano quelle di uno scheletro. Scuoto la testa, tornerà quello di una volta, il ragazzo forte ed esuberante che ho conosciuto.
Rimaniamo in quella stanza per ore, John è entrato un paio di volte ma è sempre uscito, proprio non riesce a rimanere in questa stanza per più di due minuti!
Sento dei mormorii venire dalla mia sinistra, immediatamente punto gli occhi su Thomas.
Gli occhi tremano, in quel vano tentativo di aprirli, le mani si muovo e stringono la presa sulla mia.
-Thomas-
Phil rimane immobile, come se non riuscisse a dire o fare qualcosa, non molla lo sguardo dal figlio neanche per un secondo e solo in questo momento ricordo la loro situazione. Come reagirà quando vedrà suo padre? Per un attimo sono tentata di mandarlo via, ma poi mi do uno schiaffo mentale: non sono nessuno, non posso pretendere nulla.
-Laura…io…io esco. Non voglio…non voglio peggiorare la situazione-
-Phil, sei suo padre-
-Lo so, ma ho paura della sua reazione e non vorrei…-
-Ok, io…gli dirò che sei qui-
-Grazie-
Esce dalla stanza e io torno a guardare lui.
-Thomas, ehi-
mi sporgo a carezzargli il volto, lui piano apre gli occhi e per un attimo vacillo quanto punta il suo sguardo sui miei.
-La …Lau-
-Ehi, sono qui. Stai calmo-
-Cosa…-
-Sei stato male, davvero male. Adesso …adesso stai migliorando ma…-
-Non…non piangere-
-Non lo sto facendo-
Rimaniamo in silenzio per minuti, forse ore, fin quando il medico non entra e mi chiede di lasciare la camera. Ho quasi paura a farlo, tutte le volte che l’ho fatto è sempre stato male … gli stringo un’ultima volta la mano e lascio la stanza.
Quando chiudo la porta, mi appoggio su essa, lasciando andare un sospiro. Il primo a farsi avanti è Phil, che inizia a farmi domande sulle condizioni di Thomas, gli dico quel poco che so, il che è veramente poco, ma sembra essere sollevato.
Il medico esce parecchi minuti dopo, ha un sorriso rassicurante sulle labbra e mentre parla con Phil, rientro in camera.
Thomas ha gli occhi chiusi e quasi mi si blocca il respiro quando lo vedo.
-Thomas…-
-Mh-
grazie a Dio.
-Come stai?-
Apre gli occhi di scatto e mi fissa e per un attimo avrei voglia di indietreggiare.
-Il tuo sguardo mi fa capire che la mia è una domanda stupida-
annuisce e torna a chiudere gli occhi.
Mi avvicino a lui, sedendomi sul materasso, e gli afferro la mano.
-Devo parlarti, ma devi promettermi che non ti arrabbierai- annuisce- Qui fuori, c’è tuo padre e tuo fratello …cioè, so che non è proprio tuo fratello, comunque sono qui. Li abbiamo chiamati quando sei stato male, ci sembrava… GIUSTO! E lo so che adesso ti arrabbierai e ricorda che mi hai promesso che rimarrai calmo, tuo padre vorrebbe entrare e capirò se non vorrai John, quel ragazzo non mi piace- sorride, producendo un gorgoglio strano, ma sembra comunque calmo.
-Che dici, posso fare entrare tuo padre?-
mi fa segno di si e baciandogli la guancia vado da Phil.
È ormai sera quando Phil e John lasciano l’ospedale. Rimango io con il paziente preferito da tutte le infermiere, che anche se non puo’ muoversi e parlare, è rimasto il ragazzo presuntuoso e rompiscatole di sempre.
Il medico gli ha consigliato di non parlare troppo, così abbiamo escogitato un metodo per parlare: lui scrive, io rispondo, ma sembra che in questo momento non abbia tanta voglia di farlo, solo perché ho deciso di rimanere con lui anche stasera.
-Thomas, non vorrei essere in nessun altro posto al momento. Sono sola in albergo e non mi va di passare il tempo a guardare la tv o altro-
mi guarda storto e inizia a scrivere
“Come se qui ti stessi divertendo. Hai perso peso in questo mese, lo vedo, e i tuoi occhi sono spenti. Hai bisogno di riposare e poi …come hai fatto con il tuo lavoro?”
Porca miseria, speravo di non prendere adesso questo discorso, ma
a quanto pare è arrivato il momento.
-Non lavoro più e prima che tu arrivi a conclusioni affrettate , fammi finire di parlare. Se ti stai chiedendo se l’ho fatto per te, la risposta è SI. Se ti stai sentendo in colpa: non farlo. E’ stata una mia decisione, nessuno mi ha spinta a farlo. La verità è che dopo tutto quello che è successo ho paura, non me la sento di andare li fuori con persone che non conosco o con militari di cui tu e Dean avete scarsa stima. Tornerò in America con te …certo, da li le nostre strade si divideranno, ma credimi, non è colpa tua-
Sbarra gli occhi alle mie ultime parole, afferra in fretta la penna e con mani tremanti inizia a scrivere
“Che vuol dire che le nostre strade si dividono? Non vieni con me a NY?”
-Non lavoro più e prima che tu arrivi a conclusioni affrettate , fammi finire di parlare. Se ti stai chiedendo se l’ho fatto per te, la risposta è SI. Se ti stai sentendo in colpa: non farlo. E’ stata una mia decisione, nessuno mi ha spinta a farlo. La verità è che dopo tutto quello che è successo ho paura, non me la sento di andare li fuori con persone che non conosco o con militari di cui tu e Dean avete scarsa stima. Tornerò in America con te …certo, da li le nostre strade si divideranno, ma credimi, non è colpa tua-
Sbarra gli occhi alle mie ultime parole, afferra in fretta la penna e con mani tremanti inizia a scrivere
“Che vuol dire che le nostre strade si dividono? Non vieni con me a NY?”
-Thomas …io …devo tornare a Boston, ho una brutta situazione in
famiglia. Vedi, mia cognata…mia cognata è ricoverata da un po’ e non ci sono
buone speranze. Ho una nipote che non ho neanche visto. Questo non vuol dire
che non ci vedremo più, verrò a NY, ci sarò sempre per te. Boston è a solo 1h
da NY e poi…poi tu starai bene, PRESTO, starai bene e potrai venire a trovarmi
e…-
e rimango zitta quando lo vedo distogliere lo sguardo dal mio. Fissa il cielo nero, non una parola, non un minimo segno.
-Thomas …-
scuote la testa e chiude gli occhi.
Messaggio ricevuto.
e rimango zitta quando lo vedo distogliere lo sguardo dal mio. Fissa il cielo nero, non una parola, non un minimo segno.
-Thomas …-
scuote la testa e chiude gli occhi.
Messaggio ricevuto.
***
-…la riporteremo nel suo paese signore, certo non sarà un viaggio semplice ma stiamo sistemando tutto, in modo che lei possa affrontare il viaggio in tutta tranquillità-
non sento la risposta, ma la porta della stanza chiudersi.
-Quando ti trasferiscono?-
“Tra due giorni. Puoi anche tornare a casa”
-Perché fai così? Solo perché ti ho detto che per un po’ non ci vedremo? Non osare non rispondermi!-
ma ovviamente lui non lo fa, volta il capo non degnandomi neanche di uno sguardo.
Argh, non lo sopporto.
***
Due giorni dopo, siamo dentro questo aereo enorme. Non ha l’aspetto di un aereo di linea e poi è pieno di attrezzature mediche, pronte per essere usate in caso di emergenza. Thomas è in una barella, con una maschera di ossigeno a coprirgli quasi tutto il volto. Da due giorni non mi rivolge parola e non lo sopporto, Phil si è accorto di questo nostro silenzio, mi ha chiesto cosa stesse accadendo ma mi son limitata a scuotere il capo.
Siedo nel posto vicino al finestrino poco distante da lui, vicino a me John. Fisso un punto indefinito fuori mentre tutte le manovre per il decollo iniziano. Di tanto in tanto guardo Thomas con la coda dell’occhio, ma lui rimane li impassibile, fissando suo padre.
-Paura di volare?-
non mi degno neanche di rispondere a John, mi sistemo sul sedile e chiudo gli occhi.
-Laura, svegliati-
lentamente apro gli occhi e mi ritrovo davanti gli occhi di Phil, occhi così simili a quelli del figlio.
-Thomas vuole parlare con te-
-Mh-
-È uno stupido e testone, ma ti vuole bene. Mi siedo qui, tu va da lui-
con le membra ancora intorpidite mi siedo vicino a lui, azzardo un contatto delle nostre mani e fortunatamente non si tira indietro.
-Come ti senti?-
“sono uno stupido, non avrei dovuto comportarmi in quel modo. Hai ragione, devi andare dai tuoi, è giusto così. Hai fatto tanto per me in questo periodo e io come un ingrato non ti ho neanche detto grazie! Hai ragione tu, siamo a solo un’ora di volo e quando starò meglio potrò venire a trovarti”
lentamente apro gli occhi e mi ritrovo davanti gli occhi di Phil, occhi così simili a quelli del figlio.
-Thomas vuole parlare con te-
-Mh-
-È uno stupido e testone, ma ti vuole bene. Mi siedo qui, tu va da lui-
con le membra ancora intorpidite mi siedo vicino a lui, azzardo un contatto delle nostre mani e fortunatamente non si tira indietro.
-Come ti senti?-
“sono uno stupido, non avrei dovuto comportarmi in quel modo. Hai ragione, devi andare dai tuoi, è giusto così. Hai fatto tanto per me in questo periodo e io come un ingrato non ti ho neanche detto grazie! Hai ragione tu, siamo a solo un’ora di volo e quando starò meglio potrò venire a trovarti”
-Lo hai capito finalmente! Potevamo evitarci tutte queste scenate,
ma sono contenta tu abbia capito le
motivazioni. Vedrai, starai presto bene e potremo uscire e andare da qualche parte
insieme-
annuisce appena, mentre continua a scrivere qualcosa nella lavagnetta.
-Stai lontana da John”
annuisce appena, mentre continua a scrivere qualcosa nella lavagnetta.
-Stai lontana da John”

mmmmh gnam gnam gnam...
RispondiEliminaquante succulenti novità all'orizzonte....
mmmmh.... divorato e piaciutissimo
TE PREGO... rapisci l'ispirazione..
appena il tempo di uscire dal coma e battibeccano,li adoro xD al contrario di John che diventa sempre più strano e inquietante e mi sa che questa è solo la punta dell'iceberg...non vedo l'ora di scoprire il resto,anche se dovesse passare un anno!
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