Ci tengo così tanto a questa storia, che sicuramente non le ho dato il tempo che meritava.
Me ne scuso, ma spero di averla curata e di non avervi deluso.
Siamo all'ultimo capitolo. Ci sarà l'Epilogo ma non mi pronuncio sui tempi.
Ci voglio lavorare bene come ho fatto per questo.
VI CHIEDO SOLO UN PICCOLO FAVORE: Un commento anche minuscolo, di cuore.
Che sia critica o altro ma ci tengo davvero moltissimo.
GRAZIE per tutti quelli che per 2 anni e mezzo hanno seguito questa splendida storia.
Se vi è piaciuta davvero, condividetela, fatele fare un bel passaparola e sarà la mia più grande gioia.
GRAZIE.
L'intera storia è stata ispirata da due bellissime canzoni : The A-Team di Ed Sheeran e quella che vi posterò alla fine del capitolo con tanto di traduzione italiana.
Un abbraccio e .... ci vediamo all'Epilogo.
24 Agosto 2039
<<Ragazze, questi sono offerti dal gruppo li in fondo. Uno di loro mi ha chiesto di servirti questo, in onore ai tuoi bellissimi capelli rossi.>>, il barman acrobatico, con una visiera rosso-fluo, mi punta e piega la bocca con aria perplessa, titubante: <<Così mi ha detto, non centro nulla>>. Lo fisso, consapevole che la mia espressione annoiata e spenta non concede repliche.
<<Clay, ringrazia, su! Dai, ringrazia. Sforzati di mimare un sorriso, Clay. Dai!>>.
Lynn mi da gomitate a ripetizione, sorridendo a denti stretti al gruppo di ragazzi in fondo al bar. Li ringrazia, sollevando il bicchiere a mezz'aria alla loro salute, mentre tenta invano di scuotermi. Di qualsiasi cosa si tratti, dopo aver sollevato lo strano bicchiere a forma di spirale, lo mando giù d'un fiato, ringraziando silenziosamente il mio benefattore sconosciuto.
Strizzo gli occhi fino a farmi male, man mano che il liquido rosso segna giù per l'esofago una striscia rovente. La sensazione è quella di sentirmi esplodere il petto tra fiamme e detriti. <<Diiio, che razza di roba è?>
<<Affinity Sweet>>, mi volto e un ragazzone dalle spalle larghe, alto e con i capelli biondi a spazzola, torreggia timidamente a dispetto dell'aria imponente.
<<Ciao, io sono Bennett >>, mi porge la mano con fare gentile e, istintivamente, per educazione, rispondo stringendola con la mia.
<<Clay>>, un mezzo sorriso è tutto ciò che riesco a fare.
<<Allora, te ne offro un altro?>>
<<No, ti ringrazio. Sono apposto>>, senza volerlo, inizio ad agitarmi sulla sedia. Mi sento a disagio e ho pochissima voglia di conversare. Mi volto verso Lynn, cercando il suo aiuto con lo sguardo. Lei capisce all'istante e mi soccorre.
Si alza, mi cinge la vita con un braccio e mi stampa un bacio sulla bocca. Come al solito. Poi guarda lo sconosciuto e si presenta: << Ciao, io sono Lynn>>.
Come da copione, dopo pochi secondi di convenevoli, lo sconosciuto batte in ritirata. Funziona sempre.
Sorrido alla mia amica, ma stavolta non c'è complicità nel suo sguardo. Sbuffa e mi volta le spalle, lasciandomi interdetta e sola.
La raggiungo lungo il corridoio, fuori dal Bar del Ponte 4. Allineate alla parete, lasciamo passare una famiglia con dei ragazzini scalmanati, riesco a bloccarla per un braccio senza dire una parola. Lei si volta e mi fulmina.
<<Clay, ti voglio bene, ma non ti capisco. Preferisci ancora passare per lesbica piuttosto che concederti una distrazione e provare a divertirti, senza pensare a ..... niente?>>
Sollevo le spalle. Conosce ciò che provo e come ho trascorso gli ultimi due mesi e mezzo.
<<Quando ti ho trascinata in questa vacanza, ho sperato che staccarti dall'ossessione per il The Page e allontanarti da Baton Rouge ti aiutasse a lasciarti andare. So che stai soffrendo Clay, ma nessuno vuole più vederti così.>>
<<Sai benissimo che senza te e Ryan non mi sarei rialzata. Ho bisogno di tempo. Questa vacanza mi farà bene, vedrai. So di non essere la compagnia perfetta, so di esitare in tutto e credimi, Lynn, ne sono mortificata. Ma sono felice di essere partita con te e voglio che anche tu ti diverta. Ti prometto di cambiare umore, ma ti prego niente ragazzi!>>
<<Odio anch'io che sia sparito nel nulla, le hai provate tutte, ma ora ba->>
<<Lynn, ti prego>>, il nodo in gola ricomincia a stringere, e mi affretto a bloccare Lynn mettendole una mano davanti.
<<Lo capisco, hai bisogno di tempo, ma sciogliti Clay. Sei di ferro, di cemento, di marmo. E' come se tu fossi... come se ti fossi congelata. Non devi fare niente che tu non voglia, certamente, ma non permetti a nessuno di avvicinarsi. Un "ciao" non ha mai fatto male a nessuno. Non hai voglia di sorridere un po?>>.
<<....si, credo che tu abbia ragione>>, annuisco senza convinzione. Devo almeno questo a Lynn, una manciata di sorrisi spontanei, quelli che mancano anche a mio padre ogni volta che mi guarda dal suo portatile.
<<Domani faremo sosta a la Isla de Los Lobos. Non voglio questa faccia in spiaggia, intesi?!!>>
<<Intesi.>>
.....
<<Mmh, come si sta bene qui. C'è un silenzio paradisiaco, l'acqua che lambisce le dita dei piedi e un sole che sprizza tintarella da tutti i raggi!>>
Lynn scoppia a ridere sollevandosi gli occhiali da sole sulla testa.
<<Finalmente! E' la prima volta che ti sento dire una stronzata spontanea da quando siamo partite! Bentornata!>>, rido di gusto anche io e non smetto nemmeno quando, col suo spagnolo musicale, urla un "Lleganos chico" al ragazzo del bar sull'acqua.
Siamo distese su una piccola piattaforma galleggiante che ospita solo noi due. L'impercettibile moto ondoso ci trasporta dondolando senza meta, siamo circondate dal celeste cristallo: cielo, mare, orizzonte. Entrambe in costumi pacchianissimi presi per divertimento e capelli fuori controllo. Quelli dritti corvino-blu di Lynn sono cresciuti parecchio ed è uno schianto in bikini e tatuaggi.
Un giovane messicano si avvicina con la sua piccola tavola da surf, con su i nostri aperitivi pre-pranzo. Ho la gola secca, non vedo l'ora di rinfrescarmi.
Poggia un sottobicchiere colorato nello scomparto della sdraio di Lynn e su il suo aperitivo, ricolmo di cannucce, decori e frutta intagliata a forma di fenicotteri e delfini. Spettacolare.
Ci abbaglia con il suo sorriso bianchissimo e la pelle cacao, il fisico statuario modellato dalle acque del Golfo e i capelli scuri, lunghi fino alla spalla. Non passa inosservato. Gli sorrido senza volerlo, ha un aria così accomodante. Sembra che ce l'abbiamo scritto in faccia: "Rilassati, penso a tutto io".
Fissa Lynn, le da un rapido sguardo lungo il corpo, poi si sposta, ruotando i fianchi e oltrepassando l'acqua. Quando raggiunge la mia sdraio, mi serve con il volto abbassato.
Gli mormoro un "Gracias" e mi guarda. Riabbassa velocemente lo sguardo e mi spiazza. Non dice nulla, sembra imbarazzato.
Afferro il bicchiere assetata, ma la sua mano blocca immediatamente la mia. Arrossisco, mentre lui ritrae le dita. Lo guardo sorpresa e imbarazzata, non me l'aspettavo.
Perplessa, seguo i suoi movimenti. Nonostante gli occhi fissi nei miei, velati dal vetro ambrato dei miei Kors vintage, sfila un coltellino dalla tasca posteriore del costume e afferra la fragola più grossa, in cima al mio scenografico cocktail.
Guarda me, incide la fragola. Sguardo fisso, concentrazione e passione.
Di nuovo me. Di nuovo la fragola.
Nonostante la precisione, impiego un po a capire che il frutto sta piano piano diventando un fiore.
Quando me lo porge, finito, mi sorride con imbarazzo: <<Rojo y floreal, como ti>>.
Quell'espressione ed il suo silenzio.
Quel modo di muovere le mani e il cipiglio concentrato.
La voce straniera, la creazione di qualcosa per me.
Il gusto amaro del Deja-vu si mescola alla sensazione di panico alla gola. Una fitta allo stomaco, e mi sembra quasi di essere buttata per terra da un pugno carico di ricordi.
Mi chiedo perché deve fare tanto male.
Scivolo via dalla sdraio ed entro in acqua senza delicatezza e senza dire una parola. Non mi guardo nemmeno intorno, ho solo fretta di andare via. Mi trascino fino alla riva dalla sabbia finissima e strizzandomi i capelli, con fare nervoso, mi dileguo tra le palme. Ho la nausea.
Mi accoccolo dietro il nostro piccolo alloggio a capanna, con le ginocchia al petto, sotto le fronde di una palma. Piango. Piango fino a non poterne più.
24 Ottobre 2039
<<Per caricare i titoli sport devo, quindi, spostare l'icona sulla piattaforma, poi sfiorare la freccia per il download, giusto? Fatto. E vai!>>
Lynn sfrega le mani, orgogliosa di aver imparato un altro trucchetto del software aggiornato del The Page.
Dopo la chiusura estiva, ha espresso il desiderio di non voler servire più solo all'angolo bar, perciò sta imparando tutto in fretta. Forse è un bene, ormai riesco a lavorare solo sullo stretto necessario, sugli intoppi o sulle questioni legali.
<<Dai, mi deprime vederti fissare la pioggia in quel modo. A cosa pensi?>>
<<Domani c'è la sentenza di risarcimento e condanna del Sig. Colemann.>>
<<Oddio, ci andrai?>>, sento Lynn fare il giro del desk ed avvicinarsi a me.
<<No, ho chiesto a Britt di chiamarmi quando sarà tutto finito>>
<<Vedrai che il tuo Avvocato se la caverà alla grande!>>
<<E' una causa piuttosto facile. Quell'animale ha tutto contro>>
<<Ce ne hanno messo di tempo per smaltire il tuo caso. Dio, ti ringrazio che sia finita.>>
Lynn mi cinge le spalle da dietro e poggia il mento su di me. Dondoliamo per qualche istante e anche lei si perde a guardare il nulla, insieme a me.
Quattro mesi.
Custodia Cautelare per il Sig. Colemann: Accusato di essere il mandante dell'aggressione ai danni del The Page, ha anche l'aggravante che i suoi intraprendenti scagnozzi hanno picchiato Richard.
E proprio lui, accompagnato personalmente da suo padre alla Polizia di Baton Rouge, aveva chiesto espressamente di rilasciare la sua testimonianza su come fossero andate le cose quella notte, e il tutto ha fatto tornare i pochi indizi raccolti dall'ispettore. Grazie a lui, gli agenti hanno cercato tra i depositi digitali della videocamera di sicurezza del ristorante e hanno fatto bingo.
Nella clip digitale, dalla prospettiva del ristorante, si è visto tutto.
Dal fermo degli aggressori al nome del Sig. Colemann erano passate poco meno di 24 ore. Ormai non avevano più niente da perdere.
Al Dipartimento della Sanità ci lavorava l'amico di Matt: la segnalazione era partita da lui, e ci era andato pure giù pesante nella nota di biasimo. Era successo quel giorno che Matt mi aveva lasciata in mezzo alla strada per raggiungere gli amici e pranzare con loro. Una rivalsa del cazzo e tutto distrutto per l'insulso sospetto che la piccola e indisponente Claire Morris avesse fatto la spia. Contro chi, poi? Contro uno che doveva metà dei suoi guadagni alla malavita, per potersi permettere quel posto che adesso ha chiuso battenti. Era perciò fondamentale levarsi di torno ogni intralcio: Richard, me.
Non sono stata in grado di assorbire la notizia, ero già avvolta nel buio. Non c'era nulla che potesse mandarmi ancora più a fondo. Sapere che il Sig. Colemann aveva danneggiato gravemente il The Page, fatto a pezzi Richard, gettato fango sulla mia attività e gongolato nel vedermi quasi fallire per una rivalsa del cazzo, mi ha lasciata quasi indifferente.
Stavo già facendo i conti col dolore della sua assenza, non c'era posto per altro. Mi bastava trovarmi di fronte all'enorme parete dipinta da Richard tutte le sante mattine, gloriosa e pronta a ricordarmi che lo avevo mandato via. E lui se n'era andato con una facilità disarmante. Ero senza difese e mi sentivo disperatamente sola.
24 Dicembre 2039
Vedere Albert che spiega a Papà come utilizzare un vecchio tagliasigari mi lascia perplessa ma soddisfatta. Non avrei creduto di poter assistere a qualcosa di simile.
Anche i rapporti tra Jordan e mia madre appaiono più sereni da quando ha ufficializzato la sua relazione.
E' stata una partenza difficile, anche un po a causa mia, ma Albert si è definitivamente trasferito a Baton Rouge e messo in vendita la casa ad Orange. Ha promesso a mia madre che la porterà in viaggio in Europa non appena chiuderà il contratto. La sua presenza ha donato anche un po di equilibrio nel rapporto tra me e mia madre, diventato un po troppo burrascoso a causa di Richard. Da esperta freelance si è data alla psicoanalisi, traendo le sue conclusioni e ritenendo forzata e involontaria la partenza di Richard. Sostiene che se ha l'animo del padre, difficilmente si chiama fuori da una responsabilità. Per lui tutto avrebbe un tempo, un senso, un percorso. Ma davanti alla mia acuta sofferenza, ha imparato a mettere da parte la fantasia da giornalista e a curare le mie ferite.
Come se non bastasse, l'armonia della "famiglia allargata" si è definitivamente consolidata quando mia madre ha ricevuto un'importante comunicazione dal Tribunale che ha scioccato tutti.
C'era sempre qualcosa, qualcuno che mi costringeva ad affrontare quello che ormai dovevo chiamare passato, ma che ogni volta faceva male come se fosse il presente. Più cercavo di andare avanti, più le circostanze mi trattenevano lì, nello stagno torbido dei ricordi.
Con tanto di scuse ufficiali per il ritardo con cui è stato presentato il ricorso, i Signori Pattinson, genitori di Richard, hanno fatto annullare il procedimento penale contro mia madre.
Niente più risarcimento per la storia delle foto e del sito internet. Neanche un solo centesimo dalla mia famiglia.
La notizia è stata accolta con enorme stupore e mutismo da parte di tutti, anche di Papà. Si sono guardati bene dal gioire visto che probabilmente in casa di Richard ancora aleggia il mio nome. Curioso, visto che sono certa di essere solo un lontano ricordo per loro.
In questi mesi, il dolore che mi sono portata dentro non si è mai affievolito. Ha resistito alle distrazioni, a brevi viaggi, alle uscite, all'intenso lavoro, al Sig. Coleman, alla musica.
Come potrebbe? Ovunque io guardi o vada Lui è li. Al The Page, per le strade, nei locali, nelle chiacchiere di chi ancora parla del ritrovamento del figlio dei Pattinson, proprio nella lontana Baton Rouge.
Mi sfrego il naso ancora freddo, nonostante sia tornata a casa dal The Page mezz'ora fa. La mia insolita Vigilia di Natale è iniziata con uno speciale opening prenatalizio ed il lancio di card prepagate regalo con due titoli in classifica in omaggio. Tutte sold out.
Orgoglio e fatica, visto che Lynn è volata fino in Pennsylvania per passare le feste con la famiglia di Ryan. Il Capodanno, per fortuna, lo trascorreremo insieme visto che hanno intenzione di inaugurare il loro nuovo appartamento per i primi di Gennaio. Sono così fiera di lei e dell'uomo che la ama. Sono stati fondamentali per me, mi hanno coccolata senza mai lasciarmi un attimo e devo a Ryan tutta la sua pazienza nel condividere con me la mia Multicolor.
Amo vederli felici, mentre fanno passi avanti nel loro splendido rapporto. L'idea di consolidare la convivenza con una casa tutta loro, mi fa pensare che siano davvero pronti a fare sul serio. Se non fossi profondamente ferita, li invidierei un po.
Faccio finta di aiutare Jordan e la mamma per la cena della Vigilia di Natale, in realtà sorrido, spulciando le decine di auguri digitali che arrivano a raffica sul mio tab. Tra tutti, anche quello di Matt e la sua nuova ragazza, Gwen: "Happy Ny'sXmas sepolti vivi dalla neve".
Sono contenta che almeno da qualche parte nel mondo, ci sia il giusto lieto fine.
<<Claire, piccola. Cosa ci fai rannicchiata in un angolo a sgranocchiare salatini?>>
<<Papà, ti ho già detto che sono felice di averti qui?>>, mi volto sorridendo, lentamente, guardandolo dritto negli occhi.
Sorride e scuote la testa: <<Si, decisamente.>>
<<Sembra che Jordan si stia divertendo.>>, assottiglio lo sguardo, indicandola da dietro un pretzel. <<Mi ha fatto bene parlarle. Sai, tipo quei punti di vista che non ti aspetteresti.>>
<<Già, si preoccupa anche lei per te.>>
Esito un istante.
<<Non serve, sto bene>>
Mugugna qualcosa e lentamente mi prende per mano. Gracchia rumorosamente per attirare l'attenzione di tutti, poi ci avviciniamo a passi lenti davanti alla porta di ingresso.
Si volta verso il resto della famiglia e li punta con l'indice: <<Voi siete pronti, vero?>>
Perplessa, il mio sguardo saltella da un lato all'altro della stanza.
Papà mi prende la mani e se le poggia sul petto. Arrossisco, non capisco cosa stia succedendo.
<<Amore, so che sono passati 23 giorni dal tuo compleanno. So anche che ti devo un regalo, ma conciliarlo con quello di Natale mi sembrava la cosa più giusta da fare.>>
<<Dio, Papà. Dai, non serve tutto que->>
<<Dimmi solo si. Ti va di scartarlo?>>, mi interrompe con la luce negli occhi.
Osservo lo sguardo compiaciuto e complice di tutti e non so davvero cosa aspettarmi. Non ho mai capito se le sorprese mi piacciono o no.
Hanno tutti un bicchiere in mano, tranne me e Papà. Lo sollevano e in coro pronunciano: <<AUGURI CLAIRE! E che nuove strade si spianino davanti a te..>>.
Nello stesso istante, una mano di Papà mi copre gli occhi, mentre una folata fredda mi arriva addosso quando il portone si apre.
Vengo spinta in avanti, fuori, e un sussurro dolce mi accompagna durante un countdown di cinque secondi.
<<2......1.... APRI!>>
Sbatto leggermente le palpebre, e quando metto a fuoco, noto un'enorme coccarda rossa, con il nastro tutto intorno, che avvolge uno splendido, meraviglioso, piccolo Suv color argento.
Per la prima volta, dopo sei lunghi mesi, il mio cuore torna a battere all'impazzata. Non sono certa, adesso, che quell'auto sia davvero il mio regalo, perciò mi volto verso Papà per averne la conferma.
<<Ce la fai a dirmi qualcosa? Abbiamo avuto sempre gli stessi gusti in fatto di auto sportive, no?>>
Boccheggio.
Non ho parole.
Gli altri ci raggiungono sulla porta, facendo un piccolo applauso.
<<Congratulazioni per il tuo nuovo mezzo di trasporto!>>
Inevitabilmente, in un attimo, il pensiero corre lì. La mia piccola ibrida coreana, la fine che ha fatto e il pericolo che ha corso Richard. Quella notte. L'uragano. L'ansia. Noi.
Le lacrime mi inondano il viso e stavolta preferisco non trattenerle. Scaccio il pensiero di Richard e, con lo sconcerto scolpito sul viso, mi avvicino all'auto. Wow. Questo gioiello è davvero mio? Non posso crederci.
Ad occhi chiusi non avevo idea di cosa aspettarmi, ma di certo non questo. Compleanno o Natale, penso sia una spesa folle in ogni caso.
Adesso capisco come mai avevano tutti ceduto alla mia proposta di non festeggiare i miei 26 anni. Mi era parso troppo semplice. Persino Lynn, così ostinata e pressante, aveva fatto spallucce, rifilandomi un "Ok, come ti pare".
Suppongo fossero tutti d'accordo, ed ora sono assolutamente senza parole.
<<Voi siete tutti matti. Non posso accettare un'auto per Natale!>>
<<E per il compleanno, non dimenticarlo>>, sogghigna mio padre sventolandomi una card gioiello - una delle poche ancora in commercio - davanti al naso.
<<Tanti auguri Clay>>
<<Auguri!>>
Con l'aiuto di un paio di pacche sulle spalle, decido di aprire la portiera a scorrimento ed infilarmi in una nuvola di profumo di nuovo. L'interno, completamente avvenieristico, mi cattura all'istante. La sensazione è davvero piacevole e mi concede finalmente una tregua da un perenne peso sul cuore. Adoro sentirlo subito mio, malgrado tutto.
Lo sguardo che rivolgo a Papà, esprime quanta più gratitudine possibile.
Quel cipiglio sorridente e preoccupato mi conferma che il regalo è suo, ed ha voluto mantenere il segreto fino al momento in cui mi avrebbe riabbracciata e constatato, coi suoi occhi, che avevo davvero bisogno di qualcosa che mi scuotesse.
Quando mi ha detto che avrebbe mantenuto la promessa e sarebbe tornato a Baton Rouge per le feste, aveva già costruito metà del mio nuovo sorriso.
In questo insolito clima natalizio, con nuove piccole aspettative, senza grandi pretese, nuovi spazi da gestire, le amicizie fortificate, le giornate rischiarate da un po di sole, qualche fitta di dolore improvvisa, trattenuta sul fondo del cuore insieme ai ricordi, sporadici fiocchi di neve, cambiano lo scenario di questa città. Scendono lenti a posarsi sulle strade e sulle case, per congelare e ripulire l'aria di tutte le cose accadute negli ultimi 365 giorni, facendo spazio a quelle nuove. Come cotone, questa leggera neve, rende tutto ovattato, rende asettiche le ferite e tiene al caldo nuovi sentimenti che l'esperienza con Richard mi ha insegnato a tenere a freno. Credo che sia un bene non lasciarsi andare, non mostrare troppo entusiasmo all'inaspettato e fidarmi di ciò che sembra sicuro o indolore.
Come le attenzioni che da qualche settimana mi riserva Jimmy, nella speranza che qualcosa dentro di me rifiorisca. Lui è carino e in fondo conosce una parte della storia, rende i miei rifiuti o i miei silenzi giustificati. Andare ad un po di concerti, bere una cosa insieme, imparare a stombazzare con il sax, sono gli unici extra che sono riuscita a concedermi da sola con qualcuno. Non riesco neanche a lasciarmi baciare. Non c'è trasporto, ne cuori che battono. E' piacevole, gentile e davvero molto divertente, ma il mio corpo si rifiuta di aprirsi, di dare segni. Non sento nulla.
30 Dicembre 2039 - POV LYNN
<<Non puoi dire sul serio! Sono l'ultima persona che può aiutarti a fare una cosa simile. E poi chi ti dice che voglia farlo?>>
<<Avrai altre occasioni per farmela pagare e non aprirò bocca, ma tu adesso, AIUTAMI! Ti sto supplicando. Vuoi che mi metta in ginocchio?>>
<<Oooh Si! Voglio che tu lo faccia!>>
<<Lynn!>>
Ryan mi sta accanto, mi poggia una mano sulla spalla per farmi frenare la lingua, ma Dio mi fulmini se ci riesco. Ha una gran faccia di culo! Non posso crederci.
Ho le mani sui fianchi e osservo la persona che mi sta davanti. Quasi non lo riconoscevo. Quasi mi prendeva un colpo quando ho aperto la porta di questa stanza d'albergo, trascinata a forza da Ryan.
Mi sembra incredibile che, per tutto questo tempo, l'uomo con cui divido una vita ed un letto, non mi abbia mai tenuta al corrente. E' assurdo che questi due si siano davvero tenuti in contatto per sei mesi, mentre Clay marciva nel dolore. No. No. Questa cosa per me non si farà mai. Piuttosto faccio la spia e racconto a tutta Baton Rouge che questo stronzo, Vip del cazzo, è tornato in città.
<<Ti prego, tu sta zitto! E tu...>> gli punto il dito in mezzo agli occhi <<Non contare su di me! Non puoi distruggerla di nuovo, hai già fatto abbastanza. Abbi almeno un briciolo di rispetto per chi ti sta ancora amando senza ritegno!>>, la mia voce trema in ricordo alle decine di volte che ho raccolto Clay per terra, vinta dai pianti.
Non lo avevo mai visto così bello, Clay ne morirebbe. Cosa credeva di fare, tirato a lucido in un abito blu scuro attillato e la camicia bianca sbottanatamente sexy? Come se il suo aspetto potesse migliorare la sua condizione di bastardo traditore. Ha guadagnato qualche chilo che non lo rende più un senzatetto smagrito e i capelli sono più corti ai lati, anche se sempre scompigliati.
<<Lynn, Ryan, ho un disperato bisogno di parlare con lei. Mi terranno tutti alla larga, non posso chiedere l'appoggio di nessuno.>>
<<Sarebbe anche il momento peggiore visto che suo padre è in città e sono tutti riuniti in famiglia per le feste. Non ti lascerebbero avvicinare a lei neanche se ti calassi giù da un elicottero>>
<<Non posso prendere quel cazzo di aereo se prima non le parlo.>>, si tiene la testa fra le mani in preda alla frustrazione.
<<Perciò, te ne andresti comunque. Che senso ha?>>
<<Non è così. Vi chiedo una sola opportunità per poterle parlare>>, le mani giunte in preghiera, osserva il pavimento con un tono di voce teso e irrequieto. Poi ci guarda, dal basso verso l'alto e i suoi occhi sono rossi e straripanti di lacrime. E ad un tratto, in quello sguardo, rivedo la stesso lacerante bisogno di Clay. La stessa stanca presa di coscienza che tutto è diventato insopportabile.
<<Perché?>>
<<Perché le ho fatto una promessa>>
<<Sei mesi, Richard. Hai fatto la cosa che ti è sempre venuta bene: sparire! Non hai lasciato tracce, ne ti sei fatto trovare. Hai chiuso ogni comunicazione con lei, non le hai dato altra scelta che consumarsi di dubbi. No Richard, devi guadagnartela Clay, devi guadagnartela di nuovo, per intero, cazzo!>>
Si asciuga le lacrime annuendo.
<<Lo so. Ma lei è tutto quello che ho per vivere. Ti ho già detto cosa ho fatto in questi mesi, sai cosa ho dovuto affrontare e non mi erano permessi contatti. Mi sono solo preparato ad amarla come merita. Lei non è un'ancora di salvezza Lynn. Non doveva esserlo dal primo giorno, ma adesso mi sento pronto a rinascere e non posso, non voglio farlo senza di lei.>>
Dio come lo odio quando parla così. Odio che sia così sincero e fottutamente innamorato. Gli sparerei la faccia con la pistola per i piercing.
Cosa diavolo faccio adesso? Io e Ryan ci fissiamo a lungo, davvero insicuri e preoccupati. Non voglio perdere la mia migliore amica.
Dopo alcuni secondi di riflessione, alzo le spalle.
<<Richard, mi dispiace. Ti credo davvero quando mi dici che non te la sei passata bene neanche tu. Hai attraversato tutti i tuoi limiti e li hai superati, ma non posso aiutarti. Mi costa molto questo rifiuto, ma Clay non me lo perdonerebbe mai.>>
<<Lynn...>>, Ryan mi osserva contrariato e deluso, ma non si oppone.
La disperazione negli occhi di Richard mi costringe a lasciare la stanza di corsa.
31 Dicembre 2039 - POV CLAY
<<Tesoro sei bellissima, oooh mio dio sei una donna splendida>>, sorrido mentre vedo Papà stropicciarsi la faccia con finta frustrazione. E' compiaciuto, glielo leggo negli occhi che si piegano sornioni.
<<Non è un look esagerato, vero?>>, mi osservo ancora un po al grande specchio della mia stanza.
<<No. Credo che tu sia stupenda e che attirerai l'attenzione di qualcu->>
<<Cosa che vorrei evitare, Papà>>, la mia espressione si fa cupa mentre lo interrompo, ma le sue dita disegnano un sorriso sulla mia bocca.
<<Ti voglio così. Non fartelo ripetere>>, mi bacia sulla tempia e, con una pacca sopra il sedere, mi sprona a uscire di casa e guidare il mio Suv chic.
Alla fine ho seguito il consiglio di Lynn, che ha insistito fino a stremarmi per indossare il tubino di pizzo nero e la fascia di seta rossa in vita. Coordinate le décolleté rosse e la fascia di seta rossa di un centimetro a tenere i ricci scuri, semi raccolti. Sono sicura che prenderà un colpo a tutti, ma ho sentito il bisogno di cambiare, anche se non in maniera drastica.
Un leggero cache cioccolato scuro ha provvisoriamente eliminato il rosso che mi ha sempre contraddistinto e a cui non avrei mai rinunciato. La Clay di qualche mese fa, non vi avrebbe certamente rinunciato. Era sicura di se e voleva più bene a se stessa.
E così, Lynn e Ryan hanno anticipato l'inaugurazione del loro nuovo appartamento, perché trovavano la notte di Capodanno l'occasione perfetta per festeggiare in grande. Ci sarà parecchia gente a quanto pare: amici, qualche parente, colleghi dell'ospedale. Saranno così impegnati a fare i padroni di casa che ho optato per la compagnia di Jimmy. Lynn non ne era particolarmente entusiasta, eppure sa che ci frequentiamo da settimane ormai. Non ho molta voglia di stare rannicchiata in un angolo ad aspettare uno dei countdown peggiori della mia vita. Come se contassi i secondi che chiudono definitivamente ogni mia più piccola speranza di risollevarmi. Neanche bottiglie intere di champagne mi aiuterebbero a reggere il colpo.
Lascio all'auto l'incombenza di parcheggiare per me, mentre passo un ultimo strato di gloss sulle labbra. Scendo e metto a posto la gonna, poi afferro il mini trolley con i regali per i piccioncini: non posso permettermi danni fin lassù.
E' un freddo anomalo per questo periodo: siamo abituati per lo più a trascorrere le feste natalizie con temperature relativamente miti, oltre che tipicamente umide. I pochi fiocchi di neve caduti a Natale si sono sciolti quasi subito, lasciando il posto alla brina vischiosa. Ma a far sentire davvero l'inverno e il Natale, nella tradizione della Louisiana, sono gli addobbi. L'insieme delle pittoresche decorazioni a fibre ottiche e led, dell'intero paese, mettono in ginocchio, almeno per una volta l'anno, anche le luci di Las Vegas. E questo meraviglioso nuovo quartiere, con un enorme unico accesso all'intero complesso, ne è la perfetta sintesi. E' praticamente illuminato a giorno e, nonostante sia piuttosto periferico, non ci si può perdere, ne sbagliare.
Ryan ha insistito per acquistare l'unico attico openspace disponibile dell'unico palazzo del complesso e Lynn, ovviamente, non poteva che esserne d'accordo. Ha fatto impazzire tutti per aiutarla ad arredarlo. Non ho ancora visto l'effetto finale, hanno negato l'accesso a tutti in vista del party di inaugurazione.
Mi stringo nel cappottino damascato nero e inspiegabilmente mi sento sopraffatta da qualche brivido di emozione. Sono davvero molto felice per loro.
Esito, per poi ruotare gli occhi al cielo, quando capisco che i due ascensori all'ingresso sono a senso unico: a destra si sale, a sinistra si scende. Una volta su, la porta di ingresso è appena socchiusa e, a giudicare dal chiasso e dalla musica, dubito che bussare mi servirà. Dopo due passi mi sento travolgere da un abbraccio seguito da altre due braccia più grandi.
<<Hey! Voi due! Ci tenete o no all'integrità dei vostri regali? Ryan, lo dico soprattutto per te, tesoro!>>
<<OH MIO DIO! Non posso credere che tu l'abbia fatto! Sei così diversa... e bellissima. Cioè, ti preferisco rossa, ma sei uno schianto!>>
<<Grazie Ryan. Hey, Multicolor, non dici niente?>>, la guardo osservarmi stranita e perplessa.
<<Si, è solo che....>>, si volta a guardare Ryan ed entrambi esitano.
<<Andiamo, non è permanente, tra un paio di settimane andrà via!>>, ruoto gli occhi al cielo senza curarmi della loro reazione <<Shit, sono solo capelli aggrovigliati!>>
Mi fissano imbarazzati, mentre mostro loro il piccolo mezzo di trasporto. Ci ho messo settimane per trovare a Ryan una serie millesimata da cultori di 3 bottiglie del pregiatissimo Sidro dei Pirati. Credo che mi amerà a vita, come una sorella. Per la mia Multicolor non ho avuto dubbi: aveva avuto un colpo di fulmine per una splendida lampada con intagli e cromoterapia, firmata Michael Kors. Non poteva smentirsi, anche le lampade devono essere multicolor!
Un epico salasso coi fiocchi, ma amo spendere sapendo di rendere felice la mia famiglia, e Dio solo sa quanto lo siano stati e quanta gratitudine potrei mostrare loro.
Mentre Ryan mi sfila velocemente cappotto e pochette, do un occhiata in giro e resto letteralmente a bocca aperta: non ho mai visto niente di più chic e splendido. Tutto sapientemente abbinato, dal parquet ai soffitti. Un tripudio di decori natalizi, un albero di natale, di almeno due metri, tutto decorato di bianco e oro. L'arredamento, poi, un misto di tek, bianco e acciaio, le geometrie dei complementi differenti ma ben assortiti e la sinuosità di un enorme sofà bianco a C . Una piccola oasi di verde padroneggia il cuore dell'appartamento e piccole e sparse sorgenti di luce soffusa qua e là, infine, ti scaldano il cuore. Che meraviglia.
Mi ambiento subito e, tra chiacchiere e brindisi infiniti, trascorriamo la serata della vigilia di Capodanno in un'atmosfera davvero serena e piacevole. Dopo tanto tempo mi sono lasciata andare a sorrisi più genuini e ho lasciato che, per qualche distratto momento, Jimmy mi tenesse per mano. Ho riabbracciato i genitori di Lynn, conosciuto la sorella ed il cognato di Ryan, in visita a Baton e New'O. Ho rivisto con piacere il fratello di Lynn, rientrato dalla Nuova Zelanda per le feste.
Ryan ha intrattenuto i suoi colleghi, mostrando loro la quasi introvabile collezione, mentre la mia cara Multicolor mi lanciava occhiate piuttosto cupe e preoccupate. Mi dispiace così tanto di averle fatto passare un brutto periodo insieme a me. Le vado accanto, perdendomi per un attimo ad osservare l'elegante e lussuosa cucina bianca e acciaio.
<<Questa casa è un sogno!>>, mi sorride, ma non è molto convincente. <<Tutto bene? A parte lo shock per i miei capelli?>>
Rimane a lungo in silenzio prima di parlare, certamente non è da lei.
<<Sono così felice Clay, ma non riesco a non pensare che vorrei lo fossi anche tu. Passano anni in cui ti ritrovi a fare più o meno le stesse cose ogni giorno, e poi all'improvviso tutto cambia per sempre. Basta poco meno di un anno e non sei più la stessa. Ti ho vista raggiungere il meglio di te e dare il peggio nello stesso lasso di tempo, e da quando sto con Ryan capisco che può succedere una volta sola nella vita. Si sale con la stessa violenza con cui si cade. Conosciamo quella persona che spinge i nostri limiti al massimo e niente sarà più come prima.>>
<<Lynn, ti prego.. >>, il mio cuore batte impazzito per il dolore e nuove lacrime rovinano il duro lavoro del trucco smokey.
<<Se un giorno... Se un giorno, dico, tornasse, Clay, saresti preparata ad affrontarlo?>>
<<Lynn, non..>>, sciolgo l'abbraccio e mi allontano rapidamente. Non sopporto nemmeno il suono di quelle parole messe insieme. Non ce la faccio.
Recupero la pochette all'ingresso e mi avventuro in cerca del bagno, ma Jimmy mi intercetta prendendomi il viso tra le mani.
<<Hey, perchè piangi? Che succede? Non stai bene?>>
<<Scusami, dammi qualche minuto>>, gli sposto gentilmente le mani, ma mi trattiene.
<<Claire, tra poco inizia il conto alla rovescia, stai con me. Inizia con me>>, e per la prima volta la sua proposta mi arriva forte e chiara.
Guardo nei suoi occhi castani, osservo la sua pelle scura, il suo aspetto particolare e un sentimento forte affiora in me, dandomi quella certezza di cui avevo bisogno.
<<Non posso. Sono le persone straordinarie come te che mi fanno venire voglia di andare avanti, ma non posso.>>
<<Non ti ho mai forzata a dimenticare, lo sai. Ho visto con i miei occhi quello che c'era tra voi, ma devi pensare a te d'ora in avanti>>
<<Jimmy, non c'è un solo giorno in cui io non pensi a me. E tutte le volte che lo faccio, c'è anche lui. Sempre. Non sono pronta a dividerci anche nel mio cuore>>
Non dice nulla, mi sorride appena. Lascia andare il mio viso e ne approfitto per allontanarmi.
Davanti allo specchio dell'egocentrico bagno di Ryan e Lynn, tampono e risistemo alla meglio il trucco. Cerco di darmi un tono, mi guardo seria allo specchio, poi ritorno a piangere, e di nuovo seria. Trattengo tutto. L'eco delle voci mi riscuote, li sento tutti convergere in un punto e iniziare un chiacchiericcio divertito, urletti e fischi. Poi li sento gridare all'unisono 59, 58, apro la porta e cerco velocemente Lynn con gli occhi. 57, 56, la trovo accanto a Ryan mentre discutono quasi animatamente. 55, 54, non possono litigare la notte di Capodanno.
Si zittiscono di colpo. Che diavolo gli prende?
<<Lynn, scusate. Io, io vi prego di scusarmi, ma devo tornare a casa>>
<<Non puoi! Non.. non puoi lasciare la festa adesso!>>, le nostre voci si alzano, uniscono, confondono.
<<E' tutto perfetto, lo so, la vostra casa è un incanto. Sono stata benissimo, ve lo giuro. Adesso, però, devo andare.>>
<<Ma mancano pochi secondi, non puoi!>>, Lynn mi afferra le mani <<Vieni, andiamo a bere qualcosa>>.
Mi allontano e la fisso, sperando che comprenda.
Mi guarda e piega la testa sconfitta: <<Mi dispiace per averti detto quelle cose prima, ti prego non ci pensare..>>
<<E' tutto ok. E la risposta è: Non lo so. Non lo so che farei.>>, mi avvicino per baciarla, faccio lo stesso con Ryan. 20, 19.
<<Aspetta, ti prendo il cappotto>>, Ryan fa per allontanarsi, ma non resisto. Scuoto la testa in direzione di Lynn, poi mi volto e scappo via.
Incrocio un istante lo sguardo triste di Jimmy che innalza il flute nella mia direzione. Sorrido appena, leggendogli il labiale: Ti voglio bene.
12, 11, 10.
Ho troppo caldo. Non respiro. Ho il battito che corre veloce, verso lacrime e nostalgia.
Veloce come l'ascensore che ha già toccato il pianterreno, ed apre le sue porte come a volermi liberare dallo spazio angusto in cui ho scelto di sfogarmi.
Esco singhiozzando, e mi fermo con le mani sul cuore per riprendere il controllo.
Sento improvvisamente, alla mia sinistra, un forte spostamento d'aria ed un rapido movimento concitato. Di sicuro qualcuno è appena entrato nell'ascensore accanto, di corsa, perciò, per decenza, mi strofino gli occhi e mi raddrizzo, evitando di attirare l'attenzione sul mio pianto disperato.
Inspiro profondamente, ma mi blocco a mezz'aria. Qualcosa di potente attira la mia attenzione, un profumo, una sensazione, un brivido. Mi volto verso le porte che stanno per chiudersi e riesco appena a scorgere un paio di spalle larghe, fasciate da una giacca nera avvitata molto elegante. La mano che si gratta la nuca nervosamente. E' una frazione di secondo e non lo vedo più.
Mi gira la testa nel mettere insieme così tante cose, l'odore, la mano, i capelli. Il dolore è così forte che mi porta a vedere cose inesistenti. Ho bevuto, sono esausta.
Sono così confusa.
Un boato di voci mi fa saltare per aria. Gridolini, mani che battono e rumori di tappi che schizzano in aria.
Che cazzo ci faccio qui?
Perché te ne sei andato? Perché non ti importa più? Perché fa così male saperti dall'altra parte del mondo, in una vita fatta apposta per te a cui non appartengo?
E' appena iniziato il 2040 ed io sono già a pezzi.
Riesco a sentire i festeggiamenti di ogni singola casa del comprensorio, la loro gioia nello stare insieme, vedo persino i baci che Ryan e Lynn si stanno scambiando nella loro nuova casa, nella loro nuova vita insieme. Vedo Albert baciare la mamma e Jordan farsi guidare in un lento da Papà. Vedo Jimmy accorgersi di una bella ragazza che gli sorride e Matt e Gwen, col naso all'insù, mentre guardano la neve scendere su Central Park. Riesco anche ad immaginare il Sig. Coleman imprecare contro le sbarre e il Sig. Price contare i suoi soldi.
E poi ci sono io, sola e stretta tra le braccia, avviarmi verso l'auto. Mi perdo tra le strade periferiche, giro a vuoto intorno ai capannoni industriali e arrivo quasi all'imbocco dell'autostrada, invitante via di fuga che in questo momento mi tenta.
La mia mente si annebbia, e sul fondo vi si accumula di tutto. Solo grazie all'istinto di conservazione e a gesti automatici, mi ritrovo, poco dopo, nell'unico posto che mi fa sentire al sicuro.
***
Le luci dei fuochi d'artificio illuminano ad intermittenza i colori dell'enorme parete dipinta da Richard. Quello che dovrebbe essere il mio volto, insieme alle pagine di un vecchio libro, appaiono e scompaiono con la cadenza dei boati di festa.
Il buio e le vetrine specchiate mi proteggono da tutto e tutti, barricata qui, dove spero che nessuno mi trovi.
Ho lasciato che il dubbio mi divorasse per intera, su come sia stato facile per lui andarsene, abbandonarmi con ancora in mano la nostra storia. Non sapevo più cosa farne, di tutto il mio amore per lui. Non sapevo se sarebbe servito a qualcosa crederci almeno un po. Ha rifiutato ogni contatto e ha trasformato in cenere ogni calda promessa di restare uniti.
Non mi è rimasto niente di quello che eravamo. I ricordi non bastano, se a dargli importanza sono stata solo io.
Il tab non smette di suonare, illuminarsi e vibrare. Leggo i nomi e i volti susseguirsi sul display, ma non mi importa. Lascio solo un messaggio: "Hey, ci vediamo domani mattina, niente paranoie. Sto bene. Auguri Papà, ti voglio bene".
E poi di nuovo quella strana sensazione provata fuori dall'ascensore, un'inquietudine che mi fa sentire freddo.
Non ho neanche il cappotto con me e non posso accendere il riscaldamento o sarei costretta ad attivare l'impianto elettrico, le luci di emergenze. Non se ne parla.
Dalle scorte in dispensa, prendo l'unica bottiglia disponibile con alcol e bollicine che io e Lynn avevamo in programma di stappare, per augurarci un nuovo anno di successi, qui al The Page. La apro, cercando di trattenere il botto, e poi me ne verso un po nel bicchierone del caffè.
Ritorno a fissare la parete dipinta e vado su e giù. Bevendo, pensando, piangendo.
Il vento stranamente rafforza, ma i festeggiamenti per le strade non sembrano volersi placare. E' notte fonda ed il primo dell'anno viene osannato alla maniera del Sud.
La musica, però, è lontana. Sono lontana anch'io.
Così lontana che per un attimo lascio che la mia testa fantastichi su un'ombra tornata a sedersi proprio lì, su quel marciapiede.
Io posso vedere lui, ma lui non può vedere me. E non è solo per i vetri a specchio, ma perché è la mia immaginazione a fallire.
Li, dove ci siamo visti per la prima volta.
Li, dove tutto ha avuto inizio.
Li, dove niente e nessuno può ricominciare. La realtà è diversa.
Nessun movimento sui marciapiedi, nessun ristorante di fronte. Ormai la strada nemmeno la guardo più.
Un forte pizzicore alle gambe mi risveglia di colpo e mi accorgo della posizione innaturale. Devo essermi addormentata di botto, con il bicchiere poco lontano dalla mia mano e le gambe piegate sotto di me; La testa poggiata su una delle poltrone a uovo e la bocca secca. Ho freddo.
Mi ci vuole del tempo per riuscire a muovermi e riattivare la circolazione. Zoppico, perdo l'equilibrio. La gola riarsa. Ho una sete spaventosa.
Massaggio ginocchia e polpacci prima di sentire di nuovo il flusso del sangue nelle vene. Mi guardo intorno completamente stordita dal mal di testa.
In bagno, mi sciacquo il viso e la bocca più volte, poi afferro una bottiglietta d'acqua e la mando giù. Le 5:50 sul display del mio tab.
Un improvviso conato mi riporta in bagno, liberandomi dal macigno con cui mi sono svegliata. Pessima idea bere, meglio un caffè forte e amaro e il riscaldamento.
Con la tazza calda tra le dita cerco un po di tepore, fuori è ancora buio e deve fare parecchio freddo, visto che i vetri sono appannati a chiazze. Mi avvicino all'ingresso e con il pugno faccio lentamente un cerchio sul vetro. Guardo distrattamente fuori e in un secondo la tazza mi scivola tra le dita schiantandosi per terra. Il caffè bollente mi schizza sul petto e sulle gambe, ma non sento niente. Ne freddo, ne caldo. Forse entrambi, ma dentro, in un solo colpo violento che mi attraversa dalla testa ai piedi.
Rimango interdetta a fissare quelle ginocchia piegate al petto, le mani che sollevano frenetiche colletto e bavero di quello che pare un costosissimo cappotto di sartoria. Li, seduto per terra a fissare senza sosta la porta del mio negozio, c'è Richard. Ha tutta l'aria di essere una proiezione della mia mente, un ologramma, un ricordo che prende forma.
Poggio le mani e la fronte sul vetro e chiudo gli occhi.
Respira Clay.
Respira.
Non avere paura, torna in te.
Non è lui. Non è qui. Va a casa a riposare.
Respira.
E quando riapro gli occhi, tutto resta li. Davanti a me.
Perché qui? Perché ora? Perché così? Mentre la mia testa va in sovraccarico di domande, il mio corpo agisce per conto suo.
Apro lentamente la porta d'ingresso e, svuotata di ogni emozione, avanzo di qualche passo per permettermi di mettere a fuoco. Cristo, si gela.
Due ragazzi alticci, in ritirata mattutina, barcollano accanto a lui e uno di loro gli sferra un piccolo calcio.
<<Coglione, mettiti in piedi o non ci arrivi a casa stamattina!>>, ride sguaiato e sgomita sull'amico. Mentre si allontanano, l'altro continua a ridere e urlare: <<Sei ubriaco, coglione!>>
Richard non si muove. Mi fissa immobile e quasi mi viene il dubbio che non li abbia nemmeno visti o percepiti.
Mi fissa, esattamente come faccio io con lui. Nessuno dei due sembra cedere al fisiologico bisogno di muoversi.
Con estrema lentezza, poggia una mano per terra aiutandosi a sollevarsi. Le sue gambe cedono per un istante, annichilite dal freddo.
La mano tremante si perde per un istante tra i suoi capelli e poi si poggia sul suo cuore, come a voler fermare i battiti o un dolore. Continuo a fissarlo sconvolta, assalita da un'improvvisa tristezza ed una profonda delusione. Tutte le emozioni, le frustrazioni, le angosce, la paura di perderlo trasformata in realtà, si materializzano con la sua presenza, davanti a me. Nonostante la semioscurità, il suo volto è chiaramente implorante, mentre attende impaziente che io reagisca.
Ma Richard sa che non dirò nulla e non farò nulla, se non voltarmi e rientrare al The Page per mettere fine a questa assurda complicazione senza senso.
<<Non ha alcun senso..>> bisbiglio affranta, mentre mi affretto a tornare sui miei passi.
<<NO! Aspetta!>>, la sua voce esplode nel freddo silenzio e trema. Le parole escono come suoni balbettati e morsi, tra i denti che battono. Anche i miei battono per il freddo.
In una frazione di secondo lo sento dietro di me, col respiro affannato e gelido, colpi di tosse e un rantolo al petto.
<<Ti supplico, aspetta>>.
La sua voce non c'è più. L'ha consumata urlandomi quel no, e adesso non resta che un sibilo secco che riesco a sentire per miracolo.
Mi volto piano e i suoi occhi si spalancano, la sua espressione mi esplode in volto e sono sicura di avere la sua stessa faccia. Quella di qualcuno che non sa se ridere, piangere, urlare, imprecare, andarsene o restare. Quella di qualcuno che teme che un gesto o una parola possano non bastare, diventare sbagliati o chiuderti una porta per sempre.
La faccia di chi si è mancato da morire per sei lunghi mesi, ma che dentro al cuore di chi ama si trasformano in anni di solitudine.
I suoi occhi brillano esattamente come la prima volta che mi ha permesso di guardarli. I lineamenti sono rimasti intatti: la pelle chiara e sottile, tratti spigolosi, dolci e sinuosi, come le curve delle sue labbra. La sua straordinaria bellezza è rimasta immutata e tutte le volte è come se avessi paura di farla mia e perderla ancora una volta.
<<Quanto tempo sei rimasto li per terra?>>
<<Tutta la notte>>, soffoca tossendo.
<<Come facevi a sapere dov'ero?>>
<<Non lo sapevo. Però una cosa la sapevo>>, si sfrega la gola, cercando anche un briciolo di voce. <<Sapevo che per vederti c'era solo un posto dove sarei potuto andare. Dove ci siamo incontrati per la prima volta. E mi avresti visto li, seduto per strada ad aspettarti.>>, il suo bisbiglio è impercettibile, ma per me è come se urlasse; <<Aspettarti per sempre, Clay. E non mi sarei mosso. Non avrei permesso a nessuno di spostarmi da li. Ne poliziotti, ne giornalisti, ne pioggia, ne neve.>>, mi fissa e punta col dito quel piccolo perimetro di strada, rivendicandone l'appartenenza. Potrei anche ridere del suo continuo tentativo di trovare un po di voce da qualche parte dentro di se, se non fosse che il Richard che ho davanti è lo stesso che ho cercato persino nei miei incubi, pur di vederlo almeno un'altra volta. Lo stesso che mi lasciava andar via mentre dentro di se mi diceva addio.
<<Non serve più che tu lo faccia. Non serve più a nessuno>>, scuoto la testa e mi volto per rientrare, questo freddo inizia a spaventarmi.
La sua mano ferma la porta.
<<Ti prego>>.
<<Cosa vuoi da me?>>
<<La tua attenzione. Ascoltami, poi potrai mandarmi via>>, quella stessa mano che ferma la porta trema vistosamente. Non l'ho mai visto così.
Annuisco e lo lascio entrare, per poi chiudere la porta e lasciare tutto il mondo fuori.
Si guarda intorno come se vedesse il The Page per la prima volta. Gli faccio segno di sedersi dove vuole mentre, stringendomi nelle spalle, accendo solo un segmento di faretti.
Non voglio che la gente ci veda aperti.
Dopo un lungo silenzio, un'attesa estenuante che qualcosa accada, un rincorrersi angosciante di sguardi, una tazza bollente di te per scaldarlo, un filo debole di voce sale in superficie.
<<Se fossi rimasto non avremmo mai ricominciato davvero. Prima o poi qualcosa non avrebbe funzionato e avremmo rovinato tutto.
<<No, non voglio ascoltare un'altra stronzata...>>, scuoto la testa, agito le mani, lotto contro le sue giustificazioni. Vorrei tanto, così tanto mandarlo via all'istante.
<<Aspetta, aspetta. Ascolta. Mentre ti guardavo andare via ho capito cosa avevi fatto per me, fin dove ti eri spinta per amore e ho capito che dovevo ricambiare. In qualche modo.
Ho deciso di tornare a Londra per mettere a posto ogni cosa e ricucire tutti i fili spezzati. Riguadagnare un po di fiducia nella vita, mentre guardavo in faccia la realtà. E se non fossi ripartito da li, non sarei mai potuto tornare qui. Da te.>>
<<Tornare?>>, lo guardo basita. <<Vuol dire che sei in vacanza, passato per caso, rifugiato per bisogno?>>
<<Ti sembro uno venuto in vacanza?>>
<<Richard, mi hai rifiutata decine di volte. Non ci siamo più visti, ne parlato o scritto. Non esistevi più!>>
<<Ho dovuto affidarmi ad un terapista e rieducare le mie abitudini di vita, seguire un programma di recupero dopo la vita in strada. Tornare ad avere stima di me. Non mi era permesso avere contatti con te, ne con nessuno.>>, poggia la tazza su un tavolino e si passa le mani sul viso.
<<Cosa vuoi che faccia? Non mi basta. Mi hai gettata via, tagliata fuori, per lungo tempo.>>, un nodo in gola mi tradisce e le emozioni, tutte insieme, spingono per straripare.
Con uno slancio velocissimo, si avvicina afferrandomi per le braccia. Mi stringe trascinandomi quasi su di se. Vedo solo i suoi occhi, grandi, così imploranti.
<<Sei così bella.>>, sospira. <<Dio solo sa quanta inquietudine e rabbia avevo da tirare fuori, quanto ho sofferto per riportare a galla tutto quello da cui sono scappato. Ho accettato i suggerimenti della mia famiglia solo a patto che ti avrei rivista. E dopo tutto questo tempo non mi fermo davanti a nessuna sconfitta, nessun tuo rifiuto Clay.>>
<<No. Non... lasciami. Non puoi. Non voglio.>>
<<Se ti avessi persa per sempre non avresti questo sguardo..>>
<<Smettila>>
<<Non sentirei quello che sento nel toccarti>>
<<Smettila subito>>, cerco di dimenarmi, ma le sue braccia mi intrappolano. Dio, non farmi questo.
<<Non vedrei la nostra vita passare davanti ai tuoi occhi, nelle braccia che mi hanno cullato di notte>>, preme con le dita intorno ai gomiti. <<In queste mani che mi hanno accudito, lavato, medicato>>, con i pollici ruota intorno ai polsi. La sensazione del suo tocco, i ricordi che esplodono uno dopo l'altro mi confondono e mi fanno crollare.
<<TU NON MI AMI!>>, piango a dirotto.
<<Ti amo molto più della mia vita sconclusionata. Ti amo e non ho mai smesso>>, la voce ritorna, bassa e gracchiata. Il mio viso, raccolto nelle sue mani, si fa ancora più piccolo.
<<Sei mesi! Sei maledettissimi mesi. Hai idea di cosa siano stati per me?>>, provo a liberarmi spintonandolo, ma mi tiene bloccata a se.
<<Si che lo so. Cazzo se lo so. C'era un tale rumore dentro di me che ho creduto d'impazzire, avevo così tanto bisogno di te che non sapevo più cosa cazzo inventarmi per non ascoltarlo!>>. Esplodo in singhiozzi mentre mi arrendo e lo abbraccio. E' esattamente quello che ho provato io.
Mi stringe così forte da farmi male o forse sono io che mi aggrappo con tutte le forze, sperando che tutto il dolore che mi ha spezzata, trovi rimedio tra le sue braccia.
<<Ho lavorato, agito, respirato e costruito in questi sei mesi pensando a te, dando il merito a tutto quello che siamo stati. E' stato importante, è importante adesso e lo sarà per sempre. Non ho mai amato nessuna come te, non ho mai amato così. Non ti ho mai lasciata.>>
<<Lo hai fatto. Si che lo hai fatto, Richard. Ed è stato terribile.>>
<<Mi dispiace>>, la sua voce sparisce ancora, richiudendosi su se stessa dall'emozione. <<Mi dispiace>>, mi stringe con esigenza.
Mi accarezza i capelli, il viso, portandomi ad un soffio dalle sue labbra. Sono confusa, spiazzata e tremendamente e meravigliosamente felice. Qualcosa dentro di me sembra davvero riprendere vita, ma la paura dell'illusione rimane li. Mi guarda a lungo, osservando ogni dettaglio del mio viso. Accenna un sorriso e non smette di guardarmi come se si aspettasse un pugno in faccia. Eppure, non riesco a non pensare a niente che non sia baciarlo, adesso.
Gli accarezzo il viso avvicinandomi lentamente, ma mi blocca.
<<Devi venire a Londra con me. Devi partire insieme a me!>>
Rimango in silenzio. Non credo di aver capito.
<<Cosa?>>
<<E' importante. Voglio che tu venga con me a Londra.>>
<<Stai scherzando vero?>>
Lentamente scuote la testa. <<Clay, questo è il primo passo che ti chiedo per tornare a fidarti di me.>>
<<Non posso venire a Londra. Cosa ci vengo a fare? Come puoi chiedermi una cosa simile? Non so nemmeno cosa voglio fare tra cinque minuti!>>
<<Non puoi permetterti di riflettere adesso. Ti darò tutto il tempo del mondo per farlo, tanto non andrò mai più da nessuna parte senza di te. Te lo giuro!>>
<<Perchè mi chiedi questo?>>, la mia frustrazione ritorna e aumenta.
<<Clay, abbi fiducia in me. Parti con me, domani pomeriggio abbiamo un volo prenotato!>>
<<Abbiamo?>>, lo guardo sbalordita.
<<Te l'ho detto. Nessun no, non posso perderti. La mia vita ormai viaggia con la tua>>.
<<Sei proprio arrogante e presuntuoso, dovrei prenderti a calci nel culo>>
<<Felice anno nuovo anche te>>.
Le sue mani sono sul mio viso in un attimo, trascinandomi sulla sua bocca che sospira e mi bacia. Calore, profumo e ricordi. Il mix letale per il mio autocontrollo e la cura per il mio cuore. Uno di quei baci attesi, sognati, sperati. Un bacio potente, trascinante. Un bacio disperato e prorompente. Un bacio che unisce due persone lontane, adesso ritrovate. Il bacio che solo Richard sa darmi per ritornare ad amarlo.
Nella terra degli uragani, abituata alle piogge, alle mareggiate, ad intere città messe sotto sopra da forti venti, arriva lui nell'ultimo giorno dell'anno per farmi ricominciare all'alba di quello nuovo. Ho sopportato tempeste, silenzi, distruzioni, il vento della sconfitta sembrava me lo avesse portato via. Poi un giorno torna li, dove ci siamo incontrati per la prima volta, sul ciglio della strada, a ricordarmi chi sono, a ricordami chi è, e a giurarmi che quel noi c'è stato veramente. Sin dal primo giorno. Ti amo Richard, Dio solo sa quanto ho sognato poterci credere ancora.
Con le dita accarezzo piano il mio ginocchio, la parte che unisce la coscia alla vita e poi scorro la linea delle lenzuola, quasi tutta intorno al mio corpo nudo. Addormentata su di un letto, intrappolata su una tela, ma libera. Non ero più voluta tornare al loft, ne speravo di rivedere questo dipinto. Incredibile, ma mi è mancato anche questo.
In piedi, mi guardo per un attimo: sono nuda, con il lenzuolo avvolto intorno al corpo a chiedermi cosa diavolo è successo in una sola notte.
Le mie dita tratteggiano delicatamente i ricci rossi, quando anche altre dita si sovrappongono alle mie nel giocare col dipinto.
Il suo corpo slanciato e nudo si poggia sul mio, trasferendo subito calore e brividi contemporaneamente.
La sua mano ferma all'improvviso la mia, intrecciandosi in un istante. Mi raccoglie in un abbraccio avvolgente, baciandomi la curva della spalla e poi su, per il collo e la tempia.
<<Non abbiamo mai fatto l'amore così>>, mi sussurra all'orecchio.
<<Non abbiamo mai avuto una pausa così lunga>>
Sorridiamo in silenzio. Il suono dei suoi baci sulle mie spalle risuonano per tutto il soppalco.
<<Quando torneremo gli daremo un posto d'onore alla Clay del dipinto, ma l'originale la voglio solo io!>>, con un leggero movimento del bacino mi sposta fino a poggiarmi alla balaustra e guardare di sotto.
<<Credi che Lynn accetterebbe un acquirente per questo posto?>>
<<Per farci cosa?>>, mi volto per guardarlo negli occhi.
<<Quello che facevamo prima, viverci insieme. Amarci e guardare il Mississippi.>>
<<Vuoi davvero vivere a Baton Rouge?>>
<<Si, c'è la Luna più bella che abbia mai visto e voglio mostrartela>>.
Un Abbraccio Sun1600
Grazie di tutto.
Una storia che mi ha fatto battere forte il cuore....semplicemente meravigliosa ,grazie di cuore per avercene fatto dono :)
RispondiEliminaInfinitamente, grazie
EliminaUna storia che mi ha coinvolta dal primo capitolo ,semplicemente meravigliosa ,grazie Sun! I nostri personaggi ci hanno fatto soffrire ,divertire ,riflettere,ma sopratutto Emozionato
RispondiEliminaDavvero di cuore, grazie
Eliminaaspetto l'epilogo per dire addio a questa storia e soprattutto a tutti i personaggi con cui ho riso,ho pianto,di cui ho sentito il dolore,ho sentito l'amore e mi sono commossa fino alla fine...ora fa male
RispondiEliminaDa brividi questo capitolo .... Passione, amore, dolore e emozione e anche commozione nello stesso luogo dove tutto è nato.....sperando che questo loro riavvicinamento sia definitivo, attend con ansia l'epilogo!!!!
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