Mi vergogno come una ladra, credetemi.Doveva essere una storia natalizia e quasi sta diventando una storia di Pasqua o peggio di ferragosto! Vi lascio con questo MINUSCOLO capitolo, il prossimo spero arriverà presto, ma sarebbe comunque l'ultimo, quindi non dovrei metterci molto,SPERO!
Buona lettura e scusate ancora.
Buona lettura e scusate ancora.
Il rumore dei piedini di Caroline mi fanno sorridere. Tutte le mattine corre in camera da letto,
pronta a tuffarsi tra me e suo padre. Le piacciono le coccole sotto le coperte
e il solletico che suo padre le fa regolarmente, ma questa mattina si accontenterà
di suo padre, mentre preparo la colazione.
Mentre preparo i puncake, ripenso a quello è successo ieri e mi do della stupida per aver reagito in quel modo. Ha ragione Anthony quando dice che scappo sempre, ma la mia insicurezza prende sempre il sopravvento e questa ci porterà a litigare ancora.
Sono ormai tre anni che stiamo mesi e lui non mi ha mai fatta sentire fuori luogo, anzi ...ma a volte sento come se non facessi davvero parte di questa famiglia, mi ha chiesto di sposarlo ma non abbiamo mai parlato di matrimonio o scelto una data, è rimasto tutto cosi, sospeso ad un filo.
Mentre giro l’ultimo puncake, delle braccine si aggrappano alle gambe, mentre due decisamente più grandi si aggrappano ai miei fianchi.
Mentre preparo i puncake, ripenso a quello è successo ieri e mi do della stupida per aver reagito in quel modo. Ha ragione Anthony quando dice che scappo sempre, ma la mia insicurezza prende sempre il sopravvento e questa ci porterà a litigare ancora.
Sono ormai tre anni che stiamo mesi e lui non mi ha mai fatta sentire fuori luogo, anzi ...ma a volte sento come se non facessi davvero parte di questa famiglia, mi ha chiesto di sposarlo ma non abbiamo mai parlato di matrimonio o scelto una data, è rimasto tutto cosi, sospeso ad un filo.
Mentre giro l’ultimo puncake, delle braccine si aggrappano alle gambe, mentre due decisamente più grandi si aggrappano ai miei fianchi.
-Buongiorno. La colazione è pronta-
Anthony mi lascia andare, afferrando il piatto vicino a me per portarlo a tavola, la piccola invece mi tira la maglia, segno che vuole essere presa in braccio.
-Mamma. Dov’eri ieri?-
-Sono andata a vedere delle cose amore, quando sono tornata dormivi già-
-Mh. Ma non hai litigato con papà, vero?-
-No amore, è tutto ok, perché pensi questo?-
-Non eri neanche a letto …-
-Ero qui a preparare la colazione e ad organizzare la giornata. Facciamo colazione e poi usciamo tutti e tre!-
-Papino, niente lavoro oggi?-
-A quanto pare … non lo sapevo neanche io-
-Pensavo di andare a compare l’albero nuovo e le decorazioni. Ho idee ben precise su come sarà il NOSTRO nuovo albero di Natale, se poi papà non vuole venire …-
la piccola guarda fisso il padre, con un sopracciglio alzato che non ammette regole.
-Ehm certo che verrò, non mi perderei mai lo shopping natalizio, che scherziamo-
-Fai meno lo spiritoso tu e vai a vestirti, è già tardissimo-
Un’ora e mezzo dopo siamo imbottigliati nel traffico newyorkese. Anthony non fa che sbuffare, mormorando cose del tipo: “ ma in questa città non lavora più nessuno?” la piccola sghignazza, mentre io alzo gli occhi al cielo. Non ha per niente pazienza.
-Katherine, ripetimi ancora il motivo per cui dobbiamo andare al Rockefeller Center-
-Mh, perché te l’ho chiesto, ovvio. Dai, entra in questo posteggio sotterraneo, non siamo poi così lontani-
-Dio ti ringrazio-
Caroline è decisamente troppo elettrizzata e Anthony non fa altro che guardare la piccola con sguardo preoccupato. Rido di lui, prendendolo in giro…è troppo ansioso ma è normale sia così. I primi tempi anche io ero così, ma ho fatto un patto con Caroline, ma lui non ne è a conoscenza e forse è meglio tranquillizzarlo prima che gli prenda un infarto.
-Anthony, anche ieri faceva così, ti sembra si allontani ma rimane sempre qui, vicino a noi. Non hai notato come continua a girarsi verso noi? Rilassati. Ormai siamo arrivati e ti prego, lasciala divertire-
-Io la lascio divertire, solo che …c’è così tanta gente. –si becca un’altra occhiataccia e alza le mani a mo di difesa – ok ok, la lascerò divertire, smettila di guardarmi storto-
annuisco e tolgo il giubbottino alla piccola sussurrandole di prendere la mano di papà per farlo stare tranquillo. Ha lo sguardo vittorioso quando iniziamo a camminare tenendoci per mano, probabilmente pensando che per una volta la piccola gli ha ubbidito … glielo lascio credere, d'altronde è un piacere vivere questi momenti come una vera famiglia. Camminiamo nell'immenso centro commerciale, che in questo periodo sembra più pieno del solito, la piccola si guarda intorno con gli occhi sbarrati.
-Allora ragazze, direi di dirigerci in un negozio di alberi, così possiamo tornare subito a casa-
***
-No, è troppo grande-
-Ma papino, hai detto che potevamo scegliere quello che più ci piaceva…-
-Si papà, lo hai detto, non puoi mangiarti la parola-
-Ragazze, è TROPPO grande, non entra in macchina-
-Si che ci entra. Lo vendono smontato e poi toccherà a te mondarlo e a noi decorarlo-
-Certo, la parte più divertente tocca a me, come sempre-
-Papà-
-Anthony-
-Va bene! Prendete gli addobbi e andiamo via di qui prima che me ne penta-
Caroline lancia un urletto e, dopo avermi dato un bacio, va via per chiamare una commessa.
-L’hai resa felice, grazie-
-Prego. Ma tu mi aiuterai a montare questo coso, chiaro?-
-Si, stasera lo montiamo insieme, promesso. Ti amo tanto Anthony. Da quando ci sei tu la mia vita è cambiata in meglio-
lo vedo fissare le mie labbra, che istintivamente bagno per poi avvicinarmi a lui e baciarlo a fior di labbra.
-Ti amo anche io, ma questo non ti salverà dal dovermi aiutare-
rido di cuore, buttando la testa indietro e attirando l’attenzione di parecchi presenti.
-Andiamo a prendere quella peste, prima che chieda l’albero che è fuori. Ne sarebbe capace, credimi-
Anthony mi lascia andare, afferrando il piatto vicino a me per portarlo a tavola, la piccola invece mi tira la maglia, segno che vuole essere presa in braccio.
-Mamma. Dov’eri ieri?-
-Sono andata a vedere delle cose amore, quando sono tornata dormivi già-
-Mh. Ma non hai litigato con papà, vero?-
-No amore, è tutto ok, perché pensi questo?-
-Non eri neanche a letto …-
-Ero qui a preparare la colazione e ad organizzare la giornata. Facciamo colazione e poi usciamo tutti e tre!-
-Papino, niente lavoro oggi?-
-A quanto pare … non lo sapevo neanche io-
-Pensavo di andare a compare l’albero nuovo e le decorazioni. Ho idee ben precise su come sarà il NOSTRO nuovo albero di Natale, se poi papà non vuole venire …-
la piccola guarda fisso il padre, con un sopracciglio alzato che non ammette regole.
-Ehm certo che verrò, non mi perderei mai lo shopping natalizio, che scherziamo-
-Fai meno lo spiritoso tu e vai a vestirti, è già tardissimo-
Un’ora e mezzo dopo siamo imbottigliati nel traffico newyorkese. Anthony non fa che sbuffare, mormorando cose del tipo: “ ma in questa città non lavora più nessuno?” la piccola sghignazza, mentre io alzo gli occhi al cielo. Non ha per niente pazienza.
-Katherine, ripetimi ancora il motivo per cui dobbiamo andare al Rockefeller Center-
-Mh, perché te l’ho chiesto, ovvio. Dai, entra in questo posteggio sotterraneo, non siamo poi così lontani-
-Dio ti ringrazio-
Caroline è decisamente troppo elettrizzata e Anthony non fa altro che guardare la piccola con sguardo preoccupato. Rido di lui, prendendolo in giro…è troppo ansioso ma è normale sia così. I primi tempi anche io ero così, ma ho fatto un patto con Caroline, ma lui non ne è a conoscenza e forse è meglio tranquillizzarlo prima che gli prenda un infarto.
-Anthony, anche ieri faceva così, ti sembra si allontani ma rimane sempre qui, vicino a noi. Non hai notato come continua a girarsi verso noi? Rilassati. Ormai siamo arrivati e ti prego, lasciala divertire-
-Io la lascio divertire, solo che …c’è così tanta gente. –si becca un’altra occhiataccia e alza le mani a mo di difesa – ok ok, la lascerò divertire, smettila di guardarmi storto-
annuisco e tolgo il giubbottino alla piccola sussurrandole di prendere la mano di papà per farlo stare tranquillo. Ha lo sguardo vittorioso quando iniziamo a camminare tenendoci per mano, probabilmente pensando che per una volta la piccola gli ha ubbidito … glielo lascio credere, d'altronde è un piacere vivere questi momenti come una vera famiglia. Camminiamo nell'immenso centro commerciale, che in questo periodo sembra più pieno del solito, la piccola si guarda intorno con gli occhi sbarrati.
-Allora ragazze, direi di dirigerci in un negozio di alberi, così possiamo tornare subito a casa-
***
-No, è troppo grande-
-Ma papino, hai detto che potevamo scegliere quello che più ci piaceva…-
-Si papà, lo hai detto, non puoi mangiarti la parola-
-Ragazze, è TROPPO grande, non entra in macchina-
-Si che ci entra. Lo vendono smontato e poi toccherà a te mondarlo e a noi decorarlo-
-Certo, la parte più divertente tocca a me, come sempre-
-Papà-
-Anthony-
-Va bene! Prendete gli addobbi e andiamo via di qui prima che me ne penta-
Caroline lancia un urletto e, dopo avermi dato un bacio, va via per chiamare una commessa.
-L’hai resa felice, grazie-
-Prego. Ma tu mi aiuterai a montare questo coso, chiaro?-
-Si, stasera lo montiamo insieme, promesso. Ti amo tanto Anthony. Da quando ci sei tu la mia vita è cambiata in meglio-
lo vedo fissare le mie labbra, che istintivamente bagno per poi avvicinarmi a lui e baciarlo a fior di labbra.
-Ti amo anche io, ma questo non ti salverà dal dovermi aiutare-
rido di cuore, buttando la testa indietro e attirando l’attenzione di parecchi presenti.
-Andiamo a prendere quella peste, prima che chieda l’albero che è fuori. Ne sarebbe capace, credimi-
***
-È venuto bene--Si, sono stato davvero bravo-
-Ehiii-
-Cosa? Ho fatto praticamente tutto io, tu e Caroline non avete fatto altro che dare ordini. Quindi, mia cara, ho decisamente fatto un ottimo lavoro. Stai buona con quelle mani, tigre, siediti qui mentre io prendo qualcosa da bere-
Oggi è stata una di quelle giornate che porterò sempre dentro me, quelle in cui si costruiscono ricordi di famiglia, quelli che ricorderai sempre anche quando sarai anziana.
Caroline e io ci siamo divertite a far disperare Anthony, anche quando metteva un addobbo nel posto giusto, gli chiedevamo di spostarlo e lui, se pur stanco, ha sempre obbedito con un sorriso sulle labbra.
Dopo ore di lavoro, la piccola è crollata e adesso, mentre lei è nel mondo dei sogni, io mi godo le luci dell’albero e il calore del camino.
Sento i passi di Anthony, attutiti dall'enorme tappeto che abbiamo in sala, chiudo gli occhi aspettando che mi raggiunga, ma è il fruscio di alcuni fogli che scivolano sulle mie gambe a farmi alzare lo sguardo verso lui.
-Promettimi che terrai la mente e che non ti spaventerai- annuisco appena, mentre lui mi porge il calice di vino e si siede vicino a me.
- La discussione che abbiamo avuto ieri mi ha fatto capire quanto tu non ti senta completamente a tuo agio qui. Non intendo in questa casa, ma probabilmente è come se non ti sentissi parte integrante della famiglia ed è un po’ colpa mia. In questi anni, non abbiamo mai parlato di queste cose, ti ho fatto una proposta di matrimonio non proprio romantica e non ti ho mai regalato un anello, è rimasto tutto così, in sospeso, ma sai che il mio amore per te non è mai diminuito, anzi, se è possibile ti amo più di prima.
Quello che andrai a leggere sono dei documenti importanti, volevo darteli a Natale ma credo sia il caso di darteli stasera.-
Con mani tremanti sollevo un foglio e quello che leggo mi lascia completamente spiazzata. Sono documenti per l’affidamento di Caroline.
-Anthony sono …-
-Si, sono i documenti per l’affidamento della piccola. Prima dobbiamo sposarci e …-
e non lo faccio neanche finire di parlare, gli salto addosso facendolo sdraiare sul tappeto, iniziando a baciargli tutto il visto mentre lui ride.
-Io non ti merito, non merito te e la piccola, ma ti giuro…sarò una buona madre e una buona moglie. E non me ne frega niente dell’anello, quella è stata la proposta più bella che potessi farmi e voglio sposarti, anche domani!-
-Bene, perché non vedo l’ora che tu diventa mia moglie e la mamma dei nostri figli-
mi scosta una ciocca di capelli, portandola dietro l’orecchio.
-Figlia eh?-
-Si, almeno altri 3-
-Non esageriamo adesso, iniziamo con uno, che dici?-
-Mmmh, si. Ma prima dobbiamo sposarci-
-Giusto. Ti amo Anthony e grazie per rendere la mia vita così meravigliosa-

non mi dispiace comunque respirare l'atmosfera natalizia tutto l'anno xD e tanto meno quando ci sono di mezzo questi tre che quando vogliono sanno essere di una dolcezza infinita *-*
RispondiEliminaLetto appena lo hai postato e mi piace sentire l'atmosfera Natalizia proprio li da loro come se fossi tornata da loro ancora una volta, dentro il loro mondo, la loro vita, che appartiene a loro ..
RispondiEliminaIl bello di quando ami una storia è proprio questo: ti strappa dalla tua realtà per portarti in quella dei personaggi. Ecco perchè non importa l'ambientazione ne il periodo.
Twi, ci volevano proprio
Lo leggo ora per la prima a volta ed è appena passata Pasqua!! ahah
RispondiEliminaCmq.....possibile che ogni volta che leggo di loro 3, mi scendono lacrime copiose??! non posso farne a meno, sono l'Amore con la A MAIUSCOLA <3