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mercoledì 20 maggio 2015

I was lost crossed line, I shouldn't have crossed





Buon pomeriggio. Alcune di voi lo sanno già, altre no. Ho deciso di editare la storia e di postare una "nuova versione". La trama ovviamente non cambierà, ma rileggendola mi sono resa conto che alcuni passaggi non andavano bene. Sembravano incompiuti,  poco scorrevoli. Insomma,ho pensato bene di correggerla e postarla un'altra volta. Spero seguirete questi due ancora una volta, perché so che molte di voi sono affezionati a questa storia e  non posso che esserne felice.  Conto di postare un capitolo corretto alla settimana, salvo imprevisti o impegni. Buona lettura!!


Prologo

- Tu ragazzina devi smetterla di sfidarmi in questo modo o la pagherai cara-
- E cosa vorrebbe fare professore, sentiamo-
-NON. SFIDARMI.-



Cap1

La sveglia suona, ma la voglia di alzarmi è pari a zero. Oggi è il primo giorno di scuola, il mio ultimo primo giorno di scuola per l’esattezza. Sembra ieri quando iniziai ad andare alle superiori. Tutto quel giorno faceva paura; dai corridoi enormi ai ragazzi dell’ultimo anno. Però non era andata male quel giorno, ricordo ancora la prima volta che incontrai la mia migliore amica. Anche lei come me era spaesata, ricordo che stava in un angolino della classe di francese, guardandosi intorno e continuando a stare in silenzio. Così mi ero seduta vicino a lei, sorridendole appena. Da quel giorno siamo inseparabili, non saprei come fare senza lei. È la mia ancora, l’unica ragione per cui riesco a sopportare questo paese. L’unica cosa che mi consola è che l’anno prossimo tutto sarà diverso. Insieme abbiamo deciso di andare a New York. Di certo un bel salto dalla realtà della piccola cittadina in cui viviamo, ma questo posto ci va stretto e poi nuova città significa anche nuovi amici ma soprattutto nuova vita
-Katherine è ora di alzarsi, sbrigati o farai tardi-
-Si, si, arrivo-
La voce di mia madre mi ridesta dai miei pensieri. Lei è la  classica persona tutta casa e famiglia. Ogni domenica  va in chiesa insieme a mio padre e subito dopo la funzione va a quel dannatissimo circolo, dove si occupano di cucito e di farsi gli affari dell’intera comunità. Nel corso degli anni  ha cercato di integrarmi nella comunità di cui fa parte, ma io e la religione non andiamo proprio d’accordo. Non che sia atea o qualcosa del genere, semplicemente ritengo si possa essere credenti e portare rispetto a Dio anche in casa, senza ostentare questa credenza davanti a tutti. Nella sua operazione “rendiamo Katherine a mia immagine e somiglianza”, ha cercato di trovare un ragazzo adatto a me . Un giorno  mi presentò il figlio di una sua amica, Brandon Smith . Bel ragazzo ma anche lui, come la sua famiglia, ha degli strani ideali in testa. Vuole finire la scuola per poi lavorare nel negozio del padre, sposarsi e sfornare tanti figli, di certo non è quello che voglio anche io. Non sono la figlia che sperava, ho dei sogni e voglio fare di tutto per poterli realizzare, non avrò il suo appoggio, me lo ha detto più e più volte ma non mi importa, voglio vivere la mia vita facendo delle scelte, sbagliando a volte ma da quei sbagli imparerò e riuscirò a realizzare i miei sogni.

Scendo di sotto non appena pronta, come al solito mamma ha preparato  la colazione per un esercito.
-Allora emozionata?-
Alzo le spalle con non curanza, non sono poi cosi emozionata lo sarò solo quando mi lascerò alle spalle il cartello “ Yakima CITY”
-Oggi hai da fare? Vorrei portarti con me, voglio farti conoscere delle amiche e …-
-Mamma non vorrai presentarmi un altro ragazzo vero?-
-Veramente io …-
-Cambierai mai? Quante volte devo dirti di non  intrometterti nella mia vita? Cerchi sempre di trovarmi qualcuno nella speranza che mi innamori e rimanga qui. Be’, notizia straordinaria:  me ne andrò, lascerò questa buco  città  che a te piaccia o no -
-Non mi piace questo tono signorina, sono tua madre e pretendo rispetto e fin quando sarai a casa mia farai quello che ti dico, intesi?-
-Ma ti senti quando parli? Mamma, non sono TE! Finirò la scuola e me ne andrò e non voglio nessun uomo so trovarmelo da me, stai tranquilla-
-Tu verrai con me oggi, non si discute-
-Scordatelo-
-Katherine!-
-Marie lasciala stare! Tua figlia è grande abbastanza da capire cosa fare della sua vita e, se vuole andarsene da qui, che lo faccia-
-Ma Bill-
-Ma Bill nulla. Adesso vai scuola, ci vediamo dopo-
Priama di andar via lo abbraccio e le parole che mi sussurra mi lasciano di stucco
-Non farai la sua fine Katherine, te lo prometto-
Non mi da il tempo di rispondergli che ha già sciolto l’abbraccio. Raccolgo in fretta le mie cose e con un ultimo sguardo in cucina vado io. So già che non appena chiuderò la porta scoppierà una brutta lite e infatti,
dopo neanche un secondo sento mamma inveire contro papà. È sempre così: ogni qual volta prende le mie difese  , finisce con lei che urla contro lui continuando a dire che lo fa solo per il mio bene.
Quando entro in macchina mi rilascio un sospiro e sbatto il capo contro il poggia testa. Buon giorno a me.
Durante il tragitto che mi porta a  scuola, penso alle
novità ci saranno quest’anno. Di certo il nuovo professore non è passato inosservato. Qualche giorno fa al bar ho sentito parlare le solite pettegole del paese, ma non mi sono informata, se sarà un mio professore probabilmente lo conoscerò oggi stesso.
Non appena arrivo riesco a trovare parcheggio vicino a una macchina che non ho mai visto. Probabilmente sarà del nuovo arrivato. Chiudo la macchina e mi sento osservata
-Ciao Katherine-
-Smith-
-È così difficile chiamarmi Brandon?-
Mi volto e lo guardo con un sopracciglio alzato, da quanto in qua si fa di questi problemi?
-Aah lasciamo perdere, senti devo parlarti di una cosa importante, ti va di vederci dopo le lezioni?-
-Non vorrai chiedermi di sposarti vero?-
-Ma che sposarti, chi si vuole sposare poi … -
-Come,  come? Non eri forse tu quello che diceva, “ voglio dei figli e lavorare nel negozio dei miei”?-
-Si ero io ma … senti ne parliamo oggi. Giuro che ti spiegherò tutto-
-Va bene, ci vediamo qui dopo scuola. Ciao Smith-
-Ciao Jones-
Un angolo della bocca si solleva, forse non è poi cosi male come pensavo.
Attraverso i corridoi a testa china, salutando di tanto in tanto qualche studente. Ci sono volti nuovi ma non me ne curo. Quando entro in classe trovo sempre la cara e vecchia Allie seduta all’ultimo banco, mentre si sbraccia per farsi vedere.
È stata l’intera estate in Europa, mi ha mandato tantissime cartoline dicendomi che l’estate prossima saremmo andate insieme. Mi è mancata la mia migliore amica.
-Grazie per  la calorosa accoglienza  Allie, pensavo di esserti mancata sai?-
-Non sei poi così importante, Katherine Jones-
ci guardiamo ancora fin quando non scoppiamo a ridere e ci stringiamo in un abbraccio stritolatore.
-Mi sei mancata da morire Kath, come stai?-
-Sto bene, tu piuttosto devi raccontarmi tante cose-
-Oh si, puoi giurarci-
Intorno a noi tutti i ragazzi chiacchierano, si raccontano aneddoti estivi e io sto li ad ascoltare. Qualcuno mi chiede cosa ho fatto di speciale, ma mi limito a dire un semplice: “Nulla di che”.  Allie parla con Susan, io scarabocchio distrattamente il mio diario. Disegnare è la mia valvola di sfogo, lo faccio
sin da quando ero piccola,  con loro riesco a trasmettere tutte le mie emozioni. Ad un tratto in aula scende il silenzio e in quel momento  alzo gli occhi e vedo una figura di fronte a me che mi fissa. Gli sguardi si incatenano, la penna che tenevo in mano cade spezzando il silenzio che si era creato in aula e solo quando volge lo sguardo verso qualcun altro torno a respirare.
-Buongiorno ragazzi, sono il nuovo professore di arte, mi chiamo Anthony Morgan-
Un leggero chiacchiericcio si alza in aula, soprattutto proviene dalle ragazze. Il professore è veramente affascinante ma ha anche qualcosa che non mi convince. È molto alto, le gambe sono leggermente muscolose. Indossa un abito color carta da zucchero, il pantalone mette in risalto le cosce toniche, dalla camicia si intravede la peluria del petto. Avvampo quando mi rendo conto di averlo guardato un po’ troppo attentamente.
Continuo a scrutarlo mentre lui sistema le sue cose sulla cattedra. Dita lunghe e affusolate, labbra carnose e rosse come il peccato.
Katherine, datti un contegno, è il tuo professore. Professore che proprio in quel momento  alza lo sguardo e nuovamente i nostri sguardi si incatenano. Sono azzurri come il mare e sono come una calamita. Si passa più volte la lingua sulle labbra, per poi carezzarsele con il pollice. Avvampo e cerco di guardare da tutte le parti, tranne che nella sua direzione. Inizia a leggere i nomi chiedendo a ognuno di alzare la mano
-Katherine Jones -
il solo sentire il mio nome pronunciato da lui mi fa venire la pelle d’oca, ogni muscolo del corpo è intensione.
-Sono io-
Non mi fissa come prima, ma noto l’angolo della sua bocca alzarsi, annuisce e nuovamente passa il pollice sulle labbra. Quando finisce di chiamare tutti gli alunni si alza e, con le mani in tasca va verso la finestra.
Seguono diversi minuti di silenzio, minuti in cui  mi perdo a guardarlo e inizio a disegnare la sua figura.
Le spalle larghe, i capelli leggermente lunghi.
- Sarò sincero con voi ragazzi. Amo il mio lavoro, amo l’arte e non sopporto chi non riesce a tenere il mio passo. Vi voglio svegli, attenti e soprattutto partecipi. La parte teorica è si importante ma trovo che la pratica lo sia di più. Voglio vedere i vostri lavori e se vi renderete conto che il corso non fa per voi, siete liberi di abbandonarlo, vi capirò. Ho visto un paio di lavori degli anni precedenti, non ci siamo ragazzi, non ci siamo per nulla.
Solo pochi mi hanno colpito, per la verità una sola persona, ma non dirò il nome, non adesso almeno. Voglio dare una possibilità a tutti ma giocata quella, sarò io stesso a mandarvi via, sono stato chiaro?-
Tutti annuiscono tranne me.
Non posso credere alle sue parole,  chi si crede di essere? È qui da pochi minuti e si perette di sputare sentenza su ragazzi che non conosce affatto. Saprà anche  il fatto suo ma di certo non è il modo di rivolgersi a una scolaresca appena conosciuta. È vero, alcuni ragazzi non sono in grado di frequentare questo corso, molti lo hanno scelto perché convinti che non si faccia nulla durante questa ora, ma di contro ci sono altri con talento e meritano più di una possibilità! Lui è qui per far si che il nostro talento venga fuori. Stringo forte la matita che ho in mano fino a spezzarla e quel suono lo fa voltare verso me.
-Qualcosa non va, Sig.na Jones?-
-A dire il vero si professore-
Tutti si voltano, mentre la mia amica mi tira un calcio sibilandomi un “stai zitta”
-Mi dica Jones, cosa non le va bene. Sono tutto orecchi. -
-Trovo sbagliato il suo modo di rivolgersi ai suoi alunni. Sono la prima a dire che qui dentro ci sono elementi non proprio bravi ma fare di tutta un’erba un fascio lo trovo ridicolo. Poi cosa vuol dire, solo una persona è in grado di fare questo corso? Abbiamo già il preferito in classe senza neanche conoscerlo veramente?-
-Sta forse insinuando che faccio preferenze?-
-Lo sta dicendo lei, non io-
-Le ho fatto una domanda ben precisa ed esigo risposta-
-Si, penso le faccia.-
Il suono della campanella interrompe la nostra discussione, quella verbale almeno, perché i nostri occhi non si mollano neanche per un attimo.
Tutti vanno via, compresa Allie, ma non io. Rimango seduta ad osservarlo, non abbasserò lo sguardo, non di nuovo.
-Il preside mi aveva detto quanto  fossi una tosta sai, ma non cosi tanto. Se può farti felice, la mia “cocca” sei tu,  Katherine.  Sei riuscita a trasmettermi le tue emozioni con un solo disegno, non tutti ci riescono-
Si avvicina lentamente, fin quando non poggia le mani sul mio banco e abbassa il volto a livello del mio
-Mi piaci, hai carattere e sono sicuro mi darai filo da torcere. Ti trovo interessante  e non solo artisticamente-
-Che cosa vuol dire-
La sua mano destra si avvicina pericolosamente al mio volto e con l’indice lo accarezza. Dalla tempia al mento, su e giù. Il respiro si fa affannoso e istintivamente chiudo  gli occhi, ma li riapro di scatto. Lui mi guarda, i suoi occhi si sono fatti più scuri e il suo respiro è accelerato come il mio.
-Lo vedrai piccola-
Si allontana velocemente, prende la sua borsa e in un secondo è fuori dall’aula.
Quel professore sarà la mia morte.
***
-Hai capito Jones, dobbiamo solo fingere di stare insieme niente di più niente di meno-
-Ho detto no Smith, scordatelo. Non ho intenzione di stare al gioco-
-Ti prego, devi solo coprirmi per un paio di giorni, diremo che andremo fuori città insieme, poi ci divideremo. Io starò insieme alla mia ragazza e tu …-
-E io mi annoierò a morte, ecco quello che succederà-
-Certo che no, potrai portare Allie con te. Ovviamente la prenderemo dopo che  sarò passato a prenderti a casa. Ti prego, vedrai che vi divertirete tantissimo-
-Fammi parlare con Allie, ti farò sapere stasera-
-Grazie Katherine, ti devo un favore-
-Questo vale due favori Smith e quando torneremo diremo ai nostri genitori che ci siamo lasciati, chiaro?-
-Cristallina-
-Bene, adesso seguimi con l’auto, ci fermiamo a parlare un po’ davanti casa, così mia madre ci vedrà insieme. -
Dopo un ora  passata in auto con Brandon davanti casa, mi faccio coraggio ed entro dentro. Non sono pronta ad affrontare mi madre, più volte l’ho vista davanti la finestra, direi più con il naso schiacciato al vetro
Quando metto piede a casa, mia mamma quasi urla di felicità, continua a ripetere che sapeva che io e Brandon eravamo fatti per stare insieme, che è cosi contenta che perdona anche il mio comportamento di stamattina.
Alzo gli occhi al cielo e penso quanto a volte le mamme sanno essere cieche.
Brandon non è poi così diverso da me, solo che lui fa buon viso a cattivo gioco, io non riesco a tenere il becco chiuso e sono sempre la ribelle della situazione.
Per tutta la sera mamma non fa che parlare e quando le parlo del week end fuori con Brandon, acconsente immediatamente sotto lo sguardo sbalordito mio e di papà.
-Verrà anche Allie con me, cosi sarete più tranquilli-
-Oh ma che cara ragazza, sono cosi contenta. Tesoro vedrai, ti divertirai-
Dopo cena aiuto mamma a sistemare tutto, la sua gentilezza ed euforia mi fa saltare i nervi, quasi la preferisco quando mi urla contro. Una volta in camera, la prima cosa che faccio è chiamare la mia amica, spiegandole del programma per il week end
-Pronto-
-Devi aiutarmi, e sappi che non potrai dire no-
-Ma ciao a te Katherine, si dai sto bene, ho passato un bel pomeriggio e tu?-
-Smettila Allie. Ho davvero bisogno del tuo aiuto-
-Spara-
-Ricordi Smith no? Bene mi ha chiesto un favore. Vuole il mio aiuto questo week end. Devo far finta di essere la sua ragazza per poter andare fuori-
-Ah però, trasgressivo il ragazzo. E il mio ruolo quale sarebbe?-
-Tu mi accompagnerai, lui starà con la sua vera ragazza e io non ho intenzione di annoiarmi. Ti prego, non puoi dirmi di no-
-Kath, mi dispiace tano ma avevo preso un impegno con Alex, non posso dirgli di no. Non ci siamo ancora visti da quando sono tornata-
Merda, questa non ci voleva ma non posso fare l’egoista e chiederle di rinunciare al suo week end con Alex
-Ok, fa nulla, Mi arrangerò-
-Mi dispiace davvero tanto. Posso coprirti con i tuoi. La prossima volta che verrò racconterò a tua mamma ogni dettaglio nel nostro meraviglioso week end.-
-Tranquilla, non ce ne sarà bisogno.Ci vediamo domani a scuola-

**
Appoggiata alla mia auto, aspetto che Brandon arrivi a scuola. Devo dirgli del cambio di programma. Quando lo vedo arrivare, gli faccio segno di raggiungermi.
-Ti prego, dimmi che non ci hai ripensato-
-No, verrò, ma non ci sarà Allie-
-Se non vuoi venire posso capirlo benissimo, non devi sentirti in obbligo-
 -No, te l’ho promesso, non ho intenzione di rovinarti il weekend. I miei genitori sono d’accordo, soprattutto mia mamma-
-Posso immaginare. Se era felice solo la metà di come lo era mia ieri, credimi ti capisco-
-Non mi hai ancora detto dove andremo-
-Oddio che idiota, andremo a Seattle. Sicura di non voler portare nessuno? È una città grande, non vorrei ti succedesse qualcosa-
-Tranquillo, rimarrò in camera a leggere qualcosa, promesso. Ciao Brandon-
-Ti passo a prendere alle otto, il viaggio è lungo. Ci divertiremo, vedrai-
Quello che non sapevo è che aveva maledettamente ragione.




1 commento:

  1. mi sembra di aver ritrovato dei vecchi amici :) e ho sorriso come un ebete come la prima volta al primo incontro

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