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lunedì 15 giugno 2015

I was lost ..cap2



Buon lunedì! Rieccoci con l'editing di questa storia. Il capitolo due è un po' la pilot della storia di Anthony e Katherine. Come dimenticare il bel professore che corteggia la studentessa in discoteca? Vi lascio al capitolo! Buona lettura. 



 Cap2

“Sono su una spiaggia, credo sia un’isola o qualcosa del genere. Mi godo il calore del sole e il succo d’ananas fresco. Lo sciabordio delle onde mi rilassa, fin quando non sento un rumore fastidioso, come un ronzio e subito dopo qualcuno che mi chiama”

-Katherine, svegliati sei in ritardo e Brandon sta per arrivare-
Apro di scatto gli occhi e la realtà è che sono nella mia stanza, con mia madre che mi dice di sbrigarmi e la sveglia che suona incessantemente. Sono in ritardo, tra mezz’ora Brandon sarà qui e io sono ancora in mutande.
Mi lancio fuori dalla stanza, facendo una doccia veloce e indossando la prima cosa che trovo sulla sedia. Probabilmente saranno li da giorni, ma al momento non mi importa. Fortunatamente ho avuto il buon senso di preparare ieri il piccolo bagaglio che porterò con me.
-Buongiorno tesoro. Vuoi qualcosa da mangiare?-
Alzo un sopracciglio, mentre la sento canticchiare e sorridere in un modo che non le si addice affatto. Deve essere davvero felice di questa mia partenza, quasi mi dispiacerà darle una delusione quando le dirò che tra me e Brandon è finita.
- Si mamma, un toast e un caffè andranno più che bene. Papà non c’è?-
-È uscito. Nonna Lucy lo ha chiamato presto, a quanto pare non sta bene-
 -È per caso in fin di vita anche oggi?-
-Katherine-
cerca di nascondere un sorriso ma il suo tentativo fallisce miseramente
-Nonna Lucy sta sempre male. Mi chiedo come faccia papà a sopportarla. Mi da fastidio che il primo a correre sia lui, anche zio George è suo figlio ma non lo chiama mai-
-Troppe volte ho detto a tuo padre di fare la voce grossa con suo fratello, ma è troppo buono, lo sai.
-Si, lo so-

Per il resto della colazione parliamo del più e del meno, mi racconta che ieri ha battuto la signora Stewart a burraco. Non succede molto spesso e sembra che la signora non l’abbia presa bene, l’ha anche accusata di aver barato, scatenando le risate di molte nel circolo. Quando sentiamo il campanello, mamma salta sul posto  e  corre  ad aprire, io con tutta la calma del mondo, poggio il piatto dentro il lavandino e bevo un bicchiere d’acqua. Sento mia madre invitare il mio nuovo amico dentro casa, chiedendogli se ha mangiato e se vuole qualcosa.
 -La ringrazio Signora Jones ma ho già mangiato-
-Oh d’accordo, ti chiamo Katherine-
-Non c’è bisogno mamma, sono qui. Allora Brandon, andiamo?-
-Si, dov’è la tua roba … tesoro?-
Tesoro? Da dove gli è uscita questa! Mamma è in brodo di giuggiole, mentre con occhi luccicanti ci guarda.
-Ehm …si, la mia roba, giusto. È li, vicino ai tuoi piedi, zucchero-
Prendi e porta a casa.
Dopo aver salutato mamma, che ci ha fatto un elenco interminabile di raccomandazioni, siamo finalmente in auto. Non appena siamo abbastanza lontani da casa, gli mollo uno schiaffo dietro la nuca
-“Tesoro”? Ma dico, ti sei fumato il cervello?-
-Volevo entrare nella parte. E poi anche tu mi hai chiamato “zucchero”-
-Volevo entrare nella parte-
Quando ci immettiamo sulla superstrada, gli chiedo dove sia la sua ragazza. Mi spiega che lei ci aspetta a Seattle e che non vede l’ora di conoscermi. Mi parla di lei e di come si sono conosciuti. Da come ne parla  sembra una ragazza simpatica, forse un po’ fuori di testa, ma i suoi occhi brillano quando ne parla. Ho l’impressione si sia preso una bella sbandata.

-Sai Brandon, devo ricredermi sul tuo conto, mi fai quasi simpatia-
-Quasi eh?-
-Direi che al momento può bastare, no?-
-Antipatica. Devo avvisarti di una cosa. Ho detto a Katy che la tua amica Allie non sarebbe venuta per farti compagnia, cosi ha pensato di invitare qualche suo amico stasera  cosi potrai venire con noi-
-Non se ne parla, non voglio rovinarvi il week-end. Starò benissimo in albergo, dico davvero-
-Katherine, non rovinerai nulla. Andremo in qualche locale, niente di che e poi a Katy non si dice mai di no!
Non mi fa rispondere, alza il volume dello stereo e inizia a canticchiare il brano che stiamo ascoltando.
Per il resto del viaggio parliamo del più e del meno, vuole andare via da Yakima. Ha già inviato le richieste per il college, è stanco di quella cittadina, della sua famiglia e di tutto il resto.
Come non essere d’accordo con lui? So come ci si sente. Mamma è un tipo soffocante, ma anche dai suoi racconti so che la sua  è molto peggio, il che dovrebbe consolarmi. Molte volte mi sento come se fossi in gabbia, cerco di “ribellarmi”, ma solo una persona sembra accorgersi del mio disagio, mio padre.
Volto il capo verso il finestrino. Gli alberi pian piano vanno sparendo, lasciando spazio ai primi edifici. Mi hanno sempre affascinato le grandi città. Ricordo che da piccola dicevo sempre di voler andare a vivere in una grande città come NewYork, LosAngeles, Londra, Parigi, continuavo a ripeterlo fin quando mamma non si arrabbiava e, mi diceva che ero solo una ragazzina che da grande non avrei desiderato niente di tutto ciò. Quanto si sbagliava. Ho ancora voglia di andare a vivere lontano da quel piccolo paesino e il mio sognare  ad occhi aperti mi ha aiutata in tutti questi anni ad affrontare le mie paure. Forse per questo mi sono avvicinata al mondo dell’arte. Con il disegno posso esprimere tutto quello che ho in testa e soprattutto nel cuore. Quando disegno spero di riuscire a far emozionare le persone che guardano i miei lavori, spero di trasmetter loro quello che ho provato nel momento in cui ho dipinto! La mente va al discorso del professor Morgan; sono stata l’unica ad emozionarlo. Se vogliamo dirla tutta anche lui mi ha trasmesso qualcosa e di certo non è una emozione triste o di depressione, tutt’altro. Se solo penso a quello che è riuscito a muovermi dentro: il battito del cuore accelerato, le farfalle allo stomaco e quello strano formicolio su tutto il corpo. Ogni suo dettaglio è perfetto, anche quella voce rauca, calda, profonda. I suoi occhi azzurri come il mare, quelle labbra perfette da baciare fino a consumarle, quella barba appena accennata  che mi manda al manicomio.
-Kath, sei con me?-
-Eh? Cosa?-
-Sei rossa e hai il respiro accelerato, stai bene?-
Mi tocco  le guance, cazzo sono bollente.
-Ehm si, sicuro sto da Dio. Sento un po’ caldo-
-Caldo? Sei sicura di non avere la febbre? Ci sono 10° li fuori-
Cerco di ignorare questa sua affermazione e mentalmente mi do uno schiaffo. È il tuo professore Katherine Jones, non puoi fantasticare su di lui e poi è vecchio. “Sarà anche vecchio Kath, ma ha un corpo da urlo”
Ignoro la mia parte peccaminosa e solo adesso mi rendo conto che siamo arrivati a Seattle! Schiaccio il naso contro il finestrino, proprio come farebbe una bambina davanti a una vetrina piena di dolci!  
- Brandon, lo Space Needle, lo Space Needle. Forza, schiaccia un po’ quel pedale, stiamo arrivando Seattle-
-Dio Katherine ma che ti prende, mi hai fatto venire un colpo. Calmati, la prossima uscita è la nostra-
Saltello sul sedile, abbasso il finestrino e respiro l’aria della città. E adesso che ci penso se non fosse stato per questo ragazzo vicino a me, questo sarebbe stato il solito weekend noioso. Per questo gli lascio un innocente bacio sulla guancia, direi che il ragazzo se lo è meritato!
-Ehm, come mai questo bacio?-
-Perché mi hai salvato da un terribile weekend-
-Oh be’, non c’è di che Kath. Sono davvero contento di aver chiesto a te, direi che possiamo definirci amici, no?-
-Puoi scommetterci! -



***
Da un’ora siamo a casa di Katy, ora fatta di strilli e di risate. Mi fa seriamente paura. Parla sempre e cosa che di certo ci ha lasciato di stucco è il fatto che ha disdetto le camere d’albergo prenotate da me e Brandon. Quando ci ha dato questa notizia, siamo rimasti entrambi di stucco. Ci ha semplicemente liquidati dicendoci che avremmo dormito nel suo appartamento e che non avevamo diritto di replica!
-Kath, vieni. Ti mostro la tua stanza!-
Ci avviamo nel lungo corridoio, tutte le porte sono chiuse, ma da quel poco che ho visto ha davvero una bella casa.
-Questa è la tua stanza-
e nello stesso istante in cui dice questo, apre una porta che mi fa rimanere a bocca aperta! È due volte la mia
-Allora, ti piace?-
-E me lo chiedi? Non sai quanto ho desiderato una camera così grande. Grazie, davvero. Sarei potuta andare in albergo, non voglio disturbare. Tu e Brandon vi vedete così poco e avere me tra i piedi non è di certo il massimo.-
-Non dire stupidaggini. Sono davvero contenta di averti qui. Se non fosse stato per te lui non sarebbe venuto e poi potremmo diventare amiche, no? Adesso ti lascio preparare, tra qualche ora si esce!-
Mi avvicino alla grande vetrata che si trova di fronte al mio letto. Da qui si riesce a vedere lo Space Needle e non vedo l’ora faccia buio per poterlo vedere tutto illuminato. Due ore più tardi, sono seduta sul letto, con in testa un asciugamano e il corpo avvolto da un accappatoio, mentre Katy lancia quei pochi vestiti che ho messo in valigia da tutte le parti. Sbuffa, parlotta da sola, storce il naso. Oh, ma insomma. Non avevo idea che sarei uscita e di certo non ho portato nulla per una serata.
-Katy, non troverai nulla di adatto, non sapevo saremmo usciti. Sai, contavo di rimanere in albergo-
-Ho notato! Dovrei avere qualcosa della tua taglia, aspettami qui-
porto le mani al volto e mi lascio cadere sul letto: non ne uscirò viva, ne sono certa.

***
Siamo al  “Red passion”, quando  la mia nuova amica mi ha detto questo nome, l’ho guardata un po’ di spiego, ma mi ha spiegato che è uno dei locali più alla moda di Seattle, dove per entrare devi avere le conoscenze giuste. Le ho chiesto se lei le avesse di queste conoscenze, ha detto di no ma che potevamo stare tranquilli, quella di stasera non era una serata esclusiva, quindi nessun problema. Età anagrafica a parte, cosa che ha risolto dandoci dei documenti falsi. Ho sgranato gli occhi e la sua unica risposta è stata “ Be’, dobbiamo divertirci no? Se non hai 21 anni l’alcool non te lo vendono e tu mia cara, stasera ne hai 21 d’accordo?”
Ho annuito, non del tutto convinta, e pregando che nessuno si accorgesse dei documenti non proprio a norma di legge.
Guardo i miei due amici divertirsi sulla pista da ballo e penso siano davvero belli insieme.
-Son belli insieme, vero?- annuisco al mio vicino di divanetto. Si chiama Dan, ed è il famoso amico di Katy. È carino ci sta provando da ore e mi piace questo suo modo di fare. Non è mai troppo insistente e chissà, magari altri due sorsi del mio drink e potrei cedere.
Mi sento afferrare il polso e in un attimo siamo insieme sulla pista da ballo. La musica è martellante,  le mani di Dan sui miei fianchi e, mi lascio andare completamente.
I nostri corpi si muovono in sincrono, le mie mani dietro la sua nuca mentre lui mi bacia il collo e la spalla. C’è carica erotica in tutto il locale o forse sono solo io a percepirla. In quell’istante la musica cambia e Dan mi sussurra all’orecchio che deve allontanarsi un attimo annuisco ma continuo a ballare.
Altri ragazzi mi si avvicinano, sento i loro corpi strusciare contro il mio, riconosco il ritmo della canzone.
Sono i Prodigy, uno dei miei gruppi preferiti. Il ritmo della canzone è incalzante, mi lascio trasportare completamente. Chiudo gli occhi e sento qualcuno afferrarmi per i fianchi e spingermi contro il suo corpo. Non mi muovo, rimango immobile lasciando che il ragazzo faccia quello che vuole. Mi tiene a se con forza, facendomi sbattere contro il suo corpo. Le labbra premute contro il lobo dell’orecchio, mentre il suo bacino strofina contro il mio sedere.
È eccitato e lo sono anche io. Con gli occhi ancora chiusi, volto il capo verso il suo, voglio baciarlo.
Le sue labbra non tardano ad arrivare, un bacio prepotente, forte, fatto di tanta lingua e passione.
Mi stringe più forte a se, fin quando la musica non finisce e, come per magia anche lui sparisce nel nulla.
Riapro gli occhi guardandomi intorno. Cosa diavolo è successo? Come è possibile che sia sparito nel nulla?!
Forse ho immaginato tutto, ma le sensazioni che ho provato, quelle sono assolutamente vere. Qualcuno mi chiama, e la figura di Dan fa capolinea. Presa da non so quale forza, mi avvento sulle sue labbra. Sembra spiazzato, ma risponde immediatamente e continuando a baciarci mi porta nel prive.
Le bocche sono incollate, le lingue lottano tra loro, mentre il suo corpo è spalmato sul mio. Non ci vuole molta immaginazione, entrambi sappiamo cosa sta per succedere. Ci stacchiamo un attimo, i respiri affannati, le labbra gonfie per i baci. Ci guardiamo un attimo, annuisco. Sarà solo una notte di passione.





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