Continua l'editing di questa storia! Ringrazio i lettori silenziosi e le persone che nonostante conoscano la storia, la stanno rileggendo e che stanno riscoprendo questi personaggi!
Buona lettura.
Cap 3
Ho esagerato ieri sera e la conferma è il
forte mal di testa che mi ha svegliata. Rimango con gli occhi chiusi, mentre mi
massaggio le tempie cercando di avere un minimo di sollievo. Sembra stia
riuscendo nel mio intento, niente che una tazza di caffè non possa risolvere. Mi
stiracchio, cercando di sciogliere i
muscoli indolenziti fin quando non tocco
un corpo caldo e nudo.
Piano mi volto verso la persona che mi è accanto: DAN!
Sbatto il palmo della mano sulla fronte; porca miseria, non doveva finire così. Non ricordo molto della sera precedente, solo quel ballo con il ragazzo misterioso e poi i baci con Dan e … e ci sei finita a letto.
Prendo qualche minuto per osservarlo; è carino. Capelli biondo cenere, labbra leggermente carnose e da quel che ricordo è sempre stato gentile.
Piano mi volto verso la persona che mi è accanto: DAN!
Sbatto il palmo della mano sulla fronte; porca miseria, non doveva finire così. Non ricordo molto della sera precedente, solo quel ballo con il ragazzo misterioso e poi i baci con Dan e … e ci sei finita a letto.
Prendo qualche minuto per osservarlo; è carino. Capelli biondo cenere, labbra leggermente carnose e da quel che ricordo è sempre stato gentile.
-Hai smesso di fissarmi? Sai, sono uno
timido-
-Sul serio? Ieri sera non mi sembravi molto in imbarazzo e poi guardati, sei nudo-
-Questo perché ieri sera eravamo sbronzi da fare schivo e il vestirmi era l’ultimo dei miei pensieri-
-Giusto. Quindi ieri sera io e te … -
-Mi stai chiedendo se abbiamo fatto sesso? Si Kath. Non ricordi nulla?-
-Giusto pochi dettagli-
-Ok, non ricordi nulla. Ci tengo a dirti che non avevo messo in conto che potesse succedere questo tra noi. Mi sei saltata addosso, siamo andati nel privè e credo tu non abbia bisogno dei dettagli. Siamo tornati a casa e adesso tu stai per avere una crisi di nervi perché ti sei pentita.-
Sono pentita? No, per nulla.
-No, non sono pentita-
-Ok. Volevo parlarti di una cosa, ma devi promettere che non scapperai a gambe levate-
-Se inizi con questa premessa non so fino a che punto mi convenga promettere-
Sorridiamo entrambi, mentre lui mi sfiora con l’indice il palmo della mano.
-Mi piaci Katherine, la vera domanda è: ti piaccio? Non pensarci, rispondi e basta-
-Sul serio? Ieri sera non mi sembravi molto in imbarazzo e poi guardati, sei nudo-
-Questo perché ieri sera eravamo sbronzi da fare schivo e il vestirmi era l’ultimo dei miei pensieri-
-Giusto. Quindi ieri sera io e te … -
-Mi stai chiedendo se abbiamo fatto sesso? Si Kath. Non ricordi nulla?-
-Giusto pochi dettagli-
-Ok, non ricordi nulla. Ci tengo a dirti che non avevo messo in conto che potesse succedere questo tra noi. Mi sei saltata addosso, siamo andati nel privè e credo tu non abbia bisogno dei dettagli. Siamo tornati a casa e adesso tu stai per avere una crisi di nervi perché ti sei pentita.-
Sono pentita? No, per nulla.
-No, non sono pentita-
-Ok. Volevo parlarti di una cosa, ma devi promettere che non scapperai a gambe levate-
-Se inizi con questa premessa non so fino a che punto mi convenga promettere-
Sorridiamo entrambi, mentre lui mi sfiora con l’indice il palmo della mano.
-Mi piaci Katherine, la vera domanda è: ti piaccio? Non pensarci, rispondi e basta-
-Dan, è complicato. Abitiamo lontani e la
mia famiglia è un vero casino-
-Non hai risposto alla domanda-
sospiro, perdendomi nel movimento del suo dito. Rimaniamo così per minuti interi o almeno così sembra.
-Sei carino e ieri sera sono stata bene con te-
sospiro, perdendomi nel movimento del suo dito. Rimaniamo così per minuti interi o almeno così sembra.
-Sei carino e ieri sera sono stata bene con te-
-Quindi ti piaccio-
annuisco leggermente, mentre un magnifico sorriso affiora nelle sue labbra.
-Bene, perché mi piaci anche tu. Sei carina, simpatica e hai le labbra più belle che abbia mai baciato. Proviamoci. Anche la mia famiglia è un casino, tutte lo sono e se è la distanza a farti paura ti dico già che non dovrai preoccuparti-
Alzo lo sguardo e lo trovo troppo vicino.
-Mmh e dimmi, ti piace qualcos’altro?-
annuisco leggermente, mentre un magnifico sorriso affiora nelle sue labbra.
-Bene, perché mi piaci anche tu. Sei carina, simpatica e hai le labbra più belle che abbia mai baciato. Proviamoci. Anche la mia famiglia è un casino, tutte lo sono e se è la distanza a farti paura ti dico già che non dovrai preoccuparti-
Alzo lo sguardo e lo trovo troppo vicino.
-Mmh e dimmi, ti piace qualcos’altro?-
-Oh si piccola, mi piace tutto di te-
Avvicina il mio corpo al suo, premendo una
mano sulla mia schiena, i fiati si mescolano e in un attimo le mie labbra sono
impegnate.
I corpi si scontrano e i gemiti iniziano
ad aumentare. Le mie mani sui suoi
capelli, mentre lui mi afferra per le natiche e fa si che mi sieda sulle
sue gambe.
Le intimità entrano in contatto e entrambi
gemiamo ,siamo cosi impegnati a baciarci da non sentire neanche le urla di Katy
dietro la porta.
-O MIO DIO COPRITEVI-
ci stacchiamo cercando di coprirci con il
lenzuolo
-Katy, nessuno ti ha mai detto che si deve
bussare prima di entrare-
-Ma io l’ho fatto, non è colpa mia se
eravate cosi impegnati a mangiarvi la faccia. Aaah me ne vado-
La porta sbatte, mi volto verso lui e
insieme a scoppiamo a ridere.
-Mmmh, mia dolce Katherine, dove eravamo
rimasti?-
***
-Mi chiamerai?-
-Tutti i giorni -
ogni parola è un bacio sulle labbra.
Con Dan abbiamo deciso di provarci. Dopo una
domenica passata insieme a parlare di noi, dei nostri hobby con le vie di Seattle a fare da sfondo, ci siamo
imbarcati in questa avventura. Non la definisco relazione, sarebbe assurdo
farlo dopo solo poche ore di conoscenza, ma con lui sono stata davvero bene e
poi è indubbiamente un bel ragazzo quindi, perché no? La distanza fa paura, ma
anche i miei genitori non scherzano. Dovrei dirgli di Dan? Dir loro che quella
con Brandon era solo uno stupido scherzo? Dovrò pur tornare a Seattle, di certo
non potrà essere sempre lui a raggiungermi
e se non potessi? E se alla fine tutto questo non portasse a nulla di
buono? E se, se … troppi SE e poche certezze.
-A cosa stai pensando? Torna da me, ti prego. Non pensare ai mille problemi di una relazione a distanza, non farlo. Siamo insieme adesso ed è quello che conta.-
-A cosa stai pensando? Torna da me, ti prego. Non pensare ai mille problemi di una relazione a distanza, non farlo. Siamo insieme adesso ed è quello che conta.-
-Lo so, hai ragione ma cerca di capire. Io non riuscirò a venire spesso qui, con i
miei sarà un gran casino e non posso pretendere che sia sempre tu a fare
sacrifici. Non lo so Dan, è la cosa giusta?
-Ti ho già detto che non devi preoccuparti di nulla. Verrò da
te ogni week end libero, porterò con me Katy cosi potrà vedere Brandon, devi
stare tranquilla e soprattutto devi crederci anche tu-
Mi stringe forte a se, poggio la guancia sul suo
petto. Sento il suo cuore che batte con il ritmo regolare e chiudendo gli occhi
cerco di calmarmi. Voglio credere in lui.
-Ehm, non vorrei rovinare il momento idilliaco ma dobbiamo andare-
-Ehm, non vorrei rovinare il momento idilliaco ma dobbiamo andare-
-Si, arrivo-
Mi sollevo sulle punte e lo bacio a fior di
labbra.
-Fidati di me-
Queste sono le ultime parole che dice prima di
lasciarmi andare.
Durante il viaggio in macchina con Brandon
parliamo del più e del meno. Rido quando mi confessa di aver avuto paura
riguardo ai documenti falsi. Entrambi abbiamo immaginato una ipotetica reazione
dei nostri genitori e, cavolo, in quel momento abbiamo smesso di ridere e ci
siamo guardati con sguardo terrorizzato. Non oso immaginare le parole che mi
madre avrebbe potuto dirmi, ne tanto meno quelle del padre di Brandon che è uno
delle persone più importanti del nostro piccolo paesino.
-Katherine, lo sai come ti chiamano da noi? La ribelle!-
-Katherine, lo sai come ti chiamano da noi? La ribelle!-
-La ribelle? Stai scherzando. Non lo sono
affatto. Certo, il paese mi sta stretto ma addirittura definirmi così …-
mi guarda con un ciglio alzato e uno strano
sorrisetto
-Cosa?-
-Sei la ribelle di Yakima. Alcune ragazze hanno
paura di te. Forse sarà per il trucco, per il tuo modo di vestire, non lo so,
ma hanno paura che tu possa far loro qualcosa-
-Ma dai, non potrei far male ad una mosca, fin
quando questa non viene a rompermi le scatole, ovvio.-
Liquida tutto con una alzata di spalle, alza il volume
della radio e capisco che la conversazione è finita.
“La stanza è
spaziosa, vedo delle grandi finestre ma da esse non entra nessun tipo di luce.
L’unica fonte luminosa arriva dalle candele sparse per la stanza, che creano
una strana atmosfera. Nessun rumore attorno a me, neanche quella dei miei
passi. Mi guardo meglio attorno e noto un tavolo lungo dove vi è un vaso pieno
di rose rosse.
Questo posto mi rende nervosa. Le mani sono sudate e le strofino sui jeans … ma non sono i jeans quelli che indosso. Un abito rosso, lungo fino ai piedi e solo in quel momento mi rendo conto di essere a piedi scalzi..
Questo posto mi rende nervosa. Le mani sono sudate e le strofino sui jeans … ma non sono i jeans quelli che indosso. Un abito rosso, lungo fino ai piedi e solo in quel momento mi rendo conto di essere a piedi scalzi..
Senza motivo il
respiro accelera e un movimento alle mie spalle mi fa gelare sul posto. Ho
paura.
Sento un dito scorrere lungo la spina dorsale, lento arriva fino alla nuca per poi riscendere.
Ho la pelle d’oca e la paura sembra essere svanita.
Sento un dito scorrere lungo la spina dorsale, lento arriva fino alla nuca per poi riscendere.
Ho la pelle d’oca e la paura sembra essere svanita.
-Chi sei?-
non risponde.
Sento il suo fiato sul collo e le labbra che mi baciano il collo. Il mio corpo
reagisce in risposta, e ho come l’impressione di conoscere la persona a cui
appartengono queste labbra. Mi volto, sperando
di vedere il suo viso, ma è avvolto nell’oscurità.
-Cosa vuoi da
me?-
Nessuna
risposta. Ma quando solleva appena il volto, due occhi azzurri mi fissano e il
mio cuore perde un battito. Lo vedo piegare
la testa di lato e con il pollice si carezza le labbra. Quel gesto mi ricorda
qualcuno …
-Sei sicura di
volerlo sapere?”
Mi sveglio di soprassalto, mi manca l’aria e
sono sudata.
-Ehi stai bene?-
-Si, solo un incubo-
-Siamo arrivati, stavo giusto per svegliarti-
-Oh, di già-
Esce fuori dalla macchina, mentre io prendo un
grosso respiro e cerco di regolarizzare il respiro. Che razza di sogno. Mi
sento strana e quegli occhi sono sicura di averli visti, ma non ricordo dove!
-Hai intenzione di scendere o rimani li?-
Sono proprio tra le nuvole stamattina e il sogno
non è di certo d’aiuto. Esco dalla macchina e mi incammino nel vialetto di
casa, sembra non ci sia nessuno. Ovvio sia così, è lunedì e i miei genitori
sono fuori. Ma dove diavolo ho la testa. Entro dentro seguita da Brandon che poggia il
borsone davanti l’entrata.
-Io vado, sicura di stare bene?-
-Io vado, sicura di stare bene?-
-Si, sto bene. Ci vediamo domani a scuola e
grazie ancora-
Esce borbottando qualcosa, non me ne curo.
L’unica cosa a cui penso è che devo uscire IMMEDIATAMENTE. da questa casa.
Penso di chiamare Allie ma quando prendo il telefono il mio progetto sfuma.
Leggo il messaggio in cui mi dice che è con il suo ragazzo. Bene, direi che
l’unica cosa da fare è scrivere un messaggio a mamma e dirle che sono fuori per
un giro.
Prendo le chiavi di casa e a piedi mi incammino
per le strade della piccola cittadina. Stranamente oggi c’è il sole e voglio
godermi queste giornate il più possibile. Tra un po’ l’inverno arriverà e qui è
davvero tosto. Di tanto in tanto saluto qualche passante, ma il mio pensiero è
a quel dannato sogno. Quel gesto del pollice sulle labbra, l’ho già visto fare
a qualcun altro, ma a chi? Cerco di ricordare tutte le persone conosciute
nell’ultimo periodo, ma non mi viene in mente nessuno in particolare. Dovrò
cercare di dimenticarlo, è l’unica soluzione. Mentre mi ravvivo i capelli
dietro la schiena, l’odore di caramello attira la mia attenzione, mmmh cornetti
appena sfornati. Attraverso la strada ed entro dentro nel piccolo locale.
Quando mi siedo, il cameriere viene a prendere le ordinazioni. Prendo una
cioccolata calda e un cornetto. Mi guardo un po’ in giro, non sono mai stata in
questo posto, strano. La cittadina non è poi cosi grande, eppure sono sicura di
non aver mai visto l’insegna di questo posto, devo essermi persa
qualcosa. Probabilmente ha aperto da poco e da brava asociale quale sono
mi sarò persa l’inaugurazione
Il cameriere porta quasi subito le ordinazioni,
informandomi che il conto è già stato pagato.
-Cosa? E chi lo avrebbe pagato.-
-Quell’uomo seduto li in fondo-
Guardo nella direzione che mi indica e strabuzzo
gli occhi. Non può essere, è un incubo.
Lo vedo avvicinarsi, il suo passo elegante che
attira gli sguardi di tutti. Avanza verso me, tiene lo sguardo puntato sul mio
e mi vedo costretta ad abbassarlo. Mi mette a disagio e non sopporto questa
cosa.
-Salve Katherine, disturbo?-
-Salve professore, non disturba-
Si siede di fronte a me, mentre io prendo a
mescolare la cioccolata che è decisamente molto interessante. Oh guarda, ha
messo anche delle scaglie di cocco, amo questo locale l’ho già detto?
-Come mai non sei venuta a scuola oggi, ti
aspettavo-
-Impegni-
-Impegni … non sopporto quando i miei alunni si assentano
senza un motivo valido-
-E quale sarebbe un motivo valido per lei?-
Alzo lo sguardo questa volta, lo fisso negli
occhi. Rimaniamo cosi per minuti interi, fin quando lui non sorride e poggia le
spalle alla sedia.
-Fammi pensare. Febbre, problemi di famiglia …-
-Chi le dice che non abbia avuto un problema in famiglia-
Spezzo il cornetto e ne porto un po’ alla bocca,
i nostri sguardi rimangono ancora incatenati, fin quando non si sporge verso
me, prende un pezzetto di cornetto e se lo porta alle labbra.
Non mi perdo neanche un movimento. È
dannatamente sexy. Può un uomo esserlo mentre mangia? A quanto pare si
-Vedi, so riconoscere una bugia dalla verità, e tu Katherine, non sei venuta a scuola perché avevi di meglio da fare-
-Vedi, so riconoscere una bugia dalla verità, e tu Katherine, non sei venuta a scuola perché avevi di meglio da fare-
-Non credo siano affari che la riguardano-
-Forse si o forse no-
Il suono del suo cellulare ci interrompe, e
finalmente sono libera dal suo sguardo. Quando legge il mittente lo vedo
sorridere dolcemente. Sarà qualcuno a cui tiene.
-Ehi amore-
-Ehi amore-
Ovvio, uno come lui non può che essere
impegnato, figurarsi. Parla con dolcezza, sembra tranquillo e soprattutto, un’
altra persona.
-Saremo insieme presto, te lo prometto. No, non puoi ancora venire qui, dobbiamo
essere sicuri che il trasferimento sia definitivo. Ci sentiamo più tardi, ti voglio bene-
Chiude la chiamata e il sorriso da idiota lo ha
ancora stampato in faccia.
-Scusami-
-Non si preoccupi, sto andando via.-
-Non hai finito la cioccolata-
-Non mi va più. Ci vediamo domani a scuola e
grazie per aver pagato il conto-
Non gli do la possibilità di ricambiare il saluto,
esco dal caldo confortante di quel posto e solo ora mi rendo conto che è
pomeriggio inoltrato. Sono stata fuori davvero tanto e non mi sono resa conto
del tempo che è passato. L’aria è decisamente più fresca e il sole è andato
via. Mi stringo nella giacca e mi incammino verso casa. Ci vorrà almeno
mezz’ora per arrivare, e in questo momento mi maledico per non aver preso la
macchina.
Sento una macchina seguirmi e per la prima volta
ho paura di stare in strada nel piccolo paese di provincia, dove la cosa
peggiore che può succedere è quella di investire un animale selvatico. Lo sento
rallentare e con la coda dell’occhio vedo la figura dell’auto.
Merda.
Il ronzio del finestrino che si abbassa mi fa
venire i brividi.
-Katherine, sali-
Dio sia lodato, è solo LUI
-Non credo sia il caso professore-
-Io dico di si. Non mi piace saperti da sola per
strada a quest’ora-
-Non è affar suo e poi non è così tardi-
-Katherine. Sali.-
Il suo tono non ammette repliche, sospiro e con
mani tremanti apro la portiera dell’auto e mi siedo
-Brava. Dimmi dove devo portarti-
-Deve continuare per circa 6 km, poi troverà un
incrocio e li, deve svoltare a destra-
Annuisce e riparte. Rimaniamo in silenzio tutto
il tempo, nessuno osa parlare ma sento una strana tensione nell’ aria.
Ho uno strano formicolio alle mani, che sono
stranamente ghiacciate. L’effetto che mi fa quest’uomo non è normale e più
cerco di allontanarlo più lui fa di tutto per impedirmelo.
-Abbiamo appena passato l’incrocio, dove mi devo
fermare-
-Va bene anche qui-
-Ti ho chiesto quale è casa tua-
-È quella-
indico il vialetto di casa, fortunatamente le
luci sono accese. Si ferma e aspetta che esca dall'auto
-La ringrazio per il passaggio-
-Dovere. Ci vediamo domani a scuola, Katherine-
-Si, domani. Buona serata -
Esco alla velocità della luce e cerco riparo nel
portico di casa ma il rumore del suo finestrino mi blocca
-Ah Katherine. Dovresti stare attenta a chi baci
in discoteca-
Non faccio in tempo a immagazzinare le sue
parole che lui è già andato via.
Merda. Ho baciato lui.


e BAM!come si molla una rivelazione bomba con nonchalance lesson n 1!e Kath,non fare la dispiaciuta adesso che non ci credo nessuno xD
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