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mercoledì 12 agosto 2015

I was lost ...cap 3


Continua l'editing di questa storia! Ringrazio i lettori silenziosi e le persone che nonostante conoscano la storia, la stanno rileggendo e che stanno riscoprendo questi personaggi! 
Buona lettura. 

Cap 3
Ho esagerato ieri sera e la conferma è il forte mal di testa che mi ha svegliata. Rimango con gli occhi chiusi, mentre mi massaggio le tempie cercando di avere un minimo di sollievo. Sembra stia riuscendo nel mio intento, niente che una tazza di caffè non possa risolvere. Mi stiracchio,  cercando di sciogliere i muscoli indolenziti fin quando non  tocco un corpo caldo e nudo.
Piano mi volto verso la persona che mi è accanto: DAN!
Sbatto il palmo della mano sulla fronte; porca miseria, non doveva finire così. Non ricordo molto della sera precedente, solo quel ballo con il ragazzo misterioso e poi i baci con Dan e … e ci sei finita a letto.
Prendo qualche minuto per osservarlo; è carino. Capelli biondo cenere, labbra leggermente carnose e da quel che ricordo è sempre stato gentile.
-Hai smesso di fissarmi? Sai, sono uno timido-
-Sul serio? Ieri sera non mi sembravi molto in imbarazzo e poi guardati, sei nudo-
-Questo perché ieri sera eravamo sbronzi da fare schivo e il vestirmi era l’ultimo dei miei pensieri-
-Giusto. Quindi ieri sera io e te … -
-Mi stai chiedendo se abbiamo fatto sesso? Si Kath. Non ricordi nulla?-
-Giusto pochi dettagli-
-Ok, non ricordi nulla. Ci tengo a dirti che non avevo messo in conto che potesse succedere questo tra noi. Mi sei saltata addosso, siamo andati nel privè e credo tu non abbia bisogno dei dettagli. Siamo tornati a casa e adesso tu stai per avere una crisi di nervi perché ti sei pentita.-
Sono pentita? No, per nulla.
-No, non sono pentita-
-Ok. Volevo parlarti di una cosa, ma devi promettere che non scapperai a gambe levate-
-Se inizi con questa premessa non so fino a che punto mi convenga promettere-
Sorridiamo entrambi, mentre lui mi sfiora con l’indice il palmo della mano.
-Mi piaci Katherine, la vera domanda è: ti piaccio? Non pensarci, rispondi e basta-
-Dan, è complicato. Abitiamo lontani e la mia famiglia è un vero casino-
-Non hai risposto alla domanda-
sospiro, perdendomi nel movimento del suo dito. Rimaniamo così per minuti interi o almeno così sembra.
-Sei carino e ieri sera sono stata bene con te-
-Quindi ti piaccio-
annuisco leggermente, mentre un magnifico sorriso affiora nelle sue labbra.
-Bene, perché mi piaci anche tu. Sei carina, simpatica e hai le labbra più belle che abbia mai  baciato. Proviamoci. Anche la mia famiglia è un casino, tutte lo sono e se è la distanza a farti paura ti dico già che non dovrai preoccuparti-
Alzo lo sguardo e lo trovo troppo vicino.
 -Mmh e dimmi, ti piace qualcos’altro?-
-Oh si piccola, mi piace tutto di te-
Avvicina il mio corpo al suo, premendo una mano sulla mia schiena, i fiati si mescolano e in un attimo le mie labbra sono impegnate. 
I corpi si scontrano e i gemiti iniziano ad aumentare. Le mie mani sui  suoi capelli, mentre lui mi afferra per le natiche e fa si che mi  sieda sulle sue gambe.
Le intimità entrano in contatto e entrambi gemiamo ,siamo cosi impegnati a baciarci da non sentire neanche le urla di Katy dietro la porta.
-O MIO DIO COPRITEVI-
ci stacchiamo cercando di coprirci con il lenzuolo
-Katy, nessuno ti ha mai detto che si deve bussare prima di entrare-
-Ma io l’ho fatto, non è colpa mia se eravate cosi impegnati a mangiarvi la faccia. Aaah me ne vado-
La porta sbatte, mi volto verso lui e insieme a scoppiamo a ridere.
-Mmmh, mia dolce Katherine, dove eravamo rimasti?-



***

-Mi chiamerai?-
-Tutti i giorni -
ogni parola è un bacio sulle labbra. 
Con Dan abbiamo deciso di provarci. Dopo una domenica passata insieme a parlare di noi, dei nostri hobby con  le vie di Seattle a fare da sfondo, ci siamo imbarcati in questa avventura. Non la definisco relazione, sarebbe assurdo farlo dopo solo poche ore di conoscenza, ma con lui sono stata davvero bene e poi è indubbiamente un bel ragazzo quindi, perché no? La distanza fa paura, ma anche i miei genitori non scherzano. Dovrei dirgli di Dan? Dir loro che quella con Brandon era solo uno stupido scherzo? Dovrò pur tornare a Seattle, di certo non potrà essere sempre lui a raggiungermi  e se non potessi? E se alla fine tutto questo non portasse a nulla di buono? E se, se … troppi SE e poche certezze.
-A cosa stai pensando?  Torna da me, ti prego. Non pensare ai mille problemi di una relazione a distanza, non farlo. Siamo insieme adesso ed è quello che conta.-
-Lo so, hai ragione ma cerca di capire.  Io non riuscirò a venire spesso qui, con i miei sarà un gran casino e non posso pretendere che sia sempre tu a fare sacrifici. Non lo so Dan, è la cosa giusta?
-Ti ho già detto  che non devi preoccuparti di nulla. Verrò da te ogni week end libero, porterò con me Katy cosi potrà vedere Brandon, devi stare tranquilla e soprattutto devi crederci anche tu-
Mi stringe forte a se, poggio la guancia sul suo petto. Sento il suo cuore che batte con il ritmo regolare e chiudendo gli occhi cerco di calmarmi. Voglio credere in lui.
-Ehm, non vorrei rovinare il momento idilliaco ma dobbiamo andare-
-Si, arrivo-
Mi sollevo sulle punte e lo bacio a fior di labbra.
-Fidati di me-
Queste sono le ultime parole che dice prima di lasciarmi andare.

Durante il viaggio in macchina con Brandon parliamo del più e del meno. Rido quando mi confessa di aver avuto paura riguardo ai documenti falsi. Entrambi abbiamo immaginato una ipotetica reazione dei nostri genitori e, cavolo, in quel momento abbiamo smesso di ridere e ci siamo guardati con sguardo terrorizzato. Non oso immaginare le parole che mi madre avrebbe potuto dirmi, ne tanto meno quelle del padre di Brandon che è uno delle persone più importanti del nostro piccolo paesino.
-Katherine, lo sai come ti chiamano da noi? La ribelle!-
-La ribelle? Stai scherzando. Non lo sono affatto. Certo, il paese mi sta stretto ma addirittura definirmi così …-
mi guarda con un ciglio alzato e uno strano sorrisetto
-Cosa?-
-Sei la ribelle di Yakima. Alcune ragazze hanno paura di te. Forse sarà per il trucco, per il tuo modo di vestire, non lo so, ma hanno paura che tu possa far loro qualcosa-
-Ma dai, non potrei far male ad una mosca, fin quando questa non viene a rompermi le scatole, ovvio.-
Liquida tutto con una alzata di spalle, alza il volume della radio e capisco che la conversazione è finita.

“La stanza è spaziosa, vedo delle grandi finestre ma da esse non entra nessun tipo di luce. L’unica fonte luminosa arriva dalle candele sparse per la stanza, che creano una strana atmosfera. Nessun rumore attorno a me, neanche quella dei miei passi. Mi guardo meglio attorno e noto un tavolo lungo dove vi è un vaso pieno di rose rosse.
Questo posto mi rende nervosa. Le mani sono sudate e le strofino sui jeans … ma non sono i jeans quelli che indosso. Un abito rosso, lungo fino ai piedi e solo in quel momento mi rendo conto di essere a piedi scalzi..
Senza motivo il respiro accelera e un movimento alle mie spalle mi fa gelare sul posto. Ho paura.
 Sento un dito scorrere lungo la spina dorsale, lento arriva fino alla nuca per poi riscendere.
Ho la pelle d’oca e la paura sembra essere svanita.

-Chi sei?-
non risponde. Sento il suo fiato sul collo e le labbra che mi baciano il collo. Il mio corpo reagisce in risposta, e ho come l’impressione di conoscere la persona a cui appartengono queste labbra.  Mi volto, sperando di vedere il suo viso, ma è avvolto nell’oscurità.
-Cosa vuoi da me?-
Nessuna risposta. Ma quando solleva appena il volto, due occhi azzurri mi fissano e il mio cuore perde un battito. Lo vedo  piegare la testa di lato e con il pollice si carezza le labbra. Quel gesto mi ricorda qualcuno … 
-Sei sicura di volerlo sapere?”

Mi sveglio di soprassalto, mi manca l’aria e sono sudata.
-Ehi stai bene?-
-Si, solo un incubo-
-Siamo arrivati, stavo giusto per svegliarti-
-Oh, di già-
Esce fuori dalla macchina, mentre io prendo un grosso respiro e cerco di regolarizzare il respiro. Che razza di sogno. Mi sento strana e quegli occhi sono sicura di averli visti, ma non ricordo dove!
-Hai intenzione di scendere o rimani li?-
Sono proprio tra le nuvole stamattina e il sogno non è di certo d’aiuto. Esco dalla macchina e mi incammino nel vialetto di casa, sembra non ci sia nessuno. Ovvio sia così, è lunedì e i miei genitori sono fuori. Ma dove diavolo ho la testa.  Entro dentro seguita da Brandon che poggia il borsone davanti l’entrata.
-Io vado, sicura di stare bene?-
-Si, sto bene. Ci vediamo domani a scuola e grazie ancora-
Esce borbottando qualcosa, non me ne curo. L’unica cosa a cui penso è che devo uscire IMMEDIATAMENTE.  da questa casa. Penso di chiamare Allie ma quando prendo il telefono il mio progetto sfuma. Leggo il messaggio in cui mi dice che è con il suo ragazzo. Bene, direi che l’unica cosa da fare è scrivere un messaggio a mamma e dirle che sono fuori per un giro.
Prendo le chiavi di casa e a piedi mi incammino per le strade della piccola cittadina. Stranamente oggi c’è il sole e voglio godermi queste giornate il più possibile. Tra un po’ l’inverno arriverà e qui è davvero tosto. Di tanto in tanto saluto qualche passante, ma il mio pensiero è a quel dannato sogno. Quel gesto del pollice sulle labbra, l’ho già visto fare a qualcun altro, ma a chi? Cerco di ricordare tutte le persone conosciute nell’ultimo periodo, ma non mi viene in mente nessuno in particolare. Dovrò cercare di dimenticarlo, è l’unica soluzione. Mentre mi ravvivo i capelli dietro la schiena, l’odore di caramello attira la mia attenzione, mmmh cornetti appena sfornati. Attraverso la strada ed entro dentro nel piccolo locale. Quando mi siedo, il cameriere viene a prendere le ordinazioni. Prendo una cioccolata calda e un cornetto. Mi guardo un po’ in giro, non sono mai stata in questo posto, strano. La cittadina non è poi cosi grande, eppure sono sicura di non aver mai visto l’insegna di questo posto, devo essermi persa qualcosa. Probabilmente ha aperto da poco e da brava asociale quale sono mi sarò persa l’inaugurazione 
Il cameriere porta quasi subito le ordinazioni, informandomi che il conto è già stato pagato.
-Cosa? E chi lo avrebbe pagato.-
-Quell’uomo seduto li in fondo-
Guardo nella direzione che mi indica e strabuzzo gli occhi. Non può essere, è un incubo. 
Lo vedo avvicinarsi, il suo passo elegante che attira gli sguardi di tutti. Avanza verso me, tiene lo sguardo puntato sul mio e mi vedo costretta ad abbassarlo. Mi mette a disagio e non sopporto questa cosa.
-Salve Katherine, disturbo?-
-Salve professore, non disturba-
Si siede di fronte a me, mentre io prendo a mescolare  la cioccolata  che è  decisamente molto interessante. Oh guarda, ha messo anche delle scaglie di cocco, amo questo locale l’ho già detto?
-Come mai non sei venuta a scuola oggi, ti aspettavo-
-Impegni-
-Impegni …  non sopporto quando i miei alunni si assentano senza un motivo valido-
-E quale sarebbe un motivo valido per lei?-
Alzo lo sguardo questa volta, lo fisso negli occhi. Rimaniamo cosi per minuti interi, fin quando lui non sorride e poggia le spalle alla sedia.
-Fammi pensare. Febbre, problemi di famiglia …-
-Chi le dice che non abbia avuto un problema in famiglia-
Spezzo il cornetto e ne porto un po’ alla bocca, i nostri sguardi rimangono ancora incatenati, fin quando non si sporge verso me, prende un pezzetto di cornetto e se lo porta alle labbra.
Non mi perdo neanche un movimento. È dannatamente sexy. Può un uomo esserlo mentre mangia? A quanto pare si
-Vedi, so riconoscere una bugia dalla verità, e tu Katherine, non sei venuta a scuola perché avevi di meglio da fare-
-Non credo siano affari che la riguardano-
-Forse si o forse no-
Il suono del suo cellulare ci interrompe, e finalmente sono libera dal suo sguardo. Quando legge il mittente lo vedo sorridere dolcemente. Sarà qualcuno a cui tiene.
-Ehi amore-
Ovvio, uno come lui non può che essere impegnato, figurarsi. Parla con dolcezza, sembra tranquillo e soprattutto, un’ altra persona.
-Saremo insieme presto, te lo prometto.  No, non puoi ancora venire qui, dobbiamo essere sicuri che il trasferimento sia definitivo. Ci  sentiamo più tardi,  ti voglio bene-
Chiude la chiamata e il sorriso da idiota lo ha ancora stampato in faccia.
-Scusami-
-Non si preoccupi, sto andando via.-
-Non hai finito la cioccolata-
-Non mi va più. Ci vediamo domani a scuola e grazie per aver pagato il conto-
Non gli do la possibilità di ricambiare il saluto, esco dal caldo confortante di quel posto e solo ora mi rendo conto che è pomeriggio inoltrato. Sono stata fuori davvero tanto e non mi sono resa conto del tempo che è passato. L’aria è decisamente più fresca e il sole è andato via. Mi stringo nella giacca e mi incammino verso casa. Ci vorrà almeno mezz’ora per arrivare, e in questo momento mi maledico per non aver preso la macchina.
Sento una macchina seguirmi e per la prima volta ho paura di stare in strada nel piccolo paese di provincia, dove la cosa peggiore che può succedere è quella di investire un animale selvatico. Lo sento rallentare e con la coda dell’occhio vedo la figura dell’auto.
Merda.
Il ronzio del finestrino che si abbassa mi fa venire i brividi.
-Katherine, sali-
Dio sia lodato, è solo LUI
-Non credo sia il caso professore-
-Io dico di si. Non mi piace saperti da sola per strada a quest’ora-
-Non è affar suo e poi non è così tardi-
-Katherine. Sali.-
Il suo tono non ammette repliche, sospiro e con mani tremanti apro la portiera dell’auto e mi siedo
-Brava. Dimmi dove devo portarti-
-Deve continuare per circa 6 km, poi troverà un incrocio e li, deve svoltare a destra-
Annuisce e riparte. Rimaniamo in silenzio tutto il tempo, nessuno osa parlare ma sento una strana tensione nell’ aria.
Ho uno strano formicolio alle mani, che sono stranamente ghiacciate. L’effetto che mi fa quest’uomo non è normale e più cerco di allontanarlo più lui fa di tutto per impedirmelo.
-Abbiamo appena passato l’incrocio, dove mi devo fermare-
-Va bene anche qui-
-Ti ho chiesto quale è casa tua-
-È quella-
indico il vialetto di casa, fortunatamente le luci sono accese. Si ferma e aspetta che esca dall'auto
-La ringrazio per il passaggio-
-Dovere. Ci vediamo domani a scuola, Katherine-
-Si, domani. Buona serata -
Esco alla velocità della luce e cerco riparo nel portico di casa ma il rumore del suo finestrino mi blocca
-Ah Katherine. Dovresti stare attenta a chi baci in discoteca-
Non faccio in tempo a immagazzinare le sue parole che lui è già andato via.
Merda. Ho baciato lui. 


1 commento:

  1. e BAM!come si molla una rivelazione bomba con nonchalance lesson n 1!e Kath,non fare la dispiaciuta adesso che non ci credo nessuno xD

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