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domenica 7 agosto 2016

Paint Me The Moon: Epilogo - Seconda ed Ultima Parte -



Buona ultima lettura. 
Grazie di cuore.. sempre. 


Pov Richard (seguito) 

Le mie mani non vogliono stare ferme, infilandosi e sfilandosi decine di volte dalle tasche dei pantaloni. Mi guardo intorno e ci sono decine di giornalisti a due metri da me che tentano di agganciarmi per le interviste. Li rimando con lo sguardo ad un momento migliore, non voglio che si avvicinino a noi. Sono turbato dal silenzio di Clay ed è tutto ciò su cui voglio concentrarmi adesso.
Mi costa dannatamente tanto starmene zitto ad aspettare che dica qualcosa, ma ho anche una fottuta paura del momento in cui lo farà.
E' raccolta in un abbraccio di se stessa, per non permettere a qualcosa di raggiungerla.
Fissa intensamente il dipinto che si erge davanti a lei.
Bisbiglia qualcosa, e mi prende il panico quando mi arrivano le parole colpo basso, sbuffate.
Ma all'improvviso si volta a guardarmi e continuo a ripetermi che nulla vale quanto la sua presenza. Il verde dei suoi occhi è astratto e lucido. Gli zigomi si arrossano e il suo respiro diventa nervoso. Si strofina la gola con le dita, come se massaggiasse quel grosso groppo che la blocca.
 <<Perché fai sembrare le cose così facili? Se era la mia opinione che cercavi, non posso aiutarti!>>
<<Lo so>>. Si che lo so.
Sento il mio viso illuminarsi di quel calore che speravo di provare, ogni muscolo si rilassa riempiendosi di vita.
Sapevo che non avrei ottenuto lo stesso da questa mostra senza di lei. Sarebbe stato un evento londinese come tanti.
<<Che ci faccio qui?>>
<<Desidero solo sapere a cosa pensi vendendo tutto questo>>
Scuote la testa irritata.
<<Io non... beh, ti guardo e vedo lo stesso entusiasmo di sei mesi fa, la voglia di fare e la stessa caparbietà. Ma vedo ancora il ragazzo che mi ha lasciata andare in mezzo ad una strada, senza voltarsi, senza confidarmi i suoi pensieri e senza le palle per confessarmi una scelta che riguardava entrambi! Come al solito, grandi gesti istintivi e niente conseguenze per te!>>
Sorrido ed annuisco. Vorrei penderla in braccio e baciarla nonostante l'abbia fatta incazzare.
<<E spiegami perché cazzo continui a sorridere! Perché fai così?>>
<<Perché mi ami come io amo te>>, le sollevo il mento con una carezza leggera.
<<E che risposta è? Hai deciso di farmi impazzire?>>
<<No, per l'amor del cielo, non più. Io so cosa manca, ed è il motivo per cui ti ho fatta venire fin qui.>>
Senza dire una parola, le porgo la mano.
<<Vieni, c'è ancora una cosa che devo farti vedere.>>
Trattiene il respiro, improvvisamente conscia delle persone intorno a noi. Esita quando intreccia le sue dita umide alle mie.
Mi sembra di tenerla interamente nella mano, di legarla a me per sempre.
La tensione dentro di me monta alla stessa velocità dei miei passi. Ci fermiamo davanti ad un grande telo bianco, verso la fine del corridoio. Una parte della sala ancora non illuminata e Clay rimane immobile, ancora col respiro trattenuto. Bellissima e impaurita.
Mi volto battendo le mani e mi schiarisco la voce prima di parlare alla folla che anima il Vernissage.
<<Signori, scusate se attiro così la vostra attenzione. Avvicinatevi, prego!>>
Mio padre fa da guida agli esponenti più influenti, facendoli sostare nel punto cui avevo loro assegnato. Lo scopo è quello di far valutare il dipinto dall'angolazione giusta.
Con uno schiocco delle dita verso Holland, faccio illuminare fiocamente il drappo che ricopre l'unica tela originale presente nella sala. L'unico pezzo che ho realizzato quì a Londra, la notte in cui ho pianto. La notte in cui ho pianto e dipinto.
Con l'affanno di chi ha scalato di corsa una collina o le scale di un palazzo di cinque piani, mi volto verso Clay guardandola con insistenza e in silenzio. L'ansia e la curiosità si fondono sul suo volto ed io mi emoziono:
<<Chiedimelo di nuovo. Chiedimelo ancora Clay.>>, le sistemo i capelli dietro l'orecchio fissandole la mandibola in tensione.
<<Ricordi l'ultimo pastello che mi avevi dato? Ricordi cosa avevi sempre desiderato vedere nei miei dipinti?>>
<<Si...>>, sussurra.
Riporto lo sguardo sui suoi occhi, cercando di spiegarle il senso di tutto questo.
<<L'ultimo che mi avevi messo in tasca, quello..>>
<<...bianco>>, in perfetto unisono.
Clay sorride, ma le lacrime hanno la meglio.
<<Chiedimelo Clay, dimmi cosa vuoi vedere. Cosa vuoi che faccia?>>
Riesco a leggere sul suo viso l'onda che la travolge, una promessa mantenuta. Il coraggio di perdonarmi.
<<...Dipingimi la luna>>
Senza smettere di fissare quegli sconfinati occhi verdi, sollevo la mano e il telo scivola ai piedi di Clay.
La tela è retroilluminata e coglie tutte le sfumature argentee che avevo applicato al riflesso sull'acqua. L'enorme palla bianca appare sovradimenzionata rispetto allo sfondo alberato che le fa da cornice. Si mostra in tutta la sua piena bellezza, abbagliando anche i volti di chi la osserva.
La Luna che Clay aveva tentato di farmi dipingere, alla fine è venuta a cercarmi nella notte più buia della mia vita. Quando credevo di non avere speranze per un momento come questo con lei.
Eppure da tanto tormento, quella notte ne è venuta fuori una fotografia di pura quiete, un posto surreale e pacifico, dove la Luna sembra nascere dalla terra in prossimità di un'alba invece che di un tramonto. Apparenti strati di ghiaccio tutto intorno ricoprono quello che esiste al di sotto. Una cascata d'argento è solo acqua che sgorga pura, a battezzare un evento raro. Un luogo suggestivo dove anche l'impossibile diventa reale, come quello in cui mi sento in questo istante, con Clay accanto a me.
Si poggia sul mio fianco e mi prende la mano per stringerla con forza.
Nonostante il mio cuore batta ad un ritmo disumano, le chiedo se va tutto bene.
Con l'altra mano davanti ad una bocca spalancata, tenta invano di parlare, sibilando: <<Credo di si>>.
Sorrido e infischiandomene delle decine di persone dietro di noi, la bacio intensamente, senza alcuna riserva, sbilanciandomi apertamente.
Anche staccarsi per parlarle mi fa male: <<Ogni istante passato con te fa parte della mia storia, della mia vita. Non posso dimenticare le parole che ci siamo detti, i sorrisi, le angosce, i dolori fisici e le gelosie. Le nostre cene, le birre sulla terrazza e i sogni di notte. Non dimentico le promesse, neanche quelle fatte in silenzio, mentre ti lasciavo andar via. Per questo e per tutto quello che hai odiato di me, ti chiedo perdono Clay. Perdona la mia assenza.>>
Mi travolge. Le sue mani tra i capelli e le sue labbra sugli occhi, la fronte, le guance. Inattesa.
<<Tutto questo casino per una Luna piena Richard?>> strofina il viso contro il mio, sussurrando e sorridendo.
<<Non ti piace?>>
<<Si, volevo che dipingessi la Luna. Mi piace.>>
Le mie dita accarezzano il suo viso e le mie labbra la cercano di nuovo.
Un'improvvisa ondata di applausi ci coglie di sorpresa. Ci voltiamo un po spaventati e cedo brevemente all'imbarazzo, con Clay che scivola piano dietro le mie spalle.
Gli sguardi dei presenti sono rivolti al dipinto e gran parte degli applausi sono proprio per la tela. Mio padre si avvicina in fretta, rimanendo al fianco di Clay quando critici e giornalisti mi raggiungono in calca per monopolizzarmi.
<<Sig. Pattinson, si tenga libero per la rassegna stampa di domani. Probabilmente ci sarà molto da leggere.>>
<<Grazie Sig. Shawn>>
<<Richard, caro, ho chiesto ad Holland di richiedere la certificazione per questa settimana. Ho già staccato l'assegno per il dipinto rosso. Voglio averlo in casa al più presto!>>
<<Sig.ra Brady, non so come ringraziarla. Me ne occuperò personalmente, non si preoccupi>>
<<Talentuoso, bello ed anche romantico! Sig. Pattinson lei è sorprendente. Perchè non riconsidera la carriera di architetto? Ho un paio di proposte locali su cui potremmo discutere>>
<<Sono lusingato Mister Maharidi ma la mia permanenza a Londra sta per concludersi. Torno a casa finalmente.>>
<<Ah, pensavo ti fossi ristabilito quì.>>
<<Beh, no, ho appena comprato casa a Baton Rouge.>>
<<Allora non hai smesso di fare il girovago?>>
<<Non credo di poter smettere, ma almeno questa volta avrò una meta e una compagna di viaggio.>>
<<Buon ritorno a casa, allora>>.
Già.
<<Spero che la Louisiana ti sia ancora d'ispirazione caro Richard!>>
<<Mr. Ravinsky, grazie per essere venuto alla mostra. E' stata una sfida enorme per me e sono pronto ad espormi al suo giudizio. Qualunque esso sia>>. Mi chino con le mani giunte in un saluto reverenziale.
<<Dovresti metterti subito a lavoro, diciamo per... l'inizio dell'estate. Apriremo il Vernissage a New Orleans. Stammi bene>>.
Con una pacca sulla spalla e un'espressione sarcastica, osservo uno dei più importanti esponenti dell'Arte contemporanea lasciarmi con la bocca aperta e la faccia da coglione.
Proprio quando due braccia sottili mi avvolgono la vita e la mano di mio padre mi scompiglia la testa.
Il respiro della mia piccola Claire, che da sotto il mio abbraccio osserva il dipinto, è ancora agitato. Le sorrido mentre ci allontaniamo dalla Luna dipinta.
La stringo e lei resta aggrappata a me fino a quando raggiungiamo un piccolo angolo buffet privato solo per i familiari.
Sciolgo l'abbraccio per poterle prendere qualcosa da bere, ma tiene salda la mano nella mia e mi sussurra: <<Aspetta>>, ancora confusa e sopraffatta.
<<Hey, stai bene?>>, me la avvolgo sul petto e respiro il profumo dei suoi capelli fino in profondità, finchè riesco a incamerare aria.
<<Non ho proprio idea di come sto. Vorrei arrabbiarmi, saltare di gioia, comprare la tua Luna, schiaffeggiarti, baciarti, mangiare e togliermi questi insopportabili tacchi!>>
Scoppio in una risata fragorosa e colgo l'occasione per accontentarla su una delle cose che ha detto. La bacio prima per gioco, poi con dolcezza e infine con passione. Accesa e stuzzicante passione che ha uno strano retrogusto malinconico. Mi è mancata dolorosamente.
<<Scusami ancora>>
<<Richard, basta. Sul serio. Voglio dire, ci sono scuse appese ovunque. Sei assolutamente e totalmente perdonato se la cosa non ti fosse ancora chiara. Anzi, ti dirò di più: Sono io che ti devo le mie scuse. Non avrei dovuto decidere per te. E' stato meschino e sleale.>>
<<Io rivolevo i miei genitori, la mia famiglia. Ma non ne avevo il coraggio e mi faceva comodo. Perciò, credo che entrambi abbiamo affrontato le nostre personali conseguenze e se mi dici che la parte più difficile è superata, sono felice di voler guardare avanti. Insieme a te.>>
Annuisce senza fiatare.
<<Non ho mai apprezzato tanto il freddo, la pioggia e la strada come l'altra notte davanti al The Page, perchè cacciarmi nuovamente in quelle condizioni voleva dire far funzionare di nuovo questa cosa. Io e te.>>
Preme il viso contro il mio petto e tutto ciò che provo per lei si addensa nel sottilissimo spazio fra me e Clay.
Chiudo gli occhi nella penombra e la cullo, bisbigliandole continuamente che è tutta la mia sconclusionata vita.
<<Ti prendo qualcosa da bere prima che le tue gambe cedano...>>
Le lascio un bacio delicato sul naso, sulla fronte e mi volto per prenderle del pregiato spumante italiano che ho richiesto per l'occasione.
Si acciglia, senza capire a cosa mi riferisca. <<Il tuo ego sta diventanto smisurato se credi che svenga per così poco.. >>, mi scruta sarcastica.
Le porgo il suo flute mentre tintinna all'unisono col mio. <<No, non così poco...>>.
Tra tutte le mete che ho raggiunto grazie alla terapia della Dottoressa Tracy, sedermi ed avere quella consumante conversazione con il padre di Clay, spiegargli le mie intenzioni e chiarire i miei progetti, mi ha fatto provare il salto nel vuoto. Quel passo che metti avanti all'altro, sperando di aver indovinato il punto esatto dove il pavimento ti terrà e non cederà.
E come in ogni buon confronto, alla fine scopri di avere in comune molto più dell'amore di una donna, tanto piccola da avere bisogno di entrambi e tanto grande da averci nonostante tutto.
<<Vedo che hai mantenuto la promessa di impegnarti Richard. Diciamo che ne è valsa la pena! >>, una voce prorompe.
Senza voltarmi, ridacchio passandomi la lingua tra i denti. Ora più teso di prima. 
Clay si pietrifica alla vista di suo padre. 
<<Per un attimo ho temuto che arrivassi troppo tardi Carl!>>.
<<Odio passare il Capodanno lontano dalla famiglia, ma ho l'altra metà qui e darei tutto per lei.>>. Con un cenno delle dita mi intima a sciogliere l'abbraccio che tiene in piedi una Clay ammutolita. 
<<Papà...>>. Lo sguardo che Clay rivolge a suo padre è ricambiato con la stessa dolcezza, ed entrambi si abbracciano. 
<<Claire>>
Arretro rispettosamente. 
<<Ma tu eri. Che ci fai qui? Come hai fatto a..?>>. Lo sguardo di Clay rimbalza confuso da me a lui.
<<La precisione con cui il tuo ragazzo ha curato ogni dettaglio di questa..cosa>>, abbozza una smorfia di terrore <<lascia perplesso anche me piccola, giuro!>>
<<Richard...>>
<<Ascolta, dicono che se devi farlo. Devi farlo bene. Mio nonno era un tipo abbastanza tradizionalista e avrebbe sicuramente voluto che facessi le cose in grande.>>
<<Richard>>
<<Tuo padre ed io abbiamo parlato a lungo. Ci siamo trovati bene.>>
<<Richard>>, la voce le si spezza mentre fisso suo padre e fletto il ginocchio destro.
<<Così, riflettendo sulla casa, su tutta questa storia. Tu sei qui, hai assistito a tutto. Hai detto che mi perdoni. L'ho sentito sai?>>
Il suo sguardo cade giù, proprio dove sono ora inginocchiato. Davanti a lei. 
<<Mio padre e mia madre stanno probabilmente spiando dietro quel paravento e la nonna potrebbe restarci secca se mi vedesse adesso...dico solo che..>>
Cristo. Non tremare bello. Non ora. 
<<Claire Morris. Dico solo questo: Non voglio che tu sia la mia ragazza o la mia compagna, voglio che tu sia me perché ti sto dando tutto me stesso.
E posso chiamarlo in qualsiasi modo, ma se voglio che tu lo riconosca allora è amore. Io ti amo Claire, cosi tanto che non esiste rimedio, se non farmi vivere accanto a te per sempre>>
Il padre di Claire arretra mentre si stropiccia la barba visibilmente commosso. Cazzo se fa pungere gli occhi questa cosa.
<<Prenderesti in considerazione l'idea di diventare mia moglie?>>
Lo ammetto. 
Non vedo nulla oltre lei. 
Non c'è assolutamente nulla intorno. 
Mi viene quasi da ridere mentre guardo lei scoppiare a piangere. Mi sento anche un po cretino, ma come fai a non volerla per sempre? Guardala coglione, ti ama e se dirà di si sarà tua per sempre. 
<<Si.>>
Con occhi lucidi infilo le dita dentro la tasca interna della giacca. Tiro fuori il piccolo cofanetto di raso nero.
Lo apro rivelando la mia piccola luna di diamante. 
Lo apro rivelando quanto sia perfetta per questo.
Quanto sia perfetta mentre sorride e lascia che le infili l'anello. 
Dio se è perfetta mentre mi bacia così. 


POV CLAY. -20 Aprile 2040-

<<Da quando avete trasferito tutte le tue cose da Lynn, non venite più a trovarci così spesso.>>
<<Mamma è casa nostra adesso. E "così spesso" per te è "ogni giorno". Lo sai che con il The Page e la Mostra non riusciamo neanche a dedicarci al matrimonio.>>
<<Richard, solo tu potevi riuscire a comprare quel loft dai genitori di Lynn. Non lo avrebbero mollato a nessunaltro. >>
<<Lily lo sai, se mi innamoro di qualcosa difficilmente la lascio andare>>.
<<Oh si, lo abbiamo notato>>, mia madre non riesce ad evitare di ruotare gli occhi. Colpa anche dello sguardo affascinante e convincente di Richard. <<Non dovreste evitarvi prima delle nozze voi due?>>
<<Lily dai, lasciali in pace. Mancano ancora due mesi.>>
Albert le cinge le spalle con fare amorevole mentre ci fa segno di non darle retta. 
Passo un'ultima scatola a Richard che la sistema con architettonica perfezione nel retro del Suv. 
Batto la polvere dalle mani prima di dare un bacio a Mamma ed Albert. 
<<Ci vediamo domani.>>
<<Si, come l'ultima volta>>

Non riesco a smettere di fissare Richard che guida lungo la statale che costeggia il Municipal Dock in totale relax. Bacio il suo bicipite sollevando di poco la sua tshirt. 
Fa davvero caldo e siamo solo ad Aprile. 
<<Amore?>>
<<Dimmi>>
<<Facciamo due passi?>>
Si volta sorridendomi da dietro le dita che sfrega distratto sulle labbra. Il gomito poggiato al finestrino. 
Piega la testa come se fosse la cosa più divertente che gli avessi mai chiesto di fare. 
Infila il Suv nel parcheggio sulla strada e in un'istante raggiungiamo una delle balconate a due posti. 
Ci fermiamo ad osservare divertiti la gente sotto di noi. Qualcuno studia, altri si godono il panorama del Mississippi. 
Poi, non ce ne curiamo più e sento le mani calde di Richard attorno al mio corpo. Un fremito mi ricorda che stamattina non abbiamo avuto il tempo di approfondire il rituale della doccia tropicale. Mi lascio trasportare dalla sensazione di elettricità che non ci abbandona mai. Viviamo insieme, tra due mesi ci sposeremo, Richard lavora tantissimo e fa quello che ama. I miei ritmi al The Page sono sempre stimolanti e Lynn e Ryan sono la divertente costante del nostro tempo libero. O quasi. 
<<Richard...>>
<<Mh...>> inspira tra i miei ricci, tornati gloriosamente rossi. 
<<Credi che cambierà qualcosa?>>. La mia domanda lo fa trasalire, interrompendo il viaggio intrapreso dalle sue labbra sul mio collo. 
<<Cosa intendi?>>
<<...Voglio dire..sposarci>>.
I miei fianchi scivolano tra le sue mani facendomi voltare in un secondo. 
Esita prima di parlare. I suoi occhi si assottigliano, mi osserva con cautela. E' bellissimo. 
<<Voglio sposarti perché siamo fatti per stare insieme e non è certo un passo obbligato. Non sposiamo l'istituzione, non è più nemmeno un'istituzione. Ci sposiamo perché siamo io e te. Perché voglio vederti venire verso di me, in abito bianco o rosso fuoco per quel che mi riguarda, e sapere che siamo li esattamente per lo stesso motivo, con la medesima voglia di rimanere soltanto io e te. Perciò, non credo che cambierà qualcosa. Anche senza il matrimonio, saresti mia moglie comunque.>>
Sollevo il suo palmo e lo tengo fermo sul cuore. 
<<Allora, prometto qui e adesso di restare quella che non voleva che la strada fosse la tua casa, che non sopportava che perdessi la vera strada di casa e che sognava di diventare il posto che avresti finalmente chiamato casa.>>
Le sue labbra si schiudono sulle mie emettendo un lento e lungo sospiro. 
Ritrovo la stessa urgenza, la stessa paura e lo stesso incontenibile desiderio di tenermi con se come la notte di Capodanno, quando fuori dal The Page mi chiedeva di tornare ad essere di nuovo noi. Mi aveva circondato con le braccia, mi aveva tenuta stretta e mi aveva baciata quasi a farmi male. 
Aveva avuto il coraggio di affrontarmi facendo persino l'amore quasi a farmi male. 
Anche senza Londra, la Mostra, la Luna e il matrimonio, l'avrei seguito per sempre.
"Going back to the corner where i first saw you...",e sulle note di questa vecchia canzone la sua voce di seta scivola fino al mio cuore. 


" C'era una volta, nel 2040...
una donna,
un uomo che amava questa donna,
un raggio di sole che, insistente, illuminava le loro anime
e una Luna dipinta... " 

La Luna dipinta da Richard




Il Municipal Dock

5 commenti:

  1. Di solito preferisco aspettare un po' di tempo per ricompormi, lasciar sedimentare quello che ho letto e poi infine commentare con più calma e lucidità (più o meno) ma stavolta farlo a caldo in qualche modo mi sembra più adatto ...e cazzo mi hai davvero distrutta!Penso di non aver avuto gli occhi asciutti nemmeno per un attimo, nemmeno mentre sorridevo come un ebete davanti alla loro dolcezza e alla forza del loro amore così travolgente. Per quanto mi dispiaccia lasciarli andare perché ormai li sento come se fossero reali, è una conclusione perfetta.

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  2. Eccomi qui con il cuore pieno di GIOIA ma anche colmo di TRISTEZZA perché qui finisce questo fantastico PaintMondo!!! Ho AMATO questa storia dall'inizio ho riletto più volte!!! Avrei voluto non finisse mai perché ogni parola scritta da TE Sun1600 mi ha colpita nel profondo!!! FINALE PERFETTO NON SCONTATO IL LORO AMORE RESTERÀ SEMPRE NEL MIO CUORE!!! Non voglio e non posso mettere la parola FINE a PAINT!!! Passerò i miei momenti di PaintNostalgia a rileggere ogni singola parola di questa BELLISSIMA STORIA D'AMORE!!! Ho usato la mia PaintMaglietta per raccogliere tutte le mie lacrime!!! POSSO SOLO DIRTI GRAZIE PER AVERMI FATTO VIVERE QUESTO SOGNO!!!

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  3. AMORINO MIO!!! GRAZIE A TE che hai reso VERA e hai CONDIVISO questa STUPENDA STORIA!!! Hai dato modo a me di VIVERE LEGGENDO UN'AMORE UNICO quello sempre cercato e DESIDERATO!!! Ho riletto di nuovo questo STUPENDO CAPITOLO!!! Hai CREATO UN VERO MERAVIGLIOSO CAPOLAVORO!!! INFINITE GRAZIEEE!!! ❤️❤️❤️

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