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martedì 4 dicembre 2012

Paint Me The Moon: Capitolo 12


Non voglio farvi perdere un minuto di più...
Iniziamo a sbrogliare un po questa matassa prima che inizi il lancio dei pomodori marci, ma ci tengo a precisare che la storia è già sviluppata nei minimi dettagli nella mia testa da una vita ormai e a volte trovo difficile cercare di non svelarvi troppo.... 
Buona Lettura....e GRAZIE! A tutti quelli che non si sono ancora annoiati... 
Sun <3 

Agg: 16:20- Sorry , avevo dimenticando di postare i disegni di Mistery Man!





*Hey piccola Multicolor, scusami se ti scrivo a quest'ora tarda della notte ma almeno sono sicura che domattina leggerai presto. Passerò la mattinata con Papà visto che è l'ultimo giorno prima che riparta per la Germania, ti prego tienimi informata sulla situazione al The Page e chiamami per qualsiasi cosa tu abbia bisogno, okay? Ti devo un favore, ti voglio bene. Clay*
Rimetto in borsa il tab ed entro in casa convinta di trovare mia madre già rinchiusa in camera sua, sepolta dal peso dei segreti che condivide con mio padre.
Mi sbagliavo. Quando sbircio nell'ambiente unico, la trovo rannicchiata sul divano a mangiucchiarsi le unghie, guardando un reportage su un canale satellitare. Si volta immediatamente appena mi sente rincasare e si solleva di scatto per venirmi incontro. La trovo particolarmente agitata. 
Lascio cadere la borsa sul ripiano e mi blocco a fissarla con uno sguardo più che severo. 
<<Clay, tesoro....possiamo parlare?>>
<<Direi che è il minimo... mamma>> rispondo secca, d'un fiato.


<<Ti va se ci facciamo... una cioccolata calda? un po di latte e miele ? Stai tremando per il freddo...perchè non hai preso anche la sciarpa?>> sospiro cercando di affievolire quel senso di tensione che si fa più spesso ad ogni suo tentativo di abbatterlo. <<Un po di latte..>> sussurro e annuisco abbassando il viso. Mi tolgo il cappotto ed il cappello e mentre mia madre si impegna subito nella preparazione, mi appallottolo in un angolo del divano guardando con finto interesse l'argomento in Tv. Decisamente angoscioso come tema per questa serata già difficile di suo, parlano di persone scomparse. 
<<Puoi cambiare canale o spegnerla.. arrivo subito>> si avvolge i lembi del cardigan sul petto, poi afferra il vassoio poggiandolo sul tavolino basso, rivestito in tessuto, davanti al divano. 
Quando mi porge una delle tazze, ha già in mano la sua e porta una gamba sotto il suo corpo sedendosi accanto a me con il volto improvvisamente cupo. 
<<Preferisci..farmi delle domande...?>> dice mentre soffia sui bordi fumanti. Passo la tazza da una mano all'altra scaldandole ad intermittenza. Sì, Mamma un milione almeno.
<<Mamma...voglio sapere tutto..va bene prendersi del tempo, va bene parlarne con calma ma...vorrei essere messa al corrente di cosa sta succedendo.. e cosa centrano questi benedetti libri che mi è assurdamente vietato leggere? >> poggio la tazza sul tavolino improvvisamente colta da una leggera nausea. Gli occhi sbarrati, me li sento e non posso smettere di sentirmi a disagio. Mamma deglutisce guardando prima dentro la tazza, poi me.
<<Ho scritto un articolo, qualche mese fa...con uno pseudonimo e l'ho pubblicato su un WebBlog di News dal mondo. Un articolo su una scomparsa avvenuta tre anni fa. La famiglia, che sta seguendo in maniera peculiare le ricerche, tiene..sotto osservazione, diciamo così, chiunque ne parli. Per avere indizi o poter seguire una qualsiasi pista. Il fatto di aver usato appunto uno pseudonimo ha incuriosito probabilmente qualcuno.>>
<<Perchè hai usato uno pseudonimo.. e chi è questa persona scomparsa?>> mi acciglio e gesticolo cercando di trovare un nesso alle parole e al discorso. 
<<Perchè sono una freelance e a volte i freelance lo fanno, la scomparsa di una persona è sempre una cosa delicata, ho semplicemente chiesto aiuto, ho semplicemente esteso il raggio di ricerca.. non ho fatto nulla di male, non ho aggiunto fatti e non ho alcun tipo di novità al riguardo.. solo che trattandosi di gente coi soldi, molto conosciuta...la cosa diventa una questione nazionale. Tuo padre lo ha saputo e da ex-avvocato..mi ha bacchettata tutto quì>> la mano aperta sulla fronte e lo smarrimento mi fanno capire che non è tutto qui.
<<Mamma.....cosa c'entra questo con te? Con i libri.. perchè avete parlato di me.. perchè Papà ha detto che devo sapere.. perché non mi dici tutto?>> gesticolo esasperata, come se la cosa non fosse già abbastanza incasinata. Mi guarda dritto puntando agli occhi.
<<Clay, una madre cerca sempre di difendere e proteggere i propri figli da tutto, situazioni difficili da capire comprese. Sei una donna ormai.. e il fatto di nasconderti determinate cose non fa di me una madre orgogliosa, questo voglio che tu lo sappia. Dimentica la storia dei libri... vuoi leggerli? Fai pure.. Lo hai fatto! Con o senza il mio permesso..>>
<<Infatti! Sei sempre stata esageratamente severa ed estrema quando scoprivi che ti mentivo su un dannato libro e adesso pretendi che io non batta ciglio dopo l'assurda e francamente scioccante conversazione che sento fra te e Papà? Si è vero con Mamma e Papà non si discute ma voglio credere che si possa giocare ad armi pari quando si tratta di bugie o verità>> si blocca un istante, continuando a guardarmi. Mi spezza il cuore vederla così in difficoltà, combattuta e frustrata ma io ho bisogno di sapere e lei non ha il diritto di nascondermi cose che appartengono anche a me.
<<Anni fa sono stata denunciata. Per diffamazione. Tuo padre mi ha difesa, era il mio avvocato...stiamo...sta pagando il risarcimento. La causa è stata persa. Mi hanno coinvolta, non ho mai avuto a che fare con le accuse, non avevo scritto io quell'articolo. Ma sono stata...messa in mezzo e questo ha fatto di me una giornalista poco..credibile. O almeno lo ero fino a qualche tempo fa. Adesso i miei articoli hanno successo e continuo a fare quello che ho sempre amato disperatamente e che ho sempre fatto con correttezza e rispetto. Sto pagando per delle azioni illegali commesse da altre persone. Se mi espongo troppo, il mio precedente mi mette nei guai...ecco perchè tuo padre si preoccupa se mi introduco in certi ambiti....>> le lacrime di mia madre accompagnano un tono netto, cristallino e sincero. A me invece crolla l'intero mondo addosso.
<<Sei stata....arrestata?>> bisbiglio sconvolta con nessuna espressione in volto.
<<Non io. La pena è stata commutata in una multa per risarcimento...molto grossa>> sussurra appena le ultime parole.
<<E la sta pagando..... Papà?....>> ho la gola secca, non riesco neanche a deglutire o prendere aria per ossigenare il cervello.
<<Si è sobbarcato una grossa fetta........>> si asciuga le lacrime e poggia la tazza dentro cui traballa il liquido bianco ormai freddo. Rimane col volto rigato, guarda in basso e poi si volta con lo sguardo affranto. <<Mi dispiace. Avrei dovuto parlartene appena saresti stata in grado di capire. Non ho nulla di cui vergognarmi, sentirmi in colpa o pentirmi per il resto della vita perchè le accuse non erano per me, ma la mia vita è stata investita da un treno in corsa e ha fatto così male che ho voluto chiudere ogni cosa in un posto così lontano della mia mente da non raggiungerti. Ti ho delusa, lo so. Mi vergogno si, mi sento in colpa e mi pentirò per il resto della mia vita.. ma solo di avertelo tenuto nascosto...non sapevo quale fosse il momento giusto, non sapevo neanche se esistesse un momento giusto per raccontarti tutto>>
<<....Cosa centrano i libri mamma...?>> deglutisco con fatica immensa. Mi costa parecchio continuare a spremerla in questo stato. Vorrei che mi gettasse tutto addosso adesso, così che io possa capire come cazzo fare a riguardare la mia vita da zero con un paio di occhi nuovi. Ho quasi paura della risposta e non so perché. 
<<...I libri ricordano in pieno quel periodo, io ne ero totalmente dipendente. Lo sarò sempre, perchè mi hanno dato tanto, tutto. Mi hanno ispirata, rinnovata, mi hanno dato gioia, adrenalina, emozioni così forti da non riconoscerle, sognavo con i protagonisti e ai miei tempi, la loro storia d'amore era vista un livello poco sopra il paradiso. Non c'era twihard, così ci chiamavano, che non avesse legato un pezzo di se alle radici di quell'immenso albero chiamato The Twilight Saga. Forti, profonde, indistricabili, proprio come recitava il libro.."Per Sempre">> quando porta entrambe le mani sul viso, mia madre si lascia andare ad un pianto che la consuma. Rimango ferma ad osservarla per pochi secondi. Le sue ultime parole non fanno che descrivermi com'è sempre stata lei, appassionata, agguerrita, indipendente come le sue idee e forte come la verità. Mi avvicino lentamente e la abbraccio. <<Mi dispiace Clay, mi dispiace.....la mia vita ha incasinato tuo padre.. e adesso lo sta facendo con te... credevo fosse giusto tenerti fuori da tutto>>. Continuo ad abbracciarla ma non posso che sentirmi ferita dalla sua mancanza di sincerità. Una cosa così grossa, di questa portata, tenuta all'oscuro di tutto. Per tutti questi anni. 
Forse ha ragione, non so se avrei capito, se fossi stata più ragazzina. Non so se è questo il momento giusto. Non so più nulla. Le mie certezze stanno pian piano lasciando il passo ad altre milioni di domande e all'insicurezza. Che posto ho io in tutto questo? Come può questa storia essere alla base della separazione dei miei genitori?
Dio, non ce la faccio più. Avrei voglia di urlare, correre e seppellirmi sotto strati di silenzio, o dormire per settimane intere, svegliarmi e scoprire che ho avuto solo un assurdo incubo.
E' mia madre a staccarsi dall'abbraccio e ad accarezzarmi i capelli. <<Tu non centri con tutta questa storia, noi ti amiamo e ti ameremo sempre. Questo devi tenerlo al centro di ogni tuo riferimento Clay...questa storia ha sempre avuto a che fare solo e soltanto con me. E' una parte che desidero rimanga ancorata al passato e che torni a galla il meno possibile. Non deve ostacolarti ne confondere i tuoi principi, quelli che io e tuo padre ti abbiamo insegnato e che ti hanno resa la ragazza splendida che sei oggi.>>
Si asciuga il viso e i suoi occhi color salvia brillano anche nella penombra dei faretti al led, programmate per sfumare d'intensità automaticamente col passare delle ore. Si alza e va a recuperare dei fazzoletti. 
Quando torna a sedersi da me sembra più calma, poggia la mano sulla mia gamba e mi sorride lievemente.
<<Credi che non sappia come ti senti adesso? Credi che non riesca a leggere quanto sei smarrita in questo momento? E' proprio quello sguardo che ho evitato per tutti questi anni, perché non sopporto che la serenità che ci siamo costruite con tanta fatica senza Papà venga spazzata via dal mio passato che non ha nulla a che fare con te>> sospira con lo sguardo perso <<Dì qualcosa Clay.. ti prego.>>
La guardo negli occhi perché non so cosa dire.
<<Ho bisogno di tempo mamma...mi dispiace, non so come tu abbia fatto a sopportare tutto questo pur non avendo colpe. Mi vedo piombare addosso questa storia e questa parte di te così dal nulla...so che sei una persona che si è sempre battuta per le giuste cose, che ha dato sempre il suo parere neutrale...so che sei sempre stata combattiva e hai cresciuto me con la stessa forza e indipendenza...>> sorrido amaramente <<potrei quasi dire che non mi sorprende..>>. 
<<Adesso che sai tutto...è bene che affrontiamo insieme l'argomento tutte le volte che ne hai bisogno Clay...>>
<<Dammi del tempo....vado a letto adesso..sono davvero stravolta...ho bisogno di stare un po...da sola per pensare>>
Storce le labbra, mi da un bacio veloce in fronte e una carezza ai ricci ribelli e poi si solleva. 
<<Lo so....vado a letto allora....chiamami se hai bisogno di qualcosa..>> si volta per guardarmi con apprensione un ultima volta prima di salire su per le scale. 
Assurdo. Pazzesco. Mia madre denunciata. Mio padre era il suo avvocato. Sapevo si fossero conosciuti in tribunale ma mi avevano detto per via del lavoro di mamma. Bugie. 
Sono così stanca che in questo momento qualsiasi pensiero che riguardi loro mi suscita solo rabbia e frustrazione. Mi sollevo per prendere al volo un analgesico e un po d'acqua e salgo su per le scale infilandomi velocemente in camera mia, la porta chiusa dietro le mie spalle. Il mondo fuori. Ho bisogno di silenzio. 
Sotto le coperte, inspiegabilmente, mi ritrovo con Eclipse in mano e la pagina che ho davanti mi mostra la scritta "Capitolo 22 Fuoco e Ghiaccio".

** 

<<Claire, tesoro....stai girando quel cucchiaino da esattamente 14 minuti...quando ti sei fermata alla parola "risarcimento" ...... ti prego parliamo ancora amore, hai diritto a delle spiegazioni e non potevo affrontarle con te senza prima interpellare tua madre, la circostanza ha fatto si che tutto venisse a galla e non ti nascondo che la cosa mi solleva...per quanto tu adesso ti senta...persa>> sull'ultima parola la voce di mio padre si incrina inevitabilmente. 
Non c'è dubbio che i miei genitori capiscano esattamente come mi senta, persa, confusa e smarrita. Eppure dentro di me so perfettamente che in questo momento, proprio loro, sono le due persone meno adatte a darmi il sostegno utile a poter elaborare tutto questo gran casino. 
<<Papà....non ce la faccio...l'ho detto alla mamma e lo ripeto anche a te... ho bisogno di tempo.. e il fatto che sia saltata fuori tutta questa storia, per caso, adesso che tu vai via.. non fa che tormentarmi...>>. Mio padre spalanca gli occhi e poi la sua espressione crolla sotto il peso delle mie parole così dirette e tristi. 
<<Non parto.>>
<<Non puoi rimanere quì Papà, hai le lezioni e Jordan.. ti prego.. vedrai che con la mamma cercherò di fare più luce possibile.. anche se...>> non voglio piangere, non voglio piangere. Ma cazzo mi mancherà tantissimo, ho bisogno di chiarezza. 
Si solleva dal tavolo di scatto e mi porge la mano, mi sorride e rimane in silenzio in attesa che lo segua. 
<<Usciamo...portami dove vuoi, vorrei comprare qualcosa di carino per Jordan...>> sollevo gli occhi lucidi e sorrido debolmente. Forse è meglio. Devo poter passare queste ore con mio padre nel migliore dei modi se non voglio starci più male. 
Passiamo tutta la mattinata in centro, gironzolando per negozi da Chocollage al Cortana Mall, un enorme centro commerciale dove mio padre ha fatto colpo su almeno una ventina di commesse tutte disposte anche ad una visita guidata dell'intera superficie, percheggi compresi. I suoi occhi sono magnetici, lo so bene, me ne sono innamorata la prima volta a 4 anni. Tra una distrazione e l'altra abbiamo parlato ancora senza approfondire molto  in realtà. Papà mi ha raccontato che il suo senso di protezione nei confronti della mamma non si è mai affievolito e che dopo tutto quello che ha dovuto passare, ha sempre cercato di darle supporto quando credeva di non valere più nulla come giornalista. L'ha aiutata, tramite amici freelance, a rifarsi un nome, anche se il merito è comunque tutto di mamma che ha saputo conquistare anche i lettori piu pigri che cestinano da tablet e dispositivi elettronici ogni spazzatura. Il modo pungente e affilato con cui esprime un parere senza sfociare nel polemico l'ha resa una tra le più quotate. Questo la rende anche riconoscibile, fosse anche all'altro capo del pianeta, così come l'ha letta proprio Papà.
Se non altro con il passare delle ore è riuscito a strapparmi anche un paio di sorrisi e farmi sentire un po meno angosciata. Mi aspetta il pomeriggio a lavoro e non posso assolutamente permettermi di imbambolarmi a rimuginare. Al The Page troverò la mia tranquillità, come sempre. E' tutto quello che ho.
Lynn mi ha mandato un paio di messaggi in tempo reale per rassicurarmi che tutto procede tranquillamente e che non ha avuto problemi. Matt mi ha chiamata poco prima di pranzo fallendo miseramente il mio tentativo di rassicurarlo con un "Va tutto bene" al suo milionesimo "Cos'è successo?". Questo mi fa capire come sia difficile cercare di mascherare il senso di vuoto che provo, di quanto questa storia mi induca a rimettere in discussione tutto.
Dopo un pranzo veloce, lascio Papà in Hotel, domattina lo accompagnerò io in aeroporto; voglio esserci quando partirà.
E' in quel momento che il Tab vibra di nuovo. 
*Posso prendere un caffè da te? Ho voglia di vederti..mi manchi terribilmente.., M* sorrido mentre scendo le sontuose scale dell'albergo per raggiungere la mia auto.
*10 minuti? Ho appena lasciato Papà in Hotel* 
*Un eternità! Ti aspetto.. *
Quando arrivo al parcheggio improvvisamente mi blocco e una sequenza intensa di immagini affollano la mia mente. 
Ieri sera. 
Sono venuta quì, ho cercato lui, mi sono ancorata alla sua spalla e ho pianto, ho cantato...ho provato un senso di pace e non ci ho più pensato! Sento la strana sensazione di aver fatto qualcosa di proibito, soprattutto nei confronti di Matt. Probabilmente se lo venisse a sapere non capirebbe. 
Il pastello di cera. 
E adesso che faccio?.
E' bastato un attimo per dimenticare ed un attimo per invadermi la testa con ricordi di piccoli istanti che mi sembrano così....preziosi. Li sto rivivendo quì, adesso e li sento sotto la pelle, nel cuore. Mi basterà voltare l'angolo come ho fatto ieri sera per ritrovarlo lì, come un punto fermo, una certezza a cui sto dando significato solo adesso. E' assurdo. E' innaturale provare tanta confusione e aspettativa per un completo e totale sconosciuto. Sto perdendo la testa per questa storia, mi sembra di vivere una specie di vita parallela dove su questo pianeta esistiamo solo io e un amico immaginario, qualcuno che vedo, sento e cerco solo io. 
Passo dopo passo, svolto l'angolo e lo ritrovo in ginocchio, scoperto dalla mole di stoffa che lo seppellisce nel suo guscio statico. Indossa una felpa con il cappuccio sollevato in testa e ridotto a brandelli, strappata sui gomiti, sotto si vede un altro maglione, almeno una taglia più grande, dei pantaloni scuri, resi luridi dalla polvere, da macchie e sporcizia. Sotto il cappuccio noto un cappellino sottile di lana da cui fuoriescono delle lunghe ciocche apparentemente bagnate e annodate.
E' chino sul bordo della strada e il suo braccio destro si muove sinuoso sull'asfalto; sembra disegnare dei cerchi, poi strofina velocemente, poi ci soffia su e ancora si ferma, piega la testa di lato e continua a picchiettare con una grazia ed una morbidezza dei gesti che mi lasciano interdetta ad osservarlo a pochi metri da lui. Faccio in tempo a gettare gli occhi su delle spaziose sfumature gialle e con un sorriso do il via ai battiti di un cuore impazzito. Spalanco la bocca in un enorme sorriso ma scelgo di non avvicinarmi per lasciarlo nel suo momento di intensa creatività. Vederlo muoversi così, flessuoso, scattante ma allo stesso tempo delicato e concentrato, mi suscita esaltazione. Non potrei mai interrompere l'oggetto di questa visione, so perfettamente cosa sta facendo e scelgo di aspettare; scelgo di tenermi dentro la voglia di condividere un altro momento di intimo silenzio dove solo le mie parole rivolte a lui spezzano il nostro inconsueto modo di comunicare; scelgo di passargli accanto ma a debita distanza, perchè tutti mi osservano, e tra quei "tutti" sento anche gli occhi di Matt mentre chiacchiera con Lynn, voltandosi di colpo appena lei mi saluta; svolazzando per aria la mano come è solita fare. 
<<Hey Boss...cos'è quel sorriso stampato sul viso? Hai portato qualcosa di buono da mangiucchiare vero? >> batte le mani col suo solito fare infantile che adoro e scuoto la testa pur sapendo di deluderla. Mi avvicino per darle un bacio sulla guancia, poi si volta e con la coda dell'occhio ci saluta allontanandosi <<Vado a lavorare....io!>>.
Resto sulla porta accanto a Matt e guardandoci negli occhi senza dire nulla ci sorridiamo. So a cosa sta pensando. E' la stessa cosa a cui mi fa pensare adesso: il suo divano.
<<Ciao...>> sussurra malizioso.
<<Ciao...>> rispondo storcendo le labbra in un sorriso. 
<<Caffè?>> le sue mani scivolano fuori dalle sue tasche e mi afferrano per la vita avvicinandomi a lui di scatto. Esita qualche secondo e poi le sue labbra strusciano orizzontalmente sulle mie per poi afferrarle per baciarmi. Le mie mani si aggrappano alle sue intrecciandosi e portandole dietro la mia schiena <<Entriamo...>> Matt annuisce baciandomi una guancia. 
Il negozio si riempie con i soliti clienti/lettori del pomeriggio: qualche studente e un uomo d'affari che, dopo aver trascorso una mezz'ora in una delle postazioni sorseggiando un tè, si avvicina al banco per chiedermi di essere tesserato. E' un tizio di Lafayette, un pubblicitario. 
Durante la permanenza di Matt al corner, Lynn non ha fatto altro che punzecchiarci bonariamente su quanto restassimo appiccicati, su come Matt mi stuzzicasse stingendomi i fianchi e passandomi dietro a struscio per raggiungere la super-tecnologica macchina per le bevande e ritornare alla mia postazione PC per controllarsi la casella di posta. Il tutto mentre caricavo tessere, spiegavo le regole del The Page al pubblicitario e firmavo digitalmente un tab per accettare un pacco contenente fornitura per l'angolo ristoro.
La sua presenza mi ha resa particolarmente distratta e i nostri sorrisi maliziosi non hanno fatto altro che alimentare l'ironia dissacrante di Lynn.
<<Clay, se vuoi io e i due tizi alle postazioni possiamo lasciarvi un attimo...ce ne andiamo fuori a giocare a palle di neve immaginarie. Quello però credo abbia un po di artrite, no, meglio di no>> punta debolmente il dito contro un uomo di mezza età completamente assorto, ruota gli occhi e fa una smorfia a Matt che le sorride sguaiatamente e si solleva picchiettando sulla mia spalla. 
Quando mi volto e gli sorrido per la sessantesima volta mi fa cenno di stare per andare via, così faccio l'occhiolino a Lynn che sbuffando dà voce al mio muto pensiero <<Siii lo soo....torno subito...controlla la situazione>>. Le passo avvicinandomi alla sua spalla <<Grazie...oggi sei stata un angelo...ti meriti un bonus sulla busta paga>> le strizzo l'occhio e mi lascio condurre mano nella mano fuori da Matt che sembra impaziente.
Quando siamo sul marciapiede, c'è un bel sole tiepido, facciamo giusto due passi verso sud del viale alberato e con un gesto fulmineo Matt mi attira su di se infilando le mani proprio sotto le mie orecchie e accarezzandomi le guance coi pollici prima di baciarmi con passione. Un lungo e profondo bacio che mi lascia stordita. Movimenti famelici e umidi e in un attimo spinge ancora più forte, premendo e poi succhiando lingua e labbra; si sposta di colpo sotto l'orecchio destro mentre con la mano sinistra inclina la mia testa per darsi accesso. Chiudo gli occhi perdendo per un attimo il controllo, mi lascio scuotere dal formicolio che sento per tutta la schiena e mi lascio andare ad un lungo sospiro. 
<<Mmmh....fermami, fallo tu....io non ci riesco...>> bisbiglia le parole ad ogni bacio, succhio, morso accennato. 
<<Matt...ci vedono tutti, Matt....>> cerco di piegare il collo scontrandomi dolcemente contro il suo viso. Con una mano gli accarezzo la nuca e gli stringo i capelli neri che gli ricadono proprio sulla base del collo. <<Perché non ti prendi anche il pomeriggio? Dai Lynn se la caverà benissimo senza di te...io un po meno>> sorride sospirando ancora sul mio collo ma rimane fermo senza baciarmi ne fare nulla. Poi lentamente torna a centrare il suo viso sul mio e a guardarmi negli occhi ambiguamente. <<Allora?...>> solleva un sopracciglio senza aggiungere altro. Continuo a sorridere maliziosamente senza però dargli una risposta fino a quando, con un veloce bacio, decido in fretta di testa o non di inguine <<Mi piacerebbe, ma non mi va di lasciare Lynn ancora da sola...possiamo sempre vederci più tardi no? Passa a prendermi e poi decidiamo cosa fare.. ti va?>> strofino dolcemente il naso sul suo e poi lo convinco con un altro leggero bacio sul labbro superiore punzecchiandolo con la lingua. 
<<Sei brava a farti desiderare lo sai.. ? Non farò che agitarmi fino a quando non sarà ora di tornare a riprenderti...>> con la punta della lingua disegna l'angolo della mia bocca.
<<MAATT? .. Hey MATT! >> ci voltiamo entrambi di colpo in direzione del ristorante del Sig. Coleman, dove un chiacchiericcio piuttosto agitato e delle risatine ci colgono di sorpresa. Noto tre ragazzi proprio fuori la porta del ristorante, uno di loro agita la mano attirando palesemente l'attenzione di Matt, era lui che urlava il suo nome ridacchiando.
Matt si volta verso il mio viso poggiando la fronte sulla mia e poi sbuffa senza farsi vedere. <<Scusali...sono i miei vecchi compagni del College..i miei amici>>.
<<Mh..simpatici.. >> dico con falsa ironia. 
<<Ragazzacci...>> replica Matt con un sorriso divertito. <<Aspetta quì,  vado a salutarli..>> mi lascia un bacio casto sulla guancia e poi li raggiunge attraversando velocemente la strada. Mi stringo nelle braccia e, senza nemmeno rifletterci, giro immediatamente lo sguardo più su di dove si trovano adesso Matt e i suoi amici; proprio li dove Lui è adesso rannicchiato, intento apparentemente a mangiare qualcosa o strappare qualcosa con i denti. Non riesco a distinguere esattamente cosa stia facendo da questa distanza, ma prego solo che sia la prima che penso. Inizia a sollevarsi una brezza gelida e, a disagio, mi volto di nuovo vedendo Matt ricevere dei colpetti sulle spalle tra risate un po sguaiate e brevi occhiate verso di me. Di sicuro non erano a conoscenza della nostra relazione, altrimenti non si spiegherebbe la goliardia infantile con cui sembrano congratularsi. Quando Matt si volta e mi fa cenno di aspettare un istante, gli sorrido ma senza farlo anche con gli occhi. Mi sento a disagio e tutt'ad un tratto mi accorgo che ho una gran voglia di attraversare la strada ma nella direzione opposta al gruppo di Matt. Vorrei avvicinarmi al mio amico...si al mio amico artista. Sto letteralmente bruciando dalla curiosità da quando, sul piccolo quadrato d'asfalto poco sotto il marciapiede, avevo notato, che stava disegnando qualcosa dalle sfumature gialle. Inizio a saltellare da un piede all'altro e le risate dei compagni di Matt non sembrano cessare. Sto iniziando ad innervosirmi nel ritrovarmi qui da sola, avrebbe potuto attraversare la strada insieme a me e presentarmi a loro. In fondo sono la sua ragazza diamine! 
Con il trascorrere dei minuti, che mi sembrano eterni, sto quasi per voltarmi e rientrare in negozio quando finalmente Matt mi fa un secondo cenno di attenderlo, poi attraversa velocemente la strada e mi raggiunge. 
<<Hey, scusami di averti fatta aspettare....senti, questi tre idioti mi stanno costringendo a fermarmi un po con loro, non ti dispiace se te li levo di mezzo vero?>> sorride facendo una smorfia e poi si volta verso di loro.
Rimango per un attimo sorpresa poi gli sorrido <<No, no che non mi dispiace vai pure...su, ci vediamo più tardi?>>
<<Si, passo a prenderti per le sette va bene?>>
<<Va bene, ma sono con la mia auto>>
<<Non importa...poi decideremo come passare la serata...>> mi bacia sulla guancia e si volta frettolosamente a raggiungere i suoi amici.
Poggio la mano sul vetro termico satinato dell'ingresso del The Page ed esito. Rimango con la testa china per diversi secondi incerta sull'entrare o voltarmi. Poi, finisco col decidere per la direzione piu ovvia e sicura per me.
Mi volto e mi guardo intorno, di Matt e i suoi amici nessuna traccia. In realtà, non scorgo proprio nessuno per strada perciò, senza perdere altro tempo, do un occhiata veloce alla strada e la attraverso a grandi falcate cercando di reprimere la voglia di raggiungerlo correndo. L'ultimo passo mi porta esattamente davanti a lui, ma fra il mio corpo e il suo corpo c'è solo una cosa a dividerci, resa ancor più accecante dalla luce del sole del primo pomeriggio. Una figura, un altro viso di donna afroamericana, dipinta di giallo. 
Splende di luce, quella che gli ho chiesto ieri sera, la luce che volevo mi illuminasse dopo il buio dei segreti di mia madre. E' grande, è meravigliso, è ... giallo. 
E' il suo modo di parlarmi, mi ascolta, mi accontenta e mi rende felice. Come può?
<<Come fai.. ?>> metto le mani davanti alla bocca e poi mi piego sulle ginocchia per guardarlo in viso. Ha le mani incrociate che ricadono deboli sulla fronte e più di un cappuccio a coprirlo ma non mi fermo. Lentamente e senza spaventarlo afferro i suoi polsi magri e freddi. 
Provo a strattonare dolcemente e li lascia scivolare sulle mie mani permettendomi di scorgere finalmente un frammento del suo volto. E' sporco, davvero sporco in viso, ha la barba lunga e i capelli lunghissimi, coprono davvero gran parte della superficie e i suoi occhi restano chiusi. 
<<Apri gli occhi....ti prego, fatti vedere. Voglio sapere il tuo nome...come ti chiami? Da dove vieni..? >>
<<Ti prego parlami....ti supplico...prova a scrivermi se non riesci a comunicare con me...sai scrivere? >> sospiro frustrata e mi acciglio <<Quello che hai disegnato è bellissimo, mi piace, lo adoro...dipingi, dipingi per me, dipingi le pareti del mio negozio...dipingimi un cielo, un sole... ti pagherò e potrai alzarti da questo cazzo di marciapiede...lontano da chi ti può ferire...>> lascio scorrere i pollici sui suoi polsi ma non percepisco nessun moto nei suoi muscoli, ha le braccia abbandonate e un aspetto cadaverico, senza espressione. 
Continuo ad osservare ogni piccolo centimetro di ciò che lo ricopre e sotto l'ultimo indumento, scorgo i lembi della mia sciarpa. Il cuore inizia a battermi frenetico nel petto, lo sento rimbombare così tanto da rendermi il respiro affannato, come se avessi corso. Lascio andare le sue mani e digrigno i denti. 
<<Senti, io lo trovo il modo di levarti dalla strada...giuro che lo trovo. Credi davvero che mi arrenda solo perché tu non mi vuoi parlare? Si, non mi conosci.. non mi conosci affatto.  Non puoi, questa vita non è per te... hai un talento incredibile e la strada non paga. Lo trovo il modo...te lo giuro>> mi sollevo di scatto e mi sposto poco di lato dove cela montagne di cartoni e sotto i quali ci sono alcuni fogli dipinti. Sperando in una reazione di possessività, ne afferro un paio stando attenta a non strapparli e li passo uno ad uno tra le mie mani. Un brivido dietro l'altro, un sussulto dietro l'altro, emozioni, il disegno di un bambino non mi impedisce di avere un singulto di commozione per come ha reso i suoi tratti e poi ancora l'Inghilterra. Li poggio per terra e mi passo nervosamente il dorso della mano sul naso per pulirmi e asciugare qualche lacrima. Come faccio a lasciarlo quì. Devo trovare un posto per lui. Non voglio lasciarlo quì. Se dovessi rivedere il Sig. Coleman avventarsi ancora su di lui mi farò arrestare lo so. Se solo gli torce ancora un capello potrei impazzire di rabbia. <<Penserò a qualcosa, te lo prometto. Devo solo escogitare qualcosa e trovare qualcuno che mi aiuti...tu però continua a comunicare con me, non sparire, non ti allontanare, vieni da me se hai bisogno....aspetta torno subito>>. Mi sollevo di scatto e corro a perdifiato fino in auto, come se avessi poco tempo prima che il mio sentirmi connessa a lui potesse cessare da un momento all'altro, come se questo contatto potesse essere l'ultimo prima di  vederlo chiudersi in se perentoriamente. 
Mi chino nell'abitacolo e tiro fuori un piccolo cercapersone col mio nome e il numero del mio tab, sfioro un sensore touch rivelando un piccolo porta oggetti ed estraggo il pastello di cera che ho sperato con tutta me stessa di potergli dare, se avesse usato per me quello giallo. Richiudo in fretta la macchina e ritorno da lui che non si è mosso di un millimetro, come immaginavo. 
Questa volta mi inginocchio davanti a lui, e senza alcuna paura gli prendo delicatamente la mano e la piego dalla parte del palmo. 
<<Adesso ascoltami, sarai anche un senzatetto ma non ti sarà difficile usare uno di questi. E' un biglietto da visita, è digitale.. ti basterà premere quì e il nome abbinato a questo dispositivo mi apparirà sul mio tablet...adesso digito....ehm..aspetta.."Paint"..così, così se dovessi aver bisogno di aiuto, se ti dovesse succedere qualsiasi cosa, tu premi e questo nome mi apparirà e saprò che sei tu. Hai capito?>> Oddio come può aver capito Clay? Sono una pazza! Come può capirmi per una cosa così complicata? Ma è l'unico modo che ho per non perderlo di vista. 
<<Senti, non fa nulla se non hai capito....devi solo premere questo unico e solo pulsante se mai avrai bisogno di me, il resto lo farà lui...ti supplico fammi un cenno che hai capito...accetta questo...>> gli poggio tra le dita il pastello intatto di colore blu. <<Accettalo, prendilo con te...mi basterà per sapere che hai capito..>>. 
Succede tutto in pochi secondi. Lynn apre la porta del The Page per controllare che fine abbia fatto. Inizia a passarci davanti diversa gente che ci guarda fin troppo curiosa e Lui afferra il pastello di cera richiudendosi come una tartaruga nel guscio. Ritira le gambe e le braccia e si copre. Sorrido, chiudo gli occhi e sospiro profondamente con la speranza nel cuore che abbia davvero capito.
Mi sollevo da terra con fatica per colpa delle ginocchia indolenzite e faccio cenno a Lynn di aspettare giusto il tempo di attraversare la strada. Quando sono da lei il mio viso si illumina di un nuovo entusiasmo per la mia piccola conquista. Piega la testa di lato e corruccia la fronte poi guarda il ragazzo dall'altro lato della strada e poi mi guarda scuotendo la testa. <<Clay, cosa diavolo stai combinando col tuo serial Killer? Non vorrai metterti nei guai spero ...?!>> ridacchio e insieme entriamo in negozio.
<<Lynn...è solo un po di colore...cosa vuoi che faccia un po di colore...? Chi meglio di te può saperlo he?>> le pizzico dolcemente il naso <<Forza a lavoro!>>.







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Al Prossimo Capitolo...
Ps. Vi chiedo scusa per eventuali errori.

9 commenti:

  1. Ecco, posso dire in tutta serenità, che questo è stato fino ad ora, il cap che più mi ha commossa ed emozionata.
    <> queste siamo noi tra 10 anni......mi viene da piangere....
    <> mi sto innamorando di questo barbone-artista.
    Finalmente un pò di cose sono state svelate, ma non ho ancora capito cosa c'entri la denuncia per diffamazione, con i libri...

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  2. .....i momenti tra Clay e Paint ( eh sì, da oggi il barbone lo chiamo così ;-) ) sono di un'intensità unica....speriamo adoperi quel dannato cercapersone!!!
    Sinceramente ancora non ho ben chiari i motivi che hanno portato alla condanna della mamma di Clay, nè tanto meno i suoi problemi legati alla Saga visto l'amore e la passione con cui ne era coinvolta....ma sono certa che presto ci Illuminerai Silvietta mia..
    ...mmm...una persona scomparsa da 3 anni...gente con i soldi...molto conosciuta....mmmm......
    aspetto il prossimo aggiornamento!!!!

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  3. Ok, adesso che il mal di testa bastardo è andato via, posso anche commentare!

    ...pian piano le carte si scoprono, sono dell'idea che di cose ne dobbiamo ancora scoprire,ma abbiamo fatto già dei bei passi avanti!
    E poi va be' il nostro artista è ... non lo so neanche io.
    Viene quella voglia di proteggerlo, di abbracciarlo ma soprattutto di capirlo. Per me i disegni che fa non sono dettati dal caso, ha un legame con Londra e prima o poi si scoprirà!
    <3

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  4. Mentre leggevo la confessione della madre ho pensato due cose, uno che ancora non ha detto qualcosa cioè che c'è ancora qualcosa di ingarbugliato......due che mentre descrivevi le twihards mi sono chiesta noi saremo così fra qualche anno??? Poi inutile dirlo che mi si è messa la pulce all'orecchio circa articolo su ragazzo scomparso e barbone misterioso.......barbone che da a Clay forti emozioni quasi quanto quelle di Matt....che bene non si è comportato rispetto agli amici!!!!!!

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  5. "QUasi quanto quelle di Matt.. " uhm, mi piacerà quando capirai che sarà molto...molto di più *_*

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  6. forse comincio a capire qualcosa,ma per me Lily non ha ancora detto tutto a Clay...tipo se e cosa la saga centra con il processo o.O
    mi piace un sacco la connessione strana che c'è tra Clay e il barbone-artista,si capiscono senza bisogno di parole

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  7. Devo dire che riguardo il segreto della mamma, mi aspettavo qualcosa di un pò più "scabroso", ma probabilmente come dicevano anche le altre, non è stata detta ancora l'intera verità!
    Paint mi fa riderissimo come nick ahahahah... Vedremo un pò come userà il nuovo pastello, e se userà il cerca persone (cosa che comunque non credo).
    La storia tra Clay e Matt la vedo abbastanza debole... e questa faccenda di Paint credo sarà fatale a questo riguardo.

    :*

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  8. Questo capitolo lo sento particolarmente vicino, forse xche nelle parole della mamma vedo noi tra diversi anni, quando la saga sarà x molti un vecchio film ...Sigh
    Per i problemi Della mamma credo che da scoprire ci sarà molto altro e non vedo l'ora si sapere qualcosa di piu
    Matt sto giro non mi e' piaciuto x niente, ho paura che il ragazzo ci riservi delle sorprese non proprio bellissime.
    Invece vorrei tanto sapere cosa lega Clay al barbone, xche qualcosa sotto ci deve essere
    Complimenti Silvia un capitolo emozionantissimi!!!!

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    1. Grazie Manu *_*, grazie mille..
      In effetti hai tutte le ragioni .. scrivendo di Lily è scrivere di noi, la sua generazione è esattamente la nostra, più avanti lo capirai..

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