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mercoledì 16 gennaio 2013

Paint Me The Moon: Capitolo 18



Inizio seriamente ad emozionarmi quando si tratta di "Paint" come ormai lo avete ribattezzato.
Probabilmente troverete in Clay la persona meno razionale e in Matt quello forse giustificabile. Ma Clay è così, o si ama o la si lascia andare.
Buona lettura. GRAZIE - Sun


Le radici non le puoi sradicare come nulla fosse, se ben impiantate come le mie. 
Il The Page è tutto quello che ho. E' tutto quello che voglio. E' tutto quello che vorrò sempre.
Era esattamente quello a cui avevo pensato poche ore fa, quando riflettevo sul senso che ha tutto questo per me.
Su cosa abbia davvero il peso del sacrificio per accettare di impormi l'isolamento ad Orange. 
Non c'è un solo pensiero che non appartenga fisiologicamente al posto in cui ho desiderato spiccare il volo. 
Un paradiso che adesso sembra avere pareti inconsistenti. 
Porto le mani ai capelli lasciando che il tab mi scivoli dalla presa dei polpastrelli; Matt lo afferra prontamente spalancando gli occhi mentre risalgo con le gambe sul letto e mi accuccio inerme.
Lynn ha singhiozzato e balbettato vetrate in frantumi, postazioni fatte a pezzi e poltrone incastrate tra i vetri e la strada. Mi è bastato per sentirmi male, male fino a scavarmi un buco in gola, come a ingoiare spilli dalle punte avvelenate e agitarmi fino a volermi colpire per la sola frustrazione di essere a tre ore di distanza e non sapere chi, cosa e perché.
<<Lynn, calmati, Ryan...si cerco di calmarla e partiamo subito. Cosa cazzo è successo? Ti prego spiegami...>> i miei occhi schizzano da un angolo all'altro e nel campo visivo scorgo Matt che batte costantemente piccoli pugni sul ripiano della cucina, poco distante da me, mentre sospira pesantemente e si trascina la mano tra i capelli.
<<Porca puttana Ryan, Clay non è una di quelle persone che pesta i piedi, non è possibile quello che mi dici...dev'essere per forza un furto....>>
<<Forse non hanno fatto in tempo a portare via tutto, deve mancare qualcosa..non si distrugge un posto così per il solo gusto di farlo cazzo!>>
Matt si volta di scatto nella mia direzione attirato dai miei mugolii lamentati quando io stessa mi accorgo di piangere a dirotto. 
<<Partiamo subito>> vedo ombre tremolanti d'acqua e quando lo sento sedersi sul letto accanto a me le sue mani mi stringono. 
<<Clay, adesso ti alzi, carichiamo le cose in macchina e partiamo.. va bene? Calmati, ti prego.. vedrai che ci sarà una soluzione. Ti prego non è tutto perduto, più di metà del locale è in piedi. Sta calma...>>. 
Neanche lo ascolto. 
Si muove dentro e fuori l'appartamento e poco dopo, sulla porta d'ingresso, sento la voce del Sig. Stone, il padrone di casa, che mormora frasi di dispiacere ed incoraggiamento a cui non presto assolutamente attenzione.
Le braccia di Matt mi sollevano per sedermi sul letto. Lo guardo negli occhi e ho solo voglia di piangere, tanta voglia di piangere. 
Vorrei anche spaccare qualcosa ma il solo pensiero che qualcos'altro vada in frantumi come il mio mondo mi fa rivoltare lo stomaco. 

 
Stremata dall'attesa, dalla precarietà del mio stato attuate e dalle decine di messaggi di mamma in cui mi supplica di richiamarla, trattengo ogni tanto un fiotto simile ad un conato. 
Nonostante la separazione dei miei genitori, le recenti rivelazioni rimaste sopite dentro mio padre e mia madre per tanti anni, non mi sono mai sentita così sola. Vuota. Insicura di me stessa. Neanche le incessanti carezze di Matt sul viso e sulle gambe riescono ad offrirmi spiragli di conforto. Non faccio che figurarmi davanti a me uno scenario così spezzato da ridurmi già a brandelli. E con il passare delle ore anche l'umiliazione inizia a diventare un sentimento familiare e assolutamente desolante. 
Mi sono arresa ormai all'idea che tre normalissime ore di macchina siano diventate il mio infinito da incubo. 
Mi tormenta il ricordo dei singhiozzi di Lynn e le imprecazioni di Matt al telefono. L'assurdo martello che qualcuno abbia violato i miei spazi, i miei sogni e che abbia lasciato un'ombra indelebile come la macchia di inchiostro su un tappeto, lì dove ogni giorno avrei passato il maggior numero dei miei giorni, mi stanca a morte.
Incredibilmente è stato mio padre quello che mi ha inconsapevolmente spinto a rendermi conto della sommità del burrone. Nonostante a quest'ora sia già all'Università a fare lezione non è stato affatto risparmiato quando mamma ha deciso di farlo saltare giù dal letto con la notizia. 
Ha provato addirittura a raggiungermi in videochat ma non sono stata proprio dell'umore adatto a farmi scoprire livida e gonfia a causa della quantità spropositata di lacrime versate ininterrottamente. Non sono io quella che parla, sono loro che mi scrivono, mi chiedono, reclamano cenni di vita che solo Matt è riuscito a fatica a restituire per me.
Mio padre. L'unico che in mezzo a tutto il delirio mi ha chiesto di prestare attenzione all'ambiente circostante non appena avessi messo piede davanti al The Page o ciò che ne restava. Senza troppi fronzoli la mia sola immagine dell'ambiente circostante riguardava la mia muta ossessione. Colui che avrebbe potuto rivelarmi tutto o niente o che più probabilmente aveva abbandonato ogni proposito di rivedermi per la mia improvvisa assenza di cui non era al corrente. Sapeva che sarei andata da lui. 
In ogni caso ne ero seriamente preoccupata. Per la prima volta da quando lo conoscevo, speravo che non ci fosse, che non ci fosse stato, che non fosse mai tornato.
<<Manca poco sei sicura di voler parlare adesso con gli agenti?>>
<<Si>> monocorde e secca. 
<<Posso spiegare loro che sei distrutta>>
<<Ora o domani, che differenza fa?>> quando mi volto lentamente verso Matt con le ginocchia schiacciate contro il petto avvolte dalla cintura di sicurezza i suoi occhi si spalancano impercettibilmente. Riesco quasi a vedermi riflessa nel suo sottile sguardo disgustato. 

Evito di guardarmi intorno quando Matt imbocca la strada che da sul parcheggio del viale, digito un messaggio veloce a mia madre facendole sapere che mi tratterrò il necessario prima di tornare a casa dove mi aspetta nel pieno dell'ansia e dell'impazienza.
Quando l'auto si ferma le lacrime si raccolgono come un fiume in piena azzerandomi la vista. Le spingo via ripetutamente lasciando dei solchi sugli occhi. 
<<Tesoro, sei distrutta e non siamo ancora scesi. Sei davvero sicura che sia il momento adatto?>>
<<Sto bene>> suonando ridicola anche a me stessa. 
Scendo dall'auto con una risolutezza tipica di chi si lascia guidare dall'adrenalina. Mi stringo per il freddo, l'enorme e incontrollabile freddo che sento al di fuori della temperatura esterna e mi preparo a svoltare l'angolo con un angoscia che mai avrei creduto di provare. Un morso allo stomaco ben lontano da quello che ogni mattina mi accompagna nella speranza di vedere la mia calda e preferita presenza
Sono le due di notte e un gruppetto nutrito di curiosi e clienti sono ai lati di quello che somiglia alla versione agghiacciante del mio posto di lavoro. Sposto velocemente gli occhi dagli immensi graffi sui vetri e da alcune poltrone riverse per strada. La cerco disperatamente con gli occhi e la trovo, faticando a mettere a fuoco, la trovo. 
Lynn mi viene incontro a braccia aperte scoppiando in un pianto che attraversa il mio udito, tagliando il surreale silenzio che si era creato quando tutti mi hanno vista arrivare. 
Rimango di ghiaccio, dentro, e spasmodicamente le mie braccia accarezzano la schiena di Lynn cercando di calmarla. 
<<Calmati, piccola calmati...non è niente, guadagno abbastanza da rimetterlo a nuovo in men che non si dica te lo prometto>>
<<Clay...non so come sia potuto succedere>> 
<<Cosa ti fa credere che sia anche solo lontanamente colpa tua? Se non mi aiuti non ce la posso fare da sola Lynn...>>
<<Avrai tutto il mio appoggio questo te lo garantisco..>> mi guarda con il broncio incontrollato del pianto. Poi si avvicina al mio orecchio guardando oltre le mie spalle e sussurra piano <<Lui non c'era...ma la sua roba è lì>>. 
Chiudo lentamente le palpebre e non so dove trovo il coraggio di lasciare il suo abbraccio e, con pochi passi, piazzarmi di fronte al delirio. 
Tre quarti delle vetrate non ci sono più, trascinate fin oltre il marciapiede. Diverse poltrone sradicate dalla loro posizione originale e ribaltate per strada, monitor fatti a pezzi e tutt'è tre le telecamere di sorveglianza, nascoste sotto i led colorati che illuminavano le vetrine, disintegrate. 
Stritolo il corpo sotto le mie stesse braccia.
Passano minuti interi prima che Matt mi scuota dal torpore di uno spettacolo davanti al quale proprio non riesco a staccarmi. 
Più fa male dentro, più mi ferisce, più sento ogni singolo pezzo di vetro conficcarsi dentro il mio masochismo e più non smetto di osservare ogni più piccolo dettaglio. 
<<Clay, vieni.. due agenti vogliono parlare con te>> mi mette le mani sulle spalle e mi esorta a spostarmi da li.
<<Arrivo...>> mi volto e mi prendo un paio di minuti per scandagliare anche ogni più piccolo dettaglio che riguarda l'altro lato della strada. Il Sig. Coleman è rigido davanti l'ingresso del suo ristorante e sembra esitante dal volersi avvicinare. Alcuni dei suoi dipendenti lo attorniano e sembrano scambiarsi ipotesi puntando ogni tanto un dito verso la direzione del mio locale. Ha un espressione che non avevo mai visto nel suo volto, oserei definirlo affranto se non sapessi di che pasta è fatto. 
I due agenti mi vengono incontro con il tatto che contraddistingue chi cerca di fare il proprio lavoro nonostante la difficile situazione. 
L'impianto di sicurezza ha dato loro la segnalazione in maniera pressoché tempestiva ma secondo una prima valutazione, le telecamere, che dovevano essere il punto cruciale per individuare i colpevoli, sono state subito intercettate e rese inutilizzabili. La registrazione a bande sonore di pochi secondi, subito disponibili nei loro dispositivi, non sembrano servire a molto.
Mi rivolgono una raffica inattesa di domande di ogni genere fin quando mi lasciano, chiedendomi di rendermi disponibile per ulteriori colloqui e formalizzare la denuncia contro ignoti. 
Quando si allontanano ritorno sui miei passi, continuo a fissare quel che resta di tutto ciò su cui ho puntato per essere economicamente indipendente e sentirmi realizzata.
Non c'è più nessuno per strada e una pattuglia ha già preso posto per vigilare tutta la notte ed evitare il saccheggio. Guardo le barre in plastica che contornano la superficie devastata e mi chiedo dove troverò la forza per oltrepassarle ed entrare li dentro. Lynn mi abbraccia dalle spalle tirando su col naso. Mi volto e ha il viso scavato e stanco, gli occhi due fessure. <<Lynn devi tornare a casa, subito..fatti portare da Ryan a casa e va a riposare>>
<<Posso venire via con te? Ryan è dovuto scappare in ospedale. Non mi va di tornare a casa Clay, ti prego, i miei sono scossi ma capiranno>> annuisco sentendo il bisogno di riversare in lei i miei sforzi di calmarla ed evitare a me di crollare definitivamente davanti allo sguardo amorevolmente amareggiato di mia madre.
Le stringo le mani notando Matt allontanarsi e parlare con due reduci della notte domenicale. 
<<Lynn, guardami. Perché la sua roba è lì? Lui dov'è? Quando sei arrivata ?>> quando lascio saettare i miei occhi nei suoi, le lascio chiaramente capire di aver appositamente taciuto l'argomento per non bisbigliare sospettosa davanti agli agenti di polizia.
Bisbiglia così piano che la abbraccio più forte per sentirla <<Non lo so, quando il sistema di sicurezza ha lanciato l'allarme al mio cellulare ero a casa di Ryan e siamo corsi qui   La sua roba era lì ma lui non c'era>>
<<Quel figlio di puttana dov'era?>> con Lynn so di non aver bisogno di pronunciare nomi e cognomi. 
<<Era fuori, sembrava sconvolto...>>. 
Mi stacco e le sorrido, le poggio un bacio sulla fronte. 
<<Matt! Puoi accompagnarla in auto per favore? Vi raggiungo subito!>> Matt si volta di scatto e fa un cenno di scuse ai due ragazzi avvicinandosi come se avesse bisogno di conferme a ciò che aveva sentito. 
<<Che storia è questa?>> mi guarda accigliandosi.
<<Matt, ti prego. Arrivo subito ho bisogno di un minuto da sola.. >> lo guardo dritto negli occhi per rafforzare la mia volontà. In questo momento non credo gli convenga obiettare, non dopo lo sforzo sovrumano che sto compiendo per rimanere integra mentalmente.
<<Clay, non capisco..>> assottiglia lo sguardo per nulla convinto a lasciar cadere la cosa. 
<<Non ora...>> incrocio le braccia al petto e poi guardo verso il parcheggio. 
Capisce al volo e con un impercettibile gesto di stizza si avvia con Lynn verso l'auto. 
Mi guardo intorno e faccio un cenno di ringraziamento alla pattuglia che rimane nei paraggi a vigilare per le restanti ore prima dell'alba.
Quando mi volto mi incammino spedita verso il ristorante e più precisamente mi dirigo verso l'imponente e rozza figura del suo proprietario. 
<<Sig.na Morris, mi spiace molto per quello che è successo, se posso fare qualc->>
<<Dov'è?>> digrigno i denti sentendo la spiacevole sensazione di disagio, umiliazione e rabbia che montano come un uragano di proporzioni ingestibili.
<<Come scusi?>> gracchia imbruttendosi immediatamente con una smorfia seccata.
<<Non lo faccia. La prego, non faccia finta di non sapere a chi mi riferisco. Dove lo ha spedito a leccarsi le ferite stavolta? eh? Lui dov'è?!>> punto come una lancia appuntita il mio indice verso il sacco di stoffa strappato da cui sbordano fogli di carta e pezzi di altra stoffa. Una vecchia coperta ancora nel punto in cui lui probabilmente stava seduto sembra appallottolata in fretta e furia. 
<<Ma di chi parla? Del sudicio che non fa che spaventare e infastidire tutti? Cosa vuole che ne sappia non sono mica il suo padrone!>> inizia a ridere sguaiatamente e il mio equilibrio inizia a spezzarsi sotto le sue luride offese.
<<non mi interessano le sue stronzate, ma stavolta credevo di poterla trattare come un essere umano abituato ad altri esseri umani. Le auguro con tutto il cuore di non doversi mai trovare nella condizione di chiedere un centesimo per vivere subendo la sua stessa violenza>>
<<Sig.na Morris, si guardi intorno. E' arrivata al punto di fregarsene del suo locale andato in pezzi e di riuscire a pensare solo alla fine che possa aver fatto un cane rognoso?! Dev'essere così umiliante per lei e per lui...>> puntando il mento oltre le mie spalle indica qualcuno <<Vada a casa adesso che domani la aspetta del duro lavoro>>.
<<Quando quel posto sarà di nuovo perfettamente in piedi, lei non sarà più il benvenuto! Si cerchi un altro posto per i suoi affezionati porno!>> mi lancia un ultima occhiata truce e   il viso paonazzo del Sig. Coleman sparisce dietro le porte scorrevoli, bacchettando sulla nuca alcuni dei dipendenti che sghignazzano alle mie parole.
Mi volto sbuffando con la bocca tremante. Sono allo stremo e ho bisogno di piangere. Guardo Matt in cerca di un abbraccio che non arriva. Al suo posto un occhiata trasversale che mi insegue fino al punto in cui sto camminando <<Dove vai? Che stai facendo?>> 
<<Non voglio che questa roba rimanga quì, voglio portarla via>> mi chino raccogliendo la coperta e per sollevare lo zaino da terra. Non posso permettere che la sua roba venga gettata o bruciata o chissà cosa. E' tutto quello che ha, non può perdere ogni cosa anche lui. Il solo pensiero mi deprime a tal punto da rimanere quasi per terra e singhiozzare. 
<<Senti, se ti aspetti che io carichi quella roba sulla mia auto, non ci siamo proprio. Cosa diavolo stai facendo? Chi stai cercando Clay? Spiegami cosa sta succedendo! Ora!>>
Sollevo il viso e lo guardo. Come posso spiegargli qualcosa che non è chiaro neanche a me? Potrei tirare fuori i più svariati argomenti, dall'amicizia alla compassione all'istinto materno o di protezione. Non capirebbe. 
<<Voglio solo che questa roba non resti per strada. A chiunque appartengano, non voglio che restino qui >>
<<Tu però lo sai a chi appartengono?>> Matt di colpo diventa stizzito e mi guarda come fossi un estranea. Mi ferisce. 
<<Si, sono del ragazzo senzatetto, di un amico....>> li porto su con entrambe le braccia e rimango a fissarlo smarrita <<Probabilmente sono troppo scossa e scioccata per darti una spiegazione adesso, ma aiutami. Qualsiasi tipo di perdita materiale in questo momento mi distrugge. Ho bisogno che tu mi aiuti, che tu sia con me. Non ti sto chiedendo nulla in fondo. Solo di lasciarmi portare via questa roba>>
<<Se vuoi che ti aiuti a buttarla conta su di me. Quella roba sulla mia auto non ci sale, fine del discorso e adesso andiamo Lynn ci sta aspettando>>
<<Non posso! Se non vuoi aiutarmi non importa, farò per conto mio>> quando avanzo di un passo Matt si sposta venendomi incontro teso, pronto a scoppiare.
<< Perché lo fai? Che cazzo significa Clay? Ti hanno distrutto il locale e ti ostini con questa merda! Vuoi farmi impazzire? Ti stai comportando come una bambina. Getta questa roba nei cassonetti, tanto è lì che la andrà a cercare di nuovo quel pezzente!>>
<<Sei uno stronzo!>>
<<E tu sei fuori di testa...sono stanco e vorrei tornare a casa!>>
<<Sono d'accordo  ti prego vai...>> i miei occhi sono colmi di lacrime che ricaccio con tutta la forza che ho. Se questa giornata doveva finire con lo sgretolarsi delle cose a me care, non posso obiettare più. Non ne ho la forza. L'unica cosa che vedo chiara e lineare è quella di non perdere la testa e di dare un senso alle mie scelte. 
<<Non ti capisco, sei un totale casino lo sai? Il tuo locale va a puttane e tu fai la crocerossina!? Sei patetica...>>
<<Non aggiungere altro Matt, va a casa. Di a Lynn di scendere per favore>> lo fisso negli occhi sperando di sbagliarmi. Sperando con tutta me stessa che non sia davvero così freddo e insensibile nel momento in cui sono più fragile e affranta.
Si passa violentemente una mano tra i capelli e poi sul viso che diventa cupa e gelida, inspira pesantemente e poi scaglia un calcio contro un vaso da fiori accanto ad un negozio. Poi si copre il viso con entrambe le mani e borbotta un non posso crederci. Senza guardarmi si volta incamminandosi verso la sua auto. 
Dopo pochi istanti sparisce dietro l'angolo ed al suo posto ritrovo Lynn con lo sguardo, mentre si avvicina a me con occhi spalancati e un trolley. Il mio trolley da viaggio con sopra la mia borsa.
*


Sono quasi le cinque del mattino quando mamma smette di accarezzarmi i capelli. La mia testa sepolta sulle sue gambe, sdraiata sul divano dell'ambiente unico.
Sono così sconvolta e distrutta che non riesco a dormire neanche con un calmante. Tutto ciò di cui mi sono circondata sono stati un bagno caldo, le carezze e le frasi incoraggianti di mia madre che continuava a ripetermi che tutto si aggiusterà perché merito così. Lynn è crollata sul mio letto senza neanche scomporsi a sgualcire quello che mamma aveva preparato per lei.
Per mia fortuna la sua anima da giornalista non ha preso il sopravvento risucchiandomi in un vortice di congetture e ipotesi su chi possa avermi fatto un torto simile. Soffermandosi soprattutto sul perché. Poche e facili domande a cui ho trovato la forza di rispondere.
<<Mamma ti prego va a riposare, sei stravolta quanto me. Salgo su anch'io>>
<<Ne sei sicura amore?>> 
<<Si, ho bisogno di stendermi.>>
<<Tesoro, hai assoluto bisogno di riposo...farò in modo che nessuno ti disturbi a meno che non sia fondamentale parlare con te!>>
<<Non posso fare nulla comunque. Devo aspettare che arrivi il Sig. Price per vedere il The Page e discutere sul da farsi>>
<<Shh, okay... corri a letto. Domani, domani ne parleremo..>> entrambe in piedi ci incamminiamo abbracciate su per le scale fino a salutarci fuori dalle rispettive camere.
Quando mi chiudo la porta alle spalle il silenzio diventa un ronzio insostenibile. Mi stendo accanto a Lynn senza svegliarla ma prima ancora che mi decida a chiudere gli occhi vedo il Tab sulla scrivania illuminarsi per poi affievolirsi. Se fosse Matt in questo momento non mi importerebbe, la delusione è così forte che non posso permettermi di pensare alle conseguenze. Mi sistemo meglio sul letto e fisso il cielo che accenna a schiarirsi fuori dalla grande vetrata. Com'è potuto succedere? Chi mi ha fatto questo? Perché? E' solo un fottuto Digital Corner, come può sgretolarsi sotto quello che sembra il colpo del secolo quando non manca neanche un centesimo? Il mio viso si ricopre di lacrime in pochissimi istanti, sorpresa di averne ancora. 
<<Pronto?>> sobbalzo sentendo la debole e assonnata voce di Lynn rispondere al suono di un cellulare che non ho sentito. <<Hey...si sto bene, si...aspetta>> sento Lynn voltarsi verso di me e toccarmi una spalla. <<Clay? Sei sveglia?>> mi volto immediatamente e le sorrido con gli occhi gonfi e pieni di lacrime. Annuisco. 
<<Hey....da quanto stai così? Potevi svegliarmi....è Ryan..vuole, vuole parlare con te...>> storco le labbra accigliandomi, chiedendomi cosa Ryan voglia proprio da me.
<<Pronto Ryan, sono Clay..>>
-Clay, perdonami per l'ora, come ti senti? Scusami se vi ho svegliate, so che sei distrutta. Mi dispiace moltissimo per quello che è successo.
<<Grazie....non sarei riuscita a chiudere occhio comunque, ero sveglia>>
-Clay, so di chiederti moltissimo ma ho bisogno che tu mi raggiunga in Ospedale se puoi. E sola possibilmente. 
<<Ryan, che succede? Matt sta male?>> spalanco gli occhi guardando Lynn che con gesti repentini mi chiede che succede. 
-No, non si tratta di Matt, sta tranquilla. Però credo che tu debba venire qui  raggiungimi al pronto soccorso e ne parliamo
<<Arrivo subito>> quando la conversazione è chiusa balzo giù dal letto già mezza vestita. Finisco di indossare una grossa felpa con cappuccio mentre Lynn si stropiccia gli occhi.
<<Clay, ma che succede? Qualcuno sta male? Aspetta ti accompagno>>
<<No! No ti prego resta a dormire, devo... devo andarci da sola. Ryan ha chiesto così ma ti prometto, ti prometto che ti chiamo appena arrivo e capisco cosa sta succedendo>>
<<Clay..........>>
<<Lynn.... è una sensazione, non so perché tu mi stia guardando così ma se stai pensando a quello che penso io, è una sensazione...>> mi avvicino per darle un bacio sulla fronte. Afferro la card della mia ibrida, il tab e le chiavi di casa volando in fretta fuori dalla porta della mia camera cercando di non farmi sentire da mia madre.
Una volta in auto, mentre guido, il cuore inizia a pompare così forte da rimbombarmi nelle orecchie e provare un po di nausea. Per distrarmi dall'ansia che mi assale cerco di concentrarmi sulle strade semi deserte e pensare a cosa diavolo mi sia successo in queste ultime ore. Ero a tre ore di distanza tra le braccia di un ragazzo che non mi ha più cercata neanche per sapere se sto bene. Avvilita per un motivo così banale rispetto a tutto questo delirio, e adesso, in macchina alle 5 del mattino diretta in un pronto soccorso senza un apparente valido motivo. Scoppio a ridere istericamente mentre con il dorso della mano mi asciugo le lacrime, le ultime fisiologicamente ancora possibili.
Dopo aver parcheggiato la mia ibrida nel sottopassaggio mi infilo nell'ascensore provando a respirare schematicamente e provare a calmarmi. Le porte si aprono velocemente e mi protendo col corpo già al loro primo dischiudersi. Noto subito Ryan con indosso un camice, fermo con altri dottori accanto al banco del Triage. Lo afferro per un braccio e rimango in silenzio provando a fargli un milione di domande con il solo sguardo. 
<<Scusate>> si allontana dal gruppetto di medici e mi conduce con gentilezza attraverso una porta a battente, lungo un corridoio in quello che sembra un reparto in allestimento.
<<Ryan, mi stai agitando a morte... che diavolo succede?>>
<<No ti prego non ti agitare, perdonami ti spiego immediatamente tutto. E' arrivato un tizio in pronto soccorso stasera e->>
<<Descrivimelo!>> mi fermo e mi volto di scatto fissandolo allarmata. 
<<Clay, ha l'aspetto decisamente trascurato e anche se sono abituato a vederne praticamente di tutti i colori non mi è parso un tipo particolarmente raccomandabile, non dopo quello che ti è successo. Clay, non dopo che gli abbiamo trovato questo..>> tira via la mano dalla tasca e quasi mi aspettavo che mi porgesse il piccolo cercapersone con il mio numero e il logo del The Page. Gli afferro le braccia e lo guardo con aria disperata.
<<Lui, dov'è? Dimmi subito dov'è ti prego..>>
<<Clay...conosci chi aveva questo oggetto?>>
<<Si, si lo conosco...so a cosa stai pensando...ma quel cercapersone gliel'ho dato io! Lui non c'entra nulla con quello che è successo, ti prego fidati di me. Voglio vederlo dimmi dov'è!>>
<<Vieni ti accompagno...sei sicura di stare bene sembri pallida..>>
<<Ryan...voglio solo vederlo subito>> annuisce e mi indica la porta esattamente dietro di me.
Strizzo gli occhi e poi mi volto respirando a fatica. 
<<Clay, non posso farti rimanere molto..>> sto quasi per entrare quando mi blocco e mi fermo davanti la porta. 
<<Ryan...perché è qui? Cosa gli è successo?>> stringo i pungi sentendo le unghie pressare sulla mia stessa carne.
<<Percosse, ha una costola incrinata e un taglio sul labbro inferiore...non è nulla di grave se la caverà con un paio di settimane a riposo. Ma i tipi come lui certo non lo sono>>
<<Non giudicarlo per il suo aspetto Ryan, credo che lui sia qui per aver scelto di proteggere qualcuno...senza riuscirci>> mi volto e ancora una volta mi ritrovo a raccogliere gocce d'acqua sul mio viso. Mai così tante, mai versate tutte assieme.
<<Clay, se lo conosci devi darci i suoi estremi. Non ha documenti e non è stato registrato. Siamo costretti a tenerlo sotto un ricovero fittizio ma non potrà rimanere per più di due giorni. Di sicuro non è minorenne perciò non interverranno i servizi sociali, non siamo obbligati ma non può rimanere qui >>
<<Capisco, mi dispiace ma non ho la più pallida idea di quale sia il suo nome. Per ora almeno...>> gli stringo il polso e sorridendo gli sussurro un Grazie
<<Passo più tardi, io non ti ho vista>> solleva i palmi e mi strizza l'occhio allontanandosi.
Poggio la fronte sulla porta e prendo un lungo e tremolante respiro.
In una mano stringo il cercapersone mentre silenziosamente mi intrufolo nella stanza e quando i miei occhi si posano su quella esile figura stanca e ammaccata, senza nulla indosso che non sia un asettico camice, riconosco nel suo volto sepolto da fitte ciocche, tra barba e capelli, la mia calda e preferita presenza.



Al prossimo capitolo !  *_* 








14 commenti:

  1. ....dillo che vuoi farmi morire di crepacuore!!!.... ehhhhhhhhhhhhhhhh sento il cuore ancora in tumultuo, LUI è lì su quel letto ed è ferito probabilmente perchè ha cercato di difendere il The Page....di difendere Lei!
    forse siamo a una svolta, lei non può lasciarlo lì.....sono così emozionata che neanche di Matt e della sua stronzagine me ne frega nulla.....quel che conta è Paint....ora più che mai aspetto il prossimo capitolo silvietta mia!!!!!
    bellissimo e struggente....sei stata grande Sil! a quanto pare il depression mood ha avuto i suoi riscontri positivi ihihihih

    ps: ....ma gli avranno fatto la doccia al pronto soccorso??? *corre a letto prima di essere bannata :-)

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    1. Aspetta chiedo a Ryan ....
      ....
      ....
      Dalla regia mi rispondono che è zozzo come non mai oltre che
      massacrato di botte e sanguinante.

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    2. ahahahahhaah mony non c'è verso! manco in queste condizioni ce lo fa lavare e lustrare. Avrà ancora le piattole attaccate XD

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    3. ..pure Ryan -che ne vedrà di tutti i colori- ne è rimasto schifato ahahahahahah Clay dovrà adottare anche le piattole ihihih

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    4. Ahhah stesso pensiero... e dai laviamolo ;) poverino le ha prese eh? Sono stracuriosa di sapere... Sil ti farò parlare davanti ad un buon caffè!!

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  2. il lato positivo è che almeno non gli hanno dato fuoco!si è fatto avanti per difendere il The Page,awwwwww <3
    certo che Matt mi cade proprio in disgrazia se va avanti così,vabbè che è bravo a letto ma quando uno è stronzo è stronzo!

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  3. noooooooooo!!!! te possino, no!!!!!
    lo sapevo, lo sapevo che lui ha provato a difendere il The Page, a proteggere lei, ma le ha prese di santa ragione :'-((((
    Non mi frega una cippa di quel pirla di Matt, che se ne andasse dove cacchio deve andare.....finalmente Paint è li, davanti a lei *_*
    Mi viene da piangere, ti adoro, come adoro Clay.
    Non te l'ho mai detto, ma ora te lo dico: VEDI DI MUOVERTI A POSTARE IL PROSSIMO, SUBITO!!!!! XD

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  4. Please please please!!!
    Porco azzò dopo tutta questa sofferenza di questo capitolo nel vedere sgretolare tutto il mondo di Clay!!! Sti Azzi pure lui il tenebroso in ospedale!!!
    Per non parlare dello STONZO di Matt!!! Lo sapevo che appena era possibile dimostrava tutta la sua zozzeria!!!
    Ma vatti a schiantà Matt con la tua macchinetta del c...o!!!
    Spero solo che adesso ci sia una svolta positiva verso il PittoreTenebrosoBarbone!!!
    Amorino che te devo dire ieri notte quando ho letto mi sono ritrovata a piangere e non sono riuscita a commentare!!! Ti Lovvo ma datte una MOSSA!!!<3 <3 <3

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  5. Mi sono recuperata un bel pò di capitoli e rimango sempre più sconcertata da Matt O.O mentre Clay la amo sempre più, e il nostro bel misterioso Paint vogliamo sapere tutto di lui!!!!!!

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  6. ecco mentre leggevo pensavo, vuoi vedere che Paint ha tentato di proteggere il The Page e Clay e ha preso le botte povero, bene adesso spero in questro incontro ravvicinato si chiarirà qualcosa di più..alla faccia di Matt.. bellissimo capitolo commovente Sis *_*. ma ti prego non farci aspettare troppo per il prossimo!!!!

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  7. Ecco quì, lo sapevo io che in un modo o nell'altro c'era di mezzo Paint!
    Ma quanto è intollerante Matt? Mi irrita sempre più.
    Poveraccio Paint, chissà come sono andate le cose e se si sentirà di dire qualcosa finalmente, almeno per aiutare Clay a capire che è successo al The Page.
    Sono troppo curiosa di sapere... *__*

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  8. Silviè posta presto non puoi lasciarci così!!!!
    Lo sapevo che Lui ha provato a difendere il The Page *__* mentre Matt lo sto odiando sempre di più

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  9. Cioè.............. LET ME CRY ç____________________ç

    Paint no, eh! Paint non si tocca!!!! Accidenti, povero cucciolo cuccioloso ç________________________________ç fatemelo abbracciare stretto, vi prego!

    STRA-STRA-STRASOB!

    Oddio quest'uomo è un angelo, seriamente. Un angelo ferito, delicato, forte, coraggioso ç___________________ç *Sospiro affranto*

    Matt, sei un cazzone. Obbiettivamente.

    Ma porca miseria che cosa ti stava chiedendo di tanto sbagliato? BAH!

    Francamente, la più razionale fra i due, nonostante la tua premessa, per me rimane Clay. Matt non agisce in base alla razionalità, ma in base alla stupida gelosia -.-" Almeno Clay si muove per affetto, per disperato bisogno interiore <3

    Bella la mia rossa coraggiosa *_________________*

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