Sono stupita quanto voi ma ... CAPITOLO FRESCO FRESCO. Cosa conterrà la busta gialla?! Chi l'avrà mandata? MAH,CHISSA'. Buona lettura e GRAZIE sempre per i meravigliosi commenti.
Pov Anthony
Anth,
ANTHONY?-
mi ridesto dai miei pensieri e punto lo sguardo sulla persona che mi sta chiamando. Katherine ha il viso preoccupato, mi fissa con gli occhi sbarrati che abbia … no, la lettera è qui, dentro la tasca dei pantaloni.
-Cosa c’è, perché stai urlando?-
-Mi chiedi perché sto urlando? Sono 5 minuti buoni che ti chiamo, mi hai spaventata-
-Scusami, stavo pensando. Vieni qui-
-Cosa è successo sembri… turbato-
si siede sulle mie ginocchia, stringendosi a me. Le carezzo la schiena e ispiro il suo profumo che riesce a calmarmi.
-La bambina?-
-Dorme, non si è accorta di nulla-
ancora silenzio, pieno di angoscia da parte mia e di preoccupazione dalla sua. Rimaniamo cosi forse per minuti interi, fin quando lei non sbuffa e mi punta un dito contro.
mi ridesto dai miei pensieri e punto lo sguardo sulla persona che mi sta chiamando. Katherine ha il viso preoccupato, mi fissa con gli occhi sbarrati che abbia … no, la lettera è qui, dentro la tasca dei pantaloni.
-Cosa c’è, perché stai urlando?-
-Mi chiedi perché sto urlando? Sono 5 minuti buoni che ti chiamo, mi hai spaventata-
-Scusami, stavo pensando. Vieni qui-
-Cosa è successo sembri… turbato-
si siede sulle mie ginocchia, stringendosi a me. Le carezzo la schiena e ispiro il suo profumo che riesce a calmarmi.
-La bambina?-
-Dorme, non si è accorta di nulla-
ancora silenzio, pieno di angoscia da parte mia e di preoccupazione dalla sua. Rimaniamo cosi forse per minuti interi, fin quando lei non sbuffa e mi punta un dito contro.
-Si può sapere che diavolo hai Anthony? Un’ora fa eri
tranquillo e spensierato cosa è successo-
-Nulla Katherine, andiamo a dormire-
la prendo tra le braccia e in silenzio saliamo le scale, quando siamo in camera la lascio andare con un casto bacio e mi chiudo in bagno. Ho bisogno una doccia, una lunga doccia, quella lettera mi ha sconvolto.
Veniva da New York, sono gli assistenti sociali, che diavolo sta succedendo?!
L’acqua calda mi rilassa, scioglie i muscoli sulle spalle … poggio i palmi sulle piastrelle, lasciando andare il capo in avanti. Il getto dell’acqua picchietta forte sulle spalle, cosi come il martellare impetuoso nella testa.
Cosa vogliono, cosa diamine vogliono ancora da noi? In questi anni non ci sono stati problemi, ogni mese una cazzo di visita, tutti allegri e contenti e adesso?!
Chiudo con forza l’acqua e uscendo mi avvolgo un telo sui fianchi. Lo specchio è appannato, passo una mano sulla superfice e guardo il mio riflesso. Non c’è nessuna traccia dell’uomo che fino a poche ore fa rideva con la sua compagna, non c’è traccia del padre amorevole. Vedo solo un uomo distrutto e preoccupato.
Infilo un paio di boxer e con i capelli ancora umidi vado in camera, lei sta dormendo rannicchiata il volto teso. Mi stendo vicino a lei e la abbraccio forte, devo capire, ho bisogno di capire. Chiudo gli occhi e cerco di mandar via ogni pensiero negativo.
Sono passati quattro giorni da quella sera, giorni pieni di ansia e di nervosismo. Siamo tornati a scuola e Katherine sembra sempre più giù di corda. So quale è il motivo, colpa mia e del mio comportamento freddo e insensibile. Devo parlare e spiegarle quale è il problema . Oggi ho un volo per New York, quelli del dipartimento vogliono parlarmi, non capisco proprio tutto questo mistero.
Le lezioni sono quasi finite, i ragazzi stanno disegnando e non posso fare a meno di fissare lei.
Stanno dipingendo con i colori ad olio, lei davanti al cavalletto dipinge con impeto, ha del colore sulle guance che cerca di mandar via strofinandosi con la mano ma non fa altro che peggio rare la situazione. Sbuffa facendo sollevare una ciocca di capelli ribelle che gli cade sul volto. Ho paura, ho una dannata paura di perdere tutto, di perdere la felicità. In quel momento lei alza gli occhi ci guardiamo e in una muta domanda mi chiede cosa succede, scuoto il capo per dirle che è tutto ok … ma non lo è per nulla.
La campanella suona, è l’ultima ora e i ragazzi si precipitano fuori per tornare a casa, tranne lei.
Fa tutto con calma, ripone i colori con cura, lascia a bagno i pennelli.
-Katherine, puoi venire qui?-
si avvicina e chiude la porta.
-Sto partendo Kath-
-Che cosa? E quando avevi intenzione di dirmelo?-
-Te lo sto dicendo adesso mi pare. Devo andare a New York per … per una questione-
-Porca miseria Anthony, vuoi dirmi cosa cazzo sta succedendo?-
-Non sta succedendo nulla dannazione-
sbatto la mano sulla cattedra e lei arretra di un passo.
-Non ti riconosco più, sei freddo, aggressivo … fa come vuoi, buon viaggio Anthony-
se ne va, mi volta le spalle e sparisce nei corridoi della scuola. Mi afferro il capo digrignando i denti, sta andando tutto a puttane, la mia vita mi sta scivolando tra le dita.
Il viaggio verso New York è lungo, dannatamente lungo, le hostess non fanno altro che fare avanti e indietro, non si stancano mai sempre con quel sorriso sul volto mi danno sui nervi.
Controllo le mail e ne trovo una di Katherine, sospirando la apro, non so proprio cosa aspettarmi
“Scusa per come ti ho trattato oggi, ero solo nervosa. Spero che il viaggio vada bene, ci sentiamo … ti prego, non sparire. Ti amo”
Sospiro è lei a chiedere scusa a me, io la tratto male e lei mi chiede scusa. Le rispondo subito, mi manca già e sapere che tra me e lei ci sono tensioni non aiuta.
“Non chiedermi scusa, sono io quello che ha sbagliato. E’ solo un periodo no, ci sentiamo non appena atterro, sono sull'aereo al momento. Ti amo”
-Nulla Katherine, andiamo a dormire-
la prendo tra le braccia e in silenzio saliamo le scale, quando siamo in camera la lascio andare con un casto bacio e mi chiudo in bagno. Ho bisogno una doccia, una lunga doccia, quella lettera mi ha sconvolto.
Veniva da New York, sono gli assistenti sociali, che diavolo sta succedendo?!
L’acqua calda mi rilassa, scioglie i muscoli sulle spalle … poggio i palmi sulle piastrelle, lasciando andare il capo in avanti. Il getto dell’acqua picchietta forte sulle spalle, cosi come il martellare impetuoso nella testa.
Cosa vogliono, cosa diamine vogliono ancora da noi? In questi anni non ci sono stati problemi, ogni mese una cazzo di visita, tutti allegri e contenti e adesso?!
Chiudo con forza l’acqua e uscendo mi avvolgo un telo sui fianchi. Lo specchio è appannato, passo una mano sulla superfice e guardo il mio riflesso. Non c’è nessuna traccia dell’uomo che fino a poche ore fa rideva con la sua compagna, non c’è traccia del padre amorevole. Vedo solo un uomo distrutto e preoccupato.
Infilo un paio di boxer e con i capelli ancora umidi vado in camera, lei sta dormendo rannicchiata il volto teso. Mi stendo vicino a lei e la abbraccio forte, devo capire, ho bisogno di capire. Chiudo gli occhi e cerco di mandar via ogni pensiero negativo.
Sono passati quattro giorni da quella sera, giorni pieni di ansia e di nervosismo. Siamo tornati a scuola e Katherine sembra sempre più giù di corda. So quale è il motivo, colpa mia e del mio comportamento freddo e insensibile. Devo parlare e spiegarle quale è il problema . Oggi ho un volo per New York, quelli del dipartimento vogliono parlarmi, non capisco proprio tutto questo mistero.
Le lezioni sono quasi finite, i ragazzi stanno disegnando e non posso fare a meno di fissare lei.
Stanno dipingendo con i colori ad olio, lei davanti al cavalletto dipinge con impeto, ha del colore sulle guance che cerca di mandar via strofinandosi con la mano ma non fa altro che peggio rare la situazione. Sbuffa facendo sollevare una ciocca di capelli ribelle che gli cade sul volto. Ho paura, ho una dannata paura di perdere tutto, di perdere la felicità. In quel momento lei alza gli occhi ci guardiamo e in una muta domanda mi chiede cosa succede, scuoto il capo per dirle che è tutto ok … ma non lo è per nulla.
La campanella suona, è l’ultima ora e i ragazzi si precipitano fuori per tornare a casa, tranne lei.
Fa tutto con calma, ripone i colori con cura, lascia a bagno i pennelli.
-Katherine, puoi venire qui?-
si avvicina e chiude la porta.
-Sto partendo Kath-
-Che cosa? E quando avevi intenzione di dirmelo?-
-Te lo sto dicendo adesso mi pare. Devo andare a New York per … per una questione-
-Porca miseria Anthony, vuoi dirmi cosa cazzo sta succedendo?-
-Non sta succedendo nulla dannazione-
sbatto la mano sulla cattedra e lei arretra di un passo.
-Non ti riconosco più, sei freddo, aggressivo … fa come vuoi, buon viaggio Anthony-
se ne va, mi volta le spalle e sparisce nei corridoi della scuola. Mi afferro il capo digrignando i denti, sta andando tutto a puttane, la mia vita mi sta scivolando tra le dita.
Il viaggio verso New York è lungo, dannatamente lungo, le hostess non fanno altro che fare avanti e indietro, non si stancano mai sempre con quel sorriso sul volto mi danno sui nervi.
Controllo le mail e ne trovo una di Katherine, sospirando la apro, non so proprio cosa aspettarmi
“Scusa per come ti ho trattato oggi, ero solo nervosa. Spero che il viaggio vada bene, ci sentiamo … ti prego, non sparire. Ti amo”
Sospiro è lei a chiedere scusa a me, io la tratto male e lei mi chiede scusa. Le rispondo subito, mi manca già e sapere che tra me e lei ci sono tensioni non aiuta.
“Non chiedermi scusa, sono io quello che ha sbagliato. E’ solo un periodo no, ci sentiamo non appena atterro, sono sull'aereo al momento. Ti amo”
La voce dell’hostess ci avvisa che siamo in fase di
atterraggio, spengo il computer e mi lascio andare sulla poltrona. Finite le
manovre di atterraggio prendo il piccolo bagaglio che ho portato con me e fuori
dall'aeroporto fermo un taxi. Gli do l’indirizzo della casa dei miei, guardo
fuori dal finestrino ma questa volta non sorrido, non sono entusiasta nel
vedere questa città.
Pago l’autista ed entro nel portone lussuoso di questa che sarà la mia casa per un paio di giorni. Prendo l’ascensore e inizio la salita verso l’appartamento.
Disattivo l’allarme ed entro dentro, è come la ricordavo ampia, arredata bene ma non è casa mia, non più almeno.
Ancora al buio mi muovo dentro il grande soggiorno accendendo il lume che sta nell'angolo, la stanza si illumina appena ho sempre amato questa lampada per questo, crea quella fievole luce fatta apposta per pensare, che ti fa compagnia nelle giornate faticose o quando hai voglia di stare da solo.
Prendo dello scotch e ne verso un po’ nel largo bicchiere, mi abbandono sulla poltrona e strofino gli occhi, che giornata del cazzo. Prendo il telefono dalla tasca e chiamo l’unica persona che al momento potrebbe farmi star meglio
-Ehi, sei arrivato-
-Si, sono già a casa. Come stai?-
-Mmmh sto bene, tu invece … Anthony che diavolo succede-
sospiro, devo dirglielo è inutile tenerla cosi
-Ho ricevuto una lettera il giorno che siamo arrivati, veniva da New York … sono gli assistenti sociali-
silenzio, il silenzio più pesante che ci sia mai stato tra noi due.
-Kath-
-Io ..io non so che dire. Non c’era scritto nulla?-
-No, nulla. Solo che dovevo presentarmi a NY per discutere di qualcosa-
-Non possono toglierti la bambina, no cioè … ma come si permettono dopo quello che hai fatto per lei. No Anthony devi fare qualcosa-
-Sono qui per questo, non me la porteranno via Katherine, fosse l’ultima cosa che faccio in vita mia ma non l’avranno-
-Perché non me lo hai detto, ti avrei potuto accompagnare-
-No, Kath hai la scuola tra qualche mese finirai tutto e poi i tuoi genitori si sarebbero insospettiti-
-Anthony, promettimi che non mi taglierai fuori da questa cosa, se posso fare qualcosa sai che puoi contare su di me e poi lei ormai è come …-
-Lo so, ti prometto che non ti nasconderò più nulla-
***
Pago l’autista ed entro nel portone lussuoso di questa che sarà la mia casa per un paio di giorni. Prendo l’ascensore e inizio la salita verso l’appartamento.
Disattivo l’allarme ed entro dentro, è come la ricordavo ampia, arredata bene ma non è casa mia, non più almeno.
Ancora al buio mi muovo dentro il grande soggiorno accendendo il lume che sta nell'angolo, la stanza si illumina appena ho sempre amato questa lampada per questo, crea quella fievole luce fatta apposta per pensare, che ti fa compagnia nelle giornate faticose o quando hai voglia di stare da solo.
Prendo dello scotch e ne verso un po’ nel largo bicchiere, mi abbandono sulla poltrona e strofino gli occhi, che giornata del cazzo. Prendo il telefono dalla tasca e chiamo l’unica persona che al momento potrebbe farmi star meglio
-Ehi, sei arrivato-
-Si, sono già a casa. Come stai?-
-Mmmh sto bene, tu invece … Anthony che diavolo succede-
sospiro, devo dirglielo è inutile tenerla cosi
-Ho ricevuto una lettera il giorno che siamo arrivati, veniva da New York … sono gli assistenti sociali-
silenzio, il silenzio più pesante che ci sia mai stato tra noi due.
-Kath-
-Io ..io non so che dire. Non c’era scritto nulla?-
-No, nulla. Solo che dovevo presentarmi a NY per discutere di qualcosa-
-Non possono toglierti la bambina, no cioè … ma come si permettono dopo quello che hai fatto per lei. No Anthony devi fare qualcosa-
-Sono qui per questo, non me la porteranno via Katherine, fosse l’ultima cosa che faccio in vita mia ma non l’avranno-
-Perché non me lo hai detto, ti avrei potuto accompagnare-
-No, Kath hai la scuola tra qualche mese finirai tutto e poi i tuoi genitori si sarebbero insospettiti-
-Anthony, promettimi che non mi taglierai fuori da questa cosa, se posso fare qualcosa sai che puoi contare su di me e poi lei ormai è come …-
-Lo so, ti prometto che non ti nasconderò più nulla-
***
Alle 9 del mattino sono davanti l’enorme palazzo dove si trovano gli uffici degli assistenti
sociali, stanotte non ho chiuso occhio per colpa dell’agitazione. Salgo su fino
al cinquantesimo piano, le varie soste dell’ascensore mi disturbano, non fanno
altro che innervosirmi. Arrivati al piano butto fuori tutta l’aria che ho nei
polmoni e vado incontro alla receptionist.
-Salve, vorrei parlare con il Signor Douglas-
-Aveva un appuntamento?-
-Si-
-Mi dica il suo nome-
-Morgan … Anthony Morgan-
guarda nello schermo con sguardo interrogativo, che diavolo le è preso adesso
-Signor Morgan, lei non ha nessun appuntamento-
-Come prego? Ho ricevuto una lettera dal vostro dipartimento-
-Non so cosa dirle, il Dottor Douglas è libero provo a chiamarlo-
con l’interfono chiama il Dottor Douglas che, sembra sorpreso quanto lei della mia visita ma è disposto a ricevermi-
La ragazza mi accompagna nello studio, aprendomi la porta e chiedendomi se voglio qualcosa da bere, nego ringraziandola.
-Signor Morgan, cosa ci fa qui?-
-Salve D.tt Douglas, non so come possa essere successo ma ho una lettera che arriva dal dipartimento di NY, con data e ora del ricevimento-
-Ci deve essere un errore, mi faccia vedere-
gli consegno quella stramaledetta lettera, lasciandomi cadere sulla poltrona. Ha lo sguardo strano, digita qualcosa al computer e continuare a dire “mmh, mmh”, sta per venirmi un attacco di cuore.
-Signor Morgan, Anthony … la lettera è un falso-
-Come prego?-
-La lettera è una copia della nostra, ma non viene dal nostro ufficio. Noi non abbiamo richiesto nessun colloquio, per quale motivo poi, è uno dei migliori genitori sulla mia lista non avrei nessun motivo per farla venire qui. Ma la domanda che mi pongo adesso è … chi è riuscito ad avere accesso al database? Qui ci sono tutti i numeri delle pratiche, le firme delle varie visite che nel corso degli anni le sono state fatte, deve essere qualcuno all’interno ma mi chiedo chi! In questi anni ha forse avuto problemi con qualcuno dei nostri?!-
-No, nessuno a parte la Sig.na Melanie, devo ancora vedere il nuovo assistente sociale. Non ci capisco nulla D.tt Douglas, so solo che sono venuto qui per avere delle risposte e a quanto pare lei non ne ha, mi dice come mi devo comportare perché a questo punto, non lo so proprio-
-Faccia come se nulla fosse, non faccia capire a nessuno che è preoccupato io nel frattempo farò delle indagini. Sarò sincero Anthony, qui qualcuno vuole colpirla-
-Me ne rendo conto, ma non capisco chi possa essere-
-Farò tutto il possibile, glielo prometto. Torni a casa da sua figlia, sono sicuro che le mancherà tanto-
ci salutiamo con la promessa di tenerci in contatto e quando esco dal suo ufficio, sto già prenotando il volo che mi porterà a casa.
Otto ore dopo sono in aeroporto a Seattle, Katherine ha insistito per venirmi a prendere, assurdo fare tutta quella strada, quando avrei potuto prendere benissimo il taxi.
Le porte automatiche si aprono e la cerco con lo sguardo, la vedo ma il mio sguardo è attratto dalla piccola Caroline che tra le sue braccia si agita per scendere. La lascia andare e lei mi corre incontro, lascio cadere a terra tutto e quando si getta tra le mie braccia la stringo forte a me. E per un momento, un solo fottuto momento, riprendo a respirare e la paura di perderla magicamente scompare. Respiro quel profumo che solo un bambino ha, che sa di pulito, di borotalco … che sa di lei.
-Mi tei mancato papà-
-Anche tu amore, non immagini quanto-
Lei è rimasta in disparte, non si è avvicinata ci guarda soltanto sorridendo. Mi è mancata anche lei e non solo perché sono stato via questi due giorni, mi è mancata nei giorni precedenti quando l’ho allontanata da me da bravo idiota quale sono stato.
Prendo la valigia e mi faccio spazio tra la folla e quando le sono di fronte la stringo a me. Non c’è bisogno di dire nulla, a volte uno sguardo vale più di mille parole e il suo dice “ ben tornato a casa amore”
-Quindi rimani con noi stasera?-
-Si, ho chiesto a Allie di coprirmi, ho detto ai miei che sarei andata da lei-
-E possiamo fidarci di questa Allie?-
-Si, certo-
abbiamo appena messo a letto Caroline e adesso siamo in cucina che mangiamo.
-La lettera, non veniva dal dipartimento di NY-
lancio la bomba e lei fa cadere la forchetta sul piatto.
-Che vuol dire-
-Vuol dire che non ci sono problemi con la pratica di affidamento, vuol dire che qualcuno sta cercando di colpirmi e lo sta facendo nel modo peggiore del mondo-
-Non capisco, non ha senso-
-Lo so, ma il D.tt Douglas se ne sta occupando personalmente. La copia della lettera è si un prestampato loro ma, a quanto pare, è un falso. Mi chiedo chi possa arrivare a questo-
-Mmmh, una ex?-
-Kath-
la riprendo bonaria alzando gli occhi al cielo
-Sono seria, non sai quanto possiamo essere pericolose e vendicative noi donne-
-Ne ho idea sai. Credo chiamerò il mio avvocato, devo parlargli e in tutto ciò voglio parlare con Melanie-
-Sono d’accordo. Adesso che dici di andare a dormire?-
-Mmmh, rimango un po’ qui, vado nello studio-
pulisce tutto prima di andar via, si muove bene ormai sembra proprio casa sua.
-Sai, mi piace come ti muovi in casa mia-
Diventa rossa e abbassa lo sguardo.
-Ehi, è una cosa bella sai?-
-A volte penso di essere troppo invadente …-
-Vieni qui-
la faccio sedere sulle ginocchia e a palmo aperto le carezzo la guancia, con il pollice le sfioro le labbra
-Non pensarlo mai, questa è anche casa tua. I miei problemi sono i tuoi, cosi come i tuoi sono miei. Mi sono comportato da stupido questa settimana e ti chiedo scusa, non volevo tagliarti fuori-
-Pensavo volessi lasciarmi-
-Dopo quello che ci siamo detti?-
alza le spalla con non curanza, guardando i bottoni della mia camicia
-Aah Kath, come devo fare con te. Io ti amo, capisci. Non potrei MAI lasciarti, come ti viene in mente?-
non una parola, non un lamento solo le sue labbra che si appoggiano sulle mie delicate, la sua lingua che carezza la mia, le sue mani tra i capelli.
Ci baciamo con lentezza disarmante, il suo bacino si muove sul mio e gemo.
-Sei … sei ancora sicuro di voler andare nello studio?-
non le rispondo, la bacio ancora e con lei in braccio la porto in camera … questa notte è solo nostra.
-Salve, vorrei parlare con il Signor Douglas-
-Aveva un appuntamento?-
-Si-
-Mi dica il suo nome-
-Morgan … Anthony Morgan-
guarda nello schermo con sguardo interrogativo, che diavolo le è preso adesso
-Signor Morgan, lei non ha nessun appuntamento-
-Come prego? Ho ricevuto una lettera dal vostro dipartimento-
-Non so cosa dirle, il Dottor Douglas è libero provo a chiamarlo-
con l’interfono chiama il Dottor Douglas che, sembra sorpreso quanto lei della mia visita ma è disposto a ricevermi-
La ragazza mi accompagna nello studio, aprendomi la porta e chiedendomi se voglio qualcosa da bere, nego ringraziandola.
-Signor Morgan, cosa ci fa qui?-
-Salve D.tt Douglas, non so come possa essere successo ma ho una lettera che arriva dal dipartimento di NY, con data e ora del ricevimento-
-Ci deve essere un errore, mi faccia vedere-
gli consegno quella stramaledetta lettera, lasciandomi cadere sulla poltrona. Ha lo sguardo strano, digita qualcosa al computer e continuare a dire “mmh, mmh”, sta per venirmi un attacco di cuore.
-Signor Morgan, Anthony … la lettera è un falso-
-Come prego?-
-La lettera è una copia della nostra, ma non viene dal nostro ufficio. Noi non abbiamo richiesto nessun colloquio, per quale motivo poi, è uno dei migliori genitori sulla mia lista non avrei nessun motivo per farla venire qui. Ma la domanda che mi pongo adesso è … chi è riuscito ad avere accesso al database? Qui ci sono tutti i numeri delle pratiche, le firme delle varie visite che nel corso degli anni le sono state fatte, deve essere qualcuno all’interno ma mi chiedo chi! In questi anni ha forse avuto problemi con qualcuno dei nostri?!-
-No, nessuno a parte la Sig.na Melanie, devo ancora vedere il nuovo assistente sociale. Non ci capisco nulla D.tt Douglas, so solo che sono venuto qui per avere delle risposte e a quanto pare lei non ne ha, mi dice come mi devo comportare perché a questo punto, non lo so proprio-
-Faccia come se nulla fosse, non faccia capire a nessuno che è preoccupato io nel frattempo farò delle indagini. Sarò sincero Anthony, qui qualcuno vuole colpirla-
-Me ne rendo conto, ma non capisco chi possa essere-
-Farò tutto il possibile, glielo prometto. Torni a casa da sua figlia, sono sicuro che le mancherà tanto-
ci salutiamo con la promessa di tenerci in contatto e quando esco dal suo ufficio, sto già prenotando il volo che mi porterà a casa.
Otto ore dopo sono in aeroporto a Seattle, Katherine ha insistito per venirmi a prendere, assurdo fare tutta quella strada, quando avrei potuto prendere benissimo il taxi.
Le porte automatiche si aprono e la cerco con lo sguardo, la vedo ma il mio sguardo è attratto dalla piccola Caroline che tra le sue braccia si agita per scendere. La lascia andare e lei mi corre incontro, lascio cadere a terra tutto e quando si getta tra le mie braccia la stringo forte a me. E per un momento, un solo fottuto momento, riprendo a respirare e la paura di perderla magicamente scompare. Respiro quel profumo che solo un bambino ha, che sa di pulito, di borotalco … che sa di lei.
-Mi tei mancato papà-
-Anche tu amore, non immagini quanto-
Lei è rimasta in disparte, non si è avvicinata ci guarda soltanto sorridendo. Mi è mancata anche lei e non solo perché sono stato via questi due giorni, mi è mancata nei giorni precedenti quando l’ho allontanata da me da bravo idiota quale sono stato.
Prendo la valigia e mi faccio spazio tra la folla e quando le sono di fronte la stringo a me. Non c’è bisogno di dire nulla, a volte uno sguardo vale più di mille parole e il suo dice “ ben tornato a casa amore”
-Quindi rimani con noi stasera?-
-Si, ho chiesto a Allie di coprirmi, ho detto ai miei che sarei andata da lei-
-E possiamo fidarci di questa Allie?-
-Si, certo-
abbiamo appena messo a letto Caroline e adesso siamo in cucina che mangiamo.
-La lettera, non veniva dal dipartimento di NY-
lancio la bomba e lei fa cadere la forchetta sul piatto.
-Che vuol dire-
-Vuol dire che non ci sono problemi con la pratica di affidamento, vuol dire che qualcuno sta cercando di colpirmi e lo sta facendo nel modo peggiore del mondo-
-Non capisco, non ha senso-
-Lo so, ma il D.tt Douglas se ne sta occupando personalmente. La copia della lettera è si un prestampato loro ma, a quanto pare, è un falso. Mi chiedo chi possa arrivare a questo-
-Mmmh, una ex?-
-Kath-
la riprendo bonaria alzando gli occhi al cielo
-Sono seria, non sai quanto possiamo essere pericolose e vendicative noi donne-
-Ne ho idea sai. Credo chiamerò il mio avvocato, devo parlargli e in tutto ciò voglio parlare con Melanie-
-Sono d’accordo. Adesso che dici di andare a dormire?-
-Mmmh, rimango un po’ qui, vado nello studio-
pulisce tutto prima di andar via, si muove bene ormai sembra proprio casa sua.
-Sai, mi piace come ti muovi in casa mia-
Diventa rossa e abbassa lo sguardo.
-Ehi, è una cosa bella sai?-
-A volte penso di essere troppo invadente …-
-Vieni qui-
la faccio sedere sulle ginocchia e a palmo aperto le carezzo la guancia, con il pollice le sfioro le labbra
-Non pensarlo mai, questa è anche casa tua. I miei problemi sono i tuoi, cosi come i tuoi sono miei. Mi sono comportato da stupido questa settimana e ti chiedo scusa, non volevo tagliarti fuori-
-Pensavo volessi lasciarmi-
-Dopo quello che ci siamo detti?-
alza le spalla con non curanza, guardando i bottoni della mia camicia
-Aah Kath, come devo fare con te. Io ti amo, capisci. Non potrei MAI lasciarti, come ti viene in mente?-
non una parola, non un lamento solo le sue labbra che si appoggiano sulle mie delicate, la sua lingua che carezza la mia, le sue mani tra i capelli.
Ci baciamo con lentezza disarmante, il suo bacino si muove sul mio e gemo.
-Sei … sei ancora sicuro di voler andare nello studio?-
non le rispondo, la bacio ancora e con lei in braccio la porto in camera … questa notte è solo nostra.

Inizio a farmela sotto, lo ammetto....sicuramente qualcuno lo vuole colpire, ma credo più che altro che voglia colpire Kath, e il modo migliore è farlo attraverso Anthony.
RispondiEliminaMamma che ansia...!
Ho letto il capitolo due volte e non riesco a capire chi ha mandato quella lettera falsa a Anthony..mi sa tanto che la questione non finisce qui vero Marti?! Spero non succeda niente alla piccola Caroline, è troppo dolce..l'adoro!
RispondiEliminaL'abbraccio con il padre era awww *___*
Mi spiace come ha trattato Kath, capisco che è preoccupato ma caspita dalle una spiegazione. Ammori nell'ultima parte del capitolo!
da un lato sono quasi sollevata che fosse solo un falso,ma dall'altro la paura è aumentata...chi può essere stato?:-S pensa pensa...
RispondiEliminaawwwww che dolce l'abbraccio in aeroporto con la piccola e l'ultima parte!
la situazione è davvero preoccupante!! non immaginavo un risvolto del genere!....qualcuno vuole colpire Anthony e forse anche Kath, ma la cosa peggiore è che pare ne abbia anche i mezzi!!!!
RispondiEliminaGosh.... O_o
RispondiEliminaAltro stupendo capitolo..
stupendo..
Eh parliaaaamoci con Melanie parliamoci..
facciamoci organizzare un appuntamento col nuovo assistente sociale..
va.. -.-'
Un falso, qualcuno dall'interno, una certa assistente sociale "mollata" per una ragazzina, credo proprio che Melanie ci sia in mezzo con tutte le scarpe!!!!!
RispondiEliminaCon Melanie ci farei una bella chiacchierata e vedremo un pò..la situazione non è affatto rosea !!!!
RispondiEliminaChi vuole il male di Anthony? O il male di Kate?
RispondiEliminaQualcuno li vuole dividere.....e sta usando la bambina e la storia dell'affidamento......che ansia
Ansia a mille ma perchè dove ci sono persone FELICI capita sempre qualcosa che ti fà crollare i castelli in area!!!
RispondiEliminaNon è possibile!!!
Sono seriamente preoccupata!!!
Però tu riesci a strapparmi un sorriso cone questo finale!!! Si sono chiariti e coccolati!!!