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lunedì 15 aprile 2013

Paint Me The Moon: Capitolo 27



Dicevano che era un capitolo tosto.. 
dicevano ... 

Ps. Rating rosso... L'HO DETTO??? o_o L'HO DETTO. 






-Ti manca molto?
<<No, sono esausta ma non ho nessuna intenzione di fermarmi Lynn, non posso correre per via del limite, ma dal display mancano venti minuti all'uscita per Baton..c'è un po di traffico sulla statale ma mi sento come se fossi a casa ormai. Quando ho letto "Louisiana" sul led in autostrada ho quasi pianto>> la sento ridacchiare e la seguo.
-Non vedo l'ora di vederti, in tutto questo delirio non ti ho detto che mi sei mancata tanto.
<<Oh Multicolor, sapessi quanto mi sei mancata tu. Io davvero non so come avrei fatto senza di te. Se penso a come ti ho trovata l'ultima volta che ho lasciato Orange...>>
-Hey, non ci pensare. Presto torneremo al nostro angolo di cielo a ridere e sgobbare lasciandoci tutto alle spalle. Magari potremmo assumere..qualcuno.. capo! Sai per .. ehm rinfrescare un po il The Page. 
<<Ho già pensato ad un modo per rinfrescare il The Page, spero solo che il suo broncio non duri a lungo>>
-Clay nessuno può resistere alle tue coccole.
<<E' un osso duro, te lo garantisco..>> se solo sapesse che ne ho sentito la mancanza fino a seppellirmi di tristezza, un epidemia estesa a tutto il corpo. 



Ci siamo. Sono dentro l'ascensore e so già che il bip sonoro lo ha avvisato dell'arrivo di qualcuno. Chissà se mi aspetterà sulla porta o se lo troverò con lo sguardo perso come ormai lo avevo visto troppe volte. Un tizio distinto gracchia piano dentro la gola e mi sorride con un lieve cenno di gentilezza. Rispondo al sorriso, continuando a torturarmi le dita e a sospirare fino all'arrivo del suo piano e al successivo ritrovarmi sola. Decisamente peggio. 
Le porte si aprono sull'attico e sollevo piano il viso ritrovandomi davanti alla porta chiusa, vuota. E' tardo pomeriggio e l'aria di Baton è piuttosto umida e calda tanto da costringermi a liberarmi di vari strati di vestiario, rimanendo con una camicetta di cotone a maniche corte azzurra e un paio di pantaloni da jogging ampi e morbidi blu scuro.
Se qualcuno provasse in questo momento a misurare i miei parametri vitali non ci penserebbe un minuto in più a spararmi un valium in vena. Che la mia mente ricordi, non mi ero mai sentita così: un misto tra adrenalina e paura. Di cosa poi? Le cose sono diverse, non può essere solo una mia visione distorta. 
Apro in fretta la porta di casa andando a sbattere in frenata sul portone stesso, tanta è la foga con cui mi precipito all'interno. 
Un tonfo, un attimo in cui lo vedo seduto per terra. Ha la testa morbidamente all'indietro, poggiata ai piedi del letto, davanti al televisore. Sembrava intensamente assorto, gli occhi puntati sul soffitto. 
Sorrido timidamente. Stava giocando. Il gomito poggiato sul ginocchio destro piegato, la mano che picchietta il joystick sulla tempia. 
Voltatosi di colpo, a causa del mio ingresso trionfale e scoordinato, i suoi occhi si spalancano alla mia vista e d'istinto si solleva da terra con un reverenziale quanto impercettibile accenno di saluto. Qualcosa non va. O forse sono io che, senza alcuna lucidità, resto sconvolta ancora una volta dal suo viso. Con mia grande sorpresa ha di nuovo la barba lunga e deglutisco immaginando una miriade di motivi. 
Una pausa, un silenzio, lunghi abbastanza da leggerci qualsiasi cosa. E' bellissimo, i suoi occhi sembrano più grandi di una settimana fa e sembra ancora più alto, forse un po più magro. Senza staccare gli occhi dai miei, abbassa il braccio per lasciare andare il joystick e infila le mani in tasca sollevando le spalle. Non dice nulla. Non si avvicina. 
Senza staccare gli occhi di dosso, spingo la porta costringendola a chiudersi e lascio cadere la borsa sul ripiano, avanzando lentamente quasi verso lui. Vorrei urlargli quanto mi è mancato, vorrei prendermi a schiaffi per non averlo costretto ad accompagnarmi. Non credo che accadrà più. 
<<Ciao>> ascolto l'eco della mia voce estendersi a tutta la stanza senza riconoscermi.
Sorride debolmente, senza coinvolgere anche i suoi bellissimi occhi blu di un intensa sfumatura liquida, così abbagliante da farmi tremare lungo la schiena. 
Un altro mio passo e una sua falcata annullano la distanza di un intera settimana. Non riesco a smettere di fissarlo e il campo visivo sparisce, non vedo altro che il suo viso.
Sollevo una mano per accarezzare delicatamente la sua barba color miele, partendo dalla basetta e scorrere le dita fino al mento. 
<<E questa?>> bisbiglio incapace di disturbare questo istante di pace.
<<Un segno di protesta..>> tum. Il tuffo al cuore più violento avuto fino ad ora. La sua voce è così roca e intensa che fa male dappertutto. Ogni piccola parte di me sta soffrendo per quanto gli è stata lontana. Sorrido per la risposta. 
<<Sei arrabbiato vero?>> faccio per abbandonare il suo viso ma la sua mano fulminea me lo impedisce tenendola agganciata saldamente alla sua guancia, mentre scuote la testa in dissenso.
<<Ricordi quando ti avevo detto che evitavo di..riflettere?>> il suo sguardo sul mio è insostenibile. Annuisco perplessa.
<<Beh, alla fine l'ho fatto>> piego la testa di lato. 
<<Eh..?>> lo guardo mentre chiude gli occhi una frazione di secondo e poi li riapre, un po più freddi, un po più ruvidi. 
<<Non sono il tipo da dipendenze e questi giorni sono stati il peggiore inferno dopo tre anni in strada. Era come stare sul marciapiede, molto più comodo e senza pregare Dio per un pasto caldo. Ma dentro di me ho sentito di aver cambiato solo superficie>> 
Questa volta sono io a chiudere gli occhi nell'ascoltare tutto quello per cui avevo avuto il terrore di andare ad Orange. Non possono essere stati sufficienti pochi giorni per sovvertire ogni cosa.
<<Non farlo, non dire così..sono stata costretta a rimanere, sono stata intrappolata, non era previsto, è stato infernale molto più per me cred->> cerco di accarezzargli la guancia ma si scosta dolcemente e sorride a disagio.
<<Non sono arrabbiato, credimi non lo sono affatto. Ma non posso incasinarti la vita. Non riesco a stare troppo a lungo in un posto, e comunque non riesco a trovare un obiettivo, qualcosa che mi faccia definitivamente decidere di riprendere in mano la mia vita. Continuo a non sapere cosa voglio. Continuo a non volermi esporre>>
<<Io credo che da qualche parte, se c'è, la tua famiglia ti starà cercando e starà soffrendo credendoti magari..>>
<<Si l'idea è più o meno quella>> mormora freddo, mi allontano definitivamente cercando di scacciare l'urlo delle sue parole nella mia mente non riesco a trovare un obiettivo, qualcosa che mi faccia definitivamente decidere di riprendere in mano la mia vita. Hai visto Lynn, il problema non è quello che prova lui. Sospiro e abbasso lo sguardo cercando di nascondere gli occhi lucidi.
<<Ti ho imposto il mio aiuto, credo di doverti delle scuse. Non ti ho mai chiesto cosa avresti voluto davvero>> si avvicina all'improvviso abbassandosi sui miei occhi senza toccarmi. 
<<Adesso tu non fare così. Sei la prima persona che mi tratta da essere umano e non da cane, sei la donna più generosa, ostinata e strepitosa che si sia mai accorta che esisto. Anche prima di vivere così. Sei talmente incredibile che a volte mi domando semplicemente se sei vera. Che diavolo di fine avrei fatto senza il tuo aiuto Clay? Questo lo capisci? Lo capisci vero?>> le sue mani si allacciano alla mia vita portandomi vicino a se. Le sue braccia sfiorano le mie, pelle su pelle. Più vicino possibile. <<Ti sei presa una responsabilità enorme con me e mi hai dato fiducia. Dare fiducia ad un tipo come me è ben oltre quello che avrei sperato>> mi accarezza una spalla <<La prima volta che ti ho vista, hai sbadigliato così forte che per metterti la mano davanti ti è caduta la card dell'auto per terra. Ti sei guardata attorno, imbarazzata, e sei entrata al The Page ridendo di te stessa. Ho faticato a deglutire e ho provato una profonda tristezza. Quello è stato il primo vero momento in cui ho rimpianto la mia vecchia vita, un aspetto presentabile, dei vestiti puliti e la barba appena fatta. Questo sai cosa significa?>>
Scuoto la testa a volto basso, oh Dio fa che non mi guardi. A pugno chiuso fa sollevare il mio mento verso di lui e col movimento le lacrime solcano come piccole onde le mie guance.
<<Non piangere. Sai cosa significa? Significa che quel qualcosa..è arrivato, ma è tutto sbagliato. Ti sto incasinando, non riesco a dirti nemmeno chi sono e non riesco ad immaginarmi al tuo fianco un giorno di più perché non ti merito. Non riesco a fare un passo avanti, non riesco a tirare fuori...tutto>> ringhia l'ultima parola stringendosi le labbra coi denti <<Ero un fottuto disastro su quella strada e lo sono adesso, con la differenza che ora ti lascio guardare, mentre continuo ad essere un disastro. Non lo sopporto. Riconoscere di lasciarti vivere la tua vita è già un passo avanti. Non sono così bastardo da tenere tutto il tuo affetto per me e solo per me>> poggia la fronte contro la mia ma i singhiozzi mi impediscono di mantenere la posizione, mi allontano per trovare un punto per sorreggermi. <<Lo avevo previsto. Non posso tenerti chiuso qui come se fossi il gattino trovato per strada a cui dare ogni tanto un po di latte. Sono una stupida e mi dispiace. Mi dispiace perché non volevo lasciarti solo. Ma non puoi e non ti permetto di tornare per strada. Se vuoi andare via è giusto che tu ti senta libero ma promettimi che non tornerai in strada. Non farlo, non è la tua vita. Proviamo a parlare con qualcuno, magari riesci a trovare un lavoro, non puoi essere così terribile. Sei un ricercato? Sei un terrorista... fammi capire, fammi capire perché ormai sono coinvolta...>> a causa del pianto non mi accorgo di aver accelerato e alzato il tono di voce, involontariamente.
<<No! Non lo sono. E non sei la sola ad essere coinvolta. Vorrei solo lasciarti vivere la tua vita. Per colpa mia tua madre ha cambiato città, tu sei costretta a stare lontana da lei e probabilmente ho rovinato un rapporto per te importante, la tua amica ospita uno sconosciuto in casa sua..ho solo fatto un riassunto delle cazzate che ti ho fatto fare fino ad ora.>>
<<Vaffanculo>> mi alzo di scatto sorpassandolo. Se temevi di essere ingrato ora ci sei riuscito perfettamente. Sento l'aria colpirmi a vuoto dietro la schiena, non mi ha afferrata. Sta lontano! Non posso credere che sia successo tutto solo per essere andata via qualche giorno. E quel che è peggio è che realizzo solo adesso che l'ho costretto a fare di testa mia. Avrei dovuto convincerlo a denunciare chi lo ha riempito di botte, rintracciare la sua famiglia e restituirlo alla sua vita di prima. Che credevo di fare tenendolo qui con me? E' un essere umano non un animale da compagnia. Sono io il vero disastro. Mi chiudo in bagno portando con me la borsa e finisco per terra a consumare le ultime lacrime rimaste. Un piccolo tonfo alle mie spalle, dietro la porta, poi fuori solo silenzio.

**
Ironia della sorte. Per tutto il viaggio di ritorno avevo fantasticato più volte su come l'unica cura che potesse guarirmi dalle angosce gettatemi addosso dal Sig. Price sarebbe stata lui. 
Accovacciata al suo fianco mentre dipingeva, sdraiata sul letto con lui a cingermi la schiena, seduti l'uno accanto all'altro a bere una birra ghiacciata sul terrazzino. Lui, le comprendeva tutte. Mi aspettavo persino una sfuriata su un inatteso abbandono, ma mai in nessuna nelle ipotesi avrei pensato al fatto che potesse arrivare alla conclusione di sentirsi sotto pressione. 
Di vedermi preparare un bel servito. Di incassare nel petto il colpo di vederlo andare via. Sapevo che fuori da queste mura la realtà sarebbe stata diversa, ma non avevo pensato che ad assaporarlo sarei stata solo io. Aveva bisogno di aiuto ed io gliel'ho offerto. Aveva bisogno di sentirsi protetto anche solo per il tempo di un illusione ed io l'ho fatto. Si è dato la possibilità di capire se era il tempo di dire addio alla vita di strada senza strascichi, ma non ero la soluzione che si aspettava. Sembra assurdo ma a pensarci bene, so che non aveva mai avuto modo di riflettere su tutto quello che gli è successo in due settimane, da quando, uscito dall'ospedale, non aveva avuto altri che me. Normale che si sarebbe legato, se non altro per riconoscenza. E poi me lo aveva detto: io sono un uomo e tu la rossa del negozio di storie. 
<<Clay>> un lieve tocco di dita deciso alla porta mi riscuote dalla posizione in cui mi trovo: abbracciata al mio stesso corpo con addosso ancora la vestaglia morbida di spugna e solo l'intimo indossato subito dopo la doccia. La sua voce adesso è pura e semplice tortura. Per quanto ancora posso goderne i brividi? Posso ancora convincermi a non innamorarmene. Posso ancora convincerlo a darsi una possibilità, lontano da qui. Devo solo raccogliere i pezzi di ciò che mi ha detto e costruirci un passaggio sicuro da adesso al d'ora in poi.
Metto giù i piedi e mi alzo dalla tavoletta del water diretta alla porta. Con un leggero tocco al sensore sblocco la sicurezza e la apro piano, trovandomi davanti il suo viso smunto. Rimango impietrita a fissarne i tratti quasi sconvolti e desolati. Gli sorrido.
<<Non volevo mandarti a quel paese, scusami>> rimango poggiata con una mano, poi gli passo davanti e raggiungo uno degli sgabelli della penisola in cucina. Una bottiglia d'acqua vuota per metà, mi attrae ricordandomi di essere decisamente assetata. Mi abbandono ad un lungo sorso.
<<Stai bene?>> in un istante si porta davanti a me prendendomi le mani. Rispondo con una smorfia non ben definita.
<<Puoi ascoltarmi ancora un momento?>> annuisco, che ho da perdere più di così? Respira affannosamente e poi pianta i suoi grandi occhi nei miei.
<<Vorrei ti fosse chiaro che tutto questo per me significa moltissimo. Significa poterti dire grazie ogni giorno e significa vivere una specie di, di favola in cui il povero rimane abbagliato dalla splendida figlia del Re, fino a quando non capisce che la sua condizione non deve cambiare per merito di lei, ma per le scelte di se stesso. Suona meschino e poetico allo stesso tempo e per la verità ha tutta l'aria di una stronzata. Ogni parola mi sembra quella che peggiora le cose eppure se le persone che ho incontrato, in questi anni in cui ho girovagato in lungo e in largo, vedessero come sono adesso, qui con te, ne resterebbero sconvolti>> un piccola smorfia di disgusto gli storce i bellissimi tratti mentre con espressione inalterata continuo a fissarlo ed ascoltarlo. Sento il terreno cedere ancora più in profondità sotto di me. La sensazione di cadere nel vuoto è imminente. <<Sono così coglione da continuare a mettere da parte te, per pensare a me. Non è maturo farti la guerra a chilometri di distanza, quando sapevo benissimo che il cambio di programma non era dipeso da te. Sapevo che il pensiero di me qui da solo ti assorbiva, e non avevo il diritto di comportarmi come ho fatto, quando anche a distanza, mi hai messo in mano un telefono e la possibilità di sentirti chiedermi scusa. So che lo avresti fatto. Te lo avrei lasciato fare. Ti saresti sentita in colpa quando avrei dovuto essere io quello a supplicarti di scusarmi. E' lì che mi sono bloccato. E' lì che ho cominciato a riflettere. E' stato allora che ho capito quanta dedizione hai per me. In cambio di...nulla. Un cazzo. Un idiota che avanza pretese assurde e si fa crescere la barba perché gli mancavi da impazzire, così tanto da obbligarti, al tuo ritorno, a infilarti in quella vasca con me. Di nuovo. Per averti>> ma non avevo esaurito le lacrime chiusa in quel bagno per ore? Il mio volto continua imperterrito a non dare segni di cedimento eppure strofino la manica della vestaglia sul viso per asciugarlo. Avevo sempre desiderato che si aprisse a me, che mi dicesse apertamente tutto quello che gli passava per la testa e mi raccontasse di lui. Non è mai stato così diretto, eppure adesso vorrei solo tappargli la bocca con una schiaffo. Proprio non ha idea di quanto mi irritino le sue riflessioni. Avrei preferito i capricci di uno stronzo ma almeno adesso avrei le sue carezze e i suoi baci e non la sua improvvisa voglia di proteggermi da se stesso. Perché ha così maledettamente ragione su tutto?
<<Cosa vuoi fare adesso? Dove andrai?>> deglutisco a fatica, un altro sorso d'acqua senza mostrare alcuna debolezza, ne il vuoto. Quando la metto via ormai vuota, le sue mani si impossessano del mio viso ed iniziano ad accarezzarlo freneticamente. I pollici passano sulle occhiaie e asciugano le ultime lacrime <<Sei così stanca Clay. Hai bisogno di riposare>> senza neanche finire la frase e lasciarmi il tempo di capire, mi afferra schiena e ginocchia e mi prende in braccio. Mi concedo la libertà di allacciare le braccia intorno al suo collo, restando esausta sulla sua spalla fino a raggiungere il letto di sopra. Mi ci sdraia con dolcezza e mi stropiccio il viso svuotata di ogni aspettativa. Si siede sul bordo puntellandosi con la mano destra accanto al mio fianco sinistro. Mi lancia uno sguardo orribile e carico di tormento, ma allo stesso tempo bello da far male. Trattiene il respiro prima di mormorare a poca distanza dal mio viso.
<<In passato, ho commesso l'errore di non riflettere prima di agire. L'ho pagata cara Clay, molto...cara. Tanto da non riuscire più a darmi pace. Credevo di averne vissute abbastanza da aver imparato ad ascoltare il silenzio e domare i pensieri. Se tu mi riporti al punto di partenza è perché è da te che dovrei ricominciare...>> si avvicina con le labbra quasi a sfioro sulle mie, sento la barba solleticarmi e nei suoi occhi non c'è un velo di malizia, solo profonda e inquietante angoscia <<...ma ho paura. Così tanta da impormi di lasciarti in pace. Eppure non ci riesco. Non ci riesco da quella volta che ti ho vista sbadigliare e poi ridere. Farmi prendere a calci non era nulla davanti all'idea di andarmene>>
<<Io davvero non ti capisco, perché mi fai dondolare sul filo delle tue decisioni? Io non sono la figlia del Re e non posso essere la cura al tuo malessere. Non sono l'alternativa alla strada e non voglio essere la persona che ti strappa alla realtà e adotta te e i tuoi casini. Tu non sei un casino, hai solo bisogno di non affrontare tutto da solo. Non potrei mai inculcarti l'idea che quella persona sia io, ma ti direi che devi cominciare a farle spazio al tuo fianco, chiunque sarà>> a quelle parole, dettate da un intera settimana di mancanze e privazioni anche fisiche, il suo viso subisce lentamente il passaggio da oscurità a luce, abbagliando anche me. La vicinanza, ormai millimetrica, si chiude definitivamente con le sue labbra sulle mie. La morbidezza e il calore che sprigiona la sua bocca mi riportano velocemente indietro di qualche giorno, quando assaggiarlo e perdermi tra i giochi ingordi della sua lingua stava diventando una dolce normalità. Il pungere lento, la peluria morbida e ispida allo stesso tempo che sfrega contro il mio mento, mi regalano nuove sensazioni, quelle che avrei voluto provare quella notte nella vasca. Con un indugiare dolce e lento lo sento trattenersi, impedendoci di ritrovarci. Ricambiando solo per metà il suo contatto, con una mano lo spingo via delicatamente, sferrando un attacco violento alla mia forza di volontà.
<<Non mandarmi via Clay, ti prego...mi sei mancata, mi manchi anche adesso, non ce la faccio più. Non mandarmi via>> bisbiglia soffiando sulle mie labbra. Forzando dolcemente le mie braccia, afferra il mio labbro inferiore tra le sue inumidendolo con la punta della lingua, provocandomi un vistoso fremito. Mi divincolo piano e lo spingo via di nuovo, con entrambe le mani stavolta. Lo guardo negli occhi e mi accorgo di quanto faccia male.
<<Non sono il tuo regalo di addio>>
<<Non ho mai pensato un assurdità del genere..non me ne vado domani>>
<<Ma hai detto che te ne andrai...è abbastanza per me>>
<<Sento che le cose devono cambiare>>
<<Bene, è così che dev'essere...ti prego, ho bisogno di chiudere gli occhi per un po>> mi giro di lato, infilo le mani sotto il cuscino impedendo loro di stringersi a lui e trascinarlo accanto a me. 
Lo sento sostare per un lungo momento, intento probabilmente ad osservarmi in silenzio. Nonostante gli occhi chiusi il suo viso è sempre lì, su di me, tra il confuso e l'impaziente.
Poi il letto si alleggerisce e i suoi lunghi passi arrivano fino giù.

*

Mi sveglio di colpo. 
Infilo la testa sotto il cuscino.
Ricordo tutto. 
Ho voglia di piangere.
Mi circonda una tenute penombra dorata e violacea. Il freddo dell'alba del sabato mattina, sembra aleggiare nello spazio del soppalco. 
Cerco di crearmi addosso un bozzolo di lenzuola. Indosso ancora la vestaglia che durante la notte si è aperta facendomi rabbrividire e svegliare solo adesso.
Non ho la più pallida idea di che ore siano. Mi sento così pesante che potrebbero essere trascorsi giorni interi e non essermene accorta.
Una leggera nausea e il bisogno di fare pipì mi costringono ad alzarmi. Dio, sento come se indossassi delle ancore di piombo ai piedi.
Faccio un nodo stretto intorno al mio corpo e scuoto la testa lasciando che il rosso dei ricci mi copra la visuale. A metà della scala a chiocciola mi blocco, tenendomi quasi sospesa al corrimano col braccio. Sospiro così forte da mandare giù un groppo incredibile. 
Lancio uno sguardo fulmineo all'orologio digitale a parete che segna appena le sei del mattino. Il suo letto intatto, poi torno a seguire con lo sguardo ogni singolo centimetro della scena che ho davanti. La assimilo, la faccio mia. Lascio che scorra dentro tutto il corpo, come diapositive di un film. Mi riempio della sua presenza, in religioso silenzio. Un lampo di insopportabile delusione mi prende in pieno, quando noto che la barba è sparita.
Sebbene non capisca come faccia, è a petto nudo, in ginocchio su un enorme tela rettangolare. Con dei grossi pennelli lavora come un forsennato sulla parte inferiore, riempiendola di grossi e delicati passaggi azzurri e color carta da zucchero. Le sue braccia sono imbrattate fino ai gomiti e, a piedi nudi, scorre da un lato all'altro della tela portandosi via, di tanto in tanto, le gocce di sudore dalla fronte. Un deja-vu. Sembra quasi un atleta intento ad allenarsi, un operaio in equilibrio su un impalcatura, qualcuno che mette tutta la passione e la concentrazione esistenti nella mente umana. L'elastico dei pantaloni neri di quella che credo sia una tuta, scivolano e risalgono insieme ai movimenti del suo bacino. Le spalle, le braccia e l'addome piatto e magro si contraggono come una macchina pulsante sotto i miei occhi. E' un attimo. Il calore mi assale  e si solleva da qualche parte all'interno del mio corpo come i cerchi risucchiati per aria da un tornado in formazione. Lo sento bruciarmi nelle mani, nelle gambe e sulla schiena. Non sento più freddo. Quando tutto l'amore e il tormento che provo si uniscono, a stento trattengo un lamento che rivela inequivocabilmente la mia presenza. 
Si volta di colpo con il viso quasi capovolto sulla tela, le ciocche allungate dei suoi capelli penzolano dalla fronte e incombono sul dipinto con altezzosità ed eleganza. 
Lo nascondono da me, ma mi lasciano intravedere un blu sciolto nell'adrenalina del suo raptus d'arte.
Non si muove, mi fissa trattenendo il respiro. Esattamente come me.
Senza neanche accorgermene mi ritrovo a camminare lentamente a piedi nudi verso di lui e mi fermo ad un passo dalla tela e dalle sue mani. 
Si poggia lentamente col sedere sui talloni, raccogliendo le dita ora inermi sul suo grembo. 
Mi copro la bocca sconvolta dalla sua presenza. Non posso dire con certezza che si tratti solo di rara bellezza. E' qualcosa che ha a che fare con l'arte e il sacro di una figura religiosa. Mi sembra intoccabile. Le ciocche ricadono ora scomposte sulla sua fronte ma lui prontamente le sposta, infilandoci le sue dita contratte, come le zampe di un ragno nella tela. La sua vista è libera ora. La mia è totalmente offuscata dall'intollerabile pensiero che se davvero se ne andrà, una parte di me non tornerà più, come lui.
A circondare il suo meraviglioso corpo seduto, ci sono alcune piccole latte di metallo contenenti i colori più svariati. Ricordo di averli presi per lui, quella volta, insieme a fogli e pastelli ma non ricordo la tela. E' piuttosto grande e non mi sembra di averla vista nell'appartamento al nostro arrivo. I colori primari invece, in contenitori più grandi, sono sparsi lungo i lati della tela pronti ad essere scelti e manipolati dalle sue mani. 
Decido di scuotermi portando indietro i capelli con entrambe le mani e distrarmi dal suo sguardo insistente. Continua a stare in silenzio. Odio quando lo fa. 
<<Preparo del caffè..?>> mormoro in tono gentile ma distaccato. 
Per tutta risposta mi scaglia un occhiata severa e ritorna come nulla fosse sul dipinto senza degnarmi di una risposta. Colta totalmente di sorpresa sbatto le palpebre, ma a che razza di gioco vuole giocare? Il suo mutismo occasionale, le decisioni su cui non posso obiettare, il suo tenermi fuori iniziano a superare il limite consentito.
Mi inginocchio davanti a lui, accanto alla tela e, immobile a fissarlo, aspetto che mi rivolga la parola. Non lo fa, per diversi minuti non mi degna di uno sguardo e continua quasi rabbioso a spennellare e intingere persino le dita nelle latte di metallo, imbrattando senza senso la tela. Lì poi, sembrano nascere sotto forma di capolavoro. Non ho idea di quale sia il soggetto ma ha tutta l'aria di farti restare prima o poi a bocca aperta. 
A bocca aperta. 



Come un impianto elettrico azionato da un interruttore piccolo ed insignificante, stringo le labbra in una linea ostile e infilo la mano destra nella latta del rosso. Senza neanche scrollarmi l'eccesso di acrilico mi sporgo violentemente su di lui sbattendogli la mano sulla clavicola. Adesso, cinque dita rosse fanno bella mostra di se sul suo corpo. Impietrito fissa immediatamente la mia mano su di lui e poi solleva la testa a rallentatore, ottenendo finalmente la sua attenzione. Per almeno un intero minuto, ad occhi spalancati, mi studia e poi assottiglia lo sguardo deglutendo. Con un gesto velocissimo infila due dita nella piccola latta viola per poi passarle gocciolanti e rudi sulla mia guancia. 
Sbatto le palpebre sorpresa, immobile, ma non demordo. Con la mano sinistra cerco un altra latta e, incurante del tipo di colore, la mia mano stavolta gli arriva dritta in faccia, strisciandola da tempia a mento. Era quella blu. 
Freme indispettito e con altrettanta velocità picchietta del giallo gocciolante sull'altra metà del viso ancora intatta, concludendo con l'accenno di un malefico sorrisetto, non prima di aver passato entrambi gli indici lungo tutto il mio naso.
Al limite della provocazione, digrignando quasi i denti, afferro un intera piccola latta gettandola al centro del suo addome con un colpo secco. Adesso è un ammasso indistinto di pelle rosea e pallida e un rosso corallo. Quasi ridacchio ma mi trattengo.
Stavolta non si scompone ma avverto chiaramente la sua aria incazzata. Le sue mani si infilano, spingendo con prepotenza, su due latte alla cieca e quando le porta davanti a me, è un attimo. La vestaglia si apre davanti ai suoi occhi, forzata dalle sue stesse dita totalmente intrise di verde e viola. Inspiro agitata, nel panico totale, rendendomi conto, in una frazione di secondo, che le sue dita si stanno riunendo attorno al mio collo con un tocco che non ha nulla di strano se non fosse che sotto avevo solo il reggiseno. Il respiro di entrambi accelera all'improvviso. Con le sue mani chiuse dolcemente sul mio collo e i pollici che sfregano sotto il mio mento, non riesco a smettere di osservarlo. I tratti del suo viso cambiano improvvisamente mostrandolo agitato e in difficoltà. Respira con quello stesso affanno che sento io e tiene gli occhi puntati nei miei senza cadere nella trappola del mio intimo. Lo stesso calore che poco prima mi aveva ridotta a un incendio sulle scale, ora divampa totalmente. Chiudo gli occhi per un istante, trasportata dall'ondata di emozioni che le sue piccole carezze mi provocano e sospiro. Quando li riapro il blu cobalto delle sue iridi buca ogni centimetro di pelle scoperta e mentre conto alla rovescia ringhia un sottile "Fine dei giochi" prima di attirarmi a lui con forza. 
Qualcosa si rovescia per terra quando il mio corpo raggiunge il suo e la mia bocca viene risucchiata dalle sue labbra con un gesto di profonda possessione. A introdurre la lingua nemmeno ci pensa, mi costringe col più dolce e furibondo dei modi a dargli completo accesso. L'imperativo è divorare, assaporare, baciare senza filtri o esitazioni e ad accompagnare  l'alternanza di lingua, labbra e piccoli e innocui morsi, ci sono le sue mani impigliate fra i mie capelli. Una sfida prepotente a chi zittisce prima il dolore dell'assenza dell'altro. Non c'è nulla di animalesco ne di indelicato, non è nella sua natura. Riesce comunque a farmi gemere e desiderare qualcosa che ho lasciato sopito da tempo. L'estrema fiducia in ogni suo gesto mi porta a volere che sia così. Ora e quì. La sua bocca non si ferma un attimo, passa da un dolce morso di labbra a una spinta decisa che abbraccia la mia lingua. Respira con sempre maggiore affanno esaltando e aumentando la mia voglia di lui. Le mani ancora sporche corrono a spalmare colore dal mio collo alle spalle, quando raggiunge il seno esita, ripiegando sulla schiena. Le mani scivolano e spalmano altro colore fino a saltare le natiche e impossessarsi di me con un erotica pressione delle dita sulle cosce, al limite delle mie curve. Impiega un tempo incalcolabile a sondare ogni centimetro del mio corpo, picchiettando le dita affusolate sulla mia pelle come se non potesse vedermi; senza smettere di baciarmi, di consumarmi e di sentirmi tra le sue mani umide e grandi. Mi sento ad un passo dal dimenarmi per quanto è forte e potente il desiderio che ho di lui, le mani tremano, dentro mi scuoto e non faccio che aspettarmi di più, ma non arriva. 
Mi stacco di colpo col diaframma in avaria e il corpo che vibra, mi punta due occhi blu che urlano la mia stessa condizione. Perplesso fa per parlare ma lo anticipo, poggiandogli due dita sulle labbra e scavandoci dentro fino a toccare la sua lingua. 
<<Non trattenerti, non frenarti...ho bisogno di te, io ho un bisogno assurdo di te...l'ho sempre saputo..>> le parole scivolano via tra i respiri sconnessi, nel mio sguardo probabilmente l'implorazione. 
Un ampio sorriso che arriccia i suoi occhi mi manda in estasi. Sospira e con un rapido gesto afferra la sua maglietta che aveva gettato da qualche parte sul pavimento. Tira via il colore dal mio viso e continuando a sorridere, mi bacia ovunque <<Non c'è niente, niente che avrei chiesto alla vita, niente che non fossi tu, niente che non fossero i tuoi grandi occhi verdi, i tuoi splendidi capelli rossi, il tuo corpo, i tuoi baci, il tuo essere perfetta>> i tratti si fanno di colpo seri e i suoi occhi mi scrutano tanto intensamente che trattengo il respiro <<Non c'è niente che desideri più di te. Il giorno che mi separerò da te sarà quello in cui sarai solo tu a chiedermelo...>> ed un velo di tristezza scompare quando chiude gli occhi e mi bacia con cura e dedizione, mostrandomi quanto sia vero quello che ha detto. Gli sfilo la maglietta dalle mani lasciando che sia io stavolta a ripulire il suo viso e poi giù lungo tutto il suo petto. Gli sorrido ma lui non ride più e torna feroce sulle mie labbra.
L'esitazione sparisce in un soffio. Con le dita scende lentamente a sciogliere quel che resta del nodo che mi tiene ancora imprigionata nella vestaglia. Sotto il suo silenzioso comando, la stoffa che ricopre le mie spalle obbedisce, cadendo ai mie piedi. Si stacca, schioccando per ultima la lingua e si regala un lungo momento per osservarmi. Occhi scuri, lucidi e sensuali. Decisamente compiaciuto, fa un intera panoramica dal seno pieno e rotondo sotto la stoffa sottile che lo ricopre, alle cosce. Senza fiatare, chiudo appena gli occhi stringendo le labbra; imbarazzata sì ma piacevolmente sorpresa di sentirmi veramente e profondamente desiderata solo guardandolo <<My precious Clay, got the beauty inside you...>> il tono di voce è basso e melodioso nel suo accento inglese, roco e tormentato dal desiderio. 
Mi abbraccia avvolgendomi e stringendomi al suo corpo così forte da sentirmi per un attimo dentro di lui. Il suo bellissimo volto affondato tra il collo e la spalla, il respiro che non smette di solleticarmi. Dopo avermi inspirata, schiude le labbra sulla mia pelle e con un lungo sibilo roco inizia ad arrossarla succhiandola e bagnandola appena con il gioco morbido della sua bocca. Sembra sapere perfettamente quanto premere, come leccare, dove solleticarmi. 
Le mani salde sui fianchi si spostano verso l'alto, con lenta dedizione, fino a raggiungere i seni, circondandoli con le sue mani calde e lasciando che siano i pollici ad accarezzarne le punte. Inarco il busto spontaneamente, come se il suo tocco potesse abbandonarmi da un momento all'altro e spingo lievemente la testa all'indietro, ad occhi chiusi. Mi aggrappo ai suoi avambracci per la troppa intensità. Lascio andare tra i denti un lungo sospiro poi, impaziente, ritorno sui suoi occhi che mi scrutano determinati a farmi impazzire.
Il tocco diventa sempre più intimo ed esperto, impossibile anche per qualcuno che teoricamente non pratica il sesso da molto tempo. Mi disorienta, i movimenti delicati ma insolenti, i suoi occhi dolci ma arroganti, il suo alternarsi da tenero a selvaggio. Un attimo prima si riempie le mani delle mie curve e l'attimo dopo, distraendomi con baci osceni, mi artiglia il sedere spingendomi contro il suo corpo più volte, fino a farmi capire quanto stia diventando alta la temperatura fuori e dentro di se. Il tono dei suoi mugoli inespressi o dei gemiti soffocati sulle mie spalle mi sta facendo perdere la ragione, vibro, tremo e mi dimeno in cerca di un attimo di respiro. 
<<Che stiamo facendo?>> bisbiglia col fiato cortissimo.
<<La cosa giusta.. >> annaspo.
<<Sei tu la cosa giusta..>> mi artiglia le natiche e in un istante scivola sopra di me scorrendo il suo petto sui miei seni coperti, come in una distesa di neve, o di lava. Mi impone dolcemente di andare sotto di lui aiutandomi a sciogliere la tensione accumulata sulle gambe ripiegate sotto il mio corpo. Non ricordo più quanto tempo siamo rimasti in ginocchio l'una di fronte all'altro. Affondo le dita trai suoi capelli come ho sempre sognato fare, massaggiandogli la nuca e graffiandogli dolcemente il centro tra le scapole. E' il paradiso. Sentirlo contorcersi sotto le mie dita è un vero godimento. Mi spingo oltre, ergendomi sotto di lui e lasciando una scia di segni con la forte suzione della bocca sua pelle tra orecchio e pomo d'Adamo.
I suoi gemiti prendono la nota alta e inattese contrazioni mi scuotono violentemente l'inguine sentendo scivolare l'eccitazione all'esterno. Non mi sono mai sentita così in procinto di impazzire in vita mia, soprattutto nella mente e nell'anima. La sua testa scivola tra i seni improvvisamente nudi e, tra le dita, il reggiseno sganciato come un simbolo di conquista. Lo getta dietro le sue spalle con un ghigno compiaciuto poi chiude delicatamente le labbra su una delle punte affondandoci il viso e respirando profondamente. Il contatto del capezzolo tra i denti e la vista del mio seno che scompare nella sua bocca mi fa quasi urlare. Riuscendo perfettamente a dosare dolcezza e bisogno, ne coccola uno per volta donandomi un piacere completo e sconosciuto. 
E come un marchio di fabbrica, dolce e prepotente, punta alla pancia che si ritrae e si solleva fremendo al suo passaggio. Le mie mani continuano senza sosta ad accarezzare la nuca e i capelli, torcendoli tra le mie dita quando è troppo. Siamo quello che volevo, siamo ciò che avevo sognato, siamo un dipinto. Siamo immersi nei colori che ci siamo gettati addosso e tra quelli che stiamo tirando fuori da dentro di noi. 
Dondolando fra le mie gambe mi invita con delle dolci spinte ad allargarle. Deglutisco e, pronta a tutto, cerco di trattenere le lacrime. Il respiro si spezza e le mie mani afferrano il suo viso in un silenzioso invito a guardarmi. Quando solleva la testa e smette di ricoprire di baci i miei fianchi, si ferma un istante a fissarmi e quasi mi gira la testa per quanto è dannatamente bello e arrossato. La bocca gonfia e l'affanno di chi si perde nella propria passione. Scivola di nuovo su di me, sfregando il suo petto sui miei seni e quando gli sguardi si allineano e si ritrovano, sento la sua mano destra spingere nella posizione opposta. Senza esitazione, porta via, centimetro  dopo centimetro, gli slip dalle mie gambe. Percepisco immediatamente il mio essere totalmente nuda sotto di lui e nell'imbarazzo affondo il viso sul suo collo abbracciandolo forte. Sorride espirando dal naso e mi bacia la tempia mentre la mano conclude il suo compito di spogliarmi completamente. Avvicino le labbra al suo orecchio e bisbiglio <<Tu eri già dentro di me, sono sempre stata tua>>.
Mi offre immediatamente il suo viso, ad occhi chiusi, inspirando per assaporare le mie parole. Li riapre e li assottiglia con un fervore nuovo. Mi accarezza il viso ripetutamente e mi bacia. Leggero prima, possessivo l'istante dopo. Stavolta, distratto dai baci a cui rispondo con passione, sono le mie mani a raggiungere il suo sedere spingendolo a scontrarsi contro di me con un colpo secco. Spalanco gli occhi per la sorpresa e la percezione volumetrica del suo desiderio mette fine alla mia impazienza. Con movimenti frenetici e nervosi tendo la stoffa dei suoi pantaloni. Li faccio scivolare oltre i suoi fianchi in pochi secondi e quando spingo definitivamente via l'ostacolo, mi stacco mugolando per guardarlo negli occhi. Nello stesso momento si poggia su di me. La mia parte più intima abbraccia la sua e la sensazione mi porta quasi all'estremo. 
Mi sorride mordendosi le labbra poi la sua mano scivola giù ad accarezzarmi la coscia e a sollevarla leggermente prima di prendere un profondo respiro. La sorregge sicuro sopra la sua schiena e poi le sue dita si spostano velocemente ad inarcarmi il bacino. La sua è cura e dedizione perché entrambi sappiamo con quale angolazione si prova meno dolore o con quale posizione si prova più piacere. Ma non credo di averlo mai provato. Non così. Tenere qualcuno dentro di se assume tutto un nuovo significato, sentirlo fin dentro le ossa diventa fisicamente possibile. La sua prima spinta è così dolce e intensa da farmi male. La seconda spinta la accolgo come fosse sempre rimasto lì e la terza, più profonda, arriva con un profondo e lungo gemito da parte di entrambi. La quarta spinta si ferma a metà rendendomi conto di stringere più del dovuto e senza volerlo. La quinta spinta arriva a destinazione e il suo viso diventa quello di un angelo. Non c'è nervosismo, non si trattiene, mi guarda fin dentro la mente e non smette di sussurrarmi che sono la cosa più bella che abbia mai visto. 
Le successive arrivano come onde di fuoco, lente, potenti e accompagnate dall'intera flessione del suo corpo sul mio. Un gemito sommesso ogni volta che raggiunge una parte lontana di me. Gli occhi che si chiudono e si riaprono. Altre spinte. Leggere esitazioni aspettando che si dissolva l'urgenza di venire. Troppo prezioso. Baci, parole biascicate fino al buio dell'apice. Troppo grande per entrambi, troppo intenso per respirare, troppo forte per tenere gli occhi aperti, troppo desiderato per non urlare di gioia profonda. 
Quando dici a qualcuno che lo senti dentro è una cosa bella. Ti fa provare l'emozione di essere il suo unico posto nel mondo. Ogni spazio possibile diventa il luogo in cui abiterà per sempre. 
Interminabili istanti in cui non smette di baciare ogni centimetro del mio corpo. Un bacio e un sei mia. Le carezze delle mie dita come fuoco tra i suoi capelli. Sudati, bruciati dai nostri stessi corpi, vivi. 
Sono tanti i minuti che passano nel tentativo di ritrovare le forze, sparse in piccoli e introvabili pezzi sul pavimento, ma quando io ci riesco per prima mi sfilo via lentamente e mi giro da un fianco. Il suo corpo diventa subito la mia coperta, mi abbraccia senza dosare le forze rubandomi un mugolio di protesta. Lo sento sorridere sul mio collo, un sorriso nuovo, diverso. E' tutto diverso. Noi siamo diversi. Chiudo gli occhi dopo un bel respiro, esausta e felice per la prima volta in vita mia. 
La pace. 
Il silenzio. 
Il Paradiso. 
L'amore. 
L'indissolubilità.
<<Il mio nome è Richard>> l'eco del suo cuore impazzito rimbomba sulle mie spalle mentre mi stringe fino a farmi male.
 

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Cazzo cazzo cazzissimo (>_<')
Sun1600

PS. La frase in inglese vuol dire "Mia preziosa Clay, hai la bellezza in di te" 

9 commenti:

  1. OH MIO DIO.
    vorrei dire di più ma davvero,sono sconvolta!la loro prima volta è stata di una dolcezza incredibile...ho la pelle d'oca...
    e finalmente le ha detto quel benedetto nome!!!sono messa talmente male che potrei uscire in corridoio e urlare per tutto l'istituto!

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  2. RICHARD O_____________________________________O
    E SI SCOPRIRONO LE CARTE!!!!

    Che capitolo twinny mia, ho percepito tutto, l'incazzatura, il loro tormento ... mamma mia T_T perfetto... LORO sono perfetti! Sono disarmanti, non ho neanche parole per descrivere quello che sento dentro!! <3

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  3. CAZZO CAZZO CAZZISSIMO lo dico iooooo!!!!!!!!!!!
    tu non puoi capire.....davvero, ho avuto i brividi per tutto il tempo, dalla prima riga all'ultima......cioè sono sconvolta....diiiiio CHE MERAVIGLIA!!!!!!!!!!!!!!
    Non può essere così bello...tu non puoi essere così fottutamente brava. Vorrei citare ogni frase, ogni sua parola...Mi viene da piangere, cosa mi fai provare dio santo :'-((((((((((
    Richard....si chiama Richard....SONO IN PARADISO.

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  4. mi gira la testa!!!....da quei terribili momenti della prima parte, mi sono persa nell'oblio di quelle parole, quei baci, quei gesti......E' stato ancora più INTENSO E COINVOLGENTE di quanto avessi mai sognato ..... Silvietta mia grazie di cuore per averci regalato questo bellissimo sogno...

    RICHARD!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  5. Richardddddddddddddddddddd
    oh signore che capitolo bellissimo, la loro prima volta è stata perfetta....
    Certo mi ha fatto penare questo capitolo, eh lui le idee tanto chiare non c'è l'ha ma spero che con Clay al suo fianco lui riesca a ricostrursi una vita, belli belli belli *-*

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  6. Richarddd la prima volta fra loro è stata meravigliosa le parole i gesti baci tutto... all'inizio c'era molta tensione ma poi è stato come un sogno !!!!!

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  7. Mi hai fatto rimanere con il fiato corto per tutto il tempo.....
    Capitolo bellissimo.......tutte le parole che Richard dice a Clay sono meravigliose......e piene d'amore
    Brava.....

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  8. <> bisbiglia col fiato cortissimo.
    <> annaspo.
    <> aaaaaaaahhhhhh mamma mia!!!!
    La loro prima volta è stata adkjashdasjf....DOLCISSIMA...Ho i brividi giuro. Così si chiama Richard *____*

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  9. OH FUCK!!!!!! (E' proprio il caso di dirlo! xD)
    Stavolta mi sono ritrovata un pò troppi capitoli da recuperare, però che finale!!!
    Ma piacere Richard *___*
    Speriamo che ora pian piano la smetta con queste paranoie, si tranquillizzi e riesca a condividere con Clay un pò del suo passato... visto che nel presente mi sa che stanno a condividere già abbastanza cose...!!! Aahahah!

    Ps. Ma tu sei ogni capitolo più brava? Bah..... xD <3

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