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martedì 18 giugno 2013

I was lost ... cap24


Mi sono fatta attendere, i know ma come dire ... sono stata MOLTO distratta, voi sapete da cosa. In ogni capitolo lascio qualche indizio, vi dico già adesso che presto arriverà la tempesta. Buona lettura!


-Ssssssh, o sveglierai la bambina-
-Non sveglieremo proprio nessuno, siamo soli a casa-
i movimenti sono frenetici, la mia bocca è ovunque. Tolgo la giacca lasciandola a terra, la stessa fine fa la camicia. Le sue unghia graffiano il mio petto, gemo e le abbasso con forza il vestito. I suoi seni sono esposti, i capezzoli turgidi per l’eccitazione e per il contatto con l’aria fresca. Ne stringo uno, mentre con l’altra mano le stringo un fianco. Gemiamo insieme, siamo presi da una strana frenesia, forse dovuto all’alcool o forse ci desideriamo troppo, l’unica cosa certa è che non arriveremo mai al piano di sopra.
si avventa ancora sulle mie labbra, stringe il labbro inferiore tra i denti, cosi forte da farlo sanguinare, lecca via il sangue e affonda la lingua nella mia bocca.
Non l’ho mai vista cosi presa, non sembra neanche la ragazza di cui sono innamorato. Le sue piccole mani sono sui miei pantaloni, li tira giù insieme ai boxer e stringe la mia erezione. Muove su e giù, stringe forte e mi ritrovo a morderle la spalla, sono costretta a fermarla con questo ritmo non arriveremo tanto lontani.

Ci fissiamo, i respiri accelerati, gli occhi pieni di eccitazione. Tira su le braccia e il suo vestito scompare, cosi come le mutandine. La prendo in braccio e la sistemo nella spalliera del divano, mi muovo su lei facendo scontrare le nostre intimità, gemiamo insieme e con un colpo secco la penetro. Rimane senza fiato, la voce le si ferma in gola e poi inizia a muoversi. Io sto fermo, è incredibilmente eccitante vederla cosi, preda del suo desiderio, aumenti il ritmo e si aggrappa più forte alle mie spalle, le mani sul mio capo. Stringe le gambe attorno ai fianchi e il ritmo si fa incalzante, raggiunge il piacere aggrappandosi forte a me e urlando il mio nome.
I suoi muscoli mi stringono e non ci vedo più. Mi sposto verso il muro e con poca delicatezza la sbatto contro il muro, mi abbasso sul suo seno e faccio miei quei due piccoli bottoncini rosa che mi fanno uscire di senno, succhio forte e li mordo, inizio a muovermi forte, la sua schiena striscia contro la parete continua a gemere il mio nome e io il suo. Bacini che si scontrano,  morsi, lingue che si rincorrono …questo non è fare l’amore, questa è passione, voglia di raggiungere il piacere più perverso e appagante del mondo.
Gli affondi  aumentano, sempre più ravvicinati e quando lei urla il suo secondo orgasmo, io la seguo … continuo a spingere in lei, come a prolungare quel momento, pian piano ci accasiamo a terra. La mia fronte poggiata sul suo petto, il suo capo abbandonato contro il muro.
-Mio Dio, che ti è preso stasera-
-Ti stai lamentando?-
-No, solo … non so, sembravi strano-
-Mi sei mancata, tutto qui. Forse è meglio alzarci e andare a dormire-
-Mmmh, si. Ma Caroline dove l’hai lasciata?-
-E’ dai miei-
-Ah. Quindi sono tornati-
-Si-
-Non mi hai detto nulla-
-Sapevo non ti avrebbe fatto piacere e sinceramente non hai motivo di incontrarli-
-Certo, perché me ne andrò a casa mia-
si alza scostandomi e prendendo i suoi vestiti, si chiude in bagno sbattendo la porta e io rimango seduto a terra, una mano nei capelli che in questo momento vorrei tanto stringere. Raccatto i pantaloni e li indosso, nessun rumore arriva dal bagno, probabilmente vuole rimanere sola. Rispetto i suoi tempi , mi siedo sulla poltrona vicino al mobiletto bar, prendo qualcosa senza neanche sapere cosa. Lo bevo tutto, vodka, bene.
Dopo quelle che mi sembrano ore esce, vestita di tutto punto
-Dove stai andando?-
-A casa, te l’ho detto. Il taxi mi aspetta fuori. Quando saranno andati via ci vediamo-
-Cosa? No. Senti, domani i miei non verranno qui, andrò io a prendere la bambina e tu potrai benissimo rimanere-
-Preferisco tornare a casa sai com’è, non vorrei sentirmi dare della poco di buono-
-Nessuno ti darà della poco di buono, smettila-
un clacson suona e lei si avvicina alla porta. Le blocco la mano sulla maniglia, lei rimane immobile e non si ritrae dal mio contatto. La presa si fa più forte e poggio la fronte sulla sua spalla nuda.
-Ti prego, resta-
-Anthony-
-Ti prego, non permettere a mia madre di rovinare la nostra storia, non di nuovo-
-Io …-
-Non lasciarmi-
il clacson si fa più insistente, ma nessuno dei due si muove da quella posizioni. Sentiamo il rumore dei pneumatici stridere sull’asfalto e poi il silenzio.
-Grazie-
-Lo faccio solo per te ma … giurami che non la vedrò-
-Promesso, mai più. Adesso andiamo-

***


Dalí era un pittore tecnicamente abile e virtuosissimo disegnatore ma è celebre anche per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste del suo peculiare tocco pittorico è stato attribuito all'influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento. Realizzò una delle sue opere più famose, La persistenza della memoria nel 1931 . Il talento artistico di Dalí trovò espressione in svariati ambiti, tra cui il cinema,  la scultura e lafotografia, portandolo a collaborare con artisti di ogni settore.”
La campana suona e i ragazzi non mi danno neanche il tempo di finire che sono già schizzati fuori dalla classe. Scuoto il capo, questa nuova generazione manderà a puttane il mondo.
-Si andate pure, e buona giornata anche a voi-
sono anche maleducati, non salutano, non portano rispetto e dire che i primi mesi di scuola erano dei cosi bravi ragazzi.
In classe rimangono solo Allie e Katherine, borbottano qualcosa e vedo la mia ragazza mostrarle il telefono e scuotere il capo.
Da un paio di giorni è strana, come se mi nascondesse qualcosa e, questo borbottare tra quelle due non mi piace per nulla.
-Ragazze, tutto ok?-
-Cosa? Oh si, si certo professore ci scusi. Allie andiamo-
vanno via senza incrociare il mio sguardo, confermo, mi nascondono qualcosa.

Davanti la scuola di Caroline aspetto che la campanella suoni, sono in largo anticipo e ho il tempo di pensare, forse troppo. Dopo la sera in cui stava andando via, le cose sembravano andare bene e pure … e pure questo comportamento lo ha da un po’. Penso meglio agli avvenimenti passati e ricordo quando in auto le arrivò quel messaggio, la sua espressione quasi preoccupata. E’ evidente che mi nasconde qualcosa e che quella cosa la preoccupi. Mi chiedo cosa sia o chi …
Prendo il telefono e le invio un messaggio

“devi dirmi qualcosa?”
“come prego?”
“sei strana, sfuggente e oggi con Allie parlottavate tra voi. Ripeto, hai qualcosa da dirmi?”
“No, non devo dirti nulla ed evita di farti paranoie inutili”
“Così adesso sarei anche paranoico? Katherine, in una relazione i segreti non portano a nulla e se hai qualche problema è giusto che ne parliamo”
la campanella suona e sono costretto a terminare la nostra discussione, che sicuramente riprenderà quando tornerò a casa.
Caroline si butta tra le mie braccia, mi bacia una guancia e mi guarda negli occhi. Conosco quello sguardo, lo fa quando vuole qualcosa
-Caroline, sputa il rospo-
-Dov’è Katherine?-
-A casa sua, ha parecchia roba da studiare-
-Non viene da noi?-
-No. Siamo io e te oggi-
-Ok-
-Caroline, devi capire che Katherine ha i suoi impegni, non può stare sempre con noi-
ha lo sguardo triste, la l’ultima cosa che voglio è vedere Katherine. Mi da sui nervi, non sopporto quando le persone mi nascondono qualcosa.
In macchina Caroline canticchia le canzoni dei cartoni, strilla e agita le gambe. Se non fosse che sono nervoso riderei dei suoi atteggiamenti, ma al momento non sopporto nulla di tutto questo.
-Caroline, smettila-
non risponde e continua a urlare e cantare. Stringo le mani nel volante cercando di calmarmi, senza riuscirci davvero
-CAROLINE, HO DETTO DI SMETTERLA-
si zittisce e in macchina scende un silenzio surreale, la guardo dallo specchietto retrovisore. Non piange ma il labbro le trema e io mi sento una merda. Arriviamo a casa e quando la prendo in braccio per farla scendere si scansa, corre verso la porta e aspetta che la apra. Rimango sbalordito dal suo atteggiamento, mi aspettavo lacrime e urla, invece nulla.
Entra in casa e sale le scale, la chiamo ma non risponde, la chiamo un’altra volta e si ferma
-Caroline-
-Tu non mi vuoi bene-
scappa in camera e io rimango impietrito davanti le scale. Non mi ha mai risposto in questo modo, non è mai corsa via da me. Chiudo la porta e lentamente salgo le scale, devo parlarle … quando raggiungo il piano superiore noto che la porta della sua stanza è aperta, mi affaccio ma di lei nessuna traccia. Noto che quella della mia camera è chiusa e dopo un po’ la sento parlottare.

-Puoi venile qui? Papà è cattivo, non mi vuole bene-
ne segue un lungo silenzio e sento i suoi singhiozzi. Non parla più e mentre apro la porta il mio telefono inizia a squillare. Rispondo senza guardare chi è, pessima idea
-Che cavolo hai fatto alla mia bambina?-
-Come prego?-
-Mi ha chiamata Caroline, era in lacrime. Che cavolo hai combinato Anthony-
-Primo non è la tua bambina, secondo che ti ha detto?-
-So benissimo che non è la mia bambina, ma sai bene quanto le voglio bene-
-Come vuoi, ma ti ho fatto una domanda-
-Le hai detto che  non posso stare sempre con voi, e poi quelle urla dentro la macchina?-
- Non sono affari tuoi Katherine, se ho da alzare la voce con MIA figlia sono liberissimo di farlo-
-Bene, fa un po’ come ti pare. Sto passando li a casa tua, a prendere TUA figlia. Le ho promesso un gelato e per inciso, non ti sto chiedendo il permesso-
chiude la chiamata e io scaglio il telefono al muro. Cerco di calmarmi ed entro in camera. Caroline è seduta sul grande letto, le gambe penzoloni e lo sguardo basso. Mi si stringe il cuore, soprattutto perché so che è colpa mia. Mi sono arrabbiato per nulla, non ho mai perso il controllo con lei.
-Piccola-
non alza lo sguardo, ma almeno quando mi siedo vicino a lei rimane calma. Le accarezzo i lunghi capelli e le do un bacio sulla testa.
-Scusa, non volevo urlare solo … è stata un brutta giornata per papà e ho perso la pazienza. Mi sono pentito subito ma sai, a volte noi grandi non pensiamo prima di parlare. Però … Caroline, guardami-
alza lo sguardo, gli occhi rossi per via della lacrime. Mi si stringe il cuore …
-Non devi MAI, MAI pensare che non ti voglia bene.  Sei la persona più importante della mia vita, lo sai. Capiteranno altre volte in cui sbaglierò, e altre volte in cui tu farai capricci ma non devi mai dire o pensare quella cosa-
annuisce, sale sulle mie ginocchia e mi abbraccia forte. La stringo a mia volta e le sento sussurrare “scusa”.
Rimaniamo cosi fin quando non sentiamo il campanello suonare insistentemente, so giù chi è.
-Papino …-
-Lo so, hai chiamato Katherine. Puoi andare con lei, non te lo impedirò-
-Vieni anche tu-
-No amore, io e lei  … devo fare delle cose, tu divertiti. Adesso andiamo ad aprirle-
Quando apriamo la porta lei non mi guarda neanche, si affretta ad abbracciare Caroline e a portarla via, dal canto mio non faccio nulla per fermarla o semplicemente per dirle ciao.
Mi chiudo nello studio tutto il pomeriggio, preparo il programma da consegnare i segreteria, rispondo alle mail dei miei colleghi di NY e in men che non si dica sono le sei del pomeriggio. Vado in cucina e preparo la cena per Caroline, dopo qualche minuto sento delle risate provenire dal giardino e le mie due donne, che si rincorrono. Apro la porta prima che loro suonino il campanello, Caroline continua a correre dentro casa, lei si ferma davanti la porta.
-Ciao-
-Ciao-
-Entri o vai via?-
-Vado via. Caroline, vieni qui-
la bambina  torna indietro e ci guarda con uno sguardo interrogativo.
-Non vi siete dati un bascio, strano-
-Ehm si … salutala, deve andare via-
-Ma …-
-Tesoro, vieni qui. Vedi, ho un impegno, devo andare fuori città. Te lo avevo detto ricordi?-
-Sci, ma pensavo che vedendo papà …-
-No amore, ho preso un impegno e non posso disdirlo. Ci vediamo in questi giorni, adesso dammi un bacio-
la bambina la saluta e va via e io non mi sono mai sentito cosi fuori luogo come adesso.
-Bene, io andrei allora-
-Kath … davvero sei impegnata?-
-Si-
-Ok-
-Ciao Anthony-

Passo la serata a giocare con la piccola, cerco di non pensare  ma  risulta parecchio difficile.
Quando finalmente riesco a far addormentare la piccola, chiamo l’unica persona che può aiutarmi in questo momento.
-Julie, devi venire qui, subito-
-Ma che diavolo … Anthony, ti sembra l’ora di chiamare questa?-
-Non è poi cosi tardi, tanto lo so che sei in albergo con i nostri genitori. Senti,  ho bisogno che tu tenga la bambina, ho una questione da risolvere-
-Hai litigato con Katherine?-
-Si, no … cioè è un gran casino ma si, è con lei che devo parlare-
-Ok, 10 minuti e sono li-
Dieci minuti dopo Julie è qui, la saluto velocemente e mi precipito in auto. Il tragitto da casa mia alla sua non mi è mai sembrato cosi lungo.
Quando arrivo davanti il vialetto, ho quasi paura di non vedere davvero la sua macchina, non ho mai creduto a questo suo ipotetico appuntamento e infatti, quando cerco la sua mini, tiro un sospiro di sollievo.
Le luci di casa sono accese, compresa quella della sua stanza. Penso a un modo per avvisarla della mia presenza, di certo non posso bussare alla porta di casa e dire “Salve, vorrei parlare con sua figlia alle  11 di sera”. Scendo dall’auto e faccio avanti e indietro, studio tutto il perimetro della casa e, mi rendo conto che la finestra della sua stanza da su una parte buia del giardino. Prendo dei sassolini e piano inizio a tirarli contro il vetro della finestra, devo solo sperare che non indossi le cuffie. Cinque sassolini dopo inizio a perdere le speranze, quando all’improvviso vedo il suo faccino venir fuori.
-Sei impazzito? Cosa ci fai qui?-
-Tu cosa ci fai qui? Non avevi un impegno?-
-Io … argh, cosa vuoi?-
-Ti devo parlare, scendi-
-Non posso … riesci ad entrare dalla finestra? Li vicino dovrebbe esserci una scala-
Mi guardo intorno e la vedo, non ho mai fatto nulla di simile in tutta la mia vita. Quando entro nella sua stanza mi guardo un attimo intorno, è semplice e nei muri ci sono parecchie foto, soprattutto insieme a Allie.
Lascia la finestra aperta, le serate iniziano ad essere più calde, segno che la primavera è quasi alle porte, d’altronde l’anno scolastico sta per finire …
-Allora, cosa ci fai qui-
-Dobbiamo parlare, lo sai bene-
-Si, lo so-
lo sussurra appena e vedo i suoi occhi farsi lucidi.
-Kath, che sta succedendo-
-Sto … ho ricevuto dei messaggi-
-Che messaggi?-
- … mi hanno minacciata-

7 commenti:

  1. Cavolo che momento di passione intensa all'inizio, porca vacca già fa caldo così ancora di più.....eh lo avevo sospettato che gli arrivassero sms di minaccia e adesso sono cavoli amari.....

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  2. Mamma mia che capitolo triste, a parte il sesso che è stato shfehffjekpsdhuadh sto capitolo mi ha fatto proprio male!
    La parte su Caroline..cucciola ç___________ç il cuore si è spezzato giuro che stavo per piangere. A volte mi fa incazzare il comportamento di Anth, passo da amarlo alla follia come qui "Ti prego, resta"
    "Anthony"
    "Ti prego, non permettere a mia madre di rovinare la nostra storia, non di nuovo"
    "Io …"
    "Non lasciarmi"
    ..a dargli tanti calci nel culo (senza affetto Anth u_u) ma guarda un pò come mi ha trattato la piccola..

    Chissà chi è che minaccia Kath, secondo me è Dan!

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  3. lo sapevo che quel messaggio non portava nulla di buono e adesso si scopre che sono minacce!ci mancava solo questa!per non parlare di Anth che tratta male Caroline,povera cucciola :-( lo avrei preso a schiaffi!
    e riguardo all'inizio...non ti sembra che ci sia già abbastanza caldo?

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  4. E ora le cose si complicano.......
    E caspita prima me li fai accartocciare.....poi me li fai litigare......e poi la povera Caroline che diventa il capro espiatorio della rabbia del prof......è vero che io ho un debole per lui....ma quando è troppo è troppo.....
    Il dramma è vicino.....

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  5. Mi fa male sentirli "distanti tra loro"....Kath avrebbe dovuto dirgli subito di quelle minacce piuttosto che tenersi un fatto così grave per sé... Brutti guai all'orizzonte...

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  6. Che passione all'inzio ..si è alzata ancora di più la temperatura...Avevo intuito che quei messaggi non portavano nulla di buono!!!

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  7. Lo sapevo che la tempesta sarebbe arrivata!! e scommetto che quelle minacce arrivano dal caro assistente sociale...
    Anth mi ha fatto una tenerezza infinita, anche quando si è rivolto male alla piccolina. Si sente sfuggire di mano Kath e a ragion veduta...
    non oso immaginare cosa dovranno passare adesso :'(

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