Etichette

domenica 30 giugno 2013

Paint Me The Moon: Capitolo 33


Se dovessi dare un titolo a questo capitolo sarebbe : " Ce la caveremo "
Buona lettura...




<<Matt... >> biascico sorpresa.
Ha tagliato i capelli e sembra aver perso qualche chilo. Per il resto il suo aspetto è rimasto lo stesso, a dispetto invece della mia reazione nel rivederlo. Niente che mi riporti a qualcosa di davvero piacevole.
<<Ti ho spaventata?>>

<<No, sono solo sorpresa. Non mi aspettavo di vederti>>
<<Neanche io, credevo fossi ad Orange>>
<<Ehm, sono rientrata per le vacanze di Pasqua..>> mi passo una mano sul collo a disagio.
<<Beh, idem. Sono rimasto ad Atlanta, ho accettato il lavoro e starò li per un po. Ho visto che Il The Page è sotto lavori, come procede?>>
<<Lentamente. Cerco di non tormentarmi troppo e aspetto>>
Sposta lo sguardo verso il gruppo e poi, con un sorrisetto storto, ritorna a fissarmi. 
<<Non dirmi che alla fine hai accettato di uscire con Jimmy>>
Aggrotto la fronte perplessa <<Jimmy? No, hai frainteso io->> mi interrompe, avvicinandosi di più.
<<Allora vieni, fai due passi con me>> le sue mani afferrano le mie di getto e mi sospingono verso di lui. Facendo resistenza le ritraggo.
<<Matt no, non è il caso>>
<<Sei bellissima, sei ancora più bella... diversa>>
<<Lascia stare, ti prego io sono->> sfiora un riccio poco sopra la fronte.
<<Clay, non ti vedo da un mese. Nessuna chiamata, ne un messaggio. Sei... sparita e mi manchi>>
<<Non posso io, mi spiace>> scuoto la testa e faccio per allontanarmi ma mi afferra da un polso obbligandomi a voltarmi ancora. Senza prepotenza, senza arroganza ma la stretta è ferrea <<Ti prego, solo due passi>>. Prima ancora che mi sfiori l'idea di replicare più duramente, sento una piacevole elettricità alle mie spalle. Una percezione fisica inequivocabile.
<<Ciao! Tu devi essere Matt>> la mano dalle dita lunghe e morbide si staglia tra noi, tesa e determinata a fare da divisorio <<Piacere di conoscerti, io sono Richard...>> l'inconfondibile profumo e lo spostamento d'aria che i suoi movimenti generano accanto a me, mi fanno sentire a casa come non mai. La presa di Matt sul mio polso si scioglie immediatamente. L'espressione del suo viso si trasforma, diventando illeggibile e tesa. Solleva un sopracciglio per poi offrire a Richard la mano in una stretta apparentemente poco amichevole. 
<<Piacere mio>> piega il viso perplesso <<Ci, ci conosciamo?>>
Tra tutti gli incontri preoccupanti che entrambi ci saremmo aspettati, questo era fuori portata. Non solo Matt non è in grado di riconoscere Richard, ma dalla considerazione che ne ha sempre avuto, so già che la scoperta del nostro rapporto sarà un gran casino. Ma in tutta onestà non me ne importa nulla. 
Mi accoccolo sotto il braccio di Richard che, come un ala, mi avvolge completamente. Mi aggancio con le braccia alla sua vita.
Ascolto il suo cuore martellare in netto contrasto con l'aria sorprendentemente amichevole e accomodante che riflette il suo sorriso. Non so se preoccuparmi o esserne orgogliosa. 
Matt spalanca gli occhi davanti al mio gesto e istintivamente fa un passo indietro, mettendo una certa distanza. Ammetto di sentirmi a disagio, ferirlo non mi fa certo stare meglio.
<<Matt, lui è... noi stiamo insieme>> mormoro lanciando un occhiata all'insù, sul viso di Richard.
<<Si, è... piuttosto chiaro. Allora com'è che si dice in questo caso? Congratulazioni?>> mi rivolge un sorriso amaro e poi sposta di nuovo l'attenzione su Richard che sembra aver indossato la maschera del "Sono un Diplomatico nato". 
<<Grazie, sei gentile. Hey se ti va di unirti a noi, i ragazzi di quella band mi hanno offerto un giro da bere...>> continuo a fissare sbalordita il volto di Richard chiedendomi se faccia sul serio. I suoi modi confidenziali e il sorriso sincero mi fanno temere che manchi solo una pacca sulla spalla. Eppure l'argomento "Matt" è sempre stato decisamente spinoso per entrambi.
<<No, ti ringrazio e sì, conosco i Soulsky. L'ultima volta eravamo insieme Clay te lo ricordi? Si, lei ci sa fare, lei fa sempre colpo. Anche Jimmy ha sempre avuto un debole per la nostra Clay, te l'ha detto?>> scuote la testa mormorando a raffica risposte nervose e avvelenate, poi si volta verso me fissandomi compiaciuto.
Gli lancio in risposta un occhiata funesta, ma ciò che mi preoccupa immediatamente è la reazione di Richard alla provocazione. Cautamente risollevo lo sguardo e rimango basita.
Sorride con un ghigno tagliente, un espressione di agghiacciante divertimento. L'ennesima faccia del dado che in Richard sembrano essere infinite. 
<<Non sono d'accordo>> il suo tono è secco, asciutto, avvolto nel velluto della gentilezza. <<Sai, se fosse anche tua sapresti che lei non è una di quelle per cui indebolirsi. Anzi, ti rafforza. Sapresti anche che non è egoista. Ti dico una cosa invece, che probabilmente lei è sempre stata mia. Amo il fatto che voglia tirare fuori il meglio di me e facendolo da il meglio di se stessa. E' talmente semplice da capire che è impossibile perderla. Certo, parlo per me>> e per un istante i suoi occhi tradiscono gelosia mentre si abbatte su di me l'intensità delle sue parole. Un cinico la definirebbe rivendicazione invece ha il sapore del mio stesso sentimento per lui. Chiudo gli occhi assimilando ogni lettera mentre sento crescere la tensione. Inizio ad agitarmi, non solo per la paura di far scoppiare una lite in pubblico ma perché dopo tutto non voglio coinvolgere Richard in  una questione che riguarda solo me. Non voglio che scazzotti e che questo porti la gente del posto a curiosare su di lui.  
<<Matt, perché non ci facciamo una chiacchierata prima che tu vada via?>> rivolgendogli un tono seccato ci fissiamo negli occhi per qualche secondo, il tempo di sentire il braccio di Richard stringersi attorno a me e poi scivolare via. <<Piccola vado a prendere qualcosa da bere, d'accordo?>> mi aggrappo al suo braccio comunicandogli il mio disappunto ma le sue dita si piantano sotto il mio mento. Lo sollevano e mi avvicinano senza esitazione alle sue labbra. Mi bacia con tenera pressione, un po di audace lingua a fior di pelle, tanto per scongiurare ogni dubbio. I suoi occhi blu cobalto bucano i miei improvvisamente accesi e furenti ed è lì che trovo la verità. E' decisamente nervoso e lo capisco, perché quando lo è il suo accento inglese assume un colore più forte e marcato.
Si volta verso Matt con aria un po meno amichevole questa volta, un pigro cenno della mano <<Ci vediamo>> poi mi fissa un ultima volta e mi basta quell'istante per leggere qualcosa di talmente profondo e intenso da farmi tremare le gambe: fiducia.
Richard è ancora a pochi passi da noi quando Matt mi attacca all'improvviso <<Che diavolo significa? Quand'è che hai deciso per entrambi? Giochi a fare la fidanzatina adesso?>>
<<Matt, ascolta. Datti una calmata. Mi dispiace, è succ->> 
<<E sentiamo cosa sa di me? Da dove diavolo salta fuori?>> mi interrompe e mi afferra per un gomito strattonandomi lievemente, come se d'istinto non se ne rendesse conto.
<<Mi fai male, smettila! Lui sa chi sei, come sapeva chi fossi io... perché lui era lì, fra noi. Ma tu hai sempre preferito che rimanesse un invisibile, come tutti quelli che la considerano la via più facile. Avresti preferito vederlo sparire da quel marciapiede ma io no. IO NO!>> 
<<Ma di che cazzo parli?>> lo sguardo di Matt si infiamma improvvisamente animato dal dubbio. La sua mano non si muove dal mio braccio.
<<Parlo di quella sera Matt, della roba di Richard, i suoi disegni, che non hai voluto caricare nella tua bella macchina, decidendo di mollare a piedi anche me e Lynn! Ecco di cosa parlo!>> e nel suo sbattere incessantemente le palpebre leggo la realizzazione. Spalanca per un istante la bocca, poi si ricompone.
<<C'era lui in Ospedale? Stavi andando da lui?>> l'espressione diventa incolore e il tono rabbioso, la presa inizia a farmi male sul serio.
<<Sì, ero lì per lui e lo rifarei altre mille volte!>> sibilo a voce bassa per non dare nell'occhio.
In una frazione di secondo il mio gomito si libera con uno strattone pesante e il corpo di Matt viene trascinato di peso fino al muro del negozio alle sue spalle. Il braccio che mi teneva ferma è piegato adesso dietro la sua schiena, tra la parete e il suo corpo. Richard lo preme senza troppi sforzi e il suo volto frena a pochi centimetri dal suo.
La gente intorno a noi sembra beatamente impegnata a bere e ballare, la musica copre i toni accesi e le danze camuffano l'agitazione di entrambi.
Quando raggiungo Richard a pochi passi, il suo volto è ancora gelido e indecifrabile mentre continua a strattonare e bloccare Matt. 
<<Mio nonno aveva ragione: la prima con gentilezza, la seconda con i calci in culo!>>
<<Allora non sei davvero un bastardo, sei soddisfatto vero?>> un altra forte spinta contro il muro e mentre Matt sembra pronto a mordere, Richard continua a sorridere. Mi si gela il sangue.
<<Che problemi hai coglione? Non provarci di nuovo. Ti consiglio di stare lontano da lei come hai fatto fino ad ora e non avere il minimo dubbio che io non ti riempa il culo di calci. Inizio a stancarmi della tua faccia!>>
<<Adesso tu sei l'eroe, hai salvato tutto e tutti e vuoi rispetto? Non sembravi così coraggioso quando dormivi nella merda!>>
<<Quella si lava via, sta tranquillo...per la tua faccia da idiota invece non c'è nulla che tu possa fare! Non osare toccare me o lei o stavolta in ospedale ci vai tu!>>
Continua a strattonarlo contro il suo braccio, di peso sul muro e all'ennesima smorfia di dolore di Matt reagisco. 
<<Richard, ti prego lascialo andare! Ti prego andiamo via..>> gli poggio una mano sul gomito e lui si volta di scatto lanciandomi un lampo d'ira <<Richard...andiamo a casa>> mormoro fissando le sue iridi agitate, ascoltando il respiro irregolare <<Non farlo, non ne vale la pena>>.
<<Hey ragazzi che succede?>> sussulto sentendo la voce di Jimmy alle mie spalle. Preoccupato si avvicina a Richard senza esitazione e lo tira via con gentilezza <<Amico, lascia perdere!>> rimango sorpresa dal tono solidale con cui prova a staccare Richard dal corpo di Matt, riuscendoci. Il suo volto si ricompone all'istante e lascia andare piano la presa fino a staccarsi e indietreggiare. Lo tiene però puntato con occhi blu talmente freddi da temerli io stessa
Matt non proferisce parola, fa per sistemarsi i vestiti e ringhia contro tutti borbottando, infine, qualcosa contro di me <<Non posso crederci! Ce l'hai sempre avuto in testa vero? Era fin troppo eloquente il tuo attaccamento, la tua preoccupazione... che stronza! Da quanto pensavi di fartelo??>>
In un istante il corpo di Matt si flette in avanti mentre tossisce con enorme fatica, sputando aria. Il calcio che non ho saputo trattenere è andato a segno. Dritto e centrale come solo la rabbia e l'offesa ad una donna possono fare. Nonostante l'audacia, i miei occhi si riempiono di lacrime mentre osservo la figura china davanti a me, incapace di articolare una frase per il dolore. Non avrei mai creduto che arrivassimo a tanto, non con lui. 
<<Ho voluto passarci sopra quando mi hai accusata di farmela con mio padre ma adesso ti sei reso veramente ridicolo. Non sei neanche l'ombra di quello che credevo e ho fatto bene ad ignorare i tuoi avvertimenti del cazzo. Ero pronta a scusami ma non meriti niente>>
Continuando a tossire e barcollare, solleva la testa per guardarmi dritto negli occhi. Scuote il viso con espressione cupa e smetto all'istante di pensare che possa somigliare ad un 'mi dispiace'. 
Mi asciugo gli occhi mentre due mani mi attirano per la vita e mi circondano tra le sue braccia. Mi volto di scatto e mi stringo a Richard obbligandolo con passi forzati ad allontanarsi via con me. Jimmy ci segue a ruota per poi afferrare Richard per una spalla. Nessuno di noi si volta più indietro.
<<Hey, tutto bene?>> 
<<Jimmy ti chiedo scusa. Spero che nessuno si sia accorto di questo spiacevole episodio. Non ci ho visto più>> affannato si scompiglia i capelli, sbuffando e guardandosi intorno imbarazzato. 
<<Sta tranquillo, ha voluto provocarvi e non è un tipo socievole da quel che ricordo. Clay stai bene?>> mi sorride con affetto ed io ricambio annuendo. 
<<Il giro è ancora valido! Dai su, rimanete un po con noi, torniamo a divertirci>> poi con un sorrisetto ironico punta il dito contro Richard <<Tu, ragazzo, sei davvero in gamba! Da quanto suoni le tastiere? Le tue dita sono veloci>>
<<Da piccolo suonavo il pianoforte. Me l'ha insegnato mio padre...>> sorride e abbassa di colpo lo sguardo come per darsi il tempo di assimilare i ricordi arrivati all'improvviso. 
<<L'abilità l'ha conservata dipingendo! E' un artista nella mente e nel cuore>> mi poggio con la testa sul suo petto, senza mai allentare la stretta delle mie braccia intorno al suo torace. Adoro quando mi sorprende con queste rivelazioni improvvise. Continua a ripetermi che non se la sente ancora di raccontarmi nulla, ma non si accorge che lo sta già facendo. Con ogni piccolo gesto mi rivela cose che non oso chiedere e lo fa con naturalezza, con nostalgia e con un dolore sordo che riesco a sentire fin dentro me.
<<Sei davvero un pittore? Wow, ti va di mostrarmi qualcosa?>>
<<E' di parte, non darle retta>> mi sorride fermandomi il cuore <<E' solo una passione, qualche schizzo imperfetto improvvisato qua e la. Lo considero piuttosto un modo per scaricare la testa>>
<<Ah Richard, non te l'hanno mai detto? Gli artisti sono esattamente questo! Una provocazione per se stessi, solo che non lo sanno. E gli altri ci vedono geniali!>> gli strappa un sorriso genuino ma qualcosa è ancora rimasto incastrato a metà tra noi e l'irritante episodio di pochi secondi fa. Cerco qualcosa che lo riporti da me.
<<Davanti al The Page, sul lato opposto della strada. Lo troverai sbiadito e senza contorni ma c'è un suo dipinto ed è sull'asfalto>> strizzo l'occhio a Jimmy aspettando la reazione di Richard che non tarda affatto. Lo sento abbassarsi su di me fino a ritrovarmi il suo viso sul mio e gli occhi penetranti e lucidi.
<<Fratello se sei uno street-artist allora sei uno di noi! Solo più bianco!> ridiamo tutti e tre in un momento in cui sembrava impossibile farlo.
<<Vuoi restare ancora un po?>> la sua voce fa eco nel suo petto, ma non riesco a percepirne la serenità.
<<Solo se lo vuoi anche tu>> i nostri sguardi si scontrano, perplessi, ma la risposta sembra chiara a entrambi. 
<<Allora andiamo a casa..>> mi bacia dolcemente la fronte con un insolita esitazione e poi si rivolge a Jimmy <<Grazie per tutto e scusami ancora>>
Per tutta risposta Jimmy tira fuori dalla tasca il suo mini-tab e invita Richard, con un sorriso smagliante, a scambiarsi i contatti <<Sta tranquillo, sono tutti dannatamente impegnati a divertirsi. Ascolta, se ti va qualche volta vieni a trovarci al Caveau . E' il bunker insonorizzato dove proviamo>>
Entusiasta, passa con abile padronanza le dita della mano sinistra sullo schermo del cellulare e in un baleno registra il numero di Jimmy <<Non so cosa dire, grazie>>
<<Devo alla tua ragazza il mio recente successo accademico, ma sdebitarmi con te è un vero piacere!>> con la solarità che lo contraddistingue, il mio amico di colore mi invita a battere il palmo della mano sul suo in segno di saluto.
Lo osserviamo entrambi tornare dal gruppo e, senza dire una parola, intrecciamo le nostre mani e camminiamo diretti alla mia ibrida che ci porterà a casa.



Nel tragitto verso l'appartamento il silenzio ha avuto la meglio. Richard guidava distratto, il gomito sinistro poggiato fuori dal finestrino e la mano che batteva sul volante senza afferrarlo mai. 
La mano destra invece, si era aperta un varco tra le mie cosce senza mai spostarsi da li. Eppure nella presa non c'era movimento, vibravo alla vista e al tocco delle sue dita sulla mia pelle ma era talmente leggero e stranamente poco possessivo che l'impressione che qualcosa non andasse era diventata una certezza. 
Ho trovato futile discuterne in auto, perciò ho aspettato che ci ritrovassimo al loft. 
Proprio davanti alla porta d'ingresso, Richard continua a tentare di digitare il codice per l'apertura senza riuscirci. Si porta una mano tra i capelli sbuffando e poi poggia la testa contro la superficie in metallo davanti a se. Una distrazione o una semplice dimenticanza non dovrebbe tormentare in maniera così esagerata, perciò scivolo davanti a lui poggiandomi con la schiena contro il portone. Le mie mani sono immediatamente sul suo viso e quando cerco di fargli spostare lo sguardo dal pavimento ai miei occhi, mi rendo conto che qualcosa di veramente grande, enorme sta accadendo dentro la sua testa. Mi spaventa tremendamente e mi ricorda l'espressione spenta e il mutismo a cui mi aveva sottoposta i primi giorni.
<<Che ti succede?>>
E come allora, non risponde.
<<No, non farlo. Abbiamo detto un passo alla volta ma solo in avanti Richard. Non farmi questo>>
Trascorrono alcuni secondi che mi sembrano moltiplicarsi per un tempo molto più lungo e stanco. Continua a fissarmi senza colore, poi solleva le dita di entrambe le mani toccandomi il viso in più punti, con frenesia e trasporto, ed esitando ogni singola volta. Mi sento terrorizzata perché dopo tutte queste settimane passate insieme, per la prima volta sento rompersi il contatto con la sua mente. Non riesco a capirlo, a leggerlo come incredibilmente mi riesce sempre. Le dita tremano e senza un valido motivo inizio a piangere. E' la paura che mi spinge a farlo, la paura di sapere perfettamente che non è uno scazzo di gelosia ma qualcosa che ha a che fare con lui. I nostri nasi si sfiorano ma rimane immobile davanti al mio viso. Arrossisce prima di schiudere lentamente le labbra e accigliarsi. 
<<Sei bellissima anche quando piangi, ma preferire non lo facessi. Nella mia mente ci sono sempre i tuoi splendidi sorrisi e i miei preferiti sono quelli che indossavi nel regalarmi i pastelli di cera Clay>> i suoi pollici girano intorno ai miei occhi spargendo gocce salate e trucco come a volermi sporcare più che pulire.
<<Piango perché non so cos'hai e ho paura a chiedertelo>> irrigidisce la mascella, incanalando la tensione fino alla tempia, poi sospira sul mio viso gettando altra angoscia. 
<<Qual'è stato l'ultimo pastello che mi hai dato?>> il pomo d'Adamo scorre su e giù mentre deglutisce ripetutamente in preda ad un agitazione improvvisa. Anche nel panico è da mozzare il fiato e mi fa male. 
<<Richard se ha a che fare con Matt ti assicuro che sarebbe finita comunque. La mia testa gravitava completamente intorno a te e avevo una sola via d'uscita, ma non l'avevo ancora capito>>
<<Clay, rispondi alla mia domanda. Smettila>>
<<Tu lo sai. Lo sai che è così.. Lo sai che ti->> 
Le sue dita si premono con forza sulla mia bocca e strizza gli occhi come a schermarsi dal vedere o sentire. Continuando a tenermi tappata la bocca, digita come un fulmine il codice lasciando che la porta si apra dietro le mie spalle. Mi afferra per non farmi scivolare all'indietro e, con la spinta del suo corpo, mi trascina dentro casa chiudendo ancora una volta il portone con un calcio. L'impeto con cui mi sposta accanto al suo letto annulla i secondi. Mi osserva, mi scruta, con ancora la sua mano premuta sulla bocca a zittirmi a lungo. 
Mi sento braccata. Impedendomi di confessargli i miei sentimenti., mi sta facendo sentire una stupida o forse inadeguata per aver scelto il momento sbagliato. 
Le sue dita allentano la presa ma gli occhi restano incollati ai miei, imperscrutabili e intensi tanto da ridurre il mio campo visivo solo sulla sua faccia turbata. 
<<Rispondi alla mia domanda>> mi ripete, annullando ogni tentativo di discussione.
Mi guardo intorno distratta, facendo rapidamente il conto dei pastelli, e la risposta è semplice. Ricordo perfettamente l'ultimo pastello che gli avevo dato. Prima del disastro, prima di tutto. Quella sera sono partita per Orange con Matt con il suo volto e la sua figura davanti ai miei occhi. Costantemente nella mia testa. Era spuntato dal nulla accanto alla mia auto e mi aveva fatto l'ennesimo regalo: il dipinto di Londra in verde. 
*
Faccio per avvicinarmi, completando il giro dell'auto ma si ritrae compiendo dei passi indietro, solleva sulle spalle qualcosa che sembra un grosso sacco. Si muove con lentezza ed esitazione.
<<Hey no! Aspetta.. aspetta ti prego...non puoi andartene.. aspetta>> sollevo i palmi per fargli capire che non mi avvicinerò a lui. Poi le porto giunte pregandolo di restare <<Non andartene, aspetta...non vuoi sapere qual'è il prossimo colore? Voglio dartelo, ti prego...ti prometto che è il penultimo..ancora uno e poi basta, ti lascerò stare, promesso>> deglutisco a fatica pensando alla promessa che gli ho appena fatto. Lasciarlo andare. 
Afferro la borsa e inizio a cercare lì dove ho tenuto il pastello di cera nero per tutto il giorno, quasi in procinto di gettarlo al parco, con Lynn, all'ora di pranzo.
Lo trovo e lo poggio esattamente dove lui ha poggiato il disegno, inclinato sul tetto della mia auto per non farlo rovesciare. 
Mi allontano dandogli il tempo di capire se accettare o di smetterla adesso. Senza neanche accorgermene lo afferra e poi inizia a camminare a passo svelto verso l'altro lato della strada, ogni passo sempre più lungo, più veloce fino a sparire come un ombra apparsa nei miei sogni e poi volatilizzata, nelle zone che portano ai vecchi magazzini, oltre il viale alberato. 
*
<<Hai ricordato?>> annuisce severo.
<<Eri diretto ai magazzini, stavi andando nel tuo rifugio? Stavi male?>> piego la testa e mi attacco subito ad una miriade di altri pensieri che generano altre preoccupazioni. Incapace di contenerli tutti dal momento che avrei milioni di cose da chiedere e che vorrei conoscere.
<<Un po di febbre, ma non è questo il punto>>
<<Era il pastello nero, lo ricordo si. E allora?>> lo guardo lievemente esasperata, so che mi sta conducendo da qualche parte.
<<Manca un disegno all'appello dunque?>>
Spalanco gli occhi e lo guardo come se mi stesse parlando in una lingua aliena.
<<Richard, è successo un disastro! Per colpa mia sei stato ferito, hai subito un aggressione.... l'ennesima>> mi copro il viso con le mani per sopprimere le lacrime ed evitare di perdere tempo a piagnucolare piuttosto che discutere. Ma mi fa male. Ogni cosa che lo ferisce fisicamente e mentalmente colpisce anche me e non so cos'altro potrei farci <<Se mai ne avessi avuto il tempo, comunque non me ne sarei preoccupata. Era una sorta di gioco, qualcosa che mi facesse avvicinare a te, qualcosa che ti facesse capire che potevi fidarti di me. Non stavo tenendo il conto, ma sai che amo infinitamente i tuoi disegni e amo tutto ciò che fai>> di nuovo sull'orlo della confessione. 
<<Che potevo fidarmi di te. Non fai che dirlo, non fai che dimostrarmi quanto io mi possa fidare di te. Ma tu non puoi dire lo stesso>>
<<Non è vero>>
<<No. Non puoi farlo perché ti ho mentito. Lo faccio continuamente>>
<<So cosa stai cercando di fare, tu non mi menti. Solo non sei pronto>>
Afferrandomi per le braccia, un po brusco, mi poggia sul letto intimandomi a sedermi. Rimango basita dal suo gesto e dal repentino cambio di persona. Che diavolo sta succedendo? 
Lo osservo guardarsi intorno, agitato come non mai. E' un crescendo di movimenti frenetici e nervosi ma mai contro di me. Si porta le mani ai capelli intrecciando le dita e sbuffando angosciato. Sembra stanco, tanto stanco di tutto. Si piega sulle ginocchia proprio davanti a me, dondolandosi con ancora le mani tra i capelli e il viso chino fra le ginocchia. 
<<Ho fatto un casino! E non so come spiegartelo. Tu credi che io abbia difeso il The Page e te l'ho lasciato fare. E' successo tutto così rapidamente che ho dovuto prendere una decisione all'istante>>
Poggio i palmi sul letto come se potessi cadere da chissà quale altezza e abbasso le spalle preparandomi a ricevere una brutta notizia. Una strana paura mi attanaglia lo stomaco, paura di sentire qualcosa che mi farà infuriare tanto da non sapere cosa fare. Non può essere nulla di così insormontabile, nulla che non possiamo risolvere parlando con onestà. 
<<Continua>> avrei voluto che l'inflessione della mia voce lo aiutasse a farlo continuare, ma il tono un po brusco mi ha sorpresa. Solleva la testa di scatto, inchiodando lo sguardo al mio. Neanche lui se lo aspettava. I suoi occhi sono talmente lucidi da sembrare innaturali e di un blu senza categoria. Il sorriso e la serenità sul suo volto sono come abiti estivi, gli conferiscono libertà e una bellezza sbarazzina. Ma quando si accascia tormentato come in questo istante, quella stessa bellezza sembra acuire, esprimersi nei suoi tratti migliori. Dai muscoli tesi alla fronte aggrottata o la durezza sulle sue labbra. I movimenti delle sue gambe o delle braccia, tutto in lui è bellezza nuova, mai scontata e mi accorgo di quanto sia rara tanta espressività nelle persone. Un gesto parla per lui, le sue dita comunicano, i suoi occhi si arrabbiano o si maledicono come adesso. Assorbe tutta la mia attenzione e concentrazione ancora prima di affrontarlo. E proprio ora che lo guardo non posso fare a meno di pensare che, per quanto sembriamo presi, siamo ancora lontani dall'appartenerci veramente. 
<<Raccontarti tutto quello che mi è successo Clay, comporta delle decisioni che in questo momento non sono pronto a prendere. Questo non sminuisce il fatto che io voglia te. Non come un capriccio, non come un'amica, non come una cosa da possedere. Ti voglio con lo stesso bisogno che mi spinge a rialzarmi e prendere in mano il mio futuro. Scelgo di andare avanti perché sono sicuro che tu sarai con me. Tre anni sono tanti per chiunque, ma io mi sono abituato in fretta perché era quello che volevo. So che non si può vivere per strada, so che non posso nascondermi da tutto e tutti e so che prima o poi ogni cosa verrà fuori. Quando accadrà, voglio essere certo che non ti perderò.>>
<<Non succederà>> rispondo di getto con la paura di un salto nel vuoto.
<<Sto mettendo alla prova me, non te. Non ti farei mai questo. Matt non c'entra. Matt non è un intralcio, so cosa provi perché sei onesta. Ma lui mi ha messo davanti ad una responsabilità. E' facile prendere il bello di te, fare l'amore con te, averti come ho sempre desiderato e sentirmi tuo e protetto. Ma io non ti sto ricambiando e devi saperlo>> quel tono sottile che scivola su una lastra di ghiaccio diventa peggiore dell'incubo del silenzio. Come può dirmi queste cose? Che cosa è cambiato? La sua figura traballa per un attimo dietro l'ammasso di lacrime che velano i miei occhi. Ho perso un passaggio fondamentale e non capisco quale. Mi sono lasciata abbagliare dall'amore che provo per lui senza vedere la realtà che mi sta proponendo. E' possibile impazzire fino a questo punto? 
Continua a studiarmi, non perde la concentrazione e non spezza mai il contatto visivo. Non mi tocca e non fa nulla per lenire il dolore del dubbio. Vorrei che mi dicesse che mi ama non che non mi ricambia. 
<<Perché sei stato picchiato allora? Merito una spiegazione perlomeno>>
Abbassa lo sguardo un istante, passandosi la lingua sulle labbra, poi torna ai miei occhi e la sua espressione severa di rompe. 
<<Avevo il pastello nero in mano e, come ogni istante della mia giornata, ti stavo pensando. Odiavo tutti i fine settimana perché non avresti lavorato e dipingere era l'unica cosa che trasformava l'attesa in ore volate via. Ero affamato, neanche uno straccio di cliente di quel testa di cazzo a mollarmi una briciola: avrei mangiato anche la carta>> si morde l'interno della guancia imbarazzato dalla sua stessa ammissione <<Di domenica sera poi, sembrava avesse messo un fottuto coprifuoco! Ho notato l'ombra di due persone avanzare dal retro del negozio e in un attimo hanno iniziato a massacrare tutto. Quei due coglioni erano a volto scoperto ma non erano preoccupati. Hanno puntato dritto alle telecamere con assoluta certezza delle loro posizioni e un abilità a sbarazzarsene in mezzo secondo>> sopraffatto dai respiri agitati, si lascia cadere col sedere per terra, piazzandosi i palmi sugli occhi a sfregarli. Mi manca l'aria, sto scoprendo adesso quello che ho sempre voluto sapere e quasi mi pento. Il mio mondo in pezzi e tanti sforzi vani.
<<Non mi sono mosso. Li vedevo. Quando si sono portati frontalmente sulla strada li ho visti. Non c'era nessuno, non passava un cazzo di nessuno! Neanche quel testa di cazzo è venuto fuori a vedere cosa stesse succedendo. Nessuno! Un frastuono impossibile da non sentire a distanza. Sentivo la rabbia montare, stavo impazzendo e mi faceva male ogni muscolo per la tensione di volermi alzare e non poterlo fare. Così ho preso una decisione  e quando si sono accorti di quello che stavo facendo mi sono venuti addosso. Hanno smesso quando si sono accorti di perdere solo tempo senza ottenere un cazzo da me. Non glie l'avrei mai permesso>>
Le lacrime, tante, scorrono velocemente lungo le guance, il collo fino a inzupparmi per la loro intensità. Impossibili da fermare quando si aggiungono i singhiozzi. 
Si sporge in avanti improvvisamente, piazzandosi con la testa fra le mie gambe. Allunga le braccia sotto il letto e con un movimento veloce tira via lo zaino che contiene la roba che si portava dietro per strada. Non mi ha mai permesso di toccarlo, ci sono dentro i suoi vestiti sporchi. Quelli che in ospedale ha rivoluto indietro con prepotenza e determinazione e che non mi ha mai permesso di lavare. Insieme a loro, decide e decine di fogli, pezzi di vecchie riviste con bozze, scarabocchi splendidi quanto i suoi dipinti originali e completi. 
Si allontana di nuovo, seduto per terra con lo zaino fra le gambe. Continua a guardarmi per poi chiudere gli occhi quando, dopo aver pescato alla cieca con la mano, tira fuori un foglio di carta piegato in almeno 6 parti. Un quadrato piccolo che inizia a spiegare con le mani lato dopo lato. Il respiro è affannoso e continua a tenere gli occhi chiusi. 
<<Mi dispiace. Non ero pronto. Vorranno sapere e io non posso>> mormora con un lamento mentre mi porge il foglio. Tende il più possibile il braccio, poi si ritrae esattamente come faceva quando era per strada, quando cercavo di toccarlo.
Fisso il suo volto scuro e distrutto e mi domando che fine abbia fatto il ragazzo che fino a qualche ora fa sembrava il sole in piena notte. Le ombre che si tiene come mantello lo rendono un estraneo ma solo all'apparenza. Guardo qualcuno che sembra non voglia farsi riconoscere ma io so che non è così. Dice che non mi ricambia e forse è della fiducia che parla, più che dell'amore. Questo rende tutto più difficile ed è per questo che esito indecisa se guardare o meno il contenuto. 
Ormai aperto tra le sue dita, getto lo sguardo sul perfetto ritratto di due persone: il taglio degli occhi, la forma del viso, un cappellino e una testa rasata. Scuoto la testa senza neanche spalancare gli occhi, come se il vuoto ad un tratto fosse tutto lo spazio che ho dentro. Piena di paure e con un profondo senso di smarrimento, lo guardo come se fosse un estraneo. 
<<Cos'è? Chi sono? Ti prego... non puoi. Chi cazzo sono? Che vuol dire?>>
<<Sono loro... te l'ho detto li ho visti. Ora sai a cosa mi è servito il pastello nero. Ora sai chi denunciare>>

==================
Ce la caveremo ... 
Sun

15 commenti:

  1. ho perso il conto delle volte in cui mi si è gelato il sangue mentre leggevo! Hai descritto alla perfezione la veemenza di Richard davanti le provocazioni di Matt tanto da sentirmi a un passo da lui e percepirne il respiro....
    .....ma il "dopo" è stato qualcosa di imprevisto e sconvolgente.....Forse questa confessione -che tanto e troppo gli bruciava dentro divorandolo giorno dopo giorno- si rivelerà un bene....voglio avere FIDUCIA

    RispondiElimina
  2. Per lo meno in questo capitolo abbiamo un Matt che si toglie dalle p****
    ...sinceramente, capisco il punto di vista di Richard, la sua paura ci sta tutta. A parer mio le motivazioni sono più che valide e sono sicura che anche Clay capirà.

    RispondiElimina
  3. e dire che Matt all'inizio mi piaceva tutto sommato,come ha fatto a diventare sempre più stronzo?almeno si è levato del tutto dai piedi!o almeno è quello che mi auguro...
    forse confessando cosa è successo quella notte ha tolto un altro ostacolo nel loro rapporto,o almeno spero...Clay capirà me lo sento

    RispondiElimina
  4. Ma io a Matt anche uno spunto in faccia glielo avrei dato eh!
    Stronzone.
    Richard invece era impaurito a ragione, ma ha trovato il coraggio finalmente e sono sicura che Clay comprenderà e apprezzerà.

    Non che sia una novità, ma mi è piaciuto molto questo capitolo! :) <3

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ovviamente era sputo non spunto... wtf ahahahah

      Elimina
    2. Avevo letto "sputo" ... O_O ma quando mi hai fatto notare "spunto" non so perché ma gli ho immaginato una spara punti in faccia ahahahahahaha moro... grazie amore mio :D U'r perfect

      Elimina
  5. La reazione di Richard verso Matt ci sta tutta. Anzi, mi aspettavo anche di peggio. Lui è cmq un Signore, non c'è che dire.
    "Sai, se fosse anche tua sapresti che lei non è una di quelle per cui indebolirsi. Anzi, ti rafforza. Sapresti anche che non è egoista. Ti dico una cosa invece, che probabilmente lei è sempre stata mia. Amo il fatto che voglia tirare fuori il meglio di me e facendolo da il meglio di se stessa. E' talmente semplice da capire che è impossibile perderla. Certo, parlo per me" SEMPLICEMENTE MERAVIGLIOSO.
    Per quanto riguarda la sua confessione, mi ha spiazzata lo ammetto. Ero convinta che le avesse prese perché avesse cercato di mandare via sti tizi. Che peso enorme si portava dentro, e capisco la sua riluttanza nel confessarlo a Clay. Ha troppa paura di perderla. Povero tesoro :(

    RispondiElimina
  6. Matt sarebbe da festeggiare finalmente se ne andato a quel paese.... Richard che è insicuro è normale ..e chi si sta aprendo e chiarendo mi sa che è una cosa buona Clay saprà capire ..speriamo!!!!

    RispondiElimina
  7. Capitolo bellissimo come sempre!
    Finalmente Matt si è tolto dai maroni, che stronzo.
    Questa confessione mi ha un pò spiazzato, Clay capirà ne sono sicura!

    RispondiElimina
  8. Richard mi stupisce sempre di più.......
    "Ti voglio con lo stesso bisogno che mi spinge a rialzarmi e prendere in mano il mio futuro. Scelgo di andare avanti perché sono sicuro che tu sarai con me"........qui mi sono sciolta.....
    Forse togliendosi questo dal cuore potrà veramente affrontare il futuro con Clay in maniera diversa.....
    Ho temuto che la ricomparsa di Matt potesse creare qualche problema.....e spero che non ce lo ritroveremo in mezzo ai piedi ancora.


    RispondiElimina
  9. Cominciamo dall'inizio, Matt.....che grande testa di bip, sicuramente ci sta tutto che sia deluso e arrabbiato per quello che è successo, ma è troppo manesco e possessivo......Fatto bene Richard a sbatterlo al muro!!! E anche Clay a fargli secchi i gioielli di famiglia!!!!
    Poi le cose si fanno un po' confuse, nel senso che non riesco a capire come questo episodio abbia portato a galla quello che era successo quella notte, cioè mi aspettavo una reazione di gelosia ma non una delusione, un dire non ti ricambio (in quanto a fiducia).....e il racconto di quella notte O.O

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il "colpo di scena" sta proprio quì.. e in effetti ci sta la perplessità. Richard però in realtà lo dice :
      -Sto mettendo alla prova me, non te. Non ti farei mai questo. Matt non c'entra. Matt non è un intralcio, so cosa provi perché sei onesta. Ma lui mi ha messo davanti ad una responsabilità. E' facile prendere il bello di te, fare l'amore con te, averti come ho sempre desiderato e sentirmi tuo e protetto. Ma io non ti sto ricambiando e devi saperlo-

      Lei lo difende a spada tratta e lo protegge ma lui sente di non ricambiare perché le nasconde una cosa così importante (Oltre all'origine dei suoi disagi) e quindi pensa "Marchio il territorio col tuo ex e sono io il tuo uomo ma che uomo sono se poi ti nascondo le cose?" ...

      Elimina
    2. Ok molto più chiaro adesso!!!!!!!

      Elimina
  10. Come sempre tu AMORINO mi lasci sensa fiato!!! In questo capitolo ho AMATO ancora di più Paint un UOMO dal passato oscuro ma con un CUORE GRANDE!!! Dio quello che ha dovuto tenere dentro di se!!!
    Matt finalmente al tappeto!!! AL calcio sono scoppiata in una forte risata!!!
    Paint spero che il tuo aprirti così diretto ti faccia arrivare ad una splendida LUNA PIENA piena di FELICITà!!! Di AMORE!!! Di DIPINTI!!! Di SUONARE!!! Andrò ORGOGLIOSA in giro da per tutto con la PaintMaglietta!!! AMO questo PaintUomo!!! <3 <3 <3!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ancora rido... solo tu potevi chiedermi una cosa del genere..
      Anche se devo il merito alla tua strabiliante idea perché è stupenda!
      Tvb

      Elimina

Se lasciate un commentino, renderete felici queste due ragazze (: