Mettetevi comode, vi consiglio cioccolata, pop-corn e patatine.
E sul finale anche dell'alcol.
Capitolo luuuuuuuuuungo, luuuuungo.
Buona lettura.
Ps. A chi non riesce a leggere con la musica, invito comunque ad ascoltare un pezzo della canzone che troverete in fondo, giusto per capire.. il "mood" - Grazie
-
Uno sguardo così intenso che infrange tutte le regole del decoro. I brividi arrivano su per tutta la schiena e non riesco a proferire parola.
La parte primordiale di me sta studiando ogni minimo particolare di questo Richard così austero e totalmente diverso dal Richard fragile di strada.
Indossa un paio di jeans rigorosamente sfilacciati qua e la, una t-shirt grigia tra le migliori del suo repertorio vintage, e una giacca. Richard indossa una giacca!
Non è di quelle eleganti, pompose o altro. Una giacca leggera blu navy, portata con naturale eleganza e indossata così, semplicemente su un paio di jeans. Si adagia sulle sue larghe spalle conferendogli un aria sofisticata e bellissima. Mette in risalto il suo splendido fisico statuario, la sua magrezza tonica;
Così come i colori, apparentemente spenti, si intonano invece perfettamente all'indaco dei suoi meravigliosi occhi e al chiaro della sua pelle. Non smetterei mai di fissarlo, di farmi imbarazzare da quell'espressione dolce e appassionata, di farmi guardare come solo lui riesce a fare.
E la sua voce, lievemente roca, ritorna da me con parole stupende: 'Manchi sempre tu'.
A cosa serve la collera? Ad un tratto mi sembra tutto superfluo: discutere, risolvere. Non importa più. Non serve perché quel pensiero martellante non era colpa di Richard, ma mia. Non stavo riflettendo sulle sue azioni, ma sulle mie. Avevo solo bisogno di dirgli che lo amavo. Ho bisogno di farlo anche adesso.
Il mio sguardo riparte dal basso, seguendo ogni centimetro del suo corpo, fino a puntarsi su quegli occhi straordinariamente accesi.
<<Scusami, scusami tanto>>
<<Non piangere. Fatti guardare, sei così bella>>. E lo fa, lasciando le mani a mezz'aria ad un soffio dalla mia pelle.
<<Non piangere. Fatti guardare, sei così bella>>. E lo fa, lasciando le mani a mezz'aria ad un soffio dalla mia pelle.
Faccio per aprire bocca, ma mi punta due dita sulle labbra col suo tocco deciso che è una certezza. Ed io sono solo più infantile di quanto credessi.
<<Aspetta. Prima che tu dica qualsiasi cosa, voglio chiederti scusa>>, il tono della sua voce è ancora incerto e non sopporto che si senta ancora una volta responsabile più del peso che si porta dietro. La sua vita è già abbastanza tormentata di suo e lo amo troppo per vedergli in faccia quell'espressione. Le sue mani si chiudono morbide intorno al mio viso, mi accarezza gli zigomi, le palpebre e non smette di intrecciarle ad alcuni ricci che scivolano via dal semi-legato. Scuoto la testa: non voglio scuse, perciò lo blocco all'istante. Le mie mani sopra le sue, sul mio viso. Piego la testa, lasciandomi cullare dal calore del suo palmo: il mio solito gesto quando voglio sentirlo. <<Non devi scusarti più, non farlo. Ti conosco abbastanza da capire che non avresti chiuso gli occhi su qualcosa di sbagliato, non ti saresti tirato indietro perché sei anche professionale. La tua correttezza non è una cosa che si osserva tutti i giorni. E francamente, Richard, non me ne importa niente se ci vorrà un mese o un anno o anche di più. Rimetterò in sesto questo posto, l'ho promesso a mio padre e lo prometto anche a te. E' il minimo che possa fare dopo il tuo sostegno. Troverò una soluzione e so che resterai al mio fianco per questo>>
Sorride, continua a sorridere ed accarezzarmi con sempre più slancio. Un crescendo di gioia sul suo volto, così come i miei sorrisi.
<<Scusami Richard, sono stata una stupida. Ogni volta che siamo insieme non so mai dove mi porterai>> tiro su col naso ridendo.
<<E' una bella cosa se riesci a fidarti. Non voglio incasinare la tua vita, fai già così tanto per me>> scuoto ancora la testa rifiutandomi di sentire altro.
<<Chiudiamo anche questa faccenda una volta per tutte: basta sentirti in debito! Non voglio sentire più nulla del genere. Smettila di sentirti in debito con il mondo intero!>>
Sorride rassegnato abbassando lo sguardo, poi ritorna a fissarmi intensamente. Si avvicina con fare malizioso, strofinando il naso sul mio, lentamente. Chudo gli occhi per godere della sensazione, finalmente pronta ad abbandonarmi alle sue labbra, quando si blocca ad un centimetro dal mio viso.
<<Sbuffi come un gatto arrabbiato, sei un amore. E sei mia.>>, mi bacia.
Senza troppi convenevoli mi ridacchia sulle labbra, mi tiene ferma la nuca con la mano sinistra e forza la mia bocca con finta prepotenza. Un bacio affamato, intenso e a tratti furioso. Mi gira la testa, ma ciò non mi impedisce di ricambiare con lo stesso impeto. Il suo profumo, quel benedetto profumo che si attacca alle narici e non le molla più. E il sapore? No, piuttosto un non sapore bagnato che sa solo di Richard. Un concentrato sensuale che rischia di tirar fuori il peggio di me.
In sottofondo sento Jimmy cantare almeno due o tre pezzi, che si susseguono nello stesso arco di tempo in cui Richard non smette di assaporarmi le labbra. Combattuta, infine, mi stacco per cercare di strappargli qualche risposta.
<<Cosa mi sono persa mentre tu e il tuo secondo in comando vi davate da fare?>> sollevo un sopracciglio, guardandomi intorno in una panoramica a trecentosessanta gradi.
Richard esplode in una risata compiaciuta <<Sii buona con Lynn, è solo vittima della mia ossessione per te>>. Gli lancio un occhiataccia ma dentro mi sento scoppiare <<A me sembra la tua versione femminile: pazza e imprevedibile>>. Continuo ad osservare incredula, addolcendo spontaneamente il tono <<Come hai fatto?>>. Imperturbabile non si sbottona <<Conosco amici che conoscono un paio di amici>> sul finire della frase mi volta dolcemente verso l'insolito pentagono luminoso e mi mostra, uno ad uno, cosa e chi sono i presenti.
L'atmosfera ha un che di antico, dolce e malinconico passato, come la rievocazione di un periodo in cui mia madre avrebbe potuto avere la mia stessa età. Ogni cosa sembra sospesa nel tempo.
In un istante le sue mani cingono le mie spalle, lasciandomi arretrare fino al suo petto. Respira profondamente, poggiandomi il mento sulla tempia.
Infine, mi racchiude in un abbraccio bozzolo che si rivela caldissimo. Un tepore che apprezzo in un'insolita fresca serata di Aprile.
<<Non è solo una festa>> bisbiglia piano al mio orecchio. <<Per l'occasione quell'idiota del ristorante ha tolto il disturbo. Fortuna vuole che il locale resti chiuso per ferie un paio di giorni, non lo sapevo neanche. Mi sarei sentito a disagio e nervoso>>.
Lascio cadere il pensiero di ricordi ancora vividi e spiacevoli, di quando eravamo troppo distanti per proteggerci veramente.
<<Se non è una festa questa allor->>
<<Il tuo messaggio. Hai detto che non ti era rimasto niente, che non avresti riavuto il The Page per colpa mia>> si incupisce improvvisamente.
<<No Richard, aspetta>> lo sento serrare l'abbraccio invitandomi a stare zitta ed ascoltarlo. Stavo anche per voltarmi e parlargli negli occhi ma me lo ha impedito senza repliche.
<<Niente di più vero. E tutto questo perché non mi sono fermato a riflettere. Dopo tutti questi anni di solitudine, di vita sbandata e precaria. Dopo essermi imposto un certo equilibrio e controllo, eccomi qui a compiere gli stessi errori. Con te però non ho perso un attimo, ho cercato aiuto e collaborazione e non so per quale miracolo l'ho ricevuta. Da tutti quelli che vedi qui stasera>> allenta la presa in vita, poi con le dita risale piano sulle braccia. Rimango impietrita, pronta ad ascoltare tutto e stavolta senza giudicare, senza obiettare.
<<E' una raccolta fondi Clay. Nulla di pretenzioso, solo gente del quartiere che ha invitato altra gente che ha invitato altra gente. Jimmy ci ha messo l'intrattenimento. Gli altri la loro attività in favore di una buona, buonissima causa. Ho parlato con un vero ingegnere e ha rivalutato il calcolo di ciò che manca per rimettere in sesto la tua stella porta fortuna. Diciamo che per esperienza lo sapevo già, ma avevo già peccato di presunzione ed ho chiesto un secondo parere.>>
Il cuore mi batte così forte che per calmarlo ci metto istintivamente le mani sopra. Richard lo nota e afferrandomi per una mano mi porta al centro esatto di questo spettacolare allestimento. Intorno a noi la gente ci osserva sorridente e tante mani, conosciute e non, salutano con discrezione testimoniando la loro presenza.
Meglio dire il loro supporto, anche economico, incondizionato. Non so davvero cosa dire, continuo a guardare in giro spaesata ma oggettivamente a casa.
In quello stesso istante diverse persone, clienti storici per la maggiore, si avvicinano per congratularsi dell'idea e, indicando Richard, raccontano aneddoti di come è riuscito a fare tanta propaganda in così poco tempo. Mi volto lentamente per scrutare i suoi occhi e so che si aspetta uno sguardo tagliente di disapprovazione, invece riesco solo a sorridergli sognante, con riconoscenza infinita.
Hanno accolto l'idea con entusiasmo, non potendone più di vedere il The Page risorgere lentamente e male. Non mi ero resa conto di quanto potesse realmente rappresentare un punto di riferimento, considerando che era più un esperimento in una cittadina come Baton Rouge.
Col passare delle ore i loro auguri e il loro sostegno mi caricano di positività. Per sopperire alle noie burocratiche Lynn e Ryan si sono autoproclamati contabili, gestendo le piccole ma fondamentali donazioni dei numerosi presenti. Richard, non possedendo documenti, non avrebbe potuto farsi carico di nulla. Riflettendoci è proprio ora di cominciare da lì, dalla sua identità.
Nel frattempo, strizzandomi l'occhio, Richard raggiunge il suo cubo per mettersi a disposizione dei presenti per dipinti da vendere o dimostrazioni di street-art: il mio colpo di fulmine.
Si muove libero ed elegante senza la giacca, la t-shirt che si poggia a piccole onde sul suo addome e accompagna i suoi piegamenti. Sorride, interagisce, vive. Rinuncerei a tutto pur di vederlo sempre così felice. Vedo qualcuno rimanere letteralmente a bocca aperta, altri richiamare l'attenzione di più persone fino a vedere il mio bellissimo uomo sparire dietro una piccola folla esaltata.
Vorrei dimostrare a mio padre quanto si sbaglia sul suo conto e che non sono innamorata di un bluff.
I SoulSky hanno continuato a suonare a tamburo battente, scaraventando energia e musica in ogni angolo di strada e nelle vene. Durante qualche breve pausa Jimmy si è congratulato per l'intuizione. All'inizio non capivo a cosa si riferisse poi mi ha raccontato di alcune piccole confessioni di Richard su come ci siamo conosciuti. La cosa mi lascia perplessa, vista la ritrosia con cui Richard è solito aprirsi, ma sentirmi definire la sua più grande ispirazione ed un ottimo motivo per rialzarsi è destabilizzante. Senza riferirsi chiaramente a parole come amore o fidanzata, Jimmy alla fine se ne esce con un intenso "Si vede che sei la sua persona giusta".
Senza dire una parola, dopo brevi soste con almeno un centinaio di persone entusiaste, raggiungo Lynn e Ryan avvolti da un aura di puro materialismo. Lui ammicca inumidendo teatralmente pollice e indice, lei sventola bigliettoni verdi con un sorriso che le stende la faccia.
<<Richard non ha voluto dirci la somma che serve per ultimare i lavori. Uffa.>> Lynn fa un broncetto che Ryan sommerge subito tra le sue labbra, schioccandole un bacio. <<Su, piccola. Questi però sembrano parecchi>>
Incrocio le braccia al petto scuotendo la testa <<Avere voi due come tesorieri è pericoloso>> e mentre Ryan avvolge Lynn in un abbraccio, mi guarda con aria divertita raccogliendo la provocazione <<I soldi ci eccitano>>. Scoppiamo a ridere in tre quando due dita picchiettano sulla mia spalla e leggo negli occhi di Lynn un espressione serissima.
Mi volto senza pensarci e incredula mi ritrovo a fissare l'espressione calma di Matt. Arretro istintivamente e mi volto di scatto per controllare la posizione di Richard, ancora al centro della strada mentre dipinge l'asfalto.
Solleva i palmi <<Vengo in pace. Te lo giuro>> il tono è gentile, cordiale come non lo ricordavo da tempo. Riconosco all'istante quello che fino a poco tempo fa era il mio più caro amico e il mio peggior ragazzo. Ancora incerta, tengo le braccia serrate al petto e lo guardo appena <<Matt, non dovresti essere qui>>, mormoro.
<<Clay, mi dispiace. Sono stato veramente stronzo e mi scuso. Mi scuso con te e con Richard>>, il suo sguardo saetta da me ai miei amici nell'imbarazzo generale. Sembra evidente il tono pacifico, ma lo guardo ancora storto rimanendo sulle mie.
<<Posso parlarti solo cinque minuti? Giuro, cinque. Poi me ne vado, promesso>>
<<Okay>> lancio un occhiata verso Lynn e Ryan che ci osservano con le fronti aggrottate come a dire "Decidi tu, noi siamo qui".
Ci allontaniamo di qualche metro, ancora chiusa nel mio abbraccio, e quando si ferma di fronte a me guardo oltre la sua spalla, sinceramente a disagio.
<<Sono stato imperdonabile Clay, non avrei mai dovuto comportarmi in quel modo con te. Mi dispiace anche per lui>> lancia un occhiata eloquente in direzione di Richard alle mie spalle. Esita prima di continuare <<L'avevo capito subito. Eri sempre molto presa ed appassionata quando si trattava di lui e ti vedevo comunicare molto più profondamente col suo silenzio che con me. Non immaginavo fossi in ospedale a causa sua ma poi l'ho capito e ho perso la testa. Avevo aspettato tanto per rivelarti i miei sentimenti e poi mi sono visto soffiare la ragazza da sotto il naso>>
<<Matt, lui non ti ha soffiato proprio nulla...>>
<<Lo so. Nessuno ha sottratto a nessuno. Ora lo so. Non è facile per me accettarne le conseguenze, vederti con lui mi ha travolto. Ma capisco anche che sei felice e questo mi basta, deve bastarmi>> fa un passo indietro, mettendo una piccola distanza fra noi che apprezzo.
<<Matt, dispiace anche a me. Sei in gamba e stavamo bene, solo non nel senso che credevamo>>
<<Non nel senso che credevi tu. Non posso negare quello che provo ma posso accettare la sconfitta e chiederti scusa.>>
<<Dai, non è una sconfitta. Potremmo ancora essere amici o almeno col tempo metterci una pietra sopra>> sorride annuendo, poi mi guarda e sospira.
<<Mi hai dato una ginocchiata nelle palle. Non possiamo essere amici>>, con un sorriso storto cerco di scusarmi.
<<Non lo avrei mai detto ma lo ammiro molto. Ho saputo che ha mandato al diavolo Aaron e che i progetti stavano colando a picco.>> parla di Richard e lo fa con obiettività, lo riconosco.
<<Come fai a saperlo?>>, piega la testa di lato e mi risponde con un sorriso incerto. Tanto lo sanno tutti, penso.
<<Amico ci aspettano, ne hai per molto?>>, improvvisamente sbucato alle sue spalle, riconosco subito uno degli amici di Matt. Gli stessi per cui mi aveva piantato in asso un pomeriggio proprio davanti al The Page.
<<Ciao>>
<<Ciao>>, rispondo fredda.
<<Ti ricordi di...>>
<<Si si, ricordo>>, rimango sulle mie a disagio.
Lo vedo voltarsi più volte verso il ristorante del Sig. Coleman e con una pacca sulla spalla mormora qualcosa all'orecchio di Matt che mi fa rabbrividire <<Non gliel'hanno sigillata ancora quella topaia? Dovrò parlare con uno dei miei superiori. La multa mi sa che non è stata sufficiente! E se gli mandassi un altro controllo? >> ride sguaiato sotto gli occhi disgustati miei e di Matt.
<<Piantala, non sei quì per lavoro. Se fossi del Dipartimento sanitario ti avrei già licenziato. Puoi concedermi un paio di minuti?>>, Matt lo spinge quasi via e l'amico sparisce in pochi istanti.
<<Perdona l'interruzione, è davvero un idiota!>>, abbassa lo sguardo mortificato.
<<Non fa niente, senti io devo andare>>, la mia mente improvvisamente viene attraversata da pensieri spinosi. E' stato lui a mandargli i controlli allora.
<<No, aspetta. Ti prego fammi finire, è importante>>, annuisco affranta.
<<Ovviamente conosco il tuo lavoro, le tue esigenze e il tuo problema. Immagino tu non abbia più le licenze editoriali e quindi sei in stallo, nonostante... questo>> indica con la mano la strada, riassumendo con un gesto l'incredibile lavoro svolto da Richard per realizzare questa serata.
<<Già. Hai colto perfettamente il mio problema, ma spero che mio padre possa->>
<<Aspetta, voglio proporti una cosa e sei libera di mandarmi al diavolo seduta stante>>, lo guardo incerta dopo avermi interrotta.
<<La società per cui lavoro ad Atlanta concede licenze per i Digital Corner e con ottimi benefit rispetto a quel figlio di puttana di Price. E ora che finalmente te ne sei liberata, dovresti approfittarne. Sono molto quotati e si stanno espandendo. Ti prego Clay, è l'unico modo che ho per scusarmi degnamente. Basterà un tuo okay e avrai tutto in una settimana.>>
Sgrano gli occhi, questa proprio non me l'aspettavo. E adesso?
<<Wow. Ma dici sul serio? Anche se la sede è ad Atlanta possono collaborare con me?>>
<<Assolutamente si. Concedono un contratto vantaggioso che ti lascia carta bianca>>
<<Matt, non so davvero che dire>> sono stupita, confusa. Sarebbe la soluzione perfetta se non fosse che avrei a che fare con lui e Richard non lo accetterebbe mai.
<<Clay, accetta. Non voglio metterti fretta ma purtroppo posso darti solo una settimana di tempo>>.
<<Beh, si che mi metti fretta, ho bisogno di tempo per leggere il contratto e..>>
<<Te ne mando una copia sul tab entro domani, puoi fidarti. Voglio lasciarti in mani sicure e voglio che tu riprenda a lavorare. Il The Page è la tua vita, lo so>>. Le parole di Matt mi colpiscono profondamente.
<<Lasciarmi in mani sicure?>>, lo guardo sempre più smarrita.
Matt non risponde per alcuni secondi, mi guarda serio prendendosi il suo tempo per osservarmi con lentezza.
<<Mi mancherai>>, sorride oscurando però il suo viso.
<<Beh, non direi. Se accettassi dovremmo tenerci in contatto e...>>
<<No. Sono stato trasferito a San Francisco, ho avuto una promozione e parto tra una settimana. E' per questo che non posso darti più tempo. Serve il mio via per poter ottenere le licenze e voglio che accetti.>>
<<California? Così lontano>>
<<Già. Città nuova, vita nuova>> e il fine sottinteso è chiaro.
<<Devi accettare>>, incalza.
<<D'accordo. E' un occasione piovuta dal cielo per me, non so davvero come ringraziarti>>.
Non parliamo per qualche minuto. Non so cosa dire tranne che, dopotutto, mi dispiace che il suo trasferimento rappresenti il taglio netto col passato. Con me.
<<La California è bellissima, vedrai che ti riserverà grandi cose e te le auguro tutte>>. Ci scambiamo un sorriso affettuoso, di quelli che non mancavamo mai di regalarci in tutto questo tempo in cui siamo stati amici. Gli porgo la mano per una stretta di arrivederci ma senza alcun preavviso mi abbraccia forte, stringendomi e lasciandomi un lungo bacio sulla testa: <<Ti sei innamorata?>>, e la sua domanda mi spiazza.
<<Si, mi sono innamorata immensamente. Infinitamente.>>
Non lascio passare neanche un paio di secondi e mi riapproprio della distanza di sicurezza che mi fa sentire a mio agio. La sua vicinanza, purtroppo, mi è ancora intollerante per via delle nostre differenze e dei giudizi che ha sempre sputato su Richard e che proprio non riesco a dimenticare.
<<Allora buona fortuna per tutto Clay, spero di rivederti un giorno>>, annuisco abbassando lo sguardo mentre Matt si allontana. Si ferma per un istante da Ryan e Lynn e, senza indagare oltre, mi volto immediatamente per controllare dove sia finito Richard.
Spingo lo sguardo oltre tutti gli spazi mettendo a fuoco tra la folla, ma non scorgo nulla. I Soulsky hanno appena finito di suonare lasciando una bella energia con le risate e i discorsi della gente che iniziano a scemare con il concludersi della serata. Ancora una volta mi perdo ad osservare il The Page non ancora nella sua forma migliore, e mi vedo già proiettata ad ultimare i lavori il più presto possibile.
Richard. Tutto questo grazie a Richard. L'angelo dalla camminata dondolante che mi dipinge nuda e riceve in cambio la mia vita sulle sue mani.
Dopo aver liquidato in un secondo un inizio di interrogatorio, con un cenno mi allontano perplessa da Lynn e Ryan, accompagnata da una strana sensazione alla pancia. Come una vertigine.
<<Ragazzi non riesco a vedere Richard, provo a cercarlo>>
<<Era diretto qui poco fa, poi l'ho perso di vista>> tira un sospiro di sollievo ruotando gli occhi <<Rissa scongiurata però, guarda quì...>>.
<<Lynn, non scherzare, non ora. Faccio un giro, avvisatemi se torna>>
Inizio a farmi largo tra decine di ragazzi diretta al suo cubicolo, ma oltre ad una serie spettacolare di street arts di lui nessuna traccia. Nel giro di qualche minuto sia Jimmy che il Sig. Sebastien mi confermano di averlo visto, stanco e imbrattato di colore dalla testa in giù, dirigersi verso noi.
Con il cuore in gola scandaglio ogni centimetro di strada senza successo, provando stranamente quella stessa sensazione che avvertivo quando spariva. Era una tortura non vederlo, non sapere dove fosse, non averlo accanto. Come adesso.
Sono più che sicura che il motivo sia Matt e che si sia indispettito per avermi vista con lui. Avrà travisato, ma non riesco proprio ad immaginare dove possa essersi cacciato per sbollire. Osservo ovunque e vengo ancora bloccata da qualcuno che si congratula per la bella iniziativa. Già, peccato che io stia disperatamente cercando l'artefice. L'unica persona al mondo capace di tanta generosità con me. L'unico con cui voglio stare adesso e sempre, e che mi fa sentire a casa.
A casa.
Avverto Lynn con un messaggio e dopo quattro minuti d'auto sono già sotto il palazzo. Non so perché ma corro. Lo faccio mentre attraverso le porte dell'ascensore e lo faccio quando dal pianerottolo arrivo al portone già socchiuso. Avevo digitato il codice di apertura dal tab e se Richard era lì sapeva che stavo arrivando.
E avrebbe saputo anche l'istante preciso, per via dell'avviso sonoro destinato solo all'ultimo piano.
<<Richard?>>, nel silenzio avvolto da luci soffuse mi richiudo la porta alle spalle, poi mi fermo a respirare di nuovo l'aria di questo loft con le palpebre serrate. Mi è mancato da impazzire e per due intere settimane, dal ritorno di mia madre, non ho fatto altro che immaginarmi ogni suo più insignificante spostamento tra queste pareti. Momenti solo fantasticati di lui che si preparava da mangiare o faceva un improvvisato bucato. Dormiva o si faceva la doccia. Dipingeva o assaporava una birra in terrazzo. Tutto senza di me.
Come ho fatto ad essere tanto stupida? Vivere con lui in questo spazio, che odora solo di noi, mi rende felice; Mi da la sicurezza di cui ho bisogno e mi fa amare ogni secondo speso a insegnarci chi siamo. Quando li riapro è ufficiale: E' qui. Me lo dicono i suoi vestiti imbrattati per terra, appallottolati bruscamente come impronte lasciate dietro di se fino in bagno. Me lo dice il rumore dell'acqua scrosciante che proviene proprio da li. Mi lascio andare ad un profondo sospiro di sollievo e so che niente mi allontanerà da questo posto e da questo momento. Voglio vederlo. Voglio vederlo adesso. Voglio lui adesso.
Lancio la borsa sul sofà ai piedi del letto e mi tolgo le scarpe. Butto via anche il cardigan rosa, improvvisamente accaldata ed emozionata. Davanti la porta del bagno sfilo dalla testa l'abitino rosa, rimanendo volutamente con addosso solo l'intimo e le parigine fino al ginocchio.
Il cuore è in piena corsa e dentro me spero solo che non sia troppo arrabbiato da lasciarmi così, seminuda e in ansia. Sono certa che mi abbia sentita arrivare.
In un istante sono dentro e quasi sbando per la visione: Richard è in ammollo nella vasca, mi da le spalle con la testa poggiata all'indietro sul bordo. Gli occhi chiusi.
Se ne fossi capace prenderei tela e colori e lo dipingerei per quanto è bello. Abbandono anch'io la testa sulla porta e respiro profondamente al ricordo di ciò che gli avevo fatto proprio dentro quella stessa vasca poco tempo fa: si era affidato a me totalmente.
Mi lancia un occhiata storta ma non si volta. A rompere il suo silenzio meditativo solo piccole onde d'acqua che si muovono con lui mentre cambia posizione e si solleva di poco. Oh si, decisamente arrabbiato. Potrei perfino ridere se non fosse l'incarnazione del sesso in questo momento. Mi stimola la mente e il corpo alla stessa maniera e, attratta come una calamita, mi avvicino a passi lentissimi. Ho quasi paura a parlare.
<<Perché sei andato via così?>> rimango dietro di lui, in piedi alle sue spalle. Infilo le dita tra i suoi capelli caotici e perfetti.
Sbuffa, chiude gli occhi e sospira.
<<Ero sporco, dovevo lavarmi>>, freddo ed essenziale.
<<Quindi eri solo venuto per cambiarti?>> ancora carezze tra le ciocche morbide, mi solleticano le dita e l'eccitazione.
<<Mh Mh>> la sua mano sinistra solca il bordo della vasca, giocando a disegnare piccoli cerchi con i polpastrelli.
<<Non è vero, sei arrabbiato. Voglio sapere perché, anche se posso immaginarlo>>, Dio non resisto. Mi chino lentamente sul suo viso e senza chiedere permesso lo bacio al contrario. La mia bocca ricopre le sue labbra rovesciate e passo le mani sul suo collo tenendolo fermo. Vuole davvero questa discussione dopo giorni e giorni separati?
<<Cosa cazzo voleva?>>, si stacca soffiandomi il suo tono aspro e diretto in bocca.
<<Bingo!>> mi risollevo.
<<Si esatto! L'ultima volta l'hai preso a calci e adesso lo abbracci Clay?>> con una torsione si volta di scatto scaraventando acqua da tutte le parti. Mi fulmina da sotto le lunghe ciglia con uno sguardo che mi fa passare ogni voglia di sorriderci su e nonostante l'ingiustificato moto di gelosia, non riesco a distogliere gli occhi dal suo corpo. Muscoli tesi sul pelo dell'acqua, quelli tonici delle gambe sommersi e velate trasparenze ondeggiano dal bacino in giù: sono completamente rapita. Le sue mani, la sua bocca e il suo corpo sono stati su di me come un tornado, dalla prima volta. Mi mancano così tanto che improvvisamente non ricordo più per cosa stiamo discutendo.
La mente mi scaraventa addosso le immagini più forti di tutte le volte che abbiamo fatto l'amore in modo sconvolgente. Con la passione che si mescola alla parte selvaggia di Richard, quella che lo rende libero e unico. Gli leva le redini dalla mente e si lascia andare senza limiti insieme a me. Mi è bastato ricordare per aumentare il senso di vuoto e così chiudo gli occhi un istante, persa, e li riapro col respiro corto.
Mi aggrappo al blu dei suoi occhi e senza dire una parola mi lascio guardare. Sarà anche incazzato ma la vista delle parigine appaiate all'intimo lo trasportano nella mia stessa dimensione. Ancora una piccola onda d'acqua prima di afferrare un telo vicino e sollevarsi dalla vasca. Un ondata di calore mi investe alla vista di quel corpo slanciato e completamente nudo che conosco così bene. Gocciolante, esita dal coprirsi in una provocazione che sinceramente non occorre. Continuo a fissarlo sfacciatamente, rossa in viso e la pelle d'oca su tutto il corpo: a Richard deve piacere molto, molto l'intimo a tre pezzi. Non mi importa quanto sia arrabbiato, lo desidero come non mai e al diavolo la sua gelosia. Gli sto dimostrando ben altro ora, con gli occhi puntati sul suo sesso. Troppo troppo tempo lontana da lui, sto per esplodere.
Lo guardo appuntarsi i lembi sul fianco e trattenere con tutte le forze un sorriso divertito e compiaciuto.
<<Tu ti copri? Allora mi spoglio io>>, con un gesto di stizza e gli occhi ridotti a due fessure mi avvicino alla vasca, sotto il suo sguardo improvvisamente acceso e famelico.
Poggio il piede destro sul bordo e mi piego in avanti, lentamente, pronta a sfilare la parigina con una lenta pressione sulla coscia. Quasi una carezza.
<<Smettila. Mi sono sentito un idiota li per te a dedicarti la serata...>>, mi sollevo di scatto e lo zittisco con l'indice sulle labbra gettandomi fra le sue braccia ancora bagnate. Lo guardo dritto negli occhi con tutta la sincerità di cui sono capace. Con tutto il mio amore.
<<Ssh, non mi hai dedicato una serata Richard, mi hai ridato tutto: ho riavuto te, ho riavuto il The Page. Ho riavuto te>>, rimarco.
<<Perché ti abbracciava?>>, il tono sensualmente aspro e trattenuto.
<<Perché se ne va, e voleva scusarsi. Lo ha fatto anche con te, ma gli uomini si affrontano non fanno pace. Quella storia dell'orgoglio e cazzate simili>> seguo con gli occhi la curva del suo naso e il contorno delle sue labbra, mormorando appena.
<<Se ne va dove?>> con la punta della lingua stuzzica il mio indice, ancora ben piantato sulle sue labbra.
<<Lontano da me, da noi>>, rispondo con l'unica certezza che ha bisogno di sapere.
In un istante mi afferra per i fianchi e mi incolla al suo corpo umido. Infila le dita sotto gli slip e mi accarezza le natiche con i palmi aperti e il tocco deciso e pressante.
Chiudo gli occhi e sospiro sulle sue labbra pronta a riappropriarmi della sua innata dote: le sue mani.
<<Apri gli occhi. Guardami Clay>> la sua lingua punta appena il mio mento, poi si ritrae.
Lo guardo, godendomi l'indaco liquefarsi lentamente, infiammarsi e diventare lucido.
<<Ti ho sentita mentre gli dicevi di essere innamorata>> la mano destra scivola via dagli slip e si posa sul mio viso. Afferra la mia guancia e mi spinge deciso sulla sua bocca.
Mi bacia. Con la pressione bollente delle sue labbra traccia il contorno delle mie, risucchiandole e inumidendole.
Faccio per ribattere seccamente ma con un colpo ben assestato e fluido della sua lingua me lo impedisce. Scuotendosi le ciocche umide mi bagnano.
<<E tu hai detto di amarmi. Mi ami e mai come adesso so che ti ho. Ti ho infinitamente e immensamente>>, mormora facendomi il verso. Mi gira la testa.
<<Si, è così>>
<<Ora che lo sa, può andare dove cazzo gli pare>>
E di colpo, la sua inalterata dolcezza si trasforma in passione sfrenata. Molto, molto di più di quella che conoscevo.
<<Non provare di nuovo a toglierti questa roba coi fiocchetti, voglio farlo io!>>, si piega lentamente sulle ginocchia e scivola giù con le mani che planano sulle mie cosce, intente a sfilare le parigine fino alle caviglie. Un paio di secondi ancora e sono libera e a piedi nudi.
Ritorna sul mio viso, si ferma per leccarmi le labbra, poi torna a respirarmi dentro e a baciarmi con un intensità nuova. Il suo slancio mi fa abbandonare la testa. Ispirata dai sensi, quasi lo mordo ottenendo un brusco gemito che mi attraversa la spina dorsale e si ferma di colpo tra le gambe. Quanto tempo ancora volevo uccidermi lontana da lui? Mai stata più stupida.
Arretra col bacino, tendendosi in avanti come a volersi allontanare, ma subito dopo si scontra sul mio spostandomi coi suoi stessi passi. Mi ritrovo a camminare all'indietro, spinta dalla sua forza, stretta tra le sue braccia. In pochi istanti siamo fuori dal bagno, non mi accorgo più di niente, non vigilo più su nulla. Vaghiamo per casa alla cieca, trasportata dall'eccitante scossa di desiderio che lo coglie e che mi da il colpo di grazia.
Atterro di botto su una parete a caso, mi solleva una gamba poggiandosela su un fianco, poi rapido sfila via il telo ritornando totalmente nudo. L'assalto furioso è limitato alla bocca, al collo mentre con un gesto veloce mi spoglia del reggiseno fradicio, facendolo volare oltre le sue spalle. Tra i respiri assordanti c'è un ansimare continuo, il profumo del suo corpo pulito riempie l'aria e si attacca al mio, teso ed eccitato.
Riesce perfettamente a condensare in una falcata una successione di lenti e appassionati baci. Una spaventosa affinità selettiva. La capisco, la riconosco e la sento perché è la stessa sensazione che ho provo io nel rivederlo. Fra milioni di persone so che posso sentirmi così solo con lui.
<<Potrei ripeterti che mi sei mancata, ma è stato molto di più. Abbiamo iniziato insieme e vorrei che continuassimo in due. E' una richiesta che ti faccio si, ma è anche una promessa che cercherò di mantenere. Niente più stronzate, giuro>>
Si abbatte su di me come un temporale, riempiendomi di carezze.
<<Ti amo>>, bisbiglio pianissimo dentro il suo orecchio, sfiorandolo con le labbra, e all'improvviso uno degli sgabelli cade in un tonfo secco e assordante per terra: siamo in cucina. Sono completamente concentrata su di lui quando mi siede di colpo su qualcosa, forse la penisola, non lo so.
Risoluto, Richard si aggrappa alle mie cosce tirandosele sul bacino e obbligandomi a scendere di schiena sulla superficie fredda. Sussulto e tremo quando le sue bellissime labbra risucchiano e baciano i miei seni a lungo, costantemente. Li scuote affondandoci la lingua, l'eco delle vibrazioni arriva fin giù dove il fiume è in piena. Le inibizioni si sciolgono, la mente si svuota e c'è solo Richard davanti a me, senza tempo ne spazio: il suo corpo accasciato sul mio, i suoi gemiti imprigionati nel diaframma e il respiro che mi solletica.
<<Dio quanto sei bella, ti sto toccando e ti sento emergere e non mi sembra vero. Quando ti abbandoni così vorrei farti di tutto, mi sei mancata da impazzire>>.
<<Cosa aspetti?>> lo fisso incandescente negli occhi spalancanti. Improvvisamente uno strappo, un piccolo bruciore e mi accorgo di non avere più gli slip.
<<Clay non invitarmi più di così, da quando hai detto di amarmi non ho fatto altro che pensare ad averti, ancora di più di così. Sempre di più, di più...>>, accompagna ogni parola con la frizione del suo sesso teso sul mio. Potrebbe farmi scoppiare il cuore anche adesso e sarei felice comunque, visto che lo consideravo un errore madornale.
Mi avvolge possessivo il collo con una mano mentre scende con la lingua per tutto lo sterno, la pancia e il monte di venere.
<<Non ti muovere>>
<<Richard..>>
<<Si, non ti muovere>> ed è impossibile non contorcersi e non dimenarsi mentre affonda le labbra su di me con la carica di chi desidera sconsideratamente qualcosa da troppo tempo. Non c'è terminazione nervosa che non mi faccia tremare violentemente, come se fossi già esplosa e invece è solo l'inizio. Lentezza e accanimento sembrano essere il mantra silenzioso di Richard che si lascia accarezzare la lingua dalle mie scosse. Fuori controllo i miei gemiti diventano ingestibili. Cerco qualcosa a cui appigliarmi ma inutilmente, mi sembra di cadere nel vuoto. <<Aspetta, ti prego, non voglio... non farmi...>> e la mia preghiera si spezza a metà quando, in un crescendo di sensazioni ed eccitazione, smetto di resistere e cedo ad un forte orgasmo che stranamente non si esaurisce del tutto. Per qualche secondo la mia mente si spegne lasciando che Richard si goda la visione. Ma dura poco.
Mi ruota dai fianchi frizionando ancora il suo inguine contro il mio ed il piacere mai sopito si propaga velocemente nel profondo. Il desiderio cresce e lo sento ovunque, tra le gambe, sui seni, nelle mani che accarezzano senza sosta le sue spalle, le braccia, tra i capelli. Fa quasi male e con gli occhi semiaperti e i ricci arruffati sul viso, lo bacio febbrilmente, assaporandolo, divorandolo. Soddisfatto, lo sento sorridermi sulla bocca mentre mi attira a se.
<<Clay, aggrappati forte>>, mi ansima sul collo e mi riprende in braccio facendomi sbattere contro il suo inguine e la sua eccitazione rigidissima. Il contatto ci fa gemere all'unisono ormai stretti nella morsa del godimento. Avvinghiata ai suoi fianchi mi lascio trasportare di peso contro una superficie che traballa nell'assorbire l'atterraggio dei nostri corpi. Vetro sordo che si scuote: è il frigo.
<<Ti eccitano gli elettrodomestici stasera?>>, ridiamo ansimanti mentre ci baciamo ormai senza controllo.
<<No, solo piccole soste prima di portarti dove voglio io>> ringhia sul mio collo e succhia la pelle ormai sudata e bollente.
<<Perché dove vuoi portarmi?>>, potrebbe farmi anche in mezzo ad uno stadio traboccante di gente e non mi importerebbe in questo momento. Lo desidero esageratamente.
Sostenendomi in un tripudio di muscoli tonici e tesi, sfiora con il collo del piede il sensore che apre la portafinestra, proprio quella che da sul terrazzino. Non posso crederci, ci sta portando fuori. Nudi.
Affondo il viso nell'incavo del collo a metà tra l'imbarazzato e l'eccitato, qualcosa nel mio essere fuori controllo mi porta a sentire l'adrenalina del proibito salire.
<<Richard, ci vedranno>>
<<Non se rimaniamo qui >> lo dice in un sospiro eccitato mentre, nel vortice della forza di gravità, atterriamo di peso su qualcosa di morbido. Richard è seduto, con me aggrappata a cavalcioni su di lui. Riapro gli occhi per orientarmi e rimango stupita dal cambio di look del terrazzino: un sofà color cioccolato, quadrato, enorme, con lo schienale rivolto verso il Mississippi e il corpo incastonato nella rientranza, al riparo da occhi indiscreti. Improbabili per un attico. Due piccole lanterne di carta, uguali a quelle che fluttuavano ai lati del The Page, restano ancorate ai lati opposti, rilasciando una luce color miele soffusa. Sorrido.
<<Non vale, questa è premeditazione>> lo stringo nella morsa delle mie braccia e lo bacio felice e incantata. Richard mi pianta i suoi occhi enormi e lucidi e mi manda in estasi.
<<Per un attimo ho temuto che qualcuno boicottasse i miei... piani. Lo avrei ucciso.>>, nonostante l'irritazione, l'inflessione erotica che da all'ultima parola mi trasmette un brivido lungo la schiena. Il mio sguardo si fa serio e mi perdo nel mare delle sue carezze. Le sue mani non smettono di insidiarsi ovunque, planarmi sulla schiena, scendere e stringere le natiche. Premermi sulla sua eccitazione e sentirlo muoversi sotto di me, pulsare nel sentirsi avvolto dal mio corpo. Adagiati comodamente a gambe incrociate e pizzicati dalla fresca e debole brezza umida, ci lasciamo andare completamente senza freni, senza inibizioni. Oltre le spalle larghe di Richard, la vista dell'immenso corso d'acqua sotto il chiaro di luna è quasi afrodisiaco.
<<Quali erano questi piani?>> biascico eccitata, persa nel piacere della sua bocca spudorata e implacabile sui miei seni.
<<Stare con te..>>, bisbiglia ormai allo stremo. Con le dita sposta le ciocche umide dalla mia fronte per poggiarci la sua <<Apri gli occhi>>, quando obbedisco mi guarda così profondamente che mi fa tremare.
Mi solleva piano dai fianchi e con una facilità disarmante mi fa scivolare centimetro dopo centimetro su di lui, lo fa con lo sguardo perso nel mio, col respiro mescolato al mio. Le bocche rimangono vicine ma non si toccano, si cercano, si respirano ma non si sfiorano. E' tutto assurdamente intenso e non riesco a trattenermi dal gemere nel sentirmi così piena, così completa e amata. <<Stare dentro di te...>>, e bastano queste ultime parole, lanciate sul mio viso in un gemito, a farmi perdere definitivamente il controllo. Aggrappata alle sue spalle inizio a muovermi e a dosare le contrazioni per restituirle a lui sotto forma di piacere puro. Gli restituisco anche la stessa lentezza e lo stesso accanimento che mi aveva riservato con la sua lingua poco prima. Tutto è ovattato e meraviglioso, lo vedo e lo assorbo in tutto il corpo. Mi fa sentire un altra persona che vive un altra vita, allarga i miei sensi, il mio corpo e il cuore. Il battito è ingestibile e sento il piacere tendersi come una fune tirata da entrambi i lati. Richard dentro di me è brivido puro. I suoi movimenti, per quanto passivi in questo momento, si fanno sentire fin dentro le ossa. Incanala ogni sua emozione per me ed è impossibile rimanere mentalmente illesi dalla sua passione.
Senza più resistenza mi abbandono a lui, non riesco più a contenermi ed esplodo in un vortice di sussulti, con le gambe che tremano vistosamente intorno al suo bacino.
Lo abbraccio forte e apro gli occhi per godermi la visione della sua bocca appena aperta, le palpebre serrate e la lingua che cerca la mia: viene con un ruggito non appena lo bacio, prepotente e copioso come mai prima. E' uno spettacolo della natura ed è mio. Mio. Mio. Mio.
Bacio la sua fronte, la punta del suo naso, le guance, il mento. Accarezzo le sue spalle, le braccia e lo stringo, bollente e sudato come me.
<<Non sono morto vero?>>, bisbiglia contro la mia spalla. Rido completamente appagata e fluttuante.
<<Non lo so, al massimo siamo morti insieme>>, poggio la testa tra la spalla e l'incavo del suo collo.
<<Mi scoppia il cuore, mi sento in paradiso Clay>>
<<Lo so, amore, lo so>>, mi afferra il viso con entrambe le mani e mi fissa.
<<Sei la mia gioia, la mia passione, la mia nuova vita>>, poi mi bacia.
Nessuno dei due si muove, nonostante le gambe dolenti e i muscoli sciolti e pesanti, nessuno dei due si allontana dall'altro.
Un telo di cotone pesante spunta da qualche parte tra le mani di Richard, mi avvolge coprendomi per intero e ci abbraccia entrambi per non prendere freddo.
Nessuno dei due si muove.
-
Nel dolce limbo in cui siamo immersi da diversi minuti, riemergo, sollevando le palpebre al suono della voce melodiosa e profonda di Richard. Parla all'improvviso.
<<La tua chiamata. Le parole che mi hai tirato addosso sono vere: sono uno difficile. Ma poi hai detto di amarmi e tutta l'insicurezza, l'inadeguatezza e i passi falsi sono spariti in un soffio. Non c'erano più, non li sentivo più. La sensazione che ho provato, quando mi sono convinto che non era uno scherzo, è stata di liberazione>> afferra dolcemente il mio mento facendomi sollevare il viso sul suo <<E sai perché? Perché hai detto di amarmi nel mio peggio, prima di sapere di questa serata e di come avrei giocato la mia ultima carta. Hai detto di amarmi proprio quando credevo che fosse finita, che ti avevo stancata>> nei suoi occhi il blu brilla come un cielo.
<<Clay... ti amo anch'io, così tanto da non avere testa, forza o cuore di fare altro. Ti amo come ho amato l'idea di noi due insieme dalla prima volta che ti ho vista. E me lo ripetevo nella mente che ti amavo, quella sera in ospedale mentre tu dormivi ed io ti accarezzavo i capelli. Ma tu questo lo sapevi già>>, sorride e temo di perdermi.
<<Non capisco>>, sto per svenire o forse esplodere.
<<Non ho mai desiderato altro che farti capire come mi fai sentire, cosa mi fai provare. Mostrarti come sai tenermi a bada, o come in te mi vedo un uomo e non un ragazzino. Ci stavamo amando in silenzio, con la paura che cambiasse qualcosa e... alla fine ci siamo arrivati da soli: non cambierà mai niente>>
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Al prossimo capitolo, Sun
Ps. Si Si è colpa sua e solo sua se ho infilato la scena della vasca ç___ç
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Al prossimo capitolo, Sun
Ps. Si Si è colpa sua e solo sua se ho infilato la scena della vasca ç___ç
Ecco......mi viene da piangere....
RispondiEliminaLo sapevo che il momento in cui Richard le avesse confessato il suo amore, sarebbe stato devastante, uno scombussolamento totale del corpo, della mente e del cuore. Sono meravigliosi insieme.....
Caspita, non mi sarei mai aspettata un dietro front da parte di Matt....mi ha decisamente stupito, in senso positivo. Speriamo che possa veramente aiutare Clay con il The Page
"<>" ....ecco, ha detto tutto LUI, finalmente ha dato voce al suo cuore!.....sono in balia di un mare di emozioni..............................e già mi manca ...
RispondiElimina"Clay... ti amo anch'io, così tanto da non avere testa, forza o cuore di fare altro. Ti amo come ho amato l'idea di noi due insieme dalla prima volta che ti ho vista. E me lo ripetevo nella mente che ti amavo, quella sera in ospedale mentre tu dormivi ed io ti accarezzavo i capelli. Ma tu questo lo sapevi già" finalmente gliel'ha detto!!e come gliel'ha detto *-* sono l'amore insieme *-*
RispondiEliminaquando è ricomparso Matt stavo già prendendo spranga,però in questo capitolo devo ammettere che mi è piaciuto,si è scusato per essere stato uno stronzo e vuole anche aiutare Clay...e poi se ne va in California,chissà che non ritorni più a disturbare i due piccioncini...anche se visto il risultato non tutto il male viene per nuocere XD
Ho le lacrime agli occhi giuro è stato tutto perfetto, la serata organizzata da Richard è stata la più grande dimostrazione d'amore!!!! Ho tremato un attimo quando è arrivato Matt, ma alla fine anche lui ha fatto un bel regalo a Clay!!!! Poi tutto il pezzo in cui lei arriva a casa, la vasca, la passione dirompente in tutta la casa sono stati travolgenti......ho bisogno di una doccia!!!! " Potrei ripeterti che mi sei mancata, ma è stato molto di più. Abbiamo iniziato insieme e vorrei che continuassimo in due. E' una richiesta che ti faccio si, ma è anche una promessa" già questa frase avevo gli occhi a cuoricino, ma la dichiarazione finale di Richard mi ha fatto stringere il cuore!!!
RispondiEliminaDa piangere e' di una dolcezza unica ...Richard l'amore che ha per Clay ...non ha confini per quante e' grande...Glie l'ha dimostrato con la festa organizzata ...con la passione..bollente direi dalla vasca in poi.. La sua gelosia anche se infondata ..Matt mi ha sorpreso si è' arreso e pentito..è la vuole aiutare... La parte finale dichiarazione finale Richard mi è arrivata dritta al cuore *_*
RispondiElimina"Potrei ripeterti che mi sei mancata, ma è stato molto di più. Abbiamo iniziato insieme e vorrei che continuassimo in due. E' una richiesta che ti faccio si, ma è anche una promessa che cercherò di mantenere. Niente più stronzate, giuro"
RispondiEliminaSi abbatte su di me come un temporale, riempiendomi di carezze.
"Ti amo", bisbiglio pianissimo dentro il suo orecchio, sfiorandolo con le labbra
"Clay... ti amo anch'io, così tanto da non avere testa, forza o cuore di fare altro. Ti amo come ho amato l'idea di noi due insieme dalla prima volta che ti ho vista. E me lo ripetevo nella mente che ti amavo, quella sera in ospedale mentre tu dormivi ed io ti accarezzavo i capelli. Ma tu questo lo sapevi già", sorride e temo di perdermi.
Miseriaccia Silvia capitolo STUPENDO, piango...
E' W O W
RispondiEliminasinceramente non so cos'altro scriverti al momento, perché sinceramente di parole non ce ne sono.
Sono tanto, lui è tanto e il loro amore è TROPPO.
...vado in un angolino a dondolarmi.