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mercoledì 9 ottobre 2013

Paint Me The Moon: Capitolo 39


Un Parto! Ufff...
Scusate il ritardo, ma questo capitolo ha subito almento una cinquantina di modifiche.
Non riuscivo mai a spiegare bene...   Vabbè..
BUONA LETTURA.. vedrete.
Stavolta niente canzone.. ma se vi capitasse una "certa" canzone che parla di un uomo che "who can't be moved" è sempre gradita..





Clay... ti amo anch'io, così tanto da non avere testa, forza o cuore di fare altro. Ti amo come ho amato l'idea di noi due insieme dalla prima volta che ti ho vista. 
Ridimmelo. Ridimmelo. Ridimmelo. 
Sapevo che quello che c'era fra noi era tanto inafferrabile quanto intenso.
Sapevo che una volta incrociate, le nostre strade non potevano che allinearsi. Speravo che staccasse dall'asfalto, su cui ha vissuto per troppo tempo, le radici delle sue paure. 
Sognavo tutto di lui e giorno dopo giorno me l'ha concesso. Ora so che lo ha reso possibile perché ha creduto ad un noi  e che ciò è stato meravigliosamente inevitabile. 
Certo che sentirselo dire però, ha la forza di uno di quegli uragani che le nostre coste conoscono alla perfezione. Le sue emozioni e i suoi pensieri, riflessi nei suoi gesti, per me hanno un valore inestimabile. 
E' tutto perfetto, lui è perfetto. 
Stretta nel suo abbraccio, mi ha trascinata nel tepore del letto, e da lì non ha fatto altro che inondarmi di baci sulla bocca. Infiniti, silenziosi e travolgenti. Dopo la sorpresa, la gioia. 
Dopo la conferma, la tensione. Dopo lo smarrimento, l'appartenenza. Richard è fatto così, lui è un susseguirsi di eventi che ti lasciano col fiato corto. 
Mi sono svegliata sorridendo e, con gli occhi puntati sul soppalco, sono voluta tornare di sopra, silenziosamente. 
Avvolta fino al seno dallo stesso telo di cotone che ci ha protetti in terrazzo, mi fermo davanti all'enorme dipinto che mi ritrae nuda. Il meraviglioso dipinto con cui Richard ha immortalato la prima volta che abbiamo fatto l'amore. Un insolita prima volta tatuata sulla mia pelle, anche se i colori sono andati via. E così vistosamente presente tra le curve del mio corpo, raggomitolato durante il sonno. E' affascinante ma imbarazzante, guardarsi e pensare di non essere lì, di non poter rappresentare tanta bellezza. 
In momenti come questi mi sento sopraffatta dall'urgenza di scoprire il velo di tortura dietro il bellissimo volto di Richard Weller. Capire perché, un ragazzo con così tanta cultura e talento, abbia deciso un giorno di non volersi più condividere con anima viva. Osservo la prevalenza dell'azzurro e immagino che la trama intricata di foglie, appena visibili, siano il suo modo di rendere complicata una cosa semplice. Un lato spigoloso di lui che proprio non riesce a smussare; Ma poi perché cambiarlo? E' il suo estro: le sue idee nascono dalla parte più complessa della sua personalità e se perdesse questo, perderebbe se stesso. 
Faccio per guardarmi alle spalle ma non me ne da il tempo. Ero appena riuscita a sentire i suoi passi su per la scala a chiocciola, e ora è qui con me. Il suo respiro atterra sul mio collo come una carezza. 
<<Sei sempre bellissima, ma quella notte, imbrattata di colore e rossa di sesso, non ci ho capito più niente e ho avuto bisogno di... scaricarti sulla tela. Non so come spiegartelo. Volevo che vedessi quello che vedevo io. Come ti vedevo io>>. Accosta il suo corpo al mio e percepisco all'istante la sua totale nudità. Già mi sento persa. 
Annuisco imbarazzata: <<Mi fa sempre un certo effetto. Uno straordinario effetto>>.
E nel silenzio la sua voce si fa calda e molto bassa.
<<You are my angel >> mi cattura tra le sue braccia, imprigionandomi all'istante. Abbandono la testa sul suo petto, lasciandomi andare al più dolce dei ricordi. Ad occhi chiusi, inspiro profondamente il suo odore. 
<<E' la cosa più bella che potessi dirmi e l'hai fatto quando hai deciso di parlarmi. E' stato uno dei momenti più intensi della mia vita>>. Sorride sulla mia spalla ed il suono mi procura una scarica di brividi. La sua risata sulla mia pelle è così fresca. 
<<Ed io che quasi mi sentivo un idiota, lì fermo a farmi radere una barba lunga un anno. Scelta audace, ma anche molto erotica lo sai Clay?>, ammicco sorridendo.
<<Si, avevo notato il tuo apprezzamento, perché c'erano cose che neanche col silenzio potevi nascondere>>, la sua splendida risata riecheggia improvvisamente riempiendo il soppalco.<<Avevo bisogno che ti fidassi di me. Prendermi cura di te mi è sembrata la cosa più logica da fare>>, rimango in silenzio per un paio di secondi. Il tempo di ricordare che ha detto di amarmi.
<<E poi, hai capito che dietro quella barba lunga e tutto il luridume che mi portavo dietro, si nascondeva un meraviglioso esemplare di uomo. Tutto da mangiare.>>, schiocca le labbra con un moto di orgoglio.
<<Amore, eri appena un mucchietto di ossa. Neanche i Cullen ti avrebbero trovato appetitoso!>>. Quando mi accorgo dello scivolone, le sue braccia si irrigidiscono allentando la presa sul mio corpo.
Le mie mani, spinte all'indietro, si agganciano al suo bacino trattenendolo dietro di me. 
<<Battuta spiacevole?>>, il mugugno in risposta mi sprona a provare con qualche domanda. 
Ritorno ad osservare il dipinto, evitando di puntargli addosso la pressione o la troppa voglia di sapere, <<Posso farti solo una domanda?>>.
Lo sento sospirare ma, nonostante il disagio, per fortuna non si allontana, <<Una>>.
<<In queste due settimane trascorse a casa, ho finito per divorare anche l'ultimo libro, hai presente? La copertina con la Regina di scacchi. Mi resta solo la parte finale, che magari tu conosci già. Forse mi sbaglio. Forse non li hai neanche letti per quel che ne so->>
<<Clay! La domanda>>, tuona rigido.
<<Vorrei vedere i film, tu li hai mai visti?>>, irrompo d'un fiato.
Si stacca, l'abbraccio rimane solo un ricordo ancora caldo sulla mia pelle. Mi volto per accertarmi che non me lo stia immaginando. Purtroppo Richard, amareggiato, mi guarda palesemente sofferente. Scuote la testa come a dirmi "non posso, non farlo" e rimango basita davanti alla sua ennesima chiusura. Tra tutte le possibili domande, gli ho rivolto la peggiore. Inizia a preoccuparmi la relazione tra lui e questa storia. Cazzo. 
<<Aspetta>>, poggio la fronte sul suo petto concedendomi, per un istante, la visione del suo corpo statuario e della sua completa nudità. E' quasi l'alba e voglio che niente rovini la nostra nuova quiete: <<Resetta, dimentica>>.
Solleva il mio viso dal mento, in un secondo mi scalda col suo respiro e mi bacia. La sua lingua sconfina fino a torturare la mia, rinvigorendo l'eccitazione che si irradia prepotente dal mio corpo al suo e viceversa. Mi stacco per riprendere fiato, <<Sorridimi. Abbandonati. Mi dispiace.>>, bacio ogni centimetro del suo viso e scendo sul collo. Lo blocco contro la parete accanto alla scala, e i suoi occhi si spalancano leggermente per la sorpresa. Mi afferra il viso tra le mani, aggrottando la fronte preoccupato <<Non è colpa tua Clay, non scusarti più. Presto ne parleremo...>>, annuisco con un sorriso che rilassa anche il viso di Richard, e la sua bocca è di nuovo sulla mia. Mi sollevo sulle punte percorrendo audacemente il collo, scendendo sulla curva della clavicola, sulla spalla. L'odore e il sapore della sua pelle conquistano come sempre tutti e cinque i miei sensi, annullando ancora una volta le inibizioni. Mi sento sua ed è come se qualsiasi suo desidero fosse una voce forte e chiara. 
Apre di colpo il telo di cotone, scaraventandolo bruscamente verso la balaustra. Perlustra ogni piega, curva e sporgenza del mio corpo nudo come abbagliato da qualcosa di incantevole. Avvicina il viso spigoloso al mio, lasciando saettare le pupille blu brillanti nelle mie. Lo sento sussurrarmi sulle labbra ciò che desidera e di colpo arrossisco. Il formicolio dell'eccitazione si impossessa immediatamente del mio sesso, appena nominato a chiare lettere dalla sua bocca caldissima. Chiudo gli occhi, e tutto si trasforma in un insana voglia di dare invece di ricevere, questa volta. Scendo sul suo petto, accarezzandolo lentamente lungo i fianchi. Lo bacio con cura, prendendomi tutto il tempo per assaporare la sensazione dei muscoli tendersi e flettersi al mio passaggio. Richard sospira, incapace di tenere le mani ferme, afferra i miei seni con una tale forza da farmi sollevare la testa di scatto per guardarlo in faccia. Stranamente animati da un piacere differente, più istintivo e sensualmente più intimo, ci lasciamo andare a scatti quasi ferini: afferra i miei capelli con dolcezza ma poi mi spinge contro la sua bocca per un bacio mozzafiato. Mi aggrappo ai suoi fianchi, affondando le dita nella carne, e sotto la pancia la sua eccitazione mi accarezza languidamente. Mi fa provare piacere anche solo nel contatto casuale e non riesco a smettere di aggrapparmi a lui, desiderando che non finisca mai. 
La meravigliosa sensazione di abbandono e fiducia tra le braccia dell'unica persona che permette ai miei limiti di sconfinare e farmi sempre sentire perfetta. I respiri diventano subito spezzati e interrotti, gli occhi lucenti di Richard bucano i miei e leggo uno velo di smarrimento a causa del mio cambio di rotta.
Non appena le mie labbra si dirigono verso la piccola curva appena accennata della sua pancia, afferra l'intenzione con la stessa velocità con cui afferra me, sollevandomi i capelli con entrambe le mani. Mi impone gentilmente di guardarlo, impedendomi di posizionarmi in ginocchio. L'espressione d'incertezza lotta visibilmente contro un desiderio che può apparirgli torbido ma che per me non lo è. Non lo è affatto, sebbene sia la prima volta. 
Donarsi per il piacere di chi ti fa sentire il suo centro del mondo, non conosce imbarazzo, ne difetto. Solo gioia e appagamento. Accarezzo continuamente il suo inguine e, inumidendo le labbra, gli trasmetto tutta la mia silenziosa determinazione. Sorride, assolutamente preso in contropiede, mentre mi trascina accanto al mio ex  letto avvolta tra i suoi bicipiti. Mi bacia con forza, con spinte inequivocabili della sua lingua per afferrare la mia. Ringhia di passione, mentre il vortice consuma le mie labbra. La sua eccitazione non smette di scontrarsi contro  la mia pancia, e la sola percezione di tanto sfrontato desiderio mi manda in estati. Mi lascio cadere seduta sul materasso, afferrandolo per i polsi. Uno strano sorriso, carico di malizia, mi lascia stordita per la fiera bellezza che ostenta. Tra le gambe un flusso ingestibile di dolore e piacere, per tutto ciò che vorrei dargli e tutto ciò che vorrei avere. 
E' sempre e solo lui. 
Le parole giocate e ansimate diventano un bollente botta e risposta: Mi stimola, mi sprona, poi prova a farmi desistere. Le mia risposta, però, è solo e sempre un provocante Si.  
Chiude gli occhi, infilandosi le dita tra i capelli in un moto di esasperazione, non appena le mie labbra si posano leggere sulla punta. Inesperta, seguo l'istinto per un tempo indefinito in cui Richard alterna sorrisi ad aria trattenuta in gola e rilasciata in un gemito sordo. Tutto ciò che mi detta la passione si riversa sul suo sesso, teso e delicato. Avrei giurato di provare imbarazzo, disgusto o inadeguatezza ma la verità è che non mi sento bloccata, mi sento libera.
Quando ormai non mi è più possibile parlare, la mia bocca si impegna con deliziosa determinazione ad ammutolire anche lui. Chiudo gli occhi, completamente rapita dalla sensazionale ondata di godimento che mi investe. Il contatto, l'odore, il sapore. Tutto, al ritmo dei suoi respiri agitati e del mio nome cantilenato. 
Così, dopo le eccitanti e dolci carezze delle sue mani tra i mie capelli, ci riesco. Al limite, guardo il suo bellissimo viso arrossire violentemente e il suo corpo scattare all'indietro con premura, concedendosi la resa sul mio corpo. Una sensazione mai provata, infonde sicurezza, amore e fiducia incondizionata.  
Uno scambio talmente intimo da considerare la scia del suo orgasmo sul mio seno, un impronta mentale oltre che fisica. 
Richard si china velocemente, portandosi a un soffio dal mio viso. L'insistenza con cui mi scruta perplesso mi fa sorridere, portando con se un infinita tenerezza. Si lancia in un bacio avvolgente, come se leccando le mie labbra potesse in qualche modo ringraziarle. 
<<Ti amo. Mi rendi pazzo e ti amo.>> annuisce senza senso, per rinforzare una gratitudine inutile visto che lo rifarei immediatamente, se solo fosse possibile. 
<<Mi hai fatto desiderare questo, mi fai desiderare tutto quello che non ho mai provato o fatto>>, sposto lo sguardo un po imbarazzata.
Incassa il colpo della mia prima volta e mi guarda sbigottito. Poi sorride, togliendomi da ogni imbarazzo, ritrovando le mie labbra arrossate e sensibili. 
<<Con me, con me avrai tutto. Amo te, il tuo corpo, la tua mente e quello che loro fanno a me>> mi abbraccia, accompagnando la mia testa nell'incavo del suo collo che profuma di pelle, di uomo e di intimità.
<<Non dovevi scostarti. Rimani con me, dentro di me la prossima volta>>
<<Prossima... non. Non devi mai...>>, l'indaco intenso illumina il mio viso, poi Richard respira felice e mi accarezza il viso con entrambe le mani <<Non sentirti mai costretta, non voglio da te compiacimento. Voglio il tuo amore e tutto quello che vorrai darmi>>.
E con il cuore che esplode di un infinita pace, Richard ci trascina entrambi nudi fino alla vasca da bagno. Percorriamo tutta casa in silenzio, mano nella mano, e con il fresco albeggiare che ci riempie di brividi. 
Quando un invitante acqua calda ci accoglie, Richard afferra una delle sfere monodose di bagnoschiuma frizzante. L'ultima rossa rimasta, visto che ha un adorazione per l'aroma ai frutti di bosco. 
Il mio corpo è sopra il pelo dell'acqua, i seni rimangono in superficie esposti al suo sguardo ammaliato. Sembrano galleggiare indisturbate, scuotendo l'acqua solo con il mio respiro. All'estremità opposta, uno splendido artista riflette la mia posizione, beatamente seduto con la schiena adagiata in pendenza - come prevede la geometria dell'ampia vasca - e le lunghe e flessuose gambe divaricate per contenermi. Richard mi fissa per diversi minuti, le ciocche castane pendono da ogni parte della fronte, caotiche ma affascinanti. Le sue lunghe dita ogni tanto le rimettono inutilmente a posto, ma un posto non ce l'hanno perché in un corpo ribelle tutto è antigravità. Mi perdo ad osservare le sopracciglia folte ma lineari e simmetriche, il naso dalla forma un po buffa ma dritta, e una dentatura bianca ma leggermente imperfetta. Quali tratti definiscono la sua famiglia? Chi possiede quelle stesse labbra carnose ed estese. Da chi ha ereditato tanta bellezza e chi gli ha spezzato il cuore? 
Devo essermi incupita perché Richard se ne accorge e si passa una mano sul viso.
<<Non vorrei sembrarti un pervertito ma vederti con qualcosa di mio addosso mi fa eccitare, ma anche sentire un idiota al tempo stesso. Così territorialista!>> ride maliziosamente facendo scorrere l'indice avanti e indietro sul labbro inferiore. Mi fissa intensamente <<Ma tu non sei da marchiare Clay, sono tuo perché mi ami>>. Sorrido. 
<<Hey, se vuoi sentirti come King King con Ann in mano, fai pure. Mi piace il tuo lato possessivo>>, Richard ridacchia con voce roca guardandomi da sotto le ciglia. Scuote la testa, facendo riempire il suo bellissimo volto di piccole curve rugose di espressione. E' una meraviglia. 
Si spinge in avanti, muovendosi lentamente come una tigre in agguato. Si posiziona in ginocchio in mezzo alle mie gambe. Seduto sui talloni, si fa largo tra le dune di schiuma rossa per iniziare a lavarmi con una piccola spugna iridescente sbucata da qualche parte. E' ad un soffio dal mio viso e continua a sorridere, sorridere senza dire una parola. 
<<Richard, hai fatto una cosa bellissima per me, non smetterò mai di ringraziarti. Un evento organizzato in così poco tempo, non ti facevo così perfezionista. Grazie.>>
<<Non devi farlo, dovevo farmi perdonare con qualcosa di eclatante. Mi sei sparita per una settimana!>>
<<Mi dispiace, ero così... Non voglio sminuirti ma, come hai fatto con i soldi? La scenografia lasciava senza fiato>>, sorride e abbassa gli occhi mentre inizia a massaggiarmi con la spugna dal collo verso il basso. L'acqua scivola lentamente, incanalandosi nelle pieghe e nelle ossa come una piccola sorgente.
<<Ricordi? Ti avevo accennato ad un lavoro che mi aveva commissionato il Sig. Sebastien. Beh era una serie che ho realizzato in una sola notte e quando l'ho consegnata prima del previsto sono stato pagato bene. Benissimo>>, sbatte le palpebre incredulo. <<Non avevo mai considerato fino in fondo il valore dei soldi. Sono passato da un estremo all'altro senza vie di mezzo>>. Il suo dolcissimo mormorio si confonde con l'ondeggiare dell'acqua dentro la vasca, al ritmo dei piccoli movimenti che la sua mano compie per lavarmi. 
Rimango in silenzio, cercando di contenere l'improvviso attacco di domande al bersaglio che vorrei porgli. 
Rimango zitta, perché mi impongo di ascoltare tutto quello che sente di tirare fuori in un momento che reputa giusto. 
<<La mia famiglia è piena di soldi Clay, parecchio anche>>. Sbatto le palpebre per quanto inaspettata sia questa notizia. Non riesco neanche ad immaginare Richard tra il lusso e l'agiatezza per poi ridursi alla vita di strada per un tempo lunghissimo. Un controsenso che basta a farlo passare per pazzo. Ma solo agli occhi di chi non lo comprende. Come ha fatto a rinunciarci? Quanto ci si può sentire persi fino ad arrivare a decisioni del genere? 
<<Ma con tutti i soldi del mondo, non si possono comprare le vite degli altri. Ho studiato e tirato su la mia professione con le mie sole forze, te lo giuro. Almeno su questo, sia mio padre che mia madre, sono stati d'accordo, proteggendomi anche dalle... interferenze esterne. Chiamiamole così.>>
<<Ti credo. Sei un architetto fantastico Richard. Nessuno potrebbe dubitarne>>, mi dedica un paio di baci leggerissimi sulla bocca. Poi continua a concentrarsi sul mio corpo, anche quello sommerso, così vigile e sensibile. 
Improvvisamente, incamera aria a sufficienza, trattenendola prima di parlare.
<<Non sono ufficialmente un architetto, non mi sono mai laureato. Nessuna cerimonia, ne foto con la toga>>, affonda lo sguardo sotto l'acqua lasciando inerme anche la mano.
<<Sul serio? Beh, però... hai molto talento. Potresti sempre chiedere una sessione di->>
<<Non mi vedranno più, stanne certa!>>, mi fulmina con sguardo severo.
<<Richard>>, rimango di sasso. Spalanco gli occhi, seriamente confusa. 
<<Non ho dato la tesi, non ci sono mai arrivato>>.
<<Cosa. Cosa ti è successo?>>, balbetto con gli occhi fissi su di lui.
Passano istanti interminabili, Richard non si muove ed io nemmeno.
<<Ho distrutto una famiglia, ho distrutto tutto. Ho spezzato il cuore alla mia famiglia>>, scandisce ogni parola come per accertarsi che le capisca fino in fondo.
In una sequenza frammentaria, seguo il volto di Richard cambiare rapidamente e infiammarsi fino a notare una piccola vena sulla fronte gonfiarsi. Ogni tratto si tende e gli occhi si riducono a due fessure inondate di lacrime. E' come vedergli nascere nello sguardo una scena da film horror, fotogramma dopo fotogramma. Un lungo brivido freddo di angoscia mi attraversa la spina dorsale e d'istinto trattengo il respiro, lasciandomi trasportare da una tristezza immensa. La causa di tutto. Un evento. 
Spuntato dal nulla, arrivato come un pugno nello stomaco da chissà dove ed esposto così velocemente che non sono sicura di volere che continui. Leggo un dolore sordo, lasciato dentro per troppo tempo e cementato con il silenzio. Improvvisamente mi sento inerme, spiazzata da non sapere cosa fare. Con i muscoli intorpiditi, lo fisso senza neanche battere le ciglia per non spezzare tutto quello che le sue lacrime mi stanno trasmettendo. Non l'ho mai visto così, e una reazione così devastante alle sue parole mi fanno capire che la zavorra che si porta dietro è fatta del metallo più pesante. E' chiaro adesso, per decidere di annullarsi e far perdere le sue tracce deve essere accaduto qualcosa di enorme. Dio. Che posso fare?
Mi sposto lentamente nell'acqua, tirandogli via la spugna dalle mani. 
Lo abbraccio e mi stringo con tutta la forza di cui sono capace. Mi aggrappo così intensamente da sentire le ossa spingere tra le sue, quasi ad entrare dentro il suo corpo. Un appiglio sicuro, qualcosa che aumenti il peso del suo fisico e lo faccia rimanere ancorato al presente. 
<<Richard, respira>>, piange sommessamente. Si trattiene, facendo meno rumore possibile. Non lo reggo. 
<< Non trattenerti. Non ti chiudere così, tira fuori tutto. Io ti tengo, giuro che ti stringo>>, mormoro in affanno. Le mie braccia proteggono quanta più superficie possibile. 
Le mie parole spezzano l'ultimo cardine che lo tiene ancora composto e silenzioso. Un pianto a dirotto, ovattato e arginato, che però raggiunge anche me. 
<<Mi dispiace, mi dispiace tanto. Mi dispiace immensamente. Qualsiasi cosa sia, mi dispiace>>, non devo piangere. Non devo. 
<<L'impulsività che tanto odi, ti porterà via da me. Come ha fatto con loro>>, sibila in difficoltà queste uniche e sole parole sulla mia pelle e anche se non hanno un senso logico, le fisso nella mente. Vederlo passare tanto rapidamente dalla spensieratezza alla fragilità mi lascia in balia di un oceano di domande da dover dosare. E intanto piange come non ho mai visto nessuno, combattendo tra il reprimersi e il lasciarsi andare. 
<<Non c'è nulla che odi in te. Richard, sei la persona più buona che conosca e qualsiasi cosa ti accada la tua natura non cambia. E io ti amo>>
<<Non sai quanto ti sbagli. La persona più buona che abbia mai conosciuto non c'è più. Mi ha donato il suo nome, i tratti, i suoi occhi. Non c'è altro di lui in me>>, solleva lo sguardo d'un tratto, illuminato dalle lacrime come cristallo <<Mio nonno, non c'è più. Mio padre ha perso suo padre, e la colpa è solo mia. Tienilo a mente quando scoprirai che razza di persona ami>>. Uno strano senso di vuoto mi invade la mente, non riesco a capire fino in fondo le sue parole, ma non voglio sentire altro. Mi basta già il dolore che prova.
Mi prendo il suo viso fra le mani, un po disorientata da quell'espressione severa e intransigente. Passo le dita sulle sue palpebre, tra le ciglia e con i pollici massaggio le sue tempie. 
<<Respira, lentamente>>, con le labbra accarezzo le sue guance, scorro piano lungo il naso e giù sul bordo superiore delle labbra. Lo sento sospirare profondamente, esausto e abbattuto. 
<<Richard>>, mormoro cercando di calmarlo <<La tua famiglia ti ha allontanato per questo motivo?>>, sussurrando continuo a baciarlo dolcemente per tutto il viso, accarezzando le sue spalle bagnate. 
<<No, l'ho deciso io. Avevo bisogno di andarmene>>, si preme le dita sugli occhi tirando via le lacrime in eccesso. Tira su col naso e gracchiando, cerca di tornare allo stato composto con un ombra d'orgoglio.
<<Sei consapevole del tempo che è passato?>> 
<<Di ogni singolo giorno>> nonostante il tormento, la sua voce si addolcisce e riprendo a respirare anch'io.
<<Richard, guardami>>, catturo i suoi occhi nei miei e aspetto che mi rivolga la sua totale attenzione. 
Quando annuisce, ho come l'impressione di aver trovato uno spiraglio. 
<<Non pensi mai a quanto ti mancano? Perdona l'ovvietà ma, non è qualcosa che meriti di sopportare. E' la tua famiglia e starà soffrendo quanto te>>
<<Si, mi mancano. Ma le cose sono molto più complicate di come appaiono. Non hanno mai smesso di cercarmi e lo so perché i loro mezzi mi hanno raggiunto ovunque andassi>>, stanco di stare in ginocchio sui talloni, scivola all'indietro tirandomi con se. Le posizioni si invertono all'istante: ora sono io ad essere imprigionata tra le sue gambe divaricate.
<<No, aspetta. Quindi hanno sempre saputo dove sei stato per tutto questo tempo? Sanno che sei vivo?>>, mio padre tirerà un sospiro di sollievo. E anche io.
<<Qualcosa del genere, non ne sono certo. Ma da quando sono capitato a Baton Rouge credo che le cose siano cambiate. Non sanno dove sia, mi sento molto più a mio agio così. Non tornerei mai a casa. Mai.>>, la sua fermezza mi mette tristezza. Non può rinunciarci sul serio, non potrà mai vivere serenamente senza tornare indietro e affrontare tutto. 
<<Da quanto esattamente sei qui?>>
<<Cinque mesi più o meno>>, si morde la guancia dall'interno con gli occhi che rimbalzano dall'acqua ai miei. 
<<Richard, tutti hanno bisogno di una casa. Non ci credo neanche un po che tu non voglia rivedere la tua famiglia, la tua casa, i tuoi amici. E' difficile anche per me pensarci, ma avevi una vita a cui ancora appartieni. Dovresti considerare l'idea di->>, mi inchioda con lo sguardo stringendo le labbra. 
<<Non stai parlando sul serio vero? Clay, mi fido di te. Ho bisogno di isolarmi. Proprio qui sembra che nessuno conosca la storia di quei maledetti cosi fantasy e tutto il rumore che continuano a fare! E non parlarmi di casa, ti prego. A meno che tu non stia parlando di questo loft, quì con te>> un'espressione di puro fastidio gli attraversa il volto ma non è per nulla rassicurante. 
<<Richard, vuoi dirmi cosa centri tu con Twilight?>>
<<L'acqua si è gelata. Vieni, usciamo>>, totalmente indifferente alla mia domanda, mi stampa un lungo bacio sulla fronte guardandomi negli occhi. <<Andiamo>>. Si solleva lentamente, portando con se una sferzata d'acqua scrosciante che stilla dal suo corpo. La vista mi distrae ma sono troppo scossa per i pensieri maliziosi.
Afferra al volo gli accappatoi in fibra termica autoscaldante e, quando mi sollevo anch'io dalla vasca, mi ci avvolge per prima. Sfrega per un po all'altezza delle braccia, poi si infila velocemente nel suo, con uno sguardo cupo e affranto. 
Lo abbraccio di scatto, arrendendomi alla sua decisione. Avvolge il mio corpo con le sue mani e lo sento sciogliersi <<Sei la cosa più preziosa che ho. Sei così importante per me che non voglio più nascondermi. Devo imparare a farmi accettare per quello che sono se voglio davvero starti accanto. Mi dispiace solo di essere così incasinato. Avresti bisogno di un po di tranquillità>>, inspiro il profumo di frutti di bosco che sprigiona dal collo. 
Osservo il suo viso, poggiando il mento sul suo petto <<A che mi serve la tranquillità se ho te per stare bene? Sei apparso all'improvviso ed è stata la cosa più bella che mi sia mai capitata. Ho abbattuto tutti i muri davanti a me per poterti dare una sola possibilità di riscatto. Non avrei mai sopportato di vederti per strada un giorno di più. Ma non sono sicura che lo avrei fatto con chiunque. Tu mi stavi accanto, non so come ma ti sentivo. Eri una continua attrazione per me: con i gesti, i disegni e perfino il tuo silenzio. Rifarei tutto>>, mi sollevo sulle punte ma Richard si accascia sulla mia bocca già a metà strada. Uno dei baci più lunghi ed appaganti mai ricevuti in vita mia. Il suono delle labbra umide che si assaporano, le lingue che vorticano e schioccano impetuose. Un tocco intenso, una fusione calda e tenera che porta via anche l'ultima traccia del dolore di Richard. Almeno per un po. 
<<Amore mio, andiamo a fare colazione. Non mangi da ieri sera>>, afferra la mia mano con una presa decisa, intrecciando dolcemente le dita intorno alle mie. Mi lascio trasportare fuori dal bagno, fino alla penisola in cucina. <<Dai siediti, faccio io>>, mi sorride vagamente distratto. So che la sua mente è una centrifuga in questo momento, perciò mi stampo un sorriso sincero e lo lascio fare per potersi distrarre. <In realtà ho assaggiato un po di quelle torte di iKhandi. Il cubo numero due: una meraviglia!>>. 
Si volta per sorridermi, poi si avvicina a baciarmi tra i capelli <<Non muoverti>>. Lo seguo allontanarsi fino alla parete accanto al letto. Con un piccolo gesto sfiora uno dei cassetti a scomparsa e tira fuori un paio di pantaloni cargo leggerissimi color carta da zucchero. Quando ci si mette è davvero uno spietato provocatore: occhi e pantaloni si richiamano e in mezzo, il suo torso nudo. Scuoto la testa e distolgo lo sguardo, arriccio le labbra segretamente soddisfatta. 
Tornato dietro il bancone della cucina, con un piccolo canovaccio sulla spalla, armeggia in silenzio. Apre il frigo e tira fuori un sacco di roba. Le sue colazioni mi sono mancate terribilmente. Riempie tutte le superfici con qualsiasi cosa possa appagare il palato. 
<<Mi sembra di sentire ancora il sapore della mandorla e del brandy su una strana torta a forma di spirale...>>
<<Si, però non hai assaggiato questa!>>, si volta tenendo con due mani una piccola torta rosa e bianca con una splendida scritta in alto e una piccola...me. Seduta in cima, con il mento poggiato sulla mano immersa nei pensieri. Eccolo lì, l'ennesimo dolce colpo al cuore. L'ennesimo gesto perfetto del giostraio britannico. Rappresenta perfettamente quel suo primo capolavoro dipinto sul marciapiede. E' come la London Eye, un giro infinito di su e giù. La sensazione di sentirsi sospinti in alto dal suo amore e poi tornare giù, con i piedi per terra. Il bello di Richard è che ho la certezza che quando tornerò su, avrò sempre una nuova visione di quello che prova per me. 
<<E questa sarei io?>>, mormoro con la mano davanti la bocca per trattenere una risata fragorosa. 
Si abbassa sul bancone poggiando i gomiti. Mi fissa. La torta in mezzo a noi. E con un sorriso da levarti il respiro sussurra <<Si, la Torta Clay. Era compresa nel pacchetto delle scuse, te l'avevo detto>>. 
Rido come una bambina mentre afferro con forza il suo viso e lo bacio. Inizio ad avere l'acquolina, a cominciare da lui. 


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Al prossimo capitolo 
SUN 

La ClayCake somiglia più o meno a questa :) - Dollllce 






7 commenti:

  1. O.O non posso farcela!
    Altro che giri sulla London Eye, almeno quella va lenta ...qui si passa dalle montagne russe alle cascate del Niagara, che inesorabili ti portano giù e non ti danno il tempo di riprendere fiato!
    Non posso farcela ...in questo capitolo ci sono TROPPE cose, e prima o poi Richard dovrà fare i conti con il passato ... Mi sa molto PRIMA che poi!
    ...la quiete prima della tempesta? Me sa di si!

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  2. è un capitolo molto carico...ho come la sensazione che questi sono gli ultimi istanti di pace prima che il London Eye,per riprendere il paragone,cada e ruoti per la città tipo film catastrofico di serie B XD comunque parlo sempre della dolcezza di Richard e mai di quella di Clay,sempre pronta a confortarlo e ad aspettare che si apra con i suoi tempi...e diciamocelo,ne ha di pazienza sta povera ragazza u.u ma che dolce la ClayCake,è troppo carina per mangiarla!

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  3. .......vedere( eh sì perché c'ero anche io lì con loro...) Richard piangere così disperato e sofferente è stata una tortura.....mi si è stretto il cuore, non riesco neanche a immaginare che mole abbia il peso che si porta avanti da così tanto tempo....ma un altro argine è stato infranto, anche se poco alla volta...

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  4. E la vasca sempre in mezzo, o per risate, eccitazioni varie o lacrime.....che male immaginarsi Richard in quella situazione :( povero tesoro, cosa gli è successo per colpa di questi libri??! non riesco davvero a capirlo, ma piano piano sta venendo fuori. Anche se sarà durissima per Clay convincerlo a tornare sui suoi passi....direi quasi impossibile.
    E poi di colpo sono di una dolcezza disarmante....
    (non commento quello che è successo sul soppalco.....direi che si commenta da solo XD)

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  5. Lo sfogo di Richard ..una batosta al cuore ....la sofferenza e il dolore tenuto dentro e' parecchio... Si è aperto con Clay e poco a poco si aprirà di più e li saranno dolori immagino.... Certo che pure Clay povera si fa sempre in quattro ...aiutandolo pazientemente con tutto l'amore possibile!!! Che tenera la torta con Clay <3

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  6. Wow che capitolo, ci sono tante tante cose!
    Richard che piange è stato un colpo al cuore e all'anima ç___ç povero..ma piano piano incomincia ad aprirsi! Lui e Clay sono dolcissimi ashdfnhifhbckmpowdkewbfwh
    La ClayCake è bellissima!

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  7. Che fica la torta Clay.....
    Ed eccoci qui che piano piano cominciamo a scoprire qualcosa di più del passato di Richard, e vorrei proprio sapere cosa ha partorito la tua mente per farlo collegare alla saga ed ad un evento spiacevole!!!! Sarà dura scoprire tutto ciò e spero che Richard si perdoni per qualsiasi cosa sia successa perché solo lui si è inflitto tutto il male dopo....
    I momenti cruciali sempre dentro quella vasca è??? ;-)
    Il momento hot sul soppalco è stato hotttttttttttttisssssimo.....

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