Inizio cosi ... SCUSATEMI! Sono imperdonabile è passato TROPPO tempo ma mi capita quando sto finendo una storia, mi viene come un blocco, forse sono loro che non vogliono lasciarmi, chi lo sa.
Comunque il capitolo è corto, finisce un po' cosi, ma non ci sono in vista tragedie o cose del genere quindi state tranquille! La storia ormai sta finendo, non so quanto manca sinceramente, non mi do mai un numero di capitoli, ma non mi piace tirarla per le lunghe, quindi direi che ci manca solo un'ultima cosa da chiarire e basta. Magari il prossimo sarà l'ultimo e poi vi sarà l'Epilogo, chi lo sa.La chiudo qui e vi lascio al capitolo che avete atteso tanto.
-Kath, pecché siamo qui?-
-Perché dobbiamo comprare un regalo a papà-
-Ma non è il suo compleanno, pecché devi comprare un regalo?-
Mi piego sulle ginocchia, stringendole il cappottino e sistemandole il cappello. Fa freddo per essere solo fine ottobre, ma stando alle previsioni quest’anno avremo un inverno davvero rigido.
-Amore- la fisso in quegli occhio azzurri, cosi espressivi per essere una semplice bambina. Arriccia le sopracciglia, è attenta ad ogni mia parola – non bisogna fare un regalo solo per il compleanno o per Natale a volte si fanno regali cosi, solo per il piacere di farlo-
-Papà dice che i regali si fanno anche pel le occasioni speciali-
-Ha ragione, in effetti è un momento speciale per me e papà, quindi adesso andiamo e scegliamo il regalo-
Girovaghiamo per il grande centro commerciale, non ho assolutamente idea di cosa regalare ad Anth, ha praticamente tutto e le mie idee sono praticamente poche. Caroline cerca di aiutarmi, ma per lo più indica giocattoli, ho il presentimento che voglia anche lei un regalo anche se non è il suo compleanno. Le stringo forte la mano, ho paura di perderla in un posto cosi grande, girovaghiamo senza meta ridendo e scherzando. Probabilmente uscirò di qui a mani vuote, ma niente mi ripaga più di questo; passare un intero pomeriggio con lei, con la mia bambina. Passeggiamo per i corridoi, fin quando non sento una voce famigliare, anche troppo, chiamare Caroline. La piccola si volta lasciandomi la mano e lanciandosi tra le braccia di sua nonna. Si stringono forte, mentre io rimango pietrificata nel mio posto non sapendo cosa dire o fare. L’unica cosa che mi viene in mente è quella di strapparle dalle braccia la bambina e correre a casa di filato ma non posso, è pur sempre sua nonna e io in fin dei conti non sono nessuno.
Mi avvicino con passo incerto, lei mi guarda fissa con le labbra tirate in una linea dritta
-Katherine-
-Anna-
-Non sapevo abitassi qui a New York, non ho saputo nulla-
-Non stendo a crederlo-
con le mani gioco con il telefono, faccio partire la chiamata rapida sperando che Anthony risponda e senta tutto.
-Amore di nonna, perché non vai nel reparto giocatoli a scegliere un peluche?-
-Tiiiii- fa per andarsene ma poi torna indietro fermandosi davanti a me.
-Posso andare Kath?-
-Si, ma non ti allontanare. Lo vedi quello scaffale laggiù, non puoi allontanarti oltre quel posto, intesi?-
annuisce e correndo va verso uno scaffale pieno di peluche, so che non si allontanerà e comunque da qui posso vederla.
- Non pensavo che tu e mio figlio …ci siamo capite no? Ti ho sottovalutata, devo ammetterlo-
-Non so di cosa stia parlando, ma di una cosa sono certa: continui pure a comportarsi cosi, continui ad allontanare la sua famiglia da lei e rimarrà sola!-
-Sei solo una ragazzina che sta cercando fortuna, non appena raggiungerai il tuo scopo lascerai mio figlio e lui tornerà da me leccandosi le ferite!-
-Bene, se è tutto; non sono venuta qui da Bloomingdale's per farmi insultare da lei, vado a riprendere Caroline e il suo bel peluche se lo può mettere dritto in quel posto!-
la lascio li, con la bocca spalancata e gli occhi che lanciano fiamme! 1 a 0 per me.
Raggiungo la piccola che in mano tiene un peluche piccolissimo ma tanto carino, decido di prenderglielo e dirle che sua nonna è dovuta andar via, ma che mi ha lasciato i soldi per comprarglielo. Lei in tutta questa storia non c’entra nulla.
Dopo aver pagato usciamo dall’edificio, e trovo davanti a me un Anthony affannato con le mani sulle ginocchia.
-Papiiinooo-
si lancia contro suo padre facendolo cadere a terra, non riesco a trattenermi e rido della scena ma solo dopo mi rendo conto che ha fatto 5 km di corsa dopo aver sentito la chiamata. Non pensavo l’avesse sentita, ero cosi furiosa da non aver controllato se la chiamata fosse partita o meno!
-Anthony …-
-State bene? Stai bene?-
-Si, si l’ho messa al suo posto mi dispiace… mi dispiace di averti fatto preoccupare. ma non sapevo come comportarmi-
-Hai fatto bene, non appena ho sentito la voce di mia madre sono corso qua. Lei dov’è?-
-L’ho lasciata di sopra, non so se sia andata via o meno-
-Ok. Che dite di andare a fare un giro a Central Park e poi andiamo a mangiare una cioccolata calda?-
mi limito ad annuire, mentre la bambina esprime la sua gioia riempiendogli il volto di baci.
Camminiamo per le vie affollate della città, Caroline non fa che parlare mentre io mi limito a guardare di fronte a me e a sorriderle di tanto in tanto. Anthony mi stringe forte la mano, ha capito che qualcosa non va ma, con la piccola davanti, evita di dire qualcosa. Non so neanche io cosa mi prende, Anna ormai è un capitolo chiuso e pure mi sento scombussolata, come se fossi tornata indietro di mesi.
Quando raggiungiamo il parco ci sediamo su una panchina, dove dei timidi raggi di sole ci riscaldano. Caroline è davanti a noi, osserva gli uccellini che beccano qualcosa da terra, si diverte a farli scappare per poi aspettare che tornino vicino a lei.
-Katherine, che succede-
Chiudo gli occhi stringendo le mani dell’uomo che sento teso vicino a me. Cerco di calmarmi e grazie alla sua presenza ci riesco.
-Nulla, solo che rivederla mi ha portata indietro di mesi e non so, mi sono sentita come la prima volta che l’ho affrontata, con la differenza che questa volta non sono scappata, anzi … ma non so Anthony, a te non manca tua madre? Dovevi vedere Caroline com’era felice di stare tra le braccia di sua nonna, lei in fin dei conti non c’entra nulla, potrebbe non so, vederla -
-Me lo ha chiesto anche mi padre, a quanto ne so la continua a sentire tutti i giorni. Io non so se sia il caso, almeno non al momento. Quella donna non è mia madre o almeno non è la donna che mi ha cresciuto. Non pensavo avesse un carattere del genere, ha sempre avuto una specie di ossessione nei miei confronti, ma l’ho sempre collegata all’amore che una madre prova nei confronti del proprio figlio però lei … lei non riesce a sopportare che una donna stia con me, è questa cosa non è sana, non è normale! Forse un giorno, quando Caroline sarà grande, le darò il permesso di vederla ma non adesso, non ora che la piccola è cosi vulnerabile. Adesso ci siamo solo io e te, ci siamo noi capisci? Non mi importa del resto del mondo, mi interessa ciò che siamo, quello che stiamo costruendo insieme e questo mi porta a un discorso di qualche tempo fa. Dobbiamo dirlo ai tuoi Katherine, non possiamo rimandare ancora-
-Lo so, lo so ma vedi; mia madre è un tipo particolare, se sa che sto con un uomo più grande di me, per giunta mio ex professore …darà di matto, credimi! -
-Possiamo anche omettere che siamo stati insieme durante l’anno scolastico, possiamo dire che ci siamo incontrati a qui, a New York, e che abbiamo iniziato a frequentarci-
-Si, possiamo ma non so, ho paura. Non vorrei sistemare qualcosa e distruggerne un’altra e poi come faremo quando andremo la? In paese tutti parlano, lo sai-
-Ti importa davvero?-
-No, no hai ragione. Potremmo andare il prossimo week-end, è Halloween e non ho lezioni. Tu puoi lasciare il lavoro?-
-Posso fare quello che voglio. Kath, non voglio spingerti a fare qualcosa che non vuoi ma credo sia necessario, non possiamo rimanere ancora per tanto appesi a un filo-
lo bacio dolcemente accarezzandogli la guancia. Mi bacia la punta del naso e la fronte. Porto lo sguardo su Caroline, che ancora si diverte buttando in aria le foglie secche e facendo scappare gli uccellini.
-E’ stupenda-
-Si, lo è. Sai, ultimamente noto che cerca di imitarti, anche nel modo di vestire-
-L’ho notato anche io, mi piace questa cosa-
-Lei ti vede come una …-
-Lo so, lo so. Sembrerà strano, in fondo sono ancora piccola ma la sento mia, ma ho anche paura. So che non dovrei fare questi pensieri, probabilmente sono una sciocca ma, se non dovesse andare a buon fine la nostra storia? Ne soffrirebbe e io non voglio-
-Perché fai questi pensieri? Ti stai stancando, hai qualche dubbio?-
-No, cosa vai a pensare, certo che no!-
-Allora non fare questi pensieri inutili e poi avrei un’idea …-
-Spara-
-Vieni a vivere da me, con noi. Sei sempre a casa nostra e bada bene che questa cosa non mi dispiace, ma mi piace svegliarmi con te accanto, la giornata inizia decisamente meglio e poi eviteresti di fare avanti indietro con quel maledetto borsone, sai inizio ad odiarlo-
-Io … non lo so, come facciamo con Allie, non posso abbandonarla-
-Non la stai abbandonando, non te lo permetterei. Per lei ci sarai sempre, ci saremo sempre e poi anche lei non c’è praticamente mai in casa, ancora mi chiedo il motivo per cui avete preso casa sai?-
-Dovevamo andare a vivere sotto i ponti?-
Sorride dandomi un buffetto sulla guancia.
-No, ovvio ma avreste potuto prendere una casa meno cara ma non è questo il punto, verrai a vivere con noi?-
-Va bene, però dammi del tempo per parlarne con Allie, glielo devo-
-Giusto, giusto-
schianta le labbra sulle mie, stringendomi forte la nuca. Ci perdiamo in quel bacio, tutto attorno a noi svanisce, il rumore del vento tra le foglie, i bambini che attorno a noi urlano, il rumore dei clacson, tutto.
-Ti amo-
lo sussurra appena, con ancora le labbra poggiate sulle mie, sorrido e sento delle manine sbattere sulle gambe.
-Papino …ma ami anche me?-
-Che dici papino, ami anche lei?-
la prende in braccio, facendola sedere sulle sue gambe.
-Tu sei la persona più importante per me, vieni prima di tutti. Amo anche te piccola, adesso tieniti forte!-
-Caroline non ti ingozzare-
-Nfo papfino-
rido attirando l’attenzione delle persone dentro il locale, beccandomi un’occhiataccia di Anthony. In effetti la bambina si sta praticamente ingozzando, ma chi non lo fa quando davanti ha una tazza piena di cioccolata con panna e granella di nocciole!?
Cerco di ricompormi e pulisco il musino tutto sporco della piccola.
-Ha ragione papà, devi mangiare con calma sennò stasera avrai male al pancino-
-Ok-
-Che figlia traditrice- lo borbotta appena ma abbastanza forte da sentirlo. Si becca un’occhiataccia e una linguaccia, a volte sembriamo due ragazzini … o meglio, qui la ragazzina sono io e lui poche volte si lascia andare a certi atteggiamenti.
-A cosa stai pensando?-
-A nulla-
-Quando voi dite “ a nulla”, la vostra mente sta partorendo due milioni di pensieri-
-Questa volta no, mi sto solo godendo la giornata con voi-
-Sarà meglio. Bene donne, si torna a casa-
***
-Anthony … non ..non …oddio, cosi-
schiacciata contro l’isola della cucina, lascio che Anthony continui a toccarmi. Il suo respiro caldo sul collo, le sue mani che cercano di arrivare ovunque, il suo bacino che preme contro il mio fondoschiena.
-Anthony, la …la bambina-
-Sta dormendo, non si sveglierà-
le sue mani si fanno strada nella parte più nascosta del mio corpo; tocca, sfiora …mi aggrappo forte al marmo ansimando piano, ma non riesco a trattenere un urlo quando raggiungo l’apice del piacere. Ansimiamo entrambi mentre mi abbassa i pantaloni e le mutandine quel tanto che basta per possedermi. Tratteniamo un urlo quando finalmente mi fa sua. Si muove lento, ma con movimenti secchi, di quelli capaci di farti toccare il cielo con un dito. Il suo respiro caldo solletica la mia pelle, costringendomi ad inarcare la schiena cosi da sentirlo meglio.
Gli affondi si fanno più ravvicinati e mi mordo il braccio quando finalmente arriviamo all’apice insieme, mentre lui mi stringe forte le braccia attorno al bacino.
Ansimiamo, lui ancora dietro di me, io con la guancia poggiata contro il marmo.
-Amo iniziare le giornate cosi-
-E io amo te ma adesso… fammi sistemare non vorrei che …-
-Katheerine, papà dove siete?!-
diventiamo tesi come corde di violino, ci vestiamo appena in tempo e la bambina fa capolinea dalla porta della cucina.
-Uff, pecché non siete venuti da me?-
-Ehm, amore …papà era di fuori e io avevo le mani sporche, si-
-Mh, ho fame!-
-Papà, perché non ti lavi le mani mentre io preparo il latte a questa bimba affamata?-
sorride appena, scomparendo poi dietro la porta del doppio servizio. Quando torna iniziamo a mangiare, ridiamo e scherziamo come una famiglia normale, mi piace pensarci in questo modo mi fa sentire completa, per questo quando sentiamo il campanello ci blocchiamo. Anthony mu fa segno di rimanere seduta, mentre lui va a vedere chi è, sento delle voci e poi la figura della mia migliore amica apparire all’improvviso.
La piccola le corre incontro abbracciandola, si sono viste poche volte ma si sono amate subito.
-Caroline, vieni qui un attimo, Allie deve dire qualcosa a Katherine-
-Può rimanere ma … Katherine abbiamo un problema!-
-Cosa? Stai male, ti è successo qualcosa?-
-No, io sto bene ma… i nostri genitori stanno per arrivare a NY-
-Perché dobbiamo comprare un regalo a papà-
-Ma non è il suo compleanno, pecché devi comprare un regalo?-
Mi piego sulle ginocchia, stringendole il cappottino e sistemandole il cappello. Fa freddo per essere solo fine ottobre, ma stando alle previsioni quest’anno avremo un inverno davvero rigido.
-Amore- la fisso in quegli occhio azzurri, cosi espressivi per essere una semplice bambina. Arriccia le sopracciglia, è attenta ad ogni mia parola – non bisogna fare un regalo solo per il compleanno o per Natale a volte si fanno regali cosi, solo per il piacere di farlo-
-Papà dice che i regali si fanno anche pel le occasioni speciali-
-Ha ragione, in effetti è un momento speciale per me e papà, quindi adesso andiamo e scegliamo il regalo-
Girovaghiamo per il grande centro commerciale, non ho assolutamente idea di cosa regalare ad Anth, ha praticamente tutto e le mie idee sono praticamente poche. Caroline cerca di aiutarmi, ma per lo più indica giocattoli, ho il presentimento che voglia anche lei un regalo anche se non è il suo compleanno. Le stringo forte la mano, ho paura di perderla in un posto cosi grande, girovaghiamo senza meta ridendo e scherzando. Probabilmente uscirò di qui a mani vuote, ma niente mi ripaga più di questo; passare un intero pomeriggio con lei, con la mia bambina. Passeggiamo per i corridoi, fin quando non sento una voce famigliare, anche troppo, chiamare Caroline. La piccola si volta lasciandomi la mano e lanciandosi tra le braccia di sua nonna. Si stringono forte, mentre io rimango pietrificata nel mio posto non sapendo cosa dire o fare. L’unica cosa che mi viene in mente è quella di strapparle dalle braccia la bambina e correre a casa di filato ma non posso, è pur sempre sua nonna e io in fin dei conti non sono nessuno.
Mi avvicino con passo incerto, lei mi guarda fissa con le labbra tirate in una linea dritta
-Katherine-
-Anna-
-Non sapevo abitassi qui a New York, non ho saputo nulla-
-Non stendo a crederlo-
con le mani gioco con il telefono, faccio partire la chiamata rapida sperando che Anthony risponda e senta tutto.
-Amore di nonna, perché non vai nel reparto giocatoli a scegliere un peluche?-
-Tiiiii- fa per andarsene ma poi torna indietro fermandosi davanti a me.
-Posso andare Kath?-
-Si, ma non ti allontanare. Lo vedi quello scaffale laggiù, non puoi allontanarti oltre quel posto, intesi?-
annuisce e correndo va verso uno scaffale pieno di peluche, so che non si allontanerà e comunque da qui posso vederla.
- Non pensavo che tu e mio figlio …ci siamo capite no? Ti ho sottovalutata, devo ammetterlo-
-Non so di cosa stia parlando, ma di una cosa sono certa: continui pure a comportarsi cosi, continui ad allontanare la sua famiglia da lei e rimarrà sola!-
-Sei solo una ragazzina che sta cercando fortuna, non appena raggiungerai il tuo scopo lascerai mio figlio e lui tornerà da me leccandosi le ferite!-
-Bene, se è tutto; non sono venuta qui da Bloomingdale's per farmi insultare da lei, vado a riprendere Caroline e il suo bel peluche se lo può mettere dritto in quel posto!-
la lascio li, con la bocca spalancata e gli occhi che lanciano fiamme! 1 a 0 per me.
Raggiungo la piccola che in mano tiene un peluche piccolissimo ma tanto carino, decido di prenderglielo e dirle che sua nonna è dovuta andar via, ma che mi ha lasciato i soldi per comprarglielo. Lei in tutta questa storia non c’entra nulla.
Dopo aver pagato usciamo dall’edificio, e trovo davanti a me un Anthony affannato con le mani sulle ginocchia.
-Papiiinooo-
si lancia contro suo padre facendolo cadere a terra, non riesco a trattenermi e rido della scena ma solo dopo mi rendo conto che ha fatto 5 km di corsa dopo aver sentito la chiamata. Non pensavo l’avesse sentita, ero cosi furiosa da non aver controllato se la chiamata fosse partita o meno!
-Anthony …-
-State bene? Stai bene?-
-Si, si l’ho messa al suo posto mi dispiace… mi dispiace di averti fatto preoccupare. ma non sapevo come comportarmi-
-Hai fatto bene, non appena ho sentito la voce di mia madre sono corso qua. Lei dov’è?-
-L’ho lasciata di sopra, non so se sia andata via o meno-
-Ok. Che dite di andare a fare un giro a Central Park e poi andiamo a mangiare una cioccolata calda?-
mi limito ad annuire, mentre la bambina esprime la sua gioia riempiendogli il volto di baci.
Camminiamo per le vie affollate della città, Caroline non fa che parlare mentre io mi limito a guardare di fronte a me e a sorriderle di tanto in tanto. Anthony mi stringe forte la mano, ha capito che qualcosa non va ma, con la piccola davanti, evita di dire qualcosa. Non so neanche io cosa mi prende, Anna ormai è un capitolo chiuso e pure mi sento scombussolata, come se fossi tornata indietro di mesi.
Quando raggiungiamo il parco ci sediamo su una panchina, dove dei timidi raggi di sole ci riscaldano. Caroline è davanti a noi, osserva gli uccellini che beccano qualcosa da terra, si diverte a farli scappare per poi aspettare che tornino vicino a lei.
-Katherine, che succede-
Chiudo gli occhi stringendo le mani dell’uomo che sento teso vicino a me. Cerco di calmarmi e grazie alla sua presenza ci riesco.
-Nulla, solo che rivederla mi ha portata indietro di mesi e non so, mi sono sentita come la prima volta che l’ho affrontata, con la differenza che questa volta non sono scappata, anzi … ma non so Anthony, a te non manca tua madre? Dovevi vedere Caroline com’era felice di stare tra le braccia di sua nonna, lei in fin dei conti non c’entra nulla, potrebbe non so, vederla -
-Me lo ha chiesto anche mi padre, a quanto ne so la continua a sentire tutti i giorni. Io non so se sia il caso, almeno non al momento. Quella donna non è mia madre o almeno non è la donna che mi ha cresciuto. Non pensavo avesse un carattere del genere, ha sempre avuto una specie di ossessione nei miei confronti, ma l’ho sempre collegata all’amore che una madre prova nei confronti del proprio figlio però lei … lei non riesce a sopportare che una donna stia con me, è questa cosa non è sana, non è normale! Forse un giorno, quando Caroline sarà grande, le darò il permesso di vederla ma non adesso, non ora che la piccola è cosi vulnerabile. Adesso ci siamo solo io e te, ci siamo noi capisci? Non mi importa del resto del mondo, mi interessa ciò che siamo, quello che stiamo costruendo insieme e questo mi porta a un discorso di qualche tempo fa. Dobbiamo dirlo ai tuoi Katherine, non possiamo rimandare ancora-
-Lo so, lo so ma vedi; mia madre è un tipo particolare, se sa che sto con un uomo più grande di me, per giunta mio ex professore …darà di matto, credimi! -
-Possiamo anche omettere che siamo stati insieme durante l’anno scolastico, possiamo dire che ci siamo incontrati a qui, a New York, e che abbiamo iniziato a frequentarci-
-Si, possiamo ma non so, ho paura. Non vorrei sistemare qualcosa e distruggerne un’altra e poi come faremo quando andremo la? In paese tutti parlano, lo sai-
-Ti importa davvero?-
-No, no hai ragione. Potremmo andare il prossimo week-end, è Halloween e non ho lezioni. Tu puoi lasciare il lavoro?-
-Posso fare quello che voglio. Kath, non voglio spingerti a fare qualcosa che non vuoi ma credo sia necessario, non possiamo rimanere ancora per tanto appesi a un filo-
lo bacio dolcemente accarezzandogli la guancia. Mi bacia la punta del naso e la fronte. Porto lo sguardo su Caroline, che ancora si diverte buttando in aria le foglie secche e facendo scappare gli uccellini.
-E’ stupenda-
-Si, lo è. Sai, ultimamente noto che cerca di imitarti, anche nel modo di vestire-
-L’ho notato anche io, mi piace questa cosa-
-Lei ti vede come una …-
-Lo so, lo so. Sembrerà strano, in fondo sono ancora piccola ma la sento mia, ma ho anche paura. So che non dovrei fare questi pensieri, probabilmente sono una sciocca ma, se non dovesse andare a buon fine la nostra storia? Ne soffrirebbe e io non voglio-
-Perché fai questi pensieri? Ti stai stancando, hai qualche dubbio?-
-No, cosa vai a pensare, certo che no!-
-Allora non fare questi pensieri inutili e poi avrei un’idea …-
-Spara-
-Vieni a vivere da me, con noi. Sei sempre a casa nostra e bada bene che questa cosa non mi dispiace, ma mi piace svegliarmi con te accanto, la giornata inizia decisamente meglio e poi eviteresti di fare avanti indietro con quel maledetto borsone, sai inizio ad odiarlo-
-Io … non lo so, come facciamo con Allie, non posso abbandonarla-
-Non la stai abbandonando, non te lo permetterei. Per lei ci sarai sempre, ci saremo sempre e poi anche lei non c’è praticamente mai in casa, ancora mi chiedo il motivo per cui avete preso casa sai?-
-Dovevamo andare a vivere sotto i ponti?-
Sorride dandomi un buffetto sulla guancia.
-No, ovvio ma avreste potuto prendere una casa meno cara ma non è questo il punto, verrai a vivere con noi?-
-Va bene, però dammi del tempo per parlarne con Allie, glielo devo-
-Giusto, giusto-
schianta le labbra sulle mie, stringendomi forte la nuca. Ci perdiamo in quel bacio, tutto attorno a noi svanisce, il rumore del vento tra le foglie, i bambini che attorno a noi urlano, il rumore dei clacson, tutto.
-Ti amo-
lo sussurra appena, con ancora le labbra poggiate sulle mie, sorrido e sento delle manine sbattere sulle gambe.
-Papino …ma ami anche me?-
-Che dici papino, ami anche lei?-
la prende in braccio, facendola sedere sulle sue gambe.
-Tu sei la persona più importante per me, vieni prima di tutti. Amo anche te piccola, adesso tieniti forte!-
-Caroline non ti ingozzare-
-Nfo papfino-
rido attirando l’attenzione delle persone dentro il locale, beccandomi un’occhiataccia di Anthony. In effetti la bambina si sta praticamente ingozzando, ma chi non lo fa quando davanti ha una tazza piena di cioccolata con panna e granella di nocciole!?
Cerco di ricompormi e pulisco il musino tutto sporco della piccola.
-Ha ragione papà, devi mangiare con calma sennò stasera avrai male al pancino-
-Ok-
-Che figlia traditrice- lo borbotta appena ma abbastanza forte da sentirlo. Si becca un’occhiataccia e una linguaccia, a volte sembriamo due ragazzini … o meglio, qui la ragazzina sono io e lui poche volte si lascia andare a certi atteggiamenti.
-A cosa stai pensando?-
-A nulla-
-Quando voi dite “ a nulla”, la vostra mente sta partorendo due milioni di pensieri-
-Questa volta no, mi sto solo godendo la giornata con voi-
-Sarà meglio. Bene donne, si torna a casa-
***
-Anthony … non ..non …oddio, cosi-
schiacciata contro l’isola della cucina, lascio che Anthony continui a toccarmi. Il suo respiro caldo sul collo, le sue mani che cercano di arrivare ovunque, il suo bacino che preme contro il mio fondoschiena.
-Anthony, la …la bambina-
-Sta dormendo, non si sveglierà-
le sue mani si fanno strada nella parte più nascosta del mio corpo; tocca, sfiora …mi aggrappo forte al marmo ansimando piano, ma non riesco a trattenere un urlo quando raggiungo l’apice del piacere. Ansimiamo entrambi mentre mi abbassa i pantaloni e le mutandine quel tanto che basta per possedermi. Tratteniamo un urlo quando finalmente mi fa sua. Si muove lento, ma con movimenti secchi, di quelli capaci di farti toccare il cielo con un dito. Il suo respiro caldo solletica la mia pelle, costringendomi ad inarcare la schiena cosi da sentirlo meglio.
Gli affondi si fanno più ravvicinati e mi mordo il braccio quando finalmente arriviamo all’apice insieme, mentre lui mi stringe forte le braccia attorno al bacino.
Ansimiamo, lui ancora dietro di me, io con la guancia poggiata contro il marmo.
-Amo iniziare le giornate cosi-
-E io amo te ma adesso… fammi sistemare non vorrei che …-
-Katheerine, papà dove siete?!-
diventiamo tesi come corde di violino, ci vestiamo appena in tempo e la bambina fa capolinea dalla porta della cucina.
-Uff, pecché non siete venuti da me?-
-Ehm, amore …papà era di fuori e io avevo le mani sporche, si-
-Mh, ho fame!-
-Papà, perché non ti lavi le mani mentre io preparo il latte a questa bimba affamata?-
sorride appena, scomparendo poi dietro la porta del doppio servizio. Quando torna iniziamo a mangiare, ridiamo e scherziamo come una famiglia normale, mi piace pensarci in questo modo mi fa sentire completa, per questo quando sentiamo il campanello ci blocchiamo. Anthony mu fa segno di rimanere seduta, mentre lui va a vedere chi è, sento delle voci e poi la figura della mia migliore amica apparire all’improvviso.
La piccola le corre incontro abbracciandola, si sono viste poche volte ma si sono amate subito.
-Caroline, vieni qui un attimo, Allie deve dire qualcosa a Katherine-
-Può rimanere ma … Katherine abbiamo un problema!-
-Cosa? Stai male, ti è successo qualcosa?-
-No, io sto bene ma… i nostri genitori stanno per arrivare a NY-

O.O sorpresa insomma,neanche il tempo di dirlo!o.O per certi versi è meglio,via il dente via il dolore,anche se non credo che la madre di Kath la prenderà bene... intanto però ne ha sistemata una,GRANDE KATH!!
RispondiEliminaquindi vanno a vivere insieme...Caroline crescerà traumatizzata,povera piccola XD
Sorprinkia ... (La sorpresa/mink*) quella che non ti aspetti.
RispondiEliminaAnthony: petto in fuori - sguardo sicuro - garbo e concentrazione.
Il padre era già tuo, ora pensiamo alla madre di Kath che fa a braccio di ferro con la tua!
uff respriamo... da dietro.. O-o
....eh già, siamo agli sgoccioli.....un bel sasso dalla scarpa Kath se l'è finalmente tolto con la cara "suocera" .......ora tocca ai suoi genitori.....non oso immaginare la reazione che avrà la mamma!!!!
RispondiEliminaOh oh.........direi che la giornata per loro è iniziata bene, prima quasi beccati a farlo come conigli dalla piccola e poi sorpresaaaaaaaaaa arrivano i genitori!!!!! La mamma di Anth ancora insiste ma perché un peluche non gli infila diritto in gola così si zittisce!!!!!!!!!!!!!!!
RispondiEliminaLa mamma di Anth è' sempre sul piede di guerra....siamo quasi agli sgoccioli mi mancheranno *_*... Adesso arriva il bello i genitori, la mamma chissà come reagirà !!!!
RispondiEliminaQuanto mi sono mancati sti due e mi dispiace da morire che la storia sta agli sgoccioli ç___ç
RispondiEliminaComunque il capitolo è bellissimo e adoro il rapporto tra Kath e la piccola Caroline!
Finalmente Kath ne ha detto quattro alla mamma di Anth ma ora mi preoccupa come reagirà sua madre alla notizia che ha una relazione con il suo ex professore.
L'ultima parte del capitolo è ashswbdib, sono un amore *__*
orco cane, i genitori di Kath a NY non me li aspettavo.......però tutto sommato questa visita non viene a caso, anzi direi che cade proprio a fagiolo. Certo che ste madri sono un osso duro, speriamo che quella di Kath non dia di matto come quella di Anth -.-
RispondiEliminaCmq loro 3 insieme sono tenerissimi, sono fatti per stare insieme ed essere una famiglia.