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martedì 12 novembre 2013

Paint Me The Moon: Capitolo 41



L'ultimo Capitolo Quì: Capitolo 40 - Dove eravamo rimasti
Mi dispiace tantissimo per il MOSTRUOSO ritardo con cui posto questo capitolo. 
Vi chiederete perché tanta attesa, se la scrittura è in crisi o se non ho idea di dove stia andando.. 
NO. La Storia sta proseguendo come deve, senza tralasciare o accelerare nulla. State tranquilli.
Ho solo avuto una serie di intoppi e per finire il portatile si è rotto, quindi per poter scrivere ho faticato. 
Ho scritto materiale per due capitoli perciò ne rendo due più corti senza, come l'ultima volta, farvi attendere ere! 
Ultima cosa e poi vi lascio alla lettura, siamo in dirittura di arrivo in un certo senso perché sin dall'inizio avevo calcolato 50 capitoli e credo, non ne sono certa, ci staranno perfettamente. 
Prometto e MI AUGURO di non deludervi. Questa è la mia prima e non so se ultima storia e NON ho intenzione di volare pur di finirla e darvi pace! Sorbitevi le attese... CON AMORE
-Sun 



Ps. Vi lascio sulle note di una delle splendide canzoni che accompagnano Clay fin dai primi capitoli. 



Fine Aprile - 20 Giorni dopo.

<<Hai intenzione di tenermi nascosta quella parete per molto?>>, incrocio le braccia sul petto e batto furiosamente la punta del piede a terra. Un ticchettio d'impazienza che riflette soltanto la mia voglia di vederlo. I suoi bellissimi occhi blu si voltano di scatto ed il movimento un po brusco gli causa un oscillazione che lo fa sembrare un funambolo in aria. Le maniche della camicia di lino blu sono arrotolate fin sopra i gomiti. Il pantalone cargo invece, con le mega tasche piene di pennelli, dovevano originariamente essere sabbia. Osservo lo stuzzicante strato di barba curata che mi riporta indietro di diverse settimane, a quando il presente era solo immaginazione. Una rara specie di gentiluomo dai tratti spudoratamente perfetti. 
E' un delizioso e buffo tripudio di colori sul viso, sulle braccia e su ogni angolo di tessuto che lo veste. Rispecchia perfettamente ciò che è e come ama esprimersi quando viene rapito dal moto di ispirazione. 
<<E' tornato il mio uragano rosso>>, il suo sorriso è carico ed intenso mentre si pulisce le mani con un canovaccio intriso già di colori e rimette a posto i pennelli. Salta giù dal ponteggio con un movimento agile e flessuoso e mi viene incontro, tirandosi su le ciocche castane che ricadono nuovamente, incuranti delle sue dita. Osservo l'imbracatura fissata al soffitto da cui si snoda un lungo telo inamidato. Ricopre per intero la nuova parete ampia che fronteggia le vetrate dell'ingresso del The Page. 
In un lasso di tempo relativamente breve rispetto al previsto, venti giorni, sono stati completati tutti i lavori di impiantistica, compresa la sostituzione delle digital-cam di scarsa fattura che aveva fatto installare il Sig. Price. La supervisione ovviamente è stata affidata a Richard mentre io sono stata costretta ad un trascinato e pesante addio definitivo con il mio ormai ex Boia. Con l'aiuto prezioso di mio padre sono riuscita ad azzerare qualsiasi presunto debito per mezzo di un accordo privato con cui il Sig. Price si impegnava a pagare tutte le spese dei lavori svolti, senza chiedermi un dollaro. Lo stesso prevedeva anche che mi concedesse un bonus per evitargli un azione legale e la libertà totale dal Corner di Orange, in cambio di un piccolo tutorial per la nuova gestione. 
Così, ho permesso al mio lato solidale di prendere il sopravvento e accettare questo piccolo ultimo compromesso. In realtà quando ho detto sì ho solo pensato a mia madre.
Portarla con me ad Orange, mentre facevo da tutor un paio di giorni a settimana, significava evitare ad Albert di fare da pendolare, almeno fino a quando non prenderanno entrambi una decisione coraggiosa sulla loro relazione. Immaginavo che non sarebbe stato facile. Mia madre sa essere molto determinata ma la presenza di Albert sembra averla ammorbidita parecchio. Non mi è mai piaciuto vederla da sola e sapevo avesse bisogno di tempo, oltre che della persona giusta. Certo, non avevo idea che l'avrebbe trovata per merito o causa mia: almeno qualcosa di buono in queste inutili trasferte.
Papà ha lavorato per me tutto il tempo e vederci, anche se dai mega schermi di casa mia, ha contribuito a tranquillizzarlo dopo la nostra ultima conversazione su Richard. 
Lo stupore misto ad una certa forma di riconoscenza, hanno animato costantemente il volto di mio padre durante tutto il resoconto di ciò che Richard era riuscito a mettere in piedi per me. Vederlo sorridere è stata come un ammissione, un voler mettere da parte i dubbi e sospendere il giudizio su di lui, per il momento. Un silenzio-assenso ed il ricordo di un uomo seduto a terra come un sacco, sotto una pioggia battente. 
<<Non vuoi mostrarmi neanche un angolino piccolo e insignificante?>>, tremo prima di infilargli le braccia al collo e stringerlo forte. Il mio corpo reagisce come sempre, vibrando quando gli è accanto. E non importa che sia un giorno o una settimana di assenza, mi emoziona sempre. Le sue mani si tuffano tra i miei capelli, come adora spesso fare quando pretende di controllare l'intensità dei baci. Cosa che gli riesce puntualmente impossibile. 
<<Finalmente hai concluso il tuo servizio sociale, ora sei pronta per tornare in pista, qui. Con me.>>, mi bacia sviando la domanda e facendomi sentire quanto pesante può essere la mancanza di soli due giorni. <<Hai parlato con Lynn?>>
<<No. Sono arrivata appena in tempo per sorprenderti ancora qui. Ho lasciato mamma a casa, immersa nei preparativi per l'arrivo di un amica da ospitare. C'è qualche problema?>>, mi sorride dolcissimo e scuote la testa. <<No, nessun problema. Mi sei mancata tanto...>> con l'indice sfiora il profilo del seno fino a scendere sul fianco senza mai staccare gli occhi dai miei. Gli ormai inconfondibili brividi che mi attraversano quando mi sfiora mi sollevano da terra. Mi aggrappo alle sue spalle e mi lascio andare a piccoli e umidi baci che vanno dal suo collo fino alla tempia. Richard ringhia sommessamente ad occhi chiusi mentre percorro la sua pelle profumata con le labbra. Quando li riapre, sono già seduta sul desk principale con le gambe aperte e le sue braccia che mi coprono i fianchi. Mi osserva in silenzio da sotto le ciglia, comodamente posizionato tra le cosce, mentre con le dita tiro via una sfumatura di verde dal suo mento. Il suo viso, all'altezza della mia pancia, affonda immobile per un paio di minuti sul mio stomaco. Chino la testa per osservarlo nel suo cantilenante respiro, gli accarezzo i capelli e restiamo così, senza dire una parola. Il suo soffio dolce e regolare sulla pancia e le mie mani che non smettono di spettinarlo. 
<<Amore, che succede?>> bisbiglio, continuando ad accarezzarlo.
<<Le tue carezze mi fanno ricordare di quando avevo più o meno dieci anni. Erano tutti un po fissati con i miei capelli, li portavo più lunghi e mio padre proibiva sempre alle sue sorelle di portarmi a tagliarli. Dio, le mie zie sono...davvero maniacali>> con una dolcezza disarmante, sorride dalle narici e mi lascia piccoli baci sull'addome. In questi istanti di pura serenità sento l'andatura lenta e malinconica dei ricordi. In queste tre settimane avevamo adottato uno schema di vita piuttosto meccanico e prevedibile, per via delle mie visite ad Orange e il suo impegno full time al The Page. C'era poco tempo per tutto ma faceva sempre l'amore con me e mi raccontava sempre più cose di se.  
<<Richard, hai fatto un lavoro magnifico. Per ogni sforzo, dal primo all'ultimo, che hai compiuto per questo posto io non smetterò mai di ringraziarti. Sei stato forza, impegno e determinazione. Non smetti mai di darti in maniera così incondizionata, credo che faccia parte del tuo carattere. Credo che questa tuo innato entusiasmo per la vita manchi moltissimo a tutte le persone che ti vogliono bene e che hai lasciato a casa>>
<<Non andare lì, ne abbiamo già parlato tante volte. Mi sembra già incredibile che io ti racconti queste cose senza sentirmi in procinto di vomitare dal rimorso>>
<<Lo so bene. Ma da ciò che mi hai raccontato, da quando vi siete trasferiti a Londra hai iniziato a vivere la tua vita con la libertà che desideravi e la direzione che sognavi di prendere. Sei un eccellente architetto, fanculo l'attestazione! Sei il migliore. Dovrebbero saperlo tutti, mi hai raccontato cose incredibili, per esempio della tua permanenza in Brasile!>>
<<Si, e più cercavo di non espormi più i riflettori mi si puntavano addosso, sono un vero disastro a farmi degli amici. Ci metto meno di un quarto d'ora ad entrare in un buon giro>>
<<Chi è andato in controtendenza e ti ha teso una mano per farti fare un minimo di vita civile si è accorto di cosa sei, di quanto talento hai e di cosa sei capace anche nelle piccole cose. Perché non vuoi tornare a casa?>>
Solleva la testa lentamente con la solita espressione rassegnata. Odio il fatto che faccia passare la sua decisione come qualcosa di destinato e irreversibile.
<<Perché io voglio te. E voglio stare con te>>, le mie spalle cedono e sorrido perplessa. 
<<Io ci sarei comunque. Sempre. Non esiterei un attimo a starti accanto e non ti libererai di me. Sei esattamente la mia ossessione ed io la tua minaccia più grande>>
<<Questo rende la mia vita molto interessante Clay..>>, le sue labbra riempiono lentamente lo spazio fra le nostre bocche e, consapevole dei centimetri che ci separano, accolgo il suo bacio con venerazione. Controvoglia, mi stacco pur di non lasciar cadere l'argomento. 
<<Avevi accennato al fatto che spesso la tua famiglia riusciva a mettersi in contatto con te, perciò sono consapevoli del tuo assurdo girovagare?>>, lo vedo scuotere energicamente la testa, ma per mia fortuna resta tranquillo. 
<<Non ci siamo mai parlati Clay, non sono certo di queste informazioni. Ho avuto l'impressione che qualcuno riconoscesse la mia faccia e si facesse vivo con loro. A chiunque piace fare l'eroe con la gente scomparsa. E' ammirevole, se non fosse che io non cercavo aiuto. Ero piuttosto eloquente col mio silenzio! Tu hai conosciuto solo la versione ammansita di me..>>
<<Non dire così, non ci credo neanche un po. Non puoi essere peggiore di cosi.. >>, lo punzecchio sorridendo.
<<Essere consapevoli dei propri lati bui non ti migliora affatto. Ma io non voglio deluderti>>, la sua serietà mi fa storcere il naso.
<<Farti cattiva pubblicità non cambia i miei sentimenti. Fissalo in quella testa dura!>>, lo bacio. <<Voglio vedere la parete>>, un altro bacio.
<<Non ancora>>, le sue labbra pizzicano le mie con dolcezza interrompendo il mio sbuffo.
<<Mia madre insiste nel volerti conoscere, vuole congratularsi con l'uomo che sta facendo così tante cose per me>>
<<Mh, adoro avere le donne di casa Morris in pugno>>
<<Devo prenderlo come un si? Sei sicuro di... >>
<<Clay, ti amo. Non c'è nulla di cui preoccuparsi se si tratta di te>>
<<Ma si tratta anche di te, non sentirti sotto pressione>>
<<Sarei onorato di fare la conoscenza di colei che ha messo al mondo il mio piccolo uragano>>
Rido gettando la testa all'indietro mentre sento sciogliersi lentamente l'abbraccio di Richard dai miei fianchi. Lo seguo allontanarsi fino all'ingresso principale dove le vetrate sono ancora tutte ricoperte da pannelli pubblicitari a specchio. Fortunatamente nascondono l'interno dalla visuale della strada. 
Con un semplice tocco su un display proiettato sul vetro dell'ingresso, ennesima innovazione permessa dagli inattesi finanziamenti, Richard attiva la messa in sicurezza ed il The Page chiude. Si volta lentamente, osservando con una panoramica l'intera superficie ora riarredata con precisione matematica ed un eleganza da togliere il fiato. Le nuove postazioni sono a mezzaluna alta, con i display incassati nella struttura stessa. Richard ne ha ricavato più spazio, più privacy e più colore. La prima volta che ho rimesso piede quì dentro ho faticato a controllare il respiro. Tutto innovativo, lineare, minimalista e ancora più accogliente. I toni del bianco, del nocciola e del verde mela mi hanno spiazzata e affascinata. Indecisa sulla monocromia, avevo rimandato la scelta del colore del nuovo arredamento. Richard, invece, non ha esitato un attimo a mescolarli, ricavandone un abbinamento perfetto. E poi il tocco finale: Lynn aveva suggerito che un segmento di parete venisse utilizzato per la cromoterapia: un pannello che ricicla acqua con l'andatura cangiante di una piccola sorgente, illuminata da scie iridescenti di varie sfumature di colore. Un piccolo paradiso zen. 
Il tetto, ricoperto da piccole lucciole in fibra ottica speciale, espande un incredibile effetto cielo stellato. Fonti luminose a scomparsa dietro le rientranze delle pareti. Rimango sempre a fissare ogni angolo di questo posto, così diverso ma sempre e comunque lo stesso. L'aria che ci respiro e le mie impronte sull'invariata postazione. 
Ogni metro quadro possiede il tocco perfetto di un architetto e la mente geniale dell'uomo che amo. Solo due mesi fa era l'ombra che osservavo attraverso le vecchie vetrate, che dipingeva l'asfalto e spariva per giorni. Un perfetto sconosciuto su cui mi sentivo gravitare, qualcuno che attirava inconsapevolmente la mia completa attenzione.
Sorrido mentre ci scambiamo un occhiata eloquente, una di quelle che quasi parla e mi comunica che anche Richard ha rivolto i suoi pensieri a quei giorni. Le luci si spengono e resta solo qualche lucciola stella che debolmente proietta una meravigliosa penombra argento. Quasi come i raggi di una luna crescente, quegli stessi raggi che in tante notti al loft mi hanno fatto vedere il volto di Richard, il suo corpo, la sua tristezza e la sua passione.  
La stanchezza del viaggio da Orange di colpo sparisce. Neanche la fame dell'ora di cena mi attanaglia più. Riesco solo a visualizzare le sue lente e dondolanti falcate, mentre torna tra le mie gambe. E quel sorriso che, mi ci gioco tutto, è l'anticamera del suo desiderio. 
Un improvviso fiotto di calore mi avvolge e senza accorgermene, col sapore delle sue labbra addosso, faccio scivolare dalle braccia il leggero scaldacuore azzurro. 
Con una lunga carezza, le sue dita accompagnano il mio movimento, fino a quando non tocca le mie mani per stringerle forte tra le sue. 
Vedo il mio sterno andare su e giù, seguendo il moto agitato del mio respiro. 
<<Hai caldo?>>
<<Improvvisamente>>, gracchio chiudendo lentamente gli occhi.
<<Baton Rouge è afosa in questo periodo?>> e con la sua proverbiale indifferenza, solleva l'orlo del tubino grigio fin sopra le cosce continuando a baciarmi sotto l'orecchio e lungo tutto il collo.
<<Dovrei darti le previsioni meteo? Proprio adesso?>> fisso il soffitto facendomi catturare dalle piccole stelle artificiali. 
<<Ti ho mai detto quanto sei bella? Te l'ho mai detto?>>, il suo tono graffiato si scontra con le vibrazioni del mio stomaco, della pancia e quando le sue labbra toccano l'interno coscia, mi aggrappo di un pelo ai bordi del bancone sospirando forte. 
<<Se riesco a distrarmi, devo farti vedere una cosa...>>, oh non vorrà fermarsi proprio adesso?
<<Richard, non contare su di me>>, sollevo la testa di scatto e lo afferro per le spalle, obbligandolo a raggiungere nuovamente il mio viso. Smetto per qualche secondo di respirare ma i suoi occhi mi puntano così taglienti che per riprendere fiato lo bacio. Si, per assurdo lo bacio spingendo lingua e adrenalina dentro di lui. Lo artiglio per le spalle e mi dimeno nel cercare quel contatto che mi fa sentire parte di Richard. Con le labbra, con il corpo e il cuore. 
L'attacco inatteso lo fa gemere e per tutta risposta mi afferra dalle natiche avvicinandomi al suo bacino. Quasi in braccio, mentre le lingue non smettono di aggredirsi dolcemente, sento i piedi toccare il pavimento in una postura forzata e instabile. Si stacca dalla presa ferrea del mio bacio con una smorfia di frustrazione.
Lo guardo negli occhi perplessa mentre le sue dita rimettono a posto l'orlo del tubino con tocco rassegnato. 
<<Ho bisogno di te>>, il mio sguardo fatica a staccarsi dal suo. 
<<Solo un paio di minuti, fa la brava o dovremo riarredare questo posto per la terza volta>>, mi bacia lentamente, con le labbra in bilico l'una sull'altra per qualche secondo. 
Accompagnata dal suo braccio intorno alla vita, ci avviciniamo proprio davanti alla parete coperta dal telo. 
<<Non devi chiudere gli occhi, voglio solo che tu faccia questa cosa con me>>
Chiude lentamente le palpebre e inizia a fare il conto alla rovescia con le dita, da tre a uno proprio davanti al mio viso. Quando solleva soltanto l'indice, all'improvviso attacca la diffusione musicale che si espande velocemente ad una qualità paragonabile al miglior studio di registrazione della SonyWave. Sussulto per la sorpresa e sento dentro montare l'emozione che le note di questa canzone mi suscitano. La conosciamo bene io e Richard. La conosciamo perfettamente. 
Con un sorriso incantevole, afferra i miei polsi portandoseli sulla nuca. Mi invita ad aggrapparmi a lui mentre mi stringe a se con dolcezza, seguendo l'iperbole delle note della meravigliosa "Colors" . Faccio per parlare, fissando il calore che sprigiona il suo sguardo blu, ma me ne pento subito e poggio la testa nell'incavo profumato del suo collo. Bisbiglio un Richard  e mi lascio cullare, ballando insieme a lui. I nostri passi si intrecciano, i nostri visi si sfiorano e mai come in questo istante sento di aver fatto la cosa migliore della mia vita. Regalare un pastello di cera rosso si è rivelata una vera e propria svolta, un emozione nascosta, un amore, la vita stessa dentro i suoi abbracci, l'eleganza della sua libertà. Non c'è niente di meglio che avrei potuto augurarmi per sentirmi parte di qualcosa di grande, in così poco tempo. Con così poche certezze. 
E se anche l'intero universo lo stesse cercando, in questo istante il suo posto sarebbe comunque con me.
Con un passo all'indietro mi trascina poco distante dalla parete, mi solleva il mento per baciarmi con passione, avvolgendo le labbra per non lasciarmi respirare. 
<<Sorpresa...>>, sussurra a fior di labbra facendomi voltare con gentilezza.
Completamente rapita dal nostro ballo non mi ero accorta del telo andato giù. Quando? Come? E soprattutto... Oh mio dio!
Mi fermo con le mani a coprire una bocca ormai spalancata. 
<<Oh mio dio, non... è...>>
<<Si esattamente la reazione che speravo>>
<<Non so cosa dire. Quella sono..., dio non so cosa dire>> rimango sbigottita davanti all'ennesima prova di grande talento di Richard. Questa forse la più forte, intensa. Nel mio negozio, davanti ai miei occhi ogni giorno un altra prospettiva che ha di me, non so se sentirmi lusingata o infinitamente riconoscente. Un intarsio di fuoco e oro che unisce il groviglio dei miei capelli alle pagine asciutte e raggrinzite di un vecchio libro. Delle piccolissime volpi fantasma che volteggiano indisturbate tra un foglio e l'altro, sprizzando libertà  e suggestione. Il verde, i colori e l'incastro di svariati significati a cui solo la sua mente può dare un senso. Un invasione di antico in un ambiente minimalista e futuristico. Un espressione, la mia, che mi riporta ai giorni in cui mi bloccavo ad osservarlo per strada, ponendo mille domande e scontrandomi solo con il suo silenzio. 
L'effetto è spiazzante, intenso. <<E' fantastico, nel vero senso del termine. I dettagli, i colori e tutta l'idea è pazzesca. E' grandissimo, non puoi non bloccarti davanti a questa parete per almeno dieci minuti buoni...>>
<< E andartene senza tesserarti, giusto?>>, ribatte Richard con una vena di professionale interesse per gli affari. 
<<Colpita e affondata!>> sorrido abbassando lo sguardo, piena di orgoglio e gioia. <<Perciò adesso sei d'accordo con me che ho fatto bene ad insistere perché tu dipingessi il The Page? Sai perfettamente di avere un incredibile talento, basta con i ma e i se. Non lo credevi possibile eppure ti stai guadagnando da vivere con le piccole commissioni del Sig. Sebastien e Rey sta diventando un artista quotato>>, strizzo l'occhio riferendomi al suo secondo nome di battesimo-pseudonimo. Ma il dubbio mi porta inevitabilmente a fargli la fatidica domanda: <<Se appartenessi a qualcuno della tua famiglia, sarebbe così facile vedere te dietro questo nome. Anzi, lo prenderei come un segno inequivocabile, visto che io stessa già riconosco la tua mano. Non credi?>>, arriccio le labbra perplessa.
Fa spallucce, stranamente indifferente alla remota ipotesi che uno degli osservatori possa addirittura essere uno di loro. A volte il il mio istinto sembra proprio avere ragione: Richard ha voglia di rivedere la sua famiglia, ne sente il bisogno fisiologico come le radici si aggrappano alla terra fertile. Per essere quello che è, sono più che convinta che sua madre e suo padre siano stati fondamentali. E poi quel nonno che tanto ama e di cui si porta addosso chissa quale peso di una colpa che magari non ha. Se solo si sentisse pronto, se solo potesse, restituirebbe la vita a tutti.
<<Hai finito?>>, mi artiglia i fianchi spingendomi contro il suo addome.
<<Di fare cosa?>> lo guardo accigliata.
<<Di pensare, pensare, pensare...>> la sua lunga lista di parole finisce sulle mie labbra in un bacio che impone il silenzio. Ad un certo punto. 

*

Da qualche tempo Richard sembra avere una strana predilezione, oltre che abilità, per il sesso verticale. 
In ascensore, di ritorno a casa, la mia gamba destra è rimasta sollevata sul suo avambraccio per tutto il tempo mentre cercava, scopriva, accarezzava e stuzzicava tra gli spazi concessi. A stento sono riuscita a reggermi in piedi, respirare, guardare per qualche secondo il suo ardore negli occhi e poi richiuderli e sentirmi al centro delle sue meravigliose attenzioni. 
Un altra erotica sosta ce la siamo concessa proprio sul portone di ingresso del loft. Le sue dita calde stavano lasciando il posto alla sua eccitazione, ma con un certo sforzo l'ho bloccato conquistando il suo letto, che senza troppi convenevoli ci ha accolti già irrimediabilmente intrecciati ed eccitati. 
Da verticale ad orizzontale... e di nuovo in verticale.  
<<Ma non stavamo andando solo a fare una doccia?>>, ansimo sulle sue spalle con un soffio roco di voce. Stretta contro la parete, lungo il corridoio che porta nell'ampio bagno.
<<Vuoi che smetta?>> lo dice provocante, lo dice spingendosi dentro. Ancora più a fondo. 
<<Non credevo di esserne capace... per tre volte di seguito, brucia tutto cio che bacio di te, bruci sotto le mie impronte>>
<<Animi tutto cio che desidero e ti amo così tanto>> un altra stoccata spezza i respiri all'improvviso, seguiti da un lungo gemito da parte di entrambi. <<Resta con me>>, ancora un altra, profonda, travolgente spinta. Richard mi trattiene sul suo bacino mentre si muove avanti e indietro, con la dedizione di sempre ma come se fosse la prima volta. Come se fossi sempre la sua unica volta. 
Avvolti da un calore asfissiante e dall'umido strato che ricopre i nostri corpi, ci lasciamo andare ancora una volta al culmine del desiderio. Richard mi morde una spalla mentre si irrigidisce al ritmo dell'ultimo e misurato affondo dentro di me. E tutto quello che riesce a farmi provare è racchiuso quì, nello spazio che separa il mio cuore dal suo, il mio corpo dal suo. Lo bacio sulla fronte, poi dolcemente mi rimette giù. Le gambe dolenti, traballanti mentre rimango avvinta al suo collo e gli massaggio la nuca attenuando la tensione muscolare. Il suo respiro bollente sul viso, sposta alcuni ricci rossi rimasti incollati sulle mie labbra. Lo inspiro e chiudo gli occhi. Un odore inconfondibile che traccia una passione sfrenata, un amore su cui è stato difficile puntare ma che adesso è tutto quello che ho. 
<<Stavolta la doccia la faremo sul serio o stanotte non riuscirò a smettere. Sei una scarica di adrenalina, il mio posto è qui con te>>
<<Ed io ci sto credendo con tutta me stessa, perciò ridimmelo...dimmelo ancora>>, strofino la guancia contro il suo collo arrendendomi a lui.
<<Vieni, ho ancora qualcosa da dirti ma lo farò quando il tuo viso sarà sotto il getto dell'acqua>>, afferra la mia mano, incastrandone le dita alle mie. Lentamente, mi guarda dal basso verso l'alto per poi condurci, nudi, verso un bagno fresco. 
**
Una lieve scarica di piccoli baci, sul viso addormentato e sbuffante di Richard, sono il modo per farmi perdonare la rapida fuga verso casa. Nel trolley solo ciò che ho usato in questi due giorni ad Orange, perciò mi occorrono cambi puliti da portare con me. Mi sono offerta di ospitare Sofi in camera mia, per il tempo che si tratterrà a Baton Rouge, ma prima del suo arrivo vorrei che fosse tutto in ordine portando con me tutto ciò che ho di personale. Dopo la grottesca situazione in cui mia madre è stata coinvolta, e di cui ancora ne paga il prezzo, mi domando cosa potranno tirare fuori dalle loro conversazioni. Sopratutto dopo la sua ultima telefonata in cui accennava a delle ricerche fatte, qualcosa che era riuscita a scovare. Spero solo che avverta mio padre ed eviti di cacciarsi nuovamente nei guai. Dubito che venga a trovare mamma per farsi solo un paio di tazze di té.
"Buon giorno uomo d'acciaio", bisbiglio al suo orecchio.
"Mh, dove vai ? E' presto"
"Si, se l'alba spunta alle dieci del mattino forse si. Vado a casa, fai il bravo", mordicchio il suo orecchio ricavandone un sibilo osceno.
"Non sono Cavill. E' il nostro vicino. Credo. Ancora. Non ne ho idea..mh.." , borbotta impastato, con le ciocche castane che puntano alle palpebre chiuse.
Fisso Richard per qualche istante e sorrido. Un uomo bellissimo e intraprendente dorme imbronciato tra le lenzuola che sono sicura non mi permetterà di cambiare, mormora roco un "Salutami tua madre" per poi voltarsi, portandosi dietro una nuvola di cotone stropicciato sopra il suo sedere tondo. Uno schiaffetto malizioso sulla pelle nuda, prima di sentirlo lamentarsi mentre lascio l'appartamento.



Al prossimo capitolo e scusate gli errori.

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Questo è il risultato di Richard al THE PAGE, approssimativo ovvio.
Immaginate 5 metri di parete così dipinta!
Amo quest'uomo. 







7 commenti:

  1. Bellissimo il dipinto *-*
    Che cosa aggiungere? Loro due sono perfetti insieme, sono proprio come quel dipinto....
    ma ci sono ancora fantasmi da scoprire nelle loro vite, l'insinuazione finale di Clay sul fatto che la famiglia di Richard potrebbe riconoscere le sue opere, il legame ancora non svelato con la saga e adesso l'arrivo di Sofi mi sembra tutto u po' legato a pochi capitoli dalla fine....

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  2. Beh che dire, credo che il The Page non sia mai stato più bello....me lo sono immaginata tutto, ad avercelo un luogo così!! Io non ne uscirei più....e il disegno di Richard è stratosferico.
    Quanto mi sono mancati sti due piccioncini *__*
    .....non so perchè, ma ho la sensazione che questa Sofi abbia qualcosa a che fare con Richard O_o
    ehm cmq se avessi Richard nel mio letto e come vicino di casa Cavill......IL MANICOMIO è ASSICURATO.

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  3. L'immagine dell'opera di Richard è bellissima e suggestiva!
    ....deve mancargli davvero molto la sua famiglia, e ogni volta che ne parla, anche se di sfuggita ma con grande affetto, mi si stringe il cuore....

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  4. li ho lasciati conigli...e li ritrovo conigli,forse anche peggio!possibile che non riescano a fare due passi senza saltarsi addosso?XD oltre a questa passionalità c'è sempre tanta dolcezza tra di loro e sempre meno segreti...
    bellissimo il disegno,se provo ad immaginarlo su una parete di 5 metri diventa proprio spettacolare!e mi piace anche il nuovo The Page,mi dà l'idea di una specie di oasi,molto rilassante

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  5. Che adorabili i piccioncini mi erano mancati.... Questa Sofie mi sento a che fare con il passato di Richard ...bellissima un opera d'arte quell'immagine di Clary per il The Page..e' un gran artista il nostro Richard
    Ho la sensazione che nei prossimi capitoli tutti i misteri si scopriranno!!!!

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  6. Il dipinto è favoloso *___* e il nuovo The Page è bellissimo, voglio anch'io un luogo così!
    Richard e Clay sono asjhdiohdhbgfiusjap..mi erano mancati, li amo troppo sono dolcissimi
    Per quanto riguarda Sofi penso anch'io sia legata con il passato di Richard!

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  7. Ci sono riuscita, in enorme ritardo ma ci sono.
    ...bo va be', sono adorabili ma ho paura che prima o poi la bomba scoppi e li sono grandissimi cazzi amari per tutti.
    Per quanto riguarda il vicino ehm ... mica mi ospitano per un po', no eh?XD
    Ci ho provato buahahha

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