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martedì 4 febbraio 2014

Paint Me The Moon: Capitolo 46


Beh, buona lettura allora. 
La storia è nata un anno e mezzo fa ed è la storia di Richard e Clay prima di tutto. 
Ringrazio già da adesso per i commenti .. e le critiche ;P





Il piccolo osso al centro della sua gola sale e scende con lo scorrere dell'acqua. Continua a bere come i primi giorni che l'ho portato in questo appartamento. 
Beveva qualsiasi cosa gli capitasse davanti: acqua, bevande energetiche, tè, spremute di frutta e persino la diet coke. 
Poi, con me a fargli compagnia, è tornato gradualmente al suo primo amore: la birra. Reidratarsi è uno dei suoi passatempi preferiti, dice sempre che ha preso da Papà. 
In realtà, in queste ultime settimane, trovava quasi naturale parlare della sua famiglia come se in qualche modo fossero presenti, solo lontani. Mi fermavo ad ascoltarlo descrivere particolari o raccontare brevi aneddoti come se non fossero qualcosa di straordinario per me. E mentre le parole scorrevano, il suo sguardo si posava altrove, concentrato a dipingere o a cucinare o a dividere il bucato per la lavatrice. Come se parlasse della percentuale di umidità a Baton Rouge nei primi giorni di Maggio o del dentifricio che manca. 
E' lì che ho sentito vacillare il mio giuramento ad assecondarlo. Se lui nega, io non posso più farlo: la sua famiglia gli manca. I suoi genitori gli mancano. 
Seduta sul letto, lo avvolgo come una conchiglia, abbracciandolo con gambe e braccia da dietro. Poggio la guancia sulla sua schiena e stringo forte. 
La bottiglietta d'acqua rotola tra le lenzuola aggrovigliate, ai piedi del letto. 
Richard sospira e intreccia le dita alle mie sul suo addome. Manda la testa all'indietro, toccando la mia e fissando il soffitto senza dire una parola. 
Il battito del suo cuore è regolare e leggero.
<<Che ti è successo?>>, chiudo gli occhi tenendo il ritmo dei battiti. 
<<Di tutto>>, mormora.
<<E' giunta voce che...hai voluto fare l'eroe>>
<<Fino a Baton Rouge? Però, il potere della comunicazione>>
<<Potere completamente inutile fra me e te, a quanto pare>>, il mio tono di voce crolla al ricordo delle ore trascorse in un'intensa angoscia. 
Rimaniamo dolcemente incagliati l'uno contro il corpo dell'altro, l'uno dentro i pensieri dell'altro.
Solleva un braccio per farmi scivolare sul suo fianco, ancora abbracciata al suo torace. Mi osserva da sotto le ciglia, l'ombra di una vena sottile sulla fronte, poi deglutisce. 
<<Non ho dimenticato la tua colazione, non ho dimenticato la nostra telefonata.. e volevo dirti che ti amo. Ti amo tanto, piccola>>, mi bacia la fronte <<Non ho mai avuto così tanta paura come oggi. Non ho mai voluto difendere la mia vita come in queste ore, solo per poterti dire che la mia vita sei tu. Proteggo te, difendo te>>, corruccia la fronte come a chiedermi scusa. 
<<Ho vissuto l'inferno in un giorno perché credevo di non rivederti più. Ho vissuto ore che mi hanno lasciata svuotata, debole e fragile. Mi sono odiata per averti lasciato andare, mi sono detestata per la fiducia che ti ho concesso, pur consapevole del pericolo. Non voglio che succeda più. Riprenditi la tua vita, ma fallo alla luce del sole. Basta nascondersi!>>
<<Sei stanca e lo capisco>>, storce le labbra e distoglie lo sguardo.
<<Che diavolo ti è saltato in mente? Fuori si scatena un uragano e tu pensi a salvarmi l'auto? Amore, da audace a stupido ce ne vuole>>
<<Clay, se non fossi uscito per salvarti la macchina - cosa in cui ho fallito per altro - non sarei stato al posto giusto e al momento giusto per una coppia di ragazzi bloccati in auto!>>
<<Lo so>>
<<Lo sai?>>
<<Si. Ed è la ragione a cui mi aggrappo per non sbraitarti contro>>, lo guardo severa così da non permettergli di controbattere con una delle sue solite battute ironiche. 
Stavolta sdrammatizzare non lo aiuterà e so che la preoccupazione ha davvero divorato anche lui. 
<<Ti è arrivato il mio messaggio?>>, assottiglia gli occhi, ora curioso. 
<<Ha chiamato il Sig. Sebastien, ha avuto notizie da quel tizio con cui sei stato>>
<<Grazie a Dio>>, sospira profondamente. <<Non voleva lasciarmi andare, diceva che non sarei stato in grado di tornare a casa. Ma che ne sai lui di cosa sono capace..>>. Scuote la testa, mormorando quasi a se stesso. 
<<Oh ti prego! Ho sofferto per la tua...chiamiamola scomparsa, durata solo 24 ore. E' stato orribile perché più ami, più senti dolore. Perciò, riconsidero la pena dei tuoi genitori Richard. Metto in discussione la tua scelta che adesso mi appare crudele. Per me è inconcepibile pensare di passare una vita intera a chiedermi se sei vivo o morto>>, il mio tono è duro anche se non so esattamente come sono arrivata a queste parole. 
Richard si volta di scatto, fulminandomi. 
<<Tu non sai niente! E probabilmente in questo momento qualcuno gli starà dando le risposte che cercano!>>, afferrandomi dai polsi si libera dalla stretta. Si alza per indossare velocemente un paio di pantaloni morbidi presi da un cassetto. Si volta, infilandosi le mani tra i capelli arruffati e ancora umidi. Il suo sguardo è severo e pieno di inquietudine. 
 <<Che vuoi dire?>>
<< Voglio dire che un fottuto giornalista mi ha riconosciuto!>>
<< Ricon..., ma che significa? Riconoscere una persona scomparsa, cercata, chi?>>, deglutisco pesantemente e senza volerlo gli occhi si piantano sulla chiavetta ancora immobile sul ripiano. Saetto da lei a Richard un paio di volte e il messaggio gli è subito chiaro. 
Richard guarda nella mia stessa direzione, piegando la testa confuso. 
<<Cosa? Che cos'è?>>, con le mani sui fianchi si avvicina al portatile. Fissa per qualche secondo l'oggetto che separa entrambi da una verità di cui non conosco le proporzioni. 
Era lui. Mia madre aveva ragione e sapeva perfettamente cosa aspettarsi. Qualcosa che avrebbe addirittura distolto l'attenzione dal caos generato dall'uragano. 
So perfettamente che questo è un evento climatico all'ordine del giorno, spesso senza conseguenze irreversibili e non come accadeva anni fa. Poi, che un giornalista decida di boicottare un uragano, lo fa per una storia che scotta. 
<<Che significa Clay?>>, il suo nome sulla chiavetta lo fa trasalire. Il suo sguardo smarrito riflette il mio e il suo indice non smette di puntare quel piccolo oggetto. 
<<Non è mia>>, la voce cede.
<<E...?>>, la mano che tortura i capelli infierisce e i suoi occhi cambiano colore, scurendosi. 
Abbasso lo sguardo sulle mie dita e il suo viso non c'è più. Adesso forse riuscirò a trovare la forza di dirglielo. Di dirgli che non c'è più tempo per i segreti. 
<<Richard, mi hanno servito la tua storia su un piatto d'argento. E' chiaro che in quel file ci sei tu, il quando e il come. Ma non ho certezze perché per me non è così che devono andare le cose>>, la voce non smette di tremare, tradirmi e spaventarmi. Lui resta immobile dov'è, certa della sua espressione scomposta e gli occhi su di me.
<<Il peso che ti porti dentro, la scelta che hai fatto e la tua vita prima di diventare un senzatetto, fanno tutti parte di un unica storia che vorrei fossi tu a raccontarmi. Adesso.>>
Alzo gli occhi e lo cerco.
Si accascia sulle spalle e china la testa. Ritorna sui suoi passi sedendosi sul bordo del letto, accanto a me. 
Con il pollice tira via una lacrima dalla mia guancia sinistra e mi accarezza, prima di schiudere le labbra con uno sforzo immenso:
<<L'amore che provo per te è così grande che non sopporto di vederti così. Mi costa una fatica enorme, ma non voglio esitare davanti a nulla. Tu hai sentito qualcosa, l'hai portata avanti andando contro tutto e tutti e mi hai salvato. Ti sei presa cura di me e hai saputo leggere il mio silenzio. Non sono stato io a colorare la tua vita con i miei disegni. Sei stata tu a darmeli, hai dato tu colore alla mia vita. Quando ancora non conoscevo il tuo nome, quando eri solo un ombra dietro la cucitura del mio cappuccio. Quando vivevi la tua vita in piedi, mentre ti osservavo da sdraiato, io ti amavo.>>
Trattengo il respiro, i sussulti al petto. 
<<Clay, abbiamo costruito poco in meno di tre mesi, lo so, ma a me basta per considerarlo così importante da volerlo per tutta la vita>>
<<Allora fammi conoscere chi sei. Fammi capire il passato, altrimenti non ce lo potremmo permettere un futuro. Non mi serve uno stupido File Richard ma ho bisogno di sapere. Dammi ascolto e non ci perderemo. Ti amo anch'io e non voglio vederti andar via.>>
Le mie mani sul suo viso sono delicate ed esitanti. La paura di perderlo è incessante. 



Stringe gli occhi lucidi, irrigidendo la mascella in un morso di frustrazione. 
<<Avevo studiato Architettura perché era quello che desideravo con tutto me stesso. Mi era stato chiaro fin dalle elementari, quando costringevo Mamma a tirare giù tutti i libri suoi e di Papà, divertendomi ad impilarli per forma, colore e numero di pagine. Venivano fuori delle piccole sculture che Papà lasciava nella nostra biblioteca per settimane. Mio nonno era così orgoglioso di me. Mi è stato accanto nell'intero percorso della mia vita, nelle scelte e negli studi. I miei genitori erano sommersi da impegni e viaggiavano moltissimo. Una vita affascinante che col tempo ho iniziato a detestare per colpa delle pressioni esterne>>, stringe i pugni restando sul vago. Io, però, non apro bocca. <<Lui e la nonna sono state le persone più vicine a me dopo mio padre e mia madre. I genitori di Papà avevano questa innata attitudine a tenere sempre unita la famiglia, per quanto il lavoro dei miei lo impedisse spesso. All'inizio era divertente ed esaltante seguirli. Mi riempivano di immenso orgoglio per quello che facevano. Loro sono grandi, Clay e li amo per come hanno sempre affrontato tutto. Per come sono rimasti sempre se stessi, integri ed umili, nonostante gente sconosciuta priva di etica o morale adorasse ricoprirli di merda. Mamma mi diceva sempre: "Tesoro, per quanto ti sforzi di mostrarti per come sei, avranno sempre e solo la loro personale opinione su di te, anche senza conoscerti">>
Gli stringo le mani, sono gelide. Ad un tratto inizia a fissarmi in modo freddo, scostante. Tira via le mani dalle mie e si sposta all'indietro, allontanandosi da me.
Trattengo il respiro, dubitando se è per ciò che sta raccontando o per il mio silenzio. 
<<Un bel giorno, per ringraziarli di tutto l'amore che mi hanno dato, ho distrutto le loro vite. Quelle di Papà e della nonna più di tutte>>
C'è un lungo e triste silenzio prima che Richard ritrovi la forza di parlare. La postura così rigida e tesa, le mani sulle ginocchia e lo sguardo assente. 
<<Il giorno prima della mia Laurea, il nonno era passato per darmi la sua rituale pacca portafortuna. Lo faceva prima di ogni esame e non si sarebbe risparmiato neanche per la sessione finale, con la discussione della tesi. Ero piuttosto nervoso, ma mi ero preparato alla perfezione e non vedevo l'ora di portare il mio progetto in pubblico, con le dimostrazioni multimediali a cui avevo lavorato giorno e notte. Non dormivo, mangiavo pochissimo. Ero totalmente assorbito dal progetto di Laurea, ne ero quasi ossessionato. Devi sapere che da parecchi anni ormai un intera ala di Buckingham Palace era stata destinata al pubblico utilizzo, ma nessun progetto aveva mai affascinato i reali. Sapevo che miravano ad una rivoluzione sfacciata degli spazi e se avessi ottenuto il massimo dei voti, avrebbero presentato la mia tesi come proposta. E io ci credevo. L'idea era di buttare giù il superfluo e farne un enorme open space, a perdita d'occhio. Uno spazio che ospitasse almeno sette o otto mostre dedicate solamente alle installazioni luminose. In nessun posto al mondo ne hanno mai ospitate più di tre. Un primato per Londra di cui i miei erano fortemente estasiati, ma il nonno li aveva convinti a non interferire o agevolarmi per via del loro nome>>
Chiudo gli occhi mentre inserisco il primo tassello mancante: la fama. Solo la fama poteva permettere una cosa simile. 
<<Era tutto pronto, tutto perfetto ed io respiravo adrenalina. Marlowe mi aveva persino organizzato un party in grande stile con gli altri amici, ma non ci sono mai andato. Avevo già deciso di lasciare tutto>>, mormora le parole d'un fiato e i suoi occhi si riempiono di lacrime che sta bene attento a non far cadere giù. Rimangono li, frenate dal suo orgoglio, bloccate dalla stanchezza. 
<<Il Nonno quella sera era venuto anche per un altro motivo. Aveva dovuto informarmi che i miei rischiavano di non partecipare alla Laurea per un contrattempo. Sapevo che erano via già da due giorni per un improvviso viaggio a Los Angeles. Li attendevano per un grosso evento ancora legato a quella stramaledetta Saga e per motivi assolutamente imprescindibili non potevano rifiutare. Non c'era nulla che mi tornasse in quella decisione presa in fretta e furia, Clay. Mamma e Papà non avrebbero accettato per nulla al mondo. Ero certo che avrebbero evitato altre mancanze nei mie confronti, eppure erano ancora bloccati dall'altra parte del continente mentre mio nonno se ne stava lì, tranquillo, cercando di alleggerire la batosta. Una delusione profonda, la telefonata di Papà che mi assicurava che potevano farcela ed io che perdevo la testa>>, la bocca si secca facendogli mozzare le parole. 
Sento il cuore incrinarsi come un vetro appena rotto. Qualsiasi cosa stia succedendo adesso dentro Richard, riesco perfettamente a vedere quanto sia doloroso. Anche io ho dovuto fare i conti con la mancanza di Papà alla mia Laurea. Posso sentire ancora viva la frustrazione.
<<Non so che mi è preso. Ho praticamente sbattuto fuori di casa il Nonno e sono rimasto sveglio tutta la notte a bere e a fissare continuamente il mio progetto, aperto tridimensionalmente in mezzo al soggiorno del mio appartamento. Gli camminavo intorno, ruotavo l'immagine con le dita e ci vedevo mille imperfezioni. Ad un tratto, come un forte crack interno, tutto quello per cui avevo lavorato duramente ha perso di importanza. La mano che si aggrappava alle certezze e alle sicurezze della mia vita ha perso aderenza, mollando la presa. Non ho risposto a nessuna delle centinaia di telefonate ricevute e ho mentito quando, bussandomi alla porta, Zia Vic e Zia Lizzie mi hanno chiesto se stessi bene. Non ero mai stato peggio.>>
<<Richard...>> bisbiglio affannata, cercando il suo viso con le mani. Senza troppa attenzione mi accorgo di piangere a dirotto. Mi si spezza il cuore, mi sembra di non riuscire a reggere tutta la sofferenza che si porta dietro. 
Lentamente china la testa sulle mie gambe e inizia a mormorare con un filo di voce. 
<<Quando il Nonno è venuto a prendermi la mattina dopo, mi ha trovato già pronto sulla porta. Il vestito migliore, la cravatta perfettamente allineata, il viso pulito e rasato e persino il profumo. L'aria chic che nascondeva gli occhi gonfi e la bocca chiusa per non tradire il fetore dell'alcol e delle sigarette, nonostante avessi lavato i denti più volte. Un disastro travestito da Laureando. Tenevo gli occhi semichiusi per la violenta emicrania e non la smettevo di sorridere. Sorridevo come si fa con un tic isterico, sorridevo alla sconfitta, al fallimento di un intero corso di studi perché non ricordavo un cazzo.>>

<<Richard, sei sicuro di stare bene?>>
<<Mh, mh>>
<<Nonna ci aspetta. Ci sono tutti i tuoi amici e sta tranquillo perché tuo padre e tua madre stanno già tornando a casa. Sai che non mancherebbero per nulla al mondo>>
<<Mh, mh>>
<<Richard, basta con questo mh mh. So che sei arrabbiato ma adesso devi pensare solo ad entrare in facoltà, spaccare il culo a tutti e fregare una Corona dalle sale del Palazzo>>
<<Nonno ti dispiace se guido io? Ho bisogno di scaricare un po di tensione.>>
<<Sei bello come tuo padre e abbagliante come tua madre. Sei elegantissimo.>>
<<E' un si?>>
<<Yes, man. Sai bene che le mie "ragazze" d'epoca le lascio guidare solo a te! Per fortuna non hai preso da tuo padre!>>
<<Audi A6. 2005 vero? Sono diventate anche la mia passione Nonno, non le farò un graffio!>>
<<Già, 33 anni e non li dimostra. Dai provala.>>

<<Immagina in un attimo di perdere il controllo, pensa se ad un tratto non sai più perché hai scelto quella direzione e dove porta realmente. Avrei potuto reagire diversamente, avrei dovuto essere fiducioso e comprensivo, ma ero solo stanco, nonostante non fossi più un bambino, di vederli arrivare sempre un minuto dopo di me e mai prima. Sono sempre stati attenti con me, la lontananza dell'uno o dell'altro veniva ricompensata con viaggi a tre che facevamo solo per noi. Liberi e normali. Ma negli ultimi anni sono rimasto coi nonni a Londra per potermi concentrare sugli studi, mentre loro erano in pianta stabile a Los Angeles. Non avevo capito quanto fosse stato pesante fino a quella notte.>>
Solleva la testa. Piange. Poi si accuccia accanto a me.
<<Guidavo senza vedere la strada, con il nonno accanto che non si era accorto di quanto fossi completamente sfatto. Sorrideva e mi ripeteva che quello era un gran giorno.>>, il suo torace sussulta per le lacrime ma non vedo l'ombra di uno sfogo. Si reprime e mi fa male. <<L'emicrania si era fatta assordante e non sopportavo neanche un piccolissimo rumore. Ero furioso, deluso e dalla notte precedente mi erano rimasti solo uno stomaco fatto a pezzi, la gola graffiata dai conati e un vuoto enorme. Non avevo il coraggio di arrivare in facoltà, non avevo più niente nella testa. Era sparito tutto e sono entrato nel panico. Quando l'auto ha sbandato la prima volta, il Nonno si è voltato di scatto a guardarmi chiedendomi se andasse tutto bene. Ho cercato di tenere i nervi saldi ma ho chiuso gli occhi per un attimo....uno solo... >>, i palmi premuti contro le palpebre e di colpo lascia uscire fuori tutto con un lamento disperato. 
Sentendomi improvvisamente piccolissima e impotente, lo raccolgo tra le gambe e le braccia trattenendolo così forte da non sentire più il confine tra me e lui. 
<<Cristo Clay...>> si lascia stringere, cullare, mentre straripa tutto il dolore che ha dentro.
<<Non fare così. Mi dispiace, mi dispiace così tanto. Non puoi distruggerti di sensi di colpa. Non puoi..>>, la mia voce è irriconoscibile. Un bisbiglio scioccato nel capire finalmente l'origine del suo annullarsi. 
<<No, tu non capisci! Lui è morto. Non c'è più. E' stata tutta colpa mia Clay! Mio nonno ha perso la vita in un impatto devastante da cui io sono uscito illeso! E la cosa peggiore è stato scoprire che mio padre e mia madre non erano a Los Angeles ma a d Aberdeen a ritirare il mio cazzo di regalo di Laurea! Dio! Un'auto d'epoca costosa che il nonno aveva ottenuto tramite un suo vecchio collega. Era stato tutto architettato ad arte, solo per farmi una sorpresa! Una cazzo di fottuta sorpresa>>, piange disperatamente e per un attimo mi sento morire. 
<<Ed io ho distrutto tutto. Ho fatto a pezzi le loro vite. Le ho accartocciate come palline di carta e le ho gettate via. Ho smesso di parlare, di affrontare il dolore e di confrontarmi con la mia famiglia. Una settimana dopo, quando mi hanno dimesso dall'Ospedale, me ne sono andato>>
<<Oh Richard..>>, singhiozzo impotente davanti alla sua storia. Non posso credere che si sia tenuto tutto dentro. Allontanarsi da casa, sparire e non lasciare tracce. Una scelta così estrema, così assurda. In bilico tra coraggio e fragilità. Vivere per strada, rischiare la vita e poi arrivare fin qui dopo tre lunghi anni. <<Ma non capisci che avevi bisogno di loro e loro di te? Così vi hanno persi entrambi in un colpo solo e invece saresti dovuto rimanere e aiutarli a capire. Avresti dovuto dirmelo e non lasciare che tutto questo tempo passasse così. Non puoi pensare di farli vivere nell'angoscia, non puoi volerlo davvero!>>, solleva il viso e mi colpisce al centro del petto. Il volto sfigurato dalle lacrime, gli occhi grandissimi e blu e gli zigomi rossi, dopo essersi sfregato i palmi sugli occhi infinite volte. 
<<Avrei visto la morte di mio nonno nei loro visi ogni fottuto giorno, e avrei desiderato la sua stessa fine. Ho scelto di essere vigliacco, volevo solo sparire e lasciarmi consumare dal peso di una vita che ho tolto. Nonno era tutto per me, la Nonna non mi avrebbe mai perdonato! I miei genitori non mi avrebbero mai perdonato e io non mi perdonerò mai!>>
<<Non puoi saperlo perché non gliene hai dato la possibilità e per quanto riguarda te, la ferita che hai dentro non può guarire senza di loro. Sono profondamente innamorata di te Richard, ma neanche io posso fare nulla. Sento di non essere niente davanti a tutto questo.>>
Si blocca a fissarmi, avvicina il viso al mio e chiudendo gli occhi inizia ad inspirare accanto alla mia bocca, poi si sposta per baciarmi al centro della fronte e ritrarsi l'istante dopo. 
<<Ho vissuto tre anni al buio. Non mi riconoscevo più, non volevo più essere...me, e diventare invisibile mi ha dato un motivo per vagare senza meta. Sapevo come nascondermi, come passare inosservato e qualche amico senzatetto mi ha insegnato a passare i confini. Ho imparato a dormire per strada, raccattare e mangiare quello che capitava - quando ero fortunato - e per non impazzire disegnavo. Una cosa che ho notato esaltasse la gente che incontravo. Ma in tutto questo c'è una cosa che non ho mai detto a nessuno: Nonno in sogno, quasi tutte le sere, mi perdonava. Mi sorrideva e mi ripeteva che io sono lui: "Tu sei me, non te lo dimenticare">>
Piego la testa davanti all'ombra di uno strano sorriso apparso all'improvviso, all'angolo della bocca. Un sorriso amaro, fragile ma infinitamente dolce. 
<<Le sue parole mi sono rimbalzate in testa la prima volta che ti ho vista, ero rimasto intrappolato in un groviglio di sentimenti mai provati. Poi un giorno ho sentito Lynn chiamarti per nome e, per quanto non sia così fatalista, tutto si è capovolto ridando un senso al mio buio.>>
<<Non capisco>> 
<<Nonno le diceva sempre: "You, Lady... you're my Miss Sunshine and you shine bright every morning of my life">>
Il mio viso si riempie delle sue mani, gelide e tese. Mi guarda negli occhi con quell'intensità che solo lui può. 
<<Mio nonno si chiamava Richard. Ma questo già lo sapevi. Quello che non sai è che la nonna si chiama Clare. Lui è me perché io ho trovato te.>>
<<Non posso crederci>>, scuoto la testa totalmente presa alla sprovvista, ma le sue mani mi tengono ferma. 
<<Per te, con te ho scoperto che mi ha perdonato davvero. Non ci volevo credere, ma c'era un senso reale a tutto. Lo sento dentro che lo ha fatto. Lo vedo quando ti guardo e mi vien voglia di dirti quella stessa frase. Che tu sei il mio sole e che non ho più voglia di punirmi. Purtroppo sono certo che la famiglia che mi aspetta a Londra non mi perdonerà e non posso neanche permettermi il lusso di farmeli mancare. Perché si Clay, loro mi mancano. Mi mancano da impazzire>>. 
<<Allora fagli sapere che ci sei. Che vivi e che hai bisogno di loro per ritrovarti>>
<<Non ne ho bisogno. Tu sei tutto quello che voglio e che vorrò sempre. La mia vita ormai è qui, con te. Adesso appartengo a questo posto e a te>>
<<Richard non...>>
<<Clay ti prego>>, mi bacia con affanno e angoscia. La mia espressione è eloquente ma lui non molla: <<Ascolta. Ti prometto che verranno informati di tutto e qualsiasi casino burocratico o legale lo sistemerò da qui, ma non lascio questo posto. Non lascio te. Discorso chiuso.>>
Annuisco e lo abbraccio perché sento la stanchezza nella sua voce rauca e consumata. Nello sbuffo esausto di tutto il peso che si è sollevato dal suo corpo come un enorme nuvola.  Come l'uragano che è arrivato a spogliare New Orleans delle sue bellezze, Richard si è lasciato travolgere dentro dalla spirale di dolore che lo avvolgeva. 
Lo osservo leccarsi ancora le profonde ferite e mi rendo conto che, per ritrovare davvero la serenità, avrà bisogno di tempo e di sostegno. L'incidente che ha causato la morte del nonno lo ha mandato al tappeto emotivamente e fisicamente. Ma in questo mare di tasselli, che piano piano tornano al loro posto, non riesco ancora ad arrivare a niente. 
Perché tutto continua a non avere un nesso con mia madre? 
Chiude gli occhi esausto ed inespressivo. Non dice niente, tira solo su col naso e si asciuga il volto bagnato. 
Perciò inizio a baciarlo su tutto il viso, ad accarezzargli i capelli.  Lo trascino con me sul letto, nuda e coperta solo dalle lenzuola: <<Vieni qui. Ti amo. Ti amo Richard e non è stata colpa tua. Ti sei solo perso, amore mio. Nessun essere umano può prevedere quello che ci accade dentro. Non comprendiamo fino in fondo quando e perché decidiamo di mollare la presa. La tua non è stata una scelta, è accaduto e basta. Devi abbandonare il senso di colpa e vivere la tua vita, te lo devi e te lo meriti. Ce lo meritiamo.>> 
Lo sento immobile fra le mie braccia, il respiro regolare e profondo. La testa sul mio seno e sento il suo corpo iniziare a riscaldarsi con i nervi rilassati dal sonno in cui è caduto.  Come può un ragazzo che splende di luce propria nascondere tante ombre? A guardarlo adesso sembra quasi impossibile.
Sembra così equilibrato e sicuro di se. E' acuto e assolutamente geniale nel suo essere particolare. Il suo fisico statuario intimidisce, ma i tratti addolciti e mascolini del suo viso lo rendono un essere etereo quanto bello. Un corpo forgiato dalla strada ma delicato e chiaro come è tipico degli inglesi. Somiglia quasi ad Edward, somiglia quasi a.
Lui e Lei. La Fama. Gli Impegni.  
Adesso mi è chiaro. 
Adesso capisco. 
Facendo attenzione a non svegliarlo, lascio che la sua testa scivoli sul cuscino con delicatezza. Accarezzo la sua testa, infilando le dita tra i capelli dolcemente. Una lacrima cade sul lenzuolo la cui ombra si allarga velocemente. Afferro una t-shirt lunga oltre le ginocchia e la indosso coprendomi le braccia per la pelle d'oca che mi investe.
Cammino lentamente.
Passo le dita sullo schermo del booknet per riattivarlo, mentre lancio occhiate rapide in direzione del letto stando attenta a non farmi scoprire. 
Mi ero detta che non mi sarebbe servita, mi ero detta che non avevo bisogno di nulla che non uscisse dalla bocca e dalla volontà di Richard, ma nel dolore ha continuato ad omettere  una cosa fondamentale. Sento di tradirlo, di mancare la sua fiducia, ma non riesco più ad esitare, ne accettare un altra bugia. 
Quanto pesa un cognome? Quanto pesa la fama quando sei figlio di gente famosa? Quanto grava sulla tua stabilità emotiva un evento così drammatico agli occhi del mondo intero? 
Fluttuando in un mare di desolazione, passo in rassegna ogni foto contenuta in quella stramaledetta chiavetta a cui mia madre e Sofi hanno lavorato per anni. 
La vita di Richard è tutta lì. La vita di chi non avrei mai immaginato di incontrare per caso, un giorno, disteso e smarrito sul marciapiede davanti al The Page.
Una vita che mi viene sbattuta in faccia con la forza violenta della verità. 
Con la mente ormai svuotata dai dubbi e il corpo scardinato, mi soffermo su una foto in particolare. Una fra tutte che mi fa battere il cuore e poi lo spezza.
Era così evidente che mi sento una vera stupida a non averlo capito subito. 
Ecco perché il giornalista lo ha riconosciuto. Ecco perché mia madre e Sofi sono sbiancate nel vederlo. Ecco perché mi ha mentito sul cognome. 
Loro hanno il diritto di sapere. 



Mi raccolgo in un angolo - Sun 
Al prossimo capitolo.



7 commenti:

  1. Amen.
    Non mi riprenderò mai più, ciao.

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  2. finalmente ogni pezzo del puzzle è andato a posto..e io credo di aver accidentalmente svegliato tutto il collegio urlando "LO SAPEVO!" ma sono dettagli u.u
    oh god che storia triste T_T

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  3. non osavo pormi domande..e risposte per il gusto di leggerlo dalle tue righe, ma adesso che ho tutto davanti, ho un gran groppo alla gola.... e tanta, tantissima tristezza per quel povero ragazzo che ,a prescindere da chi siano i genitori, ha affrontato e portato con sé un DOLORE così immenso che lo ha divorato....

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  4. Ma l'ho immaginavo ...piano piano mi si è rivelata un po' di può la situazione... Certo che la sofferenza di Richard , non ho parole piango...e' davvero grande un dolore del genere che si è portato dentro e che lo ha fatto a pezzi..e che solo grazie all'amore x Clay ha ripreso a vivere !!!!

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  5. mamma che botta.....avevo immaginato che i gentirori di Richard fossero proprio Rob e Kris....ma mai avrei immaginato tutto il resto. Povero Richard, cosa ha dovuto passare. Il senso di colpa (qualunque esso sia) ti divora l'anima, la mente, il corpo. E' difficile se non quasi impossibile superarlo. Che magone Silvia mia :(

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  6. Oh cazzo, non so che dire credimi un pò lo sospettavo ma ora che si è rivelato tutto vero sono rimasta di sasso.
    Povero Richard, per tutto quello che ha dovuto passare, mi viene da piangere *vado anch'io in un angolino*

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