Rieccoci qui, con questi due che ogni tanto tornano nella mia mente. Mi sono imposta di scrivere qualcosa, è un mese che non aggiorno l'altra storia, ma sinceramente mi manca l'ispirazione e mi sento davvero in colpa! Comunque, tornando a questo capitolo, troverete qualche scorcio della loro vita, le insicurezze che in una relazione non mancano, soprattutto in una relazione come la loro, ma si sa, l'amore supera tutto.
Probabilmente scriverò qualche altro outtake, che siano scorci del loro passato o del presente, purtroppo quando due personaggi ti entrano dentro è difficile lasciarli andare. Anyway, buona lettura e scusate ancora se non aggiorno l'altra storia, spero comunque di tornare presto.
Probabilmente scriverò qualche altro outtake, che siano scorci del loro passato o del presente, purtroppo quando due personaggi ti entrano dentro è difficile lasciarli andare. Anyway, buona lettura e scusate ancora se non aggiorno l'altra storia, spero comunque di tornare presto.
-Si amore, ti prometto che domani tornerò con un regalo per
te. No, ovvio che non mi sono dimenticata di te. Quindi papà è triste perché
non sono a casa… be’, domani sarò da voi così nessuno sarà triste. Si, ciao
amore-
-Conversazione interessante?-
-Decisamente-
-Hai intenzione di rispondermi a monosillabi ancora per molto-
-Si-
-Ma brava, complimenti. Se questo è il tuo modo di affrontare le difficoltà …-
-Devo andare, ciao-
Chiudo la chiamata, sentendomi bene con me stessa. Mi lascio sprofondare sul letto, con braccia e gambe larghe, fisso il soffitto e sorrido appena.
E’ sempre bello sfidare Anthony, soprattutto quando sono sicura di aver ragione. Ha reagito decisamente male quando ha saputo che sarei partita con alcuni miei colleghi di università, sapeva benissimo che sarebbe capitato ma lui è cosi … cosi… Anthony.
Pensavo che con il passare del tempo si sarebbe calmato, che la gelosia morbosa sarebbe passata, ma a quanto pare ho riposto in lui troppa fiducia.
In questi mesi ha cercato di smussare alcuni lati del suo carattere che proprio non mi vanno giù e con lui anche io; sono la prima a dire di essere insopportabile.
Qualcuno bussa alla porta, devono essere i miei compagni di corso, abbiamo deciso di uscire stasera e come sempre io sono in ritardo.
-Katherine, sei pronta?-
sorrido a Michael e annuisco prendendo la borsa vicino la porta. Scendiamo insieme, chiacchierando del più e del meno. Mi trovo bene con tutti, soprattutto con lui. E’ simpatico e non ha preso sul serio tutta la questione dello stage, a differenza degli altri.
Raggiungiamo l’uscita dell’albergo, dove ci aspettano gli altri ragazzi, non ci allontaniamo tanto, entriamo dentro un pub e ordiniamo un paio di birre.
-Allora, Katherine, qualcuno ti aspetta in città oppure sei sola soletta-
-Qualcuno mi aspetta- spero, penso tra me e me.
-Ed è qualcosa di importante oppure …-
abbassa lo sguardo sul bicchiere davanti a lui, il dito scorre sul bordo, mentre si bagna le labbra con la lingua. Il suo sguardo parla chiaro: sta cercando di conquistare la preda.
-Oppure?-
-Non so, dimmelo tu-
-Michael, cosa vuoi?-
-Non è chiaro? Mi piaci, ma non mi interessa avere una relazione, non sono fatto per quelle cose-
-Sesso, vuoi solo sesso-
-Esatto. Allora, ci stai?-
-Vedremo-
non so neanche io perché gli rispondo così, non ho nessuna intenzione di andare a letto con lui, sono si arrabbiata con Anthony, ma non così tanto da fare una sciocchezza simile, non dopo aver detto SI alla sua proposta di matrimonio.
Ci avviciniamo agli altri che giocano a biliardo, rimanendo comunque in disparte a parlare, fin quando non sento il telefono vibrare nella tasca dei jeans, mi scuso e mi allontano non guardando neanche chi mi chiama, lo so già.
-Ehi-
-Ti stai divertendo?-
-Si, parecchio. Tu invece, dove sei?-
-In un pub, avevo bisogno di uscire-
-Ok. Anth … mi manchi-
-Mh. Devo andare, ci vediamo presto-
rimango allibita quando chiude il telefono. Non aspetta il mio saluto, di solito, anche se arrabbiato, non mi chiude mai il telefono, non lo ha MAI fatto e all’improvviso mi rendo conto della stupidaggine che ho fatto.
Butto fuori il fiato, cercando di reprimere le lacrime che cercano di uscire. Potrò farlo dopo, in quel letto enorme e maledettamente freddo.
-Tutto ok?-
-Si, si. Senti, io torno in albergo, non mi sento bene-
-Ti accompagno-
-Michael, resta qui-
-Ma io, credevo …-
-Credevi male, buona notte-
Il tragitto dal pub all’albergo sembra infinito, stringo le braccia attorno al busto per proteggermi dal vento freddo. Volendo, potrei prendere il treno o l’autobus, in 1h sarei a casa, potrei sdraiarmi a lui e dimenticare tutto, ma so che non è la soluzione giusta, tra poche ore saremo insieme e potremo parlare.
In albergo, il recptionist mi da la chiave magnetica, mi sorride e torna al suo lavoro. Cosa avranno da sorridere …
Quando raggiungo il piano, mi trascino fino in camera e quando entro la trovo come l’ho lasciata. Immersa nel buio e nel caos, devo fare la valigia. Si, così non penserò a nulla.
Ma quando accendo la luce non sono pronta a vedere la persona seduta nel letto. E’ immobile, sembra una statua. Le mani giunte e gli indici poggiati sulle labbra.
-Gesù, mi hai fatto prendere un colpo. Che diavolo ci fai qui, al buio per giunta-
non risponde, continua a fissarmi e questa volta passa il pollice sul labbro inferiore.
-Be’, hai intenzione di rispondermi?-
-Tu non lo fai mai, per quale motivo dovrei?-
-Anthony, ti prego, ho avuto una giornataccia …-
-Davvero? Quindi, non eri tu la ragazza che flirtava con quel tipo al pub, non eri tu quella che si faceva accarezzare lascivamente il braccio. No, doveva essere qualcuna che ti somigliava perché la tu sei stanca-
-Mi hai spiata?-
-No, ti ho cercata, è diverso! Mi sono fatto un’ora di strada per te, ho corso come un pazzo PER TE! Arrivo al tuo hotel e il tipo di sotto mi dice che siete tutti al pub a qualche isolato da qui. Mi dico: è solo una serata tra studenti, non succederà nulla, lei ti vedrà e tornerà con te nella sua camera e invece, quando entro, mi trovo davanti una delle scene più pietose della storia. Allora, Katherine, hai qualcosa da dirmi?-
-No, non devo dirti proprio un bel niente. Perché io e quel ragazzo non stavamo facendo proprio nulla-
-Nulla dici? Quindi per te non sarebbe un problema se io, adesso, scendessi in quel dannato pub e iniziassi a flirtare con una donna a caso, giusto?-
L’ultima parola la urla con rabbia e involontariamente faccio un passo indietro. E’ furibondo, lo è davvero e le sue parole fanno male. Come mi sarei sentita io al posto suo? Male e di certo, con il mio carattere, avrei fatto una scenata davanti a tutti…invece lui no, ha preferito tornare in albergo, mi ha aspettata e sta buttando via tutta la rabbia che ha dentro. Si avvicina a me e non mi è mai sembrato così alto e minaccioso, il suo corpo irradia tutta la rabbia, sembra quasi vibri.
-So che quello che hai visto potrebbe averti confuso, ma …-
-Confuso? Santo cielo Katherine, quel ragazzo ti stava scopando con gli occhi! E tu, tu …non hai mosso un solo dito, lo guardavi dritto negli occhi e sorridevi. Che c’è, non ti vado più bene? Hai bisogno di qualcun altro?-
-Ma che diavolo dici, certo che no-
-Ne sei sicura? Sei sempre in tempo, in fondo non sei mia moglie e mi sembra anche che tu non abbia tutta questa voglia di esserlo-
e in un attimo la mia mano si infrange contro la sua guancia. Entrambi abbiamo il respiro accelerato, come se avessimo corso una maratona.
-Smettila, smettila di dire queste cattiverie, perché giuro che se ne dirai un’altra tra noi sarà finita-
Punta nuovamente lo sguardo sul mio, questa volta meno arrabbiato ma pur sempre scosso.
-Mi mandi al manicomio. Tu, donna, sei l’unica ad avere questo potere e vederti con quel ragazzo …Katherine, tra noi la differenza d’età non è mai stata un problema ma, mai come oggi mi sono reso conto di quanto questa possa essere un rischio-
-Cosa stai dicendo? Vuoi lasciarmi?-
-No, no, non sarei qui altrimenti ma potrei capire se tu avessi ripensamenti. Lo vedi come reagisco quando vai via, e lo sai perché? Perché vivo costantemente con la paura che qualcuno ti porti via da me, che tu ti renda conto che scegliere me e diventare mamma a questa età sia troppo per te-
lo guardo allibita, mentre si lascia cadere sulla poltrona vicino a me, mentre io rimango immobile. Da quanto tempo porta queste paure dentro?
-Anth … perché pensi questo? Ti ho mai dato modo di pensare questo? Tu e Caroline siete le persone più importanti per me, ho scelto questa vita, non mi è stata imposta-
-Hai 20 anni Katherine, non hai visto praticamente nulla del mondo, potresti pentirti di questa decisione. Non voglio che un giorno tu ti penta, non voglio che tu mi veda come l’uomo che ti ha fatto rinunciare a tutto-
-Cosa stai dicendo. Anthony, smettila, ti prego. Non mi pentirò mai di nulla, da quando sto con voi sono un’altra persona e si, è vero, non ho visto nulla del mondo ma posso fare tutto con te, con la piccola. Mi stai facendo male con queste parole, non lo capisci?-
Si prende la testa tra le mani e deciso di avvicinarmi a lui, fino a sedermi sulle sue ginocchia e stringerlo forte.
-Ti prego, devi credermi, siete la cosa migliore della mia vita, non pensare mai queste cose. Voglio essere tua moglie, dico davvero-
Rimaniamo cosi per minuti, forse ore, fin quando non sento le sue braccia stringermi e finalmente torno a respirare davvero.
-Ti amo Kath e se qualcuno dovesse portarti via da me…-
-Non succederà, non succederà più, te lo prometto-
-Ok, vuoi … vuoi tornare a casa?-
-Si. Portami a casa da nostra figlia-
-Conversazione interessante?-
-Decisamente-
-Hai intenzione di rispondermi a monosillabi ancora per molto-
-Si-
-Ma brava, complimenti. Se questo è il tuo modo di affrontare le difficoltà …-
-Devo andare, ciao-
Chiudo la chiamata, sentendomi bene con me stessa. Mi lascio sprofondare sul letto, con braccia e gambe larghe, fisso il soffitto e sorrido appena.
E’ sempre bello sfidare Anthony, soprattutto quando sono sicura di aver ragione. Ha reagito decisamente male quando ha saputo che sarei partita con alcuni miei colleghi di università, sapeva benissimo che sarebbe capitato ma lui è cosi … cosi… Anthony.
Pensavo che con il passare del tempo si sarebbe calmato, che la gelosia morbosa sarebbe passata, ma a quanto pare ho riposto in lui troppa fiducia.
In questi mesi ha cercato di smussare alcuni lati del suo carattere che proprio non mi vanno giù e con lui anche io; sono la prima a dire di essere insopportabile.
Qualcuno bussa alla porta, devono essere i miei compagni di corso, abbiamo deciso di uscire stasera e come sempre io sono in ritardo.
-Katherine, sei pronta?-
sorrido a Michael e annuisco prendendo la borsa vicino la porta. Scendiamo insieme, chiacchierando del più e del meno. Mi trovo bene con tutti, soprattutto con lui. E’ simpatico e non ha preso sul serio tutta la questione dello stage, a differenza degli altri.
Raggiungiamo l’uscita dell’albergo, dove ci aspettano gli altri ragazzi, non ci allontaniamo tanto, entriamo dentro un pub e ordiniamo un paio di birre.
-Allora, Katherine, qualcuno ti aspetta in città oppure sei sola soletta-
-Qualcuno mi aspetta- spero, penso tra me e me.
-Ed è qualcosa di importante oppure …-
abbassa lo sguardo sul bicchiere davanti a lui, il dito scorre sul bordo, mentre si bagna le labbra con la lingua. Il suo sguardo parla chiaro: sta cercando di conquistare la preda.
-Oppure?-
-Non so, dimmelo tu-
-Michael, cosa vuoi?-
-Non è chiaro? Mi piaci, ma non mi interessa avere una relazione, non sono fatto per quelle cose-
-Sesso, vuoi solo sesso-
-Esatto. Allora, ci stai?-
-Vedremo-
non so neanche io perché gli rispondo così, non ho nessuna intenzione di andare a letto con lui, sono si arrabbiata con Anthony, ma non così tanto da fare una sciocchezza simile, non dopo aver detto SI alla sua proposta di matrimonio.
Ci avviciniamo agli altri che giocano a biliardo, rimanendo comunque in disparte a parlare, fin quando non sento il telefono vibrare nella tasca dei jeans, mi scuso e mi allontano non guardando neanche chi mi chiama, lo so già.
-Ehi-
-Ti stai divertendo?-
-Si, parecchio. Tu invece, dove sei?-
-In un pub, avevo bisogno di uscire-
-Ok. Anth … mi manchi-
-Mh. Devo andare, ci vediamo presto-
rimango allibita quando chiude il telefono. Non aspetta il mio saluto, di solito, anche se arrabbiato, non mi chiude mai il telefono, non lo ha MAI fatto e all’improvviso mi rendo conto della stupidaggine che ho fatto.
Butto fuori il fiato, cercando di reprimere le lacrime che cercano di uscire. Potrò farlo dopo, in quel letto enorme e maledettamente freddo.
-Tutto ok?-
-Si, si. Senti, io torno in albergo, non mi sento bene-
-Ti accompagno-
-Michael, resta qui-
-Ma io, credevo …-
-Credevi male, buona notte-
Il tragitto dal pub all’albergo sembra infinito, stringo le braccia attorno al busto per proteggermi dal vento freddo. Volendo, potrei prendere il treno o l’autobus, in 1h sarei a casa, potrei sdraiarmi a lui e dimenticare tutto, ma so che non è la soluzione giusta, tra poche ore saremo insieme e potremo parlare.
In albergo, il recptionist mi da la chiave magnetica, mi sorride e torna al suo lavoro. Cosa avranno da sorridere …
Quando raggiungo il piano, mi trascino fino in camera e quando entro la trovo come l’ho lasciata. Immersa nel buio e nel caos, devo fare la valigia. Si, così non penserò a nulla.
Ma quando accendo la luce non sono pronta a vedere la persona seduta nel letto. E’ immobile, sembra una statua. Le mani giunte e gli indici poggiati sulle labbra.
-Gesù, mi hai fatto prendere un colpo. Che diavolo ci fai qui, al buio per giunta-
non risponde, continua a fissarmi e questa volta passa il pollice sul labbro inferiore.
-Be’, hai intenzione di rispondermi?-
-Tu non lo fai mai, per quale motivo dovrei?-
-Anthony, ti prego, ho avuto una giornataccia …-
-Davvero? Quindi, non eri tu la ragazza che flirtava con quel tipo al pub, non eri tu quella che si faceva accarezzare lascivamente il braccio. No, doveva essere qualcuna che ti somigliava perché la tu sei stanca-
-Mi hai spiata?-
-No, ti ho cercata, è diverso! Mi sono fatto un’ora di strada per te, ho corso come un pazzo PER TE! Arrivo al tuo hotel e il tipo di sotto mi dice che siete tutti al pub a qualche isolato da qui. Mi dico: è solo una serata tra studenti, non succederà nulla, lei ti vedrà e tornerà con te nella sua camera e invece, quando entro, mi trovo davanti una delle scene più pietose della storia. Allora, Katherine, hai qualcosa da dirmi?-
-No, non devo dirti proprio un bel niente. Perché io e quel ragazzo non stavamo facendo proprio nulla-
-Nulla dici? Quindi per te non sarebbe un problema se io, adesso, scendessi in quel dannato pub e iniziassi a flirtare con una donna a caso, giusto?-
L’ultima parola la urla con rabbia e involontariamente faccio un passo indietro. E’ furibondo, lo è davvero e le sue parole fanno male. Come mi sarei sentita io al posto suo? Male e di certo, con il mio carattere, avrei fatto una scenata davanti a tutti…invece lui no, ha preferito tornare in albergo, mi ha aspettata e sta buttando via tutta la rabbia che ha dentro. Si avvicina a me e non mi è mai sembrato così alto e minaccioso, il suo corpo irradia tutta la rabbia, sembra quasi vibri.
-So che quello che hai visto potrebbe averti confuso, ma …-
-Confuso? Santo cielo Katherine, quel ragazzo ti stava scopando con gli occhi! E tu, tu …non hai mosso un solo dito, lo guardavi dritto negli occhi e sorridevi. Che c’è, non ti vado più bene? Hai bisogno di qualcun altro?-
-Ma che diavolo dici, certo che no-
-Ne sei sicura? Sei sempre in tempo, in fondo non sei mia moglie e mi sembra anche che tu non abbia tutta questa voglia di esserlo-
e in un attimo la mia mano si infrange contro la sua guancia. Entrambi abbiamo il respiro accelerato, come se avessimo corso una maratona.
-Smettila, smettila di dire queste cattiverie, perché giuro che se ne dirai un’altra tra noi sarà finita-
Punta nuovamente lo sguardo sul mio, questa volta meno arrabbiato ma pur sempre scosso.
-Mi mandi al manicomio. Tu, donna, sei l’unica ad avere questo potere e vederti con quel ragazzo …Katherine, tra noi la differenza d’età non è mai stata un problema ma, mai come oggi mi sono reso conto di quanto questa possa essere un rischio-
-Cosa stai dicendo? Vuoi lasciarmi?-
-No, no, non sarei qui altrimenti ma potrei capire se tu avessi ripensamenti. Lo vedi come reagisco quando vai via, e lo sai perché? Perché vivo costantemente con la paura che qualcuno ti porti via da me, che tu ti renda conto che scegliere me e diventare mamma a questa età sia troppo per te-
lo guardo allibita, mentre si lascia cadere sulla poltrona vicino a me, mentre io rimango immobile. Da quanto tempo porta queste paure dentro?
-Anth … perché pensi questo? Ti ho mai dato modo di pensare questo? Tu e Caroline siete le persone più importanti per me, ho scelto questa vita, non mi è stata imposta-
-Hai 20 anni Katherine, non hai visto praticamente nulla del mondo, potresti pentirti di questa decisione. Non voglio che un giorno tu ti penta, non voglio che tu mi veda come l’uomo che ti ha fatto rinunciare a tutto-
-Cosa stai dicendo. Anthony, smettila, ti prego. Non mi pentirò mai di nulla, da quando sto con voi sono un’altra persona e si, è vero, non ho visto nulla del mondo ma posso fare tutto con te, con la piccola. Mi stai facendo male con queste parole, non lo capisci?-
Si prende la testa tra le mani e deciso di avvicinarmi a lui, fino a sedermi sulle sue ginocchia e stringerlo forte.
-Ti prego, devi credermi, siete la cosa migliore della mia vita, non pensare mai queste cose. Voglio essere tua moglie, dico davvero-
Rimaniamo cosi per minuti, forse ore, fin quando non sento le sue braccia stringermi e finalmente torno a respirare davvero.
-Ti amo Kath e se qualcuno dovesse portarti via da me…-
-Non succederà, non succederà più, te lo prometto-
-Ok, vuoi … vuoi tornare a casa?-
-Si. Portami a casa da nostra figlia-


e allora non lasciarli andare,ogni tanto fa piacere sentire anche come continua la loro di storia tra alti e bassi ;-)
RispondiEliminaQuanto mi sono mancati! Il loro caratteraccio a volte mi spaventa perchè non so mai come andrà a finire ma sono l'ammmore *-*
RispondiEliminaEh adoro entrambi questi due mi erano mancati proprio :-) ma hanno entrambi un bel caratterino!!!
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