Ciao a tutti! Mi dispiace sinceramente per il grosso ritardo con cui posto il capitolo ma le "Twins" si sono riunite per qualche giorno quasi all'improvviso e abbiamo pensato di goderci i giorni insieme prima di salutarci. Ci dispiace se vi abbiamo fatto attendere... Inizio io a sganciare questo piccolo ordigno di cui vi chiedo di non preoccuparvi troppo. Trust me!
Vi lascio al capitolo disseminato di "Oh" ... " Huu" ...
Giuro solennemente davanti a tutte voi che il prossimo arriverà presto. Promesso.
Quindi .. "Ohh" ...
L'approccio timido che sceglie si scontra con lo slancio esagerato del mio corpo che si addossa continuamente al suo. Ci penso dalla notte della vasca. Mi sembro impazzita quasi non mi riconosco, è frustrante impelagarsi in una situazione in cui non sai se la foga con cui vuoi entrargli dentro è colpa di quanto sia fisicamente attraente o per la sua rara personalità. In entrambi i casi, lo sto spaventando e mi blocco dal baciarlo quando le sue mani mi fanno staccare da lui. I miei polsi restano a mezz'aria trattenuti dalle sue mani, ci siamo sollevati a sedere al centro del letto senza neanche accorgermene. Il bagliore delle sue iridi brillanti corrono veloci a destra e sinistra nei miei. Avvampo per il disagio, non sapendo più come comportarmi, convinta di aver esagerato e di averlo messo in imbarazzo.
<<Non ti sto fermando Clay, ti sto solo guardando>> mormora sorridendo.
<<Ma è..buio>>
<<Ma io ti vedo, sei arrossita, le tue guance calde...>>
<<Decisamente in imbarazzo...>>
<<Non può succedere, se sei con me non farlo succedere...non lo sopporterei>> allargandomi i polsi, si fa strada per tuffarsi di nuovo nella mia bocca, la sua lingua si trascina lenta sotto la mia e si ritrae <<Il modo in cui muovi la bocca, il profumo, il tuo bacio... mi fa pensare al modo in cui parli. A come muovi le labbra e sfiori i denti con la lingua per articolare le parole; mi piaceva guardarti mentre passavi il rasoio spaventata a morte. A come bisbigli..si si a come bisbigli>> sussurra febbrile farneticando una gran quantità di parole mai udite prima e rientra dolcemente chiudendo gli occhi; riprende ad accarezzarmi e giocare divinamente dentro le mie labbra. Provo a fare resistenza sui polsi colta dal desiderio irrefrenabile di toccare quegli stessi capelli tagliati da me, la nuca, le tempie e me lo lascia fare. Si lascia dolcemente torturare in ogni angolo del viso, della testa e tra i ciuffi. Mi permette di vagare, di sentirlo. Le sue mani, dapprima sospese, si poggiano incuranti sulle mie cosce nude e ci restano. Le mie dita tremano emozionate perché non riesco a smettere di pensare che stia succedendo, che sia davvero la stessa persona. Ad occhi chiusi rivivo piccoli momenti: il primo pastello di cera rosso quando mi ha aperto il palmo, i giorni in cui spariva, il foglio di carta sul tetto della mia macchina, la sua carezza in ospedale, You are an angel.
<<Il silenzio di questi giorni adesso mi fa anche più male, quanto tempo ancora pensavi di privarmi di quello che mi stai dicendo? Dobbiamo parlare....>>
<<Avevo paura>> continua a darmi piccoli baci umidi sulle labbra ed io rimango ferma a godermeli passivamente, osservando il suo viso rattristarsi.
<<Di cosa?>>
<<Che fosse scorretto...nei tuoi confronti>> di colpo mi accorgo che si riferisce a Matt. Probabilmente ha visto abbastanza.
<<Non ha funzionato>> si blocca di colpo e i suoi occhi mi inchiodano seri <<Come avrebbe potuto? Guardami, sono avvinghiata a te in un modo che ritengo sleale e non voglio che tu confonda il mio continuo desiderio di aiutarti con.... questo>> lo bacio ancora lievemente con le mani incrociate dietro il suo collo.
Passano interminabili secondi, intenti a fissarci in una penombra protettiva.
Sciolgo piano le mani dal suo collo come se toccasse a me porre fine a quello che è appena successo tra noi. Inaspettato e convulso.
Allunga e stringe le sue mani sulla mia vita premendole con possesso. Si lascia scappare un respiro di godimento poi mi guarda fisso <<La competizione non fa per me. Non posso distruggere sempre cose e persone. Non sono nessuno, non voglio toglierti nulla di ciò che è tuo. Mai. >> abbassa la testa di colpo scuotendola come a intimarsi a stare zitto. Poi si lascia andare, non so come, e la risolleva riportando i suoi occhi nei miei. Il buio ormai ha lasciato il posto ad un chiarore a cui gli occhi si sono abituati e i suoi lineamenti sono più distinguibili. E' avvilente vedere lo sforzo che gli costa perciò mi affretto a dire la mia <<Se solo mi permetterai di restare con te, in qualsiasi modo tu voglia, non lascerò passare nessuno. Saranno sempre dieci passi dietro di te ed è una cosa che non ho potuto ne voluto fermare>>
Accarezzo le sue braccia sottili ma toniche spingendo la stoffa della maglietta, il suo corpo è ancora adattato alla strada e privo di quella forza di chi gode di ottima salute. Una spugna costretta a incassare botte, pioggia, umido e polvere.
<<Provo ancora..disordine. Clay non sono pronto a riflettere, non sono pronto a tornare a.....pensare>> chiude gli occhi spinto dall'istinto e mi bacia. Sembra esitare e capisco la sua paura. Ogni parola spegnerà l'attimo? Caparbia e ostinata lo rassicuro ancora una volta, avvolgendo la sua testa nella trappola delle mie braccia; lo stringo così forte che i battiti furiosi del mio cuore stordiranno il suo orecchio <<diio, ma chi sei? come mi hai trovata?>> le nostre labbra si cercano istintivamente di nuovo ma stavolta è lui a lasciarsi andare. Guadagna millimetri ad ogni secondo che passa fino a sciogliere e fondere prepotentemente la sua bocca con la mia. Si alza sulle ginocchia sovrastandomi leggermente e mi tiene la testa sollevata in alto, verso di se, con le mani roventi tra i miei ricci insidiosi. Potenti respiri nasali scuotono l'ambiente e il cambio è repentino: gli schiocchi umidi e ripetuti, i respiri affannati, una fame fisica incontenibile. Tremo dalla vita in giù incapace di abituarmi al formicolio alla schiena, alle braccia, al collo e dentro di me, dove l'autocontrollo smette di esistere. Il suo corpo è incollato caldamente al mio, le nostre superfici si sfiorano, si sentono, mai così vicine, forzate dalla distanza. Almeno fino ad oggi. L'aria selvaggia e l'anima ruvida si riflettono nel suo unico, potente e spigliato modo di baciarmi; accuratamente e con dolce precisione. Un forte gemito lo fa staccare di colpo allontanandosi, trattenendo il respiro per una ventina di secondi e strizzando gli occhi. E' bellissimo e agitato.
<<Perdonami...è tanto tempo che non...> respira a fatica.
<<.....Che non baci una ragazza?>> le mie mani tamponano le guance in cerca di fresco.
<<Direi vivere...in quanti modi lo si può fare>> deglutisco incapace di elaborare l'informazione.
Si infila le mani tra i capelli e si abbandona a pancia in su sul letto in posizione diagonale.
<<E mi sento...mi sento resettato. Ho imparato ad assaporare la bellezza del silenzio, dell'abbandono, del non provare alcun tipo di emozione, di non volere ne desiderare nulla. Mi sono abituato a luoghi, persone e asfalti. Ho trovato curativo lasciarmi andare, soddisfatto di essere diventato un perfetto invisibile. Nessuno. A volte mi meravigliavo di come la gente riuscisse a notarmi per pochi secondi o che mi dimostrasse, in futili cerimonie, quanto fossi bravo a dipingere>>
<<Ma tu lo sei. E non sembra solo una semplice passione, sembra che tu lo faccia di professione>> cerco di riprendere lucidità, sedendomi a gambe incrociate accanto a lui.
<< Per me è un canale di trasmissione: tra me e il resto del mondo ci sono i miei dipinti. Qualsiasi cosa io abbia da dire lo faccio fare a loro. Non ho voglia di parlare. Non mi sento più pronto a parlare o a interagire con anima viva. Agli occhi di chiunque non voglio essere nessuno>> faccio fatica a capire l'ultima frase che ripete bisbigliando più a se stesso che a me. Non posso sopportare di sentirlo ferirsi così. E' ormai chiaro che ci sono seri motivi dietro la sua scelta di vita, motivi e forse fatti di cui sono certa mi terrà fuori. Il suo atteggiamento blindato ora mi è cristallino e mi ferisce. Mi sveglia dal torpore fiabesco in cui io sono la fatina che lo salva dai cattivi.
<<E' ancora così?>> pur temendo la risposta provo a darmi questa possibilità.
Annuisce con una sincerità spiazzante <<Ma evidentemente con te fallisco di continuo. Più cerco di rendermi invisibile più tu mi trovi>>
<<Perché non voglio che tu sparisca, tu esisti, per me esisti>> mi alzo dal letto agitata, alimentando quell'urgenza che grava su di me. Sapere tutto. Pressarlo. Sbagliare.
<<Lo so, me lo hai detto quella sera: Non sei il "nulla". Nessuno lo è. Neanche per me lo sei.>>
Il ricordo di quella sera, di quanto mi sentivo affranta dalle rivelazioni di casa mia, riaffiora ma la accantono concentrandomi ancora una volta sull'occasione che mi è davanti.
Pochi e inestimabili momenti in cui sembra aprirmi un piccolo varco dentro di se. Vorrei solo capire, aiutarlo a ritrovarsi.
<<Sei sempre stato a Baton Rouge?>> mi fermo poggiandomi alla corta balaustra del soppalco.
<<Oh no>> sbuffa incurante <<Non so neanche quando ci sono arrivato qui>> mormora basso e incrocia le mani sul petto mirando al soffitto <<Sono stato in Francia, in Italia, per un breve periodo anche in Brasile ma la maggior parte del tempo l'ho trascorso in Canada>> memorie dei suoi viaggi, dovrebbero essere quelli di un ragazzo che racconta di splendide scoperte con amici o familiari. Lo fa sembrare così piuttosto che una tormentata lotta alla sopravvivenza. Mordicchio nervosa le unghie e continuo a tentare di avanzare.
<< Allora...perché Baton Rouge?>> lui, disteso sul letto non fa una piega e risponde con tranquillità.
<<Ci sono capitato per caso, doveva essere di passaggio ma per uno come me, trovare un angolo accanto ad un ristorante dai clienti generosi diventa allettante. Raramente sollevavo il viso per guardare oltre il livello della strada. Osservare le persone però è una mia grande passione ma solo se sono distratte, impegnate, lontane da me. Solo quando per loro sono invisibile, non mi notano o mi ignorano. E' in quel momento che mi piace guardarle, studiarle mentre vivono le loro vite. E' un idea piuttosto malsana per chi non ne ha una>>
Cazzo. Vorrei prenderlo a calci nel sedere e urlargli il mio totale disappunto, la mia angoscia nel sentirlo parlare così. Mi chiedo disperatamente perché. Come posso farmi raccontare cosa lo ha spento? E sopratutto come posso convincerlo a farlo dall'inizio?
<<Non puoi parlare sul serio, non puoi desiderare questo per te...ci è voluto un po prima che riacquistassi un contatto con le persone ma ce la puoi fare, ci sei riuscito>>
<<No. L'ho deciso io. L'ho voluto io, l'ho desiderato. E' con te che riesco a rubare attimi di spensieratezza quando mi ero ripromesso di non volerne più>>
<<Ti ho dato molte occasioni per potermi parlare, ti ho implorato più volte...e non lo hai mai fatto, perché adesso mi fai sentire come se mi conoscessi da tempo? E ti prego, non fraintendermi, non potrei più farne a meno. Sei estremamente intelligente e c'è una parte di te che mi dice che sei meravigliosamente logorroico...e mi piace, mi piace così tanto>> un complimento col volto rattristato è il massimo che riesco a fare. Si gira di pancia e mi fissa cupo. Si alza e le sue lunghe gambe lo fanno avvicinare in meno di un passo. Lui e la sua buffa e sensuale camminata dondolante. Stringe le mani sulla balaustra puntellandosi con la fronte sulla mia <<Non volevo farti pena. Non sapevo cosa dirti. Non volevo continuassi. Ti bastano come risposte?>> sussurra sulla mia bocca e ancora mi sorprendo che sia così attratto da me. Con l'aumentare dei baci aumenta la confidenza con cui le lecca, come adesso che le graffia, le morde, le strofina sul suo viso, sul mento. Il suo bisogno di carezze mi accende e mi distrae dall'argomento principale. La verità. La sua vita. All'ennesimo impulso, quando diventa troppo, si stacca con un lamento e senza volerlo poggia una mano ad allentare il cavallo dei pantaloni per poi ritrarla immediatamente impacciato.
<<Scusami...sono tornato tredicenne. Devo...dovrei, vado a fare due passi..>> i suoi occhi guizzano spalancati dal mio viso all'intera stanza completamente imbarazzato. Riesco a percepire il suo disagio e piuttosto che sorridere soffro per non averci pensato. La sua riscoperta tensione sessuale mi manda in pezzi come con nessuno in venticinque anni. Ed io ho addosso solo una maglietta doppia X e un pantaloncino. Si volta per andarsene e lo blocco dal gomito. Quando si volta il suo viso ormai è puro e nitido anche nella penombra. Indossa l'espressione tipica di quando preferisce la modalità silenziosa e vado nel panico.
<<Non ho mai provato nulla di lontanamente simile in vita mia. Se potessi dipingerti quello che ho provato, tutti i tuoi disegni non basterebbero...non riuscirei a lasciarti a bocca aperta e non saprei come chiederti di più...e riguardo alla competizione, ho conservato tutto quello che ho sempre desiderato darti. Perdonami se l'ho capito ora>> immobile mi fissa senza riuscire a leggerne l'espressione.
<<Mi fai venire voglia di distruggere tre anni della mia vita, sei la prima persona a cui parlo da allora. Ti guardo e vedo quanto ne valga la pena..>> le sue dita si chiudono a ragno tra le ciocche di capelli ricadute sul davanti, si volta e scende la scala lasciandomi solo il rumore sordo dei suoi passi e un martellare continuo di due parole: tre anni. Non posso crederci.
Quasi mezz'ora dopo, rannicchiata sul letto e assopita, sento il corpo riempirsi di pelle d'oca. Non sento i passi ma è segno che è di nuovo qui. Il peso del suo corpo prende forma sul letto accanto a me e un debole respiro mi accarezza il collo.
<<Sei sveglia?>>
<<S..i>>
<<Posso?>> e senza attendere la mia risposta mi circonda la vita con il braccio destro riscaldandomi all'istante. Spingo il corpo indietro, sul suo, per non permettere neanche all'aria di insinuarsi tra noi, poi sento i muscoli stendersi e calmarsi. L'altezza longilinea, la magrezza tonica, le ossa del bacino e strascichi dei baci di prima sono tutte su di me. Un guscio che mi stringe forte. Dio, nessuno mi aveva mai detto che esiste un posto così: lui.
<<A cosa pensi?>>
<<Vuoi davvero saperlo?>> mento.
<<Mh mh..>> strofina il naso sulla nuca riempiendomi di brividi e facendomi cedere per un istante.
<<Forse non ti piacerà>> non risponde <<Ti volevo accanto a me e non sapevo come fartelo sapere, quale nome chiamare fino giù>>
Trascorrono secondi che sembrano epoche silenziose, non è un buon segno.
<<Non so esattamente cosa sta succedendo, ma non chiedermi mai più il permesso di restare accanto a me. Piuttosto perdonami se non saprò come allontanarmi>>
Per entrambi, addormentarsi poi, non è mai stato così facile.
Stropiccio gli occhi avvolta dall'aroma inconfondibile della mia marca di caffè preferita.
Quando sbircio attraverso le palpebre ancora pesanti, vedo la tazza davanti al viso, come quasi tutte le mattine da una settima a questa parte. Sorrido richiudendo gli occhi e mi metto a sedere pesantemente scuotendo i capelli <<Proprio non ci sai stare lontano da terra eh?>> allungo una mano sulla tazza sfiorando le sue dita, gustandomi lo splendido spettacolo di lui seduto per terra, la schiena alla parete e la sua tazza nell'altra mano. Sempre la solita golosa posizione che mi fa riconsiderare il suo stare sul pavimento.
Una gamba distesa e un ginocchio sollevato. Un accenno di barba dorata, i suoi infiniti liquidi occhi blu oceano piantati ridenti nei miei. Sorrido ironica pensando al detto 'mai giudicare dalle apparenze'.
<<Perché sorridi?>>
<<Eri bellissimo sotto il tuo abbigliamento di strada..>> inarca un sopracciglio perplesso.
<<...poi una notte, dentro una vasca da bagno, ho scoperto che sei bellissimo sul serio>> ammicca voltando lo sguardo imbarazzato e si mordicchia le dita.
<<Perciò...sono bello>> annuisce e scuote la testa.
<<....da morire> ridacchio mentre lascio il letto e scivolo di schiena accanto a lui.
<<E' una bella ricompensa ora che ci penso...>> si volta di scatto verso il mio viso, gli occhi cobalto mi sferzano la vista e le sue labbra mi risucchiano piano.
<<Ricompensa?>> corruccio la fronte, non capisco.
<<Il tuo..ragazzo>> mi irrigidisco.
<<Non è il mio ragazzo..cioè..non più>> trattengo il fiato cercando di sostenere l'intensità dei suoi occhi fissi.
Quando mima il gesto di incassare un pugno in pieno stomaco, provo una fitta di ansia rivivendo le innumerevoli aggressioni subite senza mai fiatare. <<Qui, eri una scarica di adrenalina dritta qui. Per questo cavavi l'arte dalle mie mani, mi animavi in un modo che non sentivo piu mio>> Il familiare bruciore agli occhi mi fa sbattere le palpebre lottando contro uno sgradevole principio di pianto. Esprime sempre ciò che provo io per lui.
<<Lui aveva qualcosa che desideravo, dopo tanto tempo, da quando ho messo piede in questa città>> la sua inconfondibile spontaneità mi spiazza. Tanto silenzio e tanta onestà. Non sono esattamente sicura che stia parlando di me <<Tutte le volte che ti avvicinavi mi chiedevo quale motivo ti spingesse a farlo, perché tanta ostinazione. Cosa avrei potuto aspettarmi? Non potevo lontanamente immaginare che la ragazza dai capelli rossi col suo piccolo negozio di storie potesse notare un invisibile..>> un tonfo nel petto e un vuoto d'aria come fossi a grandi altezze, il suo lento bisbigliare mentre dolce scruta la mia reazione, mi rendono vulnerabile.
<<Se i vetri del mio negozio non fossero stati specchiati avresti capito. Hai detto che sei un osservatore, non ti sarebbe sfuggito il fatto che me ne stavo giornate intere in piedi ad osservarti dietro le vetrate credendoti molto più grande della tua età>>
<<Insomma, ci tenevamo d'occhio..>> scherza e si avvicina sorridendo, lasciandomi un dolce bacio sulla spalla scoperta e poi manda giù un altro sorso di caffè osservando di colpo il vuoto silenziosamente.
<<Grazie>> fisso il suo volto perso altrove, sperando che non duri a lungo.
<<E per cosa?>>
<<Per il rosso, per il giallo, per il blu, per il verde...e per il nero mancato. Non mi perdonerò mai per quello che hai subito..>> si irrigidisce immediatamente guardandosi attorno spaesato, quasi agitato. Si volta con un mezzo sorriso e afferra la tazza vuota dalle mie mani <<E' un miracolo che tu mi abbia chiesto di disegnare per te, te l'ho detto è il mio unico modo di comunicare con gli altri...>> si alza e senza dire altro si dirige giù per la scala lasciandomi di nuovo con i miei punti interrogativi. Cosa diavolo avrò detto?
Dopo una doccia calda e una compressa per i crampi mestruali, che non mi abbandonano neanche a fine ciclo, lo raggiungo fuori nella piccola verandina. Lo trovo ancora assorto mentre non smette di fissare il Mississipi sotto la luce brillante del sole pieno della tarda mattinata. Mantiene una posa strana, un po storta, con la testa piegata di lato e un braccio a circondarsi la vita.
Batte il piede per terra e poi si volta sentendomi arrivare. Il suo viso fresco e sbarazzino, gli occhi blu lucenti, mi colpiscono sempre come se li vedessi per la prima volta.
Lo blocco prima ancora che parli.
<<Ti fa ancora male?>> gli poggio delicatamente una mano sulla costola. Fremo.
<<No, sono solo stanco. Devo solo...abituarmi..ecco>> abbassa gli occhi conscio del fatto che è strano doversi abituare a stare in un appartamento, dormire su un letto e mangiare regolarmente, dopo anni..tre anni per strada. Tutto quello che lo riguarda mi lascia in un mare di desolazione.
<<Hai mangiato? Ti preparo qualcosa dai...>> faccio per tornare dentro quando mi afferra per la vita stringendomi sul suo petto, lasciandomi di stucco. Il cuore inizia a fare capriole immaginarie e trattengo il respiro mentre mi parla piano all'orecchio <<Solo se mangi qualcosa anche tu, con me>> la sua trappola è una delle più dolci e ferree mai provate. Non ho voglia di liberarmene.
<<Ti va di uscire? Possiamo andare in una caffetteria, dolci profumati e morbidi, cappuccino fumante, torte...>> scioglie l'abbraccio e fa un passo indietro.
<<Non credo sia una buona idea..>> mormora nervoso. Mi volto immediatamente avvertendo ancora una volta una chiusura totale.
<<Non puoi stare tutto il giorno chiuso in casa, non puoi passare da un estremo all'altro..non sei mio prigioniero, te l'ho già detto>> faccio un passo verso di lui, sul suo viso appare una smorfia che diventa un debole sorriso <<E chi ti dice che non mi piaccia sentirmi tuo prigioniero..?>> allunga le braccia e con un gesto veloce mi fa scontrare col suo petto. Ogni gesto con lui, anche il più piccolo, diventa intenso e pieno di significato. Sta diventando una sorta di dipendenza, come il volerlo baciare continuamente o cercare comunque un contatto col suo corpo anche senza apparente motivo. Lo guardo negli occhi cercando di restituirgli la sua stessa spontaneità.
<<Ascolta, neanche io so cosa sta succedendo, non ho mai vissuto nulla di così irragionevole, strano, incomprensibile e contorto. Bacio qualcuno di cui nemmeno conosco il nome e forse è l'ultima cosa rispetto a...quello che non so di te. Siamo in questa casa, insieme, condividendo spazi e intimità, dormi con me..>> deglutisco a fatica quando ogni cosa si materializza nella mia mente come reale e tangibile <<Mi piacerebbe solo che provassi a raccontarmi cosa c'è che non va..perché non puoi riprendere in mano la tua vita>>
<<Non è una parte interessante>> risponde secco con il volto coperto da una tristezza profonda.
<<Lo è per me>>
<<Dovrei tornare a fare una cosa che odio...cioè pensare>>
<<Sei inglese?>> spalanca leggermente gli occhi ma non tradisce altre emozioni, semplicemente annuisce alla mia domanda così secca.
<<Quanti anni hai?>> lascio che il mio palmo scorra lentamente sulla sua tempia e giù fino al mento infondendogli fiducia e lealtà.
<<Me ne sento così tanti addosso....sono solo poco più grande di te>> lo abbraccio stretto e non riesco più a chiedere altro. Lo tengo più vicino a me possibile perché è tutto difficile. Per lui aprirsi e per me spingerlo a farlo. Eppure niente avrà senso se non emergerà tutto a galla.
<<Possiamo fare colazione adesso?>> si stacca, piegandosi sulle sue lunghe gambe per raggiungere i miei occhi. Il suo bellissimo viso mi scruta da sopra un sorriso storto e io annuisco.
Stavolta sono io a bloccare lui mentre si allontana. Sollevandomi sulle punte avvicino lentamente le labbra alle sue, esitando prima di catturarle e bagnarle con la punta della lingua.
<<Prigioniero.. he?>> solleva un sopracciglio regalandomi una fiammata su per la spina dorsale.
La risposta da parte sua è immediata e poco incline al controllo, il suo bisogno continuo di carezze è sconcertante. Le sue mani mi stringono forte poggiandosi senza cura sul sedere, dietro la mia schiena. La sua bocca si schiude un po alla volta fino a quando non avvolge per intero la mia e preme fino a intrecciare le nostre lingue in movimenti sensuali e morbidi.
Mi consuma, assimila i miei respiri, ingoio la sua incredibile dolcezza mista a eccitazione e ritorno in quella dimensione che non sapevo esistesse. Ogni parte del mio corpo sembra naufragare e il suo orbitare intorno al mio. Il modo in cui mi sfiora, la mano che scivola a metà coscia in sincrono con la carezza insistente della sua lingua. Stringe più forte le dita quando mordicchia e lecca. Torna a vorticare quando le mani scoprono altre parti di me. Mi lascio sfuggire un lamento pensante quando inizio a flettermi verso il suo bacino ma in mezzo secondo si stacca con un lungo e sonoro schiocco umido. Si porta le mani ai capelli stringendo forte e dopo pochi secondi, quando capisco lo sforzo nel trattenersi, solleva uno sguardo talmente scottante e frustrato da farmi rabbrividire più del consentito. Piego la testa cercando di scusarmi silenziosamente, conscia del fatto che per colpa della sua innaturale bellezza io diventi una mina vagante. Incurante delle privazioni subite negli ultimi anni e attirata solo dal mio effetto su di lui.
<<Scusa..ho esager->> mi zittisce coprendomi dolcemente la bocca con una mano e piegandosi su di me con ancora quello sguardo rovente.
<<Io sono un uomo. Tu sei...la ragazza rossa del negozio di storie>>
<<Cosa? Sono piuttosto confusa al, al momento..>> ansimo incapace di riprendermi.
<<E' un bene che abbia preso tu l'iniziativa ieri notte, l'ho immaginato spesso.. ma non ero pronto a tutto questo>> mi osserva con un ombra di mortificazione poi, dopo un rapido bacio sulla fronte, socchiude gli occhi e sparisce dentro casa.
Al termine di una colazione alternativa, preparando pancakes alla vaniglia, frutta e cappuccino italiano quasi all'ora di pranzo, lo raggiungo fin dove se ne sta per terra a gambe incrociate, sbirciando dentro il mobiletto a scomparsa sotto la Tv appesa a quadro. Sorrido gustandomi le espressioni del suo volto mentre passa in rassegna la collezione di giochi in 3d e simulatori. Gli porgo della spremuta fresca, oggi sembra fare piuttosto caldo e ho sempre l'impressione che non mangi o beva abbastanza.
<<Ti va?>>
Solleva lentamente lo sguardo dalle mie gambe fino al mio viso in una modo talmente malizioso da farmi arrossire.
Si impossessa sorridendo del bicchiere e con l'altra mano mi afferra il polso trascinandomi giu con lui. Ridacchio sorpresa e prima di bere mi avvicina la faccia alla sua con le dita affondate dietro la nuca. Un bacio leggerissimo per poi portare il bicchiere alla bocca e mandare giù un piccolo sorso a pochi centimetri tra me.
Gli passo una mano sulla guancia <<Devo tornare per qualche ora a casa. Ho delle cose da sistemare ma al mio rientro ti racconto tutto>> annuisce con non troppo entusiasmo.
<<Perché non mi accompagni? Il tragitto è breve e saremo solo noi d->> non finisco neanche la frase che scuote la testa con decisione.
<<Meglio di no...>> mormora a occhi bassi
<<Non ti capisco>> metto il broncio
<<Va, sta tranquilla...>>
<<Okay...>> la sua grande mano dalle dita affusolate si chiude avvolgendo metà del mio viso. Piego la testa sfregandomi contro il suo palmo ad occhi chiusi.
<<Non metterci troppo>> il suo sorriso è spaventosamente intenso quando riapro gli occhi e, priva di parole, annuisco.
<<Domani giuro di trascinarti fuori di quì...anche di peso>> assottiglio lo sguardo ma ne ottengo solo divertimento da parte sua.
<<Ti lascio il mio tablet, su questo non ti farò aprire bocca. Dopo tutto quello che ti è successo ho sviluppato una sorta di ansia protettiva...vorrei, vorrei solo avere la possibilità di sentirti e di sapere che stai bene..>> alzo gli occhi al cielo <<sembro mia madre...ti sto troppo addosso, non è da me>>.
Le mani sul mio viso diventano due e senza aggiungere nulla avvicina le labbra alle mie sfiorandole appena, giocando senza penetrare, senza premere, lasciandomi delusa e avida allo stesso tempo <<Aprire bocca...starmi addosso...ma come parli Clay?>> ridacchia inspirando dal naso, prendendomi in giro, poi si allontana di poco e torna serio <<Dove mai potrei andare...?>>.
<<Mi hai appena dato un motivo per tornare più in fretta...>> sorride di gusto, poi si sfrega il viso ritornando ai videogiochi.
Mi sollevo con quel senso di insoddisfazione e mi dirigo alla porta afferrando cappotto e borsa, ad un tratto mi ricordo della piccola sorpresa che avevo portato con me la sera precedente, troppo distratta poi dagli eventi, me ne sono dimenticata <<Hey, scegli un gioco figo tra quelli di Douglas, così quanto torno ti straccio>> gli strizzo l'occhio ridendo ma quando lo vedo voltarsi di scatto mi fa solo un cenno assente con due dita. Rimango perplessa per qualche secondo poi chiudo la porta alle mie spalle.
A casa di mia madre l'aria è stagnante e c'è un po di polvere ovunque, perciò decido di fare un po di pulizie veloci e aprire tutte le finestre. Ne approfitto anche per scegliere qualche altro cambio pulito ripensando ad ogni singolo istante da quando l'ho baciato fino ad un ora fa. La mia mente è così carica di eventi, di cambiamenti, di situazioni al limite dell'incredibile che faccio fatica a ricapitolare tutto, figuriamoci ad elaborarle. Sono riuscita anche ad evitare i miei lungi viaggi mentali dedicati alle riflessioni. Mi è inconcepibile per colpa dei continui flash della sua bocca, dei suoi baci e delle emozioni che provo anche a distanza, virtualmente. Fremiti e brividi mi scuoto e mi poggio più volte sui mobili di casa per trovare sostegno all'ondata di calore che provo. E il suo modo di parlare poi, così acuto, intelligente e colto. Le sue parole così intense, profonde e di esperienza. Lui pensa di me che sia un angelo, ma l'unico raro e prezioso, venuto fuori dal nulla fra noi due, sembra essere lui. Con la sua calma, la sua arte e la sua bellezza inumana.
Provo l'impulso irrefrenabile di chiamarlo dal dispositivo di casa ma mi freno all'istante per non sembrare paranoica o peggio asfissiante; ma non posso mentirmi. Già mi manca.
Quando finisco di mettere a posto casa, mi collego sul web dalla TV touch per prendere alcuni dati e scaricare la posta. Lancio con un veloce gesto a scorrimento alcuni file in wi-fi sulla lavagna digitale dentro lo studio di mamma. Leggo un rapido scambio di e-mail in cui mi avvisa che tutto procede per il meglio e che il capo sembra aver abboccato all'amo completamente. Non mi accorgo, perciò delle ore successive, totalmente immersa a correggere i dati che dovranno essere riportati col mio stesso modus-operandi per non destare sospetti. Mi prendo anche il tempo per farmi un caffè e scrivere a papà. Gli racconto del post-distruzione, dei dettagli del trasferimento di mamma, di cui già gli aveva accennato; di come sono andate a finire le cose con il misterioso artista di cui si era accorto anche lui, trovandomi accucciata sotto la pioggia quella notte. Gli risparmio diversi dettagli intimi come la quasi convivenza e sorrido premendo invio. Spero mi risponda presto. Faccio una veloce telefonata anche a Lynn per aggiornarla dell'idillio nel suo appartamento e dopo urletti impazziti mi strappa la promessa di vederci, anche per un ora, il giorno dopo. Lynn e la sua mania per i dettagli.
Quando torno in cucina a sciacquare la tazza mi accorgo della luce della nostra segreteria digitale che lampeggia ininterrottamente chissà da quanto, visto che nessun dispositivo ha squillato. Mi avvicino e con voce ferma comando ad alta voce "leggi messaggio".
"Lilian, scusami se ti disturbo a casa ma ho urgente bisogno di parlarti. Ti ricordi di me vero? Sono Sofy, lo so che ti ricordi...perciò ti prego non esitare a chiamarmi, è una questione urgente. Forse so come aiutarti a trovarlo, ho notizie da un amico del Nord. Chiamami, al solito numero che già possiedi".
Il secondo bip chiude il messaggio. Rimango interdetta per diversi secondi, abbastanza da sfiorare il replay e riascoltarlo altre due volte. Il tono criptico che usa la donna mi riporta, come lanciata da una fionda virtuale, indietro nel tempo di qualche settimana. Al giorno in cui ho assistito alla conversazione tra i miei genitori. Sapevo che la cosa non fosse finita lì, lo capivo, lo percepivo, l'ho accettato per non tormentarmi con domande a cui mia madre non era pronta a rispondere, ma così ritorna tutto con prepotenza. Che storia è questa? Chi è questa donna di cui non ho mai sentito parlare? Mia madre è solita condividere le sue amicizie perciò la cosa mi lascia del tutto sorpresa. Ancora una volta.
Sbuffo grattandomi la testa non sapendo, adesso come allora, come comportarmi. L'istinto mi dice di chiamarla subito e informarla della telefonata visto che non tornerà a tempo indeterminato; cogliere la stessa occasione per provare a scavare a fondo, questa volta definitivamente. Non posso sopportare che qualcosa più grande di lei, di noi, di tutto si abbatta sulla nostra famiglia. Il processo, il risarcimento, i soldi, i tanti soldi che mio padre sta pagando per lei. Non ce la faccio a sopportare altri misteri.
Faccio il numero del cellulare di mia madre che squilla a vuoto anche nei successivi due tentativi. Ancora più frustrata guardo l'ora e mi accorgo di aver fatto più tardi di quanto avrei sperato. Lo sento fin nelle ossa, per colpa delle silenziosa e maledetta mancanza che provo lontana da lui. Afferro il piccolo borsone da viaggio con dentro i cambi e qualche altro oggetto e risalgo velocemente in auto.
Quando arrivo all'edificio mi infilo nell'ascensore scansando un paio di inquilini degli altri piani, mi guardano quasi sconvolti ma mi ignorano come tutte le volte.
So che mi sta aspettando, avrà sentito l'avviso sonoro della chiamata dell'ascensore. Ho il cuore in tumulto e sono anche nervosa per il messaggio in segreteria. Un insieme di cose che mi fanno sentire l'estremo bisogno di avvinghiarmi a lui il più possibile. Mi domando stupidamente se sia cambiato qualcosa in queste poche ore, se abbia cambiato idea su...questa strana cosa che siamo diventati. Quando ormai sono rimasta sola con i miei pensieri si spalancano le porte e il mio viso si allarga sfacciatamente quando lo vedo, in piedi sull'uscio, ad attendermi sorridente e con un braccio poggiato sullo stipite. Mi sento una bambina ma gli corro incontro con il borsone che dondola dalla mia mano, un tonfo secco e lo lascio cadere a terra. Esito mentre ci fissiamo in silenzio poi lo abbraccio prendendomi tutto il tempo del mondo per avvolgerlo esattamente come fa lui. Mi solleva in braccio superando il portone e si volta dando le spalle all'ascensore. La sua bocca è sulla mia in un istante, mi tiene ferma, stretta e la sua lingua mi attraversa come il Mississipi fin dentro le vene. Sento tutto, provo tutto, gioia, eccitazione, sorpresa, rispetto e adorazione. Mi porta dentro casa così, sospesa per aria, spingendo il borsone con il collo del piede fino a chiudere la porta con un lieve calcio.
Quando mi fa scivolare giù sono senza fiato, la bocca arrossata e umida, pizzicata, morsa, divorata.
<<Ho fatto tardi, scusa>> sussurro con l'affanno.
<<Non voglio spaventarti ma.. è troppo strano se dico che mi...sei, mancata..?>> mi guarda preoccupato, animato dallo stesso affanno mio.
Per tutta risposta mi sollevo sulle punte, trovando sempre difficile raggiungerlo per quanto è alto, e gli abbasso la bocca sulla mia totalmente avida. Lo lecco, tiro il labbro superiore dolcemente e gli accarezzo i bicipiti quasi con le unghie. I miei polpastrelli si accorgono al tatto della pelle d'oca che gli ho appena provocato e, ricordandomi della sua condizione di repressione involontaria, mi fermo quando sento che i segnali si espandono in tutto il suo corpo facendomi desiderare di più. Di nuovo una mina vagante, ed è troppo tardi. Mugugna roco nelle profondità della gola e si stacca sofferente.
<<Scusami, ti prego scusami...è che non so che mi prende...>>
<<Lo so io...la stessa cosa che uccide me...non preoccuparti, non frenarti...sarebbe peggio>> mormora tentando di ritrovare la calma ma continua ad accarezzarmi e donarmi piccoli e meravigliosi baci tra bocca, mento e fronte. Mi piace quando mi bacia la fronte, lo fa spesso. Gli viene istintivo. Vorrei sentirgli dire che non sono un tormento ma quello che desidera. Non posso dirgli che lui è il mio tormento e che lo desidero come mai ho desiderato qualcuno in vita mia. Con prepotenza, con arroganza e una passione sfrenata che non sapevo esistesse in me.
Un profumo inebriante mi distrae e mi volto verso la cucina. Mi avvicino ancora barcollante e lui mi segue allacciando le braccia alla mia vita. Quanto è difficile stare così con lui. Quanto vorrei vivere attaccata a lui. Chiudo e riapro gli occhi inspirando e sorridendo.
<<Stavi cucinando?>> sollevo e piego il viso all'indietro, sbattendo contro il suo petto, incontrando il suo sorriso capovolto che annuisce <<Non posso crederci! Davvero sai cucinare? Perché non me lo hai detto?>> mi stacco e mi appoggio di peso su uno degli sgabelli piluccando briciole di pasta sfoglia.
<<E' una semplice torta salata...e..dovresti assaggiarla prima di fare un qualsiasi complimento>> si porta accanto a me poggiandosi coi gomiti alla penisola, poi lancia uno sguardo adorante alle luci del tramonto che ci abbagliano dalle grandi finestre di fronte a noi. In un istante lo vedo allontanarsi da me, uscire sul terrazzino ansioso di non perdersi, come tutte le sere, il tramonto sul Mississipi. Inizia a fare gesti con le mani, come se misurasse l'aria, ne pesasse la saturazione o si appuntasse nella mente i colori. Fotografa quello che ha davanti, pronto a vomitarlo sotto forma d'arte dalle sue dita subito dopo. E' una vista mozzafiato. La mia vista perfetta, il quadro che mai potrà dipingere perché reale e violento contro i miei occhi. Scuoto la testa e mi avvicino a lui con un angolino di torta salata appena ritagliata. Spia velocemente la mia presenza poi continua col suo studio cromatico. Si volta di nuovo verso di me divertito e si ferma ad osservarmi mentre mastico indisturbata.
<<Ah bhe, buona cena allora...vuole che le porto del Merlot? Si affianca perfettamente alle torte salate fatte con la ricetta classica di mamma del Colorad->> si blocca di colpo abbassando il viso e rabbuiandosi all'istante. Senza volerlo lascio cadere il pezzo di sfoglia rimasta e mi porto su di lui << Hey, che succede stai male? Cos'hai?>>
<<Scusa...una fitta, nulla tranquilla>> stonata e stridula la sua voce mi fischia nella mente e mi fa preoccupare.
<<Alla costola?>> faccio per sorreggerlo e mi sorride senza farlo veramente. Annuisce senza aggiungere altro e mi abbraccia forte.
<<Scusa, non volevo spaventarti..sei affamata, mangiamo vieni...>>
<<Domani chiamo Ryan, magari passa a darti un occhiata...ti prego non dirmi di no..>> la mia voce gli arriva come un implorazione e stranamente, senza obiettare, annuisce per la seconda volta.
Ceniamo come se nulla fosse accaduto.
Commento la sua torta salata restituendo gli stessi mugolii che riserva alla mia cucina. Mi coccola, mi cerca, mi accarezza e mi fa dimenticare completamente del mio progetto di affrontare mia madre sullo strano messaggio lasciato in segreteria. Lo beviamo sul serio un bicchiere di Merlot, trovato per caso nella dispensa, e ci ridacchiamo sopra lasciandoci scaldare da un po di sano alcol.
Mi aiuta a portare via i piatti e a sistemarli nella lavastoviglie per poi concludere gli ultimi sorsi del vino scuro sulla terrazza, seduti per terra, in silenzio e al buio. Nessuno dei due è intenzionato a disturbare l'atmosfera ne a macchiarla di parole dette tanto per riempire lo spazio tra noi. E cosa più importante, non ci serve.
Le sue dita raggiungono le mie delicatamente, senza stringerle, sfiorandole soltanto.
<<Chi è Douglas?>> non si volta ma continua ad accarezzarmi dolcemente e la sua voce suadente lo accompagna.
<<Il fratello di Lynn>> rispondo come se mi avesse chiesto del tempo, assecondo il suo voler sapere senza rendermene conto, come fosse giusto.
<<Come si chiama...va il tuo ragazzo?>>
<<Matt..>> spero non vada oltre, voglio dargli l'esempio. Voglio rispondere alle sue domande da rivelazione e provare a guadagnarmi il prossimo turno.
<<Ti manca?>>
<<Mi ero completamente dimenticata di lui fino a tre secondi fa>>
<<Dove eri stata?>>
<<Ad Orange, in Texas. Il mio capo vuole aprire un altro Digital Corner lì e vuole che mi trasferisca per seguirlo e lanciarlo come il The Page. Ero li per un'ispezione.>>
Il suo respiro si incrina ma continua a guardare dritto davanti a se.
<<Lui era con te>> la sua non-domanda mi incupisce. Non ha nulla a che vedere con questo, con noi. Non era la cosa giusta.
<<Siamo molto diversi, mi ha aiutata a capirlo più velocemente>>
<<Ti è piaciuto stare li?>>
<<Mh, si può cadere in depressione dopo 24 ore lontani da casa? Ho provato a spiegare al mio capo che non faceva per me, ma mi ci ha obbligata>>
<<E tu?>>
<<Ci ho spedito mia madre, beh, si è offerta volontaria in realtà ma all'insaputa di tutti. Non è onesto ma era quello che desideravo..>>
<<Perché?>>
<<Per te. Senza esitazione>> si volta lentamente ma io resto immobile.
<<Davvero?>>
<<Si. Mia madre ha in qualche modo capito che avevo bisogno di te, celato sotto il tuo finto bisogno di me>>
<<Io HO bisogno di te, senza finzioni>> è allora che mi volto anch'io.
<<Ti ho portato un paio di letture, in realtà già da ieri ma sei venuto nel mio letto e mi hai distratta...>> mi trafigge con le sue splendide iridi lucenti e sconvolgenti, brillano insieme alle stelle alle sue spalle. E' luminoso quanto loro e alla visione del tramonto si aggiunge quella notturna. Per quanto lo abbia detestato, lui e l'ambiente esterno sono una cosa sola. Cielo, stelle, strade e marciapiedi lo hanno accolto e lo hanno amato facendolo somigliare un po a chi lo ha adottato per tre anni.
<<Non mi servono i libri se ci sei tu a dormire di sopra, verrò a distrarti sempre>> mi accarezza la guancia con un pollice e mi osserva serio.
<<Non voglio distrarmi, voglio te>> vorrei essermi data una sberla in bocca per aver parlato così velocemente. Si avvicina lento e quando le nostre spalle si toccano, si sporge su di me e mi bacia. Chiude gli occhi e mi tiene il mento con le dita mentre la punta della lingua lecca come un assetato le mie labbra. Le schiudo velocemente e gli mozzo il respiro catturandolo. Il profumo della sua pelle mi accende, il solo annusarlo mi riempie di desiderio ed è come se camminasse intorno alla mina senza badare all'innesco.
Ancora proteso verso me, compie una torsione gattonando felino sul pavimento, spingendosi in avanti come per arrampicarsi su di me. Le mie gambe, divenute subito d'intralcio, si aprono autonomamente per fargli strada. Poggio i palmi a terra per sostenermi e il suo corpo sovrasta carponi il mio. Le sue mani poggiate accanto alle mie lo sostengono, mentre la bocca è totalmente fusa con la mia. Labbra sigillate dove neanche un filo d'aria ci passa, sono solo le lingue a muoversi in un gioco a cui non ci eravamo ancora spinti, quasi simili al sesso vero e proprio. Assorbo i suoi gemiti nella mia gola restituendoli come un eco nella sua. Incapace di puntellarmi contro le spinte della sua lingua mi lascio andare giù aggrappandomi a lui che lentamente mi accompagna. Sdraiata, con lui in ginocchio tra le mie gambe è insopportabile anche da immaginare.
Infilo le mani sotto la maglietta, delicatamente sfioro le ossa coperte dai muscoli che sembrano magicamente tonificarsi sotto il mio tocco. La mia mente manda immagini assolutamente inattese, un alternarsi di lui sul mio corpo e di uno sconosciuto per strada incappucciato fino a scomparire. Come a fondere una volta per tutte le due persone, capire che è sempre stato solo lui. E quando ne divento consapevole le mie carezze si fanno più pressanti incassando i polpastrelli dal petto fino al bordo dei pantaloni per sentirlo il più possibile. Niente più barriere. Scioglie le nostre lingue con uno schiocco bagnato dando spazio al suo lieve ruggito. Apre gli occhi fissandomi impazzito.
Solleva di peso la mia maglietta piegandosi a premere le labbra intorno all'ombelico; mi bacia solleticandomi tutto intorno, per poi leccarmi solo con la punta della lingua verso l'alto. Quando arriva sotto la curva del seno, lasciato distrattamente libero da qualsiasi costrizione, esita qualche secondo per poi strofinare la sua guancia su di me, pungendo dolcemente un capezzolo con la ruvidezza della leggera barba incolta. Lo bagna per dargli subito sollievo e le sue labbra attorno ad esso diventano troppo.
Mi divincolo cercando e sfuggendo il tocco intenso. Nonostante non sia nuova a questo tipo di contatto fisico, non riesco a trattenermi. Non sono mai impazzita così presto, mai perso il senso delle cose, mai desiderato tanto da sentire il mio corpo trasformarsi e scalpitare per essere di qualcun altro. Lo sento disconnettersi anche dalla mia mente per seguire lui.
Ancora incredula che questo corpo lo attragga, presa dall'insicurezza, cerco di liberarmi dalle sue mani che mi bloccano i fianchi. Mi lascia andare ritraendosi.
<<Non faccio che provocarti senza volerlo, mi dispiace..>>
<<Clay non capisco, credevo volessi... ... me>>
<<Tu, si....la tua bellezza, inconcepibile, dimmi chi non la vorrebbe...io sono solo...>> una stupida. Un attacco di insicurezza nel momento meno adatto. Una stupida.
<<Tu, non hai neanche lontanamente idea di cosa significhi per me. Non me ne frega niente di cosa sono io. Non sono niente davanti a te. Mi chiedo continuamente se merito di dormire nel tuo letto o toccarti o baciarti..ma non posso farne a meno. Perciò smettila con queste stronzate di chi è meno o di chi è più. Non vorrei essere da nessun altra parte. Te lo giuro Clay>> annaspa per tornare a galla da quello sguardo così vero e dalle sue parole sincere. Lo guardo. e per quanto la scena sia quasi ridicola, non riesco a trattenere un sorriso di compiacimento. Fanculo a me. Mi avvicino a lui in ginocchio posando le mani sulle sue spalle.
<<Sono un disastro. Niente più paranoie. Promesso.>> sorride a sua volta e si riprende le mie labbra più dolcemente, assaporandoci senza staccarci per diversi minuti.
<<Divento una specie di......selvaggio con te. Sto iniziando a preoccuparmi oltre ad essere tornato...un tredicenne. Dio che sfigato" la sua buffa faccia seria mi fa letteralmente esplodere in una sonora risata. Mi stringe forte ridendo insieme a me e mi toglie i capelli dal viso per accarezzarmi delicatamente e poggiarmi sul suo petto. Le sue parole riverberano fino al mio orecchio <<Perciò adesso, farò finta di andare in bagno..>> scoppiamo a ridere di nuovo, poi una leggera fitta guardandolo coprirsi il viso con le mani e scuotere la testa diretto in casa.
Al suo ritorno, pochi minuti dopo, mi trova seduta a gambe incrociate sul letto con la Tv accesa sulle notizie del giorno. La spengo subito battendo le mani sul materasso nel posto accanto a me. Mi guarda perplesso e ancora imbarazzato per poi rilassarsi e sedersi di fronte a me nella stessa posizione.
Mi allungo tirandolo per la maglietta e quando sono abbastanza vicina gli rubo un bacio per archiviare l'argomento.
<<Ah si....speriamo sia un thriller, un horror o una poliziesco. Niente coppie, niente baci>> si ricorda delle letture portate con me, ridacchio con il libro premuto sotto le mie gambe.
<< Dai tu stenditi ed io leggo un pezzo a caso..se poi ti piace, te lo leggerò dall'inizio. Ti va?>>
<< Ti piace molto?>>
<<Lo adoro, in realtà li adoro.. tutti e quattro. Ma c'è chi ci ha fatto ruotare la propria vita intorno un sacco di anni fa...>>
<<La Bibbia? La conosco...>> rido di cuore mettendomi una mano davanti per lo scoppio sonoro.
<<No...ci sei vicino però...>>
<<Okay...se mi addormento avrai la tua risposta...>> lo guardo fissare il soffitto tranquillo e spensierato e vorrei buttare per aria il mattone e riportarlo sotto la mia maglietta.
Gracchio pronta a cominciare:
<<" Tu credi che io sia una pietra viva, dura e fredda. E' vero. Questa è la nostra natura, ed è molto raro che subiamo cambiamenti profondi. Se ciò avviene com'è stato quando Bella è entrata nella mia vita" >>
bisbiglia qualcosa che non capisco e continuo
<< ".. il cambiamento è irreversibile. Non si torna indietro...La seconda alternativa, quella per cui avevo optato all'inizio, era restarle accanto per tutto il corso della sua esistenza umana" >>
<<Smettila>>
<<"Forse non sarebb-" ... cosa?>> sollevo gli occhi e lo trovo pietrificato davanti a me.
<<Chi ti ha dato quel libro?>> bisbiglia tagliente.
<<Cosa? Co...è di mia madre..perché? Lo conosci?>> mi acciglio confusa.
<<Smettila subito>> si alza di scatto e afferra uno dei grossi maglioni bucherellati dei suoi, lo infila in mezzo secondo e lo sento tirare su col naso. Cosa diavolo gli prende?
<<Hey...che succede? Ti prego parlami mi stai spaventando...>> si avvicina freddamente e con uno sguardo a cui non so dare un nome, ma che mi ferisce, punta il dito contro il libro senza guardarlo <<Quel coso non ce lo voglio quì ma visto che non è casa mia vado via io>> sento uno strano bruciore nel petto e con la testa che gira lievemente lancio via il libro e mi precipito alla porta bloccandola con la schiena.
<<Tu non uscirai in queste condizioni. Vestito così e ...arrabbiato per non so cosa>> mi asciugo una lacrima notando i suoi occhi arrossati.
<<Mi sento soffocare, ho bisogno di......uscire. Ti prego>> stringe i denti e chiude gli occhi furente.
<<Dimmi che succede...conosci quel libro? Che significa?>> non risponde <<Non farlo, non il silenzio, non da te...>>
<<Ti prego dimmi se conosci quel libro? Li conosci tutti e quattro?Eclipse, lo conosci? Parlami non stare in silenzio per favore, ti prego...>> quando riapre gli occhi stretti in una morsa, due lacrime scivolano da due occhi rossi e freddi che di colpo spengono anche il più blu dei mari. Occhi che mi hanno sempre parlato, ora spenti. Si china sul mio viso e soffia incazzato <<Si, si e ancora si. Conosco quegli stramaledetti libri a memoria. La mia vita è distrutta per questi stramaledetti libri. Detesto questa cazzata. Tu non c'entri>> mi abbraccia stretta tirando su con il naso ma lo fa solo per spostarmi di peso dalla porta.
<<Mi sento perso e non puoi farci nulla>> chiude la porta lasciandomi sola. Nessuna lacrima. Nessun pensiero. Solo tanta delusione. Non ce la faccio, contro i segreti di tutti non posso farcela. Sembro non essere così importante se questi fottutissimi segreti rimangono tali anche per me.
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Trust Me! Ve lo ripeto...
A presto...promesso!
Sun1600
Ok....mente locale....da dove diavolo devo cominciare? sarebbe da citare tutto il capitolo, ogni frase ricca di emozione, ogni loro bacio un brivido nella spina dorsale....
RispondiEliminaLui come ha detto Clay così intelligente, perspicace, spiritoso....le loro risate sulla terrazza....Un tredicenne che non riesce a resistere alla rossa del negozio di storie!!!
Il loro fuoco è intenso e penso non riusciranno ad imprigionarlo ancora per molto....
Poi arriva il mistero, lui che prima della fitta alla costola stava parlando della mamma, i suoi tre anni "senza pensare", il misteri della madre di Clay e poi non ultimo la reazione ai libri della saga.....non vedo l'ora di scoprire cosa ha partorito la tua mente circa la saga e le sue conseguenze su questo pover'uomo e anche sulla famiglia di Clay!!!! Che poi il suo nn poter rimanere lontano, allontanarsi da lei, che dice spesso in modo struggente ricorda proprio molto Edward!!!Anche la loro interdipendenza così veloce, il loro bisogno reciproco è molto da Edward e Bella...(poche ore e già si mancavano). Ma vorrei soffermarmi su una frase emblematica..." Non posso distruggere sempre cose e persone. Non sono nessuno, non voglio toglierti nulla di ciò che è tuo. Mai." quel SEMPRE che cosa ha distrutto, chi crede di aver distrutto???
Chiudo così, anche perché potrei scrivere all'infinito, cmq io me ne sono innamorata del nostro bel barbone!!!!
sbaglio o la temperatura in quel loft si è alzata parecchio?XD
RispondiEliminae i misteri si infittiscono tra la mamma di Clay,la saga e Paint che...beh è tutto un mistero o.O però sul fatto che è inglese ci avevo indovinato XD
ce ne sarebbero un casino di cose che vorrei dire,ma non riesco a trovare le parole...comunque mi emoziona sempre di più questa storia,mi da dei brividi pazzeschi!
Mi è sembrato di andare sulle montagne russe......un crescendo di emozioni.....e adesso comincia il bello.......perchè i libri sono collegati a Paint sicuramente.......
RispondiElimina"Mi chiedo continuamente se merito di dormire nel tuo letto o toccarti o baciarti..ma non posso farne a meno.".....qui mi hai fatto sognare......ed emozionare.......
"Tu, non hai neanche lontanamente idea di cosa significhi per me. Non me ne frega niente di cosa sono io. Non sono niente davanti a te. Mi chiedo continuamente se merito di dormire nel tuo letto o toccarti o baciarti..ma non posso farne a meno. Perciò smettila con queste stronzate di chi è meno o di chi è più. Non vorrei essere da nessun altra parte. Te lo giuro Clay"
RispondiEliminaqui sono praticamente crollata ... non so da dove iniziare, cosa dire, cosa scriverti.
Di sicuro questa ragazzo ha un passato pesante sulle spalle e abbiamo capito che la Saga c'entra qualcosa, adesso tutte quante ci chiediamo quale sia LA COSA che lo uccide.
La chiamata che ha ricevuto la mamma di Clay mmmh ... non so, ho uno strano sospetto ma staremo a vedere.
"MI FIDO DI TE" giusto per citare la Saga ...
solo che ho sempre paura che con questo ragazzo si faccia 1 passo avanti e 100 indietro. Ok, la smetto di farmi paranoie. Ciao Twinni miss u
.....ho dovuto darmi 5 minuti per riprendermi un attimo dal capitolo....mi sento ancora così spossata!! ...Tutto ciò che dice, come lo dice, i suoi gesti dolci, altri selvaggi......e a volte teneramente imbarazzati, me lo fanno amare sempre di più... HO ASSAPORATO OGNI SINGOLO MOMENTO...
RispondiEliminaPaint ha traumi e cicatrici profonde, il suo volersi ostinatamente ANNULLARE di fronte agli occhi di chi lo circonda, il suo voler essere NESSUNO, mi ha stretto il cuore...3 anni...sono tanti, troppi per un ragazzo ..
Sulla veranda deve essere successo qualcosa, forse senza pensarci ha ripetuto una battuta fatta o ascoltata da qualcuno che gli stava molto vicino,forse la madre, non so...
...............e quando credi che sia tutto ok e proprio mentre ti prepari ad assistere a un altra bella pomiciata sul letto, LUI dà di matto E SUCCEDE L'INIMMAGINABILE!!!.....e che diamine Paint! se Clay ti avesse fatto vedere il Film di Eclipse allora sì che avresti avuto OTTIMI motivi per andartene via incazzato da quella casa, ma quello che è successo mi ha freddato!....il mistero è sempre più fitto, e temo ci sia un legame con i problemi legali di quella sciroccata della mamma.
...Non per essere ripetitiva, MA NON PUOI LASCIARCI COSI'!!!!....mi sento inerme e disperata come Clay in questo momento!!....cazzarola ho paura x LUI! HO PAURA CHE NON TORNI A CASA!!!!!
NOOO come ci lasci così AHHHH che capitolo non ci soo parole ...che tenerezza Paint le frasi ... i baci e la dolcezza ..ti fanno sciogliere ..un ragazzo così speciale ma tanto sofferente 3 anni passati così alla mercè della strada deve essere dura per tutti lascia cicatrici ..è all'ultimo cè la mazzata finale , non saprei come collegare il tutto la mamma . la saga.. e la reazione di Paint al libro che se ne va così..so in ansia adesso quasi come Clay!!!!
RispondiEliminaSono un po' spiazzata....questo cap mi ha lasciata senza parole, per l'intensità per quello che mi fanno provare loro due ad ogni singola parola o gesto. È emozionante da morire....ma la reazione di Paint per Eclipse lascia sconvolte. Che diavolo gli è successo??! Che differenza atroce ha dovuto subire per colpa della saga??! Non me lo spiego ma una cosa è certa "I TRUST YOU" ;-)
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