Ho scritto.
Ho scritto così tanto convincendomi che avrei potuto raccontarvi tutto in un unico capitolo.
Mi sbagliavo.
Se non voglio che diventi un miscuglio di cazzate è meglio andare con ordine.
Non voglio confondervi e farvi perdere il filo.
Perciò occupiamoci di una cosa per volta.
Mi scuso con le lettrici più vicine a me a cui ogni tanto lancio spoiler dicendo "Nel prossimo" e invece diventano 2 capitoli o 3 come in questo caso. OK. Ho parlato TROPPO.
BUONA PASQUA FATTA e come promesso ecco l'aggiornamento...
Questo davvero non lo avevo previsto. Quasi ci sbattessi contro il fatto che ogni istante passato con lui sia un incognita bella e buona, ma questo adesso è ancora più assurdo.
Avrei voglia di corrergli dietro a perdifiato e non permettergli nemmeno di varcare la soglia delle porte automatiche a vetri giù al piano terra, ma qualcosa mi porta a dargli comunque un incondizionata fiducia.
La sua ritrosia a uscire di casa, mi fa anche pensare che non andrà poi così lontano. Potrebbe non conoscere il centro di Baton Rouge e di sicuro non mi darà l'enorme dispiacere di rannicchiarsi su qualche marciapiede. Non può farmi questo.
Non dopo avermi giurato che non non desidera essere da nessun altra parte. Ed io gli credo. Devo. Non ho altra scelta se non quella di preoccuparmi a morte fino al suo ritorno.
Mi sposto accanto al letto osservando il libro di cui sono bastate poche frasi, riconosciute in un attimo, per farlo impazzire di rabbia. Una storia che con un apparente distanza accomuna i segreti di due persone così vicine ed importanti. Non esiste alcun nesso e la testa sembra volermi esplodere da un momento all'altro mentre cerco, provo a mettere insieme piccoli pezzi. Eppure, l'unica cosa a cui riesco a pensare è il fatto che in situazioni opposte le reazioni sono praticamente identiche. La sua e quella di mia madre.
"La mia vita è distrutta per questi stramaledetti libri" - sembra un nastro che si riavvolge come è successo alla mia famiglia, portandone i segni più pesantemente di me. Quasi lo comprendo perché soffro e reprimo la rabbia per ciò che grava su mio padre, sulle responsabilità di cui si è fatto carico. Forse se gli raccontassi tutto.
In un silenzio assurdo mi ritrovo a vagare nell'appartamento cogliendone i dettagli per la prima volta. Non mi ero soffermata molto sullo stile o sull'arredamento.
Lo avevo trovato lussuoso, nei suoi spazi ridotti, ma molto caldo e accogliente.
Dopo aver lavato il viso, mi infilo una felpa dal tascone centrale sul davanti e un pantaloncino pulito. Solo adesso si sente l'aria umida dopo una giornata piuttosto calda. Mi preparo una tisana calmante fissando l'ora con una cadenza snervante. Mi sposto fino al terrazzino dove mi sporgo brevemente e poi mi lascio andare giù.
Poggio la tazza per terra ed inizio a pensarle seriamente tutte.
Non può essersi allontanato, non può aver deciso cosi radicalmente di passare la notte fuori. Sapevo che avrei dovuto fare i conti col suo passato, senza conoscerlo.
Segni di delusione e profondo dolore che riemergono fino a indebolirlo, nonostante gli sforzi per far finta che non esista un sua vita prima di questa.
Tiro fuori il tablet dal tascone e compongo il numero di mia madre. Al terzo squillo questa volta risponde, decisamente assonnata.
Mi mordo le labbra quando mi accorgo che si tratta di un orario insolito, di quelli che preoccupano un genitore.
<<Mamma...>>
- Clay che succede, stai bene? Papà sta bene?
<<Si, si è tutto okay, scusami per l'ora ma è piuttosto urgente.. >>
- Non credo di sentirmi più tranquilla...che succede tesoro?
<<Niente è solo che....ecco una tua amica ha lasciato un messaggio in segreteria a casa e, dai toni che ha usato, sembra una cosa piuttosto delicata perciò credevo di doverti avvisare subito>>
- Di che si tratta? Quale amica?
<<Sofy. Ti ha lasciato un messaggio in cui dice che sa come trovarlo...>>
Trattengo il fiato. Il silenzio che segue all'altro capo del telefono è breve ma carico di quella tensione che avevo già previsto.
- Grazie tesoro per avermi avvisata, ma non è così importante. Lo ascolterò da qui e appena potrò le lascerò un messaggio. Non avresti dovuto preoccuparti.
<<Mamma, vengo lì>> stringo gli occhi sperando che afferri le mie intenzioni <<Sono sicura che ne dovremmo parlare..>>
- Come? Cosa... vieni qui ad Orange? Per questa storia?
<<Per questa e per tutte quelle di cui ancora non mi hai detto nulla..non ti sto rimproverando, non ti sto obbligando Mamma, ma ho bisogno di mettere insieme i pezzi. Credo che tu me lo deva!>>.
La sento sbuffare più per rassegnazione che per ostinazione e il mio tono piuttosto cupo deve averla convinta.
- D' accordo, ne hai tutto il diritto.
<<Parto appena posso, mi fermo una notte..>>
- Okay. Clay non voglio che ti tormenti con questa storia, cercherò di spiegarti tutto. Te lo prometto.
<<D' accordo, buona notte. Scusami l'ora>>
- Piccola mia, una madre non ha orari, ora va a letto anche tu e sta attenta.
<<Certo>> come se potessi anche solo pensare di sdraiarmi sul letto di sopra da sola.
Quando entrambe mettiamo giù, l'ansia inizia a divorarmi quasi quanto la sua assenza. Senza preoccuparmi della tenuta, afferro la card dell'auto, la borsa e apro di scatto la porta d'ingresso.
Quasi inciampo sui miei stessi passi, con lo sguardo fisso davanti a me e la bocca spalancata, nell'esatto istante in cui lo trovo rannicchiato, con la testa fra le ginocchia, sul pianerottolo. Poggiato alle porte dell'ascensore.
Solleva piano il viso fino ad incontrare il mio, nessun ombra d'ira, nessuna lacrima, solo tanta tristezza in un viso d'angelo. E quegli occhi blu, resi lucenti da quelle poche e incontrollate lacrime sfuggite al suo controllo, che saettano cercandomi. Si alza di scatto venendomi velocemente incontro, senza darmi il tempo di chiedermi da quanto tempo fosse li.
<<Stavo venendo a cercarti>>
<<Lo so.. >>
Mi abbraccia forte.
Mi stringe fino a farmi male ma non mi lamento, assimilo anche un piccolo e sopportabile dolore pur di sentire che è qui con me.
<<Sai cosa mi fa incazzare più di tutto? Sai cosa mi fa incazzare con l'idiota che hai davanti?>> scuote la testa freneticamente, è sempre più sconvolgente il suo modo così intenso di fare, di muoversi, di ribellarsi a se.
<<Smettila, mi dispiace...>> mi accarezza il viso con entrambi i palmi e si china per mirare dritto nei miei occhi verdi.
<<Che è da squilibrati usare quel tono proprio con te. Solo un pazzo può trattare così te. Soprattutto io che ti devo ogni cosa>>
<<Ho avuto paura che tornassi in strada, stavo per mettere la città sotto sopra...>> unite sul suo petto, stringo le dita nel maglione fino a conficcare le unghie e lo trascino dentro casa.
<<Mi dispiace. Non riesco a staccarmi dall'idea che sia ancora il mio punto di riferimento...ma c'è qualcosa che mi frena adesso. E' assurdo che ne possa sentire la mancanza...ma la possibilità di allontanarmi da te, di nuovo, non mi ha dato la forza di varcare neanche l'ascensore...>> sollevo gli occhi di scatto nei suoi sbalordita.
<<Sei rimasto qui? Tutto il tempo? Tu eri qui? .. ci, ci separava una porta?!>> annuisce ed io contraggo la mascella irritata <<Ho voglia di darti un pugno>>
<<Vorrei una pausa dalla violenza ti prego...>> ride piegando la testa a disagio e quando mi rendo conto, la verità arriva come uno schiaffo.
<<Si ma non ti farei male..>> sorrido debolmente accarezzandogli il viso <<Sei esausto...andiamo a letto>>
<<Ripetimelo..>> bisbiglia mentre sorrido ruotando gli occhi, stavolta con meno audacia.
<<Andiamo a dormire...siamo stanchi>>
<<Hai dimenticato una cosa.. >> le sue mani scivolano dalle spalle in vita.
<<Cosa?>> chiudo gli occhi colta da una cascata di brividi.
<<Ho voglia di baciarti, sono ore che non lo faccio...sto male>> mi attacco alle sue labbra in meno di un secondo e lo tiro giù dalla nuca per avvicinarlo quel tanto che basta da lasciarmi soffocare dal bisogno, che non so più di chi sia. C'è un sapore e dei movimenti così familiari nei suoi baci che li riconoscerei tra mille. E' un marchio che lo contraddistingue: lingua morbida e gentile che crea impazienza, sapore dolce misto alla sua pelle, il suo respiro corto sul mio viso. Mi stacco mantenendo gli occhi chiusi e mi poggio con la fronte sul suo petto respirando velocemente <<Devo andare da mia madre>>
I suoi muscoli si irrigidiscono all'istante, quasi si blocca trattenendo il respiro e non dice nulla.
<< E' solo per due giorni al massimo, c'è qualcosa di cui dobbiamo discutere..>>
<< Ti hanno creato problemi con il lavoro? >>
<< No >>
<< Torni vero? Non mi stai mentendo vero?.. >>
<< Non potrei..>>
<< Va bene >>
<< La questione riguarda quel libro sul letto! Credo che io e te dovremo affrontare la questione molto più da vicino...questi libri sono un problema anche per la mia famiglia...lo dovevi sapere>>
In risposta ottengo il suo repentino allontanamento accompagnato da un grosso e pesante sospiro. Quando trovo il coraggio di guardarlo lo trovo poggiato sulla penisola della cucina con le braccia incrociate e lo sguardo assente.
<<Ho bisogno di.....non parlare di questa cosa, se puoi>> balbetta preoccupato.
<<Non posso>>
<<Allora dammi tempo...>>
<<E' quello che sto facendo...mi trovo in mezzo ad una situazione assurda. Tu e mia madre. Stessa storia, situazioni complicate>>
<<Mi spiace, ...è sempre così >> abbassa lo sguardo poggiandosi con le braccia al ripiano <<Posso dormire nel tuo letto?>>
<<Voglio che tu dorma nel mio letto>> mi avvicino e gli prendo la mano tirandolo via con me.
Per colpa del senso di vuoto provato ieri sera, senza sapere che era ad un passo da me, stamattina mi sono ritrovata totalmente avvinghiata a lui. Braccia e gambe come edera sul suo corpo slanciato nel quale quasi mi ci perdo. Scivolo silenziosamente via dal calore dei suoi muscoli rilassati, tranne uno. Evito di soffermarmi troppo sul mio polpaccio che sfiora le sue parti intime, così spontaneamente vigili, ma non posso evitarmi una pioggia di brividi lungo tutta la spina dorsale. Mi disorienta tutta questa tensione e attrazione che non riesco ad evitare. E' come una calamita, un magnete potente, un caminetto scoppiettante che ripara da una bufera di ghiaccio. Non avevo capito di trovare la sua lontananza così insopportabile, ne fisica ne mentale. Mi sento assurdamente completa quando mi accorgo che proviamo gli stessi bisogni l'uno nell'altro e che le nostre menti viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda senza pretese. Inevitabilmente il mio pensiero corre a Matt e allo sforzo che compivamo per conciliarci; anche se un velo di senso di colpa mi attanaglia per aver esposto il mio corpo ad un piacere puramente egoista. E' un paragone proibito per il solo fatto che sento l'anima scalciare quando si tratta dell'uomo che stringo nel mio letto. E sono io, io che vorrei tirare fuori tutto il suo desiderio di me. Stavolta sono io in preda all'insicurezza e colgo alcune sfumature degli errori di Matt.
Con un grugnito di disapprovazione mi alzo definitivamente dal letto e mi trascino giù per preparare del caffè e riscaldare delle brioches. Mi sono quasi obbligata a svegliarmi presto per sistemare al volo una borsa da viaggio e iniziare a rassegnarmi all'idea di non vederlo per due giorni; immaginarlo a rimuginare sulla sua vita e su quanto in fondo, questa bizzarra cosa che siamo, corri sul filo del rasoio. Scuoto la testa infilandomi gli auricolari ad orecchino e premendo play su quello sinistro lasciando partire la mia playlist.
Sistemo su di un piccolo vassoio la brioche, la tazza fumante di caffè, del succo d'arancia e il dispenser capovolto del cioccolato fuso. La mia testa dondola a destra e sinistra, seguendo il ritmo elegante che scivola via nelle note della canzone che sto ascoltando. Succhio lentamente dal pollice un po di latte appena versato nella piccola lattiera di metallo. Sospiro poggiandomi improvvisamente al ripiano della cucina chiedendomi davvero come posso pensare di stargli lontana ancora. Ma devo proseguire per ordine.
Se non faccio chiarezza sulla storia di mia madre sento che non potrò affrontare la difficile discussione che mi attenderà con lui. Non c'è alcun motivo per cui mi tenga all'oscuro se davvero pensa che sia l'unica persona di cui fidarsi. La mia totale ed incondizionata lealtà non si discute perché dentro di me so che starò sempre dalla sua parte. L'ho fatto contro il Sig. Coleman, contro Matt, contro Ryan.
Scuoto la testa pensando a quanto tutto è cambiato da quella notte che Ryan mi ha fatta chiamare dall'ospedale. Non so cosa avrei fatto se non lo avessi più trovato. Ora che le cose stanno così tra noi, mi chiedo davvero cosa diavolo avrei fatto senza di lui. Deglutisco ricacciando il senso di vuoto misto a nausea che provo al solo pensiero.
Afferro di peso il vassoio e mi volto scontrandomi con un fragoroso chiasso sulle sue mani, spaventandomi a morte e rimanendo intrappolata nella musica che, come in un film, mi fa vedere tutto a rallentatore. Il vassoio è salvo ma i suoi occhi nei miei, la sua espressione imbronciata dal sonno e la dolcezza di quel blu accecante, scorrono lentamente sotto le note sinuose che rimbombano nelle mie orecchie. Sfilo lentamente gli orecchini con una mano, ancora imbambolata a fissarlo. Spingo il vassoio, per metà sulle sue mani, verso la penisola e quando non è più tra noi, lentamente mi aggrappo alla sua vita poggiando tempia e orecchio sul suo petto. Chiudo gli occhi e stringo forte trattenendo l'ennesimo piagnucolio. Dentro di se possiede così tanto che onde di emozioni mi fanno arenare sempre tra le sue braccia. Dovrei apparire fastidiosa a chiunque eppure sembra non curarsene. Lo sento chiudere la presa attorno al mio corpo e poggiare il mento sulla mia testa senza dire una parola. Il nostro buongiorno silenzioso.
<<Stai pensando di non tornare più?>> lo sento sorridere mentre bisbiglia prendendomi in giro.
<<Sto pensando di non andare affatto>> sospiro facendomi quasi convincere dalle mie stesse parole.
<<Ammiro il tuo coraggio nel voler affrontare i tuoi genitori>> la voce si spezza vibrando in un singhiozzo muto che mi fa sollevare il viso verso il suo.
<<Che vuoi dire?>>
<<............non posso>> chiude gli occhi e mi stringe più forte come a mettere fine alle mie domande.
<<E' solo questione di tempo...dobbiamo tirare fuori l'inferno che hai dentro. Credi che ti lasci solo? Che lasci correre?>>
<<Oh God...damn! Perché ti ostini? Perché questa smania di.....di sapere? Ho faticato per cancellare ogni cosa e tu, tu vuoi sapere e poi chi altro..? >> si stacca mandando giù le mie braccia, sedendosi dall'altro lato della penisola con la testa fra le mani. L'irritazione prende il sopravvento, stavolta contro la sua frustrazione.
<<Smania di sapere...? A stento ti chiedo come diavolo ti chiami! Non conosco neanche il tuo nome e per poco non faccio l'amore con te li fuori!>> indico esasperata con la mano il terrazzino. Spalanco gli occhi alle mie stesse parole sputate fuori come un riflesso incondizionato. Ho appena ammesso un sentimento e fuori da ogni logica e responsabilità. Mi pento immediatamente e senza aprire bocca lo oltrepasso chiudendomi in bagno. Che diavolo ho detto? Da quando sono così emotivamente influenzabile? Da quando lancio frasi senza pensare?
Lascio scorrere l'acqua bollente per minuti interi fino a quando il vapore non diventa nebbia fitta che a stento mi lascia intravedere il vetro del box doccia. E la chiama smania di sapere quando ho cercato di aspettarlo, lo sto ancora aspettando e senza mettere pressione. Non voglio che stia male, ma non può dirmi certe cose e sperare che non ci creda.
Quando ormai i capelli sono asciutti esco in accappatoio a testa bassa desiderando di essere invisibile almeno fino al mio cambio pulito di sopra. Al primo scalino della scala a chiocciola, la corda dell'accappatoio si impiglia a qualcosa che scopro essere le sue dita non appena mi volto e lo vedo dietro di me. Come al solito, sbucato dal nulla. Non riesco a guardarlo in volto. Inizierei il mio sproloquio interiore sull'adorazione e sulla bellezza come fosse una divinità, un essere al di sopra non solo di me, ma di tutti. La sensazione di perfezione che non ti sembra mai abbastanza reale.
<<Non puoi andare via con questo muso lungo...>> la sua voce è senza tono, soffiando pericolosamente vicino al mio collo.
<<Non ho cinque anni... lasciami>> provo a fare debole resistenza ed anche il mio tono di voce rasenta il ridicolmente "rigido"
<<Clay, guardami....>>
<<Se ti guardo è la fine... >>
<<La fine di cosa?>> tira la corda avvicinandomi completamente a lui, che adora improvvisamente stare a petto nudo con solo un pantalone lungo a coprirgli il collo dei piedi, nudi. La vista è assolutamente meravigliosa dal mio sguardo basso.
<<La fine di quel briciolo di lucidità. Vado da mia madre per fare chiarezza sui suoi mille misteri, non puoi pretendere che la mia coerenza si fermi a lei..non funziona così>>
<<Ti ho solo chiesto un po di tempo..>>
<<Lo so..credevo l'avessi capito. Ma a volte mi viene istintivo..mi manca qualcosa e tu lo sai>>
<<Quante volte chiamavi il tuo ragazzo per nome?>> il tono che usa mi spiazza facendomi incontrare immediatamente i suoi occhi. Il blu è ora agitato, brilla tremolante e le iridi si assottigliano dando più spazio al nero. Lo fisso e mordicchio internamente la guancia, adesso è lui a sembrare di cinque anni.
<<Tutte le volte che ne avevo voglia>> è la prima volta che mi ritrovo a provocarlo, non è una sensazione piacevole. La provocazione con lui, aveva un gusto diverso nella mia mente.
<<Immagino quali volte...qualcuna ce l'ho ancora davanti sai? >> si stacca dalla cintura irrigidendosi e gli blocco un avambraccio con la mano.
<<Non farmi arrabbiare e non dire cose che non pensi, non alludere e rispettami.........>> lascio andare la mano e salgo velocemente le scale.
Non mi accorgo dell'ora, quando scendo con la borsa da viaggio in mano, pronta a partire per Orange. Il mio umore non è mai stato così pessimo e nonostante ci pensi in continuazione, sono ancora arrabbiata. Sbircio tra le stanze ma noto i movimenti fuori al terrazzino. Quando lo raggiungo lo trovo in religioso silenzio intento a mescolare colori e a preparare una piccola tela quadrata, già disegnata per metà. Le sue mani, le braccia e il piede sinistro sono già un arcobaleno di macchie, si abbinano a quella celeste su una tempia. Da buffo passa rapidamente all'apoteosi dell'arte. Non c'è niente di più creativo e stimolante che vederlo inginocchiarsi e arrendersi davanti alle sue mani fluide e incessanti. Come accadeva per strada, davanti al The Page, viene rapito dall'ispirazione e non c'è nulla che ti faccia desiderare di interromperlo. Eccetto il mio saluto. Vorrei obiettare anche sulle centinaia di baci che abbiamo perso in queste ore, la mancanza del suo sapore misto all'odore. Il desiderio delle carezze che resta lì, represso.
Mi inginocchio abbandonandomi accanto a lui, con la borsa che scivola dalla mia spalla fino a toccare terra.
<<Mi sembra familiare...credo ti somigli..>> passo con le dita sopra la bozza del disegno ma non lo tocco perché ancora fresco <<Sta fumando?>>
<<Si qualche volta....fumo>> non si volta nella mia direzione ma la voce è bassa e lievemente asettica, come il primo giorno che mi ha parlato. Provo subito la sgradevole sensazione di quanto temi che le cose cambino in peggio. Mi viene quasi da stare male, per una semplice frase. Deglutisco e mi volto per cercare i suoi occhi che fanno finta di non cogliere l'invito.
Con la coda dell'occhio mi osserva ma continua a contornare i lembi di quella che sembra una mano.
<<Perché non vuoi parlarmi adesso che sto per andare via?>>
<<Parlami, non fai che farmi pregare per questo...>> con le dita tiro via delle piccole lacrime di desolazione. Si volta notando il mio gesto veloce e punta gli occhi blu così in profondità che trattengo il respiro.
<<Che razza di persona credi che sia se mi chiedi di rispettarti Clay?>> solleva un sopracciglio perplesso e visibilmente ferito da quelle parole che per me avevano tutto un altro significato.
<<Sei stato indiscreto, vorrei che non mi facessi domande sul mio rapporto con Matt, non dopo gli ultimi giorni>> strofino col dorso della mano i bordi sotto i miei occhi arrossandoli.
<<Vorrei che non mi facessi domande sul mio passato>>
<<D'accordo come vuoi>> mi sollevo puntando i palmi sulle ginocchia, afferro la borsa ed entro in casa con lui attaccato alla mia schiena.
Davanti al portone mi afferra per il gomito con quella solita pressione gentile ma decisa e con una delicata presa delle sue lunghe dita ancora tinte. Non me ne curo e mi volto per avere il suo viso a portata di bacio qualora ascoltassi la folle che è in me.
<<Aspetta. Non volevo mancarti di rispetto, come puoi pensare che ti stessi giudicando?>> il viso contratto.
<<Lo so. So benissimo che tu eri lì, che hai visto, che ci hai sentiti ridere e.. tutto il resto. Ma avrai visto anche quante volte ho scelto di attraversare la strada per venire da te piuttosto che restare con lui. Questo lo sai. Ancora prima di vederti, di sentirti. Lo sai perché l'ultima volta che ero con lui, ho scelto di attraversare la strada per l'ultima volta>> non riesco a reprimere il mio stato emotivo e con esso le lacrime.
<<Si che lo so. Si, si che lo so. E' uno dei mille motivi per cui mi fido di te, per essere qui e non su quella cazzo di strada>> mi abbraccia in un istante, stringendomi così forte da farmi sempre più male. Perché lo capisco. C'è sempre troppo spazio fra noi.
<<Devo andare>> e non appena lo mormoro le sue labbra sono sulle mie già schiuse e indecenti. Il cuore sembra battere doppio e un forte calore mi assale. Lo stringo, lo mordo dolcemente poi lecco le sue labbra e lui risponde mordendomi a sua volta. Le sue mani stringono i miei fianchi e se li porta sul suo bacino fino al totale contatto fra noi. Mi sento mancare per quanto desidero che si lasci andare, che mi trascini con lui dentro quello che stiamo provando. Respira velocemente e la sua lingua scende sul collo, fino quasi a raggiungere lateralmente la nuca. La sensibilità dei miei nervi schizza alle stelle facendomi piegare il collo e reagendo con un risolino isterico per quello che di certo non è proprio solletico.
<<Sai cosa mi irrita davvero?>> gli tengo fermo il viso con le mani mentre ha ancora gli occhi chiusi baciando l'aria millimetrica tra noi.
<<Co..cosa?>> li apre lentamente pungendomi con le sue lame cobalto. Lucide e dilatate.
<<Che quando mi fai incazzare non posso aggiungere il tuo nome ad un bel vaffanculo>>
**
Trovarsi di fronte l'appartamento di Orange, con l'ondata di ricordi che porta con se, mi diventa ogni secondo più difficile. Mi prendo qualche minuto in auto per sgranchirmi dopo tre lunghe ore di viaggio. Sbadigliando e bevendo l'ultimo sorso d'acqua della mia personale riserva lungo il tragitto. Fa caldo in Texas come in Louisiana. Questo posto è ancora più snervante di come l'avevo lasciato due settimane fa. L'appartamento visto da fuori è sempre meraviglioso ed accogliente, come l'interno.
Durante una delle brevi soste che mi sono concessa, ho chiamato Lynn, non solo per scusarmi di essere partita all'improvviso e di aver dato buca al nostro appuntamento, ma ho anche dato sfogo alla mia improvvisa passione per i dettagli, assicurandomi di fargli dare un occhiata, da lontano.
Dopo un eternità passata a baciarci sulla porta di casa, con me premuta sul grosso stipite in alluminio, arrivano come flash violenti i ricordi del suo inguine furioso che si strusciava con una possessività che non gli avevo mai visto sfoderare e che mi ha ustionata seduta stante. Le sue labbra, che hanno impiegato le energie necessarie a far sparire fino il più piccolo attimo sprecato nelle ore precedenti, mi hanno teso la pelle del viso, del collo e dello sterno arrossandola e impregnandola del suo odore e sapore così forti da rendere chiaro il concetto che lui ci sarebbe stato in un modo o nell'altro.
Borbotto sbuffando e scendo dall'auto trascinando il piccolo bagaglio dentro casa. Come d'accordo con mia madre, ho deciso di attenderla direttamente qui e non raggiungerla all'Orange Corner per darmi la possibilità di riposare e rinfrescarmi superficialmente, visto che non intendo lavare via il suo odore e le tracce della sua lingua su di me.
Quando mi chiudo la porta alle spalle gli unici ricordi che la mia memoria mi restituisce con violenza, sono quelle della voce singhiozzante e sconvolta di Lynn. Le sue parole, la confusione, il dolore. La partenza nel cuore della notte, il The Page fatto a pezzi che mi riporta al motivo per il quale mia madre è qui al mio posto. Il motivo per cui Lui è finito in ospedale, il motivo per cui fra me e Matt è finita, sancendo la mia inconsapevole scelta di far parte della vita di uno sconosciuto.
Persa nei pensieri e vinta da un accumulata stanchezza, mi getto di peso sul grande letto oltre gli scalini e mi addormento.
****
Altra buona notizia.. ??
Anche il prossimo capitolo credo che arriverà mooolto presto ;)
Love you!
Sun
Ed eccoci qui, certo che ce lo stai facendo patire questo suo nome.....e anche tutti questi misteri, speravo che almeno una cosina venisse svelata qui invece no, prossimo capitolo!!!!! Almeno per la questione della madre, anche se continui a lasciare piccoli indizi secondo me, sia nello scorso la frase che ho riportato, sia oggi con "-Ammiro il tuo coraggio nel voler affrontare i tuoi genitori- la voce si spezza vibrando in un singhiozzo muto che mi fa sollevare il viso verso il suo.
RispondiElimina-Che vuoi dire?- <<............non posso>>"
Poi vediamo le prime incomprensioni, e si ci starebbe bene un bel nome da mandare a fanculo ogni tanto quoto con Clay ;-) per il resto fantastici come sempre!!!!!!!
<> si stacca dalla cintura irrigidendosi e gli blocco un avambraccio con la mano.
RispondiElimina<> ...eh....in effetti Silviè questo era un cruccio di cui ti volevo sempre parlare: Paint ha assistito alle performance di lingua di Matt sulla poltrona del The Page!!!!......povero cucciolo...
La ritrosia di Paint ammetto che a volte dà sui nervi anche a me...capisco Clay e il suo piccolo sfogo..
...emh.....sì sì lo so che la mamma gli chiarirà tutto il mistero su quello che ha combinato con la Saga e annessi e connessi, ma please fai che la capatina a Orange non duri più di mezzo capitolo !!!!!! Paint ha bisogno di Lei, e io di Loro!!!!!!!ihihihih
No Bionda,i vetri del THE PAGE sono a specchio dall'esterno infatti nel capitolo precedente Clay gli fa proprio notare questo: <>. Nel capitolo 6 invece Matt fa una performance bella tosta sulla porta del The Page poco prima che Paintino venga per l'ennesima volta abbozzato dal Sig. Coleman. Lui non si è perso neanche un secondo dello spettacolo, anche perché poi Clay è corsa da lui mollando Matt! XD
EliminaPs. Meno male che una certa "...nzia" non è tua amica altrimenti poraccia che le facevi passà! LOOOL
Nel caso salta il capitolo 26 e aspetta il 27 allora LOL
Grazie al Blog che non mi ha postato la citazione cmq era questa :
Elimina-Se i vetri del mio negozio non fossero stati specchiati avresti capito. Hai detto che sei un osservatore, non ti sarebbe sfuggito il fatto che me ne stavo giornate intere in piedi ad osservarti dietro le vetrate credendoti molto più grande della tua età-
...emh....ma i vetri a specchio del The Page sono anche insonorizzati ?????....no sai perchè Paint ha un udito molto sviluppato buahahahhaahahh
Elimina...è un pò di tempo che in effetti penso seriamente di chiedere l'amicizia a "...nzia" su FB.....sai giusto per dargli qualche indicazione ahahahahhahhahhahahahahhh
speriamo che almeno la madre parli!
RispondiEliminacerto però che se proprio Paint non vuole dire a Clay il suo vero nome,può almeno usarne un altro...ha idea di quanto sia fastidioso mandare a fanculo qualcuno senza chiamarlo per nome?XD comunque sono adorabili,anche se la vedo dura stare separati 2 giorni se non ci sono riusciti nemmeno per qualche ora
E' un coglionazzo..
Eliminama tanto prima o poi cede.. ohhhhh come cede...
XD
lo spero!
Eliminapenso già a quando faranno l'amore."oh sì toccami lì...ehm..." che brutto XD
2 giorni separati e gia mi sento male -.-
RispondiEliminaa vedere come si sono appolipati sullo stipite della porta d'ingresso, non so come faranno XD
Ti prego tesoro, fa che quella disgraziata le chiarisca subito tutto e poi rispedisci Clay a casa, col teletrasporto!! tra l'altro sapere Paint li tutto solo, mi fa paura :-(
Poveri stare separati anche per poco che sofferenza , per Paint poi ancora più duro rimanere da solo per lui nn gli fa bene..anche se la sua chiusura volte mi da sui nervi , capisco la sofferenza che si porta dentro per carità ... ma dire almeno il nome ..così un bello sfogo liberatorio con il nome ci sta bene hihi...speriamo che la mamma chiarisca finalmente!!!
RispondiEliminaFinalmente ho recuperato i due capitoli!
RispondiEliminaSempre bellissimi ed emozionanti Silviè...ora spero che la madre parli e che Paint dica a Clay il suo vero nome. Sono stracuriosa di saperlo XD