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martedì 23 luglio 2013

I was lost ...cap30

Buongiorno! Nuova settimana, nuovo capitolo. Spero di aggiorna anche la prossima ...sennò non so quando se na parla °-° So. Godetevi questo capitolo. Buona lettura 

Pov Anthony

Gli sguardi  rimangono fissi, le sue mani tremano, i miei pugni stretti fino a sentire le unghia conficcate sul palmo delle mani. Caroline dice qualcosa, ma io non la sento. Non sento nulla in questo momento, tutto ciò che ci circonda è sparito; il rumore dei clacson, le voci di mia sorella e di mia figlia, tutto!
Ci siamo solo io, lei e la mia rabbia. La sento montare nel petto, la sento pulsare nelle tempie e la vedo nei suoi occhi. Ha paura, non so esattamente di cosa ma ne ha e anche parecchia.
-Papà-
-Caroline, vai con la zia-
-Papà io…-
-Adesso!-

non ribatte e con la manina saluta Katherine, le sussurra un ci vediamo ma lei non risponde.
-Ti rifaccio la domanda, COSA. DIAVOLO. CI. FAI. QUI.-
-Anthony, ti prego-
-Rispondi, per l’amor del cielo-
-Ci vivo. Mi hanno accettato alla scuola d’arte-
-Buon per te-
-Anthony, possiamo parlare?-
-Quando sei arrivata a New York, hai subito cercato di riallacciare i rapporti con mia sorella e mia figlia?-
-Per l’amor del cielo, no. Per chi diavolo mi hai presa, dovresti conoscermi-
-E’ questo il punto, io non ti conosco. Pensavo di farlo ma mi sbagliavo-
-Sei arrabbiato e ne hai tutti i motiv-
-Arrabbiato-scuoto la testa sorridendo. Un sorriso amaro che non coinvolge gli occhi. La vedo fare un passo verso me, la sua mano che si avvicina alla mia e io mi scanso. Rimane immobile, con la mano sospesa e lo sguardo fisso a terra. Arretra di qualche passo, abbassa gli occhiali da sole e mi da le spalle. Si allontana da me e guardo la sua schiena ricurva, mi sembra di vedere le sue spalle tremare fin quando non inizia a correre e sparisce dalla mia vista. Rimango fermo, non la seguo, non ha senso farlo.
Pensavo avrebbe fatto più male rivederla, pensavo che il cuore si sarebbe spezzato, invece nulla.
***
Rientro a casa sbattendo la porta, in soggiorno trovo Caroline abbraccia a mia sorella. Le sussurra qualcosa all’orecchio, non me ne curo. Prendo la bambina dalle sue braccia e la porto in camera sua. Ha gli occhi rossi ed è sudata per via del pianto. Singhiozza e stringe forte la sua manina alla mia, non l’ho mai vista cosi sconvolta in vita mia, neanche quando le ho detto che saremo tornati a New York.
Singhiozza ancora e ha difficoltà a respirare, sinceramente mi sta preoccupando.
-Caroline, calmati. Se continui così starai male, respira con me-
segue il mio respiro e finalmente riesce a respirare normalmente, i singhiozzi si attenuano la presa ferrea sulla mia mano non diminuisce.
-Dov …dov’è Katherine?-
-A casa sua immagino-
-Non .. non le hai fatto del male, velo?-
rimango spiazzato da quella domanda. Mia figlia non mi ha MAI visto perdere la calma, non ho mai alzato neanche un dito su lei e sentire queste cose fa male, fa un male cane.
-Certo che no, perché questa domanda?-
con la mano libera le accarezzo i capelli, si rilassa e la presa sulla mano si affievolisce.
-Lei … non è colpa sua. Lei voleva …voleva dirtelo. Ma io, avevo paura dicessi no-
-Caroline, non mi piacciono le bugie-
-Lo sho … ma tu-
-Se me lo avessi chiesto, forse e dico forse, ti avrei dato il permesso. Ma saperlo cosi, non è giusto ne nei miei, ne nei confronti di Katherine-
-Scusa-
-Scuse accettate, adesso risposa un po’-
le do un bacio in fronte ed esco dalla sua stanza. Quando chiudo la porta mi vi appoggio e guardo il soffitto.
Non so cosa fare, non so come comportarmi.
Sento mia sorella parlare con qualcuno, sembra agitata ma non me ne curo, solo quando sento nominare il mio nome decido di raggiungerla.
-No Katherine, non le ha fatto nulla, te lo giuro. Non è colpa tua ok? Stai tranquilla, adesso credo stia dormendo lui è di la con lei. Oh, posso sopravvivere a una sfuriata di mio fratello lui è cosi cocciuto.
Sinceramente Kath, cosa ti aspettavi che ti accogliesse a braccia aperte? Ha sofferto, soffre e vederti li con sua figlia … lo so, lo so-
do un colpo di tosse e lei subito chiude la chiamata. A braccia conserte e gambe incrociate mi appoggio alla porta.
-Non osare urlare con me-
-Lo sto forse facendo?-
-No, ma lo stai pensando e prima che tu dica qualsiasi cosa parlo io. Hai ragione ad essere arrabbiato, non dovevamo nasconderti tutto questo. Io e Katherine volevamo dirtelo ma sai com’è fatta tua figlia. Anche prima che arrivassi tu, Kath le stava dicendo che non poteva andare avanti questa cosa, che non era giusto nei tuoi confronti-
-Da quanto va avanti questa cosa?-
-Da una settimana-
-Oh, bene. Vi siete divertite alle mie spalle immagino-
-Imbecille. Piuttosto, com’è stato rivederla?-
-Non ha fatto male come immaginavo, non so come sia possibile ma è stato cosi-
-Forse perché eri arrabbiato. E’ diventata bella-
-E’ sempre stata bella-
mi siedo sul divano a peso morto, lasciando uscire un sospiro.
-Non so che fare Julie, non so come comportarmi. Ho sempre pensato al momento in cui l’avrei rivista, se l’avessi mai rivista, ma non pensavo succedesse cosi velocemente e non così. Rivederla li, con Caroline, mi ha fatto pensare a tante, troppe cose. E per rispondere alla tua domanda … non  so cosa ho provato, potrei dirti di non aver sentito nulla, ma so che non è cosi. E’ la rabbia che parla, l’essere stato tradito da lei ancora una volta, ma i miei sentimenti per lei non sono mutati, non sono mai cambiati-
-Potresti … potresti darle un’altra possibilità, datevi tempo. In fondo la vostra storia è iniziata in un periodo sbagliato. Tu eri il suo professore, non potevate vivere la storia come una coppia normale. Qui siete un uomo e una donna normali-
-Non lo so e poi adesso ho altro a cui pensare-
-Non privare Caroline della sua presenza, l’hai vista anche tu questa settimana. Era felice e, anche se non lo ha dato a vedere, le manca mamma e perdere Katherine un’altra volta la annienterebbe-
-Che casino-
-Ti chiedo solo di pensarci. Io devo uscire, ti lascio il numero di Katherine sulla mensola della cucina-
-Ha cambiato numero?-
-Si, ne ha preso uno con il numero di del distretto di NY-
sparisce e in cucina e dopo avermi baciato sulla guancia esce di casa.
C’è silenzio, troppo. Di solito mi piace ma non oggi, non voglio pensare a lei o a quello che devo fare.  Vado in cucina e vedo il foglietto dove Julie ha scritto il numero di Kath. Lo osservo, lo rigiro tra le mani, con le dita passo il contorno del suo nome, sospiro e lo abbandono nuovamente sulla mensola. Doccia, ho bisogno di una doccia.
***
-Forza Caroline, l’ultimo boccone-
-Gno. Batta più-
qualcuno mi dia la forza per non urlargli contro. Oggi pomeriggio, dopo una lunga doccia che doveva servire a rilassarmi, Caroline è stata impossibile. Non ha fatto altro che urlare, prendere i suoi giochi e buttarli in giro per tutta casa. E’ nervosa o semplicemente si diverte a farmi impazzire.
-Tesoro di papà, mangia l’ultimo boccone, fallo per me-
-Ho detto gno, mh-
incrocia le braccine al petto e volta il viso dall’altra parte alzando il mento. Mi chiedo da chi abbia preso, secondo me da mia sorella. Lei era cosi da piccola …
-Infila l’altro braccio-
-Uff, papà so mettelmi il pigiama-
-Non direi proprio-
-E invece si-
-E invece no-
scosta le mie mani e infila la maglia del pigiama da sola, peccato che infili la testa in quella che è una manica.
-Papiiinoooooo-
-Che ti avevo detto? Dammi qua, figlia ribelle-
sorride, un sorriso divertito che da tanto tempo non faceva ed era altrettanto tempo che non stavamo io e lei da soli. Da quando Julie si è trasferita in casa nostra, è lei ad occuparsi della piccola. Andava bene in quel periodo, quando il mio essere asociale era sin troppo radicato nel mio animo, ma  adesso non è più cosi. Mi è mancata mia figlia, mi sono mancati i batti becchi, le urla felici quando le faccio il solletico. Non voglio che mia sorella vada via da casa mia solo … solo voglio nuovamente far parte della vita di mia figlia.
Quando riesco a far uscire la sua testolina dalla manica del pigiama, la sua testolina fa capolinea … i capelli disordinati, le labbra e le guanciotte rosse. E non resisto, mi fiondo su lei facendola cadere sul letto e inizio a farle il solletico. Ride, scalcia e fa quella risata melodiosa che solo i bambini hanno.
-Batta, batta-
e davvero non riesce a respirare, mi fermo e dopo averle messo la maglia si accoccola sul mio petto. Le gambine allacciate ai miei fianchi, la testolina sul mio petto. Le carezzo leggera la schiena e il suo respiro torna regolare.
-Papino, potto chiederti una cosa?-
-Tutto quello che vuoi-
-Tu … tu vuoi ancola bene a Kath?-
Sono quelle domande che solo i bambini fanno, quelli senza malizia, semplici domande per loro ma ostacoli da superare per noi adulti.
-Si Caroline, voglio ancora bene a Katherine, gliene vorrò sempre. Adesso dormi-
Con le mie carezze sulla schiena si addormenta, ma non mi stacco da lei. Rimaniamo cosi forse per ore intere, momenti in cui rifletto, in cui decido cosa fare. Spero solo sia la scelta giusta.
***
Due giorni dopo l’incontro con Katherine non l’ho più sentita, ho preso una decisione ma sembra che qui in galleria tutti abbiano deciso di remare contro la mia sanità mentale. Due giorni d’inferno. Un nuovo artista sta organizzando la sua mostra, non ho mai visto una persona cosi arrogante e incompetente in tutta la mia  vita. Ma sono il direttore e devo star zitto e accontentare il cliente. I miei collaboratori più volte mi hanno fatto vari segni … quello di strozzarlo. Ho sorriso con loro, hanno ragione è insopportabile.
E adesso sono seduto allo Starbucks, mi godo un buon caffè caldo e fisso lo schermo del mio iPhone. Clicco sul nome e aspetto che qualcuno dall’altra parte risponda.
-Pronto-
-Katherine, sono Anthony-
silenzio. Si sentono solo i nostri respiri e mi beo del suo. Dal tono della sua voce, immagino si sia appena svegliata. E la sua figura mi appare davanti: capelli scombinati, il viso ancora rosso, i suoi pantaloncini striminziti che indossa anche in inverno. Sospiro e cerco di allontanare questi pensieri dalla mia mente, non l’ho chiamata per me.
-Katherine, sei ancora li?-
-Io …io, si-
-Bene. Ti va di raggiungermi allo Starbucks vicino la scuola di Caroline?-
-Oh-
-Riesci a formulare una parola di senso compiuto, o devi andare avanti ancora a monosillabi-
-Simpatico. Sono solo sorpresa. Comunque… io sarei ancora in pigiama, riesci ad aspettarmi? Faccio il prima possibile-
-Ti aspetto-

Mezz’ora dopo inizio a spazientirmi, ho bevuto il mio secondo caffè e continuo a tamburellare le dita sul tavolo. Mi sento come un adolescente alla prima cotta, ma non ho neanche motivo di sentirmi così. Questo incontro non cambia le cose, sono qui solo per Caroline, tra me e lei le cose non cambieranno.
Alzo il viso  e i nostri occhi si scontrano. E’ vestita con un jeans stretto, ai piedi le sue solite converse. Ha una maglia bianca e una felpa nera sopra, i capelli sono raccolti alla rinfusa. Sembra proprio una ragazza appena sveglia, che ha preso le prime cose che ha trovato e si è precipitata in caffetteria.
-Ciao-
-Ciao. Scusa se ti ho fatto aspettare, ma ci sono un po’ di fermate in metro-
-Non ti preoccupare-
si siede, allunga le maniche della felpa nascondendo le mani. E’ nervosa, me ne accorgo da come tortura il labbro, il suo sguardo non si posa mai su di me e io ne approfitto per osservarla.
E’ dimagrita, le guance sono scavate e adesso che la osservo meglio, le ossa delle scapole sono fin troppo visibili. Arriccio il naso infastidito, quando stavamo insieme non era cosi magra, anzi … adoravo stringerle i fianchi, baciarle le guance morbide. Adesso avrei quasi paura di romperla, la sua pelle sembra quasi fatta di porcellana.
-Sei dimagrita-
-Cosa? Oh si, è stato un periodaccio-
ancora non mi guarda negli occhi. E’ a disagio e questa cosa mi infastidisce, perché non siamo mai stati cosi noi, neanche quando a scuola dovevamo evitarci.
Il cameriere si avvicina e scambia due parole con Katherine, sembrano in confidenza. Ridono, scherzano e mi infastidisce da morire, perché quei sorrisi non sono più per me, perché lei non è più se stessa con me.
Quando il cameriere va via, decido di rompere questa lastra di ghiaccio che si è creata tra noi. Per quello che ho in mente è necessario avere quanto meno un rapporto civile.
-Allora, come ti trovi nella nuova scuola. Non mi hai detto dove ti hanno accettata-
sistema una ciocca di capelli sfuggita dall’elastico, dietro l’orecchio.
-Alla “School of visual Art”-
-Bella scuola, ho tenuto qualche seminario li prima di trasferirmi-
-Mi trovo bene, i professori sono un po’ esigenti ma va bene cosi. Non sono venuta a New York per spassarmela, sono qui per studiare-
-Sapevi mi fossi trasferito qui?-
-No, te lo giuro Anthony. Io … non volevo nasconderti nulla, ma Caroline ha insistito cosi tanto lo sai com’è. L’ho incontrata per caso il primo giorno di scuola, stavo esplorando un po’ la zona e ho visto questi bambini uscire da scuola. Mi sono nascosta quando l’ho riconosciuta, non potevo credere ai miei occhi, così per una settimana sono andata li al solito orario nascondendomi dietro il muro pur di vederla per pochi secondi.
Una settimana fa era con una donna, non sapevo chi fosse. Pensavo fosse la tua nuova compagna, cosi ho iniziato a correre, mi son detta che non avevo nessun diritto di intromettermi nella vostra vita, non dopo quello che vi ho fatto passare. Caroline mi ha riconosciuta, ha iniziato a corrermi dietro e io … io non sono riuscita ad ignorarla. Mi è saltata praticamente addosso, risentire il suo profumo, poterla stringere nuovamente tra le braccia è stato il paradiso, ma anche l’inferno. Poi ci ha raggiunte Carola …-
-E’ solo un’amica, tra me e lei non c’è nulla-
-Lo so, me lo ha detto. Ma sinceramente Anthony, anche se ci fosse stato qualcosa tra voi non ci sarebbe stato nulla di male-
-Credi davvero che io mi sia dimenticato di te? Mi credi cosi?-
-No, ma … ti ho fatto soffrire, ti ho lasciato cosi su due piedi senza una giusta spiegazione e …ti chiedo perdono Anthony, ma non avevo scelta-
-C’è sempre una scelta Katherine, i problemi bisogna affrontarli ma tu … tu hai scelto la via più semplice. Scappare. Non ti ho chiamata per parlare di noi-
-Oh, ok. Vuoi vietarmi di vedere Caroline? Posso …posso capirti-
-No, voglio che tu continui a vederla. In questa settimana, ho visto MIA figlia. Diciamo cosi, ultimamente non sono stato di compagnia e sembra che stare con te le faccia bene. Quindi si, puoi vederla quando ti pare, l’unica cosa che ti chiedo è di avvisarmi-
il ragazzo porta le ordinazioni, lei non ha reagito in nessun modo. Ha solo raccolto le ginocchia al petto e ha iniziato a sorseggiare il caffè bollente. Rimaniamo in silenzio per tutto il tempo, ma questa volta entrambi ci fissiamo e sembra che il mio effetto su lei non sia  mutato, arrossisce ancora e sono felice di questo.
Quando entrambi finiamo, pago i caffè, e sul marciapiede ci concediamo con un semplice ciao.
Mi incammino verso la galleria, quando sento la sua voce chiamarmi, ho solo il tempo di girarmi che sento il suo corpo contro il mio. Stringe le braccia attorno al collo, il suo respiro sul mio collo. Sono sicuro stia sentendo il mio cuore battere forte, ma non mi importa … la stringo a me, ma l’abbraccio dura troppo poco.
Sussurra un grazie, scioglie l’abbraccio e, dopo avermi dato un bacio sulla guancia corre via.
Rimango imbambolato toccandomi il punto dove le sue labbra si sono poggiate, mi sento come un adolescente alle prime armi, scuoto la testa e con un sorriso da ebete torno a lavoro. 


PS: La scuola dove va Katherine è QUESTA 

7 commenti:

  1. posso dire che mi aspettavo che Anth si incazzasse di più?con quello che gli ha fatto passare nelle ultime settimane,poi scopre anche che si vedeva di nascosto con Caroline,anche se è stata la piccola ad volerlo, avrebbe avuto anche ragione...e invece le permette di vedere ancora Caroline e dal sorriso da ebete direi che non starà arrabbiato ancora a lungo XD

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  2. Il rapporto tra Anthony e Caroline *____________________* adoro quella bambina!
    Pensavo si arrabbiasse di più Anth e invece...ammetto che ho avuto paura per Kath XD
    Ho avuto le palpitazioni quando lei lo abbraccia e lui con il sorriso da ebete *-* ero anch'io con un sorriso da ebete mentre leggevo ahaha

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  3. È troppo, troppo innamorato per odiarla o restare arrabbiato. E in fondo credo che averle permesso di continuare a vedere Caroline, lo abbia fatto anche per lui, per continuare ad avere un contatto con lei.....adoro il rapporto tra Anth e sua figlia. Mi commuove ogni volta.
    Marty mia, vedi di postare settimana prossima!!

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  4. Un bello sganassone per una tutte e tre se lo sarebbero meritato....anche perché forse figlia e sorella si dimenticano che chi ha mollato è stata kath e non certo Anth che hanno visto soffrire come un cane per tutti questi mesi e non c'è cosa peggiore che agire alle spalle di qualcuno anche se in buona fede.
    Comunque Anthony permettendo a Kath di vedere Caroline, ha dato prova di maturità ....e anche che è ancora pazzamente innamorato. Quell'abbraccio mi ha fatto venire il batticuore!!!

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  5. Pensavo facesse peggio Anth , una sfuriata di quelle colossali.. Gli sbagli Kath li ha fatti ,e belli grossi, l'ha fatto soffrire tanto a quel poveretto , ma alla fine Anthony da persona matura e ancora molto innamorata le ha permesso di vedere Caroline!!! Tenerissimo quell'abbraccio fra loro due all'ultimo <3!!!

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  6. Lo sapevo che quando l'avrebbe rivista.....la sua corazza si sarebbe sgretolata....
    Si.....è stato ferito....ingannato....ma il sentimento che li lega è troppo forte e presto romperà gli argini....e allora non ci sarà scampo

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  7. Oh che bello l'abbraccio finale....mi ha emozionato più di qualsiasi altra cosa!!!!

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