Si, ci sono.
Giuro, ci sono.
Ho faticato parecchio per questo capitolo anche se è praticamente di passaggio.
E' lungo, perciò facciamo che sono DUE capitoli in UNO, per farmi perdonare.
Buon sonn....ehm buona lettura :(
G R A Z I E : Per il sostegno pubblico e privato, grazie per apprezzare questa storia e per il valore affettivo che molte di voi gli hanno dato (Patty mi rivolgo a te in particolare : Tu Sai ) ..
Ps. Si ritorna al vecchio BANNER ringraziando infinitamente SAM per la grafica bellissima che ci ha accompagnato nell'ultimo mese <3 Tvb
PPS.: La canzone prevista per questo capitolo la trovate già nella nostra PLAYLIST del PLAYER del BLOG: " The End Where I Begin" dei miei venerati The Script - Nel caso vi andasse, ascoltatela!
<<Richard. Come puoi dire una cosa del genere? Sei un incosciente e se penso che in tutto questo la tua preoccupazione era quella di ritrarli, senza pensare alle conseguenze.... Dio, potevano picchiarti a morte! Mi nascondi una cosa del genere e poi ti tormenti perché pensi che non abbia io qualcuno da denunciare? Sto per avere una crisi di nervi....>> mi infilo le mani tra i capelli sempre più avvilita e turbata. Riesco a parlare a stento con gli echi di un forte mal di testa post-alcol.
<<Mi dispiace>> mormora sottovoce, ha lo sguardo rivolto distrattamente al corridoio e la mascella tesa. Continua a mordersi e torturarsi le guance dall'interno.
L'impatto è doloroso e sembra quasi che un banco di nebbia si interponga fra me e lui, ma nonostante la delusione, riesco persino a comprendere il suo bisogno di anonimato. Non so quale evento lo abbia portato a scappare così improvvisamente dalla sua vita, dalla sua casa e dalla sua famiglia, ma mi ha fatto sapere che esiste e che ha bisogno di tempo prima di aprirsi e gestirne le conseguenze. Conviverci è sicuramente più semplice del non sapere affatto, preparata a non fare troppe domande e ad assimilare, a piccole dosi, ogni sua rivelazione spontanea, come stava facendo in questi giorni. Sto con un piede dentro il suo segreto e uno fuori, volontariamente.
Ma questo è diverso. Riguarda me e riguarda lui nella stessa misura. Quante volte mi ha sorpresa a piangere, dannarmi di domande senza risposta per scoprire chi c'è dietro, supporre le più stupide situazioni, quando la soluzione era a portata di mano sotto il suo letto. E ad un tratto non capisco più, non riesco a pensare lucidamente. Mi sento ferita per la mancanza di fiducia e mi sento in colpa perché sono la causa dei suoi disagi.
Osservo attentamente i volti delle due persone riprodotte sul foglio, ci passo sopra le dita pensando a quanto gli sia costato concentrarsi sui loro tratti spietati, mentre ci davano dentro come in un gioco perverso. Senza muovere un muscolo, trattenendo il respiro.
<<Cosa vuoi che faccia adesso?>> scuoto la testa in tono spento.
<<Parlarmi, farmi a pezzi e restare>> incrocia le braccia sulle sue ginocchia e si morde le labbra nervosamente. I suoi occhi sono talmente lucidi da sembrare liquidi e mi appaiono di nuovo come un libro aperto: il canale più efficace di comunicazione quando crede di non avere parole per me. So che il senso di colpa lo sta in qualche modo divorando, ma non può decidere per entrambi, non su una cosa così delicata.
<<Cosa vuoi che faccia con questo?>> sollevo in punta di dita il foglio, inespressiva e profondamente triste.
<<Verrò con te e spiegherò tutto>>
<<E andrai via..non se ne parla!>> chiudo gli occhi tenendomi la fronte con la mano.
<<La mia famiglia mi cerca, batte a tappeto ogni angolo di questo pianeta e non chiedermi come lo so. Sarò costretto a farlo>>
<<Allora dimmi che questo significa qualcosa...>> di nuovo le lacrime mi avvolgono, sperando dentro di me che il motivo sia sempre e solo io. Perché dopo averci creduto, voglio convincermi che lo faccia in nome di qualunque cosa provi per me. Il mio egoismo riguarda lui, perché voglio lui, amo lui.
<<Significa tutto. Significa che ho fatto un casino e che nasconderti una cosa così importante è stato grave. Ti ho ripetuto spesso che avrei dovuto fare qualcosa per aiutarti, ma volevo più tempo per..>>
<<Per capire che sono una responsabilità troppo grande...>> sbotto, riprendendo le sue parole di poco fa riguardo Matt e quello che ha provato.
Spalanca gli occhi perplesso e si porta in avanti inginocchiandosi in mezzo alle mie gambe. Poggia le mani sul letto, allineandole al mio bacino. Il suo viso si avvicina, con cautela, mentre mi osserva, mi scruta. Poi sussurra rispondendo a quella che per lui ha tutta l'aria di un eresia.
<<Non ho mai detto una cosa del genere. Quello che intendevo è che avanzare pretese contro qualcuno che era al tuo fianco, fino a poche settimane fa, deve avere delle basi solide! Chi sono io per stare con te se ti sembro un perfetto sconosciuto?>>
<<Hai detto a Matt tutte quelle cose meravigliose su noi due, sono un po confusa adesso>>
<<E ora non mi credi più vero? E' così, me lo merito>> scrolla le spalle aggrottando teneramente la fronte. Non guardarmi così Richard .
<<Ho solo bisogno di pensare con calma, decidere cosa fare con...questo>> getto il foglio sul letto come se fosse infuocato, poi mi volto incrociando i suoi occhi smarriti e dispersi <<Da sola>>
<<Gli ho detto la verità, non ero un maschio in competizione>> mi abbraccia i fianchi, circondandomi col suo calore e le sue braccia aperte come ali. Si abbandona con la tempia sulle mie cosce <<Ti sento mia, anche quando prenderai del tempo e ti allontanerai da me per fare chiarezza, sarai mia e io ti verrò a prendere. Non ti lascerò che uno spazio piccolo, quanto basta per sentire la mia mancanza, e poi ti verrò a prendere>>
<<Richard, provo rabbia e la devo elaborare. Non posso restare con te in questo momento. Dovevi e potevi dirmelo subito, avremmo preso una decisione insieme perché, nonostante questo colpo basso, io avrei capito. Te lo assicuro. Non voglio esporti, non voglio puntare nessun maledettissimo faro sulla tua testa. Ma stavolta non ti sei fidato e questo mi fa male>>
<<Ho esordito dicendoti espressamente di aver fatto un casino. Ammettere di averti deluso è sufficiente a farmi impazzire. Rimani. Con. Me.>>
<<Domani mia madre tornerà a casa, non potrei restare comunque>> le mie dita affondano dolcemente tra i suoi capelli mentre si volta, incoraggiato dalle mie carezze, per affondare il naso tra le cosce, inspirando forte.
<<Chi ti ha portato in ospedale?>>
<<Non ne ho idea, non ricordo nulla dopo che uno di loro ha pensato bene di sbattermela su un fianco quella stramaledettissima mazza>> soffoca le parole sulla mia pelle facendomi rabbrividire. Inspiro violentemente sentendomi l'aria mancare.
Flash di lui smagrito, sofferente e silenzioso su quel letto mi investono all'improvviso.
Scostandomi dalle sue braccia, mi alzo in piedi e vago distrattamente fino a raggiungere le scale a chiocciola. Mi volto lanciandogli un occhiata severa, sperando che capisca cosa provo, e allargo le braccia sentendomi un po sconfitta <<Mi stai mettendo alle strette. Devi darmi la possibilità di farli sbattere dentro e credimi, il The Page non c'entra nulla! Sono stanca, vado a letto.>>
Le sue uniche risposte restano la sua testa bassa e il suo silenzio.
*
<<Non sai cosa si prova a vivere la vita che vivevo io. Quante situazioni devi calcolare, quanti pericoli schivare e quante volte al giorno pregare Dio perché ti faccia svegliare il giorno dopo>> i sussurri che sento sul mio collo, sull'orecchio, mi riportano gradualmente a galla da un sonno di per se agitato <<Un giorno capirai cosa sei per me. Un giorno capirai perché non riesco a smettere di sentirmi legato a te>> le sue braccia mi stringono, sentendo il suo corpo nudo dalla vita in su, accucciato, avvolgermi completamente da dietro. Sdraiato alle mie spalle, ha il tono stanco di chi ne ha già passate troppe.
Tremo involontariamente, sopraffatta dal pensiero che continua ad essere il cuore della notte il nostro rifugio.
Apparentemente il momento di massima vulnerabilità e lucidità per entrambi. Mi stringe ancora più forte e poggia il naso dietro il mio orecchio, tuffandoci poi tutto il viso. <<E' bello trovare qualcuno che non sapevi di cercare. Quando ti ho vista, lo sai già, ho detestato per la prima volta la condizione in cui ero. Non abbastanza da farmi restare però, saresti diventata una vera tortura se anche tu non mi avessi guardato e non avessi deciso che meritavo un po della tua attenzione. Poi ti ho sentita chiamare, Lynn ha pronunciato il tuo nome ed io ho deciso che non me ne sarei andato mai più. Dove potevo andare se Claire era quì? Dove cazzo potrei andare se tu sei quì!>> le sue parole mi confondono e mi fanno sentire vicina e lontana, sua e distante. Come possiamo continuare a spezzare le verità? Il suo tono è insieme dolce e rabbioso e innescano nella mia mente la stessa voglia di impormi.
<<E cosa ti fa credere che per me non sia lo stesso? Sei complicato e ometti parecchi dettagli, oltre al fatto che mi affido totalmente a quello che mi racconti>> mi volto lentamente, riaffrontando stesse sensazioni e ricordi, arrivati all'improvviso, della prima volta che mi ha parlato. Nella mia lingua.
Portano con se anche quella voglia insana che avevo di lui, resa ora più forte, potente e spasmodica perché so fin quanto in profondità il suo corpo si alimenta del mio. Quando nella penombra scorgo il bagliore di due occhi brillanti e scuri, il suo respiro accelera in sintonia col mio. <<Ma tu sei tanto ostinato quanto raro Richard, sarei una stupida se non riconoscessi che sei una delle persone più buone che abbia mai incontrato>> gli accarezzo il volto con entrambe le mani fino a lasciar scivolare le dita tra i suoi capelli, aggrappandomi con dolcezza e possessione <<Sento che stai pretendendo troppo da te stesso e troppo in fretta, tre anni sono troppi per essere solo una fase e il tuo cambiamento sconvolge perfino me. Dormivi per strada e sei tornato su un letto, mangiavi a stento e adesso hai ripreso colore e peso. Il tuo corpo ruvido, sporco e trattato con poco rispetto quando invece, dalla notte nella vasca, mi sono accorta di quanto in realtà tu sia delicato. La tua meravigliosa e splendida loquacità al posto di quel tuo dannato silenzio. Ed io, che mi sono aggrappata a te così tanto, rompendo la tua solitudine...>>
<<Così il problema è tutto qui? Il cucciolo abbandonato che resta fedele a chi lo nutre o lo accudisce?>> il tono ironico, secco e sottile mentre si sposta col peso da un avambraccio all'altro con la tensione fisica alle stelle. Una elettrica agitazione si irradia da me a lui e viceversa, entrambi fermi nella posizione di non toccarci ed entrambi impazienti di farlo.
Sospira per poi scivolare sopra di me in un istante, facendomi allargare istintivamente di poco le gambe <<Ho detto che sei tutto per me ma io sono io, a prescindere da te. Se è questo che ti spaventa sono abbastanza lucido da lasciarti andare se me lo chiederai, da continuare ad osservarti da lontano. Potrei anche trovarmi casa, un lavoro e farmi degli amici ma ad un passo da te. Io rimango me stesso e te lo devo, la mia bussola non è persa, ne rotta. So cosa voglio, perciò se non sto con te per necessità mi viene in mente solo un motivo...>> deglutisce a fatica, ripetutamente, quando la voce si spezza lasciando tutto in sospeso. Le mie mani si stringono intorno alle sue spalle e, senza dire una parola, con un nodo allo stomaco, lo spingo verso di me impaziente e con le labbra schiuse. Nel buio, attenuato dai riflessi delle luci esterne, la sua guancia si sfrega contro la mia, piegando la bocca per baciarmi la gola e strofinare le labbra poco sotto l'orecchio, solo a tratti, dandomi e togliendomi. Sospiro pesantemente sulla curva del suo collo e quando gli accarezzo i bicipiti induriti e tesi, la sua pelle è ricoperta di brividi, come me. Lo sento muoversi impercettibilmente in tutta la sua altezza e la sua seducente corporatura si adagia sulla mia, dondolandosi come a cullarmi. La canotta leggera e gli shorts sottili che indosso, diventano improvvisamente sgradevoli come una lastra di cemento armato o una tuta asettica. La mancata percezione del suo calore, della pelle morbida e tesa e delle vibrazioni che emana, mi fanno sentire vuota.
Nonostante tutto, i miei respiri si fanno immediatamente brevi e rotti, segno inequivocabile dell'emozione che riesco a provare anche solo da uno sfioro delicato del suo corpo sul mio. Le sue dita percorrono il mio viso in cerca dei miei tratti, toccandomi e premendo i polpastrelli sugli zigomi, sugli occhi e infine muovendo il medio destro sulle mie labbra in piccoli cerchi che si inumidiscono quando accompagno le sue tracce con la punta della lingua. Rincorro le sue dita con la bocca, mordendo a vuoto e facendomi inarcare lievemente il busto per il desiderio. Provo a cercare segni di divertimento nel suo viso senza trovarne, rimane impassibile nel provocarmi e non esporsi.
<<I want to kiss you so hard..>> sibila lentamente soffiandomi il suo profumo sul viso, sporgendosi in avanti con una spinta indecente del bacino. Avvampo di colpo, come una fiammata nata dal petto intenta a bruciare fino all'interno coscia. Quel breve e ancora superficiale contatto mi fa tendere le mani oltre le sue spalle, per raggiungere la curva splendida alla base della schiena nuda, quella che combacia con il suo sedere pieno e perfettamente sferico. Richard non è solo molto alto, ma proporzionato alle curve prettamente maschili. Non ha muscoli definiti o curati da una regolare attività fisica, ma è scolpito secondo natura, che lo rende esemplare nella sua innata eleganza e nella prorompente passionalità. Muscoli tonici ed elasticità sono il frutto di tanto sforzo, su un corpo giovane, accumulato per strada. Pesi da portare addosso, intemperie, sbalzi termici o scariche di adrenalina per dipingere. Senza alcuna mossa studiata, segue l'istinto più intimo nell'attrarre la mia mente e il mio corpo insieme: le carezze intense senza misura, i baci bagnati, infuocati e le labbra che si aggrappano con veemenza senza mai frenarsi. Le mani che vagano con lentezza verso parti del mio corpo che riconosce ad istinto e avvolge senza esitazione. Il suo corpo mi manda continui messaggi di irrequietezza, di voglia di dare prima che di prendere. E' spontaneo ed impulsivo, ma colpisce in punti perfetti della mente dedicandosi al piacere del corpo.
<<Non giocare sporco, sai che la tua pronuncia è dannosa sul mio autocontrollo>>
<<Se ti bacio resterai qui?>> sorride silenziosamente.
<<Domattina devo tornare a casa, non cambierò idea>> assottiglio lo sguardo senza cedere alla persuasione e alla dolcezza. Difficilissimo per altro.
<<Se non ti conoscessi penserei che mi stai mettendo in castigo>> le sue labbra si chiudono morbide sulle mie e sobbalzo, spiazzata dal forte calore che emanano, come se fossero febbricitanti.
<<Stai bene?>> gli gratto dolcemente la nuca con i polpastrelli e, in risposta, getta la testa all'indietro mentre la sua eccitazione si riempie, gonfiandosi improvvisamente e premendo oltre la stoffa del pantalone leggero. Mi arriva come una leggera sferzata rigida al centro della mia intimità, facendomi inspirare profondamente.
<<No>> risponde distorto.
Approfittando del suo istante di puro abbandono, mi tiro su quanto basta per affondare le labbra e la lingua nella sua gola esposta, succhiando al centro il suo pomo d'Adamo. Inizio un assalto in piena regola, con le dita che trattengono dolcemente la sua testa all'indietro. Sporgo la punta della lingua lungo tutta la pelle morbida, assaggiandolo fino ad arrivare al mento e imprigionarlo tra i miei denti. Succhio forte con allusiva malizia e ne ottengo altre piccole e dure sferzate di una crescente erezione.
Strappa via le mie mani dalla sua nuca con un gesto rude e veloce e le porta unite oltre la mia testa. Un fragoroso ringhio accompagna la sua bocca piazzatasi sul mio addome, scivola dolorosamente giù fin dove le braccia gli consentono di allungarsi, mentre mi trattiene dai polsi. Mi libera improvvisamente, assestando le sue mani sui miei fianchi, poi circonda con la bocca il monte di venere mordendone la parte carnosa con bisogno e possessione. Mi strappa un urlo per il dolore incredibilmente piacevole ma con gentili vortici della sua lingua lenisce dalla stoffa i segni del suo assalto, continuando a sibilare <<Siamo pari>>.
Si sposta poco più in basso solleticando, con piccoli colpi cadenzati e ruvidi, il punto più sensibile da sopra la stoffa, facendomi inondare all'istante di desiderio.
Boccheggio ancora per il fiotto di forte eccitazione che, il suo morso prima e la sua lingua dopo, mi hanno causato. Sento i muscoli interni pulsare e un disperato bisogno della sua capacità di mandarmi in fiamme. Mi divincolo come per liberarmi da un opprimente bisogno che non conosco e, come ogni volta che mi tocca, mi rendo conto di non aver mai avuto a che fare con sensazioni così intense. La bellezza dei suoi movimenti sicuri e il suo bisogno di viziarmi con baci succhiati e famelici dall'interno coscia al mio fulcro caldo e intimo, mi costringono a trattenere gemiti troppo acuti da liberare.
Di colpo ogni cosa cessa. Tutto finisce e il peso del suo corpo non è più tangibile, non è più sul mio.
Apro gli occhi di scatto, in pieno senso di abbandono e mi sollevo poggiandomi sui gomiti perplessa e preoccupata.
La sua ombra buia e scura si erge ai piedi del letto, ferma e con le braccia incrociate sul petto. Non riesco a distinguere le espressioni del viso ma non sembra scomporsi, a differenza mia. Fa un passo indietro poggiandosi cautamente alla balaustra e rimane così, impassibile a osservare me sul letto completamente stordita.
<<Che fai?>> borbotto col fiatone, recuperando ossigeno.
<<Per quanti giorni non ti farai vedere Clay?>>
<<Cosa?>>
<<Rispondimi. Quanto tempo ti ci vuole per... elaborare?>>
<<Mia madre starà a casa per le vacanze di Pasqua, non posso dormire qui!>>
<<Questo la notte, è il giorno?>>
<<Che stai facendo? Sono io quella incazzata, bada bene!>> puntellandomi su un gomito gli punto un dito contro, sporgendo furiosa le labbra.
<<Clay, sono serissimo: quando tua madre ripartirà per Orange tu verrai quì. Senza deviazioni ne fermate, senza esitazioni. Torna da me o ti vengo a prendere!>> stringe la balaustra dietro se contraendo le dita.
Sospiro pesantemente, spegnendo il piacere e accendendo la preoccupazione.
Mi metto seduta abbracciandomi le ginocchia e dopo un lungo silenzio, una volta calmato il mio corpo e il bisogno di averlo, sollevo lo sguardo sul suo viso. Consapevole del fatto che la luce riflessa gli mostra chiaramente la mia espressione altrettanto seria, raccolgo i pensieri aprendomi con sincerità.
<<Non sto facendo un passo indietro perché mi hai nascosto quel ritratto, ma non sopporto che per tutti questi giorni hai tenuto per te un informazione utile a entrambi, solo per evitare di farti trovare da chi ti sta cercando. Pur di difendere questo, rischi te stesso ed io ti ho per un terzo. Non è altri che la tua famiglia Richard e credo che tu stia facendo la stessa cosa a loro: soffrono chiedendosi se sei ancora vivo e nutrono la speranza che tu possa tornare. Solo tu puoi dare loro le risposte che cercano, come hai fatto con me. Mi metto spesso nei loro panni perché se mi lasci fuori, come accade a loro, significa che non funzionerà. Eppure credo così tanto alle tue parole che se un giorno decidessi di andartene mi farai malissimo. Non sono più nella posizione di salvarmi, quello che provo per te crescerà comunque, ogni singolo giorno >> poggio il mento sulle braccia che avvolgono le ginocchia tirate su.
<<Allora Clay, lascia che ti dimostri che invece funziona, fra noi funzionerà. Comunque non ho più documenti e questo è un problema sotto tutti i punti di vista. Non so come la gente si sia fidata di me in questi anni, in tutti i posti in cui sono stato e spostandomi da un paese all'altro per mezzo di incontri fortuiti>> gesticola con evidente tensione.
<<Non ti metterò pressioni per questo ma prima o poi dovrai...>>
<<Lo so, ci farò i conti quando sarà il momento>> chiude asciutto, abbassando gli occhi.
<<Bene>>
<<Bene>>
Si stacca dalla balaustra imboccando spedito la scala a chiocciola, si volta scuotendo la testa <<Ho un bisogno disperato di te>> mormora a bassa voce, poi si allontana riuscendo a contare i suoi passi decisi fino al terrazzo.
<<Anch'io, Richard..>> sussurro a me stessa consapevole che questi giorni non ci porteranno nulla di buono.
*
Mi stropiccio violentemente gli occhi appesantiti dalla mancanza di riposo e con un sonoro e involontario sbadiglio metto via le ultime cose, un paio, che ho necessità di riportare a casa.
Ogni gesto risulta pesante e sgraziato a causa del mal di testa e della sensazione di vuoto che continua a vorticare tra petto e stomaco. Mi sfrego il palmo sulla fronte sbuffando continuamente. Odio questa sensazione di avere i movimenti bloccati, tanto da impedirmi perfino di scendere al piano di sotto e uscire da quella maledetta porta. Durante il resto della nottata, passata a rimuginare sul nostro insensato discorso, l'unico pensiero lucido che sono riuscita a tirare fuori è stato quello di non sapere come diavolo affronterò questi giorni. Forse mi basterà soddisfare il bisogno che ho di sfogarmi con Lynn e magari vuotare il sacco con mia madre ed evitare questo silenzio assenso. Dopotutto l'aveva già capito, non fino al punto in cui siamo, ma per deformazione professionale non può che aver incastrato perfettamente ogni pezzo del puzzle.
Ed è proprio mentre penso a lei che il tab sul letto inizia a lampeggiare per poi partire con un loop sonoro. Senza osservare il display, comando vocalmente la presa della chiamata infilandomi l'auricolare ad orecchino.
-Ciao amore, siamo già in viaggio. Ti ho svegliata, sei a casa?
<<Mamma, allora non ci hai ripensato? L'ultima volta che ci siamo sentite non eri molto convinta di farti accompagnare dal Sig. Stone...>>
- Albert, si chiama Albert Clay, e dai...non avrei mai permesso che trascorresse le vacanze di Pasqua da solo, ad Orange.
Sorrido genuinamente contenta di quest'aggiunta dell'ultimo minuto in casa Morris. Il Sig. Stone non ha mollato un attimo mia madre da quando è arrivata nella nuova città e la loro frequentazione ha avuto un picco che non avevo previsto. Non so se la loro sia una tenera amicizia o qualcosa di più importante, ma il fatto che siano insieme allevia il senso di colpa. A quanto pare lei adora vivere lì ma se è Albert a fare la differenza è un buon motivo per fargli valutare l'idea di Baton Rouge. Dovrei aver conservato ancora un briciolo di quella determinazione ferrea che mi farà negoziare definitivamente con il boia del Sig. Price.
<<Preparerò la camera degli ospiti allora, e sarà tutto pronto per il vostro arrivo>>
-Tesoro stai bene? Ti sento stanca, che succede?
Ruoto gli occhi al soffitto in un gesto che mi permette di mandare indietro insieme lacrime e nodo alla gola. Con mia madre non c'è scampo, ma so anche che questi segnali sono per me chiari: ho bisogno di confrontarmi con qualcuno. L'intensità della storia con Richard, l'importanza dei miei sentimenti e la grandezza della sua sola presenza devono significare qualcosa anche nella vita di tutti i giorni, con le persone di tutti i giorni e fuori da questo appartamento. Se davvero non vogliamo che questa cosa rimanga nell'ombra a lungo, allora dovrò cominciare dalla mia famiglia.
<<Mamma, ne parliamo quando sarai a casa>>
-C'è qualcosa che devi dirmi? Qualche altro messaggio in segreteria? Devo preoccuparmi?
<<No, niente messaggi stavolta, è una cosa importante però. Ho bisogno di tutto il tuo appoggio>>
-Un paio d'ore e potrai dirmi tutto. Ti voglio bene.
<<Anch'io mamma, ci vediamo presto>>
Quando chiudo la comunicazione, poggiata alla balaustra del soppalco, i miei occhi sono totalmente concentrati a farsi catturare dal blu cobalto e dinamico di quelli di Richard che mi osserva dal basso del piano di sotto. Beve caffè da una tazza ed il viso è segnato da un espressione buia e poco vitale. E' come se mi riguardassi allo specchio del bagno, poco fa, dopo una doccia veloce: un velo scuro intorno agli occhi e nessuna piega che ricordi un sorriso. Mi sfilo via l'auricolare lasciandolo cadere in borsa.
<<Ne hai un po anche per me?>> la mia voce risuona roca e spezzata dal mal di testa.
<<Quanto ne puoi desiderare>> assottiglia lo sguardo mandando giù un altro lento sorso, severo e assolutamente consapevole di parlare di se più che del caffè.
Indossa una camicia leggera color carta da zucchero, volutamente stropicciata e con le maniche lunghe abbassate fin oltre le dita. E' abbottonata solo per metà, segno che deve ancora finire di vestirsi.
La gradazione sembra intonarsi perfettamente con i suoi occhi in un gioco di chiaro scuro che esalta al limite i tratti gentili e spigolosi del suo viso. La pelle chiara fa da sfondo alle labbra di un rosa intenso, apparentemente turgide come se venissero morse e bagnate ripetutamente.
Non riesco a scorgere cosa indossa di sotto poiché coperto dalla penisola della cucina. L'immancabile velo di barba color miele che rende ancora più dolce e paradisiaco il suo volto, se non fosse per la linea della mascella che delimita il viso dalla forma maschile e ossuta.
Una colonna di fiera bellezza resa imponente e irreale dalla sua spudorata altezza.
L'unico modo che ha per avvolgersi totalmente a me è abbracciarmi come se fosse la custodia del mio corpo. Lo fa sempre, prima di baciarmi la fronte. Lo fa anche quando mi ripete che non non c'è mai abbastanza tempo per fare l'amore, dopo avermi sedotta e avuta più volte in una notte. Non riuscirò a darmi pace se non sarà con me, ma siamo obbligati a trovare un equilibrio.
Lo raggiungo con una borsa da viaggio di grandezza media appesa al gomito e dopo averla poggiata accanto alla porta, faccio il giro della penisola. Passo una mano sulla sua schiena fino a sfiorare il sedere con le dita. Ora lo riesco ad ammirare e si, decisamente deve ancora vestirti.
Sotto la camicia solo i boxer blu scuro, una strategia sexy piuttosto insolita considerando che l'ho trovato tremendamente seducente ed eccitante anche ammaccato e con pezzi di stoffa improvvisati ad abiti.
In questa tarda mattinata di venerdì, splende il tipico sole umido di fine marzo. Mi lascio abbagliare per qualche secondo dai suoi raggi, poi ritorno a farmi illuminare dalla mia splendida e personale fonte di luce.
Lancio un occhiata vaga alla postura pigra ed elegante: dai piedi nudi tenuti incrociati, fino alle spalle ricurve per via delle mani poggiate sul ripiano. Si volta a guardarmi guadagnandosi la mia panoramica, di sicuro meno attraente della sua: scarpe da tennis, shorts sabbia e polo rossa non sono niente in confronto.
Si muove invertendo la posizione, poggiandosi col sedere sulla penisola e rimanendo a braccia conserte. Continua a fissarmi, illegibile, aspettando che dica qualcosa.
Quella rotazione del corpo sprigiona una certa quantità di profumo dalla sua pelle: bagnoschiuma alla frutta che agisce direttamente sui sensi aperti e sensibili.
Lo desidero da impazzire e la tortura dura almeno da 12 ore, da quando siamo usciti di casa con l'intento di divertirci e goderci un po di vita esterna. Da quando l'ho ammirato a gambe piegate sul letto, da quando le sue mani volavano sulle tastiere dei SoulSky e la sua voce mi è entrata dentro come un esondazione. Lo desidero da quando abbiamo discusso, da quando mi ha mostrato tutto il suo tormento, poco prima di rivelarmi un particolare fondamentale. E ora lo desidero più di ieri, più di tutto, oltre tutto.
Non mi preoccupo nemmeno di bere il caffè che nel frattempo aveva versato per me in una tazza, mi avvicino rapita da quella camicia aperta per metà e dalle cosce nude coperte da una peluria chiara.
Con lo sguardo indugio sul suo petto e sulle spalle larghe e toniche, senza però raggiungere il suo volto.
Quando sto per poggiarmi con la tempia sul suo cuore, mi afferra per le braccia senza troppa forza e mi trattiene, impedendomi di raggiungere la mia meravigliosa e calda meta.
Il mio sguardo cammina lentamente fino a raggiungere e incontrare i suoi occhi, assalita da un vago senso di panico causato da questo improvviso rifiuto. Neanche fiato quando gli leggo un amarezza sconfinata ma cerco di ribellarmi, forzando la presa salda ma dolce delle sue mani, senza però riuscirci. Mi tiene ferma all'altezza dei bicipiti, facendomi incassare il collo nelle spalle.
Mi attira lentamente al suo viso, su cui leggo un imminente sfuriata, ma quando la distanza scompare e il suo naso sfiora il mio, il cuore sobbalza tra i battiti forsennati e la tensione di qualcosa lasciato a metà.
Scuote leggermente la testa, pregandomi così di non dire nulla e si accascia con tutto il peso sulla mia bocca. Mi sovrasta bloccandomi sul posto con un bacio spiazzante. Si abbandona completamente a me, le sue labbra si aprono facendo scomparire le mie, accarezzandole subito con le spinte delicate della sua lingua.
Calda e morbida, si appropria della mia con un lungo abbraccio. Una serie di colpi morbidi e decisi, ingoiando il mio respiro fino a lasciarmi letteralmente senza un briciolo di ossigeno. Quando trovo il modo di distribuire l'aria, istintivamente chiudo gli occhi per acuire gli altri sensi.
Ascolto i respiri incastrati e spezzati tra le labbra premute con forza. Sento il sapore agrodolce che accompagna bisogno e forza di volontà, e il suo gusto unico che sa così tanto di buono da non volermi nutrire d'altro. La sua testa si muove da un verso all'altro come se non riuscisse ad afferrarmi tutta, ad assaporarmi in profondità e a baciarmi per comunicare. Io, invece, sento ogni singola cosa fra queste. Mi ha sorpresa ancora una volta dedicandomi affetto, tenerezza e il contatto fisico bocca a bocca che mi fa sentire viva per lui. Una dolcezza che svanisce con il cambio naturale del bacio: cresce, diventanto spasmodico, ansimato ed eccitante per ogni centimetro del mio corpo. Ritorna prepotente il desiderio represso e se non posso averlo e non vuole avermi, la distanza sarà ben oltre l'insopportabile.
Le sue mani artigliano il mio sedere, enfatizzando il marchio prepotente ed estenuante che la sua bellissima e furiosa bocca sta imprimendo nella mia. Sento l'ambiente circostante girarmi intorno mentre poggio le braccia, ormai libere, sulle sue spalle tese. Non lo afferro, non mi aggrappo, rimango impotente davanti all'intensità di un bacio importante ed inaspettato. Richard sa come dire a una donna che non ci sono alternative a lui.
Quando lentamente riemergo dall'estasi, apro gli occhi con pigrizia, ancora in balia della sete. Lo guardo osservarmi con la fronte aggrottata e gli occhi beatamente velati di eccitazione.
<<Parlerai di me a tua madre?>> mormora roco in attesa di recuperare altra aria. La mano che non resta ancorata al mio sedere, si sposta sul mio viso circondandolo per metà.
Mi osservava da quaggiù mentre catturava inevitabilmente una parte della conversazione appena avuta con Lily.
<<E' giusto che sappia che non sono più sola ormai...>>
<<Ma in questo momento però hai scelto di esserlo. Le dirai anche che non ti fidi più di me?>> e con la tristezza negli occhi mi abbraccia nascondendo il suo viso nel mio collo con un lungo sospiro. Il suo cuore batte così forte.
<<No. Le basterà sapere che sei la cosa più bella che mi sia mai capitata nella vita, le racconteró quanto sei testardo e meraviglioso e non avrà più dubbi quando le dirò che voglio stare con te>>.
Sospira sciogliendo l'abbraccio, poi mi guarda negli occhi, riducendo i suoi a due fessure sottili per trattenere un sorriso.
Sporge in fuori le labbra come se riflettesse su qualche domanda nella sua testa e infine abbassa gli occhi sui suoi boxer sollevando un sopracciglio <<Fammi mettere i jeans e ti accompagno in auto>>
<<Dai, lascia stare non serve>>
<< Vuoi che scenda senza jeans? Non sono in condizioni come vedi..>> un malizioso sorriso laterale mi manda letteralmente in subbuglio dopo aver dato un'occhiata furtiva alla parte del suo corpo che in questo momento soffre tanto quanto la mia.
<<Ricordami chi dei due ha deciso che non è il caso di fare sesso.. ti prego>> chiudo gli occhi godendomi la sua risata brillante.
<<Detesterai le vacanze di tua madre ma almeno avrai tempo per capire che fine desideri far fare all'uomo che ha una cotta spietata per te>>
<<Parli di quello che ha avuto un incidente alle parti basse col mio piede?>> li riapro e lo vedo fissarmi attentamente negli occhi, impassibile.
<<Lo voglio fuori dai piedi! Se osa avvicinarsi o contattarti, e tu me lo dirai, stavolta le sue palle saranno le uniche a salvarsi! E non occorre che te lo ripeta!>> stride i denti dalla tensione.
<<O-k-a-y->> lo fisso sbalordita senza replicare.
Con le mani poggiate tra la schiena e la portiera della mia piccola ibrida, continuo ad assaporare e mordere le labbra ampie e carnose di Richard. Mani che lascio imprigionate con su il peso del mio corpo per impedirmi di afferrarlo tanto forte da infuocare il marciapiede. I suoi palmi stretti intorno alla mia nuca e i pollici che dirigono l'inclinazione della mia testa, mi fanno perdere la cognizione del tempo. Mi bacia prepotente, mi bacia continuamente. Baci umidi, frustrati e a volte osceni quando sono solo le lingue a vorticare come matte rincorrendosi e scontrandosi.
La sua fronte picchia dolcemente contro la mia e con quel dannato blu cobalto, reso sbalorditivo dalla luce chiara del mattino, rapisce il mio sguardo reso triste dai troppi pensieri.
<<Ti chiamo, ti scrivo, ti cerco, ti vengo a prendere...>> mugola piano tra un bacio e l'altro.
<<Non so cosa fare...e tu sei un casino!>>
<<Può darsi, ma dimentichi questo...>> sospeso sul mio viso, stretto tra indice e medio, spunta il piccolo foglietto ripiegato. Il ritratto degli aggressori di Richard, nonché vandali del mio angolo di paradiso.
Sbuffo per non essermene ricordata, poi lo infilo velocemente in borsa.
<<Ho detto che verrò con te>> con ancora le dita sospese in aria, mi scruta da sotto le sue lunghe ciglia.
<<Ho detto che non se ne parla>>
<<Il The Page mi manca..>>
<<Ti..manca? Io... sei assurdo>> scuoto la testa totalmente incapace di comprenderlo.
<<Spacca il culo a quei due e torna a lavorare!>>
<<Quei due ti stavano portando via da me..>>
<<Quei due mi hanno portato da te..se ci pensi>> piega la testa con aria sfrontata.
<<Diio, sei così......>>
<<Lo so>> sorride, arrotondando meravigliosamente gli angoli della sua bocca e degli occhi.
<<Continui a considerarti ai margini Richard, ma per me tu vieni prima di tutto. Troverò il modo per... ogni cosa>> gli accarezzo la punta del naso perfetto.
<<Perdonami>> chiude gli occhi facendo diventare il suo bacio sulla fronte il più bello mai ricevuto.
*
-Hey, dimmi che ci vediamo per un caffè. Mi manchi un sacco e sto impazzendo senza nulla da fare. Ryan ha turni massacranti ultimamente e vorrei tanto vederti.
<<Oh speravo che me lo chiedessi. Puoi venire tu a casa? Avevo in programma di rapirti per.. parlare un po>>
-Richard non c'è?
<<No, intendevo... sono a casa mia>>
-Che gli hai fatto? Sputa il rospo!
<<Ohh, ti prego! Non eri mia amica fino a un mese fa?>>
-Si, questo prima di iniziare ad adorare quel testone del tuo uomo.
<<Porta il tuo sedere a casa di mia madre Multicolor e dammi il beneficio del dubbio!>>
-E' davvero così tremendo?
<<Lynn, è un casino che non immagini!>> è al quel punto che la mia voce si incrina così tanto da preoccupare sul serio la mia tenera amica.
-Clay, dammi il tempo di raggiungerti.
Il suo tono improvvisamente serio mi ha dato un discreto beneficio.
E' nel riflesso delle espressioni di Lynn che rivivo ogni momento vissuto in queste ultime ventiquattro ore.
Attraverso le sue reazioni, a volte contenute altre esagerate, ritrovo la possibilità di mettere tutto in prospettiva. Le racconto dei dipinti e del Sig. Sebastien, confidandomi a sua volta come Richard le avesse chiesto di vedersi proprio all'uscita del negozio in centro. Ad appena mezz'ora dai suoi inattesi guadagni, il primo pensiero è stato quello di combattere una vera e propria battaglia all'ultimo affitto, coprendo addirittura il mese di Aprile in anticipo.
A quanto pare Lynn era decisamente mortificata ma Richard ha saputo persuaderla, insistere e spiegarle svariate motivazioni per cui aveva bisogno di fare questo per me. Le ha addirittura accennato al fatto che continuerà a occuparsi delle spese d'affitto a tempo indeterminato, per quanto poco appaia rispetto al valore che ha per lui quel posto: "Lynn, cerca di capire, quel loft non rappresenta la mia speranza, ma la mia salvezza. Lì non ci sono solo io, ci siamo io, lei e la mia vita con lei. Non ti pagherò mai abbastanza, ma desidero comunque sentirlo un po mio, come la prima cosa da offrirle per poter stare con me. Lei fa così tanto, mi riempie, mi vizia, mi regala se stessa come mai avrei sognato". Lynn non aveva resistito alle lacrime. E io non le resisto adesso. Se l'abisso fosse un luogo, ora sarebbe esattamente lo spazio tra la mia camera e il loft. Mi manca da impazzire.
Il nostro caffè alla fine è diventato un pranzo preparato in poco tempo e le ore sono volate via mentre mi aiutava a sistemare la spesa, la camera degli ospiti e a ridare un aspetto civile alla mia camera. Non cambiavo le lenzuola da settimane.
Poi lì, su quel letto finalmente pulito, sono arrivata al dunque.
Alla vista del ritratto la mia Multicolor ha iniziato a singhiozzare e quando ha smesso è rimasta in bilico tra il perplesso e l'accettazione. Il The Page le manca tantissimo, un lavoro che ama e rispetta, per cui si è sempre resa disponibile. So che di riflesso soffre anche per me, per la rabbia e la rassegnazione, per i tanti sacrifici affrontati pur di dare vita ad un mio sogno. Rimane basita davanti al racconto, con annessi spiacevoli dettagli, del nostro incontro con Matt. Di come Richard abbia mantenuto fede alle origini di gentiluomo inglese, prima di pagare lo scotto di una relazione finita male. E nonostante tutto lei mi capisce, lei affronta tutto con me, e il peso che sentivo schiacciarmi il cuore inizia a sollevarsi per farmi quanto mento respirare. Non riesce però a darmi una sua personale visione delle cose e, come mi aspettavo, rimarca la sua comprensione per ogni gesto di Richard. A prescindere. Folle amica che ama le cose che amo io.
La sua preziosa vicinanza, un abbraccio così familiare, i suoi immancabili aggiornamenti sul suo rapporto con Ryan e qualche commento piccato sugli "ex", mi fanno già respirare un po di inevitabile leggerezza. Adesso Richard mi manca ancora di più.
*
<<Clay, ti faccio i miei complimenti. La cena è stata... appagante!>> il Sig. Stone, sempre affascinante come lo ricordavo, mi sorride seduto a tavola accanto alla mamma. Poi guarda Lily con complicità abbassando lo sguardo.
<<Grazie Albert, per la quarta volta>>
Ritrovare mia madre a casa mi ha quasi fatto rompere gli argini. Mi è mancata tantissimo e rivederla accompagnata da qualcuno che sembra esserle tanto legato, non fa che darmi ancora nuove prospettive.
Si rimane sconvolti quando si scopre di avere una connessione con qualcuno di inaspettato.
Regna confusione nel momento stesso in cui realizzi che ti piace davvero tanto e che trascorrere del tempo insieme, non fa che lasciare un infinità di segnali positivi.
L'ho visto in Lynn e Ryan, lo vedo adesso in mia madre e ne sento ogni sfumatura tra me e Richard. Ma c'è qualcosa in più, qualcosa che ci rende così insoliti: bisogna somigliarsi un po per capirsi, ma credo che si debba essere diversi per amarsi. Una citazione che arriva da non so dove, tra le mille parole rubate alle mie letture, nella pace del The Page.
Nonostante il suo desiderio di coccolarmi e il mio bisogno di lasciarla fare, a mia madre sembra non sfuggire il mio stato d'animo. Non smette di puntarmi gli occhi addosso da quando ha messo piede in casa e so che non sta più nella pelle per via della telefonata.
Dopo cena segue un lungo momento rilassante in cui entrambi mi raccontano come procede il lavoro al Corner di Orange.
Scopro che Albert è l'assistente tuttofare di mia madre e che si intende parecchio di tecnologia, ma solo per passione. Era tutor di corsi di formazione primaria, perciò la pacatezza e il tono flessuoso e piacevole della sua voce probabilmente sono il frutto di anni di pazienza con i bambini sotto gli undici anni.
Sollevo un sopracciglio fissando mia madre che ascolta Albert presentarsi umilmente. Ma lei sembra pensarla come un "sono bello, colto e aspettavo solo te".
All'improvviso, durante un piacevole intervallo silenzioso, mia madre spalanca gli occhi color salvia che urlano di seguirla in cucina.
<<Albert, bisbiglio un po con mia figlia mentre taglio la torta alle noci che abbiamo portato. C'è ancora spazio vero?>>
<<Lil, dalle tregua sei appena arrivata, vada per una fetta piccola... comunque>> le strizza l'occhio ed io gongolo davanti ad una scena tanto sarcastica. Albert tiene testa a mia madre. Wow.
Trascinata a grandi passi fino all'isola centrale, mia madre mi tende un agguato abbracciandomi all'improvviso.
<<Che ti ha fatto Tizio Barbuto?>>
Mi volto con la bocca spalancata per poi scoppiare a ridere <<Mamma!!>>
<<Se vuoi mi infilo una bandana di seta in testa, un paio di anelli voluminosi e corro a prendere una palla di vetro. Peccato non servano per leggere quì>> punta un indice dritto sulla mia fronte, puntellandolo dolcemente.
Sospiro sorridendole, poi mi volto per scartare la torta e dividerla in porzioni.
<<Si tratta di lui in effetti, ma vorrei raccontarti tutto con calma. Perciò vorrei che rimandassimo a domani se non ti spiace>> piego la testa di lato chiedendole silenziosamente di non insistere.
<<Come preferisci Clay, ma lascia che ti chieda solo una cosa: Quanto sei coinvolta?>>
Esito, tenendo gli occhi bassi. Poi incontro i suoi occhi: verde immerso nel verde, e scopro di poter apertamente iniziare a dare un senso a tutto.
<<Mi sono innamorata Mamma>>
Scuote la testa, annuendo senza dire una parola. Subito dopo afferra i piattini da dolce ritornando in salotto con un sorriso storto stampato sulla faccia.
Nel silenzio di casa, ormai a tarda sera, mi giro intorno con un brivido di estraneità e insieme familiarità. Nella mia camera: le pareti, il letto, la vista a tutt'altezza di una parte illuminata di Baton Rouge, mi riempie di quella serena solitudine di cui sentivo il bisogno. Ma dura poco, pochissimo.
Stesa supina sul letto, inizio a massaggiarmi il petto fino a raggiungere il cuore che pulsa frenetico, lasciandomi affaticata.
E' solo una percezione che viene fuori dal mio stato d'animo, ma sembra quasi che bruci.
Faccio alcuni profondi respiri, poi mi volto verso un piccolo ologramma che si solleva dal display del mio tab. Un applicazione piuttosto lussuosa che rende uno scambio di messaggi un esperienza emozionale. Quello di cui avevo bisogno; Uno scatto rubato riproduce il viso di Richard che ride di cuore a bocca spalancata, non ricordo neanche per quale stupida battuta. Il tuffo di un desiderio che rimbalza selvaggio sul mio stomaco, sul petto, alla sola sua vista.
Vocalizzando il testo, lascio apparire un messaggio che resta sospeso per aria, avvolto dai colori olografici che riflettono il bellissimo volto del destinatario:
*Era previsto il mio silenzio, ma non il tuo. Dimmi che stai bene*
Immagino le sue flessuose dita volare sullo schermo sensibile, con tanta precisione che la risposta, difatti, non tarda ad arrivare.
*Ti serve spazio, solo così ti posso mancare*
*Le tue intenzioni sono nobili ma fanno acqua da tutte le parti. Non hai risposto*
*Spiegami perché. No, non sto bene*
*Perché mi manchi sempre, anche quando sei dentro di me*
*Vorrei esserlo adesso. Avrei voglia di toglierti tutto e di cullarti su questo letto con il ritmo del mio corpo sul tuo, del tuo sul mio*
*Richard...*
*Vorrei poterti dire che sto gongolando nel provocarti, ma non riesco a vederci nulla di divertente*
*Sono tua*
*Ci puoi giurare. Ora va a riposare, per colpa mia non hai chiuso occhio questa notte*
*Sono a pezzi, ma preferisco sempre quando mi tieni sveglia. Qualunque sia il pretesto*
*Non ti chiederò di guardare la Luna, io e lei non troviamo accordi. Però ricorderai "Le stelle sono piccole fessure..."*
* "...attraverso le quali fuoriesce la luce dell'infinito". Sei con me adesso, ti tengo stretto. Riposa anche tu*
*Sei con me, ti tengo stretta*
Ti amo. Ma questo, magari, lo tengo per me.
Senza volerlo, rivolgo comunque uno sguardo a quella Luna che tanto detesta. Accoglie questa notte di distanza fisica, bisbiglia alla città ma Tu sei al sicuro.
Sono certa che ti ha guidato più volte quando il buio non risparmiava neanche certi angoli dei marciapiedi, quando spiccava al crepuscolo, riempiva di luce in fase nuova o lasciava il posto ad un sole caldo, prima dell'alba. E' solo la Luna.
Un giorno, ne sono certa, ne dipingerai l'argento e sarà perfetta per noi.
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Al prossimo capitolo... in cui ameremo Richard ancora di più se mai fosse possibile
<3 - Un Abbraccio
Sun
Questo capitolo è costellato di frasi meravigliose, travolgenti. Di momenti magici... non so davvero come diavolo tu faccia a trovare tutto questo.
RispondiElimina"E' bello trovare qualcuno che non sapevi di cercare." MY GOD
Come si fa a non amare Richard sempre di più?? fin dove potremo arrivare...Ci sarà mai un limite...?!?
amare Richard più di così?
RispondiEliminaMi son scese le lacrime quando hanno quello scambio di messaggi.
Li sento dentro questi due, scorrono nelle vene insieme al sangue, mi sono mancati da morire!
So ...capitolo lungo ma ricco, la mamma non so come potrà prenderla ma sono sempre dell'idea che sostiene la figlia aiutandola nelle decisioni importanti.
Alla prossima twinnina mia
Capitolo meraviglioso, sei bravissima Silvia :) la glicemia ormai è alle stelle.
RispondiElimina"Non ti chiederò di guardare la Luna, io e lei non troviamo accordi. Però ricorderai "Le stelle sono piccole fessure..."
"...attraverso le quali fuoriesce la luce dell'infinito". Sei con me adesso, ti tengo stretto. Riposa anche tu"
"Sei con me, ti tengo stretta" cioè SPARATEMI loro due sono ASJKSHDESDHFDSFAD
Amo troppo Richard *__*
*Corre a farsi l'insulina* in effetti..
Eliminapioggia di zucchero in arrivo anche.. :)
Sono già con la flebo attaccata ;)
Elimina...sarà anche un capitolo "di passaggio" come lo definisci tu, ma credimi ogni momento in cui Clay e Richard sono insieme con i loro slanci di pura passione, i confronti e a anche i loro scontri, sento l'adrenalina che mi scorre nelle vene come un fiume in piena!!!.... Sogno a occhi aperti il giorno in cui nel fondersi dei loro respiri, il nome di questo SENTIMENTO sarà pronunciato dalle loro labbra....
RispondiElimina...uff....e adesso voglio il prossimo capitolo please ihihih
Altro che capitolo di pasaggio......hai espresso le sensazioni di Richard magnificamente.....tutte le meravigliose parole che usa per far capire a Clay quanto lei sia importante per lui.....
RispondiElimina"Perché mi manchi sempre, anche quando sei dentro di me".....e io non reggo......amo quest'uomo.....
Questo capitolo mi ha fatto venire gli occhi a cuoricino .. i loro momenti , passione e confronti, in cui dopo si amano sempre di più... Richard amalo sempre di più, ogni frase o parole ti entrano dentro, i loro messaggi all'ultimo teneri più di così nn può essere...
RispondiEliminaamare ancora di più Richard?è possibile? "E' bello trovare qualcuno che non sapevi di cercare." "Dove potevo andare se Claire era quì? Dove cazzo potrei andare se tu sei quì!>> e tutti i messaggi alla fine... <3 <3 amare sempre di più loro due e il modo in cui scrivi,è possibile?sarà anche un capitolo di passaggio,ma è pieno di frasi meravigliose e di passione!
RispondiEliminaUn capitolo meglio dell'altro davvero......ormai sarebbe da citare tutto il capitolo!!!! i messaggi alla fine poi awwwww
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