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venerdì 31 maggio 2013

Songs from a Room: cap4


Sono le 6 del mattino e io sono sveglio. Io alle 6 del mattino sveglio? Qualcosa non va, decisamente.
E so io quale è il motivo ... il motivo sta nella stanza accanto, quella meravigliosa ragazza che in questo momento sta dormendo nel mio letto.
E, come se il mio corpo fosse mosso da vita propria, mi alzo e vado davanti la porta del mia camera.
Accosto l'orecchio, nessun rumore, sta ancora dormendo.
E nel momento in cui collego ciò, la mano corre sulla maniglia della porta. Il suo profumo mi colpisce in pieno, è qualcosa che non ho mai sentito. Chiudo gli occhi e mi faccio avvolgere da esso ma, quando li riapro mi maledico per averlo fatto.
Lei è li, coricata in maniera scomposta, una mano sotto il cuscino mentre con l'altro praticamente lo stringe.


Le labbra leggermente aperte, il suo volto completamente rilassato. Scendo con lo sguardo verso il suo corpo, la maglietta si è alzata fino alla vita. Le sue gambe nude, lisce, bianche come la neve.
E il mio corpo ancora una volta mi tradisce, mi avvicino a lei e con le punte delle dita la sfioro.
La sua pelle si riempie di brividi e dalle sue labbra esce un lamento. Ritraggo immediatamente la mano, ho paura di averla svegliata ma cosi non è, la vedo stringere ancora più forte il cuscino per poi continuare a dormire.
La mia mano ripercorre le sue gambe, parto dalla caviglia e lentamente salgo su, fino al suo fianco.
Ha la pelle morbida come l'avevo immaginata solo guardandola, ha un corpo perfetto, è magra si, ma non eccessivamente.
Continuo il percorso sfiorando la curva dei suoi piccoli seni e, li è la fine. Il mio respiro diventa pesante, come se avessi corso per KM, Dio, non sono mai stato attratto cosi da una ragazza, ma lei è diversa, so che mi manderà fuori di testa e, il non poterla avere mi renderà ancora più folle.
Perché lei non entrerà mai nel mio letto, lei non sarà mai una botta e via no, lei merita di essere amata e io ... io questo non sono ancora pronto a farlo.
La mia mano adesso è sul suo volto, con il palmo le carezzo la guancia mentre con il pollice le sfioro quelle magnifiche labbra.
Le schiude e il suo caldo respiro solletica le mie dita. "Kris, cosa mi hai fatto" questo è l'unico pensiero che continua a rimbombarmi nella mente.
Mi metto in ginocchio davanti al letto, il mio capo è vicino al suo il mio naso sfiora la pelle nivea del suo volto, il suo respiro mi inebria e, tutte le certezze che avevo si sgretolano come castelli di sabbia.
Le mie labbra si avvicinano alle sue, le sfioro appena. So che è sbagliato, so che non dovrei fare certe cose mentre lei sta dormendo ma devo, voglio farlo.
E' l'unico modo per assaporare un po' del suo meraviglioso sapore.
La bacio, sfioro appena le sue labbra ma ciò basta a scuotermi il petto a far aumentare i battiti del mio cuore. E' l'inferno ma il paradiso allo stesso tempo. Non mi sentivo cosi da tanto tempo, non provavo un'attrazione cosi per una persona da TROPPO tempo ma, ho giurato a me stesso che non avrei fatto soffrire nessun'altra. Nessun'altra sarebbe stata male a causa mia.
A malincuore esco da quella stanza che sa di lei, vado in cucina.Caffè è quello che serve, ne servono litri.
Bear mi viene in contro scodinzolando, ieri sera l'ho lasciato dentro la camera di Tom, non volevo che assalisse Kris come al suo solito.
Non appena pronto il caffè, afferro la felpa e le sigarette che ieri sera ho lasciato sul divano e vado di sopra.
La melodia che ho in mente continua a ronzarmi in testa ora più che mai, erano anni che non riuscivo a scrivere ma a quanto pare Kris è riuscita anche in questo. Mi siedo su una poltrona e lasciandomi andare su essa, chiudo gli occhi e inizio a canticchiare le parole che ho in mente.
"Ifyou'resittingcomfortablythenlet me begin.
i want to tellyou a tale about the messthatI'm in"
"Se siete seduti comodi lasciatemi iniziare
voglio raccontarvi una storia, un casino in cui mi sono cacciato"
-Cosa stai canticchiando?-
sobbalzo sentendo la sua voce cosi vicina a me
-Scusami non volevo spaventarti, sono andata in bagno e ho visto la camera di Tom aperta ma tu non c'eri, eh beh, non vedendoti neanche in cucina sono venuta qui-
-Hai fatto bene. Caffè?-
-Già preso-
mi fa vedere la tazza che tiene in mano, si siede vicino a me e vedo che indossa una mia felpa e Cristo, le sue gambe sono ancora nude. Si accorge del mio sguardo sul suo corpo e arrossisce.
-Scusami ho preso una tua felpa, sentivo freddo e si insomma, forse era meglio chiedere il permesso-
-No, nessun permesso. Hai fatto bene-
-Non sai quanto ti invidio-
mi dice sorseggiando il suo caffè e stringendo le gambe al petto. Mi perdo ad osservare i primi raggi dell'alba che si infrangono sulla sua pelle, i capelli davanti al viso, i suoi occhi ancora assonati ma è incredibilmente bella. Non ha un filo di trucco, ed è meravigliosa.
-Perché?-
-Hai un posto solo per te dove pensare dove puoi perderti nei tuoi pensieri ... e qui mi riporta alla domanda che ti ho fatto prima, cosa stavi canticchiando?-
i suoi occhi adesso sono nei miei, mi sorride poggiando la guancia sulle ginocchia
-Non era nulla solo ... una canzone di un mio amico-
non voglio dirle che sto componendo una canzone che, molto probabilmente parlerà di lei.
Rimaniamo in silenzio ancora un po', fin quando il sole non è alto nel cielo. Sospira e poggia la tazza di caffè –ormai freddo- sul tavolinetto.
-Io devo andare. Ho lasciato Margot sola per troppo tempo, non oso immaginare cosa troverò a casa-
annuisco osservandola ancora. Lei si alza e, allungandosi sulle punte si stiracchia. La felpa si alza quel tanto da mostrarmi il suo magnifico sedere coperto da delle coulotte nere che non lasciano nulla all'immaginazione. Distolgo lo sguardo, non vorrei mi beccasse in fragrante.
-Hai ragione, non avevo pensato a lei scusami-
si volta verso me e sorridendomi scende di sotto e io, io rimango su questa fottuta poltrona a cercare d i far ordine nella mia testa.
Sento il telefono e di corsa mi precipito di sotto, non guardo neanche chi è
-Pronto-
-Ciao Rob, da quanto tempo-
-Cosa vuoi-
-Come siamo acidi di prima mattina. Che c'è, ti sei svegliato con il piede sbagliato?-
-Ti ho chiesto cosa vuoi-
-Voglio vederti, non è difficile da capire-
-Non credo sia il caso Andrea-
-Dai, mi manchi così tanto, mi mancano le seratine con te, dai-
e sento che sto cedendo, perché con lei è sempre così, bastano due moine, per farmi cascare sempre nella sua rete. Provo a fare il forte ma no, lei è dannatamente brava in tutto.
-Sento che stai cedendo, dai ... ti prego-
-Va bene. Ci vediamo stasera alla chiusura-
-No, ci vediamo adesso tra un po' sono da te-
-NO! Ti faccio uno squillo quando puoi venire, c'è ancora Tom in casa-
-Oh, d'accordo allora a dopo Patz-
non le rispondo neanche, chiudo la chiamata e lancio il telefono sul divano. Perché, perché sono diventato così?A volte mi faccio schifo da solo.
-EhyRob, tutto bene?-
-Si, tutto alla grande oserei dire-
il tono della mia voce è troppo alto e tagliente
-Va bene, me ne vado. A stasera-
Prende la sua chitarra e se ne va sbattendo la porta. Fermala dice la mia testa ma no, non lo faccio, la lascio andare con la consapevolezza di averla ferita. Di nuovo.
***
"Non vengo stasera a lavoro, non mi sento bene. Prendi i provvedimenti che vuoi. Kristen"
sono ancora a casa, con Andrea che dorme vicino a me. E' praticamente stata tutto il giorno qui, abbiamo fatto tutto tranne che parlare. Voleva andare nel mio letto ma no, gliel'ho vietato, non in quel letto dove fino a poche ore fa ha dormito Kris, non poteva cancellare il suo meraviglioso odore con il suo.
Ma adesso leggo questo messaggio e capisco che qualcosa non va. Non un ciao, ne una parola carina, nulla.
Scuoto con vigore Andrea, deve andar via immediatamente ma sembra non sentire nulla
-Alzati e vattene, devo andare a lavoro-
apre gli occhi che, non hanno nulla a che vedere con i meravigliosi occhi di Kris. Certo, Andrea è indubbiamente bella, bel fisico, bel faccino ... ottima per divertirsi.
-Mmmh, speravo potessimo rimanere qui stasera-
-No, ti ho detto di alzarti e andartene-
La lascio li mentre vado in bagno a fare la doccia, voglio lavare via ogni traccia di quello che è successo oggi in questa casa. Quando esco dalla doccia sento la porta di casa sbattere. E' sempre così con lei, nessun legame, nessuna moina. Gli servo per il suo divertimento e lei serve per il mio.
Avvolgo un asciugamano in vita e vado in camera mia e la presenza di LEI è cosi viva che ho come l'impressione che sia ancora qui.
La stanza la trovo in ordine, il letto è sistemato e, la roba che ha usato è piegata ai piedi del letto.
Mi lascio cadere a peso morto sul letto portando le mani sopra agli occhi. Prendo il cuscino che è completamente impregnato del suo odore, ne incamero quanto più possibile e lo lascio ricadere al mio fianco ma, un rumore di carta attira la mia attenzione. E' un foglietto ripiegato lo apro e vedo che c'è scritto qualcosa
"Grazie per tutto. Non sono poi così brava con le parole ma volevo ringraziarti per avermi dato l'opportunità di lavorare per te, non te ne pentirai vedrai.
Grazie per la magnifica serata passata in tua compagnia, non potevo desiderare di meglio .
Kris"
Quanto stronzo sono stato stamattina? L'ho praticamente aggredita senza motivo mentre lei, lei aveva scritto un bigliettino per me, per ringraziarmi e adesso, non viene neanche a lavoro.
Devo parlarle ma non adesso, devo per forza andare a lavoro.
Rispondo al suo messaggio
"Spero non sia nulla di grave. Kris, devo parlarti. Ci vediamo domani"
***
-Rob, si può sapere che hai stasera? Sembri con la testa per aria-
-Non ho nulla. Senti, che ne dici di chiudere? Stasera il locale è praticamente vuoto-
-E cosa ti ho detto fino ad adesso imbecille?-
-Scusami Tom, non è serata. Senti, chiudi tu per favore, ho mal di testa e vorrei tornare a casa-
-Si, vai-
mi avvio verso l'uscita ma la voce di Tom mi fa fermare
-Qualsiasi cosa tu le abbia fatto, vedrai che ti saprà perdonare-
gli sorrido ed esco fuori. L'aria fredda di Londra mi colpisce in pieno, mi stringo maggiormente nel mio cappotto e con passo lento mi avvio verso casa. Ho guardato il telefono per l'intera serata, non un messaggio, non una chiamata da parte sua. Più volte sono stato tentato di chiamarla ma per dirle cosa?
"Ehy scusa Kris, ma la donna che ogni tanto mi scopo, mi fa saltare i nervi"
no non credo sarebbe stata un'ottima idea.
Arrivo subito a casa ma, quando sto per aprire il portone di casa il telefono inizia a squillare. Lo porto all'orecchio
-Rob, ti prego ...-
-Kris? Kris che hai, dove sei-
-Sono a casa ...pu puoi venire?-
-Sto arrivando-
Inizio a correre e in pochi minuti sono davanti il suo portone che, incredibilmente trovo aperto. Salgo le scale velocemente e quando sono davanti la sua porta, la trovo praticamente spalancata.
Come è possibile che sia cosi aperta? Che qualcuno le abbia fatto del male?
-Kris, Kris, dove sei-
nessuna risposta, solo Margot che viene verso me ma, non mi fa nessuna festa sembra che mi stia indicando dove trovare la sua padrona.
La seguo fino in bagno e quello che vedo mi fa gelare il sangue. Lei è li, stesa a terra, sembra svenuta.
La prendo tra le braccia e le do qualche schiaffetto nelle guance
-Kris, Kris apri gli occhi. Dai piccola apri gli occhi-
le palpebre si muovono ma è come se non riuscisse ad aprirli
-R ...Rob, sei ...sei venuto-
-Certo che sono venuto. Andiamo, ti porto in camera-
Quando la stendo nel suo letto, la guardo con attenzione, non è ferita e la casa è in ordine quindi, escludo che sia stata aggredita da qualcuno.
Ha la fronte imperlata di sudore, e le guance leggermente arrossate, poggio le labbra sulla tempi e cazzo, scotta.
-Kris, devi dirmi dove hai il termometro. Kris-
-In ...in bagno-
corro a recuperarlo, cerco di metterglielo ma sembra non voglia collaborare.
-Kris, devi misurarti la febbre dai-
alza appena il braccio in modo che possa metterglielo sotto. Continua a tenere gli occhi chiusi e questa cosa non mi piace per nulla. Dopo qualche minuto tolgo quell'affare da sotto il braccio e cazzo... ha un febbrone!
-Kris, credo sia meglio chiamare un medico o, andare al pronto soccorso hai 40 di febbre-
-No, sto bene-
le biascica appena queste parole, neanche lei è molto convinta.
-Kris ...-
-Dio Rob, sta un po' zitto-
non posso far a meno di sorridere, anche da malata il suo carattere viene fuori. Torno in bagno, ho visto delle medicine all'interno. Scavo un po' e trovo quello che mi serve
-Kris, devi prendere questa compressa, dobbiamo far scendere la febbre-
-Mmmh-
solleva la testa quel tanto che basta per buttar giù l'acqua e la pillola.
-Cosa ...cosa era-
-Paracetamolo tonta... Adesso stenditi e cerca di riposare-
-Ho freddo-
Prendo delle coperte dall'armadio e la copro, i brividi sembrano diminuire e il respiro si fa regolare. Si è addormentata.
Mi lascio andare sulla poltrona che ha vicino la finestra e mi perdo a guardare le luci di Londra. Mi è venuto un colpo quando l'ho vista stesa a terra in quel modo, ho temuto il peggio. Sta male, sta veramente male, mi chiedo come si sia ridotta in questo modo eppure stamattina stava bene.
Il rumore della piastrina di Margot mi fa girare verso lei. Si è coricata sopra le gambe di Kris, la guarda con sguardo triste.
-Ehy, piccolina vieni qui-
alza la testolina e con un salto scende per venire sulle mie gambe.
-Vedrai che starà bene-
la carezzo dietro l'orecchio, sembra gradire pochi minuti e anche lei è nel mondo dei sogni. Mi perdo a guardare il volto di Kris, corruccia le sopracciglia sembra che il suo sogno sia inquieto
-Rob-
poggio la piccolina sulla poltrona e mi inginocchio davanti a lei
-Kris ...sono qui-
ma mi accorgo che sta dormendo. Le carezzo i capelli, sta iniziando a sudare e rimanere cosi non le fa bene.
Le tolgo le coperte ma il suo pigiama è praticamente zuppo.
-Kris, svegliati devi cambiarti-
sembra non ascoltarmi cosi decido di toglierglielo io. Mi guardo intorno, dove potrà mai tenere il pigiama?
Inizio ad aprire i cassetti, mi imbatto anche in quello dell'intimo che immediatamente chiudo.
Dopo qualche minuto finalmente lo trovo ma, mi rendo conto che questa ragazza non porta pigiami normali, no.
Sono per la maggior parte pantaloncini, l'unico lungo è quello che ha addosso. Prendo un pantaloncino e una canotta e mi riporto vicino a lei.
Le faccio scendere il pantalone, cerco di non soffermarmi sulla sua pelle ma, mi risulta difficile quando vedo il suo intimo. Cazzo Kris, non puoi mettere certe cose, che fine hanno fatto le caste coulotte di stamattina?
Cercando di non guardarla ancora, le infilo il pantaloncino ma, quando le sollevo il bacino inevitabilmente le sfioro il sedere che, non è coperto da nulla. Un gemito incontrollato esce dalla labbra, mi stacco subito cercando di calmarmi.
Sollevo il suo busto, le sfilo la maglia per poi metterle la canottiera, mi alzo dal suo corpo ma le sue mani si sono strette a pugno nella mia maglia.
-Dormi ...dormi con me-
credevo stesse dormendo ma i suoi occhi sono aperti
-Non credo sia il caso Kris-
-Ti prego-
annuisco e mi porto dall'altro lato del letto, non mi metto sotto le coperte ma lei non è d'accordo.
-Vieni sotto le coperte ...-
-Kris, non posso dormire con i jeans-
-Chi ti ha detto di farlo-
la sua mano cerca i miei jeans ma la blocco, la febbre la sta facendo vaneggiare e non poco
-Sta buona-
-Allora vieni qui-
consapevole che sia una guerra persa, sfilo via i jeans e felpa e, con la sola maglia vado sotto le coperte.
Come attratta da una calamita si attacca al mio fianco, la sua mano oltre passa il mio fianco mentre il suo viso va nell'incavo del mio collo.
-Grazie-
resto immobile in quella posizione per non so quanto tempo. Le sue reazione mi confondono , il suo cercarmi, il suo volermi accanto, perché fai così Kris? Non capisci che è meglio starmi alla larga?
Non capisci che non sono più in grado di amare?
Le carezzo gentilmente i capelli continuando a guardarla, non so quando cado tra le braccia di morfeo ma, sono sicuro che quello che sto vivendo adesso è un sogno.
***
< 
Entro dentro il palazzo, il portone è stranamente aperto, busso alla sua porta insistentemente ma, non ricevo nessuna risposta.
La chiamo al telefono ma è irraggiungibile. Che diavolo le è successo? Scendo di corsa quei pochi scalini sono quasi fuori ma la voce del portiere mi ferma
-Roobert fermati, ho una cosa per te-
mi avvicino a quell'uomo che tante volte mi ha visto insieme a LEI
-Cosa ... cosa è?-
-Non lo so, mi è stato detto di dartela ... mi dispiace ragazzo-
non ascolto neanche le sue parole, resto a fissare la lettera che ho tra le mani, ho paura di quello che sto per leggere, le mani sono fredde e sudate, il cuore sta per uscire dal mio petto.
-E' andata via vero?-
-Io ... si, stamattina aveva delle valigie ...-
-Ok-
mi avvio in strada, entro in quel piccolo bar dove le piaceva andare a fare colazione. Non c'è nessuno, solo una vecchietta che sorseggia il tea, mi siedo al nostro solito posto quello più isolato.
Con un sospiro apro la lettera: 

"Ci sono stelle difficili da vedere e ci sono sogni difficili da inseguire, stelle e sogni fanno parte del tuo mondo,
tutto quello che hai sono un pugno di note, la tua inseparabile chitarra e tante idee confuse.
La tua determinazione a volte mi spaventa, non lascia spazio a nulla, non mi permette di entrare nel tuo cuore come vorrei.
Mi chiedo quanto anche tu possa desiderare di entrare veramente nel mio, quanto amore c'è davvero quando dici "ti amo".
Non ti capisco, non capisco la tua vita e non capisco cosa ci faccia io nella tua.
Sei un ragazzo splendido, un cuore grande, senza dubbio, ma più grande quando batte per la musica, più grande quando vibra con il suono della tua chitarra.
Ed io questo non lo capisco, dovrebbe vibrare quando guardi me, quando stai con me.
Ma non succede.
Succedono invece cose che non ti aspetti, succedono cose intorno a te di cui non ti accorgi.
Il solo fatto che tu non ti accorgi di ciò che hai attorno mi fa capire che non è tempo per noi.
E non lo sarà.
Non è tempo di vivere felici, di avere una famiglia.
Una famiglia.
Io ti amo Rob, ti amo tantissimo, ma non basta.
Non ci basta.
Non è bastato a tutti e tre.
E non è colpa di nessuno.
Solo delusione, solo dolore e spavento.
Non siamo pronti, non sei pronto....e così, in questo modo, nemmeno io.
Il mio corpo lo sapeva ancora prima della mia mente e del mio cuore.
E adesso non ho più nulla.
E non voglio nemmeno più te.
Sono una vigliacca che ha paura di te, ha paura di noi, ha paura di quello che per te è veramente importante,
una vigliacca che non ha il coraggio di dirti che aspettava tuo figlio.
E che aspetterà in eterno.
Non è colpa tua, non è colpa di nessuno.
Il mio corpo ha detto no.
E il mio cuore dice no.
Insegui il tuo sogno, un giorno spero che tutto il meglio della vita arrivi in grande stile, per te.
Forse un giorno ci rincontreremo.
Forse un giorno mi perdonerai.
Buona fortuna amore mio
Emily"
Le lacrime bagnano la carta sbiadendo l'inchiostro. E' andata via, via da me ... lei non c'è più, la creatura che aveva dentro non c'è più.
Vuoto, è così che mi sento e non riesco a stare un minuto di più qui dentro, questo posto che sa tanto di lei, di NOI.
Corro fuori stringendo la lettera a pugno nella mano, il freddo inverno di Londra mi colpisce il corpo ma non è niente in confronto al gelo che ho dentro.
L'ho mandata via, ero così concentrato sulla mia musica che l'ho trascurata, non mi sono neanche accorto del suo malessere.
Che razza di compagno sono? Io che dicevo di amarla, io che dovevo proteggerla da tutto, nel bene e nel male non c'ero o forse, non c'ero mai stato.
Accelero il passo, voglio andare a casa, voglio stare da solo nel mio dolore, farmi avvolgere le membra dal buio e dal dolore che merito.
Entro in casa ma, non ho fatto i conti con la presenza costante di lei in questa casa. Il soggiorno è pieno di foto mie e sue, sembriamo felici, io che la stringo, lei che mi guarda con sguardo sognante ... non esiste più nulla. Scaravento tutte quelle foto a terra, urlo, mi dispero ... piango fin quando non sento le braccia del mio migliore amico stringermi da dietro. Mi aggrappo al suo braccio come se fosse la mia unica ancora di salvezza, perché lui nel bene o nel male non mi abbandonerà mai.>> 
Fonte:LeSorelleDelP


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