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venerdì 31 maggio 2013

Songs from a Room: Prologo + cap1


*PROLOGO* 
Lui non sapeva cosa fosse per me, non si rendeva conto quanto importante fosse,
Eppure ... eppure lui lo era davvero, mi rendeva felice, mi faceva
sentire speciale.
Volevo essere qualcosa di più per lui ma dopo quella sera... dopo quella sera ho capito
che per lui non era la stessa cosa.
Per lui ero solo la tenera e piccola Kris da proteggere, un'amica, una semplice amica.
Ma non mi bastava, non quando il mio cuore continuava a piangere per lui.
Per questo decisi che era ora di andare via, dovevo dimenticarlo lui non poteva far parte della mia vita o,
almeno, non come volessi io.
Ma non avevo tenuto conto di lui. Quel giorno in aeroporto, vederlo urlare il mio nome in mezzo alla folla,
vedere la disperazione nei suoi occhi, mi ha fatto capire che dopotutto, c'era ancora speranza.  


Capitolo 1
Mi trovo a Londra da un po' di tempo. Questa città mi ha sempre affascinata. Sin da piccola sognavo di visitarla ma, a quanto pare le mie aspettative si sono alzate. E a Londra che vivo adesso. Dopo essermi laureata sono scappata da LA per venire a cercare la voro qui. I primi tempi, è stata veramente dura ,non conoscevo nessun ma, pian piano sono riuscita a farmi una discreta cerchia di amici. Normalmente ci vediamo sempre al solito pub a bere birra e fumare, può sembrare il consueto modo di divertirsi di noi ragazzi, ma qui è diverso, tutto a Londra lo è. Sono ad Hyde Park con le cuffie alle orecchie e, passeggiando, penso cosa dovrei fare della mia vita. Ieri il mio datore di lavoro mi ha licenziata "Il lavoro inizia a scarseggiare e tu sei arrivata da poco. Non posso licenziare quei dipendenti che lavorano con me da anni. Sei giovane e bella vedrai, troverai subito qualcos'altro" queste sono state le sue parole prima di liquidarmi.
Sento il viso bagnato alzo gli occhi e una pioggerellina leggera inizia a scendere. Tiro su il cappuccio della felpa e continuo a camminare. Mi è sempre piaciuto passeggiare sotto la pioggia, lo trovo rilassante anche se, molte volte mi sono ritrovata con la febbre alta.
Cammino non so per quanto , quando ad un tratto vedo un cucciolo cucciato davanti a me. Sembra impaurito e infreddolito. Ci fissiamo negli occhi e lo vedo scodinzolare, incoraggiata mi piego e faccio scorrere le mie dita sulla sua testa
- E tu chi sei? Cosa ci fai qui tutto solo?-
per tutta risposta inizia a leccare la mano che non è impegnata a carezzarlo. Lo osservo meglio e vedo che indossa il collare con la placchetta con su scritto il nome e l'indirizzo del suo padrone.
-Quindi hai un padrone eh? E come sei finito qui. Dai Bear andiamo, ti accompagno a casa-
Si alza e inizia a camminare accanto a me, sembra proprio che gli sia simpatica. Dopo pochi passi però lo vedo correre verso un ragazzo. E' alto, i capelli sono leggermente lunghi. Ha la barba e, come me, indossa una felpa.
Si piega sulle gambe per prendere al volo il cane che subito gli salta in braccio.
Tolgo una cuffietta e continuo a guardarli. Sono bellissimi insieme. Bear, sembra non volessi allontanare dal proprio padrone. Continua a leccarlo in viso mentre, lui, non fa altro che ridere cercando di farlo smettere.
In un breve frammento di tempo la mia mente si blocca davanti a quello che i miei occhi realizzano, un insieme di elementi perfetti di cui mi accorgo solo adesso: il modo elegante in cui si è chinato, le sue dita lunghe che avvolgono il cucciolo e sfregano dolci dietro le orecchie, il suo sorriso aperto è così grande da dare luce a tutto il viso, è statuario e incredibilmente attraente nelle più piccole movenze.
Interdetta continuo a fissare quello sguardo felice. Nonostante la barba i lineamenti sono così puliti che mi ricordano quelli di un angelo, la bocca rosea e piena, il profilo scarno sembra dipinto, i suoi occhi sono bassi, la visuale non è chiara, non riesco a vederne la tonalità e ciò mi provoca un fastidio che non saprei definire, come se guardassi una scultura ma mi venisse vietata la visione completa. La leggera pioggia non aiuta a uscire dallo stato in cui mi trovo, le gocce d'acqua sono su tutto il suo corpo e scivolano via quasi a forza, i suoi capelli ricadono scuri e bagnati sulla fronte, è completamente zuppo ma indifferente tanto è felice di aver riabbracciato Bear.
La sua risata è contagiosa, melodia per le mie orecchie lo guardo, sorrido lievemente. Ed è in quel momento che si solleva piano da terra con il suo cucciolo in braccio. E' davvero alto, le sue gambe sono lunghe e affusolate, porta dei pantaloni neri, leggermente stretti, che mettono in risalto le sue gambe toniche.
I miei occhi si posano sul petto, su quella felpa nera che tiene aperta, sotto, una maglietta che aderisce con la pioggia mettendo in mostra i suoi muscoli. Non è esageratamente muscoloso, ma abbastanza da far chiudere il mio stomaco. Mi volta le spalle e inizia a camminare a passo veloce verso l'uscita del parco. Sono delusa, rimango a fissare la sua schiena che piano piano si fa sempre più lontana.
Probabilmente non ha notato neanche la mia presenza. Indosso nuovamente la cuffietta che avevo tolto e, anche io, mi incammino verso l'uscita, sono tutta bagnata e devo correre verso casa non voglio prendermi una polmonite.
Mentre cammino vengo attratta da un'oggetto per terra. E' un collare, lo raccolgo e, quando leggo il nome, sgrano gli occhi. Non è possibile, quel ragazzo perde tutto non solo il cane ma anche il suo collare. Corro verso l'uscita sperando di raggiungerli ma sembrano come spariti nel nulla. Alzo le spalle con non curanza e lo infilo dentro la borsa, glielo renderò un giorno di questi adesso ho altro a cui pensare.
Quando finalmente sono davanti al mio portone, non mi sembra vero. Cazzo, quanto è lontana Notting Hill dal parco? All'andata, non sembrava poi cosi tanta la strada.
Mi precipito dentro casa e subito mi svesto lasciando gli abiti dietro di me. Apro l'acqua calda e immediatamente il vapore avvolge la stanza, chiudo gli occhi e immediatamente il viso di quel ragazzo torna a perseguitarmi.
Chissà quale è il suo nome, cosa fa nella vita, forse dovrei portargli oggi stesso il collare. Ma no Kris, non se ne sarà neanche accorto. Poggio la fronte sulle mattonelle mentre l'acqua continua a scorrere nella mia pelle, il rumore del telefono mi fa sobbalzare. Chiudo l'acqua e con molta calma avvolgo il mio corpo nell'asciugamano e vado in soggiorno. Ovviamente il telefono ha smesso di squillare ma vedo la spia della segreteria lampeggiare schiaccio il pulsante ma so già chi è
"Kris, sono la mamma, ti prego vieni a LA ci manchi! Non ti manca il caldo? Girare in pantaloncini, uscire con le tue amiche, stare un po' con i tuoi? Ti prego, anche solo un week-end, sono mesi che non ti vediamo, ti prego. Ti voglio bene"
sospiro afflitta.
Ha ragione ma come le dico che non ho abbastanza soldi da potermi permettere un biglietto per LA? Non voglio chiederli a loro ma, se voglio vederli, è l'unica soluzione.
Mi siedo sul divano e accendo la sigaretta. Non so cosa fare, non posso continuare a stare qui senza far nulla, devo trovare un lavoro. Lancio uno sguardo al giornale che ho comprato ieri che, ovviamente, è rimasto li. Sono mesi che guardo annunci su annunci, ho mandato tanti curriculum ma nessuno si è mai degnato di rispondermi. Con molta diffidenza scorro il dito nei vari annunci ma, solo una attira la mia attenzione.
Cercano qualcuno che lavori dietro il bancone di un bar, dalle 06:00pm alle 03:00am.
Gli orari non sono il massimo ma al momento mi va bene tutto. Lo cerchio con una penna che ho sopra il tavolinetto, non appena finisco di asciugarmi li chiamerò.
Mi vesto con una semplice felpa, sotto indosso le coulotte e ai piedi dei calzini lunghi di lana pesante.
Mi lascio andare sul divano e compongo il numero del locale
-Pronto-
-Si salve, chiamo per quell'annuncio-
-Oh si, ma non devi parlarne con me ma con il mio amico cioè, il proprietario-
-E perché non me lo passi?- rispondo ridacchiando
-Beh si, hai decisamente ragione. Aspetta un attimo-
sento delle urla ma non riesco a capire quello che si stanno dicendo
- Pronto-
è la voce di un altro ragazzo, è profonda e mi fa venire dei strani brividi nella schiena
- Si, senti chiamo per l'annuncio sul giornale, ho letto che cercate una persona eh beh, mi serve urgentemente un lavoro-
-E vorresti fare la barista?-
-Beh, cosa c'è di male, è un lavoro onesto-
-Senti sono sincero preferirei un uomo per questo lavoro-
-Che cosa? E per quale motivo-
gli rispondo in modo sgarbato, probabilmente questo non mi aiuterà ad avere il posto
-Stai calma, non sei di certo nella posizione giusta per alzare la voce con me e non sono neanche tenuto a darti una giustificazione ma, siccome sono gentile- ah beh, lui si che è gentile- ti darò una spiegazione. Ho messo quell'annuncio proprio perché la ragazza che lavorava qui se l'è data a gambe. Non le andava bene questo ambiente, era come dire troppo perfettina e, onestamente, non mi va di essere mollato un'altra volta-
- Chi ti dice che io sia come lei? Non sono per nulla una perfettina. Mettimi alla prova, non mi paghi tranquillo, vediamo quanto resisto-
-E' una sfida?-
-Vedila come ti pare, mi serve questo lavoro e ho tutte le intenzioni di averlo-
-E saresti disposta a venire stasera?-
-Certo, dimmi dove e a che ora-
-E' il " The Uxbridge Arms" si trova a Notting Hill, conosci?-
- Abito a Notting Hill, conosco il pub-
-Bene, allora ti aspetto qui per le 05:00pm, non un minuto dopo-
Riaggancia senza darmi il tempo di rispondere. Che arrogante, ma gli farò cambiare idea, fosse l'ultima cosa che faccio nella vita.
Guardo l'orologio e mi rendo conto che sono le 03:00 pm, ho ancora un po' di tempo.
Ripenso alla chiamata di mamma, vorrei chiamarla ma credo che a quest'ora stia dormendo, decido di scriverle una mail, cosi per farle sapere che sono viva.
Prendo il computer e inizio a digitare quelle poche righe che sono sicura la farà calmare
"Ciao mamma, ho appena sentito il tuo messaggio. Hai ragione, mi manca LA ma anche Londra non è poi così male. Sai quanto ami questa città e la loro cultura. Il vero motivo per cui non sono venuta è che ... sono stata licenziata mamma e i pochi risparmi che ho mi servono per pagare l'affitto e le varie spese. Ti prego, non dirlo a papà so che si preoccuperebbe e che mi manderebbe i soldi. Se veramente non dovessi farcela, sarò io a chiederveli ma ancora è tutto sotto controllo. Mi mancate tanto, soprattutto quei zucconi dei miei fratelli. Come stanno? Hanno messo la testa apposto?
Sai, stasera vado in un pub, mi hanno presa in prova. Il proprietario sembra abbastanza... stronzo? Si, credo sia la parola giusta. Non voleva assumermi perché sono una ragazza, ma vedrai, gli farò cambiare idea anche perché questo lavoro mi serve davvero. Mi farò sentire presto, promesso. Ti voglio bene."
Clicco invio e chiudo lo schermo del pc, posandoci la fronte sopra. Dovrei mangiare qualcosa ma, ho paura ad aprire il frigo credo sia praticamente vuoto. In questi giorni la mia voglia di fare qualcosa è praticamente 0. Lo guardo con aria di sfida, mi alzo e in un sol colpo lo apro.
-Mai che ti riempi da solo eh?-
le uniche cose che trovo sono delle uova e dei wurstel. Li prendo in mano e li guardo
-Cosa ci faccio con voi-
parlo anche con il cibo adesso, sono messa veramente male.
Decido di fare delle uova strapazzate, sono veloci da preparare e in più dovrebbero darmi energia. Inizio a prepararle e, non appena pronte le mangio direttamente dalla padella. Non mi va di sporcare i piatti, è inutile si mangiano benissimo anche da qui.
Spazzolo tutto, non lasciando neanche una briciola, avevo decisamente fame. Pulisco tutto e guardo distrattamente l'orologio. E' ancora presto, potrei andare a fare la spesa.
Mi vesto di fretta e furia prendendo le prime cose che mi capitano, tanto non ho molta scelta, il mio guardaroba ha principalmente jeans e felpe. Non appena pronta guardo fuori dalla finestra e wow, non sta più piovendo anzi, fa capolinea un timido sole.
Ne approfitto e subito mi butto in strada dirigendomi a passo svelto verso il supermercato.
Non appena dentro mi fiondo nel banco ortofrutta, prendo una quantità indefinita di verdure voglio fare un po' di scorte.
-Non sta forse esagerando con tutta quella verdura?-
mi giro verso la persona che mi ha appena parlato
-Non credo e poi, non sono affari suoi-
-Invece lo sono, ha preso le ultime patate, poteva prenderne di meno e dare la possibilità a me di comprarle-
-Sta scherzando?-
-Direi di no-
più lo guardo, più mi sembra di conoscerlo. Lo osservo in tutti i particolari e ... merda è lui. Il ragazzo del cane. Alzo un sopracciglio, non lo facevo cosi arrogante.
-Bene, se è la patate che vuole ... tenga, mi ha fatto passare la voglia-
Mi guarda sbarrando gli occhi, non pensava in una reazione del genere
-Signorina, me ne servono 4 di patate, non tutte quelle che ha preso-
-Oh ma non si preoccupi, le può prendere tutte. Arrivederci signore-
Lo lascio con il sacchetto delle patate in mano, impalato ad osservarmi, ben gli sta ma camminando tra i corridoi mi rendo conto che devo rincontrarlo, prima o poi dovrò portargli il collare del suo cane anche se ... beh, potrei sempre spedirglielo ed evitare di vederlo.
Si, credo che farò cosi. Prendo il resto della roba che mi serve e vado alla casa. Mi guardo intorno ma di lui nessuna traccia, meno male.
-Ciao Kris, ne avevi di cose da comprare eh?-
-Ciao Natalie, ero rimasta senza nulla praticamente. Come stai? Il piccolo?-
-Stiamo bene. Dean è stato un po' male ma è tutto passato-
-Oh mi spiace, sai che per qualsiasi cosa ...-
-Lo so. Tu hai trovato qualche lavoro?-
-Stasera sono in prova in un pub, spero vada in porto-
-Lo spero per te tesoro-
Guardo distrattamente l'orologio e merda, sono le 04:15pm devo sbrigarmi. Ripongo il tutto dentro le buste, pago e saluto velocemente Natalie. Cammino a passo svelto ma, ho come l'impressione di essere seguita. Mi volto ma non vedo nessuno, alzo le spalle con non curanza, sto uscendo di testa ultimamente ma questa strana sensazione continua a tormentarmi per tutta la durata del tragitto. Appena davanti il portone mi volto e un piccolo cucciolo mi guarda scodinzolando. Ma oggi attiro tutti i cuccioli?
Mi piego verso lui che immediatamente si mette a pancia in su per farsi grattare il pancino rosa.
-Ma ciao batuffolino...ops no, sei una batuffolina- inizia a leccare la mia mano. – sai che sei proprio bella? E sei anche decisamente magra e piccola- il suo sguardo è impaurito vi leggo speranza.
-Sai che ti dico? Vieni con me, da oggi hai una nuova padroncina-
la prendo in braccio e la stringo al petto, trema, non so se per il freddo o la paura. Non appena dentro l'appartamento la lascio libera di esplorare mentre io sistemo da mangiare e, solo in quel momento penso che non ho nulla da darle. La osservo e ad occhio e croce non deve avere più di un mese e mezzo. Per stasera le darò del latte, domani provvederò a portarla dal veterinario e comprarle tutto quello che le serve, nel frattempo lei si è appollaiata vicino al termosifone e con quegli occhioni mi guarda.
-Sei furba eh? Io adesso devo andare, mi raccomando fai la brava, e non fare nessun danno, te ne prego- mi osserva curiosa e come risposta mi lecca.
Non sono sicura che abbia capito ma la speranza è l'ultima a morire. Le verso un po' di latte in un piatto di plastica e in un altro dell'acqua. Prendo chiavi, sigarette e telefono e vado via. Il sole sta calando e il freddo inizia a farsi pungente. Mi stringo maggiormente al cappotto e , non appena scorgo l'insegna del pub, mi ci fiondo dentro.
Sembra carino, è tutto in legno da l'idea di rustico e soprattutto di caldo, sembra che non ci sia nessuno
-C'è qualcuno?-
Sento dei passi, sembra che stia scendendo di corsa le scale.
-Arrivo-
questa voce mmmh, mi sembra di averla sentita da un'altra parte
-Eccomi, tu devi essere ...-
-TU?-
lo diciamo in coro mentre ci guardiamo con occhi sbarrati
-Non ci posso credere, sei la ragazza del supermercato-
-Eh già-
-Senti, mi dispiace per oggi, sono stato poco carino-
-Fa nulla, mettiamoci una pietra sopra e poi sei il mio capo no?-
-Non ancora ... ma tecnicamente si-
-Dammi il cappotto, ti mostro dove puoi posare i tuo affetti-
lo seguo a testa bassa, mi sento come in imbarazzo anche se di solito è raro che io provi un'emozione del genere.
-Qui c'è il bagno, mentre qui il tuo armadietto. Stai tranquilla nessuno verrà a disturbarti, siamo uomini ma abbiamo la testa sulle spalle. Dio che stupido, non mi sono neanche presentato, sono Robert ma puoi chiamarmi Rob-
oh ma so come ti chiami. Mi porge la mano, la stringo. La sua presa è forte
-Sono Kristen ma puoi chiamarmi Kris-
-Non sei di qui vero? Hai un accento strano-
-Strano? Sono solo americana-
-Appunto, strano-
-Si ok, ho un accento strano. Dobbiamo stare qui a parlare o hai intenzione di spiegarmi il lavoro?-
-No certo, hai ragione, andiamo di là-
sembra imbarazzato, come se la mia presenza lo mettesse in difficoltà.
-Robert sei qui, pensavo ... ohoh, ma sei in compagnia ecco perché eri sparito-
-Quanto sei imbecille Tom. Lei è Kristen la nuova ragazza-
-Oh, ciao spero non ti si sia offesa-
-Non sono cosi sensibile, Dio ma con chi avete avuto a che fare fino ad adesso? Con delle principessine?-
-Più o meno- rispondono in coro.
-Beh,io non sono cosi sono Americana non sono come le inglesine perfettine-
-Wow quanta grinta ragazza. Rob, lei mi piace-
-Si Casanova, vediamo come se la cava. Vieni dietro il bancone ti mostro dove trovi le cose-
inizia ad elencarmi dove trovare le birre, come si usa lo spillatore.
-Vedi è semplice, inclini un po' il bicchiere ed è fatta-
annuisco, l'ho visto fare tante volte nei pub non deve essere poi cosi difficile.
-per qualsiasi cosa chiedi a me, io starò comunque qui-
La serata procede tranquillamente, non c'è molta gente e fortunatamente le poche cose che ho fatto sono andate bene. Rob è rimasto tutta la sera con me, abbiamo chiacchierato nei momenti in cui non c'era molta gente da servire.
E' simpatico a differenza di quanto pensassi, la sua risata è contagiosa e, a volte, le sue battute sono così stupide che rimani a bocca aperta ma inevitabilmente ridi insieme a lui.
Ho visto molte ragazze occhieggiare verso di lui con un chiaro invito ma, lui le ha sempre ignorate.
-Kris, se vuoi puoi andare, qui non verrà più nessuno-
-Ma no resto, mi fa piacere-
-Fumi?-
annuisco
-Allora vieni, andiamo a fumare-
andiamo fuori indossando le nostre felpe, l'aria fredda ci colpisce accendiamo la sigaretta e rimaniamo in silenzio.
-Come mai Londra?-
-Sono sempre stata affascinata da questa città, la trovo ... magica-
-Concordo, amo Londra, non me ne andrei mai da qui. Come mai ti sei trasferita?-
-Volevo cambiare aria, ho visto un paio di annunci per lavoro, ne avevo trovato uno ma, qualche settimana fa mi hanno licenziata-
-Troppo ribelle?-
-No, semplicemente dovevano fare dei tagli e beh sai com'è, gli ultimi arrivati-
- ...vanno via, lo so-
buttiamo le sigarette finite e torniamo dentro.
Resto al locale fino alla chiusura, di Tom nessuna traccia.
-Avrà trovato qualcuna con cui divertirsi. Preparati, domani si vanterà della sua magnifica prestazione-
-Oh beh, buono a sapersi. Allora io vado, ci vediamo domani-
-Aspetta, ti accompagno. Non mi piace saperti per strada da sola a quest'ora-
-Wow, mi stupisci. Al telefono eri cosi ...-
-Stronzo?-
-Si, stronzo.-
-Hai ragione, ma dovevo fare la parte del capo cattivo no?-
-Ah beh, certo-
ridiamo insieme, mentre ci incamminiamo verso casa.
-Ho visto un piano forte in fondo alla sala-
-E' mio, ogni tanto lo suono-
-Sei un musicista allora. Ho sempre amato il pianoforte ma non ho mai preso nessuna lezione-
-Posso insegnarti se vuoi-
-No, grazie. Mi basta la mia chitarra-
-Suoni anche tu allora-
-Più che suonare, diciamo che ... strimbello?-
-E' suonare anche quello-
-Siamo arrivati-
-Oh, abiti vicino casa mia, io sto dopo quella stradina. Come mai non ci siamo mai visti-
-Orari diversi forse. Beh, allora buonanotte Rob-
-Notte Kris-
mi regala quel suo sorriso capace di far bloccare il respiro a ogni ragazza. Entro dentro casa e la piccolina mi accoglie facendo le feste.
-Dovresti fare i bisognini tu ma sono cosi stanca-
prendo lo straccio che ho in cucina e lo distendo.
-forza, falla qui per oggi-
e incredibile è li che fa la pipì
-wow, sento che io e te andremo d'accordo. Forza, andiamo a fare la nanna-
la porto con me e la metto sul letto, immediatamente si appallottola sotto le coperte mentre mi svesto e indosso i pantaloncini e la canottiera che uso per pigiama.
Non appena distesa il piccolo corpicino della mia batuffolina si attacca al mio.
-Buona notte piccolina- 


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