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venerdì 31 maggio 2013

Songs from a Room:cap3


"Dio, che notte di merda" queste sono le uniche parole che riesco a dire guardandomi allo specchio.
Quando ieri sera sono tornata a casa, mi sono buttata sul letto, ho acceso lo stereo e sono stata praticamente tutta la notte sveglia a guardare il soffitto.
Per poi cosa? Non so neanche io perché ho reagito in quel modo. Non siamo nulla, Robert è niente per me, è solo il mio datore di lavoro e forse amico, nulla di più.
Poggio le mani nel lavandino e abbasso il capo. Devo calmarmi, devo cercare di rimanere calma e cercare di non pensare. Decido di fare una doccia magari cosi distendo i muscoli.
Ma sembra che neanche la doccia riesca a rilassarmi, sbatto la mano contro le mattonelle bagnate, mentre l'acqua continua scorrere lungo la mia schiena.
Chiudo con forza l'acqua e vado verso la mia stanza dove trovo Margot acciambellata sul letto.


-Oggi si esce mh. Sole io e te-
sembra capire e inizia a saltellare sul letto scodinzolando.
Asciugo alla buona i capelli e, infilando dei semplici jeans e una felpa pesante esco con la piccolina.
Cerco di non passare davanti il pub, probabilmente è già li per sistemare le cose per stasera.
Stasera. Merda, sarò costretta a vederlo, cosa diavolo gli dico? Come gli spiego il mio comportamento?
Indifferenza Kris, sai essere una brava bugiarda quando vuoi, puoi inventare qualcosa tipo "oh scusami, deve essere colpa del ciclo" arriccio il naso. Seriamente Kris, il ciclo? Pensa Kris, pensa ... "Ho letto il messaggio di una persona e mi sono innervosita, tutto qui" mh, si risposta vaga, può decisamente andare.
Continuo a camminare, Margot sembra gradire la passeggiata e, sinceramente, anche io.
Metto le cuffie alle orecchie, sono stata anche troppo tempo senza musica. Mentre gli Interpol continuano a cantare nelle mie orecchie.
Scorgo l'insegna di uno Sturbucks, decido di entrare e prendere un caffè ma, quando entro rimango sulla soglia.
Non è possibile, anche lui qui. E' seduto in un tavolo un po' isolato, sta guardando fuori dalla vetrata. In mano un bicchiere enorme con non so che cosa dentro, nell'altra ha una matita. Vedo dei fogli sparsi sul tavolo.
Distolgo lo sguardo da lui, non voglio che mi veda anche se ...anche se la voglia di andare da lui è tanta!
-Ehm signorina. Ha deciso di ordinare o rimarrà davanti la porta ancora per molto?-
alzo lo sguardo verso il ragazzo che, da dietro il bancone, mi guarda sorridendo.
-Si, si scusami. Voglio un caffè, un enorme caffè-
Metto piano il volume del mio i-pod per sentire il vociare delle persone intorno a me, mentre il ragazzo mi porge il caffè. Pago frettolosamente, voglio andarmene prima che mi veda ma, a quanto pare, è troppo tardi.
Quando cerco di avviarmi verso la porta, una mano afferra il mio polso e, non ho bisogno neanche di girarmi. So a chi appartengono quelle dita, solo lui riesce a darmi queste scosse elettriche che, si irradiano nel mio corpo e il suo profumo. Dio, il suo profumo mi stordisce, potrei riconoscerlo ovunque. Non è profumo di dopobarba no, è il SUO profumo, sa di lui, sa di Rob.
-Che c'è, adesso neanche si saluta?-
Rimango di spalle senza guardarlo negli occhi
-Non ti avevo visto. Scusa ma devo andare-
-Resta-
-Rob ...-
-Dai, cosa hai di cosi urgente da fare? Ti offro un mega muffin, di quelli che sanno fare qui e poi guarda Margot, non fa altro che saltarmi sule gambe, anche lei vuole restare-
Brutta traditrice, non mi ero accorta di quanto felice fosse nel vederlo.
Non mi da il tempo di rispondere che mi trascina verso il suo tavolo, con il rischio di farmi rovesciare addosso tutto il caffè.
-Ma sei impazzito? Potevo anche bruciarmi ...-
-Ma non è successo quindi ...-
Mi sistemo di fronte a lui, iniziando a sorseggiare il mio caffè, guardando rigorosamente fuori. Con la coda dell'occhio lo vedo coccolare Margot. Ma guardala, pende dalle sue labbra, non fa altro che leccargli la faccia e farsi riempire di coccole.
Rimaniamo in assoluto silenzio per minuti, forse ore, fin quando non lo sento sospirare. La voglia di voltarmi verso lui è tanta ma, mi impongo di non farlo.
-Kris-
non rispondo, continuo a guardare fuori
-Kris, si può sapere che hai? A malapena mi hai salutato e adesso ... adesso sembra che tu stia facendo finta che non esista-
-Prima non ti avevo visto- "bugiarda. Quanto sei bugiarda Kris?" – e no, non sto facendo finta che tu non esista . Sto ancora aspettando il mio muffin se proprio vuoi saperlo-
Sorride, me ne rendo conto dal suono strano che gli è uscito dalle labbra.
- e poi ...poi vorrei uscire da qui se non ti dispiace. C'è una bella giornata e vorrei far star fuori lei-
-Come vuoi. Allora prendiamo il tuo muffin e andiamo al parco, ti va?-
Perché? Perché si ostina a voler stare con me.
-Va bene-
mi alzo e cerco di prendere Margot dalle sue braccia ma, non vuole sentire di staccarsi da lui. La guardo con sopracciglio alzato. Bene, anche lei ha perso la testa per mister perfezione
-Che vuoi farci, faccio questo effetto sulle donne-
-Come ti pare-
Esco dallo Sturbucks e accendo una sigaretta, mi rendo conto di essere fredda e stronza con lui ma, è il mio modo di difendermi. E' il mio di dirgli "Rob forse è meglio che mi stai alla larga o potresti ferirmi".
La porta del locale si chiude, so che è lui e ne ho conferma quando vedo davanti ai miei occhi uno sacchettino.
-Ecco qui il tuo muffin-
-Grazie-
-Allora, dove vogliamo andare? Siamo vicini a Kensington Gardens-
-Va bene-
E per il resto del tragitto rimaniamo cosi, in silenzio. Un silenzio che pesa come un macigno sul petto.
Vorrei poter tornare indietro di un giorno, ieri siamo stati cosi bene insieme anche se era praticamente la prima volta che stavamo insieme eppure, eppure sembrava che ci conoscessimo da una vita.
Ci fermiamo e ci sediamo direttamente sul prato mentre la piccolina inizia a correre
-Margot, rimani qui vicino-
mi perdo ad osservarla per un po'. Gioca con altri cani e, almeno lei, sembra essere veramente felice.
-Mi dispiace-
mi volto verso la voce che ha detto quelle due semplici parole.
-Per cosa?-
-Per ieri sera io ... ti ho dato una brutta impressione e mi dispiace non averti accompagnata a casa-
-Sinceramente Rob, la vita è tua, sei libero di spassartela con chi ti pare-
-Ma ... -
-E' tutto ok, dico davvero. Margot, vieni qui!-
e lei, ubbidente come sempre, si avvicina a noi. Le metto il guinzaglio in modo da averla vicina e mi stendo godendomi il sole.
-Annie è solo .... Lei per me non è nulla, ogni tanto ci vediamo ma nulla di più. Credo si sia presa una cotta per me ma a me non interessa. Non sono mai stato un tipo romantico, mi piace divertirmi, godermi la mia età, farmi una scopata ogni tanto-
-Mi sembra un ragionamento perfetto-
il fruscio dell'erba mi fa capire che si sta stendendo vicino a me. Sento il suo sguardo addosso e quando mi volto lo vedo sdraiato a pancia in giù, con una mano sostiene il capo mentre con l'altra carezza Margot.
-E tu come va con l'amore?-
-Sono stata con un ragazzo per parecchi anni. Ma quando ho deciso di venire a Londra l'ho lasciato. Si fa sentire ancora, cerca di convincermi per tornare a LA ma, onestamente, se tornerò a casa non sarà di certo per lui-
-Lo hai amato?-
-Amare, che parolone. Avevo solo 14 anni quando mi son messa con lui, quello lo chiami amore? Era solo una cotta probabilmente. Certo, crescendo non ti nascondo che è stato una parte importante della mia vita, gli ho dato tutto, i miei genitori lo adoravano anzi no, lo adorano ancora ma hanno capito che non era la persona giusta per me-
-Sai, prima stavo cercando di scrivere e mi chiedevo se ti andrebbe di aiutarmi-
-Vuoi scrivere una canzone? Con me?-
-Beh si, domani è giorno di chiusura al pub e se ti va, potresti portare con te la chitarra a casa mia. Pizza, birra, sigarette e musica, cosa c'è di meglio?-
-Ci sto-
***
E' solo una serata tra amici, queste sono le parole che continuo a ripetermi mentre mi avvio verso casa di Rob.
L'arrabbiatura di ieri nei suoi confronti sembra essere svanita. Ieri sera Annie è tornata al locale, ero pronta ad assistere a un'altra scena come la sera precedente ma mi sbagliavo, e anche di grosso.
All'inizio Rob era gentile con lei, ma a quanto pare lei voleva di più ed è finita con una mega scenata di gelosia di lei davanti al locale, dicendo cose assurde sul suo conto.
Era orario di chiusura e, sia io che Tom abbiamo assistito alla scena. Quando abbiamo chiuso abbiamo fatto cenno a Rob che stavamo andando via, Tom si era gentilmente proposto di accompagnarmi a casa, dato che l'amico era impegnato ma, quando ci ha visto andar via ha praticamente mandato a quel paese la ragazza per poter venire da noi.
-Non capisco cosa non è chiaro della parola " non siamo nulla"-
questa è stato l'unico suo commento della serata mentre noi, ci siamo solo limitati a sorridere.
E adesso sono qui, davanti al portone di casa sua, con un dito sospeso in aria per citofonare.
-Signorina, potrebbe farmi passare? Ho delle pizze da consegnare e sono di fretta-
bella figura, stare li e non sapere se citofonare o meno, mentre dietro di te c'è il fattorino.
-Oh si, certo-
il suo dito si posa sopra il campanello Pattinson ... sono le nostre pizze. La sua voce rauca dice il piano al fattorino e quando sta per salire lo fermo.
-Sono un'amica del signor Pattinson, mi dica quanto le devo le salgo io le pizze-
pago tutto e inizio a salire, certo adesso mi pento della mia idea di portarle su. Quanti piani ha questo palazzo e soprattutto, perché non c'è un fottuto ascensore.
-Wow, non credevo che le consegne a domicilio le facessero delle cosi belle ragazze, devo ordinare la pizza un po' più spesso-
-Idiota vuoi aiutarmi o hai intenzione di rimanere li impalato ancora per molto?-
-Dammi qua schiappa. Entra e beh, si fai come se fossi in casa tua-
Gli mollo le pizze in mano e non appena dentro lascio la custodia della chitarra, che avevo sulle spalle, sopra il divano che c'è all'ingresso.
Beh, da come l'aveva descritta sembrava una catapecchia e invece, mi piace. La cucina è praticamente dentro il salone. In fondo c'è un corridoio, dove vi saranno le camere e il bagno. Ma la mia vista viene attirata da un piccolo lucernaio sul letto
-Allora, cosa ne pensi-
-Mi aspettavo di peggio ...quel lucernaio, dove porta?-
-Porta nel mio piccolo angolo di paradiso, staremo li stasera. Vieni-
e la sua mano stringe la mia e il mio cuore prende a battere forte, come tutte le volte che mi sfiora.
Incamero più aria possibile e, salendo le scalette che portano sopra, mi ritrovo davvero in un piccolo angolo di paradiso.
E' un terrazza, vi sono delle piccole poltroncine, un tavolo e quei funghetti che servono a "scaldare" la temperatura. Ma è lo spettacolo che mi si para davanti a emozionarmi. Si vede Londra, si vede tutta!
Le luci della London Eye, il Big Ben. Londra non mi è mai sembrata così bella come adesso.
-E' ...wow-
-Si, lo penso anche io. Qui passo le mie serate insieme a Tom e altri miei amici. Sappi che non ho mai portato nessuna ragazza qui-
non rispondo a quella sua affermazione ma, in cuor mio, sto praticamente facendo le capriole.
-Bene, vado a prendere le pizze e la birra-
lascia andare la presa sulla mia mano. Non mi ero accorta che le nostre dita fossero rimaste ancora intrecciate. Mi piace il calore che irradia nel mio corpo, mi piace lui, è questa la verità. Sarei disposta a sopportare di tutto pur di passare del tempo in sua compagnia.
Mi perdo a guardare il panorama che ho di fronte e ripendo alle parole di mamma "Torna a LA, ci manchi" mi mancano anche loro ma, non potrei rinunciare a tutto questo, alla bellezza di Londra, al suo essere frenetica, ai suoi parchi meravigliosi. No, non posso, non adesso.
-Ehy, a cosa stai pensando-
-A quanto bella sia questa città e, non potrei mai andarmene da qui-
mi porge una bottiglia di birra e mi fa cenno di sederci.
-Hai ragione, Londra è magica ma anche LA non deve essere male no?-
.Non ho detto questo solo ... non lo so qui c'è qualcosa in più-
-Ci sono io è questa la verità-
-Già, ci sei tu-
lo sussurro appena, non voglio che mi senta.
-Bene, direi che è ora di mangiare le nostre pizze.
-Ma, non aspettiamo Tom?-
-E secondo te lui si fa scappare una serata libera? Sarà da qualche parte a d adescare qualche povera fanciulla-
-Dio, ma come le trattate le donne voi due-
-Ehy, cosi mi offendi. Io sono sempre chiaro, nessun impegno e loro ci stanno-
-D'accordo, d'accordo. Su mangiamo-
Pov Rob.(consiglio di leggerlo con questa canzone in sottofondo http://www.youtube.com/watch?v=uMAxoNH4Hv0&list=FLFvM0JHhJWkmYoF9nJm2QRQ&index=4&feature=plpp_video )
I suoi occhi verdi luccicano, i suoi lunghi capelli che le carezzano le spalle. Il suo modo di ridere, le sue gote rosse forse dovute alla birra che sta bevendo.
Quelle labbra che si poggiano sulla sigaretta, il suo passarsi la mano tra i capelli ...perfetta.
Questo è l'unico aggettivo che riesco a trovare per descriverla.
Passerei giornate intere in sua compagnia, mi fa star bene, il pensiero di rivederla la sera al pub rallegra la mia giornata e non capisco perché.
Non sono mai stato un tipo così, non ho mai perso la testa per una ragazza ma lei, lei è diversa.
Lei è Kris, la ragazza americana fuggita dal suo paese per venire qui a Londra. Capace di tenermi di testa, di stuzzicarmi, di farmi ridere per ore intere.
E' un amica, questa è la parola che continua a rimbombare nella mia testa ...ed è così. Per me lei è solo un'amica o forse ... forse mi sto solo convincendo di questo, è quello che voglio pensare. Quando mi ha parlato del suo ex lo stomaco si è rigirato. Lui l'ha vista crescere, lui l'ha vista diventare donna ...lui l'ha resa donna.
Ma d'altronde Rob, cosa ti aspetti? Per lui sei solo un amico, sei solo il suo capo ed è giusto così, non voglio che provi qualcosa per me, non voglio far soffrire un'altra persona, non di nuovo.
-Rob?-
-Si scusami, ero sovra pensiero-
-Me ne sono accorta. Senti, noto che per stasera non abbiamo concluso nulla è tardi e ...-
-No, non andare, resta. Abbiamo bevuto e, sinceramente non me la sento di accompagnarti-
-Non credo ... non credo sia il caso. Riesco ad andare a casa, dico davvero-
-Kris. Ti prego. Resta.-
la mia voce è roca e i suoi occhi brillano alla luce della luna. Dio se è bella.
-Dormi nella mia stanza io dormirò in quella di Tom-
-No, assolutamente, dormo sul divano-
-Non dire stupidaggini, va bene cosi, dico davvero-
-Ok-
-Vieni, ti accompagno-
Le faccio strada verso la mia camera, più volte la vedo passarsi la mano tra i capelli, è nervosa. Il suo continuo mordersi le labbra me lo fa capire. Quando entriamo fa un giro su se stessa, sembra una bambina, con quelle sue gote rosse e quelle labbra... Contieniti Rob.
-Mi piace la tua stanza, sa di te-
-Ehm si ... senti, vuoi una tuta per dormire? Anche se ti starà enorme-
-Hai una maglia? Credo riesca a coprirmi anche le gambe-
prendo una maglia dalla cassettiera e gliela porgo
-Tieni ...beh io vado allora-
sto per uscire ma mi blocca
-Perché?-
mi giro verso lei con sguardo interrogativo.
-Perché me e non le altre?-
-Tu sei Kris eh beh si ... sei Kris, non sei le altre-
abbassa il capo e si morde ancora le labbra. E' una calamita per me ed è inevitabile avvicinarmi a lei, carezzare le sue guance. E quando solleva il capo, il suo sguardo si lega al mio. Occhi negli occhi, il mio pollice le sfiora le labbra. Si solleva sulle punte e no Kris, non farlo. Non baciarmi o non sarò più in grado di fermarmi. Ma mi stupisce, come sempre. Allaccia le braccia attorno al collo e mi stringe a se e io ricambio l'abbraccio. Poggio il viso sulla sua spalla e incamero tutto il suo odore nei miei polmoni. Sento che non riuscirò a fare a meno di lei, non adesso che l'ho trovata.
-Grazie- le sue labbra vicino al mio orecchio, brividi sulla schiena quando sfiora la guancia con quelle sue labbra meravigliose.
Sciolgo l'abbraccio, devo uscire da questa stanza
-Notte Kris-
chiudo la porta alle mie spalle e vi poggio la testa.
Una melodia e delle parole si fanno strada nella mia mente. Corro di sopra e inizio a scrivere.
"She's got this big green eyes, and there as wide as the moon
They can take you to bed without you leavin' the room ..."
Credo che sia chiaro a tutte quale sia la canzone in questione, non l'ho scritta tutta perché nascerà pian piano.


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