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venerdì 31 maggio 2013

Songs from a Room: cap6



-Svegliati, svegliati ...-
-Mmmh, smettila di darmi schiaffi-
-Grazie al cielo ti sei svegliata, mi hai fatto morire-
sono coricata a terra con il viso di Rob decisamente troppo vicino al mio. Sembra preoccupato ma non capisco il motivo.
-Per quale motivo sono a terra e soprattutto, perché sei praticamente sopra me?-
-Sei svenuta, non ricordi nulla?-
-Ricordo della crisi di Cameron e io che ti chiamo -
-Cameron sta bene, ha solo avuto una crisi respiratoria ma sta meglio. Domani non gli daranno neanche i sedativi. In quanto a te, adesso ce ne torniamo a casa, nel giro di 24 ore mi hai fatto morire di paura due volte-

-Scusa-
sussurro quelle parole rendendomi conto quanto ragione abbia. Mi solleva da terra prendendomi in braccio, allaccio le braccia al suo collo e poggio il capo sulla spalla. Lo vedo andare agli ascensori, no un attimo voglio andare da mio fratello
-Rob, voglio andare da Cameron-
-Ho ordini ben precisi, tua mamma mi ha detto di portarti a casa-
E' così fa, dopo essere passati dall'albergo per prendere la sua roba e Margot, mi ha accompagnata in casa e mi ha fatta stendere in camera.
Non dormo, continuo a fissare il soffitto e a pensare a lui, il suo comportamento, il suo aiutarmi a qualsiasi costo. Passa dall'essere dolce e premuroso, all'essere freddo e glaciale.
Sono sicura che mi nasconda qualcosa, non posso credere che un ragazzo come lui riesca a essere cosi cinico e insopportabile.
Decido di fare la doccia, dal piano inferiore non proviene nessun rumore, Rob deve essersi addormentato e i miei devono essere ancora in ospedale.
Non appena sistemata scendo di sotto convinta di trovarlo addormentato sul divano, ma la casa è silenziosa.
Un post it vicino la porta d'entrata attira la mia attenzione
"Siamo al molo, avevo voglia di fare due passi e anche Margot ne aveva bisogno. Se vuoi raggiungici.
Rob"
Senza pensarci esco di casa. Il sole sta tramontando e il cielo è tinto di arancione. Ispiro l'odore del mare, la brezza che arriva dall'oceano mi colpisce il viso.
Mi è mancato tutto questo, in fondo LA è la mia vera casa, per quanto possa amare Londra, il legame che c'è tra me e questa città non cambierà mai.
A piedi vado verso il molo, non è lontano da casa. I marciapiedi sono pieni di persone, bambini che corrono a destra e a sinistra, urlano, ridono e il mio cuore sembra più caldo al suono delle loro vocine.
Vedo la ruota panoramica alla mia destra, e i vari teloni accanto. Ci sono le giostre, ecco perché in bambini sono così felici. Ricordo che quando ero piccola, mamma e papà ci portavano tutti qui, io e Cameron correvamo sempre verso le montagne russe e facevamo a gara a chi resisteva di più senza urlare.
Con lui ho sempre avuto un rapporto speciale, forse perché ha il mio stesso sangue o forse perché è sempre stato protettivo nei miei confronti.
Mi è mancato in questi mesi, gli ho anche detto di venire a Londra a trovarmi ma, tutte le volte, aveva una scusa.
A lui non è mai andato a genio il mio trasferimento, non ha mai capito la mia voglia di andar via da LA, dal caldo, dai miei famigliari ma, sono sempre stata così. Dopo un po' stare nello stesso posto mi stanca e LA iniziava a starmi stretta.
E poi c'era anche Michael, Dio quel ragazzo ha avuto la capacità di farmi odiare casa mia, era sempre li davanti la porta a chiedermi di tornare con lui, fin quando anche Cameron non gliene ha dette 4 ma, a quanto pare, non si è ancora arreso. Da quello che mi racconta mamma, almeno una volta alla settimana si fa vivo chiedendo di me e se ho intenzione di tornare a casa.
Sono sicura che uno di questi giorni lo ritroverò dietro la porta e forse, è meglio così, magari riesco a dirgli due paroline.
Continuo a camminare fin quando non scorgo la figura di Rob in lontananza. E' seduto sulla sabbia, Margot seduta accanto, entrambi guardano l'orizzonte. Il sole sta per essere inghiottito dall'oceano, pronto a dall'altra parte del mondo.
Li raggiungo piano, non voglio sentano la mia presenza. Tolgo le scarpe e la sottile sabbia entra in contatto con la mia pelle. Inizio a camminare, mi porto dietro le sue spalle e lo abbraccio
-Ehy, sei venuta-
-Si ... tu piuttosto, a cosa stavi pensando?-
-A un po' di cose-
-E suppongo tu non voglia parlarne -
stringe solo la mia mano per poi fare una leggera pressione e portarmi davanti a lui. Le sue gambe intorno ai miei fianchi, la mia schiena poggiata al suo petto. E penso di non essere mai stata meglio in vita mia.
Margot si sposta sulle mie gambe e ci perdiamo a guardare l'orizzonte, il suo respiro mi solletica la pelle, il naso sfiora la pelle tesa del collo.
-Che stai facendo ...-
-Ssshh ...-
le sue mani risalgono sul mio corpo, sfiora il profilo del mio seno salendo fino al mio alla mia spalla.
Piego il collo di lato e subito sento la sua lingua lambire la pelle tesa vicino al mio orecchio.
Non ci penso neanche e mi volto verso lui, i nostri sguardi si incatenano per pochi secondi, poggio le labbra sulle sue e il bacio che ne nasce non ha nulla di dolce, è uno di quei baci fatto di tanta lingua.
Mi ritrovo ad ansimare nella sua bocca, a stringere i suoi capelli in maniera spasmodica.
Le sue mani stringono forte i miei fianchi continuando a spingere i suoi verso il mio bacino.
Senza staccarmi da quel bacio, riesco a portarmi a cavalcioni e stringere le gambe dietro la sua schiena.
-Kris ...-
-Cosa ...-
-E' sbagliato-
ma non ci crede neanche lui, continua a far scorrere palmo della mano sulla schiena, fino a posarsi sul mio gluteo e stringerlo.
-No che non lo è-
ansimo come non ho mai fatto. Quello che sto provando è indescrivibile. Volevo baciarlo sin dalla prima volta quando lo vidi al parco e adesso, sentire l'effetto che gli faccio, mi fa sentire potente, desiderata.
Ci stacchiamo ma continuiamo a mantenere i nostri sguardi allacciati, la mia mano è ancora tra i suoi capelli mentre le sue, stringono i miei fianchi. I nostri respiri si mescolano, e senza accorgermene muovo il bacino sopra il suo.
-Sta buona -
-Perché? Non ti piaccio forse? Non mi desideri?-
-Sai che non è cosi, mi sembra di avertelo anche dimostrato-
-E allora, qual' è il problema?-
-Io sono il problema. Kris, io non voglio una relazione-
-Non te la sto chiedendo-
-Che vuoi dire? Vuoi essere una come le altre, vuoi entrare nel mio letto? Divertirci e basta? Questo sono io, non tu. Tu sei diversa da me o meglio, sei come ero prima ma adesso è tutto finito. Io non sono fatto per amare ,non più-
Fa male, fa davvero male sentirsi dire queste cose. Non sa amare, non sarò mai nulla per lui ma, sono masochista, sono disposta a dividerlo con le altre se è necessario.
-E' pazzia te ne rendi conto? Sopporteresti di vedermi con altre ragazze? -
-Si. Non sto cercando neanche io una relazione seria, e l'attrazione che proviamo è palpabile quindi perché negarci questo piacere?-
-Non sai quello che stai dicendo-
Fa in modo che scenda dalle sue gambe e si allontana da me, ho paura che stia andando via ma non lo fa, si limita a darmi le spalle.
Pov Rob
Tutto ciò non ha senso, non avrei dovuto baciarla, non avrei dovuto cedere cosi ai miei istinti ma, sentire il suo petto contro la mia schiena, le sue mani sul mio petto. Ma lei mi manda in confusione, penso una cosa ma ne faccio un'altra. Dico di non volerla nel mio letto ma non è vero, la desidero come non ho mai desiderato nessuna. E' sempre nella mia mente, anche quando l'ho lasciata sola stamattina, sperando fosse capace di gestire la situazione di suo fratello ma, come al solito mi sono sbagliato.
Sembra che un filo invisibile ci colleghi, come se non riuscissimo a fare a meno l'uno dell'altro, e solo Dio sa come questa cosa non mi faccia star bene, perché no, io non posso permettermi di farla star male ma soprattutto, non mi posso permettere di perderla.
E' adesso lei mi vuole con se, leggo nei suoi occhi che non le piace dividermi con le altre ma no, è testarda non vuole lasciarmi andare pur di avermi nella sua vita è disposta a soffrire. Mi perdo ancora in quelle pozze verdi ,quegli occhi capaci di farmi uscire di senno, le sue labbra sono soffici come le ho sempre immaginate, il suo corpo è creta tra le mie mani. E' così arrendevole e i suoi gemiti sono il suono più bello ed erotico che abbia ma i sentito in vita mia.
La faccio scendere dal mio corpo e la sua assenza mi fa venire i brividi, le do le spalle e osservo quell'ultimo scorcio di sole che si intravede sulla linea dell'orizzonte.
Chiudo gli occhi e percepisco il suo profumo vicino a me, troppo vicino. Apro di scatto gli occhi e lei è di fronte a me che mi osserva e i nostri sguardi si incatenano ancora una volta.
Pov Kris.

Occhi negli occhi, riesco a leggere dentro la sua anima, quell'anima che sembra morta da tempo, quella che ha paura di venir fuori di nuovo, quella che gli impedisce di amare e di essere amato.
Non c'è luce, non c'è luce nei tuoi occhi blu
Non pensavo che la luce del giorno potesse essere così violenta
Una rivelazione nella luce del giorno
Puoi scegliere cosa far svanire e cosa tenere
E farò di tutto per farti rimanere
-Devi lasciarmi entrare-
-Non posso-
-Tu non vuoi, è diverso. Non ti sto chiedendo nulla Rob, non voglio essere amata da te, ma in un modo o nell'altro voglio essere tua. Io non so cosa ti sia successo e non voglio saperlo, devi essere pronto per farlo ma, non chiedermi di tagliarti fuori dalla mia vita perché non posso. Sono consapevole che mi farò del male da sola, probabilmente soffrirò, hai ragione, ma lo voglio io. Ti desidero come non ho mai desiderato nessun'uomo e sinceramente voglio essere tua. Se vuoi sono anche disposta a sparire dalla tua vita, starò male ma sono disposta a tutto pur di farti stare bene. Sei nella mia testa costantemente e, ti voglio con me-
Mi avvicino ancor di più al suo petto senza abbandonare i suoi occhi, lo vedo deglutire più volte leggo paura nei suoi occhi, ancora quella dannata emozione. Mi sollevo sulle punte, le mie mani si allacciano al suo collo e le mie labbra sulle sue, di nuovo. La sua risposta non tarda ad arrivare, mi circonda il busto e mi stringe a se con possesso.
-Vieni con me-
mi stacco da lui e afferrandogli la mano, prendo Margot e andiamo verso la macchina. Rimane in assoluto silenzio per tutto il tragitto, guarda fuori dal finestrino e molte volte gli vedo scuotere la testa. Sta pensando a tutto quello che è successo oggi, se ne starà già pentendo ma non voglio perdere, non questa volta.
Non appena arriviamo a destinazione si volta verso me con aria interrogativa
-Questa non è casa dei tuoi-
-No, è casa mia-
senza dire nulla scendo dalla macchina e sento i suoi passi dietro me. Quando la porta è aperta gli faccio segno di entrare per primo e quando entrambi siamo dentro chiudo la porta alle mie spalle. Tolgo il guinzaglio a Margot lasciandola libera di scorrazzare per casa.
Gli passo accanto e con calma salgo le scale, il mio respiro è pesante, il cuore sembra voler uscire dalla cassa toracica.
Sento immediatamente i suoi passi dietro me, entro in camera e mi volto aspettando il suo arrivo. 

Ci guardiamo, ci scrutiamo e come al solito lui non fa nessun passo. Il suo respiro è affannato, non fa altro che leccarsi le labbra.
Mi avvicino e passo le mani lungo le sue spalle fino ad arrivare alle mani, risalgo con molta lentezza mentre lui chiude gli occhi.
Afferro la sua maglia e lo avvicino a me
-Lasciati andare-
lo conduco sul letto, con una leggera spinta lo lascio cadere tra i cuscini. Mi porto a cavalcioni su lui e con impeto lo bacio, con una foga che non sapevo neanche di avere. Con una leggera spinta fa si che il suo corpo mi sovrasti, toglie la mia maglia e rimane ad osservare il mio corpo, lo sfiora con la punta delle dita e il mio bacino si inarca.
Si piega verso il mio petto e con la lingua scende verso le costole, per poi risalire e lambire il mio capezzolo. Con una mano slaccia gli shorts e da sopra le mutandine inizia a carezzare la mia intimità. E' tutto dannatamente perfetto, e mi sento bene come non lo ero da tempo.
La camera si riempie dei miei gemiti e sento il sudore scendere lungo la schiena
-Sei perfetta-
mi avvento sulle sue labbra e con una leggera spinta lo porto sotto il mio corpo. Con non poca fatica tolgo gli short e subito le mie mani finiscono sui suoi pantaloni. Li sfilo portando via anche i boxer. Ed è li, nudo ed è l'uomo più bello che abbia mai visto.
Mi lecco le labbra e questo gesto sembra eccitarlo, un gemito strozzato abbandona le sue labbra e chiudendo gli occhi inarca la schiena. E' ancora ad occhi chiusi quando con la lingua sfioro il suo membro per tutta la sua lunghezza. La sua punta è rossa e lucida e io non vedo l'ora di sentirlo dentro me ma, non è ancora il momento, no voglio vederlo godere per merito mio ancora un po'.
Mi faccio più audace e succhio la sua punta, mentre con la mano gli carezzo i testicoli. Sbatte i pugni sul letto e i suoi gemiti sono più forti. Lo accolgo tutto in bocca e con molta calma inizio a fare su e giù. Sento le mie mutandine bagnate, mi sto eccitando oltre misura, inizio a strofinare le cosce per tranne sollievo ma non mi basta e senza rendermene neanche conto, porto una mano sulla mia intimità iniziando a darmi piacere da sola.
Gemo più forte e i suoi occhi sono immediatamente aperti, mi guarda mentre mi tocco e questo mi eccita ancor di più. Sposta la mia testa dal suo membro e con poca delicatezza toglie le mie mutandine.
Due dita sono immediatamente dentro me e urlo, urlo di piacere
-Rooob-
-Sei la donna più eccitante che conosca e, vederti dare piacere da sola mentre avevi il mio membro in bocca, mi ha fatto uscire di testa-
Esce le dita dal mio interno e sdraiandosi fa si che mi metta cavalcioni ai lati della sua testa
Un fremito attraversa il mio corpo capendo le sue intenzioni e, quando sento la lingua sulla mia intimità la testa inizia a girare.
Si concentra sul mio clitoride, lo succhia, lo lambisce con la lingua e io stringo le mani alla testiera del letto per paura di cadere. Il mio bacino inizia a muoversi andando incontro alle sue spinte e quando le sue dita sono nuovamente dentro me, perdo ogni freno inibitorio.
-Cazzo Rob-
il ritmo delle sue dita aumenta così come quello della sua lingua. Sento l'orgasmo montare e quando arriva, mi lascio andare urlando il suo nome. Mi afferra per i fianchi e mi porta sotto di se.
-Dimmi che prendi la pillola, non sono in grado di fermarmi adesso-
-Puoi stare tranquillo-
non finisco neanche di parlare che con una spinta è dentro me. Forte, possente
-Cazzo-
inizia a spingere, porta la sua punta quasi fuori per poi rientrare. I suoi affondi sono intensi, il ritmo cadenzato mi porta fuori di testa ma non mi basta, voglio di più.
-Rob, più forte-
e mi accontenta, il ritmo diventa più forte, le spinte più ravvicinate
-E' questo che vuoi? Vuoi che ti scopi Kristen?-
-Si ... aah-
-E lo farò, o si ... che lo farò-
continua a spingere finché il mio respiro si mozza e il mio corpo vibra.
- Roob-
urlo il suo nome, l'orgasmo è stato forte. Lui continua a spingere fin quando tutti i suoi muscoli non si irrigidiscono, il suo collo si tende, la sua schiena si flette all'indietro. Sento il suo piacere dentro me, continua a spingere con piccoli colpi fin quando non si lascia cadere sopra il mio corpo.
Il silenzio cala, i nostri respiri sono affannati e l'unica cosa che riesco a pensare è che presto sarà soltanto mio.


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