Etichette

giovedì 2 maggio 2013

Paint Me The Moon : Capitolo 28


Un paio di cose a raffica così non vi rubo tempo:
- Scusate il ritardo
- Sono stata rapita da un Angelo Caduto che fa di mestiere il Professore, ma ho chiesto un paio di settimane di ferie
- Poi è arrivata la febbre e bla bla bla.. 
- Rating Rosso ( Ma tanto con Richard e i suoi colori avremo sempre un intera tavolozza ormai) 
- Richard *_* piaciuto il nome? Ahhh Dopo 27 Capitoli.  - Buona lettura

Ps. La Traccia musicale che accompagna tutto il capitolo è tratta dalla colonna sonora di un Film a me mooolto caro (Crazy Beautiful) non l'ho scelta io, l'ha cantata Richard ;)  Un bacio. 





Le sue mani, strette a pugno intorno alle mie, si sollevano trascinandole fino all'altezza del mio cuore. Le preme contro, quasi a fermarlo dal suo battere furioso in preda ad una forte e improvvisa scossa di adrenalina.
Un emozione ingestibile, e tutto per un nome.
Richard.
Si ripete mille volte nella mia mente assumendo una familiarità istantanea. E' così adatto, elegante, sexy e si incastra minuziosamente tra le pieghe delle sue espressioni: Richard sorride, Richard fa una smorfia buffa, Richard si acciglia, Richard ha fame, Richard fa l'amore con me.
<<Prima che tu dica qualsiasi cosa, in tutta onestà, posso?>> mormora nel panico, con il respiro abbandonato all'affanno.
Annuisco senza fiato.
<<Non credevo che potesse accadere davvero, ti sentivo ben lontana da un epilogo del genere. Anche adesso che siamo così, nudi, l'uno agganciato all'altro, mi affascina la naturalezza con cui mi hai accolto dentro di te. Sei magnifica Clay. Fare l'amore con te è magnifico sebbene...difficile, dopo così tanto...tempo>> il suo naso sprofonda dietro il mio orecchio inspirando forte e sussurrando un impercettibile ti desidero di più.
<<Mi hai strappato le parole di bocca..una ad una..>> sussurro emozionata.
Nel momento stesso della realizzazione, lo sento come boccheggiare <<Vuoi dire che non avevi....>>
Faccio per voltarmi e osservarlo in viso, una torsione del busto e con un braccio mi copre il seno, abbracciandomi tutta.
Mi nascondo col viso nel suo collo e lo abbraccio imbarazzata, sorrido lievemente <<Non ricordi cosa ti ho detto? Ho conservato tutto quello che ho sempre desiderato darti..>>
Rimane in silenzio per diversi minuti in cui si impegna, con tutta la dolcezza di cui è capace, a farmi diventare un impronta sul suo petto.
Mi lascio scappare una risatina, nel tumulto emozionale di questa splendida e tanto attesa confessione.
<<...e lei ride>> un sorriso nasale tra i miei ricci, sprofondandoci il viso <<Posso almeno sapere perché?>> borbotta fintamente risentito.
<<Eri un venditore di bustine del té?>> cerco di mantenermi seria ma non ci riesco e ridacchio.
<<Un coosa?!>> arriccia gli occhi sbalordito.
<<Sei inglese, hai le maniere inglesi, mi parli nella tua lingua e hai un nome così... inglese!>>
<<Oh yes Madam, would you like a cup of tea?>> enfatizza il suo accento in tono classico mentre di slancio si solleva, nudo, trascinandomi in piedi con lui. Quando siamo nuovamente viso a viso, i suoi occhi tornano seri e indugiano lenti lungo tutto il mio corpo. Dalle tempie fino a scandagliare anche le pieghe delle caviglie.
Provando a concedermi lo stesso privilegio, alla splendida e troppo ossuta v dei fianchi, getto la spugna.
<<Oh my ... >> bisbiglia, si lecca le labbra pizzicandosi poi quello inferiore tra pollice e indice. Mi prende improvvisamente in braccio portandomi sul letto principale al centro della stanza. Il suo letto.
Quando ci infila entrambi sotto le lenzuola, infischiandosene di essere ancora imbrattati, mi attira freneticamente a se e sospira sollevando per un attimo il viso per aria.
E' allora che noto di avergli lasciato un ombra tondeggiante quasi sotto l'orecchio, lì dove lo slancio mi aveva condotta.
<<Perdonami, ti ho lasciato un segno sul collo>> gli accarezzo lentamente la mandibola stringendomi sul suo petto. L'odore della sua pelle mi accende i sensi.
<<Tu hai lasciato il segno molto prima, questo non è che l'inevitabile>> rimane poggiato su un gomito e con il pollice mi accarezza una tempia, fissandomi cupo.
<<Richard, perché non hai mai voluto parlarmi?>> sprofondo nei suoi occhi blu cobalto e, impaziente di accarezzare il suo nome con la lingua, provo a verificare quanto sia disposto adesso ad aprirsi. Sorride al suono del suo nome e senza pensarci si china a baciarmi delicatamente le labbra e strofinarle con le sue. Poi torna a guardare per un attimo il soffitto, perplesso.
<<Non lo so. Ero ancora confuso tra pietà e cura. Non sapevo da quale delle due fossi motivata e ne avevo paura. Mi sentivo così preso da te da vietarmi ogni tipo di interazione. Non mi era mai capitato, non così, mai in tre anni>>
<<In alcuni momenti, soprattutto in ospedale, avrei voluto arrabbiarmi con te. Mi mandavi segnali confusi: un attimo prima mi guardavi come se->>
<<Ti guardavo come si guarda qualcuno che si desidera, e poi come qualcuno da allontanare. Sono stato irritante, lo so, ma mi ero accorto di quello che stava accadendo fra noi. Non volevo che ti prendessi cura di me, che perdessi tempo con me. Ma poi mi piaceva averti accanto, il modo in cui ti battevi per me, i tuoi gesti e quando ti avvicinavi troppo, mi difendevo...col silenzio>>
<<Non avevi motivo di difenderti da me, perché avresti dovuto? Stava diventando un ossessione per me, non mi avresti potuta evitare abbastanza>> scuoto la testa, quando mi metto in testa una cosa.
<<Non da te, da me. Parlarti e..toccarti era una tentazione costante. Niente approccio. Niente legami>> mi acciglio e il suo sguardo si rattrista per un attimo <<Ma ho fallito su tutta la linea, tutta quanta. Ho messo a tacere la testa. Basta, sono stanco...>> si tuffa con tristezza sulle mie labbra e mi invita a corrispondere la sua passione così profonda, piena. Stuzzica delicatamente il labbro superiore tra i denti e la lingua e si ferma a sorridermi ancora. Due cerchi blu infinito mi intrappolano e mi parlano, in silenzio.
Cosa vuoi dirmi?
<<E ora ti ho convinto?>> continuo a tracciare con le dita, la sua mascella che alterna tensione a morbidezza.
<<Ti devo tutto. Ma più di ogni altra cosa, mi hai ridato un po di pace>> annuisce dando impeto alle sue parole e quello stesso pollice fisso sulla mia tempia si sposta accarezzando la palpebra e poi il labbro inferiore.
<<Questa cosa...questa cosa che c'è fra noi..non voglio che finisca, voglio che sia...>> e ad un degno finale, preferisce baciarmi. Mi bacia con impeto vibrante, la sua lingua sostiene il peso di entrambi i respiri. Si prende ogni cosa, traccia segni amorevoli sulla mia. Senza vorticare, solo una carezza continua, una fusione che sa di corpo, di sesso e dolcezza.
Per interi minuti.
In un rispettoso silenzio spezzato solo dagli schiocchi umidi e dal fruscio delle sue mani tra carne e lenzuola.
Solo alla fine mi divincolo leggermente, trattenendo un mugolio di fastidio.
<<Cos'hai?>>
<<Ehm, prima...mi ero svegliata per...andare in bagno. Adesso credo di non farcela più>> mi mordicchio il pollice imbarazzata.
Scoppia a ridere mandando indietro la testa e sbattendomi ancora in faccia il mio stesso succhiotto. Se potessi gli graffierei le spalle, gli morderei ogni centimetro di pelle e non lascerei le sue labbra prima di averle gonfiate di baci possessivi. E' così bello che mi provoca frustrazione, come se non potessi farlo mio abbastanza da calmarmi.
<<Perché mi guardi così?>> il suo sguardo si oscura sensualmente, come se avesse letto ogni cosa.
<<Sei bellissimo, davvero tanto>> avvampo per la confessione e faccio per alzarmi cercando con gli occhi qualcosa da mettere.
<<Aspetta...>> mi blocca con una mano sul polso mentre con l'altra fa scivolare da sotto il suo cuscino una T-shirt. Una che ha tutta l'aria di essere il suo cambio per la notte.
Sorrido e mi avvicino a lui tenendo il lenzuolo sul seno. <<Posso?>> con la maglietta a mezz'aria tra le sue dita, aspetta un mio cenno.
Annuisco e sorrido divertita lasciando andare la presa sull'orlo. I seni si scoprono nello stesso istante in cui infilo le braccia e mando giù la stoffa, ma senza troppa fretta.
L'imbarazzo scompare. Qualsiasi remora con lui è scomparsa pochi minuti fa.
Cammino silenziosa verso il bagno con i lembi della sua t-shirt che si poggiano morbidi sopra il mio ginocchio.
Poco prima di chiudermi la porta del bagno alle spalle, mi volto e lo scopro a fissarmi con il mento poggiato sul suo palmo e il gomito poggiato sul ginocchio piegato. Sornione e piuttosto sexy mi fa l'occhiolino e poi si passa la lingua sulle labbra così lentamente da sentirla ovunque.
Quando torno da lui sul letto, mi arrampico gattonando lentamente e mi avvicino alle sue ginocchia sollevate e abbracciate tra i suoi magnifici bicipiti sodi. Nonostante l'inevitabile magrezza i suoi muscoli sembrano definiti, molto più che solo accennati. Conferendogli un aspetto sexy e attraente.
Gli accarezzo gli avambracci con entrambe le mani mentre lo scruto nel profondo.
<<Mi sei mancato moltissimo. Volevo che lo sapessi>> sussurro e lui sorride prendendomi le mani.
<<Me ne sono accorto e se non lo avessi ancora capito, tu mi sei mancata di più..>> solleva un sopracciglio ma poi si incupisce all'istante.
<<Cos'è successo ad Orange? Ho come l'impressione che ti stiano mettendo i bastoni tra le ruote.. che succede?>> sospiro e abbasso lo sguardo sul letto.
<<E' una situazione contorta...in breve se non terminano i lavori qui a Baton Rouge non posso "lasciare" il mio posto lì. Colui che sta a capo di tutto è all'oscuro su mia madre e a me così non va. Non mi piace nascondermi, nascondere lei...>> sbuffo con le mani per aria, esasperata.
<<Già il fatto che ti abbia tirato un improvvisata, mi chiedo come possa anche solo permettersi di trattarti così. Vorrei poter fare qualcosa>> scuote la testa irrigidendo la mascella <<Dovrei fare qualcosa..>>.
<<Credo che tu ne abbia subite fin troppe a causa mia. Non voglio mai più metterti nei guai. E' stata tutta colpa mia...non riesco a sopportarlo!>>
<<Smettila, le ho prese perche non ho reagito. Non mi interessava difendermi! L'unica volta che l'ho fatto mi ha portato a te...non era previsto. Ma ringrazio ogni giorno di averti vista quella notte in ospedale..ogni giorno>>
<<Non e' una giustificazione. Non voglio che tu ne venga coinvolto. Mai più.>>
<<Non credo di potertelo promettere..>> sfugge al mio sguardo mormorando piano, come se non volesse farsi capire.
<<Che intendi...Richard?>>




Mi accoglie nuovamente tra le sue braccia e con un movimento rapido e deciso mi sdraia sotto di lui <<Sei una ragazza con mille talenti, con la cultura dell'innovazione, con la passione di chi crede in ciò a cui aspira. Difenderò  sempre questo>> scuote la testa con fin troppa indignazione, come se fosse colpa sua. Sospiro e mi acciglio.
<<Vuoi dormire un po?>> accarezza con la punta del naso la mia fronte.
Scuoto la testa guardandolo negli occhi, implorante.
<<Nemmeno io...>> il respiro si fa improvvisamente agitato come se i soli pensieri in cui è perso lo animassero ancora prima di parlare.
<<L'unica cosa che vorrei strapparti da quella bocca che mi manda in estasi sono una lunga serie di sospiri e visto che ti piace tanto, voglio il mio dannatissimo nome ad ogni tuo orgasmo, a cominciare da adesso>>. 
Con un gesto di cui a stento mi accorgo, immersa nel blu delle sue iridi, mi sfila la maglietta gettandola per aria.
Annulla lo spazio fra noi e si poggia con le sole labbra sulle mie. Sembra riposarsi, adagiato su di me, fino a quando d'impeto schiude la bocca e mi rapisce. Rapisce la mia lingua, i miei sensi, le mie braccia. Le sue mani si chiudono lentamente sui seni e li accarezza passandoci sopra le dita in sequenza, come fa sulla tela. Poi con la punta degli indici, contemporaneamente, ruota leggerissimo sui capezzoli chinandosi ad accompagnarle con le labbra, baciando tutto al suo passaggio: dita, estremità turgide, curve sinuose. Quando le mani calde e grandi lasciano, con mio enorme disappunto, il testimone alla sua bocca audace e morbida, le sento scivolare più giù. Stringono le cosce, le accarezzano, le studiano e, sollevandosi quanto basta col busto, fa si che inaspettatamente si uniscano perpendicolari. Le ginocchia si allineano, seguono la presa sicura dei suoi polpastrelli e si spostano di lato. Le mie gambe restano chiuse e inclinate in diagonale. Sbatto gli occhi per un istante confusa, finché, con il busto girato per meta e con i seni ancora al suo cospetto, sento risucchiarmi con forza i capezzoli, scuotendomi l'inguine come il volume della musica che si alza di botto. Spingo la testa all'indietro cercando di inarcare il bacino, ma nella posizione in cui sono non ci riesco. Le cosce, strette sotto la sua presa, fanno da trappola alla mia intimità conferendogli una pressione che acuisce la mia eccitazione. Intrappolata nel mio stesso piacere. Più sono chiuse, più la pressione aumenta le contrazioni. Mi aggrappo alle lenzuola. Osserva entrambe le mie mani e si lascia andare ad un glorioso sorriso compiaciuto.
<<Sì. Aggrappati pure, ti servirà..>> sussurra chinandosi ad un passo dalla mia bocca, senza sfiorarla neanche. 
Con la mano aperta e le dita che picchiettano morbide, mi accarezza dalla caviglia fino alla coscia, spostandosi delicatamente sulle natiche completamente esposte per via della posizione. Con il dorso delle dita e le nocche, mi accarezza lì dove il calore si sta acuendo; prima lentamente verso l'alto poi ritorna, sempre tra le pieghe intime, bagnandosi della mia eccitazione. Facendomi serrare ancora di più la presa sulla cosce.
Mi accarezza per minuti interi, prendendo maggiore confidenza, continuando a baciare i miei seni e risalendo sul collo, bollente, caldo e ansimante come se il piacere colpisse piu lui che lo esercita e non io che lo subisco in maniera cosi sconvolgente.
La sua bocca, lenta e impaziente torna sulla mia per una sequenza di baci indecorosi, fino a mimare spinte e sesso.
Mi schiudo naturalmente, rilasciando abbastanza umori da desiderarlo immediatamente non appena mi sfiora con la punta della sua erezione.
Sostenendosi con il braccio sinistro, afferra il mio fianco destro con la mano facendo perno mentre continua a solleticarmi i nervi tesi con la punta. Mi scruta, si china lentamente e mi sussurra all'orecchio, bollente <<Chiunque io sia, ti appartengo>> poi inarca la schiena, allarga le sue grandi spalle e mentre lecca il mio seno destro spinge meravigliosamente dentro di me lento e poi si ritrae. Ne basta una, una sola spinta per farmi gemere a voce alta. Non so come il mio corpo avrebbe potuto fare a meno di questo, di lui. Ancora un bacio, una carezza al seno destro e un altra spinta, lenta, dolce e facile fino all'ultimo centimetro. Le mie mani si spostano repentine sui suoi capelli per afferrarmi a lui dolcemente, accarezzare con una mano il su e giù del suo diaframma agitato.
Mi sfiora il viso, nonostante lo sforzo della tensione, e senza spostare mai lo sguardo, si gode lo spettacolo di me che inizio a dimenarmi sotto la potenza della sua passione, delle inclinazioni, delle vibrazioni. Arrivano una dopo l'altra come la marea. Le onde che si allungano più che possono verso la spiaggia e si ritirano per prepararsi a raggiungere di nuovo la riva. Si caricano, prendono sempre più corpo, più forti, più selvagge.
Inizio a farlo mio. Sento quanto è rigido, quando è morbido, le dimensioni, lo spessore. Sento tutto. Mi fa sentire che è lui. Mi fa capire che il mio corpo lo riconosce, lo pretende, lo abbraccia e lo stringe. Mi aggrappo ai suoi bicipiti.
Sento di non riuscire a resistere e lo sente anche lui. Ogni parte di se combacia con ogni parte di me e mi fa paura. 
Mi manca l'ossigeno sebbene lui sia l'aria che respiro.
<<Clay... il mio nome.. >> lui annaspa.
Io respiro a fatica.
<<Dii il mio nome.. >>
Gemo violentemente. E' meraviglioso.
<<Clay...ti prego...di il mio nome.. >>
Un respiro affannoso.
<<Voglio sentirtelo dire...ti prego.. >>
Non ci riesco, non mi fa respirare tanto è potente. Lo sento.
<<Clay....>> e quando mi chiama così...
Esplodo così forte che mi stringe dolcemente sui fianchi per arginare il tremore, per tenermi rigida a godere.
<<Richard......Richard....stai con me, rimani con me, sempre>> a stento riconosco la mia voce scossa e balbettante, con la mano destra lo accarezzo tirando via le gocce di sudore dalla sua tempia mentre l'orgasmo continua a propagarsi.
<<Sono io che desidero stare con te, non lo capisci....Clay ?>> il suo bacino si scontra lievemente nello spazio tra le natiche e le cosce e si ferma all'impatto sonoro, pelle contro pelle, con tutti i muscoli del suo bellissimo corpo in tensione. Mordendosi le labbra, in tutta la sua bellezza, sudato e con una serie di sospiri vibrati che mi urlano il suo piacere, il suo appagamento e la sua pace, mi regala il suo di orgasmo.
Mi bacia lungo tutto il braccio. Poi accompagna le mie gambe ad aprirsi per riposare. Si concede una piccola passeggiata all'interno delle mie cosce, con le labbra. Mi scuoto al passaggio, ormai ipersensibile e lo attiro a me. Lo abbraccio forte e chiudo gli occhi
Come puoi non provare qualcosa per una persona così ? Che sente il bisogno di farti stare bene anche solo bisbigliandoti le parole di una canzone dopo averti fatto vedere il firmamento
<< But when you hold me like you do
It feels so right ah now
I start to forget
How my heart gets torn
When that hurt gets thrown
Feeling like yuh can't go on >> lo stringo più forte e non sento più niente, sprofondo esausta.
*
Padelle, no pentole.
Musica, no forse la Tv.
Sollevo il lenzuolo sulla faccia e poi con uno sbuffo lo faccio fluttuare già dal mio viso aprendo un occhio verso la cucina.
Cos'è questo baccano?
Mi siedo in mezzo al letto scuotendo i ricci rossi e poi, con un solo occhio aperto e sbadigliando rigorosamente con il palmo davanti, scorgo la sua ombra intenta ad armeggiare.
Quando la vista mette definitivamente a fuoco quasi mi strozzo col nulla alla vista del suo torso nudo e solo un paio di jeans sdruciti. Le ciocche ricadono bagnate sopra la fronte. E l'aria profuma, a primo impatto, di bagnoschiuma.
La delusione nel realizzare che si è già fatto la doccia mi mette tristezza. Un broncio colossale da parte a parte. Sbircio l'ora scoprendo sbalordita che sono già le due del pomeriggio.
Non ricordo da quanto non dormivo così. Forse mai. Con un occhiata veloce scorgo la t-shirt buttata sul pavimento e, come in uno schermo 4D, arrivano le immagini di noi due mentre facevamo l'amore. Il suo corpo che dondolava sul mio, le mie braccia appese alle sue, le mie gambe inclinate. 
Con lui tutto diventa estremo, fino a ieri sembrava tutto perso. Sono mancata una settimana e neanche nella peggiore o migliore delle ipotesi mi sarei potuta aspettare tutto questo.
Sembrava volesse davvero andare via, lasciarmi. E invece fa l'amore con me. Richard.
Rischio di restare inchiodata in questi pensieri per tutta la giornata e non voglio. Non so mai cosa può accaderci da un momento all'altro e voglio solo stare con lui. Stargli fisicamente e mentalmente vicina. Non riesco a staccarmi. Sta diventando, credo lo fosse già, quasi una dipendenza.
Voglio lui. Desidero far parte della sua vita in tutti i modi che mi concederà. Un passo alla volta. Little by Little, era la Tv, sul canale musicale "Vintage Hits".

Little by Little
Un passo alla volta, è così che, dopo aver infilato la maglietta, arrivo dritta dritta dietro di lui ad abbracciarlo per la vita.


Mi aveva vista svegliarmi, mi aveva sentita e non faceva che sorridere e leccarsi le dita mentre imperterrito continuava a preparare una colazione che ha tutta l'aria di un pranzo.
Oh si, il ragazzo sa davvero cucinare. La vista di almeno quattro tipi diversi tra frittelle, pancake, tortine al burro. Spremute varie. Caffè. Acqua. Latte.
Quadrotti di cioccolato fondente su un piattino. E poi l'altra metà della penisola con della focaccia calda.
Mentre faccio la conta delle portate il mio stomaco inizia a brontolare rumorosamente e lui scoppia a ridere.
<<Ho consumato tutte le tue scorte energetiche per caso?>>
<<Dio Richard, ho una fame che fra un secondo azzannerò te>> continua a ridere mentre la mia bocca, inumidita dall'acquolina, si mantiene spalancata e seria.
Mi slaccia dalla sua schiena afferrandomi per i polsi e mi conduce dritta davanti a se. Con l'indice picchietta la punta del mio naso riempiendolo di zucchero a velo, poi lo tira via velocemente con la lingua e ancora ridacchiando mi bacia. Come sempre i suoi baci sono diretti, subito ansima, subito la lingua come se non lo facesse da troppo tempo. E mai abbastanza. Come posso resistere. Mi fa già venire voglia <<Sono proprio un coglione.. >> mormora sulle mie labbra, uhm profuma di farina e la sua bocca di biscotti.
<<Tu si che sai come renderti orgoglioso.. perché dici questo?>> cerco di guardarlo negli occhi senza imprigionarmici dentro come tutte le volte.
<<Avrei dovuto dirti subito il mio nome, il modo in cui lo dici mi manda letteralmente fuori di testa..>> riprende a baciarmi a intermittenza e quel dare e togliere non fa che montare altra eccitazione.
<<Vado a fare una doccia veloce prima di concentrarmi su questo "brunch" >> intono uno spassoso accento inglese e mi stacco controvoglia allontanandomi di un passo.
<<Mh...aspetta dove vai...scotta ancora tutto..abbiamo tempo>> fa per tirarmi dal polso ma mi stacco con dolce fermezza.
<<Eh no! Mi dispiace. Mi sarei concessa volentieri sotto la doccia...ma tu..>> con un gesto eloquente indico i capelli ancora umidi e profumati di shampoo <<mh.. che peccato>> sporgo il broncio da sotto le ciglia, prima di volatilizzarmi, con passi lenti e studiati, in bagno.
-
<<Dove hai imparato a cucinare così bene? Non sarai per caso un famoso chef?>> finisco di mandare giù un altro pezzo di focaccia con un po di spremuta.
<<Adoro i tuoi tentativi fugaci di scandagliare...>> rallenta l'attraente movimento delle sue mandibole per poter parlare, poi mi sorride di sottecchi seduto accanto a me. Mi poggio con il peso della mia testa sul suo bicipite. Un gesto che mi riporta a qualche settimana prima, in ospedale. 
<<Sono rimasta sul generico però..>> mi acciglio.
<<Hey, scherzavo... mi piace che tu voglia sapere di me, ho una gran voglia di raccontarti di me...>> si china a baciarmi la fronte poi continua a mangiare.
<<Quando ero in Francia, ero andato via ...da poco>>
Fa una piccola pausa, manda giù velocemente e beve un lungo sorso d'acqua. Mi scosto dalla sua spalla fissandolo preoccupata e poi gli poggio una mano sul braccio.
<<Non serve...>>
<<Shh si, va tutto bene...lascia che continui. Ho vagato un po fino a ritrovarmi nei pressi di Cannes. Curioso come raccontavano di tanto lusso, sfarzo e cultura. Forse un tempo ma io non ho colto nulla di tutto questo. Lì ho incontrato una donna..>>
Inspiro di colpo senza riuscire ad evitarlo. Una reazione istintiva quanto non da me. Per cosa poi.
Per tutta risposta sorride, rilassando le labbra e arricciando le pieghe ai lati degli occhi in un modo che somiglia all'arcobaleno spiegato in cielo. Si avvicina e mi bacia una guancia restando a un respiro da me.
<<Una bellissima donna..di mezza età>> sfrega il naso sul mio orecchio e poi ritorna fiero a mangiare.
<<Era aiuto-cuoca in un ristorante di periferia, una sera mi ha beccato a rovistare tra i cassonetti dove era solita gettarci gli avanzi..avevo davvero fame>> il tono impassibile, come parlasse di una partita di basket.
Senza volerlo scuoto il piatto dinanzi a me per poggiare i polsi. Quasi salto io stessa per lo scalpitio, ma l'immagine che mi ha appena lanciato di lui tra i cassonetti ha fatto piazza pulita nella mia mente. Deglutisco e rimango in silenzio sperando che continui. Lui non fa una piega.
<<Non so quale macabro istinto l'ha portata a fidarsi di me eppure non ha esitato un secondo. Mi ha chiesto se stavo bene, se avevo bisogno di aiuto e anziché lasciarmi lì fuori gli avanzi, mi ha portato con lei all'interno delle cucine...e ci sono rimasto per i tre mesi successivi. Mi aveva preso come lava piatti, così tra un piatto e l'altro mi lasciava guardare e.. imparare. Avevo mentito dicendo di aver affittato un buco, ma dormivo dove capitava. Non avevo intenzione di spendere ciò che guadagnavo per un letto e dormirci quanto? 2 o 3 ore? nah>> porta in bocca un boccone di pancake, si oscura appena in volto. 
<<Clarisse ha pianto quando ho deciso di andarmene...>>
Tre mesi. E per quanto la risposta possa raggelarmi, devo chiederglielo.
<<Perché sei voluto andare via?>>
<< Perché l'istinto mi aveva chiesto di non fermarmi...avevo bisogno di spostarmi a mio totale rischio e pericolo, lo so. Ma era la vita che avevo scelto. Non stavo cercando una casa, un lavoro e un posto dove fermarmi. Non cercavo nulla di stabile o fermo. Scatta qualcosa dentro di te che non sai spiegare, è come se mi fossi in qualche modo sdoppiato e l'altra parte di me dicesse "Hey dobbiamo andare, non possiamo fermarci, andremo altrove". Sono stato fortunato, non sono finito sempre nelle mani sbagliate>> si volta ad afferrarmi una mano, la stringe consapevole di trovarla gelida e ne bacia il palmo.
Non riesco a muovermi, a dire nulla. Mi sono irrigidita e ghiacciata da un solo piccolo accenno alla sua vita.
<<Sembra una cosa davvero molto più grande di me>> non riesco a guardarlo e la mano resta lì, ferma sulla sua. Inerme e gelida.
<<Clay, se vuoi che ti racconti delle mie...avventure da clochard dovrai sforzarti di provare a capirmi..o non avrebbe senso. Non ho mai detto di aver agito da persona serena e felice>>
<<Non è quello che mi preoccupa. Non mi spaventa quello che hai fatto. Tu non sei un pericolo>> continuo a guardare sul piatto. 
<<Oh si che lo sono, lo sono stato eccome. Ho imparato a tenere a mente il tempo sai? Mi ha aiutato a togliermi di dosso quell'inclinazione ad agire d'impulso>> ruota verso di me sullo sgabello e trascina il mio tra le sue gambe. Il suo mento si poggia sulla mia spalla e inspira forte. 
<<Cosa ti preoccupa allora Clay?>> il suo abbraccio è teso, timoroso, non è completo. 
<<Mi sembri ancora incline, in realtà. Stavi per andartene e, non so cos'è successo ma potrebbe non succedere la prossima volta e tu te ne andrai. Davvero>> mi scosto e mi volto a guardarlo. La mia espressione deve averlo colpito profondamente visto che in un istante diventa l'esatto riflesso della sua. Il suo bellissimo viso, pulito, contratto e agitato. 
<<Fino a ieri avevo solo paura di perdere un idea, una proiezione che avevo di noi. Oggi mi fa impazzire l'idea di allontanarmi da te, perché per me cambia tutto. E' cambiato tutto da quando mi hai chiesto di restare con te e me lo hai detto mentre facevamo l'amore Clay. Questo non cambia le cose anche per te?>> scuote la testa e rimane in silenzio, gli occhi brillanti che saettano nei miei, le sopracciglia sollevate in totale angoscia. 
Sollevo le dita e accarezzo le pieghe della sua fronte, scendo sul sopracciglio sinistro, la curva delle narici, le labbra. Sfrego col pollice l'angolo della bocca e con il dorso delle dita scendo fino al collo. Chiude gli occhi e assapora la carezza che mi ero concessa in ospedale, la riconosce e sospira piano. 
<<Faccio davvero la differenza per te? E' davvero possibile?>> bisbiglio come se lo chiedessi più a me stessa. Sembra corazzato dagli ultimi tre anni della sua vita ma non posso affidarmi alla sua fragilità. Abbiamo bisogno di tempo. Ancora un po. 
<<Vieni, devo farti vedere una cosa>> il suo volto rimane contratto e teso e con una mano mi trascina giù dallo sgabello per portarmi di corsa su per le scale a chiocciola, passando come un razzo per l'area principale sotto il soppalco. Mi trattiene le mani dietro la schiena mentre scalino dopo scalino raggiungiamo la balaustra. 
<<Chiudi gli occhi>> mi lascia sostare dietro le sue grandi spalle e mi stringe a se da dietro, in un abbraccio singolare. Poi si scosta e lo sento allontanarsi. Il cuore impazza, non ho idea di cosa voglia fare. Cosa c'entra tutto questo con la mia domanda. 
<<Aprili...adesso>> 
Quando apro le palpebre con un leggero tremolio, davanti a me si palesa un drappo enorme avorio. Sembra una specie di tenda o coperta. 
<<Cos'è?>> deglutisco, staccando per un istante gli occhi dalla stoffa per guardare Richard in viso. Sorride con ancora l'arco delle sopracciglia sollevato, dubbioso, ansioso. 
Si avvicina alla parete e con un presa decisa e fulminea del polso manda giù il drappo facendolo cadere ai piedi di una tela immensa. 
Afferro la balaustra con una mano e con l'altra mi copro la bocca, spalancata. Quasi mi gira le testa nel vedere il soggetto, i colori, la grandezza della tela esposta su tutta la parete nord accanto al letto. Alta almeno due metri che incombe su di noi, su di me in tutta la sua verità. Continuo a tenermi in equilibrio per non cedere al tremolio delle gambe. E' magnifico. Ti toglie il fiato.  E' inestimabile.
Ora la riconosco. E' la tela che stava dipingendo prima che...rompessimo il silenzio. 
<<Sono...io?>> indico la tela con un dito, timidamente e avvampo quando annuisce sorridendo. 
<<Sei tu. Dipinta qui. Dipinta su di me quando ancora gocciolavi di colore sul mio corpo. Sei tu. Che hai ridato vita alle mie mani, dalla strada a questa tela. Che hai ridato vita alla mia mente e al mio corpo. Sei tu. Nessun altro. So che è assurdo ma mi piace pensare che... è servito tutto per arrivare fin qui. A te.>>
Si avvicina in poche e lente falcate e mi afferra da sotto le braccia. Stringe forte, poi incornicia il mio viso con le sue mani e aspetta. 
Aspetta che sia io a rassicurare lui. Questa è follia. L'ho detto. 
Mi sporgo e le mie labbra si agganciano alle sue in un attimo. Le mani si aggrovigliano con impeto quasi furioso dietro le sue spalle, sopra la sua nuca e lo attiro con tutta la forza che ho, dentro le mie labbra. Rimane sbigottito e mi lascia fare. Mi lascia sciogliere, piangere, vorticare, esplorare, risucchiare, accarezzare, danzare. Tutto in un unico e lunghissimo, lunghissimo bacio. Senza respiro. 
Richard. Amore ma tu chi sei?



================
Questo è il ritratto che Richard ha fatto di Clay. 
La posizione richiama quella usata durante... ehm.. ok.. era per farvi capire.
La tela non rimarrà esposta. Ma voleva che la vedesse così come la vede LUI. 

Questa invece è la traduzione della strofa cantata da Richard (Che è proprio quella di David Gray) 


"E quando mi tieni con te come fai tu
mi sento così bene, oh adesso si,
comincio a dimenticare
come il mio cuore si è spezzato
quando é stato ferito
sentirsi come non poter più andare avanti"



Al prossimo capitolo.
Sun1600 




10 commenti:

  1. <> lui annaspa.
    Io respiro a fatica.
    <>
    Gemo violentemente. E' meraviglioso.
    <>
    Un respiro affannoso.
    <>

    E QUI SONO VENUTA IO, PORCA MISERIA!!!!

    E' tutto meraviglioso, tutto: capitolo, loro due che ormai sono una cosa sola, LA CANZONE, la tela...
    GRAZIE Silvia mia, se gli effetti della febbre da cavallo sono questi, speriamo ti venga più spesso XD (scherzo ovviamente!!).

    RispondiElimina
  2. ...mi sono accorta che mentre leggevo avevo un sorrisetto da ebete stampato in faccia....riesco così bene a immedesimarmi in questa storia che annullo totalmente tutto ciò che mi circonda....
    ...e mi ritrovo ancora a ripensare a quelle carezze, quelle SPINTE, quei sussurri!!!
    Il quadro è bellissimo! e quello che gli dice Richard (O.o.mi devo ancora abituare a chiamarlo così, ma se vuole lo pronuncio volentieri anche io mentre VENGO!!)è una pura dichiarazione....chissà se Lui è pronto a chiamare questo sentimento AMORE.....

    RispondiElimina
  3. Con la mente lucida posso commentare
    ...
    Insomma Richard mi sa che ne ha di cose da raccontare e piano piano mi sa che le scopriremo.
    Mi sono diventati dei coniglietti, awwww *-*
    finalmente riscoprono insieme i benefici del sesso u_u però tornando seria ...
    lui prova un sentimento forte per questa ragazza, è proprio uno di quelli che da anima e corpo per la sua donna, che pur di vederla felice farebbe qualsiasi cosa!!!
    È un amore di ragazzo

    RispondiElimina
  4. e chi li ferma più questi...Lynn sta attenta che questi due ti distruggono il loft XD
    finalmente Richard (mi fa ancora un po' strano chiamarlo così,dopo averlo chiamato per quasi 30 capitoli Paint ma mi ci sono abituata un po' di più ripetendo mentre leggevo e mi...immedesimavo un po' troppo XD) comincia ad aprirsi,il muro di mistero si sta sgretolando un po' alla volta...quello che è sicuro è che è molto preso da Clay!

    RispondiElimina
  5. Ammazza Silviè qui non è venuta solo Clay ma anche noi XD
    Il capitolo è favoloso, loro sono awwwwwwwwwww *_*
    Richard è così dolce e piano piano inizia ad aprirsi..La canzone è bellissima e anche la tela.
    Aspetto il prossimo con altri fuochi d'artificio!

    RispondiElimina
  6. E allora diccelo che ci vuoi tutte morte Richard ..fa ancora strano questo nome abituata a Paint *_* quelle carezze , sospiri e sussurri li ho sentiti anche io ..brividi .. ci farà scoprire parecchie cose il ragazzo incomincia ad aprirsi altro che e non vedo l'ora!!! La tela è stupenda*_* !!!

    RispondiElimina
  7. Premesso che credo che le vittime dell'angelo che si è incarnato nel bel professore qui siamo tante.....ti dico che con questo capitolo mi hai steso.
    Mi sono commossa per le parole dette......mi sono sentita le caldane a mille per tutto quello che hanno combinato......e infine il quadro.......meraviglioso

    RispondiElimina
  8. Wow che scena immensa.....ho boccheggiato assai e mi gira la testa, ma questi due insieme sono fuoco puro....Richard si sta aprendo in tantissime cose, ma capisco anche la paura di Clay che quel richiamo a "fuggire" possa tornare prima o poi, che qualcosa possa farlo scattare come la prima volta in assoluto che è cominciato tutto!!!!! Ogni capitolo è meglio del precedente sorella complimenti!!!!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. *_* Grazie amorina malatina convalescentina mia..

      Elimina
  9. "Voglio il mio dannatissimo nome ad ogni tuo orgasmo, a cominciare da adesso" Whaaaaaaaaat?
    No ma dove è finito colui che parlava a stento, non voleva dire il suo nome, etc etc etc???
    Che evoluzione! Mò chi lo ferma più al nostro caro Richard?! (Per la gioia di Clay) Ahahahaha!
    Bene bene, credo che d'ora in poi scopriremo un bel pò di cose interessanti su di lui! :D
    Al prossimo cap! ;)

    RispondiElimina

Se lasciate un commentino, renderete felici queste due ragazze (: